Non è facile

143 Commenti a “Non è facile”

  • 2013Ruggieri M scrive:

    Non è facile per chi arriva da un altro paese riuscire a inserirsi nella nuova comunità, soprattutto se non ne conosce la lingua. Questo video riesce a cambiare il punto di vista e a mostrare la grande difficoltà che hanno le persone appena arrivate in un nuovo paese. Tutti noi dovremmo cercare di aiutare l’altro e di essere più accoglienti.

  • 2013soriaV scrive:

    Avevo scritto un commento ieri su questo video, evidentemente non me l’ha inviato… Questo video mi ha fatto molto riflettere e divertire soprattutto su come le cose che a noi sembrino normali per altre culture non lo sono e viceversa, su come il “cambiamento” del proprio nome da parte di qualcuno che non sa pronunciarlo sia fastidioso. Forse immedesimandoci riusciremmo a capire quanto possono essere fastidiose queste cose e sentirci un po’ più “diversi” capendo che, alla fine, i problemi sono uguali per tutti e che uscendo dall’Italia diventeremmo noi, i “diversi”… Tutti diversi e tutti uguali, insomma!

  • 2013orlandim scrive:

    Non si è mai preparati quando si viene catapultai in un nuovo mondo, in una nuova realtà. In questi tre minuti e mezzo si percepisce lo smarrimento, il disorientamento, si vede lo spaesamento e le difficoltà di comunicazione, di farsi capire e di comprendere.
    Appare evidente alla conclusione del corto che l’unica possibilità per far andare meglio le cose è data dalla voglia di entrambe le parti di venirsi incontro, di trovare un modo per instaurare un dialogo tramite un linguaggio magari non convenzionale ma comune.

    Mi ricordo quando sono andata a fare volontariato in un istituto in Romania. Inizialmente ci hanno accolto un gruppo di ragazzi sui 19-20 anni che hanno iniziato subito a parlare velocemente, a scherzare e ridere in rumeno. Avevo fatto un corso di formazione, avevo sentito tanti racconti.. mi ero preparata, ma non si è mai preparati abbastanza quando si è catapultati in un ambiente non nostro. La voglia di comunicare però, quella spinta ad interagire.. beh ti permette di trovare la strada per interagire e alla fine trovare un linguaggio fatto di lingue mescolate e gesti confusi, arrivando perfino a chiamare casa quel posto così ripugnante che inizialmente ti aveva destabilizzata.

  • 2013Sercia G scrive:

    Comunicare non è un’azione facile e diventa ancora più complicato quando ti trovi in un ambiente di persone che oggettivamente non capiscono la tua lingua e hanno tradizioni diverse. Questo sentimento di spaesamento colpisce tutti coloro che vivono una situazione di immigrazione in un altro paese, con una cultura diversa.
    Per poter incominciare a comunicare è necessario che ci sia l’impegno e la volontà di tutti, perchè solo esprimendo la volontà di conoscere veramente l’altro si può arrivare a convivere serenamente. A volte questa operazione non è facile perchè gli stereotipi spesso ostacolano questa conoscenza.
    Penso che sia quindi importante investire sulle nuove generazioni, abituare i bambini a stare a contatto con altre culture per poterle conoscere: i bambini sono più spontanei, più liberi e gli adulti dovrebbero apprendere da loro questo loro modo di rapportarsi.

  • 2013foppag scrive:

    Questo video fa capire in modo semplice e diretto quanto sia complesso inserirsi in un contesto nuovo.
    il ragazzo si trova infatti ad affrontare una normalissima giornata scolastica, tuttavia non conoscendo l’ambiente e soprattutto la lingua tutto appare più complesso.
    Questo filmato dovrebbe farci riflettere e capire quanto sia difficile per un ragazzo immigrato entrare a far parte di un nuovo paese. Inoltre la dimensione scolastica è completamente differente a seconda del paese in cui vivi.
    Per quando riguarda la mia esperienza personale io in prima media ho avuto l’occasione di avere un compagno di classe Rumeno; all’inizio non diceva nemmeno una parola di italiano ed era molto isolato. Questo ragazzo è riuscito ha superare tutti gli ho ostacoli, migliorando giorno per giorno e alla fine dei tre anni del è percorso scolastico non solo ha appreso molto bene la lingua, ma è riuscito ad ottenere dei buoni voti. Penso che una funzione fondamentale sia stata svolta dagli insegnanti, i quali si sono resi molto disponibili con lui, dedicandogli ore anche al di fuori delle lezioni.
    Inoltre credo che anche noi compagni di classe abbiamo avuto una grande apertura nei suoi confronti, dopo un iniziale imbarazzo, abbiamo deciso di stagli vicino, lo abbiamo aiutato con i compiti e abbiamo creato un rapporto di fiducia ed affetto reciproco.

  • 2013Di Salvo D scrive:

    Questo video a parer mio fa comprendere molto bene come sia difficile per qualsiasi persona inserirsi in un mondo che fino a quel momento non gli è mai appartenuto. Trovo che sia interessante anche il fatto che nel filmato si mostri un ragazzo italiano alle prese con un mondo straniero. Infatti, per quanto mi riguarda, ho sempre visto ragazzi di nazionalità diverse relazionarsi con il nostro mondo, la nostra cultura. Credo che sia necessario provare a mettersi nei panni dello straniero per capire quanto è difficile per lui inserirsi e aiutarlo in tutto ciò. Solo sperimentando direttamente o provando a mettersi nei panni degli altri si riesce a comprendere quale sia la realtà che vive il ” diverso “.

  • 2013MarraF scrive:

    Il video in questione fa capire in modo molto efficacie come sia difficile inserirsi all’interno di un mondo che non è il proprio. Per tale motivo ritengo che chiunque si muova verso un luogo debba acquisire almeno la sua lingua e ove non è possibile cercare di farsi comprendere in qualsiasi modo e di comprenderlo a sua volta, trovando così un modo per comunicare e quindi far nascere un dialogo e un rapporto di confronto che porta a una crescita culturale dei soggetti coinvolti.

  • 2013LampertiI scrive:

    È davvero interessante questo filmato perchè non sono abituata a vedermi come straniera; spesso assisto a scene in cui persone straniere chiedono informazioni e di solito si tende ad alzare la voce e a parlare lentamente pensando così di essere più chiari, oppure si tende a gesticolare per farsi capire meglio! In realtà non è cambiando il modo di parlare che l’altro capisce di più, ma il problema riguarda proprio la comprensione della lingua.
    È sicuramente difficile per uno straniero, relazionarsi con gli altri perchè se non si conosce la lingua si è davvero tagliati fuori in tutto; non si riescono ad avere relazioni con i coetanei e ciò viene difficile anche con gli adulti.
    Il video è geniale perchè mi ha reso consapevole che lo straniero ha le stesse difficoltà in tutte le culture, lo stesso senso di spaesamento che vedo sui volti delle persone immigrate che mi stanno intorno.
    È interessante perché non mi ero mai posta il ‘problema’ di poter essere io la straniera, e questo video mi ha aiutato a capire come in un primo momento sia importante far sentire la persona a proprio agio, un pò come se fosse a casa; mi piacerebbe che gli immigrati pensassero che noi italiani possiamo essere un popolo molto accogliente, e in realtà penso che avremmo la potenzialità di esserlo, ma negli ultimi anni siamo un pò bloccati dalla cattiva influenza dei mass media su di noi.

  • 2013 Barbaglia J scrive:

    Credo che la questione della lingua sia una delle problematicità più grandi per uno straniero; essa é di fondamentale importanza, permette di trasmettere pensieri, idee, opinioni,valori e culture proprie e altrui.
    Il video mostra come un ragazzo straniero possa trovarsi in difficoltà di fronte a una lingua, a un ambiente e ad una cultura differente dalla propria, aggiungendo anche il fatto che spesso questi ragazzi non vengono capiti, non vengono presi in considerazione, non vengono integrati tantomeno ascoltati.
    A questo proposito mi piacerebbe riportare un passo che ho preso dal libro “Pedagogia interculturale” di Mariangela Giusti che dice:
    “L’ accoglienza degli adulti e dei minori stranieri può avvenire se i nostri comportamenti educativi sono orientati non solo a integrarli, ma anche a riconoscerne e accettarne l’alterità”. 

  • 2013Trentin G scrive:

    Questo video è molto simpatico e con molta ironia mostra alcune difficoltà che le persone straniere si trovano ad affrontare una volta arrivate nel paese di arrivo. Sicuramente una grande difficoltà riguarda la lingua. Non conoscendo la lingua del paese ospite diventa difficile comprendere ciò che gli altri dicono, è difficile farsi comprendere anche solo per chiedere delle informazioni e quindi non è facile stabilire dei rapporti, delle relazioni con gli altri (questo è evidente nel video quando il ragazzo sia in segreteria, che in classe non riesce a capire e farsi capire a causa della lingua). Spesso infatti, almeno all’inizio gli straniere si trovano un po’ rinchiusi in loro stessi, nel loro mondo e questo rischia di portare a un isolamento. Un’altra difficoltà è il fatto che si incontra una cultura diversa dalla propria, con diverse tradizioni, simboli, usi e costumi che sono quindi difficili da comprendere e da capire (un esempio nel video è la lezione di ginnastica). Diventa quindi difficile vivere tra due culture cercando in qualche modo di adattarsi a quella nuova senza però negare, rinunciare e dimenticare le proprie origini. Per affrontare al meglio queste difficoltà è necessario un impegno reciproco tra persone native del paese ospite e le persone straniere che vi giungono, è necessario che i primi si mostrino pronti ad accogliere, aiutare e riconoscere il nuovo arrivato, ma allo stesso tempo ci deve essere da parte dello straniero la volontà di volersi integrare nel novo paese. E’ importante quindi un riconoscimento reciproco.

  • 2013soriaV scrive:

    E’ stato molto bello vedere questo video! Fa notare come le abitudini che a noi possono sembrare più “strane” in un altro paese, magari, sono normalissime, come sia difficile farsi capire quando si parlano lingue diverse (cosa che magari dimentichiamo quando siamo noi quelli che “danno le indicazioni”)… Il momento che mi ha colpito di più è stato quello dove il ragazzo corregge la pronuncia del proprio nome… Perché questo episodio capita per tutti, persino a chi non è straniero, ad esempio il mio cognome “Soria” viene spesso pronunciato in maniera sbagliata a causa della mancanza scritta dell’accento sulla o… E’ una cosa che accomuna tutti e che ci può far capire, ancora di più, come si sentono gli stranieri quando “italianizziamo” il loro nome! E’ un esempio che ci unisce tutti!

  • 2013MonelloS scrive:

    già, non è facile1!!! ritrovarsi in un contesto dove nessuno capisce la tua lingua, gli usi sono diversi e tu sei l’unico a sembrare estraneo non è facile per niente. in questo video, credo che si voglia far vedere quanto sia difficile integrarsi o semplicemente comunicare in un ambiente dove tutto è diverso rispetto alle proprie abitudini, dove non c’è nulla e nessuno che possa fare da tramite tra l’una e l’altra cultura. il ragazzo si ritrova ad essere incompreso e non comprensibile dagli e per gli altri. si nota come sia lui, in questa occasione, ad essere il diverso, rispetto agli stereotipi che ci sono nella nostra società. ognuno deve impegnarsi ad andare in contro all’altro e non emarginarlo perché diverso, anche perché tutti possiamo ritrovarci in situazioni simili a quella proposta. ormai la nostra è una società multiculturale ed è giusto che tutti abbiano la possibilità di muoversi liberamente, che ci siano scritte in più lingue per far si che ognuno possa capire e non rimanere “fuori dal mondo”. bello lo slogan “si alle diversità, no alle discriminazioni”. credo che la diversità non si debba ritenere uno svantaggio, bensì un arricchimento, una particolarità. una società multiculturale è più ricca, comprende molteplici culture e se i suoi componenti sono abbastanza maturi da capire che nessuna cultura è meglio o peggio dell’altra, allora si può convivere benissimo, scambiandoci informazioni, interessi e usi. non ho mai sentito dire che sapere più lingue o viaggiare siano un fattori di discriminazione, anzi chi più ne sa o più esplora è più è avvantaggiato rispetto agli altri. comunicare col mondo, saper entrare in contatto con altre culture non dovrebbe dare preoccupazioni, ma può allargare lo sguardo, far scoprire nuove storie, territori, permettere di fare nuove esperienze significative. c’è chi addirittura si rifiuta di avere contatti con gli immigrati, mi chiedo se abbiano davvero paura di subire chissà quali mostruosità!

  • 2013gibilarom scrive:

    Questo video mi fa riflettere, perchè in esso troviamo le parti invertite: di solito a sentirsi fuori posto, a sentirsi stranieri sono gli extra-comunitari, qui ad essere un pesce fuor d’acqua è un ragazzo italiano, inserito in una realtà scolastica a lui estranea. In essa si parla in cinese o in arabo, le insegne sono in caratteri logografici, sport e musica praticata non sono a lui familiari e quando chiede informazioni di qualsiasi tipo si vede rispondere in qualunque lingua fuorchè la sua. Invertendo le parti, il video permette a noi occidentali, italiani in questo caso, di capire come si sentono gli altri, quando arrivano nel nostro paese. E’ normale che si sentano spaesati, che risultino scorbutici o silenziosi, non perchè lo siano realmente, quanto perchè non hanno le parole per esprimersi. A questo proposito ricordo di una ragazza moldava, che arrivò nella mia classe in 1° superiore, a metà anno scolastico. Sembrava essere molto timida e talvolta svogliata nello studio, parlava solo con me e altre due ragazze perchè eravamo le sue compagne di banco e cercavamo di aiutarla a seguire le lezioni, ma non era affatto facile. Penso che i professori avessero delle difficoltà a rendere il suo percorso scolastico meno complicato possibile. Sì perchè se da un lato lei si impegnava, dall’altro le difficoltà nella lingua e nella cultura mettevano un muro tra lei e noi. A distanza di anni capisco quanto deve aver passato, quanto dev’essere stato difficile mettere da parte la sua lingua, le sue tradizioni per seguire noi, per star dietro alla scuola e al nuovo ambiente che le si era creato attorno. Se avessi la possibilità di tornare indietro avrei più consapevolezza di come lei si sentiva, la aiuterei di più ad essere parte di quella classe, a studiare. Mi rendo conto di non averla aiutata abbastanza, ma grazie a questo video e alle esperienze maturate in questo corso di pedagogia interculturale, posso dire che in futuro il mio atteggiamento sarà diverso, sarò più aperta e comprensiva, perchè mettendomi nei panni degli immigrati ho potuto almeno percepire il loro disagio, la loro sofferenza nel lasciare tutto alla ricerca di qualcosa di migliore.

  • 2013Baldioli Ma scrive:

    Questo video è un classico esempio di come fare esperienza di una condizione insegni di più che parlarne a voce. Un cortometraggio utile per due ragioni. In primis aiuta a capire meglio e a vivere in prima persona, se pur in maniera molto semplice e parziale, come uno straniero si trova in difficoltà in un paese diverso dal suo, con un’ altra lingua e con un altra cultura, in secondo luogo l’ho interpretato un po’ come video di spunto per l’autocritica, infatti ho notato che sono stati riproposti atteggiamenti che noi,purtroppo, molto spesso abbiamo nei confronti degli immigrati.
    Sono rimasto un po’ spiazzato da un dettaglio che questi ragazzi hanno enfatizzato molto bene, il “dare per scontato”,c’è una mancanza di empatia nei confronti del ragazzo e quindi si da per scontato che essendo in un determinato paese egli debba sapere o quantomeno capire la lingua del posto, è divertente ma nello stesso tempo significativa la scenda in cui la ragazza asiatica, aiutata poi da altri ragazzi parli nella sua lingua sempre più piano senza interrogarsi di che lingua sia l’interlocutore.

  • 2013MondellaI scrive:

    Il filmato “Non è facile entrare in un mondo nuovo” è molto significativo perché mostra le molteplici difficoltà d’inserimento in un contesto straniero: innanzitutto la lingua diversa (all’inizio del video, il protagonista non capisce le indicazioni che gli vengono date per trovare la sua classe), poi il rapporto con la nuova cultura che ha usanze differenti dalla propria (il protagonista Bonini va in palestra attrezzato per giocare a calcio, ma la classe pratica lo yoga), entrare in relazione con persone straniere (quando Bonini chiede ai compagni le materie del giorno e quando i professori sembrano spazientiti per la sua difficoltà di comprensione) e infine la possibile esclusione dal gruppo dei pari (quando il protagonista entra nell’aula di musica).
    La discriminazione e l’esclusione dello straniero faranno sì che quest’ultimo si chiuda nella propria cultura, certo che dall’altra parte non ci sia un ascolto, un interesse, una presa in considerazione.
    Perciò è importante aiutare lo straniero a integrarsi attraverso la lingua, l’appartenenza al gruppo e la valorizzazione della sua cultura. Questo atteggiamento potrà aprire un dialogo reciproco.
    Quando si pensa allo “straniero”, si immagina quasi sempre una persona proveniente da un’altra cultura che si inserisce nella nostra. Questo filmato mostra invece come noi stessi possiamo essere stranieri in altri Paesi e che bisogna riflettere sulla necessità di trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi.

  • 2013FasoliF scrive:

    Questo video mostra in maniera simpatica le difficoltà che un ragazzo si trova ad affrontare nell’inserimento in una nuova scuola. Tali difficoltà sono comuni a molti stranieri che venuti da altri Paesi si trovano di fronte a una nuova lingua, usi e costumi differenti ecc. che possono creare dei disagi nell’interazione con gli autoctoni. A volte quando ci capita di interagire con degli stranieri accade che ci innervosiamo se questi non comprendo subito quello che stiamo dicendo, senza pensare alla reale difficoltà che possono avere nel dialogare con noi. L’insegnamento che posso trarre da questo video è quello di immedesimarmi di più nell’altro, in particolare se straniero, per cercare di comprendere le sue difficoltà, perchè in fondo quello che è successo al ragazzo nel video potrebbe accadere a chiunque altro. Quindi l’atteggiamento corretto deve venire prima di tutto da noi stessi, attraverso la domanda “Cosa posso fare io per gli altri?”

  • 2013vignatii scrive:

    Facile non è. Basta anche pensare alle difficoltà che incontrano gli stranieri quando arrivano in Italia. È quindi fondamentale, soprattutto per i bambini che vengono da altri paesi e frequentano la scuola italiana, prediligere stili di insegnamento orientati verso la mediazione interculturale; favorire la volontà di conoscere; e comprendere le reciproche diversità. L’accoglienza dei bambini immigrati non deve essere lasciata solo alle buone intenzioni dei docenti, ma deve anche essere progettata; le/gli insegnati devono essere attente/i ai bisogni degli individui che devono essere inseriti e devono anche fare attenzione a far sentirli a proprio agio.
    Sul piano sociale e culturale la scuola deve tendere a mettere in relazione diverse culture, favorire la conoscenza in un clima di curiosità e dialogo, trasmettendo fiducia. Sul piano individuale, invece, la scuola dovrebbe facilitare,per ogni singolo bambino immigrato,l’integrazione di storie personali o consuetudini culturali.
    La scuola accogliente e integrativa è anche quella che utilizza modi quali: avvisi e scritte multilingue, calendari interculturali, libri scolastici bilingue o trilingue, mediatori tra scuola e famiglia….
    Partendo da queste piccole cose, gli stranieri, soprattutto i bambini, potrebbero apprendere velocemente lingua, usanze… senza però che le proprie vengano messe da parte. È infatti importantissimo che la propria cultura rimanga e che, in qualche modo, si “mescoli” con quella adottiva

  • 2013GalimbertiM scrive:

    Questo video sottolinea bene il fatto di sapersi mettere nei panni dell’altro, altro inteso come straniero che arriva in un nuovo paese con usi, costumi, valori… diversi dal proprio territorio di provenienza.
    Sicuramente, come mette bene in evidenza il video, non è facile arrivare nella nuova terra e ricominciare da capo!
    Una cosa che mi ha molto colpito e che ho apprezzato molto è stata una delle frasi iniziali, no alla discriminazione proprio perché l’altro va accettato e aiutato ad inserirsi nel nuovo contesto.

  • 2013Ceciliaperelli scrive:

    Mi è piaciuto molto l’idea di mettersi nei panni dell’altro, dello straniero. Penso che in questo modo si possa davvero capire cosa provano le persone straniere e non solo. é molto utile anche per capire persone con difficoltà si integrazione, persone disabili o con problemi di altro tipo. Anche per quanto riguarda certe situazioni di dolore, povertà o emozioni. Secondo solo chi prova certe situazioni può capirle veramente ed entrare in rapporto con l’altro.
    Ricordo bene alle elemetari quando sono arrivati dei miei compagni stranieri, erano disorientati, venivano presi in giro e si sentivano esclusi. E ricordo anche una mia compagna delle medie down che anche lei faceva fatica a stare con gli altri ed era spesso lasciata da parte. Così come per altre persone che ho conosciuto successivamente, ad esempio un ragazzo che ha vissuto un incidente che lo ha reso disabile.
    Mi è capitato di entrare in un centro di accoglienza per migranti per sentire una testimonianza e per conoscere la realtà. In quell’occasione
    ricordo che proprio una persona che era stata accolta in esso, ha voluto restare lì a lavorare.

  • 2013MortiniG scrive:

    Mi è piaciuto guardare con attenzione questo video perchè mi ha dato la possibilità di cambiare il mio punto di vista. Quando si parla di stranieri, di problemi di immigrazioni, della difficoltà che hanno alcuni stranieri ad amalgamarsi e ad inserirsi con un’ etnia diversa, li immaginiamo sempre stranieri nel nostro paese e il mio pensiero è di svalutazione delle loro difficoltà . E’ difficile integrarsi e cambiare improvvisamente stile di vita,la lingua, stare lontano dal proprio mondo e questo video mi ha fatto sorgere una domanda che mi aiuta a addentrarmi nel pensiero interculturale:” se fossi io in un Paese straniero?”.
    Penso che la pedagogia interculturale abbia tra tanti compiti quello di riuscire ad aprire la mente dei cittadini cosi da facilitare la comprensione e il dialogo tra culture differenti riuscendo a far immedesimare i cittadini italiani con tutti gli stranieri che stanno vivendo un momento difficile. A mio avviso questo video esprime in modo goliardico quest’aspetto dell’intercultura.

  • 2013TerzaghiN scrive:

    Questo video esemplifica molto bene le difficoltà che gli studenti stranieri, e non solo, devono affrontare in un nuovo contesto: hanno difficoltà di comprensione dovute a lingue differenti e questo può causare molto disagio e spaesamento. Questa è la situazione in cui vengono a trovarsi molti immigrati, per loro non è facile ambientarsi in un nuovo mondo, doversi confrontare con nuove abitudini, nuove usanze, una nuova lingua. Alcuni in poco tempo riescono ad adattarsi bene, per altri il percorso da affrontare risulta essere molto più lungo e faticoso. Non riescono ad entrare in relazione con gli autoctoni e questo spesso è dovuto ad un atteggiamento di chiusura nei confronti degli immigrati e ai diffusi stereotipi e pregiudizi che spesso non ci consentono di andare oltre determinati limiti. Ma ci siamo mai chiesti se fossimo noi a trovarci al loro posto? Come ci sentiremmo se non venissimo compresi e accettati? A volte non ci poniamo queste domande, ma è da queste risposte che dobbiamo partire per poter progettare l’integrazione di colui che viene considerato diverso. Anche noi ci siamo sicuramente trovati in situazioni in cui abbiamo avuto difficoltà a farci capire; pensiamo ad esempio ai nostri viaggi all’estero, spesso ci saremo trovati di fronte ad atteggiamenti poco gentili nei nostri confronti. Allora proviamo a metterci nei panni dell’immigrato, sia egli adulto o bambino, e cerchiamo di capire come possono sentirsi anche dal punto di vista emotivo nel momento in cui si trovano di fronte porte chiuse. E ricordiamoci che i pregiudizi e l’ostilità degli adulti nei confronti degli stranieri vengono “assorbite” anche dai bambini che riproducono gli atteggiamenti dei genitori nei confronti dei loro compagni di scuola. I bambini sono delle spugne che assorbono tutto anche i comportamenti negativi e sta agli adulti cercare di prevenire questi atteggiamenti di ostilità.
    A tal proposito vorrei riportare brevemente l’esperienza di una mia ex compagna della scuola primaria di secondo grado che, giungendo dall’Ecuador in Italia con la sua famiglia quando aveva 14 anni, ha dovuto affrontare molte difficoltà per potersi ambientare nel nuovo contesto scolastico, in primis la lingua. Nonostante le difficoltà a comunicare con noi riusciva a farsi capire e questo grazie anche alla nostra disponibilità nei suoi confronti, l’abbiamo integrata nel gruppo facendola sentire a proprio agio e piano piano è riuscita anche a imparare la nuova lingua. Quindi concludo dicendo che basta poco per far sentire il “diverso” non così tanto diverso.

  • 2013Quaglia G scrive:

    Il video “Non è facile entrare in un mondo nuovo” rappresenta in modo divertente e altrettanto significativo la situazione nella quale si trovano gli emigrati all’interno di una nuova realtà. Spesso non ci rendiamo conto delle piccole difficoltà che ogni giorno, fin dalla tenera età, le persone di diverse etnie devono affrontare. Il colore della pelle in primis, talvolta fa storcere il naso e affiorare spesso non fondati pregiudizi. Anche l’occhio ingenuo del bambino, influenzato dalle false credenze dei genitori, ha spesso dei filtri che non gli permettono di scorgere il buono nel diverso. La diversità spaventa chi si trova ad accogliere, ma spaventa soprattutto chi si ritrova solo catapultato in un mondo nuovo. Il ragazzo del video non capisce il linguaggio di chi gli sta intorno e nessuno tenta di comprenderlo e di aiutarlo. Nessuno lo fa sentire parte del gruppo e seppur noi lo guardiamo con il sorriso, quanta amarezza può provare un giovane nelle sue condizioni? Il diverso viene sempre visto con ostilità, ciò che non conosciamo ci spaventa, può rischiare di rompere equilibri già stabiliti. Nel laboratorio che abbiamo preparato in aula abbiamo affrontato il tema della disabilità non come “diversamente abile ma come abile diversamente”. Anche in questo caso specifico ci siamo resi conto della difficoltà dell’uomo di cogliere il bello da ciò che apparentemente si mostra come lontano da noi.
    Nel video che abbiamo proposto “Il circo della farfalla” viene trasmessa un’immagine positiva di questo circo come luogo in cui ci si può mettere in mostra non per i propri limiti, ma per le proprie risorse. Anche chi ,agli occhi dell’uomo comune sembra essere stato abbandonato da Dio perché privo di arti, può avere un proprio vissuto da raccontare e dei talenti da sviluppare. Quello che emerge dal video proposto nel blog é proprio la necessità di guardare a volte la realtà dei fatti da un’altra prospettiva, dagli occhi di chi cerca solo di essere compreso e amato per quello che è, anche se ha un colore di pelle diverso, scrive in modo differente dal nostro o è manchevole di qualcosa fisicamente. A volte dovremmo forse peccare anche noi come fece Ulisse e oltrepassare i limiti imposti dal pensiero comune. Nel ventiseiesimo canto della Divina Commedia, nel girone dei consiglieri fraudolenti, Ulisse racconta l’impresa del superamento delle colonne d’Ercole e la sua conseguente punizione. Esorta così i suoi compagni “Considerate la vostra semenza:
    fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” (considerate la vostra origine: non siete nati per vivere come bruti (come animali), ma per praticare la virtù e apprendere la conoscenza). Non saremo forse anche noi nati per conoscere e per aprire dei varchi a chi chiede la nostra ospitalità?

  • 2013espositos scrive:

    questo video ci fa capire in modo “divertente” quanto sia difficile per una persona straniera adattarsi in un nuovo paese dove il mezzo di comunicazione più usato ovvero la lingua non è la stessa della nostra. quando le abitudini gli usi e i costumi sono tanto diversi dai nostri. ma soprattutto questo video fa emergere quanto sia difficile il momento dell’adattamente nel paese di arrivo perché ci si trova isolati in mezzo a tante persone ma soli, dove anche il problema più semplice diventa enorme perché non c’è nessuno a cui poter chiedere aiuto, come si vede nel video il ragazzo cerca di chiedere informazioni ma per quanto cerchino di aiutarlo nessuno ci riesce e lui rimane da solo con i suoi problemi. trovo che il momento dell’adattamento nel paese di arrivo sia il momento più critico e difficile da dover passare e sicuramente le difficoltà aumentano quando si è da soli a doverlo affrontare

  • 2013longoninoemi scrive:

    Questo video stimola l’immedesimazione nel ragazzo e ci fa rendere conto delle varie difficoltà che uno straniero incontra nella città di arrivo(incomprensione, spaesamento, isolamento dai compagni ecc.) e anche di certi modi che attua la gente senza rendersi conto che sono inefficaci, si pensi all’inizio del video, quando ragazzo chiede informazioni e l’addetta gli risponde nella propria lingua, poi vedendo che non capiva ha chiamato una sua collega che ha ripetuto la stessa frase ma più lentamente. ciò è assurdo: se uno straniero non conosce la lingua è inutile e incivile ridire le stesse cose più lentamente.
    Al liceo, nel giorno dell’accoglienza ai “primini” mi è capitato, assieme a delle mie compagne, di dover indicare ad una ragazza cinese dove doveva andare. Era lì con suo padre davanti al cancello della scuola…appreso che non conosceva l’italiano ho cercato di sapere se conosceva l’inglese. Purtroppo no e così non riuscivamo a instaurare un dialogo.
    Mi sentivo imbarazzata e a disagio poi per fortuna ho visto il mio prof, ho fatto cenno alla ragazza di seguirmi poi ho spiegato la situazione al prof che ha chiamato un’interprete che conducesse la ragazza dove doveva andare. Dopo la vicenda mi sentivo ancora un po’ mortificata per non essere riuscita a fare gran che. È davvero brutto non riuscire a comunicare e questo video lo dimostra.

  • 2013caravati.i scrive:

    Sognificativo questo video che mostra come ci sentiremmo se fossimo trattati dagli stranieri come noi trattiamo loro. Fa riflettere su alcuni temi su cui in realtà non avevo mai dato troppa importanza, per esempio sul fatto che a scuola si potrebbe utilizzare un’altra lingua oltre la nostra per indicare le aule i i bagni, oppure che durante l’ota di ginnastica si potrebbero svolgere anche attività fisiche che si svolgono tipicamente negli altri paesi. Insomma, adottare un pensiero più elastico che tenga conto delle diversità e che non tenti di appiattirle e omologarle secondo uno stesso pensiero culturale.
    Per fare ciò è necessario un pensiero interculturale che sia diffuso non solo a scuola ma in ogni ambito ritenuto potenzialmente educativo.

  • 2013PalumboL scrive:

    Secondo me, questo video illustra in modo molto chiaro le sensazioni di disagio e d’imbarazzo che si provano nel momento in cui si entra in contatto con una cultura diversa dalla propria. Il protagonista del video infatti mostra quanto sia difficile riuscire a comunicare con gli altri, quando non si conoscono la lingua e le abitudini del luogo in cui si vive.In particolar modo nel video vengono mostrate le difficoltà a cui va incontro uno studente straniero nel nuovo istituto scolastico;a questo proposito penso che la difficoltà più rilevante sia l’impossibilità di comunicare, che causa l’isolamento e l’esclusione dal gruppo e quindi dalla classe. Nel video, ad esempio, si vede il ragazzo mentre chiede indicazioni ai compagni che però gli rispondono nella loro lingua o a gesti senza nemmeno provare a farsi comprendere. Perciò la visione di questo breve filmato intitolato “Non è facile”, ci fa riflettere sulla situazione di disagio che le persone provenienti da altri paesi vivono quotidianamente appena emigrano. Proprio per questa ragione dovremmo cercare di capire e aiutare le persone e i ragazzi stranieri, in quanto chiunque potrebbe provare le sensazioni di spaesamento e di esclusione.
    In conclusione mi auguro che nelle scuole e in generale nei servizi pubblici si creino dei progetti e si propongano delle iniziative che tengano conto del pensiero interculturale, e che quindi promuovano l’integrazione e l’accoglienza dello straniero. Infatti non bisogna temere le altre culture (e il diverso), poichè rapportandoci ed entrando in contatto con esse possiamo arricchire le nostre conoscenze. A questo proposito mi sembra opportuno citare Gadamer, secondo cui “nell’Altro e nel Diverso noi possiamo in qualche modo incontrare noi stessi. Ma più pressante che mai è oggi il dovere di riconoscere nell’Altro e nel Diverso quel che vi è di comune”.

  • 2013RuffatoS scrive:

    Un video divertente che riesce a spiegare quelle che sono le difficoltà di una persona arrivata in un nuovo paese. Una delle principali difficoltà è quella dello spaesamento il ragazzo in questo video si trova completamente spaesato: non sa in quale aula deve andare,cosa fare tutto questo perchè non riesce a interagire con gli altri per la diversità della lingua. Queste difficoltà tutti i giorni vengono vissute da persone che arrivano ogni giorno nel nostro paese, sta a noi aiutare queste persone prima di tutto evitando di ascoltare i pregiudizi su questa o quella cultura e poi evitando di giudicarli, capire che la diversità va interpretata come una risorsa grazie alla quale si può ampliare le nostre conoscenze e imparare da quelli che sono i vissuti altrui.

  • 2013ColomboL scrive:

    Questo video è molto interessante. Noi, in quanto italiani, siamo poco abituati a pensarci come possibili migranti ma pensiamo più a noi e all’Italia come paese ospitante. Il video ci mostra invece il punto di vista opposto ovvero quello di cittadino straniero. Il tema principalmente trattato è quello dello spaesamento, ovvero il non sapersi orientare, la difficoltà a comprendere ciò che gli altri ci dicono, il difficile incontro e adattamento con una cultura differente dalla nostra. Trovo quindi che il video offra un interessante spunto per una riflessione sul nostro modo di vedere, capire, ascoltare e quindi accogliere chi sembra essere diverso da noi.

  • 2013maestronie scrive:

    questo video realizzato da alcuni alunni stranieri fa capire le difficoltà concrete che si sperimentano in un paese nuovo. in alcune scene si può chiaramente notare come si potrebbe aiutare il ragazzo straniero a comprendere meglio: per esempio indicando le azioni, gli oggetti o il percorso che doveva fare oltre a comunicarlo solo con le parole. questi piccoli gesti che posso sembrare insignificanti e a cui molto spesso non ci si fa caso possono essere molto importanti per chi non conosce la lingua del paese in cui si trova.

  • 2013varinellis scrive:

    Questo video rappresenta in modo molto divertente, una situazione di disagio, che di solito provano le persone straniere quando vanno in un Paese diverso e in questo caso siamo noi a doverci adattare ad un altra cultura, ad un altra lingua, a una scuola con attività diverse dalle nostre.
    Questa è la prova, come dice il titolo del video che NON è FACILE e soprattutto diventa difficile quando le persone non ti aiutano e sono indifferenti.
    Questo video perciò ci da la possibilità di riflettere e di metterci nei panni dell’altro e capire quanto è importante accogliere le persone straniere, farle sentire a proprio agio e non trascurate in una situazione già difficile.

  • 2013 Brigatti F scrive:

    Questo video mostra le difficoltà che incontrano le persone quando si spostano in un altro Paese. Non è facile per ogni persona lasciare la propria vita per trovarne una nuova, in particolare per gli adolescenti, che già vivono un periodo complesso alla ricerca della propria identità, è difficile abbandonare il proprio Paese originario che genera più certezze rispetto al nuovo. Questo video spiega in modo divertente ciò che vivono realmente le persone immigrate che cercano che cercano di inserirsi nei servizi. Questo dipende anche dal carattere e dalla personalità dell’immigrato; infatti ho conosciuto ragazzi che facevano fatica ad interagire con gli altri perchè, per non essere derisi, parlavano poco fino a quando non hanno imparato perfettamente la nostra lingua. Questa tematica è stata affrontata nei libri di M. Giusti “L’educazione interculturale nella scuola” e “Pedagogia interculturale”.

  • 2013 Riboldi G scrive:

    All’inizio questo filmato era difficile da interpretare poichè non riuscivo a capirne il significato. Quando alla fine del video è apparsa la frase “Non è facile entrare in un nuovo mondo” ho riflettuto su tutti i problemi che incontrano gli immigrati nel momento in cui entrano in un nuovo paese. I primi problemi che riscontrano sono la lingua diversa, i riti diversi, il modo di vivere totalmente differente. Oltre a questi si aggiungono anche le difficoltà di non essere accettati dalle altre persone e questo crea molto disagio. Questo filmato è utile nelle scuole per far capire ai ragazzi come sia difficile integrarsi in un nuovo paese.

  • 2013grecoa scrive:

    Il video mostra due situazioni che ci toccano pienamente solo che viene presentato all inverso.Mi spiego meglio. Le situazioni presentate sono:
    -da una parte il ragazzo italiano inserito in un contesto sconosciuto con usi,costumi,linguaggi assai diversi,nuovi e anche incomprensibili (in questo caso è il ragazzo italiano l’immigrato);
    -dall’altra parte c’è la popolazione straniera che lo vede estraneo,che ride di lui che pensa sia lui che si deve adattare alla cultura e a loro essendo lui l intruso.
    Dunque, questo video mostra quanto sia difficile mettersi nei panni sia dell immigrato sia di chi deve accoglierlo. Non è facile! Proprio come mostra il video .

  • 2013grecoa scrive:

    Il video mostra due situazioni che ci toccano pienamente solo che viene presentato all inverso.Mi spiego meglio. Le situazioni presentate sono:
    -da una parte il ragazzo italiano inserito in un contesto sconosciuto con usi,costumi,linguaggi assai diversi,nuovi e anche incomprensibili (in questo caso è il ragazzo italiano l’immigrato);
    -dall’altra parte c’è la popolazione straniera che lo vede estraneo,che ride di lui che pensa sia lui che si deve adattare alla cultura e a loro essendo lui l intruso.
    Dunque, questo video mostra quanto sia difficile mettersi nei panni sia dell immigrato sia di chi deve accoglierlo. Non è facile! Proprio come dice il video in se.

  • 2013PrincipiC scrive:

    “Non è facile entrare in nuovo mondo”: questa frase che è apparsa solo nel finale del video mi continuava a invadare i pensieri durante tutto il filmato. Infatti nonostante il ragazzo ci faccia trasparire in modo “simpatico” le difficoltà che incontra, il messaggio del disagio che si prova quando si arriva in un nuovo paese è trasmesso chiaramente.
    Già dalla prima scena, dove il ragazzo deve chiedere delle informazioni in cinese e non riesce a spiegarsi emerge a mio parere la difficoltà più grande di quando si arriva in un nuovo paese: il non riuscire a comunicare a causa della lingua diversa dalla nostra. Questa tematica era già stata affrontata con diverse testimonianze nel libro “Pedagogia Interculturale” e “L’educazione interculturale nella scuola” di Mariangela Giusti.
    Gli altri video invece toccano la tematica dell’incontro con culture diverse dalla nostra. Viene per esempio riportata la scena del ragazzo che entra nell’aula per fare educazione fisica con un pallone sotto il braccio e davanti a sè trova i suoi nuovi compagni che fanno invece esercizi di yoga e non stanno giocando a calcio come lui pensava. Questo ci mostra lo stupore del ragazzo, ma viene anche sottolineata la sua forza di volontà nel provare a fare gli esercizi che non aveva mai fatto per addattarsi al nuovo ambiente e per cercare di entrare in contatto con una nuova cultura.
    Credo che questo video possa essere utilizzato nelle scuole per far capire ai ragazzi le difficoltà che provano i nuovi compagni che vengono da altri paesi, e soprattutto che anche loro stessi potrebbero trovarsi in una simile situazione di disagio.

  • 2013Bertolai M scrive:

    Simpatico questo video! Sono riuscita ad immedesimarmi con il protagonista e le emozioni che sono emerse in me, non erano del tutto positive. L’idea di trovarsi in quella situazione mette agitazione, un po’ come la paura di affrontare un viaggio in un paese straniero senza conoscerne la lingua. Tutti hanno paura di non riuscire a comunicare, non riuscire ad orientarsi, di trovarsi in un labirinto. Proprio come raccontano alcuni protagonisti delle interviste riportate in uno dei testi della prof.ssa Giusti. è difficile trovarsi in un luogo nuovo, con persone sconosciute che non fanno nulla per aiutarti, che sono chiuse nel loro mondo, è difficile per tutti gli stranieri che migrano. Sembra però che molte persone non siano in grado di comprendere questa difficoltà, sembra che manchino di sensibilità e forse, oserei dire, intelligenza. Potrebbe capitare a chiunque di dover migrare verso terre sconosciute e a volte non per scelta ma perchè obbligati dalle condizioni della società di appartenza. Non tutti gli immigrati sono (ad esempio) in Italia per piacere o scelta loro, sicuramente alcuni preferirebbero restare dove sono nati ma per sopravvivere sono costretti ad emigrare e per di più in un paese dove l’accoglienza è limitata. Siamo un insieme di Paesi meticciati dalla provenienza degli individui che li compongono, apriamoci al mondo, all’altro, al diverso. Facciamo si che, davvero, ogni mondo sia paese.

  • 2013RiboldiS scrive:

    Filmato simpatico. Con poche sequenze, i ragazzi che l’hanno creato, sono riusciti a trasmettere chiaramente il loro messaggio: la difficoltà a comprendere nuove culture quando nessuno ti aiuta. Tutto diventa difficile, anche le cose che sembrano più banali, come decidere in quale bagno entrare. Questo video ci fa riflettere sulla situazione che attualmente l’Italia sta vivendo per i tanti immigrati che stanno arrivando in cerca di una nuova opportunità di vita. La cosa più difficile è non essere in grado di comprendere una lingua perchè non ti da la possibilità di relazionarti con gli altri. Ogni cultura ha i propri usi e costumi, partendo dal cibo, alla fede religiosa, dall’abbigliamento al modo di concepire la vita in generale. Spesso giudichiamo in modo negativo gli immigrati senza nulla sapere della loro cultura e del loro vissuto. Atteggiamenti che a noi possono sembrare strani, o fuori luogo, per loro probabilmente hanno un’importanza fondamentale. Per questo tutti noi, prima di giudicare, dovremmo almeno interessarci sulle loro usanze cercando di un equilibrio fra la nostra e la loro cultura. Questo incontro potrà solo essere costruttivo per noi stessi. Dovremmo imparare a metterci nei panni dell’altra persona e pensare se noi dovessimo emigrare in un’altra Nazione, come ci sentiremmo se nessuno ci tendesse una mano.

  • 2013scardinol scrive:

    Questo video offre, in un modo molto accessibile, leggero ma al tempo stesso intelligente, due punti di vista diversi su una stessa situazione; tra l’altro la nazionalità italiana ci permette di immedesimarci in entrambi:
    -da una parte c’è questo ragazzo italiano che entra in un mondo per lui totalmente estraneo, che non comprende (sia a livello linguistico che culturale) e del quale conosce poco
    -dall’altra parte ci sono tutti gli altri stranieri, che si capiscono tra di loro, danno per scontato che lui conosca la loro lingua o che in ogni caso sia lui a doversi adeguare, perciò comunicano con lui attraverso di essa, e che ridono dei suoi errori
    Di solito noi italiani facciamo parte di questo secondo gruppo, anche se storicamente siamo spesso appartenuti al primo, per cui fa uno strano effetto venire “catapultati” dall’altra parte del muro comunicativo. Sicuramente mi ha fatto riflettere su quali siano gli atteggiamenti che aiuterebbero gli stranieri a sentirsi meno estranei a un mondo per loro nuovo: scritte in diverse lingue; persone che sappiano la loro lingua e gli possano dare informazioni sia di tipo tecnico (ad esempio quali sport si praticano) che di tipo culturale, aiutandoli a comprendere pratiche magari per loro molto inusuali; apertura da parte di chi li circonda e comprensione per le loro difficoltà, sopratutto quelle iniziali.

  • 2013TrussardiG scrive:

    Questo a mio parere è un video geniale! Esprime esattamente quello che un ragazzo straniero prova in un mondo completamente diverso dal suo, a partire dalla lingua e poi la musica, gli strumenti, lo scritto, le attività durante educazione fisica, ed è interessante il fatto che il ragazzo del video sia un italiano in mezzo a ragazzi per lui stranieri, anche se il forestiero, in questo caso, è proprio lui! Ho anche notato che più il ragazzo cercasse di far capire che non comprendeva la lingua, più non trovava riscontri da parte degli altri, i quali non compivano il minimo sforzo per andargli incontro.
    Dovremmo riflettere maggiormente, prendo spunto proprio da questo video, sulle difficoltà e sullo spaesamento che uno straniero incontra quando viene ad abitare nel nostro paese.

  • 2012Gorla F scrive:

    Trovo che questo video sia..perfetto.
    Perfetta è la resa del più totale spaesamento di chi entra in un mondo nuovo, perfetta l’imitazione dell’insofferenza al singolo che è diverso, perfetta l’immagine di come un’intera società possa essere chiusa e non inclusiva, anche nelle cose più pratiche (cartelli, indicazioni..).
    Dell’intero video ciò che mi ha più colpita è l’affanno ma la continua voglia di provare del ragazzo che è straniero in un mondo non suo. Cerca di interpretare i segnali, di comunicare con gli altri, addirittura tenta di imitare i suoi compagni (ed. fisica). E tutto questo in una indifferenza diffusa, in cui niente e nessuno sembra andargli incontro.
    Questo video rappresenta dunque la “lotta” del quotidiano per chi cerca di inserirsi in una nuova realtà. Una lotta tutt’altro che semplice.

  • 2012AntoniniL scrive:

    Partendo dalla premessa che il video è divertentissimo e che, a parer mio, ognuno di noi si è ritrovato in una situazione simile, magari non a scuola, ma anche solo per strada, permette a chi lo vede di mettersi dall’altra parte.
    Solitamente, come cultura ospitante, qui in Italia, ci viene facile rispondere con la nostra lingua, ignorare chi ci chiede qualcosa o proporre solo la nostra idea, il nostro punto di vista, la nostra cultura. In questo modo ci mettiamo noi, italiani, nel ruolo di chi non conosce nulla, di chi deve entrare a fra parte.
    A volte, anzi, spesso, diamo per scontato che chi arriva in una nuova cultura debba già sapere tutto a riguardo, adattarsi a ogni singola sfaccettatura, senza porci nemmeno il problema di fare un passo verso l’altro.

  • 2012GessaL scrive:

    Questo video mi ha fatto un po’ sorridere, soprattutto la scena finale in cui il ragazzo viene rincorso dallo sciame di ragazze!

    Mi ha colpito lo slogan iniziale “Sì alle diversità, no alle discriminazioni”, mi ha fatto subito pensare a quanto è importante fare della diversità una risorsa e a quanto sia sbagliato pensare che accettare l’altro significhi non farlo sentire diverso.

    Penso che il senso del video sia quello di farci mettere nei panni di una persona che arriva da un altro paese che deve affrontare una miriade di difficoltà.
    Anche noi in quella situazione saremmo in crisi per la lingua diversa, per gli sguardi sempre pronti a giudicare e disprezzare e per molte altre cose di cui probabilmente non ci rendiamo conto. Non è facile ricominciare da capo in un Paese completamente diverso dal tuo, e in questa difficoltà siamo tutti uguali.

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