Luoghi, crocevia di culture

  
Crocevia

“Forse dovremmo concedere alla natura umana una istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio. L’atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale…”
Bruce Chatwin

 

Questo spazio è dedicato a raccogliere tutti i luoghi che riteniamo essere crocevia interculturali, punti di incontro e/o di scambio tra persone che, portatrici di storie e di identità diverse, dimostrano di viverli secondo modi, tempi e finalità differenti.

Possono essere spazi aperti (parchi, piazze, vie, mercati, stazioni, capolinea di autobus, ecc.), o spazi chiusi (scuole, locali, musei, ecc.), spazi strutturati o non. Possono essere anche luoghi e situazioni occasionali (feste, attività, iniziative, ecc.).

Oltre ad indicare di che luogo si tratta sarebbe bene spiegare perché lo si può considerare un crocevia.

22 Commenti a “Luoghi, crocevia di culture”

  • Lisa2012 scrive:

    anche se ormai abbiamo tutti deciso i luoghi crocevia di cui ci occuperemo, mi è venuto in mente un altro possibile luogo di scambio interculturale. Un nostro compagno di corso è di Taranto e per continuare gli studi universitari qui in Bicocca ha deciso di trasferirsi negli appartamenti dedicati agli studenti che si trovano in U12. Sono stata diverse volte insieme ad Alice, a volte anche a studiare insieme e si può notare la presenza di persone provenienti da luoghi e culture diverse. Tutti entrano in interazione anche solo con sorrisi o un comune “ciao”. Ci sono dei luoghi che devono essere condivisi, come ad esempio la cucina, che è comune: ognuno si porta pentole e ciò che vuole cucinare e ci si trova lì tutti insieme con uno scopo comune che unisce, il silenzio si interrompe quasi involontariamente. Anche se non si comunica, si osserva l’Altro con interesse: cosa cucina, è ordinato, disordinato, non pulisce, pulisce, ha un odore particolare. Mille pensieri si scatenano e la curiosità aumenta. Oltre alla cucina c’è la sala della televisione, dove poter guardare film o rilassarsi sui divanetti e quella che preferisco di più è un corridoio con grandi vetrate dedicato allo studio: ci sono tavoli lunghi e tutti uniti. La disposizione dei tavoli fa intuire che è stata pensata per uno studio insieme, senza differenze. All’inizio si guarda con diffidenza l’Altro, ma con il tempo si crea una fiducia reciproca e confidenza. Mi sembra un ottimo esempio di crocevia.

  • 2012FabroS scrive:

    Ho pensato a possibili luoghi interculturi a Milano, ma purtroppo non vivendoci non sono riuscito a individuarne altri oltre a quelli proposti a lezione. Ma pensandoci ho ipotizzato come possibile crocevia interculturale l’oratorio. Infatti all’interno dell’oratorio è possibile trovare persone di altre culture e proprio per il tipo di luogo che è dovrebbe essere esperienza di crescita e di apertura verso l’altro.

  • 2012RagazziG scrive:

    Pensando e ripensando….
    credo che anche gli ospedali possano essere luoghi di consumo culturale e crocevia di culture.
    Ad esempio io ho fatto per diversi anni volontariato presso la pediatria dell’ospedale di Busto Arsizio (VA): molti erano gli stranieri, provenienti da paesi diversi e il dover stare in ospedale per diverso tempo,stando accanto ai propri figli, dovendo abbandonare il solito ritmo quotidiano, offriva a molte mamme l’occasione per fermarsi e per incuriosirsi all’altro, alla sua cultura e a suoi costumi; c’era molta voglia di conoscersi e confrontarsi. Anche i bambini, nel gioco, nel disegno, davanti alla tv ecc. avevano modo d’incontrare l’altro, di conoscerlo, e di viverci quotidianamente insieme-occasione più unica che rara.
    Da parte dell’associazione http://www.ilpontedelsorriso.com/ che gestisce la sala giochi e l’area di svago della pediatria c’è una forte volontà nel voler promuovere situazioni d’incontro fra culture,costumi e abitudini. l’ospedale diventa allora luogo d’incontro, punto di partenza per un percorso interculturale.

    Quello che ho portato è solo un esempio; visto che la conoscenza e il sapere si costruiscono insieme, spero che qualcuno della zona di Milano possa aiutarmi a individuare qualche ospedale nello specifico, che possa essere proposto come luogo interculturale e crocevia di culture.

  • 2012Gorla F scrive:

    Buonasera a tutti, sono Francesca.
    Devo ammettere che ho dovuto spendere non poco tempo a pensare e ripensare cosa potessi considerare crocevia di culture in una città che conosco molto bene e che, forse proprio per questo, mi ha sempre abituata a vedere la multiculturalità nella più totale normalità.

    Per aiutarmi ho utilizzato un velocissimo brainstorming: le idee erano tante ma spesso già citate e forse molto conosciute. Ho ripensato alla Stazione Centrale, a via Farini, a Garibaldi, alle Colonne di San Lorenzo e via dicendo.
    Quelli che ho ritenuto essere luoghi particolarmente significativi però (oltre a tantissime delle cose che avete già detto voi!!) sono il quartiere di China Town e la zona di Maciachini.
    Abitando non lontano da via Paolo Sarpi e le sue traverse, negli anni ho avuto modo di conoscere quelle vie, i loro abitanti, alcuni dei loro usi e costumi e i loro negozi, o più in generale le loro attività.
    Ritengo sia considerabile un vero e proprio “crocevia” in quanto è un luogo che si presterebbe bene all’interazione tra culture. Uso il condizionale perchè spesso China Town ha dimostrato di essere un ambiente di incontro e scontro tra mondi, con risultati che non sempre sono stati invidiabili. Trovo che il quartiere cinese in questione sia veramente un ambiente interessante da studiare e cercare di capire. E’ vero che, superficialmente parlando, possiamo vedere due culture che convivono, ma è altrettanto vero che ad uno sguardo più attento non possono sfuggire gli attriti tra la comunità cinese e gli italiani che, con gli anni, hanno abbandonato quelle vie.
    Interessante a riguardo è anche l’intervento del Comune di Milano e la ristrutturazione completa che è avvenuta in via Paolo Sarpi. Forse per offrire una nuova possibilità di convivenza, forse -al contrario- per rispondere alle lamentele di chi viveva lì da italiano insofferente ai cinesi. China Town è quindi, a mio parere, l’esempio di un POTENZIALE ma non particolarmente riuscito luogo di scambio e dialogo. Quello che è impressionante vedere non è tanto il conflitto che potrebbe nascere da un contatto così ravvicinato di culture così diverse, ma è piuttosto l’indifferenza di base tra i due gruppi. Cinesi e italiani tendono ad ignorarsi con solo alcuni piccoli picchi di intolleranza reciproca.

    Molte parole fa, avevo citato zona Maciachini, dunque Viale Jenner, via Imbonati etc etc. Non è detto però che il caso di questo quartiere coincida con quello di China Town.
    Se prima si è parlato di “indifferenza” tra due gruppi, ora non credo che si possa pensare lo stesso, perlomeno non nella stessa maniera.
    Tra le vie che si dipanano dalla nota fermata della Metro, infatti, non si respira aria di mancato incontro dettato dal disinteresse più totale ma piuttosto un incontro che, seppur in maniera non accentuatissima, avviene. Di questo ho trovato riscontro e conferma nelle testimonianze di amici che vivono nelle traverse di Via Imbonati. “Per la mia esperienza personale non ho avuto nessun problema. Anzi..a parte un po’ di sporcizia in giro, si fanno mediamente gli affari propri. O comunque sono gentili quando capita di parlarci”, dice un ragazzo che vive lì da venti anni. Dunque sembra che tra la comunità islamica e i cittadini italiani non ci sia lo stesso rapporto che prima si è visto parlando della cultura cinese. Migliore, peggiore, diverso? Per capire questo sarebbe interessante farci uno studio.

    Ultimissimo “crocevia” che mi permetto di proporre è l’OSF (Opera San Francesco per i poveri) di viale Piave. Ammetto di non esserci mai stata ma, alcune delle persone a cui ho raccontato il nostro inizio di progetto, mi hanno vivamente consigliato di darci un’occhiata. Io la butto lì..

    Buonanotte!!

    P.s. Massimo, io sono stata più volte a Dialogo nel buio. Bello, bello, bello. Magari possiamo parlarne :)

  • vale.fontolan scrive:

    ciao a tutti sono valentina. pensando a possibili luoghi di crocevia culturali la prima cosa che mi viene in mente sono i centri sociali dove non solo si radunano persone di defferenti etnie ed età ma nei quali spesso si realizzano iniziative utili a coinvolgerli nella società e a farli sentire parte integrante di un gruppo dove ogni singolo elemento ha un valore e un potere decisionale. interessanti sono anche la visione di film in modalità cineforum che spesso e volentieri propongono tematiche relative all’intercultura. ho in mente due possibili centri sociali dove potremmo svolgere la nostra ricerca: il casaloca che in molti conosceranno dal momento che si trova di fronte alla nostra università, e il boccaccio a monza dove potrei avere possibili contatti.

  • 2012vanoni e scrive:

    ciao sono Edoardo,
    Pensando a possibili luoghi crocevia nella mia zona(nord-est milanese) mi viene in mente la comunità di Cascina Castellazzo a Basiano(mi).Qui sono svolte numerose iniziative interculturali(ad esempio una legata al cibo durante la quale donne straniere immigrate insegnavano ricette tipiche dei loro luoghi d’origine alle donne del paese).
    Spesso la sera sono concessi spazi a gruppi di etnia rom per pregare(animatamente)
    Molti dei ragazzi e adulti che sono ospitati nelle famiglie della comunità sono stranieri, alcuni dei quali agli arresti domiciliari.
    Ospita, nei periodi che trascorrono in Italia, volontari rumeni, legati al Gruppo Romania, un gruppo di volontariato con progetti a Iasi e Ciocanesti due città della Romania. Affitta spazi per feste di matrimonio zigane.

  • 2012Fumagalli S scrive:

    Ciao a tutti! :)
    Mi chiamo Silvia e abito in un paese della Brianza a 20 km dal capoluogo lombardo.
    Come hanno già detto altri miei colleghi, in una realtà provinciale è ben più difficile trovare luoghi crocevia di culture nonostante ogni paese sia ormai multietnico.
    A Vimercate, pensando a luoghi frequentati da persone di diversa nazionalità mi viene in mente la stazione dei pullman di P.zza Marconi, come del resto tutte le stazioni. Per quanto riguarda Milano, ho pensato a Palazzo Reale, sicuramente importante centro culturale della città e sede di interessanti mostre, esposizioni ed eventi.
    Ritengo che in questa struttura sia possibile, attraverso la visita delle mostre proposte, allargare il proprio patrimonio culturale e avvicinarsi e scoprire nuove idee di arte provenienti da altri paesi.

  • 2012CitterioA scrive:

    Ciao sono Alice,
    ho letto un po’ i commenti precedenti e come dicono tanti altri frequento poco Milano dunque non posso essere molto precisa sui luoghi. I miei primi contatti con l’intercultura vera e propria li ho vissuti nella scuola, sia frequentandola che facendo sostegno a dei ragazzi di differenti paesi del mondo, ho avuto a che fare con un ragazzo cinese, uno ghanese, uno marocchino ecc. da loro ho imparato molto, probabilmente hanno insegnato a me almeno tanto quanto io ho insegnato a loro. Date queste premesse penso che anche le stesse scuole sono assolutamente un luogo di crocevia, di certo molto scontato ma sicuramente se in paesi piccoli come il mio si trova così tanta diversità a Milano sicuramente potremmo scoprire molte cose interessanti!

  • 2012 Pini M. scrive:

    Ieri parlando con alcune compagne di corso abbiamo fatto alcune riflessioni sul karaoke cinese (di cui ho parlato in un commento precedente) interessanti per il nostro discrorso sull’intercultura (sarà l’intelligenza collettiva all’opera?).

    L’idea di indagare un luogo di aggregazione incentrato su un aspetto culturale cinese e frequentato da ragazzi italiani e cinesi (forse sarebbe meglio dire: italiani di origine cinese) mette in discussione lo stereotipo secondo il quale la comunità cinese sarebbe chiusa e ostile all’integrazione col resto della società. Un altro elemento interessante è il fatto che le persone coinvolte in questo crocevia sono giovani di cultura, probabilmente sono cinesi di seconda generazione, studenti universitari, magari laureati, capaci di comunicare in almeno tre lingue, probabilmente futuri dirigenti del nostro Paese. Anche qui siamo lontani dallo stereotipo del cinese chiuso nel suo emporio che vende merce di importazione scadente.
    Infine l’idea di approfondire questo appuntamento mensile mi sembra un oggetto molto “radiofonico” da raccontare, essendo incentrato sulla musica.
    Le persone che si potrebbero intervistare sono i responsabili della cooperativa Zhubian che gestisce il locale, gli studenti promotori del karaoke cinese e i ragazzi e le ragazze che lo frequentano.

  • 2012GessaL scrive:

    Ciao a tutti, sono Lidia :)
    Stavo ripensando a quanto detto al laboratorio sui luoghi di crocevia e sinceramente ho qualche dubbio sulle discoteche.. Penso che l’interazione in posti così rumorosi e dispersivi sia praticamente nulla anche perché una persona ci va per divertirsi con gli amici, non per avvicinarsi a una nuova cultura, anche nel caso di locali stranieri!
    Frequento abbastanza spesso un locale latino americano nella bergamasca e vi posso assicurare che non ci sono tutti questi scambi ma semplicemente delle persone, come me, a cui piace ballare la bachata piuttosto che la salsa e decidono di “mettersi alla prova” e divertirsi con i ballerini Dominicani, Cubani e quant’altro. :)

    Per quanto riguarda, invece, i luoghi di crocevia in Milano anche io, come molti di voi, sono parecchio in difficoltà non conoscendo la città e frequentandola solo per motivi universitari.. Mi piacerebbe approfondire il discorso dell’intercultura in qualche centro sociale dove, sicuramente, la presenza di stranieri è consistente e l’interazione con altre culture è più ricercata e, in qualche modo, aiutata.

  • Marianna Guzzetti scrive:

    Ciao a tutti! Consultando la guida “Milano LOW COST – Guida anticrisi alla città più cara d’Italia” ho trovato alcuni possibili luoghi crocevia di cultura. Li ho trovati interessanti perchè sono abbastanza ricercati.
    A Milano in Piazza XXIV maggio c’è il Mercato coperto della Darsena, in cui è possibile fare una spesa ‘esotica’. E’ gestito da sudamericani, principalmente peruviani, che vendono prodotti della loro cucina ma non solo. Sulla guida è riportato che il proprietario dispensa anche ottime ricette peruviane. In via delle Leghe 23 c’è un locale ‘Al tempio d’oro’ http://www.altempiodoro.it/ in cui è possibile fare un aperitivo multietnico per chiacchierare, sul sito sono riportate iniziative e cene solidali, testimoni di culture diverse dalla nostra. Mi è venuto in mente come luogo di crocevia anche La Fabbrica del Vapore, che spesso propone laboratori e progetti sull’intercultura. Attualmente non so se ve ne siano, ma si può consultare il sito http://www.fabbricadelvapore.org/index_noflash.html .
    In via Confalonieri 34 c’è l’African Oriental Craft, un negozio gestito da un eritreo in cui è possibile trovare prodotti artigianali soprattutto provenienti dall’Africa e dall’India. Questo è il sito: http://www.africanorientalcraft.com/aoc_23.html . Inoltre mi è venuto in mente il Festival del Cibo Kuminda, che si svolge una volta all’anno a Milano (quest’anno si è svolto ad ottobre) alla Cascina Cuccagna. In questo festival si parla dell’alimentazione attraverso degustazioni,cortometraggi e workshop dedicati al cibo di culture differenti (sito https://www.facebook.com/pages/Kuminda-Festival-del-cibo/141834049172398 ). Infine ho pensato a Parco Sempione come luogo di intercultura, che frequentavo spesso in passato, in cui è numerosa la presenza di stranieri, soprattutto provenienti dall’Africa centrale.
    In tutti questi luoghi sopraelencati è possibile entrare in contatto con culture differenti a partire dal cibo, dai prodotti tipici, che permettono di sperimentare in maniera diretta, qualcosa che appartiene ad una cultura differente dalla nostra. Ma non solo attraverso cibo e usanze si può entrare in contatto con culture differenti dalla nostra, anche dialogando ed incontrando persone in parchi e stazioni, possiamo fare esperienze per arricchire la nostra visione interculturale.

  • 2012VersigliaF scrive:

    Ciao a tutti sono Federica,
    anche io come la maggior parte di voi vengo da fuori Milano quindi non conosco luoghi interculturali, a parte le stazioni, le università, i parchi, le piazze…
    Per quanto riguarda il percorso “Dialogo nel buio” di cui ha parlato nel commento precedente Massimo posso confermarvi che è una bellissima esperienza, per poco più di un’ora sei nei panni di un non vedente, provi sulla tua pelle una sensazione indescrivibile; appena entrata mi sono sentita spaesata, non sapevo come muovermi, avevo paura di cadere, di andare addosso a qualcuno; non potendo fare uso della vista le capacità uditive vengono amplificate, fai caso ad ogni minimo rumore, a cui magari normalmente non baderesti nemmeno. Attraversi una serie di stanze ognuna delle quali rappresenta un ambiente, per esempio la città, la campagna… Io l’ho trovato molto utile soprattutto per capire, anche solo in parte, come queste persone che non possono vedere il mondo con gli occhi lo vivono attraverso gli altri sensi.

  • 2012ghezzic scrive:

    Ciao, sono Camilla.
    Nonostante mi sia sforzata molto a pensare a qualche luogo di crocevia di Milano,non sono riuscita ad individuare una locazione precisa.
    Non essendo di Milano e avendola frequentata solo per motivi universitari mi trovo molto in difficoltà. Mi viene in mente luoghi come la stazione e piazza Duomo ma mi rendo conto anche di quanto sia difficile fare una ricerca in questo contesto,in quanto sono luoghi caratterizzati da dispersività e fretta. Altro luogo forse potrebbe essere l’università stessa,andando magari ad intervistare direttamente ragazzi non italiani,consultando magari statistiche su quanti alunni stranieri ci sono nella nostra università. Magari andare ad indagare quanto si sono sentiti accolti e quali sono state le principali difficoltà ad inserirsi nel contesto universitario(lingua,abitudini,materie). So che c’è una percentuale non altissima ma rilevante di stranieri in Bicocca e sarebbe interessante andare ad indagare anche il loro punto di vista per quanto riguarda la questione interculturale.
    Poi veramente cercherò di affidarmi ad altri compagni per scoprire altri luoghi che sono significativi a livello di crocevia di culture.

  • BianchiGiulia scrive:

    Ciao ragazzi, sono Giulia!
    Purtroppo non conosco bene la zona di Milano, ma sono cresciuta in un luogo in cui le diversità culturali non mancano.
    Sono felice di avere molti amici stranieri, dai quali ho appreso che la diversità non è un male, anzi è un modo per ampliare le conoscenze conoscenze e i propri limiti.
    Purtroppo conosco anche persone che vedono l’Altro come sbagliato, il diverso fa ancora paura per qualcuno.
    Per questo motivo ritengo importanti questi corsi che sensibilizzano le persone sull’argomento.

  • 2012BendiciA scrive:

    Ciao a tutti,mi chiamo Alessandra!
    Innanzitutto volevo precisare che non vivendo a Milano non riesco ad entrare in stretto contatto con la città.Sicuramente rispetto al piccolo paese in cui vivo Milano è un luogo ricco di multiculturalismo. Mi è capitato però di frequentare Milano nel weekend e di imbattermi in un luogo ricco di culture differenti dalla mia, ovvero Via Padova , un viale dove si può notare un’alta concentrazione di stranieri e spesso conosciuto per i diversi conflitti e scontri tra di loro. Via Padova è una delle vie più multietniche di Milano in cui convivono italiani e stranieri delle più diverse nazionalità. E’ inoltre un luogo di criticità a volte esplose nella violenza, ma anche luogo di ricchezza culturale.

  • Lisa2012 scrive:

    Ciao sono Lisa,
    le mie maggiori esperienze di contatto, interazione con l’Altro sono state vissute nell’oratorio del mio piccolo paese, in provincia di Como. Attraverso giochi e attività fin da piccola sono stata immersa nel mondo interculturale, scoprendo la ricchezza che può donare quel ragazzo all’apparenza tanto diverso da me, ma in fin dei conti anche molto simile. Si svolgevano anche diversi laboratori progettando cartelloni e lavori basati sulla cooperatività. Una volta ricordo di aver creato un cartellone con il mondo e intorno tanti bambini di diverse culture che facevano il girotondo mano per mano. Da piccola quel bambino con la pelle diversa dalla mia non era un problema perchè anche lui giocava a palla, anche lui disegnava, anche lui era simpatico. A volte vorrei che non si abbandonasse mai la spensieratezza che si prova nell’infanzia: quando si cresce aumentano le paure, i sospetti nei confronti della diversità, diminuisce la curiosità! Ecco cosa manca.. LA CURIOSITà di conoscere ogni cosa, ogni persona, la voglia di ricercare una motivazione, un perchè! Da piccoli eravamo più bravi esploratori, indagavamo fino in fondo il motivo per cui quella persona si comportava in quel modo. Crescendo gli stereotipi si insediano nelle nostre menti e smettiamo di cercare, di esplorare il mondo e l’Altro. Spero quindi che tutti gli oratori di ogni paese diventino un crocevia, un luogo di ancoraggio, di riferimento, dove ci sia uno scambio reciproco e di arricchimento, procedendo verso una positiva educazione interculturale.

  • 2012DelleFaveL scrive:

    Ciao a tutti, mi chiamo Lucia.
    Vivo in un piccolo paesino ad est di milano che sicuramente è un luogo meno multiculturale rispetto al centro. Spesso mi capita di frequentare la zona di Crescenzago, poco distante dal mio paese. Ho potuto notare in particolare in via Brambilla la Casa della Carità, ovvero un ex scuola che nel 2004 è divenuta una struttura che accoglie persone di 81 nazionalità diverse, soprattutto romeni. Qui vengono aiutati sia coloro che hanno problemi legati al permesso di soggiorno e riconoscimento dello status come rifugiati politici, sia coloro che non hanno un lavoro e sono in condizioni economiche disagiate. Questa struttura prevede un periodo di formazione professionale e stage nelle imprese anche se il difficile viene dopo poichè le aziende non assumono. Questo è uno dei luoghi a cui ho pensato dove la diversità etnica è evidente.

  • 2012MarianiG scrive:

    Ciao! mi chiamo Greta,
    oltre agli esempi già citati, tutti molto interessanti, mi viene in mente un centro interculturale allestito nel mio paese, in Brianza.
    Si tratta di un vero e proprio “centro d’ascolto” nel quale persone, soprattutto stranieri, con una situazione economica difficile, in cerca di un lavoro, di un alloggio o solamente di qualcuno con cui sfogarsi, possono trovare un aiuto reale.
    Il centro ha sede in un oratorio femminile, nonostante non abbia intenti religiosi, ovvero in un luogo accogliente e informale che consente a chi vi si reca di trovare un clima caldo e famigliare nel quale sentirsi fin da subito a proprio agio.
    Nonostante non organizzi particolari attività di festa o di contatto, ma dove al contrario si incontrano situazioni poco felici e problematiche, credo che il luogo a cui ho fatto riferimento possa aiutarci nel nostro lavoro perchè è un’associazione che ha fatto dell’ intercultura il proprio fine; i volontari che vi lavorano sono stati formati ad agevolare, per quanto possibile, la vita dei più bisognosi con un intervento che vada a incidere in modo concreto e immediato nella vita di chi lo richiede. Condividere i propri problemi e le paure con qualcuno potenzialmente in grado di combatterli stimola il dialogo e la solidarietà, che sono il punto di partenza e la base per una buona integrazione.
    Personalmente, prima di cominciare in corso di “pedagogia interculturale” ,pensavo ai luoghi di interazione, come quello che ho citato, quali posti di accoglienza per aiutare le persone venute da un altro paese ad integrarsi nella nuova cultura e società. Ora invece ho capito che lo scopo non è solo questo, o meglio, mi sono resa conto che questo obiettivo nasconde una grande utilità sociale che punta ad arricchire, grazie a questa rete di scambio realizzata a partire dai luoghi di crocevia culturale, ogni autoctono e, nel futuro, l’intera società.

  • marta trezzi scrive:

    Ciao a tutti, mi chiamo Marta.
    Prima di tutto volevo precisare che vivendo in periferia di Milano non vivo a stretto contatto con la “grande città”. Detto questo, credo che si notino molto di più in città dove il multiculturalismo è molto presente come Milano e in altre grandi città, la presenza di stranieri e quindi luoghi veri e propri di crocevia interculturali, rispetto al mio paese che è decisamente più piccolo. Ma posso riportavi un esempio di luogo di crocevia interculturale che ritrovo interessante. Ogni anno nel mio paese si svolge infatti “La festa dei popoli”.
    Tale festa è interessante perché coinvolge tutte le famiglia della mia città, sia quelle che in città ci abitano da sempre, che quelle che ci sono arrivate più di recente e anche e anche tutte le famiglie che provengono da altri paesi.
    Tale festa è da sempre organizzata dalla sede Parrocchiale ma non ha uno sfondo religioso.
    Questa festa non è pensata “per” gli stranieri, ma “con” loro, accanto alle famiglie italiane. La festa vuole stimolare una maggiore accoglienza nei loro confronti da parte nostra, questo è lo scopo dell’iniziativa! E credo sia una bella opportunità. Io personalmente vi ho partecipato ed ho assistito a veri e propri scambi di culture: balli, giochi, cibi, profumi e abiti tradizionali portavano in vità realtà differenti in un unico luogo e tutti potevano conoscere e imparare qualcosa di nuovo da ogni persona presente.
    Penso che questa sia una vera e propria occasione per conoscere e conoscersi!

  • Michi scrive:

    Ciao a tutti…
    il primo luogo che mi viene in mente è il “Circolone fratellanza e pace” di Legnano, forse perchè ci vado da quando ho 15 anni, forse perchè è il mio circolo di amicizie ma soprattutto perchè frequentare il circolone vuol dire soprattutto essere sempre a contatto con diverse culture e realtà.
    Il circolone è nato nel 1904 dapprima come circolo di ritrovo per anziani…con gli anni è diventato luogo per i giovani, un luogo di incontro e di discussione.
    Ritrovarsi al Circolo per discutere, ascoltare, fare cultura è stato ed è tuttora il trade d’union di intere generazioni di legnanesi e non, ma il circolo è anche luogo di musica e spettacoli. Questo venerdì ad esempio suoneranno i “kayamama” un gruppo reggae i cui componenti sono sia ragazzi italiani che africani. Questo è solo un esempio, poichè lo stesso staff del circolone è plurietnico…bariste italiane e ungheresi, cuoco domenicano, cameriere marocchino, tecnico audio/video italiano ecc…insomma entrare al circolone significa entrare in un clima di diversità di colori, di lingue, di costumi, di abitudini…ma la cosa più bella è il rispetto reciproco e la curiosità di conoscere l’altro..per questo sono tante le iniziative di questo genere..capita spesso che si organizzino serate dove lo scopo è proprio conoscere una cultura diversa…ad esempio ricordo che una sera dell’estate scorsa entrare al circolo significava immergersi nella cultura brasiliana..quella sera le pareti erano addobbate di cartelloni e colori del Brasile, i piatti erano stati cucinati da ragazzi( soprattutto mamme dei ragazzi) brasiliani ed era stato chiamato un gruppo che aveva il compito di far conoscere anche la musica tradizionale del luogo..
    Che dire…se vi capita di essere in giro per Legnano vi consiglio vivamente di entrare e fare un giretto e vedrete che in soli cinque secondi avrete modo di entrare in relazione con senegalese, un cinese e un croato…altro che crocevia di culture, io direi molto di più ;)

  • 2012 Pini M. scrive:

    Ciao, sono Massimo.

    C’è un crocevia di culture allo Spazio A di Sesto San Giovanni, una volta al mese. Mi ci sono imbattuto una sera, per caso. Ero alla ricerca di un posto dove parcheggiarmi per una mezz’ora, possibilmente in compagnia di una birra. Entro nel locale, i lineamenti asiatici vanno per la maggiore e si parlano lingue a me ignote. Intuisco però che quando le conversazioni arrancano si ricorre all’inglese, per capirsi. Ad ogni modo, anche l’inglese mi è pressochè ignoto. Dopo avere origliato un pò i miei vicini di bancone chiedo al barista cosa succede; quello, mentre mischia bevande, mi indica con gli occhi il maxischermo su cui iniziano a scorrere idiogrammi a ruota libera e la musica di sottofondo si alza sul chiacchierio. “E’ il karaoke cinese organizzato da alcuni studenti di mediazione culturale dell’università, il distaccamento di piazza Montanelli” mi dice. Inizio a capire qualcosa. Il pubblico in effetti, mi sembra fatto di studenti, giovani ragazzi e ragazze sui vent’anni, sia italiani che cinesi con pettinature bellissime che sembrano disegnate con la china, riuniti in questo crocevia dove i grandi successi del pop cinese si sovrappongono ai commenti della lezione di geografia politica.
    Il prossimo karaoke cinese è martedì 27 dalle 20,00 (ww.spazioa.org).

    Un altro crocevia di culture è il carcere. Nell’incontro di venerdì non è emerso dalla discussione ma chiunque si trovi a visitare un penitenziario non può fare a meno di rilevare una gran quantità di stranieri. Sono stato al carcere minorile Beccaria di Milano in occasione della presentazione di uno spettacolo teatrale frutto di un percorso educativo attraverso il quale i ragazzi e le ragazze hanno avuto modo di raccontarsi e raccontare la propria storia, le proprie emozioni. Ricordo di avere fatto questa banalissima constatazione: sono tutti stranieri, tutti con una recente storia di immigrazione alle spalle, molti con famiglie in difficoltà. E mi venne in mente una frase, forse di Ignazio Silone, che diceva che le galere sono fatte solo per i poveri.

    Altro luogo interculturale potrebbe essere l’istituto dei ciechi di via Vivaio (www.istciechimilano.it). Non ci sono mai stato ma è anni che mi prometto di visitare la mostra “Dialogo nel buio”: “un percorso che si compie in totale assenza di luce, accompagnati da esperte guide non vedenti. Un viaggio di oltre un’ora nella completa oscurità che permette di sperimentare un nuovo modo di vedere” dice il sito http://www.dialogonelbuio.org. Le occasioni per fare esperienza di questo mondo altro sono tantissime: al Cafénoir si fa teatro, musica, aperitivi, tutto rigorosamente al buio.

    Questi sono alcuni luoghi, tre possibili campi di indagine, dove si incontra la diversità culturale sotto varie forme.

  • 2012RagazziG scrive:

    Ciao a tutti, sono Greta!
    Ho avuto occasione, ormai qualche anno fa, di visitare la fiera degli O bej o bej, e secondo me potrebbe essere interessante ritornarci quest’anno -visto che avrà luogo il 7 dicembre- con un’intenzione di ricerca interculturale; a parer mio può essere ritenuto un luogo interculturale e crocevia di culture poichè dominato da un’ambivalenza cruciale: in quanto nasce in occasione della festa di Sant’Ambrogio-riccorrenza celebrativa per eccellenza dell’identità e della cultura milanese- ma al tempo stesso, soprattutto negli ultimi anni, permette incontri e contatti con realtà e culture diverse, in conseguenza ad un più generico cambiamento della città stessa, che viene progressivamente a costituirsi come muticulturale. Infatti come riporta il sito http://www.folclore.eu. “Sebbene la Fiera assuma sempre più caratteristiche internazionali, la “milanesità” della festa si gusta con le caldarroste, vino, mostarda e castagnaccio, sapori tradizionali e immancabili e con il Corteo Storico del 7 pomeriggio, quando, dalle 14 alle 18, settanta figuranti in abiti cinquecenteschi sfilano per ricordare “Ambrogio e Milano capitale dell’Impero”.
    A questo proposito gli aspetti su cui interrogarsi sono diversi: come una festa così tipica possa farsi carico di un’intenzione interculturale?che significato riveste questa ricorrenza per i nativi e per gli stranieri? Come quest’evento sia cambiato nel tempo in parallelo ad un più generale cambiamento del contesto urbano? Quali intenzioni e progetti interculturali sostengono l’organizzazione di questa fiera?
    Queste domande potrebbero trovare risposta, perlomeno parziale, nei racconti, nei pareri e nelle riflessioni di coloro che da anni lavorano in questa fiera, di coloro che ne fruiscono direttamente, nativi ed immigrati, di coloro che si occupano formalmente della sua organizzazione e progettazione e infine di coloro che si occupano di progetti culturali nel comune di milano (ad esempio l’Assessore alla cultura, dott. Stefano Boeri).

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