Secondo incontro

In questo spazio dovete inserire dovrete inserire le informazioni fondamentali secondo lo schema discusso in aula e qui sotto riportato.

Per quanto riguarda la voce “documenti allegati”:

***Immagini e file audio, prodotti nel corso della “esplorazione” sul campo, dovranno essere inviati alla docente che provvederà ad inserirli sul blog.

***La descrizione del luogo  (sulla falsa riga di quella realizzata da Giusti e consegnata in aula a mò di esempio) e  testi di interviste (se non fatte in audio) andranno postati alla voce “Descrizione luoghi/ crocevia”.

Diario di bordo

Azione svolta

(indicare brevemente che cosa si è fatto, ad esempio: esplorazione del luogo xxxxx

Come è stata realizzata

(descrivere brevemente che cosa si è fatto nelle varie fasi, ad esempio: primo sopraluogo, seconda visita più approfondita durante la quale si è osservato, ecc..Non è necessario entrare nella spiegazione dei dati/informazioni raccolti)

Chi ha fatto che cosa

(indicare i ruoli dei vari partecipanti e specificare se si è lavorato da soli, a coppie, in gruppo, ecc.)

Risultati ottenuti (indicare  se si sono raggiunti quelli previsti nella progettazione oppure no)
Problemi riscontrati (difficoltà organizzative, mancanza di disponibilità dei soggetti a farsi intervistare, ecc.)
Che cosa resta da fare

(eventuali suggerimenti di azioni da proseguire)

Documenti allegati

(indicare quali doc si allegano; ad esempio: intervista, immagini, ecc.)

25 Commenti a “Secondo incontro”

  • 2010 Radivojevic scrive:

    Gruppo Trotter:
    RISULTATI OTTENUTI:

    Siamo riusciti a raggiungere, con impegno e costanza nel lavoro per quanto possibile, il traguardo aspettato. Abbiamo cercato di dare una descrizione completa al Parco e al territorio circostante, arrivando alla fine a conoscere e comprendere appieno le problematiche sociali vigenti e cosa cercano di fare le strutture interne al parco in merito. Abbiamo percepito il rapporto identità-luoghi tramite le interviste. Dino Barra si sente milanese quando si trova nel parco, grazie all attività che lì svolge, mentre Amina ha trovato una collocazione sociale con un gruppo di amici.sapevamo che il Parco Trotter ha una lunga tradizione dell’inclusione sociale, ma non ci aspettavamo un simile entusiasmo e amore autentico per il luogo.L’integrazione fra gli italiani e gli stranieri c’è, si percepisce. Forse non è al massimo delle potenzialità, ma si lavora consapevolmente in questo senso.
    Ovviamente il tempo milanese ci ha ostacolato nell’intento, ma siamo comunque riusciti a raggiungere i nostri obiettivi. Probabilmente il lavoro sarebbe stato ancora migliore in un periodo dell’anno più bello.

  • 2010rossi scrive:

    Gruppo: Mangiaracina,Minolfo,Morea,Rossi,Spasiano
    Luogo: Viale Ungheria

    AZIONE SVOLTA:Il lavoro è stato svolto in 2 giorni un primo sopralluogo per osservare e fotografare, il secondo per intervistare.

    COME è STATA REALIZZATA: Nel primo sopralluogo ci siamo soffermate sull’osservazione, abbiamo fotografato i particolari significativi. nel secondo sopralluogo conoscendo ormai il luogo abbiamo deciso di intervistare un pò di persone,sia italiane che non, per farci un idea sui loro punti di vista.
    Per stendere la relazione ci siamo trovate in bicocca, luogo di ritrovo più vicino per tutte noi, dove abbiamo steso un primo abbozzo della relazione. successivamente abbiamo deciso di ritrovarci per stendere la relazione vera e propria allegando anche le fotografie e alcune tracce audio.

    CHI HA FATTO CHE COSA: Mangiaracina Margherita: interviste
    Minolfo Jessica: foto, appunti e interviste
    Morea Luciana: interviste
    Rossi Roberta: video, foto e audio
    Spasiano Vincenzo: intervistato

    RISULTATI OTTENUTI:
    - non abbiamo trovato nulla che faccia pensare a qualcosa di organizzato per favorire l’integrazione degli stranieri;
    - superato pregiudizi;
    - una maggior organizzazione di gruppo;
    - mappatura dei luoghi in cui ci troviamo;
    - abbiamo riscontrato diversi punti di vista;
    - abbiamo scoperto che ci sono varie etnie presenti nel luogo e riescono a convivere insieme tranquillamente.

    PROBLEMI RISCONTRATI:
    - diffidenza delle persone;
    - brutto tempo;
    - difficile dialogo coi cinesi;
    - poco tempo per intervistare.

    DOCUMENTI ALLEGATI: foto e tracce audio di alcune interviste.

  • 2010calo scrive:

    Gruppo: Colico, Calò, Baldo
    Luogo: Cinisello Balsamo (Piazza Gramsci e vie limitrofe)

    Azione svolta:

    Osservazione ed esplorazione del luogo con conseguente stesura di una mappa, interviste ai gestori stranieri di attività lavorative, alcuni clienti e/o passanti.

    Come è stata realizzata:

    • Nel primo sopralluogo, il gruppo si è limitato ad osservare attentamente la zona. Annotando le vie e la conformazione delle strade, abbiamo potuto stendere la mappa. Nell’occasione, abbiamo scattato delle foto in particolare ai negozi gestiti da stranieri, al parco e a piazza Gramsci.
    • Successivamente ci siamo recati a casa di uno di noi per stendere un primo resoconto del sopralluogo e per decidere definitivamente i ruoli che ciascuno di noi doveva avere.
    • Il giorno successivo ci siamo recati nuovamente a Cinisello Balsamo per svolgere la parte più pratica del lavoro, ovvero le interviste. Esse ci hanno preso buona parte della giornata, dalle 10 del mattino alle 17 di sera.
    • Durante un terzo sopralluogo, ci siamo recati a Cinisello Balsamo di sera per notare come la piazza e le strade cambiassero rispetto al giorno (dal punto di vista dei vari gruppi che si radunavano).
    • Infine ci siamo ritrovati per tirare le conclusioni del nostro lavoro e riordinare il materiale a nostra disposizione, trascrivendo le interviste e, su di un cartellone, stendere la mappa con evidenziate le fotografie dei negozi da noi ritenuti importanti ai fini della ricerca.

    Chi ha fatto che cosa:

    • Baldo Simone si è occupato della parte grafica, fotografando i vari negozi e le zone in cui siamo stati. In più, essendo residente a Cinisello Balsamo, ha potuto dare un notevole contributo per quanto riguarda la mappatura del luogo.
    • Calò Francesco aveva il compito di prendere nota delle risposte degli intervistati, riordinare le informazioni ottenute nei sopralluoghi e in particolare trarre delle conclusioni dalle interviste, oltre a ritrascriverle tutte in ordine.
    • Colico Sara Federica si è interessata soprattutto di porre le domande ai soggetti intervistati, e analizzando le risposte ottenute ha valutato la situazione degli immigrati da un punto di vista emotivo (supportata dalle osservazioni che tutto il gruppo ha riportato sugli atteggiamenti, gestualità e sentimenti che gli intervistati lasciavano trasparire).

    Risultati ottenuti:

    1. Siamo riusciti ad avere un quadro generale della struttura geografica della zona, potendo, successivamente all’osservazione, stendere una mappa abbastanza precisa del luogo.
    2. Abbiamo capito alcune delle motivazioni che hanno spinto gli stranieri ad aprire determinate attività lavorative (ristoranti, pizzerie-kebap, abbigliamento, alimentari, parrucchiere): la continuazione del lavoro svolto al loro Paese e la grande affluenza di clienti per certe tipologie di negozi.
    3. Abbiamo compreso le principali difficoltà che hanno dovuto affrontare gli stranieri una volta arrivati in Italia: in particolar modo la lingua, conoscenze ristrette e un diverso stile di vita.
    4. Abbiamo analizzato gli stati d’animo che l’ambiente suscita in loro, connessa con i rapporti con gli italiani: nei casi presi da noi in considerazione, da entrambe le parti si è dimostrata gentilezza, tolleranza, rispetto reciproco e disponibilità. Anche se non mancano diffidenza e paura da parte degli italiani (vedi in particolare l’intervista al signor Paolo di 64 anni).
    5. Riteniamo di essere stati anche molto neutrali ed empatici durante le realizzazioni delle interviste, cercando di mostrarci disponibili e pazienti, e provando ad intraprendere con gli stranieri un discorso amichevole più che una vera e propria intervista.

    Problemi riscontrati:

    • In alcuni casi abbiamo trovato delle difficoltà nel convincere i gestori dei negozi a concederci le interviste e a volte abbiamo dovuto rinunciarci.
    • Abbiamo rinunciato ad usare supporti video e audio perché i soggetti si sentivano più disponibili e a loro agio durante le interviste.

    Che cosa resta da fare:

    • A nostro parere riteniamo concluso il nostro lavoro a Cinisello Balsamo, ma non ci dispiacerebbe svolgere la ricerca in un’altra zona.

    Strumenti realmente utilizzati:

    • Macchina fotografica;
    • Block Notes con penna;
    • Interviste.

    Documenti allegati:

    • Fotografie;
    • Fotografia della mappa;
    • Trascrizione delle interviste.

    Gli studenti: Baldo Simone, Calò Francesco, Colico Sara Federica. (Comunicazione Interculturale 1)

  • admin scrive:

    Gruppo Sosio, Tiraboschi, Tucci, Vessia, Zavarelli

    Luogo: Stazione di Lambrate

    Durante l’esplorazione
    Strumenti realmente utilizzati:
     Osservazione fenomenologica (Ricerca e narrazione etnografica)
     Intervista
     Foto
     Registrazione
     Mappa

    Azione svolta:
    Nella nostra esplorazione sul territorio abbiamo fatto 3 interviste una delle quali è stata registrata, 3 osservazioni fenomenologiche ( quindi ricerca e narrazione etnografica della zona di Milano Lambrate), foto e mappa.

    Come è stata realizzata:
    1° fase: osservazione e ricerca in 3 giorni e in momenti della giornata differenti. Le ricerche sono state realizzate in luoghi da noi ritenuti centrali nella vita della piazza, come la stazione, le fermate degli autobus, il Pizza Mundial e le bancarelle vicino alla stazione.
    2° fase : a seguito dell’osservazione è stata realizzata una mappa e sono state scattate delle foto significative al fine della nostra ricerca.
    3° fase: dedicata alle interviste. Dopo aver impostato le domande da proporre e deciso chi avrebbe intervistato e chi si sarebbe occupato di trascrivere le risposte, ci siamo recati sul luogo scelto e una volta trovata la disponibilità da parte dell’intervistato abbiamo somministrato i nostri quesiti.
    4° fase: sono state scattate altre fotografie dei luoghi citati dai nostri intervistati.

    Chi ha fatto che cosa? :
    Una volta stabiliti obiettivi e risultati attesi siamo passati all’assegnazione dei rispettivi ruoli. Ci siamo divisi in due gruppi: uno si è occupato di osservazione e ricerca etnografica ( Matteo, Giulia e Micol) e l’altro delle interviste (Federica e Clara). Entrambi i gruppi hanno fatto delle fotografie. Giulia inoltre si è occupata della realizzazione di una mappa.

    Risultati ottenuti:
    In funzione del risultato atteso n. 1 siamo riusciti ad ottenere un’ idea generale sui soggetti che vivono quel luogo e, inoltre, grazie alle 3 osservazioni in orari differenti siamo riusciti ad ottenere una buona descrizione del crocevia.
    I risultati ottenuti n. 2-3-4 abbiamo deciso di elaborarli sotto forma di tabella che riportiamo qui sotto

    Obiettivo/Risultato atteso n. 2:
     Aiuto da parte di amici e famiglia
     Perfezionare l’utilizzo della lingua italiana
     Trovare una sistemazione economica (lavoro)
     Cercare punti di riferimento per orientarsi meglio a Milano

    Obiettivo/Risultato atteso n. 3:
     Si cerca nei luoghi frequentati ( casa, bar,parco) di divertirsi con amici e famiglia
     Il luogo è frequentato per: lavoro, tempo libero e routine quotidiana.

    Obiettivo/Risultato atteso n. 4:
     Nostalgia di: famiglia, casa,proprio paese
     Difficoltà ad orientarsi
     Voglia di superare le avversità
     Ricerca di strategie per adattarsi meglio

    Problemi riscontrati:
    Per quanto riguarda le osservazioni è stato difficile identificare con precisione la popolazione che frequenta quel luogo poiché esso è un crocevia di persone dovuto alla presenza della stazione ferroviaria, della metro e delle fermate di autobus e tram.
    Per le interviste un primo problema è stato quello di impostare domande coerenti agli obiettivi proposti. Successivamente è stato difficile trovare la disponibilità delle persone a farsi intervistare e alle volte anche a dialogare soprattutto con le persone straniere che non avevano una buona padronanza della lingua italiana. Questo ci ha portato a riformulare le nostre domande per renderle più semplici e inoltre ci sono state volte in cui siamo stati costretti a cambiare il nostro intervistato per difficoltà di comprensione. Non siamo riusciti a mantenere la rigidità dei nostri ruoli che hanno confluito tra loro per necessità.

    Che cosa resta da fare?
    Se avessimo avuto più tempo riteniamo che sarebbe stato utile raccogliere più testimonianze possibili per rafforzare le nostre tesi proposte nell’ obiettivo n. 4, perché crediamo che un maggior numero di riscontri possa rafforzare, in un contesto extrascolastico, il nostro atteggiamento interculturale. Tutto questo perché il messaggio che ci interessa diffondere è che: tutti viviamo situazioni di difficoltà e adottiamo strategie per fronteggiarle, quindi abbiamo più punti in comune di quanto non crediamo.

    Documenti allegati:
     Registrazione dell’intervista
     Foto
     Mappa

  • Silvia Montesanto scrive:

    Gruppo: Dell’Aquila, Meli, Grossi, Montesanto, Postiglione
    Luogo della ricerca: Via Padova

    Azione svolta
    Esplorazione Via Padova (Ci siamo recati due volte in via Padova e abbiamo camminato lungo la via chiedendo a commercianti e passanti di rilasciarci brevi interviste).

    Come è stata realizzata
    In un primo momento ci siamo recati in via Padova in un orario poco adatto alla nostra ricerca.
    Dopo vari avvenimenti abbiamo deciso di ritornare in un orario differente(dopo pranzo) ed abbiamo trovato più movimento e più gente disposta a rilasciare testimonianze o anche soltanto a dire la propria opinione.

    Chi ha fatto che cosa
    Sostanzialmente abbiamo lavorato tutti insieme,uno di noi ha messo a disposizione di tutti i colleghi la videocamera e coppie ma anche a 3 a 3 abbiamo fermato le persone,posto domande.
    Altri cercavano di stabilire un tracciato di ciò che avevamo già visto e non. Ci ha aiutato a capire che la collaborazione è utile e rende le ricerche di gruppo più efficienti.

    Risultati ottenuti
    Siamo abbastanza soddisfatti del nostro lavoro.E ci siamo anche divertiti ad entrare in contatto con persone
    che non conoscevamo e condividere le loro esperienze.

    Problemi riscontrati
    Per noi i problemi si sono manifestati solo all’inizio dell’impresa (primo sopralluogo)
    Successivamente abbiamo avuto la fortuna di incontrare gente disponibile (anche solo in parte) a farsi intervistare.

    Che cosa resta da fare
    A nostro parere proseguire il seminario non sarebbe una cattiva idea,tuttavia i nostri interessi personali non sono accomunati da questo tipo di studi,ecco perchè riteniamo sia sufficiente quest’esperienza. Chi ha voglia di continuare potrà farlo autonomamente credo.

    Documenti allegati
    Abbiamo già rilasciato nel blog un video sommativo della nostra esperienza.

  • 2010 Radivojevic scrive:

    Gruppo Parco Trotter:
    Maria Biffi, Nicolas Cereda, Alessio Simeone, Jasmina Radivojević, Alessandro Rusciano

    AZIONE SVOLTA:
    Esplorazione del Parco Trotter; mappatura del parco; intervista al rappresentante dell’Associazione che lavora nel parco;intervista ad una mamma somala che ha il figlio nella scuola del Trotter

    COME E’ STATA REALIZZATA:
    Abbiamo fatto quattro incontri in tutto
    - nel primo incontro si è fatto il video del parco, una sorta di panoramica generale sul luogo, i padiglioni, le persone, i cartelloni segnaletici nel parco, molto originali e significativi;
    - la seconda volta ci siamo incontrati a casa di Alessandro Rusciano per mettere a punto come procedere e dividerci il lavoro
    - nel terzo incontro abbiamo fatto l’intervista a Dino Barra, membro del direttivo dell’Associazione “Amici del parco Trotter” e presidente del Consiglio d’Istituto nella ex chiesetta del Trotter;
    - l’ultima volta ci siamo incontrati a casa di Jasmina Radivojević (io)per intervistare una mamma somala

    CHI HA FATTO COSA:
    Maria Biffi, Alessandro Rusciiano ed Alessio Simeone hanno fatto il primo sopraluogo del Parco ed il video su quello che hanno osservato;
    Alessandro ha scaricato il materiale sul file e Maria ha montato il video;
    Jasmina ha preso i contatti con le persone da intervistare dato che fa parte del Comitato dei genitori del Trotter, ha fatto la mappatura del parco in formato elettronico, ha fatto la descrizione del parco assieme a Nicolas e Alessio ed ha intervistato un papà italiano ed una mamma somala;
    Alessio, Nicolas e Alessandro hanno fatto le riprese video delle interviste:
    Alessandro le ha di nuovo trasformato in file e Maria di nuovo ha fatto il montaggio del video delle interviste.

    PROBLEMI RISCONTRATI:
    Più che altro il problema è stato accordarci con i tempi per vederci; in secondo luogo il tempo non ci è stati clemente, dato che corrispondeva allo stereotipo milanese: freddo, nebbia e pioggerellina, che non permettevano alle persone di fermarsi un po’ nel Parco; questo ha diminuito la possibilità di fare delle interviste a caso, a 360°. In cambio, abbiamo fatto le interviste mirate e combinate con le persone che conoscevo.

    CHE COSA RESTA DA FARE:
    Aspettare una bella giornata per fare un po’ di interviste audio o video a caso, sia dei genitori del Trotter che delle persone del quartiere che frequentano il parco per avere un quadro più possibilmente realistico su quanto accade al Trotter.

    DOCUMENTI ALLEGATI:
    1) La mappa
    2) La panoramica del Trotter in formato video
    3) La descrizione del luogo
    4) La fotografia del Parco Trotter
    5) L’intervista a Bernadro Barra in formato video
    6) L’intervista a Amina Abdiaziz Barek in formato video

  • 2010motta scrive:

    Motta ( continuo )

    RISULTATI OTTENUTI: Il lavoro è stato svolto come ci aspettavamo e come ci eravamo prefissate di fare. Il lavoro non è stato molto semplice, soprattutto all’inizio in quanto c’era un pò di diffidenza e vergogna. Siamo comunque riuscite a gestire il lavoro per il meglio e infatti abbiamo ottenuto diverse interviste.

    PROBLEMI RISCONTRATI: Non abbiamo riscontrato numerosi problemi in quanto siamo state molto fortunate perchè la maggior parte delle persone che abbiamo deciso di intervistare si sono dimostrate molto carine e gentili nei nostri confronti. Abbiamo comunque riscontrato due problemi:
    - Non siamo state autorizzate da un paio di persone a fare fotografie o video,in quanto non volevano essere riprese in volto
    - In un ristorante Kebap siamo state invitate ad uscire perchè i proprietari non intendevano rispondere alle nostre domande e a far mostrare il loro locale.

    CHE COSA RESTA DA FARE: Sarebbe piacevole poter continuare questo lavoro in un modo individuale perchè ci siamo davvero divertite a intervistare gli stranieri; sarebbe anche carino poter aiutarli in qualche modo, e quindi trascorrere magari un pò più di tempo con loro aiutandoli ad integrarsi in questa società non troppo aperta e favorevole all’immigrazione.

    DOCUMENTI ALLEGATI: Abbiamo allegato diverse fotografie e video con delle interviste e abbiamo allegato un elaborato con diverse testimonianze raccontante.

  • 2010motta scrive:

    Ricerca condotta da: Motta, Longoni, Scarin, Trovato e De Simone

    Luogo: Il luogo che abbiamo scelto è Piazza del Duomo e l’abbiamo scelto perchè volevamo conoscere questa piazza diversamente da come la viviamo ogni giorno.

    AZIONE SVOLTA: Ci siamo accordate sul luogo d’incontro ovvero la statua di Vittorio Emanuele II e abbiamo fatto una passeggiata per tutta la piazza e per corso Vittorio Emauele fino ad arrivare all’Iinizio di via Torino,giusto per farci un’idea dei luoghi più affollati di stranieri.

    COME E’ STATA REALIZZATA: Abbiamo fatto un primo giro di osservazione per la piazza e in un secondo momento, dopo aver individuato i punti più affollati di stranieri abbiamo iniziato a intervistarli e a fare qualche foto e qualche video. Siamo entrati anche in un locale KEBAP ma senza nessun risultato in quanto sia stati invitati ad uscire, in modo comunque molto educato.

    CHI HA FATTO CHE COSA: Ogni componente del gruppo ha ricoperto un ruolo fondamentale. Tutte siamo state molto attente nel riconoscere le persone che si sembravano più adatte per un’intervista e tutte siamo state in grado di mettere ogni nostra ” vittima” a proprio agio, cercando di spiegare il lavoro e rassicurandoli che sarebbe stato solo un lavoro per l’Università; questa decisione è stata presa in seguito al fatto che alcuni immigrati ci hanno chiesto la provenienza di questa intervista e li abbiamo trovati disponibili solo se il materiale non fosse finito su internet per esempio ecc.
    Federica Scarin e Mara Longoni sono le ragazze che principalmente hanno “attaccato bottone” e che hanno chiesto la disponibilità per l’intervista; poi, però, ognuna di noi si è resa utile con domande e apprezzamenti.

  • admin scrive:

    Ricerca condotta da: Garcia Chavarri L.

    Luogo: Il luogo interculturale che ho scelto è la Stazione centrale di pullman di Logroño. Logroño è una città piccola spagnola, capital della provicia della La Rioja.
    Ho scelto queste luogo perchè penso che è il più interculturale nella mia città. È una stazione vecchia, situata nel medio della città.

    AZIONE SVOLTA: Ho trattato di catturare il senso della stazione in sè stessa. Nella osservazione ho tratato di osservare con tutti miei sensi.

    COME è STATA REALIZZATA:
    Ho fatto trè visite alla stazione:
     Il primo momento che sono andata ho osservato e ho presso qualche foto e qualche note.
     Il secondo momento nella stazione ho camminato attraverso tutta la stazione e tutto il ambiente di fuori della stazione e ho disegnato i mappi per farli dopo a casa nelle programa de computer Autocad.
     La terza visita mi sono seduta nelle panche della stazione ad osservare, dopo ho trattato di fare due interviste ma senza nessun resultato. Anche ho presso un café nella cafeteria della stazione per trattare d’osservare tutto e comprendere tutto meglio e ho fatto anche più foto.

    CHI HA FATTO CHE COSA: ho lavorato da sola perchè queste periodo di natale stavo en Spagna.

    RISULTATI OTTENUTI: ho trattato di capire l’identità di questo luogo. Il risultato atteso n2: identificare i soggetti che frequentano il luogo e perchè non lo ho lavorato alla fine molto. Ho fatto una descrizione dettagliata della stazione. Come aveva detto penso che è sopratutto un luogo di transito, questa è l’identità che lo do.

    PROBLEMI RISCONTRATI: volevo fare interviste, ho provato due volte ma senza nessun risultato

    CHE COSA RESTA DA FARE: se può trattare altra volta di fare interviste alla gente per capire meglio perchè vanno alla stazione e come la capiscono. Se potrebbe creare qualcosa per fomentare un dialogo tra le persone. Potrebbe essere un buon luogo per lavorar il scambio culturale.

    DOCUMENTI ALLEGATI: ho messo nel lavoro diversi foto, mappe della ubicazione de Logroño e della provincia de La Rioja. Anche ho fatto i mappe en autocad per mostrate meglio la stazione e il suo contesto.

  • tommydesty scrive:

    Bonicolini Gabriele, Magli Thomas, Maria Stella, Restocchi Francesca, Santoro Vittoria

    Azione svolta

    Esplorazione: Stazione Porta Garibaldi

    Come è stata realizzata
    1° sopralluogo: esplorazione visiva e uditiva della stazione. Decisione di un percorso e sviluppo di una teoria.

    2°/a sopralluogo: esplorazione dello stesso percorso, deciso nel primo sopralluogo per la ricerca di materiale fotografico e video che potesse documentare la teoria elaborata.

    2°/b sopralluogo: interviste sia alle persone alloctone che autoctone con l’uso di questionari già preparati; per confutare o avvalorare la tesi sviluppata nel primo sopralluogo.

    Chi ha fatto che cosa

    Bonicolini Gabriele, Magli Thomas 743018
    Sopralluogo 1° e 2°/b

    Descrizione del luogo, interviste, formulazione tesi.

    Maria Stella730707, Restocchi Francesca, 732535, Santoro Vittoria 732836
    Sopralluogo 2°/b

    Raccolta materiale fotografico e video, nel tentativo di avvalorare o confutare la tesi.

    Risultati ottenuti
    Nonostante la difficoltà, nell’ottenere interviste, la nostra tesi è stata avvalorata anche se ha sollevato dei nuovi dubbi

    Problemi riscontrati
    Tralasciando un problema effettivo di mancanza di tempo, e una raccolta di materiale appena sufficiente per compiere un’indagine, tutto il resto è andato bene. Il luogo era facilmente raggiungibile e il progetto stimolante.

    Che cosa resta da fare
    Probabilmente , questo lavoro poteva essere una buona fase di sperimentazione. Durante la raccolta dati ci siamo accorti che i questionari non erano sufficientemente “aperti” nel senso che le persone con cui parlavamo volevano esprimere altre opinioni. A volte, Queste opinioni “uscivano” dalla nostra ricerca, ma in un secondo momento potevano essere valutate in un’ottica diversa o in un diverso utilizzo.

    Documenti allegati
    Foto, video,interviste.

  • 2010soliman scrive:

    MEMBRI DEL GRUPPO: Bottinelli, Corbetta, Elsoudany, Fucci e Soliman
    LUOGO DELLA RICERCA: Cascina Gobba e dintorni

    Strumenti realmente utilizzati (indicare gli strumenti impiegati; alcuni potrebbero essere risultati non adeguati o complicati):
    - macchina fotografica digitale (per foto e video)
    - registratore (per interviste e registrazione audio sul posto)
    - appunti
    - osservazione visiva
    - “Immigrati e tempo libero” (M. Giusti)
    - “Formazione e spazi pubblici” (M. Giusti)

    Azione svolta:
    Il nostro gruppo si è recato in Cascina Gobba per esplorare ed osservare il luogo; vedere come lo frequentano autoctoni e alloctoni; dove e come si svolgono le partenze verso i paesi dell’Est; come si trasforma Cascina Gobba durante il fine settimana (mercato); da chi è maggiormente frequentato (genere?età?,ecc).

    Come è stata realizzata
    (descrivere brevemente che cosa si è fatto nelle varie fasi, ad esempio: primo sopralluogo, seconda visita più approfondita durante la quale si è osservato, ecc..):
    -1° giorno: osservazione ed esplorazione di Cascina Gobba di giovedì pomeriggio per farci una primissima idea del luogo (conoscere gli spazi, imparare ad orientarci, raccogliere informazioni base sulle quali costruire successivamente il lavoro, individuare i la piazza precisa dove si svolge il fenomeno da osservare, ecc …)
    -2° giorno: visita al mercatino un sabato pomeriggio (come era svolto, i prodotti in vendita, i venditori …)
    -3° giorno: osservazione degli arrivi e delle partenze di camion e pullmini carichi di merci da e per i paesi dell’ Est Europa
    -4° giorno: osservazione delle partenze di passeggeri per i paesi dell’ Est Europa
    Ci siamo incontrate anche in altri giorni della settimana per rielaborare ed organizzare il materiale raccolto e discutere sull’evolversi della ricerca.

    Chi ha fatto che cosa
    (indicare i ruoli dei vari partecipanti e specificare se si è lavorato da soli, a coppie, in gruppo, ecc.):
    - Amany: elaborazione di tre sopraluoghi a Cascina Gobba sul diario di bordo; presentazione fotografica su Power Point; scatti fotografici; compilazione della prima parte della scheda del diario di bordo.
    - Emanuela: elaborazione di un incontro sul diario di bordo; scatti fotografici; registrazione video.
    - Vanessa: prima stesura di un incontro sul diario di bordo; intervista ad Ottavian; seconda stesura della descrizione del luogo; registrazione dei suoni del luogo; scatti fotografici.
    - Susan: prima stesura di un incontro sul diario di bordo; compilazione della seconda parte della scheda del diario di bordo; raccolta di informazioni da venditrici ambulanti durante una visita al mercatino; collaboratrice durante l’intervista fatta a Liuba.
    - Caterina: elaborazione, rielaborazione e stesura finale del diario di bordo; elaborazione descrizione del luogo; intervistatrice; organizzazione del lavoro e degli incontri; fornitrice del materiale; raccolta di materiale audio e fotografico; schizzo mappa del luogo; presentazione ricerca in aula;

    Risultati ottenuti:
    Tutto quello che ci eravamo prefissate all’inizio, e cioè di:
    - descrivere fisicamente il luogo;
    - definire il rapporto di queste persone con gli abitanti/frequentatori abituali del posto.
    - descrivere come la stazione metropolitana si trasforma durante questi “riti”.
    - scoprire quando, a che ora, da dove e con che frequenza partono questi bus;
    - quali sono le destinazioni raggiunte;
    - quanto dura il viaggio (nello specifico per l’Ucraina);
    - qual è l’età media di chi viaggia, il sesso, e le motivazioni;
    - quanto afflusso di gente c’è.
    - scoprire di più su questo “mondo a parte”, come la gente straniera si impegna per tornare al proprio paese per andare a trovare i propri cari e a portare un pezzo di patria in Italia, senza che noi autoctoni ce ne accorgiamo veramente;
    - scoprire come si sentono le persone a cercare di vivere contemporaneamente in due mondi diversi;
    - scoprire come queste persone vivono il nostro territorio
    - raccogliere testimonianze dalle persone che partono.

    Problemi riscontrati:
    Problemi di comprensione e comunicazione con gli intervistati a causa della loro poca conoscenza dell’italiano; problemi legati alla troppa dispersività delle risposte della Signora Liuba durante l’intervista; problemi legati alla disponibilità di alcuni componenti del gruppo per via della lontananza del luogo scelto; dato che il fenomeno delle partenze si manifesta durante il finesettimana, la nostra ricerca è risultata vincolata.

    Che cosa resta da fare
    (eventuali suggerimenti di azioni da proseguire):
    Siamo giunte alla conclusione che è un peccato che questo fenomeno sia poco conosciuto dai milanesi, perché questo comporta l’emarginazione degli immigrati e alla mancata conoscenza dei loro prodotti tipici.

    Documenti allegati
    (indicare quali doc si allegano; ad esempio: intervista, immagini, ecc.):
    -Scheda personale + intervista a Liuba
    -Scheda personale + intervista anonima
    -Registrazione audio mercatino
    -Schizzo del luogo
    -Descrizione del luogo
    -Video
    -Presentazione Power Point delle foto scattate sul luogo (nome del file: presentazione 3)
    -Commento finale
    -Presentazione Power Point “Rotta per l’Est” (per relazione in aula del 13.01.2011)

    Contrariamente a molti altri gruppi, che hanno scelto di svolgere la loro indagine nei luoghi più rilevanti di Milano, e che avevano la convinzione di conoscere, noi abbiamo scelto come luogo d’esplorazione Cascina Gobba proprio perché ci era sconosciuto. L’ informazione che ha scaturito in noi un maggiore interesse verso questo luogo è stata quella fornitaci dalla professoressa Lugarini: la partenza e l’arrivo di alcuni pullman adibiti al trasporto di merci e persone provenienti dall’Est Europa.

    All’inizio eravamo partite con grandi aspirazioni. Per ottenere un quadro della situazione più ampio, più completo possibile l’idea iniziale era di intervistare tre persone (un uomo, una donna ed un ragazzo) di età e provenienze diverse, così da raccogliere diversi punti di vista per effettuare in seguito un paragone tra le esperienze, il vissuto e le informazioni ottenute. Oltretutto l’intenzione era di informarci direttamente sul posto sul fenomeno delle partenze. Con l’avanzare della ricerca invece, ci si è presentata l’occasione di raccogliere testimonianze più dettagliate, più approfondite grazie alla disponibilità di due persone in particolare. Abbiamo dunque dovuto ridimensionare il nostro progetto iniziale, in quanto mano a mano che procedevamo nel nostro lavoro ci affioravano nuove idee, trovavamo nuovi spunti ed elaboravamo nuovi metodi per completare, migliorare ed arricchire la ricerca. Fino alla fine siamo state sottoposte ad un cambiamento continuo di stimoli. Anche l’organizzazione è mutata nel corso del lavoro in base alla disponibilità dei componenti del gruppo, alla mole del lavoro e delle consegne da rispettare. Ci siamo sentite dispiaciute ed amareggiate per non essere riuscite, a causa del poco tempo a disposizione, ad attuare eventuali miglioramenti ed approfondimenti emersi durante il percorso lavorativo.

    Nonostante il breve lasso di tempo però abbiamo comunque potuto provare sulla nostra pelle l’esperienza di una ricerca attiva, con tutte le difficoltà ed il lavoro che essa implica. Ciò ci ha permesso di entrare così in stretto contatto con persone di culture diverse dalla nostra, e di sperimentare l’utilizzo del dialogo, tanto trattato nei saggi della Professoressa Mariangela Giusti, come strumento principale, mettendo così in atto i concetti teorici creando in noi nuove conoscenze. Quest’esperienza ci ha permesso di conoscere realmente la realtà che ci circonda così com’è e non per come siamo abituati ad osservarla o percepirla tramite stereotipi. L’osservazione di un luogo relativamente piccolo e circoscritto(come quello di Cascina Gobba) ci ha permesso di renderci consapevoli delle molteplici attività e sfaccettature che si possono nascondere dietro a qualsiasi luogo, andando oltre all’apparenza del semplice punto di passaggio. Per cogliere queste particolarità, per percepirle abbiamo dovuto fermarsi e guardarci intorno, cercando di guardare in modo oggettivo, anche con occhi di qualcun altro: un semplice luogo si trasforma in base a chi lo vive e come vive. Questi cambiamenti sono dovuti all’evolversi della società, e del continuo afflusso di immigrati che fanno sì che il luogo non sia statico, ma in continuo cambiamento in base all’unione di tutte le culture presenti. all’interno della comunità.

  • 2010visentin scrive:

    MEMBRI DEL GRUPPO: Cecilia Parisi, Silvia Pesci, Estefania Meza, Gaia Bagnato, Vanessa Visentin.

    LUOGO: Via Paolo Sarpi

    STRUMENTI REALMENTE UTILIZZATI:
    Abbiamo utilizzato tutti i mezzi che ci eravamo prefissate e ognuno ci ha aiutato a rispondere agli obbiettivi che ci eravamo poste.

    AZIONE SVOLTA – COME E’ STATA REALIZZATA:
    La nostra ricerca sul campo si è svolta in quattro giorni.
    Il 17 dicembre 2010 ci siamo incontrate alla stazione di Milano Porta Garibaldi e ci siamo dirette verso Via Paolo Sarpi. Per il primo giorno di ricerca ci siamo prefissate di osservare con occhio critico il luogo così vivo che ci circondava e di appuntare ogni percezione visiva, olfattiva ed uditiva. Non ci era mai capitato di percorrere lentamente ed attentamente un luogo, quindi all’inizio ognuna aveva i suoi tempi, ma le percezioni che avevamo erano pressoché le stesse. Il primo giorno si conclude così, ognuna di noi si porterà con sè “fotografie mentali”, suoni, odori, prime impressioni su Via Paolo Sarpi.
    Lunedì 20 dicembre 2010 siamo tornate nella Via per rendere le percezioni della visita precedente reali, concrete, visibili a tutti e abbiamo deciso di concentrare la nostra attenzione solo sulla parte centrale della via (ovvero quella compresa tra Via Paolo Lomazzo e Via Gianni Battista Niccolini). Scattiamo molte foto, registriamo dei video e ci dividiamo per riportare su carta l’elenco di tutti i negozi della via per capire come gli immigrati la sfruttano commercialmente, soffermandoci inoltre sulla presenza di commessi/dipendenti cinesi o italiani e di clienti cinesi o italiani. Durante il secondo giorno di ricerca emerge il problema di non riuscire a riconoscere i punti di ritrovo della zona forse per colpa del tempo e dei lavori pubblici presenti nella via che creano rumore e disordine.
    Torniamo nella “chinatown milanese” nei giorni 10 e 11 gennaio 2011 e ci accorgiamo subito che i lavori della SPA Metropolitana milanese sono avanzati in modo molto veloce, i rumori sono gli stessi, ma visivamente il progetto dell’area pedonale si fa sempre più chiaro. In questi ultimi due giorni decidiamo di vivere la via fin dal mattino presto e ci rendiamo conto che Via P. Sarpi è ad ogni ora una via dinamica, frequentata da persone di età, origine e ceto diversissimi.
    Lunedì 10 scattiamo altre foto, entriamo nei negozi (cinesi ed italiani) per comprendere i punti in comune, le differenze e le caratteristiche principali della funzione commerciale della via e cerchiamo un contatto diretto con le persone che la frequentano intervistandole o, semplicemente, chiedendo informazioni, entrando nei negozi e comprando qualcosa, sedendoci su una panchina, pranzando, prendendo i mezzi pubblici – cose normalissime per cercare di integrarci in un luogo in cui noi siamo estranee, inesperte.
    Martedì 11 ci siamo concentrate sulla funzione sociale di Via Paolo Sarpi e sull’individualità di alcune persone di origine cinese (e, elemento forse non inerente alla ricerca, ma che ci ha colpito per diversi aspetti, abbiamo incontrato personaggi noti dello spettacolo che passeggiavano tranquilli o che uscivano direttamente dai portoni dei palazzi della via). Al termine dell’ultima giornata “sul campo” ci siamo sentite parte di quel luogo perché abbiamo avuto modo, anche se per pochi giorni, di scoprirlo pazientemente ma in modo partecipe e non passivo, come invece accade quando si è seduti sul divano di casa propria ad ascoltare il tg in televisione (o a leggere il giornale) che parla di eventi di cronaca nera in cui sono coinvolte persone immigrate che “minacciano la nostra città.”
    Questo è stato un percorso di crescita, di piccole-grandi scoperte che ha richiesto da parte di tutte noi pazienza, ascolto, partecipazione ed ora, almeno in parte, sentiamo di avere una nuova attenzione e sensibilità ai luoghi ed alle persone che li vivono.

    CHI HA FATTO CHE COSA:
    Tutte abbiamo fatto parte della ricerca sul campo. Ognuno aveva un compito da svolgere e portare a termime.
    Silvia Pesci, Cecilia Parisi e Vanessa Visentin, infine, si sono preoccupate ti trovare documenti riguardanti Via Paolo Sarpi e hanno scritto la relazione.

    RISULTATI OTTENUTI:
    Con questa ricerca siamo riuscite a risolvere tutti gli obbiettivi posti e siamo rimaste soddisfatte dall’aver conosciuto un posto nuovo.
    Questa ricerca ci è servita anche per prestare più attenzione a ciò che ci circonda.

    PROBLEMI RISCONTRATI:
    Fortunatamente non abbiamo riscontrato problemi.

    CHE COSA RESTA DA FARE:
    Per avere un’analisi migliore, probabilmente, avremmo dovuto compiere più sopraluoghi nella via e conoscere meglio qualche negoziante.

    DOCUMENTI ALLEGATI:
    Foto, video, interviste e relazione scritta.

  • 2010Bertamini scrive:

    Diario di bordo di E. Beltramini

    Azione svolta
    esplorazione del luogo quartiere di Tokyo, Shibuya.
    Interviste a giapponesi e stranieri.

    Come è stata realizzata
    Ho visitato il quartiere un paio di volte prima di iniziare a intervistare le persone, per prendere familiarità con il luogo. Successivamente sono andata con un amico a fare foto e fermare le persone.

    Chi ha fatto che cosa
    Il mio amico ha fatto foto, io le interviste.

    Risultati ottenuti
    Ho ottenuto i risultati che volevo. Mi sono avvicinata alle persone che vivono quotidianamente il quartiere e capito meglio i loro pensieri.

    Problemi riscontrati
    Alcune persone stavano lavorando e quindi non avevano tempo da dedicarmi per fare le interviste, ma sono comunque stati cortesi.

    Che cosa resta da fare

    Documenti allegati
    Testi di interviste tradotte e foto.

  • 2010binetti scrive:

    Gruppo Stazione centrale (giardini) Moussa, Binetti, Frigerio, Pozzi, Ogbaghiorghis.

    Durante l’esplorazione

    Azione svolta

    Esplorazione dei giardini della stazione centrale, seguita dall’individuazione dei candidati per l’intervista e da raccolta di foto caratteristiche del luogo. Sono stati girati dei video esplicativi del rapporto tra il luogo e le persone che lo frequentano. Sono state intervistate diverse persone, italiane e straniere, abituali del luogo e di transito.

    Come è stata realizzata

    Inizialmente ogni componente del gruppo ha effettuato individualmente un sopralluogo per cercare di prendere confidenza con il luogo e per avere la possibilità in seguito di descrivere le sensazioni che ciascuno ha provato singolarmente.
    Il primo incontro di gruppo è stato più di carattere esplorativo, anche a causa del freddo e delle poche persone disponibili a parlare con noi.
    Il secondo incontro si è svolto in una giornata più calda; sono state raccolte più interviste e più materiale. Si è cercato di usare un tono amichevole con le persone, andando a ricercare con un approccio psicologico quelle che a prima vista risultavano più propense a parlare e a risponderci, cercando di interpretare il loro linguaggio non verbale (ad esempio: passo lento e sguardo rilassato= segno di disponibilità).

    Chi ha fatto che cosa

    Tralasciando il sopralluogo individuale, il gruppo ha lavorato nel seguente modo: dopo un brainstorming generale e una definizione puntuale degli obiettivi, si è deciso per l’esplorazione e l’indagine di dividere il gruppo in due. In particolare mentre Bethlem, Michele e Marica intervistavano gli stranieri, Cecilia e Miriam si fermavano a parlare con gli italiani; questo metodo è stato seguito a causa delle diverse domande che si voleva porre a italiani e stranieri. In seguito Michele ha fotografato il luogo e girato dei video mentre le altre ragazze, con un piccolo registratore, hanno cercato di catturare catturare i suoni tipici della stazione e della piazza adiacente.

    Risultati ottenuti

    Si è compreso meglio come le persone vivono questa piazza e quanta diversità nei pensieri e nelle opinioni ci sia. Ci sono due grandi categorie di persone che abbiamo potuto individuare, quelle in partenza (o in arrivo) oppure quelle che frequentano abitualmente la stazione, magari per vicinanza alla loro casa o perché punto di ritrovo consolidato. Si è capito come persone diverse vivano la stazione in maniera diametralmente opposta: per alcuni è ancora un luogo che fa paura, in cui si rischia di essere scippati; altri si sentono più sicuri negli ultimi tempi grazie alle ristrutturazioni avvenute e all’aumento di controlli. Per altre ancora è il luogo dove passare la giornata o il tempo libero, sia per ritrovarsi con amici e connazionali, sia per motivi di lavoro ( i venditori di giocattoli fuori dalla stazione). Ovviamente non è possibile disegnare un’immagine univoca di questo luogo, perché i vissuti e le identità di ciascuno fa si che questi giardini vengano percepiti in maniera diversa da persone diverse; ed è proprio questo il punto finale della nostra indagine, capire che non esiste un’unica interpretazione, un’unica visione della realtà o dei luoghi ma ne esistono molteplici, tante quante sono le persone che lo vivono, e sono tutte ugualmente vere ed importanti.

    Problemi riscontrati

    Sono molti i problemi che abbiamo riscontrato durante la nostra indagine. Il primo incontro si è svolto sicuramente in condizioni meteo sfavorevoli per il tipo di lavoro che dovevamo fare; con il freddo anche le persone non in partenza erano molto poco propense a fermarsi per risponderci. Durante il secondo incontro, nonostante la presenza di più gente disponibile, i problemi sono stati vari; in particolare nessuno ha voluto farsi riprendere in volto durante le interviste e quasi nessuno si fidava di noi per ciò che concerneva registrazioni audio e video. Inoltre ci sono stati molti problemi riguardanti la comunicazione con gli stranieri: non capendo bene la lingua e le domande, molte risposte sono risultate essere monosillabiche e molto spesso brevi e frettolose.
    Avendo a disposizione più tempo, inoltre, si sarebbe potuto raccogliere testimonianze più significative, perché sicuramente un luogo come la stazione centrale viene vissuto in maniera molto diversa in inverno piuttosto che in primavera o estate.

    Che cosa resta da fare

    Sarebbe opportuno, per una buona analisi del luogo, indagare come le persone che normalmente frequentano i giardini davanti alla stazione modifichino il loro comportamento e il loro modo di approcciarsi al luogo in base all’evolversi delle stagioni durante l’anno. Una ricerca condotta nel mese più freddo dell’anno non può sicuramente considerarsi esaustiva.

    Documenti allegati

    Immagini, audio, video e file word.

  • 2010rossetto scrive:

    GRUPPO: Perrini Celeste, Rossetto Ilaria, Storti Erika

    LUOGO: Via Paolo Sarpi

    STRUMENTI REALMENTE UTILIZZATI:

    L’intervista narrativa è risultato un utile strumento, perchè abbiamo constatato che molti cinesi, pur avendo un negozio ed abitando in Italia, non sanno bene la lingua italiana e quindi l’abbiamo realizzata solo con coloro che non avevano timore di parlare e riuscivano a raccontarci qualcosa.
    Per le foto purtroppo abbiamo avuto qualche problema nel poterle fare, perchè c’era diffidenza e timore.
    Mentre l’osservazione è riuscita pienamente, in quanto siamo venute a contatto con un mondo diverso, ma così vicino a noi.

    AZIONE SVOLTA:

    Prima di tutto abbiamo fatto un’esplorazione del luogo. Ci siamo trovate in stazione di Porta Garibaldi, per poi proseguire con la metro fino a destinazione. Lì abbiamo iniziato a formulare le prime domande a più persone, senza ottenere dei risultati ottimali. La situazione è cambiata nel momento in cui abbaimo incontrato qualcuno disposto a raccontarsi. Infine ci saimo recate in un bar per fare un riepilogo del materiale raccolto. Questo è stato comunque un momento d’incontro tra le persone e le identità che abitano il luogo.

    COME E’ STATA REALIZZATA:

    Durante la prima visita, ci siamo concentrate a raccogliere le interviste e i racconti della gente del posto, per poter conoscere la storia e la vita di questa via, detta anche la Chinatown di Milano.
    In questo primo sopraluogo abbiamo raccolto alcune immagini che ci hanno colpito (es. insegne, persone,…).
    Durante la seconda visita ci siamo soffermate sugli odori e i rumori, andando in profondità nella nostra osservazione, servendoci principalmente delle nostre sensazioni.

    CHI HA FATTO CHE COSA:

    Neii nostri sopraluoghi abbiamo svolto i medesimi compiti, nello stesso tempo, per poi raccogliere le nostre riflessioni insieme.
    Durante le interviste abbiamo ascoltato attentamente i racconti per poi fare un insieme delle nozioni assorbite e raccolte.
    Infine ci isamo informate, con vari documenti, riguardo la storia di questo luogo.

    RISULTATI OTTENUTI:

    Con questa visita siamo riuscite a constatare e verificare se gli stereotipi e i pregiudizi che i milanesi hanno, siano veri o no. In certi casi ci siamo rese conto del peso che i negozi cinesi hanno, a causa dei loro bassi costi, rispetto ai commercianti italiani; in altri casi abbiamo potuto osservare una buona convivenza.

    PROBLEMI RISCONTRATI:

    La lingua italiana non è parlata da tutti.
    La difficoltà nell’eseguire le foto a causa della sentita diffidenza e del mal tempo.

    CHE COSA RESTA DA FARE:

    Crediamo che l’agglomerarsi di un’etnia in un luogo specifico, riduca la possibilità d’integrazione, perchè invece di omologarsi alla cultura ospitante, si riproduce e si trapianta la propria chiudendosi nel personale universo culturale, che in questo modo resta chiuso su sè stesso.

    DOCUMENTI ALLEGATI:

    Foto, video e narrazioni.

  • 2010Vigano scrive:

    Diario di E. Viganò
    Luogo dell’esplorazione: Via Padova (un tratto)

    AZIONE SVOLTA: per svolgere questa ricerca sono andata ad esplorare la mia via, la Via Biumi, nella zona di Via Padova. Ho esplorato la via, descritto in modo dettagliato i luoghi, i negozi e le abitazioni presenti.

    COME E’ STATA REALIZZATA: in primo luogo ho percorso la via, soffermandomi come ho già detto sui luoghi, sulle abitazioni ma anche sulle persone incontrate.
    In secondo luogo, dopo l’esplorazione e la descrizione del luogo, sono andata ad intervistare tre persone che già conoscevo per capire ciò che per loro significa essere immigrati e per comprendere il loro livello di integrazione.

    CHI HA FATTO CHE COSA: essendo da sola a fare la ricerca entrambe le fasi della stessa sono state fatte da me

    PROBLEMI RISCONTRATI: non ho riscontrato particolari problemi

    CHE COSA RESTA DA FARE

    DOCUMENTI ALLEGATI: i documenti che ho allegato sono il diario di bordo e le tre interviste

  • 2010Prada scrive:

    Gruppo:Prada, Morganti, Scacchi

    Luogo: Piazza Del Duomo

    Azione svolta
    - Osservazione di come è strutturata la piazza e di come essa viene utilizzata da autoctoni ed alloctoni

    - Studio degli spazi antistanti

    - Identificazione di suoni ed odori caratteristici dell’area

    - Intervista diretta con soggetti selezionati

    - Scatti fotografici che ritraggono alloctoni evitando, ove possibile, di catturarne l’immagine frontale

    - Integrazione delle osservazioni di gruppo

    Come è stata realizzata

    - Primo sopralluogo: ci siamo soffermate prettamente sugli spazi e su come vengano vissuti da chi li frequenta.

    - Secondo sopralluogo: Ci siamo inoltrate anche nei luoghi limitrofi a Piazza del Duomo di modo da riuscire a comprendere dove il flusso di persone fosse maggiormente presente. In questa giornata ci siamo limitate a scattare foto.

    - Terzo sopralluogo: Singolarmente ho preferito raccogliere una più fitta documentazione dal punto di vista delle interviste.

    Chi ha fatto che cosa
    - Primo sopralluogo: Inizialmente ci siamo sedute sulle gradinate per osservare lo spazio antistante ed, anche se eravamo in gruppo, ognuna ha lavorato singolarmente. Successivamente abbiamo compiuto alcune interviste di gruppo

    - Secondo sopralluogo: Le foto sono state scattate dalla sottoscritta con una semplice macchina digitale. Abbiamo compiuto il tragitto che porta da piazza del Duomo a San Babila. Ci siamo limitate a compiere qualche intervista in gruppo e ad abbozzare alcuni appunti in metropolitana

    Terzo sopralluogo: Singolarmente sono stata affiancata un amico madrelingua spagnola che mi ha aiutata in tutte le interviste nel momento in cui occorreva un interprete.

    Risultati ottenuti

    - Descrizione accurata dei soggetti che usufruiscono del campo come passanti o come venditori con un esercizio fisso

    - Rilevare l’oggetto di ricerca frutto di un dibattito ragionato all’interno del gruppo

    - Raccogliere la documentazione non più su soggetti alloctoni che stanziano sul territorio, ma su individui che esercitano l’occupazione di bancarellisti, quindi concentrandoci sul nostro tema, ossia sui bancarellisti di piazza del Duomo

    - Riuscire a comprendere i reali disagi ed emarginazioni degli individui intervistati

    Problemi riscontrati

    - Mancanza di collaborazione da parte di alcuni soggetti che mostravano timore di fronte all’intervista

    - Diffidenza verso le domande poste che potevano risultare, per alcuni, troppo invasive e specifiche

    - Difficoltà, da parte di alcuni soggetti intervistati, di esprimere chiaramente il concetto voluto, perchè probabilmente sanno comunicare messaggi semplici

    - Esaminare a fondo il tema chiave della ricerca

    Che cosa resta da fare

    - Riuscire a far entrare nel tessuto sociale gli individui emarginati. Chi possiede la conoscenza di una lingua simile all’italiano, come lo spagnolo, riesce a comunicare con autoctoni più facilmente

    - Inserire mediatori culturali per far entrare gli emigranti in un tessuto sociale più ampio

    Documenti allegati

    - Riflessioni
    - Interviste
    - Fotografie

  • 2010caschetto scrive:

    Gruppo: Riccio, Zucchetti, Caschetto, Laberinto, Betti
    Luogo: Piazza Crovetto

    AZIONE SVOLTA: abbiamo inanzitutto fatto un sopralluogo per cercare di capire com’era la situazione e operare nel rispetto di coloro che lavoravano. Dopodichè ci siamo relazionati con persone che ci hanno concesso il loro tempo.

    COME è STATA REALIZZATA: abbiamo cercato di lavorare nel rispetto di tutti, senza “rubare” tempo a nessuno. Durante le interviste si porgevano domande e si scattavano foto della zona. Abbiamo provato a soffermarci su alcuni “punti tattici” dove pensavamo di poter ottenere buoni risultati a livello relazionale e comunicativo, non sempre ottenendo i risultati sperati.

    CHI HA FATTO COSA: a turno ci siamo scambiati i ruoli di intervistatore e fotografo. Ognuno ovviamente aveva riusciva meglio in uno dei due ruoli e a lungo andare abbiamo deciso di mantenere gli stessi ruoli per tutta la durata del lavoro.

    RISULTATI OTTENUTI: dal punto di vista materiale ben pochi. Dal punto di vista relazionale moltissimi. La mancanza di dati scritti si compensa con l’arricchimento del nostro bagaglio culturale e sociale: abbiamo capito come si relazionano molte di quelle persone che stanno dietro alle bancarelle, dietro a un bancone e che per noi sono quasi invisibili in quanto diversi da noi per lingua e cultura.

    PROBLEMI RISCONTRATI: la lingua. La maggior parte degli intervistati non sapeva bene l’italiano. Con alcuni ce la siamo cavata ma altri non si sforzano neppure di capire cosa gli stavamo dicendo. E poi anche la sfiducia e il sospetto nei nostri confronti. A volte ci siamo ritrovati quasi imbarazzati davanti a volti sbigottiti e facce scocciate di coloro che avremmo voluto intervistare.

    COSA RESTA DA FARE: a noi ben poco sinceramente. Molti degli intervistati necessitano una buona dose di educazione e sopratutto di impegno nell’apprendimento della lingua del paese in cui si trovano.

    DOCUMENTI ALLEGATI: abbiamo fotografie, interviste e file audio (purtroppo danneggiati e dunque non utilizzabili)

  • 2010petrillo scrive:

    GRUPPO: Mastantuoni Simone, Petrillo Sara, Rusiello Sara, Volpi Mariachiara

    LUOGO: Quartiere S. Siro

    AZIONE SVOLTA: Per nostra fortuna uno di noi abita proprio in questa zona di Milano e grazie alle sue conoscenze abbiamo cercato di focalizzarci maggiormente su alcune vie del quartiere. Abbiamo deciso così di concentrarci su Piazza Selinunte, Via Paravia e Via Tracia che ci sembravano le vie di maggior interesse. Siamo arrivati sul luogo e abbiamo fatto un lungo e paziente lavoro di osservazione. Inizialmente abbiamo passeggiato tra le vie limitandoci ad osservare, in seguito abbiamo cominciato a fermare qualche passante per chiedere maggiori informazioni e abbiamo scattato fotografie. Ci siamo soffermati in particolare sui luoghi in cui persone straniere e residenti italiani convivono insieme occupando gli stessi spazi.

    COME E’ STATA REALIZZATA: Abbiamo deciso di suddividere il nostro lavoro di esplorazione sul campo in tre giorni distinti e in orari diversi della giornata. Il primo sopralluogo è avvenuto in Piazza Selinunte nel il primo pomeriggio. Abbiamo passeggiato per tutta la piazza, fermandoci nei luoghi che maggiormente attiravano la nostra attenzione, ad esempio il campetto da basket, i giardinetti per bambini e la torre posta nel mezzo che domina l’intera piazza. Il secondo sopralluogo è avvenuto a distanza di tre giorni e questa volta abbiamo deciso di esplorare Via Paravia, in particolare la scuola elementare “Radice”, in quanto è centro di numerosi dibattiti per via dell’alto tasso di bambini stranieri che la frequentano. Per nostra sfortuna però il giorno in cui ci siamo recati sul luogo la scuola era chiusa a causa delle vacanze natalizie. Il terzo giorno abbiamo visitato l’oratorio del quartiere che si affaccia su Piazza Esquilino e qui siamo riusciti a raccogliere una grande quantità di informazioni sul quartiere grazie all’archivio parrocchiale.

    RUOLI DEI PARTECIPANTI: L’intero lavoro di ricerca è avvenuto in gruppo. Abbiamo scelto di lavorare insieme soprattutto perchè a nostro parere l’esplorazione sul campo ne avrebbe tratto solo un vantaggio, in quanto potevamo avere a disposizione più sguardi e maggiore possibilità di osservare dettagli e particolari che magari ad un singolo potevano sfuggire.

    RISULTATI OTTENUTI: Nel nostro lavoro sul campo siamo riusciti a raggiungere i risultati che avevamo previsto nella fase di progettazione. Siamo riusciti ad ottenere una descrizione più completa della zona d’interesse, abbiamo individuato i luoghi di maggiore frequentazione straniera (Piazza Selinunte) e quelli in cui immigrati e italiani vivono insieme quotidianamente (Bar Genzianella e oratorio) e siamo riusciti a fornire un quadro completo delle culture che abitano il quartiere. Anche se non siamo riusciti ad ottenere interviste complete e significative, abbiamo comunque ottenuto una grande quantità di materiale grazie all’osservazione del luogo e grazie ai dati estrapolati dall’archivio del quartiere che raccoglieva materiale di ogni tipo.

    PROBLEMI RISCONTRATI: I problemi che ci hanno creato maggiore difficoltà sono stati il poco tempo disponibile e la diffidenza di molte persone che non hanno voluto rilasciare interviste. Questo ultimo problema è stato per noi un po’ demoralizzante, in quanto non ci aspettavamo di non riuscire ad intervistare in modo completo nessuno delle persone incontrate. C’è da dire però che le persone che abbiamo incontrato sulla nostra strada erano davvero poche, forse perchè il freddo intenso di quei giorni e la chiusure delle scuole per le vacanze natalizie hanno contribuito a limitare le nostre possibilità di intervista.

    CHE COSA RESTA DA FARE: Con nostro grande stupore nell’archivio parrocchiale abbiamo individuato molte iniziative prese dalle varie associazioni presenti nella zona a favore dell’integrazione tra immigrati e italiani. Pensiamo che ciò che occorre fare sia portare avanti queste iniziative ma renderle più note e visibili per tutti, in modo che le persone possano esserne informate.

    DOCUMENTI ALLEGATI: Al nostro elaborato abbiamo allegato varie fotografie scattate da noi stessi ai luoghi che maggiormente hanno colpito la nostra attenzione. Abbiamo però aggiunto foto che abbiamo trovato nell’archivio del quartiere e articoli di giornale particolarmente significativi.

  • 2010malcangio scrive:

    GRUPPO: Malcangio, Rossi, Sosio, Lattanzio, Valerio
    LUOGO: via Padova

    AZIONE SVOLTA: Come gruppo abbiamo voluto innanzitutto conoscere il luogo cercando di individuarne punti di interesse particolarmente significativi ai fini del nostro lavoro. Abbiamo cercato, perciò, di capire le tipologie di abitanti che popolano via Padova grazie anche all’aiuto di interviste, rivolte sia a persone italiane che a persone straniere. Inoltre abbiamo voluto ricercare le radici storiche del “fenomeno via Padova” in quanto spesso luogo di scontri e disagi, affrontando anche recenti fatti di cronaca.

    COME E’ STATA REALIZZATA: E’ stato effettuato, prima di tutto, un primo sopralluogo di gruppo nel quale, grazie ad una esplorazione generale della zona, siamo riusciti ad individuare i luoghi di congregazione degli abitanti della via: bar, centri estetici, supermercati e quant’altro. Dopo di ciò abbiamo, quindi, suddiviso il lavoro tra i componenti del gruppo e in questo modo ci siamo recati di nuovo nella zona che ci è stata assegnata per svolgere i nostri compiti. Abbiamo ottenuto, così, molto materiale e siamo riusciti ad approfondire alcune delle tematiche che caratterizzano questo luogo, come ad esempio i pregiudizi e gli stereotipi delle persone nei confronti di questa zona.

    CHI HA FATTO COSA: Ogni componente del gruppo ha cercato di sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione per questo lavoro complesso; in generale, possiamo dire di esserci occupati di aspetti diversi del lavoro: qualcuno di noi ha fatto fotografie per immortalare ciò che ha ritenuto importante da inserire nell’elaborato finale, altri hanno ottenuto interessantissime interviste ed altri ancora si sono occupati invece della ricerca nel Web di informazioni storiche riguardo questa zona.

    RISULTATI OTTENUTI: Uno dei risultati più eclatanti che siamo riusciti ad ottenere è stato quello di scoprire come tutti i pregiudizi che pensavamo di avere noi prima di tutto, ma anche degli abitanti di via Padova che vivono in prima persona questa realtà, siano totalmente falsi. Mi spiego, quando ci siamo recati lì abbiamo trovato persone innanzitutto disponibili che ci hanno raccontato come il fenomeno dell’immigrazione in via Padova non sia vissuto così pesantemente dai loro abitanti. Non così tanto come invece i media ci vogliono far credere. Direi che aver sfatato determinati pregiudizi e aver abbattuto certi stereotipi caratterizzanti la via sia un bel traguardo per la nostra ricerca!

    PROBLEMI RISCONTRATI: In linea di massima, non abbiamo riscontrato grandi problemi. Seppure le persone da noi intervistate e incontrate siano state gentili e disponibili, abbiamo riscontrato in altre persone un clima di diffidenza e poca disponibilità. Ovviamente è stato molto rilevante ai fini della nostra ricerca il fattore dell’incomprensione linguistica, che talvolta ha rallentato il lavoro.

    CHE COSA RESTA DA FARE: Sicuramente all’interno del nostro gruppo siamo d’accordo che sarebbe stato necessario avere più tempo e del materiale in più per poter svolgere una ricerca migliore ed ottenere più risultati.

    DOCUMENTI ALLEGATI: Oltre al nostro elaborato Word, abbiamo allegato alcune interviste, varie foto e illustrazioni del luogo perlustrato e estratti di alcuni articoli giornalistici che ci sono stati molto utili per analizzare la storia della nostra zona.

  • 2010russo scrive:

    GRUPPO: Russo Jessica e Elisa Negroni
    LUOGO: S. Donato (stazione dei pullman,metro,mercatino)

    AZIONE SVOLTA:
    abbiamo iniziato a esplorare la zona, guardandoci intorno e passando tra le bancarelle. Poi abbiamo iniziato a osservare le persone (sia venditori che clienti). Abbiamo preso appunti. Dopo di che abbiamo iniziato a spiegare del nostro progetto di ricerca alle persone che volevamo ascoltare e abbiamo iniziato con la nostra intervista (prima ai venditori, poi agli utenti stranieri della metro e infine agli utenti italiani. Purtroppo i venditori che si trovavano giù all’entrata della metro non hanno voluto sottoporsi ad alcuna intervista e non c hanno permesso nemmeno di fotografare la loro “bancarella”.

    COME SI è SVOLTA:
    1- Sopralluogo
    2- Appunti sul luogo e su ciò che c’era intorno
    3- Osservazione delle persone
    4- Appunti sulle persone
    5- Ascolto dei rumori
    6- Foto
    7- Intervista

    CHI HA FATTO CHE COSA:
    INSIEME: Osservazione,sopralluogo e ascolto dei rumori.
    Elisa: appunti sul luogo e sulle persone; poneva le domande durante l’intervista.
    Jessica: fotografie e appunti durante l’intervista
    RISULTATI OTTENUTI:
    siamo riuscite a capire in maniera diretta come sia difficile la vita di molte persone che scappano dal loro paese d’origine per venire in Italia cercando una vita migliore. Il loro primo obiettivo è quello di riuscire a sfamare moglie e figli lavorando anche 12 ore al giorno, 7 giorni su 7. Gli utenti della metropolitana abbiamo constato che non sono infastiditi dalla presenza di così tanti stranieri basta che non vengano importunati.

    PROBLEMI RISCONTRATI:
    non abbiamo riscontrato grandi problemi a parte che tutti non hanno voluto rilasciarci i loro nomi e i venditori ambulati situati all’entrata della metro non ci hanno permesso nemmeno di scattargli alcune foto.

    DOCUMENTI ALLEGATI: fotografie.

  • 2010Morganti scrive:

    Gruppo: Prada Isabella, Morganti Adriana, Scacchi Valentina.

    Esplorazione di Piazza Duomo a Milano.

    Azione svolta:
    Come è stata realizzata: abbiamo dato un primo sguardo al luogo in generale, fermandoci in un punto ben preciso (le gradinate del Duomo) e rimanendo ferme ad osservare tutto ciò che succedeva attorno a noi: i movimenti delle persone, i loro gesti, i loro atteggiamenti, la loro provenienza quando intuibile ecc.
    Nella seconda fase di esplorazione abbiamo deciso di dirigerci verso i venditori ambulanti, li abbiamo contattati e abbiamo parlato con loro intervistandoli. L’esplorazione è stata suddivisa in tre giorni distinti, abbiamo anche scattato fotografie e registrato le loro voci.

    Chi ha fatto cosa: la prima fase di osservazione è stata svolta nello stesso modo da tutte e tre le componenti del gruppo, ovvero annotando ogni cosa che si vedeva su un bloc notes. Per la fase delle interviste, ci siamo divise i compiti: una persona faceva le domande e le altre due annotavano le risposte. Questo è stato fatto a turni in modo da poter svolgere tutte lo stesso lavoro. Il terzo giorno il lavoro è stato svolto solo da una delle tre componenti (Isabella) che si è recata in Duomo accompagnata da un amico esterno al nostro gruppo.

    Risultati ottenuti: abbiamo ottenuto ciò che ci aspettavamo: un buon numero di interviste, quasi tutte complete ed esaurienti riguardo ciò che ci interessava sapere (motivi della migrazione, informazioni generali riguardo alla persona, il suo tempo libero ecc.)

    Problemi riscontrati: alcuni problemi sono stati la lingua per comunicare, altre volte abbiamo ottenuto dei categorici “no”, altre volte la persona intervistata è stata poco disponibile ad approfondire e ci ha chiesto di velocizzare i tempi dell’intervista.

    Cosa resta da fare: Credo che il lavoro sia stato concluso, anche se per approfondirlo al meglio avremmo avuto bisogno di molto più tempo per osservare.

    Documenti allegati: abbiamo allegato filmati audio delle interviste.

  • 2010fnobile scrive:

    Gruppo: Dei Rossi, Nobile, Olivieri
    Luogo: Parco “Indro Montanelli”
    Seconda Griglia
    Durante l’Esplorazione

    Azione Svolta:
    Esplorazione del Parco “Indro Montanelli” nei pressi di Porta Venezia (Milano), divisa in sopralluoghi seguiti da elaborati contenenti resoconti e impressioni dei componenti del gruppo.

    Come è stata realizzata:
    - Primo sopralluogo: dedicato principalmente all’esplorazione, per mezzo della pura percezione fisica, del territorio. Sono state scattate alcune foto atte a documentare l’ampiezza e le caratteristiche relative al Parco; Prima occhiata sui soggetti presente, per accertare che ve ne fossero di idonei.

    - Secondo sopralluogo: nonostante siano state scattate ulteriori foto, e nonostante sia stata trascorsa la prima parte in ulteriori esplorazioni, questa seconda visita è stata significativa principalmente per i dati raccolti grazie ai soggetti sottoposti a intervista.

    - Materiali realmente utilizzati: fotocamera, videocamera, taccuino prendi-appunti, “Formazione e Spazi Pubblici” di M. Giusti, supporto cartaceo, percezioni fisiche.

    Chi ha fatto che cosa:
    Nonostante, prima di iniziare il lavoro, fosse stato stabilita una suddivisione in compiti, si è potuto constatare di come fosse più produttivo, per noi, lavorare SEMPRE in gruppo, permettendo a tutti di interagire e contribuire in ogni parte di questa esperienza.

    Risultati ottenuti:
    - Risultato n.1: essere in grado di fornire una descrizione dettagliata dei diversi spazi presenti, le sensazioni che ci comunica il luogo prescelto;
    - Risultato n.2: identificare i soggetti alloctoni mediante lo “sguardo antropologico”, cioè comprendere l’etnia di provenienza attraverso l’osservazione dei tratti somatici, l’ascolto del parlato, modi di gesticolare, stile d’abbigliamento specifico (se adottato)…;
    - Risultato atteso n.3: stabilire una connessione comunicativa ad alto livello empatico per poter raccogliere il maggior numero di sentimenti provati dal soggetto intervistato;
    - Risultato atteso n. 4: registrare le emozioni e i ricordi suscitati sull’alloctono dal luogo ove si trova;
    - Risultato atteso n.5: comparare quanto provato interiormente dal soggetto alloctono con le altre testimonianze di immigrati da altre regioni/da altri paesi.
    - Risultato atteso n°6: Documentare come gli spazi pubblici per gli immigrati italiani siano luoghi di aggregazione, convivialità e di vita comunitaria.
    - Risultato atteso n°7: Rivalutare e conoscere spazi che già conosciamo attraverso l’avvicinamento e la descrizione di come gli altri li utilizzano a loro volta.

    Problemi Riscontrati:
    diffidenza, chiusura e timidezza da parte della maggioranza dei soggetti intervistati, maltempo, pioggia.

    Che cosa resta da fare:
    ripassare bene tutto il lavoro svolto per poter elaborare delle riflessioni personali sull’esperienza complessiva ed essere in grado di esporre pubblicamente l’essenziale dell’opera.

    Documenti Allegati:
    - Multi-Culti Connections – Impressioni sul Crocevia.doc
    - Multi-Culti Connections – Diario del Primo Sopralluogo.doc
    - Multi-Culti Connections – Diario del Secondo Sopralluogo.doc
    - Video Seconda intervista
    - Video Terza Intervista
    - Multi-Culti Connections – Resoconto interviste.doc

    Gli Studenti (Comunicazione Interculturale I)
    Dei Rossi Federico
    Nobile Federica
    Olivieri Michele

  • 2010 Saldi scrive:

    Gruppo: Pagnozzi Valentina, Soccorso Cristina, Saldi Veronica

    Luogo: Stazione centrale, Piazza Duca D’Aosta. Piazza IV Novembre

    Azione svolta: Abbiamo osservato la stazione sia all’interno che all’esterno ed anche le due piazze circostanti. Abbiamo osservato la zona e le persone che la frequentano

    Come è stata realizzata: Abbiamo svolto la nostra ricerca in due tempi. In una prima esplorazione ci siamo limitate ad osservare l’ambiente circostante cercando di notare ogni piccolo aspetto. Questa prima visita è stata svolta poco prima di Natale quindi in una delle due piazza abbiamo trovato delle bancarelle. In una di queste abbiamo avuto modo di chiacchierare con un ambulante peruviano. Nella seconda esplorazione invece ci siamo dedicate alle interviste anche se abbiamo avuto qualche difficoltà nel decidere chi intervistare e cosa chiedere

    Chi ha fatto che cosa: Veronica ha fatto le fotografie, Valentina ha osservato con particolare attenzione e Cristina ha registato i file audio. A turno poi a seconda delle circostanze abbiamo intervistato qualche frequentatore della stazione

    Risultati ottenuti: Abbiamo avuto modo di scoprire che la stazione non è più vista come un luogo pericoloso o almeno questo senso di disagio si è attenutato grazie alle modifiche introdotte in campo architettonico e alla presenza di maggiori controlli

    Problemi riscontrati: oltre a qualche piccolo inconveniente circa la tecnologia i problemi maggiori li abbiamo incontrati nel momento delle interviste

    Che cosa resta da fare: continuare ad osservare il luogo in momenti diversi della giornata per continuare a conoscere i diversi punti di vista nei confronti della stazione

    Documenti allegati: foto, file audio

  • Ilaria scrive:

    Gruppo: Barbieri, Lagatta, Tognon, Zerbino
    Luogo: Piazza Corvetto, Via Quaranta

    AZIONE SVOLTA: Siamo partite dal punto prefissato,ovvero V.Quaranta,fino ad arrivare a Corvetto. Abbiamo osservato bene la zona, i passanti, i negozi, in modo da avere un’idea globale di come è organizzato il luogo.

    COME è STATA REALIZZATA: Abbiamo inizialmente visionato la zona, dopodiché ci siamo soffermate ad osservare bene le persone entrando talvolta anche nei negozi per fare qualche domanda ai proprietari. Molto spesso siamo state respinte da chi non voleva rilasciare interviste ne farsi fotografare.
    Inoltre abbiamo scelto dei punti, ad esempio la fermata dell’autobus, in cui era più concentrato il flusso di persone straniere e qui abbiamo cercato di entrare in contatto con qualcuno in modo da conoscere le loro storie.

    CHI HA FATTO CHE COSA:Ogni componente del gruppo ha cercato di ricoprire ogni ruolo a turno. C’era chi faceva le fotografie o video al contesto e alle persone,chi cercava di intervistarle e chi prendeva appunti.

    RISULTATI OTTENUTI:Il lavoro non è stato semplice per diversi aspetti, nonostante questo è stato interessante conoscere la storia di una donna marocchina che ha accettato di raccontarsi. Interessante inoltre capire la tipologia di persone che vivono questa zona.

    PROBLEMI RISCONTRATI: Le persone immigrate incontrate durante l’esplorazione erano persone diffidenti, hanno fatto fatica a dialogare e molto spesso ci hanno negato la possibilità di intervistarli o fotografarli. Alcuni di loro non conoscevano l’italiano quindi la comunicazione tra questi e noi era pressoché difficoltosa; altri, con la scusa della lingua, evitavano le domande in modo che ce ne andassimo.

    CHE COSA RESTA DA FARE: Sarebbe interessante riuscire a trascorrere più tempo sul posto, per osservare le costanti abitudini di queste persone in modo tale da permettergli di fidarsi e quindi anche raccontarsi.

    DOCUMENTI ALLEGATI: Abbiamo allegato foto, video ed intervista.