Le nostre ipotesi di ricerca

Tolstoj

 
  
 In questo spazio, oltre ai tre interventi audio della plenaria finale le stuentesse formulano le loro ipotesi di ricerca e le ulteriori proposte di come ognuna di loro concepirebbe la continuazione della ricerca partecipata.

 
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11 Commenti a “Le nostre ipotesi di ricerca”

  • francesca scrive:

    Alla voce “IPOTESI DI RICERCA” dopo la frase che termina con un punto aggiungo “Esitono figure di possibili soggetti mediatori tra i bambini?”

  • francesca scrive:

    TITOLO: Scuola primaria – i bambini come potenziali soggetti mediatori.

    IPOTESI DI RICERCA: Al giorno d’oggi la presenza dei bambini stranieri nelle scuole primarie è aumentata e spesso ci si trova dinanzi a classi con alunni provenienti da Paesi e culture diverse.

    OBIETTIVI: il ns. progetto si pone l’obiettivo di capire se all’interno di una scuola primaria possano esistere dei bambini che più di altri fungono da soggetti mediatori all’interno del gruppo/classe, attraverso l’analisi delle loro storie individuali e dinamiche relazionali, per cui capire come e cosa apprendono dal mondo scuola e dal mondo famiglia, come si relazionano con gli insegnanti, i compagnie la solidarietà esistente tra loro. Un percorso in cui approfondire la conoscenza della propria fondamentale diversità tramite il racconto di sé e l’ascolto di quello altrui, passando per il gioco delle parti, fino a condividerlo sulla scena.

    DESTINATARI: i destinatari sono gli alunni della scuola primaria, nonché le famiglie degli alunni cui verrà restituito l’esito finale del progetto.

    LUOGO: la struttura scuola nel suo insieme, quindi aule, giardino, mensa, palestra, corridoi

    DURATA: sono previsti 3 incontri di 3 ore cad. e n. 1 incontro finale di 4 ore.

    RISORSE:
    Persone messe in campo per la realizzazione del progetto:
    - n. 3 educatrici (che condurranno gli incontri);
    - insegnanti (che faranno da ponte nell’incontro iniziale con gli alunni);
    - genitori (che attraverso le storie dei figli saranno anch’essi narratori);

    Strumenti messi in campo per la realizzazione del progetto:
    - videocamera;
    - macchina fotografica;

    METODOLOGIA:
    - Dialogo;
    - Espressività grafica/corporea;
    - Gioco di ruolo; dove il bambino racconta una storia, mentre gli altri assumono il ruolo di personaggi della storia. Tutti si muovono in un set semplice.

    PRIMO INCONTRO: “L’Identità”:
    L’incontro si svolge in aula, il tempo sarà dedicato per lo più alle presentazioni: parte prima l’insegnante che introduce le educatrici che racconteranno in breve la loro storia e lo scopo degli incontri. In seguito verrà chiesto ai bambini di presentarsi e di raccontare qualcosa sulla loro famiglia. Anche all’insegnante verrà chiesto di fare un breve cenno alla propria famiglia per far sì che i bambini sentano d’essere accomunati al mondo adulto dalle storie di vita.
    In seguito i bambini saranno invitati a fare un disegno in cui rappresentano se stessi con la famiglia e come sfondo un setting a scelta tra casa, mare, montagna, parco, ecc. al disegno daranno anche un titolo, tutti i lavori saranno poi condivisi con il gruppo.
    A fine incontro verrà chiesto ai bambini di portare un oggetto, un indumento, una foto, a cui sono particolarmente legati.

    SECONDO INCONTRO – “Le differenze”:
    Anche questo incontro si svolgerà in aula, in un primo momento si visioneranno in gruppo i contributi che i bambini hanno deciso di portare da casa; i vari oggetti saranno fotografati.
    Seguirà la fase del disegno in cui gli alunni divisi in gruppi di 3-4 dovranno rappresentare ciascun compagno del proprio gruppo.
    I disegni saranno condivisi e messi su un cartellone da appendere in aula: i singoli disegni saranno affiancati dalla foto dell’oggetto presentato dal bambino (quando sarà sviluppata).
    Infine ai bambini sarà chiesto di scrivere un proprio breve racconto su un tema che può riguardare a scelta la scuola, la famiglia, un momento di gioco, un viaggio, ecc.

    TERZO INCONTRO – La Mediazione:
    Agli alunni sarà proposto un Gioco di Ruolo per impersonare alcuni dei brevi racconti redatti la volta precedente da loro stessi e scelti dalle educatrici come tra i più rappresentativi della mediazione interculturale. I bambini saranno divisi in gruppi di 4-5 in cui un bambino racconta la storia mentre gli altri assumono il ruolo di personaggi della storia. Gli “attori” si muovono in un set semplice all’interno dei diversi luoghi della scuola e vengono ripresi con una videocamera. Non ci saranno prove quindi dopo una breve spiegazione della storia da interpretare, dei tempi e delle modalità, i bambini partiranno subito con l’interpretazione libera, ma al contempo guidata. Unendo la recitazione al gioco sarà possibile verificare il rapporto dei bambini con il proprio corpo, gli stili comunicativi messi in campo nella relazione con gli altri.

    QUARTO INCONTRO – La condivisione:
    E ‘l’incontro conclusivo cui saranno invitati a partecipare anche i genitori degli alunni, oltre agli insegnanti e altro personale scolastico. Si svolgerà in palestra o altra sala grande della scuola alle pareti saranno affissi i cartelloni dei vari disegni e fotografie del secondo incontro. Durante l’incontro verranno proiettati i brevi filmati sui Giochi di Ruolo rappresentati dai bambini.
    Così verrà offerta la possibilità ai bambini di vedersi nella recitazione e in situazione con i compagni, e ai genitori di vedere i propri figli in attività “inusuali” ed in relazione anche con i compagni di classe stranieri.
    Inoltre tutti avranno la possibilità di elaborare uno sguardo nuovo sulle realtà circostanti: i bambini che attraverso tutto il lavoro fatto con i compagni avranno fatto l’esperienza della condivisione di regole essenziali per crescere, oltre ad una conoscenza ulteriore dei compagni e delle culture di riferimento; i genitori che potranno vedere come i propri figli interagiscono con i compagni appartenenti a culture diverse.
    Quindi i bambini diventano il tramite per genitori, insegnanti, ecc. della conoscenza di una cultura “altra” e della mediazione e sintesi possibile tra le diverse culture.

  • selene scrive:

    *TITOLO RICERCA: ECCO IL MIO BAGAGLIO, E’ PER TE: trasmissione della cultura d’origine ai figli di migranti
    *IPOTESI DI RICERCA: l’ipotesi di ricerca dalla quale partiamo è la seguente:
    quanto è importante per le famiglie migranti trasmettere la cultura del proprio paese di provenienza ai/alle propri/e figli/e, quanto questa volontà di trasmettere i propri valori si modifichi o meno man mano che i/le figli/e crescono.
    Un’ulteriore questione che vorremmo affrontare è quella di capire quali sono i valori che queste famiglie ritengono importanti nella trasmissione culturale fra loro e i/le figli/e.
    *MODALITÀ DI INTERVENTO: la modalità di intervento usata prevederà momenti di conduzione da parte delle educatrici/educatori, ma anche una modalità che coinvolga il più possibile i partecipanti durante gli incontri e le interviste, facendoli sentire attori di questo percorso di ricerca.
    *GLI ATTORI: gli attori della ricerca sono famiglie migranti, in attesa del primo figlio o con figli di varie età. Nello specifico la ricerca necessità di tre tipologie di attori che sono le seguenti:
    -primo gruppo: genitori in attesa del primo figlio o con bambini da 0 a 3 anni
    -secondo gruppo: genitori con bambini dai 4 ai 10 anni
    -terzo gruppo: genitori con bambini dagli 11 ai 18 anni
    Il progetto verrà seguito e proposto da due educatrici interculturali.
    *I LUOGHI: il luogo destinato allo svolgimento della ricerca sarà uno spazio messo a disposizione da un’associazione interculturale, dove già vengono svolte attività di aggregazione con persone provenienti da varie paesi del mondo.
    *I TEMPI: Il progetto si svolgerà nell’arco di 41 giorni e sarà strutturato nel seguente modo/tempi: FASE 0 – FASE 1 – FASE 2 – FASE 3 – FASE 4.
    La FASE 1 e 4 avranno la durata di circa 2 ore e mezza e saranno strutturate in questo modo: accoglienza dei partecipanti al progetto di circa 15 minuti, 2 ore di attività e 15 minuti di conclusione nei quali si tirano le fila del discorso appena svolto e si salutano gli attori.
    FASE 0: Il progetto avrà inizio con un questionario che verrà somministrato dal personale dell’associazione alle persone che lo frequentano. Il questionario tenderà a raccogliere questo tipo di informazioni: nome e cognome – età – da quanti anni vive in Italia – se ha famiglia con sé in Italia – se ha risposto affermativamente alla domanda precedente, da chi è composto il nucleo familiare, segnare l’età di eventuali figli – se è in attesa di un/a figlio/a.
    Queste prime domande hanno lo scopo di selezionare gli attori della ricerca. Le famiglie o le singole persone che verranno selezionate, verranno contattate da chi condurrà la ricerca al fine di spiegar loro il motivo di tale progetto e le modalità di svolgimento. Gli attori e le attrici saranno liberi di aderire alla ricerca oppure no.
    FASE 1: questo incontro è ad una distanza di 6 giorni dalla somministrazione del questionario iniziale. In questa fase vorremmo rispondere alla prima ipotesi di ricerca, ovvero “quanto è importante per le famiglie migranti trasmettere la cultura del proprio paese di provenienza ai/alle propri/e figli/e”, per fare ciò utilizzeremo inizialmente un brainstorming a domino che prevede, come parola che “da il via”, la parola CULRURA, alla quale si attaccheranno tutte le altre parole che vengono in mente gli attori per definire tale concetto. Il passo successivo è quello di trovare una “sistemazione” finale alle parole che vada bene ad ogni partecipante, ovvero ogni soggetto ha la possibilità di avvicinare alcune parole ad altre o allontanarle, tutto questo finche il brainstorming a domino non prenda una configurazione che sia ottimale per tutti.
    Successivamente si procederà con una mappa simbolica che ha come tema centrale sempre la cultura, ciò che la differenzia dall’attività precedente è che questo termine viene ricollegato in maniera personale alla vita di ciascun partecipante. Nello specifico verrà chiesto loro di mettere in relazione la cultura del paese di provenienza con la cultura del paese di arrivo e , in fine, di posizionare sia loro che la propria famiglia ( coniuge, figli attuali o futuri) in relazione alle due culture.
    Questo primo incontro terminerà con la visione del lavoro fatto durante la serata e con il rimando ad un blog creato appositamente per loro, ma visibile da chiunque, nel quale posso continuare a scambiarsi idee, a confrontarsi e a prendere visione del materiale caricato sul blog dai conduttori della ricerca.
    FASE 2: questa fase durerà circa 15 giorni e fa riferimento al secondo punto dell’ipotesi di ricerca: indicare quanto la “volontà di trasmettere i propri valori ( ai figli ) si modifichi o meno man mano che i/le figli/e crescono”. La metodologia usata è quella dell’intervista semi-strutturata, nella quale si da la possibilità ai vari attori e attrici di raccontarsi, di raccontare come vivono il rapporto tra la propria cultura d’origine e quella dell’Italia, quali sono i valori dominanti che porta con sé in questo paese, quali vorrebbe trasmettere o sta trasmettendo alla propria prole. Oltre a questi, gli altri aspetti importanti che la ricerca vuole fare emergere hanno lo scopo di indagare:
    -primo gruppo: le aspettative iniziali che un genitore ha ( sempre sulla trasmissione della propria cultura ai propri figli/e), l’immagine, proiettata nel futuro, del proprio figlio una volta cresciuto, se lo vede attaccato alla cultura d’origine oppure slegato, se loro come genitori faranno fatica nella trasmissione e nel far accettare questa loro cultura. Tutto questo con una premessa di base: il genitori, la coppia di genitori o futuri genitori ha intenzione di trasmettere ai figli la loro cultura di appartenenza.
    - secondo gruppo: in questo gruppo si cerca di indagare quali sono i valori che vengono trasmessi e come i figli li accettano ( o se li accettano), come li vivono i bambini secondo i genitori e se, rispetto alle aspettative iniziali, tutto procede come loro avevano immaginato e come sta procedendo. Rispetto a quanto emerso fino a quel momento, come vedono il futuro della famiglia.
    -terzo gruppo: ciò che si vuole far emergere da questo gruppo con figli pre-adolescenti e adolescenti, quindi in una fase che si reputa critica per la definizione della propria identità, è il rapporto che i figli hanno con la cultura dei genitori, se sono in conflitto oppure si riconoscono bene con essa. Un secondo aspetto è quello di capire, ancora una volta, se le aspettative dei genitori si sono avverate oppure no e capire quali sono i sentimenti, le emozioni che il genitore si porta dentro sia che tali progetti iniziali siano stati accolti dai figli, sia nel caso contrario.
    Tutto questo per avere una sorta di quadro di riferimento di come i figli dei migranti vivono in una situazione di “doppia cultura”, il tutto usando le lenti dei genitori migranti.
    FASE 3: la durata di questa fase è di 15 giorni, il materiale prodotto dalle interviste verrà trascritto e fatto vedere ai vari attori per chiedere loro se la trascrizione rispecchia il loro vissuto, le loro emozioni e quello che volevano trasmettere. Si chiederà loro il permesso di metterle sul blog come ulteriore materiale di spunto per chi visita il blog e per gli altri partecipanti alla ricerca.
    FASE 4: verrà fatto ad una distanza di 5 giorni dalla FASE 3 in modo da dare tempo di visionare il blog ai partecipanti alla ricerca. In questa fase verrà proposto un incontro, l’ultimo incontro, nel quale verrà fatta la restituzione dell’intero lavoro svolto con le considerazioni che i ricercatori/ricercatrici–educatori/educatrici avranno prodotto. Seguirà una discussione tra gli attori/attrici su queste conclusioni prodotte dai ricercatori e in ultimo verranno sentite/lette alcuni pezzi delle interviste in modo tale da lanciare spunti di discussione fra i diversi attori. La modalità è quella del dialogo, del confronto reciproco tra i diversi partecipanti. Un dialogo che non sia giudicante.
    *IL SETTING: per quanto riguarda la FASE 1 che si terrà in uno spazio chiuso, si prevede l’utilizzo di sedie disposte a semi-cerchio dove nell’estremità libera verrà posizionato un cartellone (su un supporto) con al centro la parola “CULTURA”. In mezzo al cerchio ci saranno dei fogli con dei pennarelli, ogni attore può scrivere da sé le proprie associazioni e poi attaccarle dove vuole sul cartellone oppure può dirle e farle scrivere da uno dei due conduttori. Alle spalle del semi cerchio ci saranno dei tavoli che potranno servire come appoggia nelle seconda parte del lavoro. Si lascia molta libertà di movimento e di decisione del posto in cui scrivere la propria mappa: sul tavolo, sulla sedia, seduti per terra, sdraiati, ecc .
    Nella FASE 4, che avverrà sempre in un luogo chiuso, le sedie saranno disposte a cerchio, in modo da agevolare il confronto in quanto tutti hanno la possibilità di guardarsi in faccia.
    La FASE 2 avverrà in un luogo ogni volta diverso, possibilmente in uno spazio tranquillo per l’intervistato, nel quale ha la possibilità di sentirsi a proprio agio.
    La FASE 3 avverrà in ufficio per quanto riguarda la trascrizione, per la visione del materiale prodotto da parte degli intervistati i utilizzerà lo stesso luogo dell’intervista.
    *PERSONALE:La ricerca verrà svolta da un educatore ed una educatrice con una persona di supporto tecnico che si occuperà della creazione e della gestione del blog.
    *MATERIALI: si utilizzeranno: fogli, cartelloni, matite, gomme, pennarelli, penne, temperini, scotch e registratore vocale.

  • Veronica scrive:

    Ipotesi: la nostra ricerca si propone di indagare in che misura la dicotomia “noi/loro” venga percepita esclusivamente in riferimento alle categorie di natività ed estraneità, o quanto piuttosto in essa venga fatta rientrare una più ampia gamma di variabili, ognuna delle quali riconducibile ai molteplici ambiti che quotidianamente ogni soggetto affronta, nel momento stesso in cui si accosta all’altro da sé, alla diversità. Nostra ipotesi è infatti che la percezione della dicotomia “noi/loro” sia il frutto di una costruzione, una pre-comprensione che agisce surrettiziamente strutturando il pensiero dei singoli in categorie immediate, non attraversate da riflessione, finendo col produrre una concezione della diversità da intendersi solo in riferimento alla provenienza geografica, e che espelle da sé tutte le altre dimensioni che caratterizzano ogni soggetto in quanto individualità unica ed irripetibile. Esplorare insieme ai soggetti della ricerca questa dicotomia, ci offrirà allora l’opportunità di dimostrare o meno la nostra ipotesi: i soggetti verranno stimolati con attività che si propongono di far emergere tutte quelle variabili, inerenti la dicotomia “noi/loro”, solitamente schiacciate sotto il peso gravoso delle ormai consolidate categorie di natività ed estraneità. In questo modo ci proponiamo anche di offrire ai soggetti coinvolti un’occasione formativa, mediante la quale comprendere che il fermarsi e il darsi un tempo per riflettere su ciò che viene dato per scontato, su ciò che non stimola più ad un’interrogazione, sono le uniche vie da percorrere per ri-scoprire la ricchezza del nostro pensiero, e le uniche armi che possediamo per contrastare la formazione di pregiudizi che ostacolano la conoscenza genuina dell’altro.

    I soggetti: il gruppo di ricerca, tre educatrici, si rivolge ad una classe multietnica di prima media e chiede la collaborazione dei loro insegnanti.

    I tempi: abbiamo pensato di articolare la ricerca in tre incontri da due ore ciascuno a cadenza bisettimanale.

    Gli spazi: verranno utilizzate per gli incontri le aule scolastiche, ma si chiederà anche di lavorare a piccoli gruppi al di fuori dell’ambito scolastico, nelle abitazioni degli alunni stessi.

    Strumenti: una mappa simbolica degli alunni realizzata da un insegnante; tre cartelloni; il blog; la canzone “Gli altri siamo noi”; un pc; un proiettore.

    Che cosa faremo:
    Anzitutto ci è utile ottenere, mediante l’aiuto di un insegnante della classe scelto come coordinatore, una visione generale delle relazioni che intercorrono nel gruppo-classe, in modo tale da sapere come si presentano, distribuiscono e quali soggetti coinvolgono le diverse alleanze, e quali attori, invece, sono colpiti da emarginazione. Chiederemo pertanto all’insegnante scelto di realizzare una mappa degli attori la quale farà emergere la percezione dell’insegnante stesso circa le dinamiche relazionali presenti all’interno della sua classe. Una volta presa visione di questa mappa, entreremo nella classe provviste di una prima comprensione, la quale ci verrà in aiuto nel momento in cui dovremo dividere gli alunni in gruppi.

    Primo incontro:
    Ci presentiamo ed esponiamo alla classe quello che abbiamo intenzione di fare in queste prime due ore, nel tentativo di coinvolgere i soggetti come parte attiva del processo di ricerca, non vedendoli cioè solo come destinatari delle nostre attività, ma cercando di negoziare con loro le diverse strategie. Non anticipiamo quello che abbiamo progettato di proporre loro negli incontri successivi, nella consapevolezza che qualcosa che ora non possiamo prevedere potrebbe cambiare il corso della nostra ricerca e quindi la natura delle future attività.
    Chiederemo agli alunni di partecipare ad attività di brainstorming relative alla dicotomia “noi/loro” prima riferita alla percezione che di essa hanno all’interno della classe, e dopo riferita invece a quella che essi hanno all’esterno dell’aula, nell’ambito della vita diffusa. Ogni alunno, a turno, è invitato a prendere il pennarello, che faremo girare per l’aula, e a scrivere su di un cartellone, che avremo posto al centro di essa, le categorie che gli sono venute in mente, apponendo sulla sinistra quella riguardante il “noi”, e sulla destra del cartellone quella relativa al “loro”. Un solo cartellone, diviso verticalmente da una linea netta, raccoglierà dunque tutte le categorie contrappositive. Seguirà una discussione che tenterà di stimolare gli alunni con osservazioni riguardanti l’eterogeneità delle categorie emerse, diverse non solo da persona a persona ma anche all’interno della percezione del singolo. Faremo notare, infatti, come ognuno a seconda del luogo e della situazione in cui si trova, possa percepirsi tanto come appartenente ad un “noi”, quanto come membro di un “loro”, e come queste due categorie siano pertanto qualcosa di evanescente, che trascolora rapidamente nel suo opposto senza nemmeno dare ai soggetti il tempo di rendersene conto. Dopodiché una di noi fotograferà il cartellone e caricherà il materiale su di un blog, che avremo precedentemente realizzato per questa ricerca, e al quale tutti gli alunni avranno accesso: essi dovranno infatti utilizzarlo come strumento per la rivisitazione del materiale raccolto in aula. Al termine dell’incontro chiederemo loro, come compito per l’incontro successivo, di visitare il blog e rivedere la foto del cartellone così da scegliere le categorie che più sentono proprie e, sulla base di queste, elaborare un breve racconto, frutto di un’esperienza personale, nel quale esprimano i sentimenti che hanno provato nel sentirsi parte di un gruppo, e quelli provati nel sentirsi esclusi, in minoranza, o comunque diversi. Il cartellone servirà inoltre a noi ricercatrici per operare un confronto con la mappa dell’insegnante, e comprendere così quanto le due percezioni raccolte combacino o si respingano, in vista dei gruppi che dovremo comporre nel prossimo incontro.

    Secondo incontro: dopo aver pensato come dividere la classe, le ricercatrici comunicano agli alunni il gruppo nel quale si è deciso inserirli. Vogliamo smuovere le dinamiche relazionali che abitualmente si instaurano in quel contesto ed evitare di riproporre schemi che ricalchino esclusioni ed alleanze, costruendo pertanto dei gruppi che siano essi stessi veicolo di nuove conoscenze e scoperte. All’interno dei gruppi ciascun studente ha il compito di leggere agli altri membri il suo racconto, di condividerlo, e di cercare delle somiglianze, in termini di situazione vissuta e di sentimenti provati, con i racconti degli altri membri del gruppo (es. quella volta che mi sono sentito escluso anch’io avrei voluto l’appoggio di un amico; quella volta che ho vinto la partita anch’io mi sono sentito forte, parte di qualcosa più grande di me). Il portavoce di ogni gruppo sarà chiamato successivamente a scrivere su di un nuovo cartellone le somiglianze raccolte, cosicché la classe avrà una visione generale di quelle che sono le caratteristiche che accomunano persone che fino ad allora si erano percepite come diametralmente opposte, contribuendo così ad arricchire ulteriormente le nostre piste di ricerca sulla dicotomia “noi/loro” (anche la foto di questo cartellone verrà inserita nel blog). Al termine di questo incontro, infatti, i gruppi così costituiti, avranno il compito di ritrovarsi a casa di uno dei membri, di ascoltare e leggere insieme il testo della canzone “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi, che troveranno in una sezione del blog, e di commentarlo sempre all’interno di questo spazio virtuale: dovranno indicare quali sono per loro le categorie più significative che, nel corso della canzone, identificano la dicotomia “noi/loro”.

    Terzo incontro: una delle educatrici si presenterà con un personal computer da usare per collegarsi al blog e permettere ad ogni alunno di vedere, grazie ad un proiettore, il lavoro svolto dai gruppi e il cartellone, riassuntivo di tutte le categorie emerse dai commenti, che le educatrici, durante le due settimane, avranno preparato, fotografato e caricato sul blog. A questo punto, presa visione del cartellone, si inizierà una discussione che avrà come oggetto tutti e tre i cartelloni prodotti nel corso degli incontri, la quale renderà evidente l’evoluzione che la concezione di diversità ha conosciuto durante la ricerca svolta insieme. I ragazzi verranno cioè messi di fronte alla ricchezza, alla complessità che le loro esperienze e la loro collaborazione sono state in grado di creare rispetto l’oggetto di ricerca, e realizzeranno dunque come la nostra “comunità d’apprendimento” sia stata in grado di condividere e produrre conoscenza.

    Punto critico: il compito che i gruppi dovranno svolgere al termine del secondo incontro si configura come il vero banco di prova della nostra ipotesi: al chiuso delle loro camerette, senza la nostra guida e le nostre osservazioni, i ragazzi si troveranno infatti nella situazione di gestire da soli le diverse opinioni, i vari punti di vista, e soprattutto le relazioni che si creano all’interno di un gruppo diverso da quello che frequentano abitualmente. E’ dunque in questa occasione che noi ricercatrici potremo davvero comprendere come e cosa osservano i soggetti, quali sono gli oggetti prioritari della loro osservazione, cosa ritengono significativo e cosa meno, e in che misura il trovarsi inseriti in gruppi inusuali li aiuti a cogliere cose che abitualmente non vedrebbero.

  • Michela scrive:

    Ipotesi di ricerca iniziale.

    Quanto è importante per il genitore migrante trasmettere le tradizioni e i valori del paese di provenienza ai propri figli?
    A cui aggiungerei: quanto si modifica nel tempo il desiderio di trasmettere le tradizioni e i valori del proprio paese d’origine ai propri figli? Questo cambiamento è influenzato da fenomeni storici contingenti o piuttosto dal variare dell’età dei figli?
    E: in quale comunità, se c’è, è più forte il desiderio di trasmettere le tradizioni e i valori del paese d’origine?

    Le componenti del gruppo di ricerca ritengono che la trasmissione di tradizioni e valori del proprio paese di origine sia importante, soprattutto per chi si è allontanato dal proprio paese per motivi di lavoro o per bisogno. Pensano però che il desiderio di trasmissione delle tradizioni e valori possa variare in funzione dell’età raggiunta dai figli o del tempo di permanenza dei figli nel paese ospitante.
    E’ da verificare quindi se le cose stiano effettivamente così.

    Obiettivi.

    - Capire/verificare quanto per i genitori migranti è importante la propria cultura di provenienza.
    Per loro è più importante fare riferimento alle proprie abitudini e tradizioni o è più importante adattarsi a tradizioni e abitudini del paese che li ospita? Quali tradizioni e abitudini desiderano mantenere e quali invece sono disposti a sacrificare, per esempio? Quali sono le mediazioni possibili tra la cultura di provenienza e quella del paese in cui ora vivono?

    - Capire/verificare quanto è importante la trasmissione della cultura d’origine ai propri figli.
    Le tradizioni e abitudini che si vogliono mantenere a livello personale sono le stesse che si vogliono trasmettere ai propri figli? Se no, quali tra le tradizioni e abitudini del paese d’origine si ritiene di voler trasmettere e quali no? Quali elementi della cultura d’origine i genitori pensano possano contribuire all’integrazione dei figli e quali pensano possano diventare fonte di discriminazione?

    - Capire/verificare come/se si modifica questa volontà di trasmissione col crescere del figlio/a.
    Col crescere dell’età dei figli, si modifica la volontà di trasmettere la propria cultura di provenienza? E’ diversa la situazione a seconda del genere della prole? Nell’eventualità che si riscontrino delle differenze di genere, perché per il figlio maschio o la figlia femmina dovrebbe essere più importante mantenere le tradizioni della famiglia d’origine, mentre sarebbe meno importante mantenerle per l’altro/a figlio/a?

    - Personalmente aggiungerei alla ricerca queste differenziazioni: in quali comunità si dà più importanza alla trasmissione dei valori e tradizioni dei paesi d’origine? In quelle sudamericane, in quelle orientali, nelle africane…? Oppure può essere verificato che tutte le comunità ospitate in Italia attribuiscono un simile valore alle tradizioni del paese d’origine? Quanto forte è il peso della tradizione nella popolazione non emigrata dai paesi d’origine? Quanto la comunità di provenienza non migrante ancora influisce sui valori dei migranti?

    Luoghi.

    Si è pensato che una ricerca di questo tipo possa essere svolta da una associazione interculturale, magari con l’ausilio di altre agenzie del territorio (scuola, consultori…).
    Servono: un’aula allestita a livello multimediale per le riunioni, un salottino per la conduzione delle interviste, una o più postazioni internet a utilizzo libero (e con possibilità di eventuale assistenza tecnica) per far partecipare al blog anche le persone che non dispongono di un computer a casa.

    Tempi.

    Distanza di almeno un mese tra il primo e il secondo incontro (della durata di due ore e mezza ciascuno).

    Conduttori della ricerca.

    Quattro educatori, con i seguenti ruoli: un referente per il blog, un supervisore del gruppo di discussione, due intervistatori.

    Attori.

    Tre sono le tipologie dei possibili attori della ricerca:

    - genitori in “attesa” o con figli di età compresa tra gli 0 e i 3 anni, ovvero bimbi piccoli;
    - genitori con figli tra i 4 e i 10 anni, ovvero bambini in età pre-scolare e scolare;
    - genitori con figli tra gli 11 e i 18 anni, ovvero ragazzi adolescenti o quasi adolescenti.

    Le tre fasce d’età dei figli servono a verificare l’ipotesi del cambiamento nel desiderio di trasmissione delle tradizioni e valori a seconda dell’età dei figli. Andrebbe però anche sempre verificato da quanto tempo le persone implicate nella ricerca soggiornano in Italia.

    Momenti della ricerca.

    Abbiamo ipotizzato che in una fase preliminare l’associazione avrebbe dovuto selezionare i possibili soggetti interessati all’attività, somministrando dei questionari ai potenziali partecipanti alla ricerca per recuperare alcuni dati come: età, genere, lavoro (facoltativo), titolo di studi (facoltativo), numero di anni di soggiorno in Italia, numero ed età dei figli, livello d’uso del computer.
    In alternativa il questionario potrebbe essere distribuito durante il primo incontro ed essere poi utilizzato a soli fini statistici per archiviare i dati della ricerca.

    Primo incontro (con l’intento di far emergere sia la definizione di cultura che l’importanza della cultura per gli attori della ricerca, nonché la loro propoensione al cambiamento):

    Brainstorming sulla cultura a domino: per cercare di inquadrare il problema culturale in maniera condivisa. Cosa è la cultura? Cosa è la tradizione? Cosa sono i valori?
    Mappa delle culture: per individuare come i partecipanti si collocano tra la cultura di provenienza e quella del paese opitante. Ci si sente più vicini alla cultura del paese di provenienza o alla cultura italiana? I propri figli a quale delle due culture si sentono più vicini? Quali cambiamenti sono auspicabili per genitori e figli?
    Confronto delle varie posizioni e situazioni dei partecipanti.
    Momento introduttivo all’utilizzazione del blog: spiegazioni sull’uso ed eventuale prova.

    Intermezzo:

    Creazione di un blog su cui proporre dei materiali che possano stimolare ulteriori discussioni sul tema della trasmissione dei valori e delle tradizioni culturali.
    Conduzione di interviste narrative semi-strutturate (per far emergere la volontà di trasmissione della propria cultura d’origine nel tempo e al cambiare dell’età dei figli), da inserire, su consenso, nel blog.
    Durante queste interviste si riproporranno in linea di massima le domande riportate tra gli obiettivi della ricerca, cercando di adattarle alle proprietà di linguaggio dell’intervistato e al suo livello di comprensione/elaborazione delle problematiche di interesse.

    Secondo incontro (in cui si può anche far emergere la differenza di importanza per le varie comunità della trasmissione della cultura d’origine):

    Restituzione dell’attività svolta sul blog e dei dati emersi dalle interviste. Cosa pensano riguardo la trasmissione culturale i componenti di questo gruppo? Quali sono i valori da trasmettere? Sono state notate delle differenze riconducibili alla propria comunità di provenienza? Quanto sono forti i valori della comunità d’origine? Quanto cambiamento si è notato nel proprio modo di pensare da quando si è arrivati in Italia? Qual è il rapporto che hanno i propri figli con la cultura del paese di provenienza? E qual è il loro rapporto con la cultura italiana? I figli più grandi come hanno elaborato le due culture nel corso del tempo? Chi, tra genitori e figli è oggi in grado di mediare meglio tra le due culture? Quali valori nelle culture di provenienza e acquisita sono simili? Quali sono diversi? Quali valori sono simili o diversi tra le culture d’origine di tutti i partecipanti alla ricerca?
    Confronto conclusivo tra i vari attori per far emergere differenze e somiglianze nelle strategie di integrazione e trasmissione culturale dei partecipanti alla ricerca.
    Riproposta della mappa delle culture per verificare se vi siano stati dei cambiamenti riguardo al posizionamento riscontrato nell’incontro precedente.
    Rilancio dell’esperienza sul blog come momento per coltivare interessi comuni che possano essersi creati tra i partecipanti.

  • Isabella scrive:

    Il nostro progetto si pone lo scopo di indagare quali e se ci sono soggetti mediatori all’interno di un contesto scolastico che facilitano più di altri l’integrazione fra alunni appartenenti a culture diverse.
    Soggetti: il progetto è rivolto a tutti gli alunni della scuola primaria, dalla prima alla quinta classe.
    A condurre gli incontri saranno due educatrici. Non sarà sottovalutata l’importanza del dialogo con i genitori e con gli insegnanti.
    I genitori saranno coinvolti direttamente durante l’ultimo incontro.
    Setting: gli incontri si svolgeranno in diversi luoghi: il giardino, l’aula, la palestra ( per poter contenere tutti gli alunni durante la visione del film). Quando possibile si starà insieme disposti in cerchio, con l’educatrice anch’essa nel cerchio o in piedi per interagire direttamente con i bambini.
    Per il resto del tempo lo spazio sarà statico solo quando vi sarà la visione del film, altrimenti sarà caratterizzato dalla dinamicità.
    Tempi: Sono previsti 3 incontri di 2 ore ciascuno e 1 incontro di 2 ore e mezza.
    Strumenti: ogni incontro sarà video-registrato.
    Primo incontro, tema: identità
    Durante il primo incontro la prima parte sarà dedicata alle presentazioni. Verrà chiesto a ogni alunno di presentarsi e di raccontare qualcosa di sé e della sua famiglia. Anche le educatrici si presenteranno.
    Successivamente verranno disposte per terra delle carte, su ogni carta vi è un disegno diverso ( pastelli, patata, cavallo, orso, prato…) dai soggetti più vari, ogni alunno dovrà scegliere una carta e spiegare alla classe perché ha scelto quell’immagine.
    A fine incontrò si chiederà a ogni bambino di portare, per la volta successiva, un oggetto o una foto che li rappresenti, a cui sono particolarmente legati…
    Questo incontro si svolgerà in giardino.
    Secondo incontro, tema: differenze
    Nella prima parte dell’ incontro si visioneranno insieme gli oggetti che ogni bambino ha portato.
    Nella seconda parte si divideranno gli alunni in gruppi di 4-5 e ognuno dovrà rappresentare con un disegno un proprio compagno.
    L’ultima parte dell’incontro sarà dedicata alla condivisione di questi disegni che verranno appesi su un carrtellone in modo che i bambini li possano rivedere anche nel corso del tempo.
    Terzo incontro: mediazione
    I bambini che hanno partecipato al progetto verranno riuniti in palestra (o al cinema se possibile) e verrà trasmesso un cartone animato o un cortometraggio per bambini che consenti di sviluppare una riflessione in materia di integrazione- mediazione.
    Al termine dell’incontro vi sarà un piccolo dibattito guidato dalle educatrici per approfondire, anche con l’esperienza direttamente raccontata dai bambini, il tema dell’integrazione.
    Quarto incontro: condivisione
    In questo ultimo incontro verranno invitati a partecipare anche i genitori degli alunni. Verrà chiesto a ogni famiglia di portare un piatto tipico o semplicemente un cibo da condividere tutti insieme.
    Questo permetterà di poter osservare le dinamiche di integrazione anche fra i vari genitori e in più si condivideranno momenti di festa e svago insieme. Spesso i genitori di bambini stranieri si isolano, non riuscendo a interagire con gli altri genitori o con lascuola, in questo caso si avrà la possibilità anche di favorire la comunicazione, soprattutto grazie all’ esperienza del bambino che farà da “guida” ai propri genitori.

  • Serena scrive:

    IPOTESI DI RICERCA Il nostro progetto di ricerca nasce con lo scopo di indagare la dicotomia “NOI-LORO”, in particolare in relazione al come venga percepita non solo in riferimento alla provenienza geografica, ma piuttosto comprenda molteplici sfumature riconducibili a una diversità insita nei soggetti in quanto individui. Secondo Rorty il “noi” ha di norma una valenza contrappositiva, nel senso che si contrappone a un “loro” fatto anch’esso di esseri umani( “L’educazione Interculturale nella scuola” Giusti). Infatti vogliamo far riflettere proprio sul concetto che siamo tutti esseri umani, siamo cioè categorizzabili in unico NOI all’interno del quale ci possono essere delle differenze: chi ha gli occhiali, chi l’apparecchio ai denti, chi i capelli biondi, chi la pelle o la religione diversa dalla nostra; in questo modo l’essere straniero non emerge come diversità che esclude ed isola, ma anzi viene inserita all’interno di una serie di diversità presenti in ciascun individuo.
    CON QUALI SOGGETTI ragazzi di una prima media dove ci sono inseriti anche dei ragazzi immigrati, importanti per far nascere la nostra riflessione sulla dicotomia “noi-loro”
    ATTORI alunni ed insegnanti
    TEMPI tre incontri da due ore ciascuno a cadenza bisettimanale
    SPAZI a scuola nell’aula e a casa di uno dei ragazzi del gruppo
    STRUMENTI una mappa simbolica degli alunni realizzata dai professori; due brain-storming sulla dicotomia noi-loro; la narrazione di due esperienze, per ciascun alunno, in cui si sono sentiti parte di un noi e di un loro; la visione del film “Oggi Sposi”; l’uso di un blog per rivedere quanto svolto in ogni incontro; l’osservazione durante tutti gli incontri per annotare la comunicazione verbale e non verbale usata dagli alunni per comunicare tra di loro quando non si sentono direttamente osservati dai ricercatori e dagli insegnanti
    CHE COSA FAREMO
    PRIMA DEGLI INCONTRI abbiamo pensato di farci aiutare dagli insegnanti che vivono a contatto tutti i giorni con i ragazzi della classe. Gli chiederemo di fare una mappa simbolica degli alunni con lo scopo di aiutarci nella loro conoscenza. Come un vero e proprio ricercatore, infatti, è utile analizzare il contesto prima di fare una ricerca in modo da poter scegliere le tecniche e le modalità più appropriate ai fini della raccolta del materiale che ci serve. Dall’analisi della mappa creeremo dei gruppi di lavoro cercando di dividere le persone che stanno sempre insieme (isolandosi dagli altri) e di creare quindi dei raggruppamenti equilibrati dove la diversità risulta essere l’elemento che li contraddistingue.
    PER IL PRIMO INCONTRO quindi arriveremo nella classe già con una visione generale del nucleo. Dopo una presentazione iniziale proporremo ai ragazzi una breve attività di brain-storming sui concetti “noi-loro”; appenderemo sulla lavagna due cartelloni entrambi con disegnata al centro una linea continua verticale che divide la scritta noi a sinistra dalla scritta loro a destra. In un primo momento useremo un solo cartellone per analizzare la dicotomia presente all’interno del gruppo classe, qui emergeranno differenze legate alla persona, alla sua diversità fisica ( occhiali, lentiggini, apparecchio..), di religione, di passioni, di hobby ecc…Nel secondo cartellone il brain-storming punterà a far riflettere sulla dicotomia dei concetti nel mondo esterno, quindi emergeranno delle diversità più complesse. Durante l’attività verranno fatte molte foto, non solo ai cartelloni finiti, ma anche ai diversi momenti della loro realizzazione per immortalare ogni attimo in cui i soggetti cercano di cooperare insieme. Tutto il materiale raccolto sarà poi inserito all’interno di un blog che gestiremo noi ricercatrici con la finalità di rendere pubblico a tutti, anche ai genitori dei ragazzi, le ricerche svolte.
    Al termine dell’incontro chiederemo agli alunni di fare un compito per il ritrovo successivo, cioè pensare a due momenti significativi della loro vita a scuola: un momento in cui si sono sentiti parte di un “noi” e un altro in cui si sono sentiti parte di un “loro”.
    NEL SECONDO INCONTRO ci soffermeremo principalmente sulle esperienze riportate dai ragazzi. Daremo ad ognuno la possibilità di parlare ed esprimere il suo pensiero cercando di far riflettere sugli aspetti positivi e quelli negativi presenti nei loro racconti di vita. Per far sì che la discussione garantisca la partecipazione di ognuno, divideremo il gruppo classe nei gruppetti che avevamo precedentemente pensato, in questo modo tutti si sentiranno più partecipi nell’attività. Quest’ultima consisterà nello scrivere su un foglio le sensazioni positive e negative emerse dalle esperienze condivise per vedere se ci sono elementi in comune. Partendo proprio dalle analogie trovate dovranno poi creare una storia nella quale collocare un protagonista prima in un contesto in cui si sente parte di un noi e poi parte di un loro. Questo compito punta a far riflettere sulle emozioni provate e sui vissuti negativi che spesso possono emergere quando ci sentiamo etichettati come diversi da qualcun altro.
    Al termine dell’ incontro daremo un nuovo compito per casa, questa volta non da svolgere singolarmente, ma mantenendo i gruppetti creati. Gli alunni si dovranno recare a casa di uno dei compagni per la visione di un film. Il fatto di far spostare i ragazzi e in certi casi anche le loro famiglie per accompagnarli, permette di far nascere un contatto anche fuori dal contesto scolastico. Lo stare insieme in uno spazio più libero permette di stare dentro la distanza, spostandoci verso e in questa; tutti dovremmo imparare a muoverci sempre più verso un concetto di polidentità, abbandonando un po’ per volta quello di monoidentità rigida ed immutabile ( “L’educazione Interculturale nella scuola” Giusti ).
    Dato che la pedagogia interculturale punta sull’essere insegnata non come una semplice materia scolastica, ma grazie alla partecipazione attiva dei soggetti, ho pensato che la visione del film comico “ Oggi Sposi ” di Luca Lucini potesse in qualche modo essere vicino alle tematiche quotidiane che devono affrontare i giovani ed in particolare potesse analizzare il concetto dicotomico all’interno di un contesto esterno e non più solo riferito alla classe ( come nella seconda attività). Il film parla di quattro storie di matrimoni, ma l’attenzione dei gruppetti dovrà essere posta sulla storia del matrimonio multietnico dove si scontrano i genitori della coppia che si vuole sposare: i “noi” cioè i Pugliesi o gli Indù e i “loro”cioè i Pugliesi o gli Indù perché in base alla prospettiva da cui si osserva cambia la percezione di sentirsi parte dei noi o dei loro. In tutto il film le famiglie cercheranno di trovare un punto di unione per il bene dei figli e alla fine i “noi” e i “loro” si uniranno in un misto di tradizioni, danze popolari e prodotti tipici.
    NEL TERZO ED ULTIMO INCONTRO ogni gruppo rifletterà sul film visto a casa. Successivamente ci sarà un momento comune in cui ogni capogruppo riporterà all’intera classe le riflessioni emerse e se necessario saranno aiutati dai ricercatori. Come momento di chiusura verranno ripresi i cartelloni fatti il primo giorno per riguardare insieme le definizione che erano state date.
    In breve sarà ripreso il primo cartellone soffermandosi sull’attività del racconto delle proprie esperienze fatta nel secondo incontro, e poi si analizzerà il secondo cartellone riferendosi anche al rapporto multietnico del film. Lo scopo è quello di far notare come sia all’interno del contesto scuola, sia all’esterno siano presenti molteplici differenze che non si possono inserire all’interno di una categoria rigida e definita come il “noi” e il “loro”, ma richiedono un riconoscimento per la loro unicità ed insostituibilità. Tutti facciamo parte di un noi e di un loro; contemporaneamente siamo inseriti in più gruppi, modi di pensare, di vestire, di essere, ma non tutti apparteniamo agli stessi raggruppamenti. Quindi tutti siamo uguali o simili per certi aspetti e diversi per altri.

  • Simona scrive:

    ipotesi di ricerca:
    la ricerca cerca di indagare quanto è importante per il genitore emigrante trasmettere le tradizioni del Paese di provenienza ai propri figli; quali possono essere le problematiche incontrate e come le proprie convinzioni possano modificarsi con la crescita dei propri figli;
    obiettivi:
    gli obiettivi che il gruppo di ricerca si pone sono quello di capire quanto per i genitori migranti è importante la propria cultura di provenienza, capire quanto è importante la trasmissione di questa cultura ai propri figli e capire come e se si modifica questa volontà di trasmissione col crescere del proprio figlio/a;
    gruppo di ricerca:
    il gruppo che porterà avanti la ricerca sarà composto da quattro educatori interculturali;
    attori:
    genitori in attesa e con figli piccoli (o-3 anni);
    genitori con figli in età prescolare e scolare (4-10 anni);
    genitori con figli grandi (11-18);
    luogo:
    gli incontri si svolgeranno nella sede di un’associazione interculturale presente sul territorio;
    tempi:
    la ricerca si svolgerà nell’arco di un mese; si terranno due incontri: uno all’inizio del mese e l’altro alla fine. Tra i due incontri si lasceranno almeno due settimane per lavorare sulle attività che verranno proposte in modo individuale;
    tecniche:
    il personale dell’associazione distribuirà un questionario per selezionare le famiglie che corrispondono alle tipologie degli attori scelti: un questionario semi-strutturato nel quale verranno chieste le generalità (ad esempio: genere, età, Paese di provenienza, anno di immigrazione, etc.) dei genitori e di eventuali figli.
    creazione di un blog con diversi materiali sulla cultura e sull’educazione dei figli nel mondo;
    primo incontro:
    nella prima parte dell’incontro si parlerà della cultura attraverso l’attività del brainstorming a domino e si farà una riflessione su quanto è emerso;
    si procederà con la spiegazione della mappa simbolica sulla cultura, un’attività individuale che permetterà di mostrare il differente peso che i genitori attribuiscono alla cultura di appartenenza e a quella del territorio in cui vivono rispetto a se stessi e ai propri figli; si procederà con una lettura complessiva e un confronto aperto sulle tematiche emerse.
    Alla fine del primo incontro si presenterà il blog e si inviteranno i partecipanti a commentare i diversi documenti;
    intermezzo:
    tra i due incontri verranno effettuate delle interviste narrative semi-strutturate, individuali; nell’intervista verrà affrontata la tematica dell’educazione dei figli: come vivono la coesistenza delle due culture (quella di appartenenza e quella del territorio di approdo), quali sono i valori della propria cultura che vorrebbero mantenere e trasmettere ai propri figli, quali le tradizioni e le abitudini; come e se sono cambiate le proprie idee e le proprie aspettative nel corso del tempo e quali le problematiche incontrate con i figli. Raccolte le interviste si rielaboreranno i dati con la conseguente pubblicazione sul blog;
    secondo incontro:
    nell’ultimo incontro ci sarà la restituzione del lavoro sul blog e un gruppo di confronto sulle problematiche, eventuali limitazioni, risorse e strategie possibili rispetto alle tematiche affrontate nel primo incontro e ai dati emersi nelle interviste narrative.

  • Alessia scrive:

    IPOTESI DI RICERCA: Ciò che si vuole indagare è quanto sia importante per le famiglie migranti trasmettere la cultura del proprio paese di provenienza ai propri figli, e quanto questa volontà di trasmettere i propri valori, si modifichi o meno man mano che i figli crescono. Inoltre vorremo capire quali sono i valori che queste famiglie ritengono importanti da trasmettere. La finalità sarà anche quella di cercare con i partecipanti delle soluzioni o delle strategie per far vivere al meglio ai propri figli questa “doppia appartenenza”.
    GLI ATTORI:coloro che pensiamo di coivolgere sono famiglie migranti o in attesa del primo figlio o con figli di varie età. Per la ricerca gli attori sono stati cosi divisi:
    -genitori in attesa del primo figlio o con bambini fino a 3 anni
    -genitori con bambini dai 4 ai 10 anni
    -genitori con bambini dagli 11 ai 18 anni
    Il progetto verrà seguito e proposto da due educatrici interculturali.
    I LUOGHI:il progetto verrà svolto in un associazione interculturale, dove già vi sono momenti aggregativi con persone provenienti da varie parti del mondo.
    I TEMPI:Il progetto si svolgerà nell’arco di circa un mese e mezzo
    PROGETTO:La partenza del progetto è data da un questionario preliminare che faremo somministrare dal personale dell’associazione alle persone che lo frequentano. Il questionario richiederà il nome, la nazionalità, l’età, da quanti anni è in talia, la composizione del nucleo della famiglia e le età dei vari membri della famiglia.
    In questo modo potremo selezionare le persone a cui mandare l’invito a partecipare al nostro progetto. Le famiglie verranno poi contattate direttamente dalle educatrici che spiegheranno le finalità del progetto e lo scopo di trovare poi insieme delle strategie educative per far accettare ai figli la propria appartenza a due culture e strategie per mediare su punti su cui a volte magari le due culture non sono in accordo.
    Il progetto poi continua con un primo incontro di un paio d’ore in cui si ripresenterà bene il progetto ai partecipanti e poi si partirà con un braistorming a domino sulla cultura. Questo per indagare quelle che sono le idee che loro hanno di cosa sia la cultura.
    L’incontro continuerà poi con una mappa simbolica sempre sulla cultura in cui i diversi termini in gioco sono la cultura del paese di provenienza, la cultura del paese di arrivo, e il posizionamento loro e dei loro figli in base a questi elementi.
    Alla fine dell’incontro si spiegherà che verrà fatto un blog in cui i partecipanti potranno continuare a discutere di questi argomenti a partire da diversi stimoli che verrano dati. Inoltre si chiederà la disponibilità a svolgere interviste narrative e se possibile a pubblicarle sul blog, come ulteriore stimolo di discussione.
    Tra il primo e il secondo incontro quindi le educatrici si attiveranno per produrre il blog e per svolgere le varie interviste narrative. Il blog conterrà vari documneti come stimolo alla discussione e i risultati generali delle mappe simboliche e i vari termini usciti dal brainstorming.
    Le interviste partiranno da una base comune, ma poi saranno differenziate per le tre tipologie d’attori. Nel caso dei genitori in attesa o con bambini molto piccoli si indagherà: quali aspettative essi hanno riguardo al far mantenere ai propri figli la tradizione del proprio paese di provenienza, quali sono i valori che loro rintengono importanti da mantenere, quali pensano sarà più difficile far passare perchè in contrasto con la nostra cultura.
    Invece con le altre due tipologie di attori si indagherà: quali erano le aspettative all’inizio, quali erano i valori che si volevano trasmettere, quali sono state le difficoltà incontrate e quali strategie si sono messe in atto per superarle, se e come è cambiata la loro idea con il crescere del bambino e nell’ultima tipologia di attori verrà anche chiesto se don il perioso dell’adolescenza le cose si sono ulteriormente complicate o meno.
    Una volta fatte, se l’intervistato darà il consenso, le inteviste saranno pubblcate sul blog.
    Nel secondo incontro invece ci sarà una restituzione del lavoro fatto, delle interviste, del lavoro sul blog e poi insieme ai partecipati la ricerca di ipotesi, di stategie da poter mettere in atto con i propri figli perchè non vivano questa “doppia appartanenza” come un limite, ma come una risorsa.

  • Aleksandra scrive:

    IPOTESI DI RICERCA:
    Quello che abbiamo intenzione di indagare con questa ricerca è se ci sono e chi sono i soggetti mediatori all’interno di una classe seconda della scuola primaria.
    SOGGETTI: A questa ricerca parteciperanno bambini dell’età compresa tra i 7 e gli 8 anni frequentanti una classe seconda della scuola primaria. All’interno della classe,cosa ormai normale per la nostra società,ci saranno quasi sicuramente bambini di diverse appartenenze culturali che avranno modo di conoscersi meglio attraverso il disegno e il gioco. Gli incontri in aula verranno condotti da due educatrici.
    SETTING: Il setting nel quale si svolgeranno gli incontri è quello dell’aula-classe. Ai fini di una maggiore possibilità di partecipazione di tutti e di una più facile comunicazione,abbiamo pensato di disporre i bambini in cerchio. In questo modo,appunto,tutti si potranno vedere bene ed essere osservati meglio anche dalle educatrici (anch’esse sedute insieme ai bambini in cerchio). TEMPI: I tempi previsti per la ricerca sono di 8 ore divise in 4 incontri (quindi 2 ore a incontro). Durante ognuno di essi verrà approfondito un tema specifico usando mezzi facilmente accessibili ai bambini (disegno,gioco,ecc).
    PRIMO INCONTRO: Il tema di questo primo incontro é l’IDENTITÀ (“Chi sono”)
    Questo primo incontro è principalmente di presentazione. Nella prima parte le educatrici si presentano alla classe,come si chiamano,cosa ci fanno li,ecc. La stessa cosa verrà chiesto di fare ai bambini,cioè ognuno di loro si presenterà dicendo come si chiama,quanti anni ha,da chi è composta la sua famiglia,ecc. Durante queste presentazioni le educatrice avranno modo di intervenire a seconda delle loro curiosità rispetto a quello che sentiranno dire da ciascun bambino,facendo domande.
    In seguito,verso la fine dell’incontro,si chiederà ai bambini di portare, per la volta successiva,una foto,un giocattolo,un disegno..insomma un oggetto al quale sono
    particolarmente legati.
    SECONDO INCONTRO: Il tema che si intende affrontare durante il secondo incontro è quello delle DIFFERENZE
    Il primo passaggio sarà quello di analisi del materiale portato dai bambini. Si chiederà loro di spiegare perché hanno portato quel oggetto,che significato ha per loro e se quel particolare oggetto li rappresenta in qualche modo.
    Successivamente verrà proposta ai bambini un’esercitazione durante la quale verranno divisi a coppie (a caso) e si chiederà loro di disegnarsi a vicenda,cioè di rappresentare come si vedono l’un l’altro (potrà essere un ritratto,un oggetto o un’immagine di fantasia che per loro può rappresentare il compagno che si trovano di fronte). Finito il disegno verrà chiesto ai bambini di esporlo alla classe.
    Quindi da questa esercitazione emergerà la percezione che il bambino ha dell’altro.
    TERZO INCONTRO: Con il terzo incontro arriviamo al cuore di quello che ci interessa analizzare e cioè la MEDIAZIONE
    Durante queste ultime due ore si proporrà ai bambini un gioco libero. Si tratterrà,in base a tutto quello che è emerso durante i precedenti due incontri,di cercare di “mettersi nei panni dell’altro”. In questa fase si userà un mezzo audio video per videoregistrare i bambini. Lo scopo è quello di osservare le dinamiche che emergono ed intercorrono tra i bambini durante questa attività di gioco.
    Per concludere la ricerca ci sarà un QUARTO INCONTRO per dare una restituzione ai bambini,attraverso immagini e filmati,di quello che hanno fatto,hanno raccontato durante quei tre incontri. Per finire insieme ai bambini verrà costruita una favola. Il tema della favola sarà quello di un viaggio fantastico che rappresenti la migrazione da un paese all’altro e quindi delle diverse difficoltà legate ad esso (non conoscere la lingua,trovarsi di fronte a persone apparentemente diverse da noi,ecc). L’idea è quella di dare ai bambini 3 elementi che dovranno essere presenti nella favola,presi a estrazione dagli oggetti portati da loro durante il secondo incontro (per es. si darà loro il soggetto della favola,un oggetto che porta con se e un luogo dove andrà a trovarsi). Essendo bambini abbastanza piccoli,saranno necessari alcuni suggerimenti da parte delle educatrici. Lo scopo è quello di osservare anche qui le dinamiche che emergono durante la co-costruzione di una storia inventata,ma che comunque deriva dalle rappresentazioni e dalle idee che bambini di quella età hanno rispetto ad un tema cosi grande e difficile che è quello della migrazione e quindi anche del rapporto tra culture (dell’intercultura).
    Raccolti tutti gli elementi il gruppo di ricerca avrà modo di riprendere l’ipotesi formulata all’inizio e individuare se ci sono e chi sono i soggetti mediatori all’interno di quella classe. In ogni caso sarà stata una bella esperienza per i bambini che avranno avuto il modo di conoscersi meglio e confrontarsi per permettere maggiore accoglienza ed integrazione.

  • chiara scrive:

    Ipotesi: Il nostro progetto di ricerca si pone lo scopo di indagare come la dicotomia “noi-loro” venga percepita, nei ragazzini di prima media, non solo in riferimento alla provenienza geografica, ma piuttosto comprenda molteplici sfumature. L’obiettivo che ci poniamo dunque vuole essere quello di dare ai ragazzi una visione di diversità intesa non come qualcosa da recriminare e riguardante solo gli stranieri, bensì far sviluppare nei ragazzi la consapevolezza che ognuno di noi, in quanto individuo, è diverso dall’ altro, ma che queste differenze non si presentano come dei muri che si intromettono tra le persone; al contrario costituiscono degli elementi di ricchezza per tutti.
    La ricerca verrà svolta da due educatrici.
    I soggetti: I soggetti di questa ricerca saranno perciò gli alunni frequentanti il primo anno di una scuola secondaria di primo grado. È importante, ai fini della ricerca, che sia una classe multietnica. Oltre al loro contributo, sarà preziosa la collaborazione dei loro insegnanti.
    I tempi:La ricerca si articolerà in tre incontri, da due ore ciascuno, condotti a cadenza bisettimanale.
    Gli spazi:i luoghi in cui si svolgerà il lavoro saranno principalmente l’aula scolastica, ma verrà chiesto ai ragazzi di lavorare anche a casa/sul territorio.
    Che cosa faremo:
    Il primo passaggio che andremo a compiere sarà quello di chiedere al coordinatore di classe ( dopo che questi si sia consultato con i colleghi) di produrre una mappa degli attori, in cui vi siano presenti i soli alunni. Questo ci servirà per capire che gruppetti- ed eventualmente tensioni- vi sono nella classe, quali sono i ragazzi “leader” che esercitano un’influenza maggiore su di essa, chi sono invece coloro un po’ più in disparte… Conoscere un po’ le dinamiche relazionali interne all’aula, ci sarà d’aiuto nel momento in cui andremo a formare i piccoli gruppi di ricerca.
    Uno strumento che ci accompagnerà lungo tutto il percorso sarà quello del blog: verrà utilizzato come luogo che si fa testimone di tutto ciò che viene svolto, memoria collettiva della ricerca e consultabile dai ragazzi in qualunque momento.
    Il primo incontro. Innanzitutto, ci presenteremo: ognuno di noi dirà il proprio nome accompagnato da una caratteristica che gli appartiene (un aggettivo o qualcosa che piace fare…questo per iniziare a far assaporare ai ragazzi quanta ricchezza di differenze ci contraddistinguono, ma che nonostante queste, riusciamo a convivere tranquillamente. Un’educatrice prenderà nota su un cartellone della molteplicità di termini con cui ci si è descritti). Poi si procederà attraverso un Brain-storming. Su un cartellone verranno scritte due parole divise da una spessa linea continua: da un lato comparirà il “noi” e dall’altro “loro”. Questo ci sarà utile per indagare quali sono le categorie alle quali fanno riferimento nel momento in cui utilizzano i suddetti termini. Un volta concluso il Brain-storming si farà una breve discussione sul perché sono state utilizzate tali parole e se hanno trovato difficile operare per contrapposizioni. Alla conclusione di questo primo incontro, verrà loro assegnato un compito: per la prossima volta dovranno scrivere due brevi episodi in cui si sono sentiti parte di un “noi” ed uno in cui hanno percepito di essere visti come facenti parte di un “loro”. Questi scritti saranno da portare per la volta successiva. Si ricorderà ai ragazzi che tutto il materiale che è stato prodotto, lo troveranno sul blog. Sono invitati ad esplorarlo. (I cartelloni saranno fotografati. Poi le educatrici scriveranno di fianco ad ogni foto presente sul blog alcune riflessioni e piccoli appunti per non perdere la memoria di ciò che è stato fatto).
    Il secondo incontro: in questa seconda fase, la classe verrà suddivisa in piccoli gruppi (in base alla mappa degli attori consegnataci dall’insegnante, andremo a mescolare gli alunni per andare a creare collaborazioni nuove). All’interno di ogni gruppo, si chiederà di condividere i due episodi e di trovarvi elementi comuni per uno e per l’altro. Sarà chiesto loro di scrivere su un cartellone le parole chiave che mettono in luce i sentimenti, le sensazioni provate quando si sono trovati nelle situazioni sopra descritte. In un successivo momento, un portavoce di ogni gruppo racconterà cosa è emerso da questo lavoro e si registreranno le loro voci narranti. Se i ragazzi lo vorranno, potranno inserire i loro episodi all’interno del blog. Al termine di tale incontro, verrà loro mostrato il video “Identità e cultura”(Melisandra) e verrà chiesto loro di pensare a un oggetto(anche simbolico) che è frutto di contributi dati da più persone: in quell’oggetto sono incarnate le diversità di ognuno e proprio grazie alla “mescolanza” di ciò che ogni singolo ha dato è diventato tale. In tal modo si vuole far riflettere come le differenze non per forza debbano condurre allo scontro, bensì possano convivere in un incontro generando qualcosa di nuovo, unico e ricco, in quanto vede la collaborazione e gli apporti di più soggetti. Verrà chiesto loro, se è possibile di portare l’oggetto a scuola, oppure di fotografarlo. Inoltre dovranno produrre una breve storiella su quell’oggetto, attribuendogli un nome o un titolo. (Esso può essere rappresentato da qualsiasi cosa l’importante è che per farlo nascere e crescere abbiano collaborato più persone…un lavoro fatto in comune con i genitori/amici, un cibo preparato insieme…Può anche essere il ricordo di una situazione in cui vi è stata collaborazione, come un pic nic in cui ognuno ha portato qualcosa. Oppure una partita di calcio che è stata vinta grazie alla fatica e all’impegno messo da ognuno. L’oggetto dunque deve essere evocativo di una storia di cooperazione in cui vi hanno preso parte diversi attori, apportando ciascuno il proprio contributo, alterità e diversità).
    Terzo incontro: Ogni studente racconterà la propria storia e la condividerà compagni. Si riprenderà il cartellone iniziale in cui è vi è la linea che divide il noi da loro e si porterà i ragazzi a riflettere su come queste differenze possano convivere e siano accomunate da un’azione, sentimento o condizione di base. (Ad esempio, la contrapposizione “noi milanisti”-“loro interisti” vede come punto d’incontro l’essere tifosi e amare il calcio; oppure italiano vs straniero trova la comunanza nell’essere umano).Si creerà dunque un cartellone di risposta al primo, in cui non vi sarà più presente un rigido”muro”, bensì vi appariranno le parole che indicano una condivisione. Questo nella prospettiva di una pedagogia interculturale (Giusti, L’educazione interculturale nella scuola) che riconosce e valorizza le differenze, ma si concentra anche sugli elementi di comunanza, dialogo, mediazione,scambio e incontro tra le persone.
    Per concludere, si farà un altro giro di presentazioni, ma questa volta ogni ragazzo dovrà pensare alla caratteristica del compagno di fianco e non alla sua. In tal modo si spera di aver dato inizio a un processo di curiosità e conoscenza reciproca, in cui le peculiarità di ognuno vengono riconosciute e non soppresse o utilizzate come barriere che si innalzano per dividere il noi dal loro.

    Alcuni esempi della ricerca potrebbero essere le seguenti:

    All’interno di questo spazio senza pareti, gli studenti riflettono su ciò che accomuna, pur nelle differenze.

    In seguito, avviando un processo di decostruzione delle opposizioni, si propone agli studenti, guardando il cartellone precedente, di abbattere e cancellare quel muro per creare un nuovo spazio in cui prenderanno forma le parole che fanno rifermento ad una somiglianza di azioni, sentimenti, condizioni:

    Un alto supporto alla ricerca può essere quello dell’oggetto simbolico che si fa portavoce di un processo di collaborazione, condivisione, mediazione e mescolanza. In questo oggetto si possono vedere le fila di un discorso comune, frutto dell’unione dei contributi di ciascuno.



    Recuperare per esempio la storia di questa focaccia, può far riflettere sugli attori (e sugli ingredienti)che hanno permesso la sua creazione: chi ha comprato il lievito e la farina, chi ha raccolto i pomodori, chi ha impastato la massa, chi ha messo quel pizzico di sale che l’ha resa più saporita…Concentrarsi dunque sul processo che ha dato origine al prodotto per poi ammirarne le caratteristiche nuove date dalla mescolanza delle azioni dei singoli… E perchè no, ripensare anche al momento in cui se ne è condiviso l’assaggio…

    Questo è solo un esempio, ovviamente ve ne possono essere tanti altri negli ambiti più disparati. Credo sia importante portare i ragazzi a riflettere su come lo stesso lavoro che è stato fatto insieme (e di cui il blog si fa testimone), sia frutto di un processo di mediazione e condivisione in cui tutti hanno partecipato apportando la loro specifica e particolare visione, opinione e alterità all’interno di uno spazio in cui ogni differenza è stata riconosciuta e rispettata in quanto parte fondamentale di un progetto comune.

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