Un laboratorio con la radio web

Alle origini del laboratorio sta dunque il riconoscimento di questa doppia potenzialità di comunicazione (la radio e la rete) e il fatto che i partecipanti possono essere messi in condizione di raccontare, di dire e di farsi ascoltare al di là del luogo e del tempo in cui il laboratorio è circoscritto. La web radio diventa strumento attivo e concreto per dare voce, per esprimere punti di vista, opinioni, ma anche per raccontare la propria esperienza, il proprio vissuto in modo significativo…”

“Per Danilo Dolci la comunicazione è di per sè un fatto di partecipazione e la comunicazione non avviene in un’unica direzione, ma è reciproca, apre e diviene uno scambio a cui soggetti diversi sono chiamati a partecipare; la comunicazione non è neppure semplice informazione o racconto della realtà, è piuttosto un’operazione creativa attraverso la quale innescare riflessioni, modificare comportamenti, reinventare spazi e relazioni. ”

Da “Forme, azioni e suoni per il diritto all’educazione”, Guerini, 2015 (pp. 231-232)

Potete lasciare qui un commento riguardo al valore potenziale della radio web o commentare gli audio che i diversi gruppi stanno registrando e inviando. Quanto innescano riflessione e condivisione?

26 Commenti a “Un laboratorio con la radio web”

  • 2015De Giorgi scrive:

    Veramente bravi tutti! Sono tutti lavori interessanti. Penso che abbiamo lavorato tutti molto bene e con molto impegno. Sono venuti fuori dei lavori unici e divertenti. Mi sono divertita molto a dover creare una storia e soprattutto il laboratorio e sono rimasta particolarmente sorpresa da questa attività. :)

  • 2015Gramegna scrive:

    Belli tutti i progetti!! Ho ascoltato
    davvero con curiosità e divertimento tutte le registrazioni!! ottimo lavoro a tutti quanti ragazzi!!! :)

  • 2015 Accetta scrive:

    A mio parere è possibile paragonare questa esperienza laboratoriale ad un labirinto articolato, pieno di difficoltà e strade chiuse che ho potuto aprire solo grazie alla collaborazione con gli altri compagni.
    Grazie a questo prezioso lavoro di equipe siamo riuscite ad ottenere un lavoro soddisfacente e quindi ad uscire dal labirinto.

  • 2015Caprari scrive:

    Il laboratorio che ho frequentato è stato molto interessante e non credevo che mi potesse coinvolgere in questo modo. Ci siamo divisi in gruppi, abbiamo dovuto ricostruire una nuova città partendo dalle nostre foto che ritraevano un posto per noi significativo e nel farlo c’era bisogno di condividere e di aprirsi con persone che non si conoscevano.
    Nell’ascoltare le varie registrazioni ho notato le differenze nel modo di raccontare una storia e questo mette in evidenza le personalità di ogni componente del gruppo.
    La scelta di utilizzare la radio come strumento di comunicazione l’ho trovata molto originale e io personalmente non l’avevo mai presa in considerazione.

    Marta

  • 2015del puentee scrive:

    Il bisogno di diventare educatori e persone interculturali è importante e questo laboratorio rappresenta e incarna questa idea di aprirsi agli altri, a chi è diverso da noi per colore della pelle, nazionalità,lingua ecc. In questo laboratorio ci è stato fatto presente tutto questo attraverso attività creative e collaborative, incentrate sulla creazione di una storia originale col metodo radiofonico. Ammetto che non è stato facile riunire le nostre foto riuscendo a rispettare l’idea Dell altro , ma anche questo era uno degli obiettivi del laboratorio che alla fine è stato perfettamente centrato.

  • 2015 Negri scrive:

    Un laboratorio davvero stimolante, nonostante il poco tempo a disposizione! Fin dalla prima attività di registrazione, in apparenza facile, abbiamo dovuto collaborare e fare del nostro meglio nella creazione della città, della storia e per la realizzazione dell’audio. Tutte le attività ci hanno permesso di sviluppare le nostre capacità creative e relazionali per poter confrontarci su diversi temi, in particolare sulle leggi e sui diritti che molto spesso nella quotidianità si danno per scontati. L’attività che più ho apprezzato è stata la progettazione del nuovo laboratorio, ci ha messi alla prova e nello stesso tempo ci ha permesso di capire come, concretamente si progetta un attività per dei bambini/ragazzi. Un esperienza davvero utile per la nostra formazione sia come educatori che come cittadini.

  • 2015cazzaniga scrive:

    Questa esperienza è stata davvero interessante. Abbiamo potuto sperimentare in prima persona un laboratorio interculturale e il risultato penso sia ottimo. Ci siamo divertiti molto a lavorare in gruppo e abbiamo potuto scatenare la nostra creatività. ognuno di noi ha messo un po’ di sé nella città e penso che questo sia fondamentale per la riuscita del progetto, in un laboratorio interculturale ognuno dovrebbe poter esprimere le proprie idee e le proprie potenzialità e nessuno dovrebbe essere escluso.

  • 2015Di Marcello scrive:

    Quest’esperienza laboratoriale è stata davvero sorprendente e, nonostante la sensazione di spaesamento iniziale,sono stata davvero contenta di avervi partecipato, soprattutto dopo aver visto il frutto del lavoro svolto. Volevo fare i complimenti anche agli altri ragazzi perchè sono stati davvero bravi ed originali.
    Il laboratorio mi ha dato la possibilità di sentirmi una protagonista attiva: non mi era mai capitato prima d’ora di dover dare il mio contributo per creare una storia da trasmettere poi in un programma radiofonico.
    Sebbene non abbia prestato la mia voce per la registrazione, è stato un enorme stimolo e piacere lavorare con le compagne del mio gruppo : insieme siamo riuscite a collaborare nel rispetto reciproco sperimentando il diritto più importante ossia IL DIRITTO DI ESPRESSIONE . Il momento di maggior sintonia è stato raggiunto soprattutto quando siamo riuscite ad unire le iniziali dei nostri nomi e delle nostre città di provenienza dando origine cosi al nome della protagonista della storia ed alla sua città d’origine.
    Grazie alla radio noi ragazzi abbiamo avuto la possibilità di esprimerci liberamente, di raccontare e di farci ascoltare ed è stato divertente prestare attenzione alle modalità attraverso le quali i diversi gruppi han scelto di narrare le proprie storie.

    Sabrina

  • 2015 Colombo scrive:

    “Scambiando…si impara!” questo è il motto della nostra città Populonia! Passato un po’ di tempo dalla nostra registrazione posso confermare il fondo di verità che c’è in questa frase. Sì perché, pur non nascondendo la fatica che in alcuni momenti della progettazione è subentrata, personalmente è stato divertente e curioso guardarci e ascoltarci nelle discussioni! Immagino che per tutti i gruppi sia stato un po’ così, perché non è semplice mettere d’accordo cinque o sei “teste ingegnose”! Un’altra cosa che ho pensato mentre ascoltavo gli altri lavori è stata:ma allora è proprio vero che in ognuno di noi rimane un po’il bambino/a che eravamo!! Mi ha stupito la creatività di noi giovani ecco! Non siamo dei vecchietti ok, ma nemmeno più dei fanciulli!! Per cui ripeto, mi ha positivamente sorpresa questo aspetto!
    Buon ascolto!
    Chiara

  • Lisa Armstrong scrive:

    Questa esperienza di narrazione alla radio mi è piaciuta molto ! Concordo come altri hanno già detto, che la difficoltà principale sia stata il trovare un’ idea iniziale da cui partire: credo che questo rispecchi molto anche le varie situazioni lavorative in cui potremmo ritrovarci, ossia il dover cercare un compromesso tra le varie idee per creare un progetto comune. Ascoltando le altre registrazioni ho avuto la netta sensazione, poi confermata anche da altre compagne, che la radio sia in generale un importante strumento che da la possibilità anche a chi ha maggiori difficoltà ad esprimersi a far sentire la propria voce e anche a potersi correggere riascoltandosi. Mi è piaciuta l’ idea che ha avuto il gruppo della radio pipsquick relativamente alla relazione anziani-bambini e condivido con loro l’idea che la radio dia più possibilità di espressione rispetto ad esempio alla televisione per il fatto che si possa dire la propria opinione senza sentirsi giudicati. All’inizio, come penso tanti di voi, avevo qualche perplessità circa il dover creare cartelloni e parlare alla radio ma visti i risultati finali trovo che ne sia davvero valsa la pena. Anche se diverse tra di loro, le interviste sono davvero tutte originali e penso che a livello educativo questa esperienza sia stata molto utile per riflettere, come ho accennato prima, su noi stessi in relazione anche alle persone con cui in futuro ci troveremmo a confrontarci.

  • 2015giulia scrive:

    Io penso che l’intercultura sia anche creatività e questo lavoro ne rappresenta una chiara dimostrazione.Infatti la condivisione di idee diverse e variegate ha rappresentato,a mio avviso,il punto di forza per la buona riuscita di questo percorso.D’altra parte l’intercultura si raggiunge solo attraverso la sperimentazione e l’impegno condiviso da tutti.

  • Bonino-2015 scrive:

    Complimenti a Pip-Squik, bellissima trama incentrata sulla relazione con i bambini e i loro bisogni, che non sempre vengono ascoltati.
    Condivido tutto ciò che è stato scritto negli altri commenti, ovvero il valore positivo di questa attività, l’utilizzo di un nuovo strumento, il bello di confrontarsi con persone che magari non si conoscevano bene..mi piacerebbe però mettere un piccolo accento anche su ciò che sta dietro tutti questi racconti, ciò che li ha fatti nascere: i cartelloni creati attraverso le foto portate da noi nel primo incontro. Mi colpisce come possano nascere tutte queste storie originali dall’unione di foto che tra loro non hanno nessun legame; luoghi diversi, significati diversi, città diverse e, perché no, persone diverse…e penso che qui emerga come non mai, anche se metaforicamente, che la diversità non è sempre un ostacolo, ma un valore che a quanto pare fa spesso fatica a venire fuori. E allora tanto di cappello ad attività come queste, che riescono a fare (in questo caso posso dire farmi) aprire gli occhi sull’importanza dell’altro, della sua cultura, delle sue idee e della sua vita…che se ‘scambiata’ con la mia può dare origine a qualcosa di nuovo, qualcosa di bello.
    Complimenti comunque a tutti..nel mio gruppo, come penso in tutti gli altri, ognuno ha partecipato e collaborato, mettendo in gioco prima di tutto se stesso, cosa che l’educatore è chiamato a fare tutti i giorni.
    Sara

  • 2015Calzaretta scrive:

    Belle le idee che sono venuti fuori con questo laboratorio.
    Ci siamo dovuti tutti mettere in gioco e lavorare a gruppi, pensavo fosse più difficile per tutti riuscire a lavorare insieme invece è stato molto costruttivo.
    All’inizio ero un po’ perplessa sul lavorare su una radio web ma alla fine mi è piaciuto molto e ha scatenato la nostra creatività.
    Per quanto riguarda il mio gruppo “città di populonia” nel nostro progetto c’è ognuno di noi, abbiamo collaborato e ognuno ha dato il proprio contributo e anche per quanto riguarda dei temi su cui non eravamo d’accordo abbiamo parlato per riuscire a trovare un compromesso. Il tema su cui avevamo diverse opinioni era la scelta di soli 5 diritti e 5 regole, decidere quali fossero le più importanti non è stato facile.
    Roberta

  • 2015salaclaudia scrive:

    Ho appena finito di ascoltare tutte le registrazioni e non posso fare a meno di provare una certa soddisfazione.
    Sono soddisfatta perché credo che questo laboratorio sia stata una delle poche esperienze di formazione per me davvero significative.
    Innanzitutto ho trovato molto originale l’impostazione stessa del laboratorio, dal portare una foto al creare cartelloni al registrare e rendere pubblica la registrazione.. questo laboratorio ci ha impiegato tutti in prima persona.
    Personalmente ho trovato significativo ed educativo il renderci concretamente attivi, il darci la responsabilità di creare dei nostri prodotti da condividere. Ciò ha permesso, per forza di cose, di metterci in gioco e prendere sul serio le attività proposte.
    Un ostacolo che io ho trovato è stato il dover creare una storia con le nostre foto. Ciò richiedeva di dover unire una propria esperienza personale con quella di altri, di dover togliere un po’ di me per lasciare spazio anche agli altri. Questo è stato si un ostacolo, ma poi ho capito che proprio in questo consiste l’essenza del lavorare in gruppo, ovvero di prendere lo spazio per noi stessi ma non renderlo univoco e anzi integrarlo con gli altri in maniera armoniosa, continuativa, il che in questo caso ha appunto permesso la nascita di una storia, che senza la mia presenza, senza la mia foto, e senza la presenza di qualunque altro elemento del gruppo, sarebbe stata diversa.
    Questo è ciò che personalmente mi ha colpito di più, quello che io ho trovato estremamente educativo.
    Inoltre sono rimasta molto colpita dall’ alternarsi del lavoro in aula e anche a casa. Ciò ha reso il lavoro non fine a se stesso ma ha creato continuità, ha in qualche modo lasciato il segno, anche in questo momento in cui ci viene richiesto di lasciare un commento. Ancora una volta mi trovo a riflettere attivamente sul laboratorio e sulla valenza educativa che ha avuto per me.
    Per quanto riguarda l’esperienza della registrazione ho provato subito una certa curiosità e questo mi ha spinto ad offrirmi per registrare. Ho provato spreaker e ho scoperto che non era poi così impossibile da usare come mi ero immaginata.
    Il fatto di registrare per me è stato significativo perché ha permesso di dare voce a tutti noi, di lasciare spazio, ma soprattutto di rendere queste voci, queste storie, sempre presenti, come altrimenti non si sarebbe potuto fare. Con la registrazione ognuno ha “il suo momento”, il suo spazio, ognuno può essere ascoltato.
    se avessimo semplicemente ognuno letto la sua storia, non avremmo potuto avere l’occasione di riascoltarle in tutta calma, di rielaborarle, di farci venire nuove idee. Il riascoltarsi secondo me è molto utile proprio per questo, per rielaborare ciò che si è fatto e rifletterci sopra.
    Inoltre questa alternanza tra lavoro in aula e lavoro a casa ci ha portato a dividerci i compiti e poi a condividerli. Anche questo l’ho trovato utile ed educativo, e sempre finalizzato all’importanza del lavorare in gruppo.
    E’ stata davvero una esperienza arricchente, originale, che origina riflessione e soprattutto divertente.
    Claudia

  • 2015chiappa scrive:

    Questo laboratorio è stato una continua scoperta. L’idea di collaborare, scambiarci opinioni, partecipare tutti l’ho davvero apprezzato, in quanto è stata un’opportunità per mettersi tutti quanti in gioco. In ogni registrazione si sentono ben chiare le componenti caratteriali delle persone dei gruppi. Queste attività ci hanno consentito di instaurare nuovi rapporti e lasciare qualcosa di noi anche ad altre persone con cui prima non avevamo mai dialogato. Le mie sensazioni dopo questo laboratorio sono tutte positive e sono davvero contenta delle attività proposte.

  • 2015trozzola scrive:

    Laboratorio davvero interessante!
    All’inizio, personalmente, mi sono sentita un po’ spaesata, dato che è stato tutto nuovo e atipico (creare una città partendo dalle foto proposte da ognuno di noi e scegliere solo 5 diritti e 5 regole).
    Tra l’altro non pensavo che i canali radio fossero così “facilmente” accessibili nel quotidiano. Anche perché oggigiorno lo strumento della radio è abbastanza sottovalutato, pur permettendo a tutti la diffusione delle proprie idee.
    Comunque ogni gruppo ha tirato fuori la sua creatività e, dagli audio, sono emerse anche personalità differenti.
    Tutti i gruppi hanno comunque preso distanza dalle città moderne in cui viviamo, dando vita a città (o pianeti) che ci rispecchiano maggiormente.
    Esperienza coinvolgente e che rifarei senz’altro, nonostante le difficoltà nel mettere d’accordo più o meno tutti i membri del gruppo, dato che abbiamo affrontato un percorso insieme (confronto e collaborazione).

  • 2015Bionda scrive:

    Ascoltando gli audio di tutti i gruppi, ho potuto notare come ognuno abbia utilizzato molta creatività nel realizzare il proprio lavoro! Da un’unica consegna sono nate storie interessanti e diverse tra loro. Ognuno ha avuto la possibilità di poter raccontare, nel modo che ritenesse più opportuno, la storia realizzata. Nel mio caso, con il mio gruppo, abbiamo voluto soffermarci anche sul tema dell’ intercultura ,pensando quindi ad una fiera multietnica all’interno della città che abbiamo ideato. Durante l’ascolto degli audio ho potuto constatare inoltre come alcuni gruppi abbiano indicato alcuni stessi diritti, come quello all’ascolto, all’istruzione e uguali regole, come il rispetto all’ambiente. Questo laboratorio mi ha permesso di sperimentare un mezzo di comunicazione diverso dal solito, quello della radio. Lavorare in gruppo è stato molto costruttivo: ho potuto confrontarmi, scambiare idee con gli atri ragazzi. Ho potuto inoltre notare, come a volte si possa avere qualche difficoltà nell’essere tutti d’accordo su un’idea; nel mio caso per esempio, è accaduto nella scelta dei 5 diritti e delle 5 regole della nostra città, ma alla fine, siamo arrivati ad una decisione comune. Molto interessante è stata anche l’idea di poter condividere questi audio su questo sito, in modo che ognuno di noi possa ascoltare il lavoro fatto dagli altri gruppi.

  • 2015Carioni scrive:

    Bello scoprire nuovi metodi/strumenti, ma ancora meglio vedere la fantasia, la creatività all’ennessima potenza dei lavori!! Mentre lavoravo con il mio gruppo mi sono divertito un casino e spero che sia succeso anche a voi!!

    PS: non solo noi di Populonia abbiamo optato per l’intervista quindi era una buona idea!xD

  • 2015Brunetto scrive:

    Trovo che quest’esperienza laboratoriale sia stata molto interessante e costruttiva. Malgrado un’iniziale perplessità di fronte a qualcosa di completamente nuovo, alla fine è stato molto piacevole riuscire a collaborare nel creare la città, la storia e infine la registrazione. Trovo sia stato sorprendente vedere come ogni gruppo abbia affrontato il compito. L’idea delle registrazioni è stata davvero originale; essendo decisamente meno anonime di una eventuale relazione scritta, ha messo in risalto il differente modo di esprimersi di ogni gruppo: alcuni hanno preferito l’intervista alla radio, cimentandosi anche nell’inserire effetti musicali nella registrazione; altri hanno pensato di fare un’intervista sul campo, andando appositamente a registrare in posti rumorosi; altri ancora hanno preferito il racconto, tramite il quale descrivere anche le emozioni che trasmetteva la città, in prima persona, del protagonista. In ogni lavoro si nota un certo interesse per i particolari e diverse personalità: questa forma di comunicazione, nonostante sia poco utilizzata a livello formativo, è stata decisiva per questo scopo.

  • 2015daresi scrive:

    Personalmente mi sono sentita fortemente coinvolta in quest’attività laboratoriale. La radio è uno strumento tecnologico raramente considerato a livello educativo e proprio quest’esperienza mi ha offerto vari spunti riguardati le varie sfaccettature che in realtà può assumere : raccogliere pluralità di voci intorno a problematiche in parte comuni e in parte differenziate, dare visibilità alle diverse realtà presenti in uno stesso luogo, educare all’ascolto, divenire mezzo di propaganda per la conoscenza dei diritti. La radio diventa così la voce della comunità stessa, prendendosi cura anche delle persone più svantaggiate e dando loro la possibilità di esprimersi.
    Anche se inizialmente è stato difficile trovare degli accordi che andassero bene a tutti i vari membri, il lavoro di gruppo penso sia utile per una crescita personale e per sviluppare la capacità del confronto.
    Altro aspetto fondamentale è decisamente la creatività! Ascoltando le varie registrazioni, penso che ogni gruppo abbia qualcosa di unico e particolare: la scelta di un determinato stile narrativo, la presenza di un intervistatore, l’invenzione dei più piccoli particolari.
    Concludo affermando che sebbene rappresentino un ottimo esempio di laboratorio didattico e creativo, in cui la libertà creativa trova largo spazio, i media ( come, appunto, la radio ) oggi non sono ancora considerati strategici strumenti di comunicazione pubblica e istituzionale.

  • 2015 Gatti scrive:

    Rispondo a uno dei commenti:
    Secondo me, l’uscita, con questi lavori, dalla “dimensione della metropoli, l’individualismo, la frenesia, l’inquinamento, addirittura il denaro” trova origine ancora prima della “progettazione della città dei diritti”. Già nella scelta delle foto dei luoghi delle nostre città\paesi per noi particolarmente significativi. In molti casi, avevamo selezionato luoghi naturali o distanti dalla dimensione frenetica e metropolitana, (almeno così è avvenuto nel mio gruppo, “Multitropoli Tour” ,e da quello che mi hanno fatto immaginare alcune registrazioni, anche in altri). Quindi, forse, hai davvero ragione sul fatto che “sembra emergere una forte consapevolezza su quanto sia difficile mediare fra l’attuale sistema socio-politico-economico e la sempre maggiore necessità di inclusione sociale”, e per questo abbiamo cercati di uscire dalla città consuetudinaria per introdurre una “città nuova” molto idealizzata e con dei diritti molto significativi.

    La registrazione di del pianeta di “Pip-Squik” ha ripreso un film per bambini, il mio preferito di quando ero piccola. In questo film c’erano dei bambini che naufragavano su un’isola di anziani, emergono molto bene i temi della trans generazionalità, della memoria, dei diritti, dello straniamento, dello sradicamento, dell’altro e del diverso. Gli abitanti originari e i nuovi arrivati dovevano continuamente misurarsi tra loro per conoscersi, rispettarsi e convivere. Il film si chiama “sulle ali dei gabbiani – l’isola vola in città”, è stato promosso e ideato dall’unicef, in onore dei diritti dei bambini. per chi non lo conosce lo consiglio vivamente. La canzone finale, che hanno utilizzato i ragazzi di questo gruppo, è già un assaggio significativo del film.
    Bella idea di riutilizzarlo e riproporlo per questo lavoro, affronta tematiche importanti e significative!

    Matilde

  • 2015 Cereda scrive:

    È stato interessante sentire con quanta varietà sia stato affrontato e svolto uno stesso tema. Ho notato in alcune narrazioni diversi riferimenti espliciti alla religione cattolica, mentre nessun riferimento ad altre religioni, per cui mi chiedevo se fosse stata una semplificazione per utilità o ci fossero altre ragioni. Ciao

  • 2015chiodini_o scrive:

    Ho ascoltato tutte le registrazioni caricate fino ad ora. Le narrazioni hanno impronte molto diverse, ma tutte mi sembrano prendere decisamente le distanze dalla modernità occidentale. La dimensione della metropoli, l’individualismo, la frenesia, l’inquinamento, addirittura il denaro, in un caso, escono da questi lavori come i principali ostacoli alla progettazione di una “città dei diritti”. Tutti i gruppi, infatti, sembrano essere abbastanza concordi nell’indicare nella decrescita sostenibile e nella ricerca di una dimensione, non casualmente, più accogliente la strada da imboccare per orientarsi verso l’ambizioso obiettivo indicato.
    Sembra, quindi, emergere una forte consapevolezza su quanto sia difficile mediare fra l’attuale sistema socio-politico-economico e la sempre maggiore necessità di inclusione sociale.
    Credo sia uno spunto di riflessione particolarmente interessante, soprattutto pensando alla funzione politica che l’educatrice/educatore svolge all’interno della società.
    ciao

  • 2015 Cattaneo scrive:

    Questa idea di creare una narrazione radiofonica è stata stimolante e divertente, mi ha riportato alla mente un’esperienza fatta in Sicilia. Lì ci fecero conoscere la storia di Peppino Impastato e della radio libera che fondò insieme ad alcuni amici: “Radio Aut”. Peppino e i suoi compagni all’interno delle loro trasmissioni, un po’ come abbiamo fatto noi, utilizzavano spesso l’espediente narrativo e creavano personaggi immaginari; alla base di tutto però c’era sempre la riflessione su importanti diritti, prima di tutto quello d’espressione, che venivano oscurati e spesso violati dalla mafia. Vi lascio il link di un loro programma radiofonico per chi fosse interessato.

    https://www.youtube.com/watch?v=AW2h01-uYuM

  • 2015 Gatti scrive:

    Quante belle idee creative! Mi è piaciuto molto ascoltare i file audio degli altri gruppi e vedere i diversi tipi di narrazioni scelte. C’è chi ha utilizzato uno stile narrativo come se stesse raccontando una storia e i radioascoltatori stessero seguendo la protagonista all’interno del suo percorso di attraversamento dei diversi luoghi(“Nella città di..”), altri hanno immaginato una città dei ricordi richiamando il tema della memoria (“Città del cuore”),un altro gruppo ha avuto la bellissima idea di proporre un progetto diverso per ogni luogo attraversato sollecitando il tema della memoria, del cambiamento e delle riattivazioni\rivitalizzazioni dei luoghi. Questo è quello che avete\hanno comunicato a me. Ho interpretato correttamente le vostre scelte stilistiche?

    Noi di “Multitropoli Tour” abbiamo optato invece per una narrazione a più voci, cercando la partecipazione di tutti per poter condividere l’esperienza di sperimentare la Radio come modalità espressiva. La nostra scelta stilistica è stata di cercare di fornire diversi punti di vista per vivere un luogo (Il Sindaco, autorità istituita – la bambina, che di sicuro ha uno sguardo diverso dall’adulto – il passante, “abitante” occasionale del luogo – L’Anziano, saggio e abitante originario del luogo). Per cercare di rendere meglio questo approccio abbiamo simulato un Tour “alla scoperta” della città inventando un’intervista. Siamo riusciti a comunicarvi questo approccio stilistico?

    Matilde

  • Lisa Armstrong scrive:

    Bella l’idea di simulare un’intervista, e con la musica sembra davvero di essere alla radio ! :)

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