Dopo il primo incontro


I
ndividuate alcune situazioni o gruppi solitamente oggetto di visioni stereotipate e riduttive e svolgete una ricerca, indicando brevemente, secondo l’indice proposto: di chi si tratta, qual è la situazione in cui siete entrati in contatto con stereotipi e/o pregiudizi, che cosa viene detto e quali elementi e quali caratteristiche vengono messi in luce. Individuate alcune fonti (articoli, saggi, video, audio, immagini, ecc.) che veicolano tali stereotipi. E anche alcuni documenti che, al contrario, forniscono informazioni che permettono di andare “oltre” gli stereotipi e di conoscere aspetti reali del luogo/gruppi di persone.

Stereotipi e pregiudizi: indice per un quadro di rilevazione

  1. CONTESTO DI RIFERIMENTO
  2. GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: di chi si parla?
  3. CHE COSA SI DICE: a quali caratteristiche o elementi si fa riferimento (es. cultura, legalità, igiene personale, relazione con gli altri, valori, aspetto, ecc.)? Vale la pena di riportare le espressioni specifiche utilizzate.
    1. Espressioni
    2. Aspetti, caratteristiche a cui si fa riferimento
  4. FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI (giornali, internet, testi, immagini, video,…)
    1. Fonte
    2. Cosa emerge
    3. Quale immagine, giudizio  si vuole comunicare
  5. FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE.
    1. Fonte
    2. Cosa emerge
    3. Quale immagine, giudizio si vuole comunicare

37 Commenti a “Dopo il primo incontro”

  • admin scrive:

    Il contributo di Davide Donatellis

    Per chi passa la domenica pomeriggio al Parco Sempione,in giro con gli amici o su una panchina con la fidanzata,è un’immagine quasi familiare:gli alberi,i bambini che giocano,i piccioni,persone delle più disparate etnie,e un lontano e crescente rumore,come di tamburi;quanti avranno provato a seguirlo prima con la mente,per poi alzarsi e camminare verso la fonte sonora,quanti,arrivati a quel monumento a gradoni appena oltre il ponte sul fiumiciattolo,avranno sgranato tanto d’occhi,ritrovandosi improvvisamente in Africa?
    Ogni domenica,un gruppo di 10\15 persone di origine Africana si unisce a qualche collega italiano per una vera e propria jam session(improvvisazione in gruppo partendo da un tema stabilito al momento)di sole percussioni(bongo,djembè,ognuno porta quello che ha),che dura tutto il pomeriggio.Questo video esemplifica alla perfezione il contesto cosi’ come appare ad un passante: http://www.youtube.com/watch?v=rbOJ0QKLu7k .
    Lo stereotipo che vorrei prendere in esame è quello dell’immigrato irregolare fannullone che passa la giornata a suonare strumenti a percussione a caso per il gusto di fare casino,sotto l’effetto di alcol e droghe.Più volte mi è capitato di sentire anziani,adulti,e in rari casi giovani,evidentemente di sensibilità e orientamento politico opposto al mio,inveire contro queste persone,chiamandole in italiano e in dialetto milanese nei modi più disparati:ma è grazie ad Elio e le Storie Tese(band meneghina che ha preso da Frank Zappa ironia,analisi delle dinamiche sociali più disparate in chiave grottesca e buona musica) che questo fenomeno si è infisso definitivamente nell’immaginario di chi frequenta il parco;nel loro brano “Parco Sempione”,con la loro consueta verve surreale\demenziale,descrivono la lotta tra cittadino milanese e “suonatore di bonghi che suona male”(Elio chiama spesso cosi’ il personaggio durante i suoi concerti),inserendo tra ritornello e strofa sfoghi di un fantomatico “vecio de Milàn”:il cittadino che ha voglia di leggersi un libro in pace si sente disturbato dal percussionista(stereotipo di uomo coi rasta che consuma cannabis),che a sua volta rivendica la sua libertà d’espressione,e la lotta culmina con lo sfondamento dei bonghi da parte dell’arrabbiato lettore.
    Sullo sfondo della vicenda,un rimando amaro alla realtà:nel video, la caricatura del Governatore Formigoni crea una videocassetta che contiene scene sconnesse e senza senso(riferimento a The Ring,e alla videocassetta che una volta vista portava alla morte dopo 7 giorni)che,passando di casa in casa,diffonde un “virus” che trasforma i milanesi in suonatori di bonghi(l’intera band di Elio(lui escluso) nel video subisce la trasformazione);in questo modo,per “salvare” la città,si vedrà “costretto” a distruggere tutti i parchi,come ha effettivamente fatto per il parchetto in zona Melchiorre Gioia,sul quale è stato edificato il nuovo gigantesco grattacielo sede della Regione Lombardia.Riporto qui il link del brano,alcune parti del video mi sono sembrate,nonostante il fine ironico,poco adatte ad un elaborato da svolgere per un corso. http://youtu.be/fyNHkT_X2Uo

    Ma decostruiamo questo stereotipo: parliamo di persone originarie di varie parti dell’Africa,con dietro i vissuti più disparati,ma che per comodità chiamiamo extracomunitari(o in maniera razzista,in milanese,nègher(neri);Aldo Giovanni e Giacomo,giocando sui termini,coniarono l’insulto “extranègher”,scimmiottando vari epiteti presenti nell’immaginario Leghista come appunto nègher,balùba,mao mao,bru bru..);persone che probabilmente lavorano in nero,vendendo cianfrusaglie,come stagionali nei campi,o loro malgrado nella criminalità organizzata;persone,prima di tutto persone,che hanno bisogno di un momento di svago durante la settimana,ritrovandosi coi connazionali e suonando le percussioni tipiche del loro paese d’origine;persone che recuperano e ricostruiscono giorno per giorno la loro dimensione e il loro spazio in questo paese,come nelle storie che troviamo in “Immigrati e tempo libero”.Nelle mie sporadiche frequentazioni di Parco Sempione,mi è capitato di jammare con un gruppo di ragazzi nordafricani e un paio di italiani:da musicista e percussionista,percepisco con grande entusiasmo che l’intercultura è qualcosa che troviamo espressa in un sacco di linguaggi,e ovviamente anche in musica;è un qualcosa che non riuscirei a rendere bene spiegandolo a qualcuno che non suona,è come se parlando si ascoltasse una lingua diversa,o la propria lingua con un accento e una parlata del tutto originale.Trascorrendo un pomeriggio con questi ragazzi,non ho assistito a scene di inciviltà,disordine,uso di droghe(non da parte loro almeno,notare che spesso i primi a lamentarsi del “rumore” sono proprio quelli che si stanno facendo una canna dall’altra parte del viale),e ho respirato un’aria del tutto particolare,che spero il primo video esemplifichi bene.
    Se leggiamo il contributo di Wikipedia su”Musica Africana” http://it.wikipedia.org/wiki/Musica_africana ci rendiamo conto che essa ha un significato ed una pregnanza culturale che in Italia la musica ha smarrito,o comunque ha avuto in modi diversi,e in diverse zone del paese.Verrebbe da ricordarsi che 100 anni fa,in America,l’Italiano immigrato era per i WASP quello che passava le giornate a cantare,suonare il mandolino e oziare.Probabilmente,il “bauscia milanès”(stereotipo,a suo modo,dell’imprenditore meneghino dall’inconfondibile accento e dai modi sbrigativi)che passa dal parco perchè ha lasciato parcheggiato il SUV dietro l’Arena Civica,il tempo e la voglia di pensare a tutto questo non ce li ha.
    In conclusione,rapportarsi con linguaggi appartenenti a culture diverse presuppone sempre un’apertura verso il nuovo,avendo sempre davanti la propria esperienza,senza tuttavia usarla come unico metro di giudizio per ciò che ci capita davanti:è chiaro che se emigrassi in Germania e mi mettessi a suonare con degli amici una pizzica salentina al parco,verrei trattato come gli amici africani di Parco Sempione,perchè la cultura tedesca ha forme ed espressioni musicali diverse.
    Se invece di sbraitare qualcosa in milanese(a che pro,visto che probabilmente non lo capiscono?),andassimo a chiedere non di smettere,ma di dirci il perchè di questi momenti musicali,torneremmo a casa non dico con una cultura,non dico con una curiosità,ma almeno con un punto di vista differente dal nostro,che può non piacerci,ma che ora abbiamo compreso,perchè invece di chiuderci abbiamo ascoltato.

    Davide Donatellis

    Riflessione su metodo,target,strumenti e obiettivi

    Dopo aver escluso dalla mia ricerca gli stereotipi già presi in esame dal altri gruppi di lavoro,e aver scartato un paio di idee che non ritenevo valide,sono andato a farmi un giro al Parco Sempione:in occasione dei campionati di sci di fondo,era stata allestita una pista da fondo con neve presa dalle montagne bergamasche,ed ero curioso di vedere che effetto mi avrebbe fatto trovare il parco trasformato in questo modo;avevo anche in mente di andare a sentire la consueta jam session di percussioni africane(non di prendervi parte,preferisco non suonare a mani nude col freddo),e proprio mentre mi avvicinavo alla struttura costruita dallo scultore Arnan(“Accumulazione Musicale”),sento un gruppo di turisti(probabilmente inglesi,dall’accento)che si meraviglia del fatto che in un parco vi sia da una parte una pista da sci di fondo e dall’altra un gruppo di africani che suona strumenti a percussione.Era una circostanza certamente insolita,io stesso ero particolarmente incuriosito dalla pista,essendo già abituato ai musicisti,ma mi ha dato uno spunto di riflessione:come reagiamo davanti all’insolito,al nuovo,a qualcosa di cui non capiamo il senso?
    Non essendo a conoscenza di stereotipi che riguardino gli sciatori di fondo,ho deciso di parlare di chi passa pomeriggi a suonare su un monumento che sembra li’ apposta per loro.
    Ho letto di un gruppo di lavoro sui Senegalesi,non ho avuto modo di scoprire se hanno trattato aspetti simili ai miei visto che non conosco nessuno dei partecipanti:i ragazzi di Parco Sempione provengono da diversi paesi dell’Africa,e sono spesso accompagnati da un modesto gruppo di colleghi italiani,spero dunque di non aver preso in esame aspetti comuni a quelli del gruppo citato.
    Sono stato influenzato nella mia scelta dalla mia passione per la musica e gli strumenti a percussione:dalle scuole medie,dove ho frequentato corsi di musica,batteria e percussioni,mi è sempre piaciuto suonare strumenti e musiche provenienti da Africa e Sudamerica.Nel realizzare l’elaborato,mi sono reso conto che,se mi fossi messo all’opera prima,avrei potuto girare un video dove suonavo con i ragazzi e mi facevo raccontare qualcosa su di loro e sulla loro musica:i link che rimandano al video di Youtube che mostra uno spezzone di pomeriggio al parco e alla descrizione di Wikipedia sulla musica africana possono documentare,ma in maniera riduttiva.
    Ho scelto di usare il brano di Elio e le Storie Tese perchè mi sembrava uno spaccato di società ben descritto,a suo modo:il linguaggio a tratti volgare,le varie maschere comico\grottesche sono solo alcuni dei linguaggi attraverso i quali gli EELST si esprimono,e se ad una prima occhiata possono sembrare demenziali,il lavoro dietro ad un brano del genere non è certamente quello di una band che scrive tanto per fare.
    L’idea di un problema di intolleranza,dovuta all’incomprensione tra 2 culture diverse,il tutto all’interno di un contesto che lascia che ciò accada,e anzi,in qualche modo ne approfitta,è qualcosa che purtroppo esiste,Milano è solo un esempio.
    Ho scelto di decostruire e dimostrare la falsità dello stereotipo partendo da una mia esperienza personale,perchè è avvenuta prima che io cominciassi il corso di Pedagogia Interculturale,e la mia riflessione sull’intercultura non era ancora maturata fino a dove è arrivata oggi.
    L’obiettivo che perseguirò attraverso la seconda consegna,sarà quello di creare un’occasione concreta per un gruppo di preadolescenti,all’interno di un corso di musica presso una scuola media,per conoscere la musica africana attraverso parole,immagini e soprattutto suoni:il percorso si strutturerà in 3 incontri,al termine dei quali i ragazzi si divideranno in 3 gruppi e produrranno un elaborato che testimoni cosa ha lasciato in loro questa esperienza.
    Il sunto di questo mio lavoro è che la passione per un linguaggio universale come la musica è un qualcosa che può e deve abbattere le barriere del pregiudizio e dell’intolleranza,perchè,nella sua pluralità di voci,accenti,provenienze,riunisce tutti i popoli nella volontà e nella libertà di esprimersi.

  • silvia ambrosetti scrive:

    Questo seminario mi ha permesso di “guardare altrove”, oltre l’apparenza di tutto ciò che ci circonda e che riguarda l’intercultura.
    Grazie alle testimonianze, alle discussioni e ai lavori di gruppo ho capito quanto è importante rispettare il “diverso”, rispettare la sua cultura, senza imporre la propria.
    Tutto questo in un’Italia ormai invasa da mille culture e mille etnie.
    leggere il libro proposto mi ha permesso di capire e di riflettere su come l’altro si sente una volta arrivato in un Paese a lui sconosciuto (erano descritti i sui sentimenti, i suoi pensieri e tutto questo mi ha permesso di avicinarmi e di guardare con occhi diversi lo straniero).
    Ecco perchè, tutti noi, dovremmo guardare “altrove” e forse anche guardarci dentro, rispettando ciò che a noi è sconosciuto; anzi, dovrebbe nascere in noi la voglia di scoprirlo!

  • MARIA scrive:

    Lavoro a cura di: C. Anniversario, E. Bergami, M. Brusoni, I. Caovilla, M. Carina, S. Casati, E. Cimberio, E. Crea, A. De Gregorio, M. Fiorito, D. Gioia, V. Lombardi

    Gruppo preso in oggetto:
    Donne filippine
    Luogo di ricerca: zona Corvetto-Brenta (corso Lodi, via Nervesa), Milano
    Obiettivi: Indagine sugli stereotipi e sui pregiudizi verso le donne filippine; analisi del loro contesto di vita per portarci a riflettere oggettivamente sui nostri stereotipi e, successivamente, per affrontarli.

    Strumenti:

    - Intervista
    - Fonti (documenti scritti, giornali, internet, immagini)
    - Macchina fotografica
    - Appunti

    Modalità:
    - Documentazione
    - Osservazione diretta
    - Sopralluogo
    - Indagine sul campo attraverso un’intervista

    1) Contesto di riferimento
    Avete mai provato ad attraversare Milano camminando nelle scarpe di qualcun altro e scoprendola con occhi diversi? E cercare di conoscere la città con uno sguardo diverso, prestando più attenzione ai luoghi nascosti?
    Noi ci abbiamo provato!
    Prima di recarci sul campo abbiamo deciso di documentarci sulla zona presa in esame,il quartiere Corvetto,un territorio periferico a sud-est di Milano attraversato da Corso Lodi.

    Durante la nostra ricerca ci siamo rese conto dell’immagine negativa che ne emergeva, enfatizzata dalla stampa: “cinese 29enne tenta stupro su due bimbe…”, “disabile massacrato con le sue stesse stampelle solo perché si era lamentato contro coloro che gli avevano investito il cane…”.
    Pestaggi,spaccio,aggressioni,delinquenza:di questo parlano i giornali; è una paura senza fine.

    Zone che restituiscono la memoria di una violenza che avviene quotidianamente nei confronti della quale non bastano i continui controlli delle forze dell’ordine, a cui si aggiunge la paura verso tutto ciò che è “straniero”,”diverso”, in una città come quella di Milano, con un tasso di stranieri sempre più alto (filippini,egiziani,cinesi,peruviani,ecuadoregni,srilankesi,rumeni,marocchini,ucraini,albanesi,sud americani) che genera pregiudizi e stereotipi.
    Ma Corvetto è proprio così?

    Ore 15.00, una volta arrivati sul posto e percorrendo le diverse vie, abbiamo potuto osservare una realtà per noi nuova, caratterizzata da etnie, lingue, tradizioni, abiti, profumi diversi. Ci imbattiamo in diversi alloctoni: chi mostra un atteggiamento di assoluta indifferenza e chi ci osserva invece con aria sospettosa cercando di capire le nostre intenzioni. Ci sorge spontanea una domanda: chissà cosa pensano di noi? Ci sentiamo giudicate, un senso di non appartenenza ci pervade, questa volta siamo noi a sentirci stranieri! Ora riusciamo a comprendere davvero in prima persona cosa prova chi da un paese si trasferisce in un altro: solitudine, emarginazione, incomprensione, difficoltà.

    2) Gruppo/persone oggetto di stereotipi/pregiudizi
    Il fenomeno migratorio nel nostro paese ha avuto avvio intorno agli anni ’70 del Novecento, in ritardo rispetto agli altri Stati europei. L’immigrazione, spinta da instabilità politica e problemi di carattere economico, ha visto come soggetti protagonisti donne sole, senza famigliari al seguito, provenienti prevalentemente da paesi asiatici e latino-americani. Aumentò così anche il numero delle donne filippine giunte in Italia, grazie alla presenza di agenzie non sempre riconosciute ufficialmente, con la conseguente nascita di una sorta di reticolo di sostegno all’immigrazione femminile, in cui le donne emigrate in precedenza preparavano e organizzavano la partenza e l’accoglienza alle nuove arrivate, parenti e amiche, le quali andavano ad occupare i posti lasciati liberi dalle “vecchie immigrate”. Nella maggior parte dei casi, le donne immigrate non hanno un progetto migratorio di lunga durata, ma sono intenzionate a far ritorno al proprio paese di origine dove, grazie al denaro accumulato in Italia, potranno trascorrere una vita migliore per loro stesse e i loro cari.
    Il lavoro di colf a tempo pieno rappresenta per la donna appena arrivata la principale opportunità di lavoro, con la possibilità di risolvere subito il problema della dimora e quello della regolarità giuridica. La famiglia del datore di lavoro, infatti, può costituire un primo punto di riferimento, data l’iniziale mancanza di strumenti, specie di tipo linguistico, per orientarsi nella nuova realtà.

    Questo tipo di lavoro d’altro canto implica molte difficoltà: i ritmi di lavoro e gli orari spesso estenuanti, la mancanza di una vita privata, tutti fattori che contribuiscono ad incrementare lo stato di isolamento della donna immigrata, rendendola così un soggetto invisibile alla società. Le donne filippine sono, infatti, individui che sperimentano frustrazione, fatiche, solitudine e difficoltà nel trovare un solido equilibrio tra la cultura di origine e quella del paese di accoglienza.
    Gli stereotipi più evidenti nella nostra società rispetto alla donna filippina sono: il fatto che debba svolgere la professione di colf/badante; una donna “diversa”, che abbandona la sua famiglia per crearsi una nuova vita; una donna incapace di accudire i propri figli; proprio come qualsiasi altro soggetto straniero a cui si etichettano stereotipi e pregiudizi come quelli della criminalità, dell’illegalità e della diversità.

    3) Che cosa si dice Facendo riferimento a quanto letto nel libro “immigrati e tempo libero” della professoressa M. Giusti, abbiamo notato che il parco è una delle mete più ambite come punto di ritrovo per gli stranieri. Abbiamo così deciso di recarci al parco di Via Nervesa dove abbiamo individuato gruppetti di stranieri di varie etnie, tra cui donne filippine: abbiamo perciò sottoposto ad un’intervista tre di loro per avvicinaci maggiormente alla loro vita e cultura.

    ” Raffigurazione dello Stereotipo Donna Filipina Badante”

    Intervista 1
    1)Come ti chiami? Maria Florita
    2)Quanti anni hai? 68
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? 22 anni
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Per lavoro e non per divertimento
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Sola, senza marito e figli
    7)Che lavoro fai? Colf / badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Qualche volta, ma bisogna portare tanta pazienza!
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si tante, alla frontiera, per la lingua e per il luogo
    10)Come hai fatto a superarle? Non ci penso, l’unico pensiero è trovare lavoro
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? No, mi hanno sempre capito
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più? Si molta, mi mancano i figli e infatti piango “vasche di lacrime”
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? Il Natale che si festeggia diversamente e la cucina soprattutto il riso
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Courmayeur, per le montagne e i fiumi perché nel mio paese ci sono tante montagne e poi la chiesa
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Uncinetto e qualche volta vado in giro con gli amici filippini.

    2 intervista

    1)Come ti chiami? Rosa Leya
    2)Quanti anni hai? 30
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? Circa 2 anni e mezzo
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Per lavoro
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Con mia sorella
    7)Che lavoro fai? Badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Qualche volta per esempio quando la nonna non dorme e si alza la notte
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si molte, per lingua, la gente vicina e il carattere degli italiani che non mi capivano
    10)Come hai fatto a superarle? Per il lavoro bisogna far finta di niente
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? Si, perché all’inizio il mio capo mi dava lo stipendio ma mi diceva che non sapevo fare niente, non sapevo cucinare, parlare e non capivo
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più? Si tanta, soprattutto le feste, gli amici e uscire con loro a ballare e cantare
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? La festa di San Guglielmo e Natale
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Stresa, perché mi ricorda il paese di mio marito e parco Sempione perché è grande come quello nelle Filippine
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Chiacchierare e andare in Chiesa con gli amici filippini.

    Intervista 3

    1)Come ti chiami? Irene
    2)Quanti anni hai? 34
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? 7 mesi
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Lavoro
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Sola ma avevo mia cognata già in Italia
    7)Che lavoro fai? Badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Si, per parlare
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si, per la lingua
    10)Come hai fatto a superarle?Leggevo vocabolario e guardavo televisione
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? Con altre persone che mi hanno detto “non capisci niente”
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più?Si, la famiglia
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? Compleanno, dove cucino tanti piatti
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Si, i luoghi puliti
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Guardo la tv e uso il computer per parlare e vedere la mia famiglia

    Aspetti e caratteristiche a cui si fa riferimento.

    Florita è stata l’intervistata che ha compreso meglio le nostre domande; si è mostrata scherzosa e incuriosita dalla nostra presenza, sdrammatizzando molto sulle difficoltà incontrate. È, inoltre, risultata disponibile nel raccontarci aspetti e tradizioni del suo paese che non riguardavano quanto chiesto nelle domande (per esempio: come festeggiano il Natale, la vita di tanti anni fa nel suo paese ecc…). Leya e Irene hanno avuto più difficoltà a capire le nostre domande e in particolare alcune parole (“usanze”, “atteggiamenti razzisti”, “ragione”…) e perciò, hanno più volte richiesto la traduzione a Florita.

    Dalle risposte dateci sono emersi alcuni aspetti: il precoce apprendimento della lingua inglese già a 3 anni (come seconda lingua), l’importanza data alla cura della persona e all’igiene, la tendenza ad aggregarsi con persone connazionali. Per di più ci hanno permesso di avvicinarci maggiormente al loro mondo, di capire quanto sia difficile costruirsi un futuro nel loro paese d’origine e le motivazioni che le spingono a sacrificarsi per permettere una vita migliore alla famiglia e soprattutto ai figli.

    Espressioni/ caratteristiche che si riferiscono a stereotipi/pregiudizi

    Per comprendere al meglio quale fosse l’opinione comune riguardo agli stranieri, e in particolare, alle donne filippine, abbiamo raccolto le nostre impressioni e quelle degli italiani che abitano in zona Corvetto.
    In particolare, ci siamo soffermati sui seguenti aspetti:
    - Cultura/educazione: emerge lo stereotipo di una popolazione solare, gioiosa, che spesso eccede nel “fare festa fino a tardi”. Viene spesso ribadita anche la maleducazione e lo scarso rispetto per gli altri cittadini;
    - Legalità: agli stranieri in generale è connessa l’idea che siano portatori di delinquenza e criminalità;
    - Relazione con gli altri: vengono considerati popoli “schivi”, poco desiderosi di stabilire legami con gli autoctoni e molto uniti tra quelli della stessa nazionalità (arrivando ad assumere la definizione di “gang”); in particolare le donne vengono viste come succubi del marito/compagno;
    - Igiene personale/aspetto: il pregiudizio più comune degli italiani verso le donne straniere è quello di persone con scarso igiene personale, con la tendenza di indossare gli stessi abiti, che spesso sono eccentrici e molto colorati;
    - Valori: nonostante abbiano una profonda tradizione religiosa, le donne filippine vengono viste come mancanti del valore del lavoro (si riuniscono quasi tutti i giorni nello stesso luogo), e del valore della famiglia (in quanto vengono in Italia da sole).

    4)Fonti scritte/immagini di stereotipi e pregiudizi

    1) Fonte: http://www.arcipelagomilano.org/archives/4813 , settimanale milanese di politica e cultura.
    Cosa emerge/ cosa si vuole comunicare: lo stereotipo da parte dell’opinione pubblica sulle donne migranti che sono badanti e/o collaboratrici domestiche.

    2) Fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_08/filippine_uccise_milanese_5cbba5f2-ad6d-11dd-8ab4-00144f02aabc.shtml , Corriere della Sera, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: lo stereotipo della criminalità legata al popolo filippino, l’idea del maschio dominante che ha potere sulla vita delle donne.

    3) Fonte:http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_gennaio_25/filippini-shaboo-181326324702.shtml , Corriere della Sera, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: lo stereotipo della criminalità organizzata filippina (spaccio di droga); le forti relazioni famigliari (tutta la famiglia partecipa a questa attività illegale).

    4) Fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/1027913/delitto-olgiata16-anni-a-domestico.shtml, Tgcom, telegiornale online
    http://www.youtube.com/watch?v=3tjsikDuCVc , servizio Telegiornale TG5
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare:oltre allo stereotipo del filippino- colf, emerge l’idea della brutalità con cui il domestico ha nascosto per 16 anni il delitto (quindi emerge anche l’aspetto dell’illegalità come parte integrante della vita quotidiana).

    5) Fonte: http://www.laprimapagina.it/2011/10/un-filippino-uccide-per-20-euro-lucia-scarpa/ , La prima pagina, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: oltre allo stereotipo dello straniero come veicolo della criminalità emerge anche un altro importante pregiudizio: quello della droga come espediente abituale delle popolazioni dell’est asiatico.

    6) Fonte: http://www.ilgiornale.it/esteri/in_balia_gang_filippina_rapinata_e_stuprata_17_anni/21-06-2011/articolo-id=530536-page=0-comments=1 , Il Giornale, quotidiano online
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: qui emerge chiaramente lo stereotipo sugli stranieri che si organizzano spesso in gang, come mezzo di diffusione di alcool e droga, e lo stereotipo della criminalità che si manifesta sotto forma di rapina e violenza.

    Conclusioni:
    Attraverso questo percorso, ci siamo confrontate sui pregiudizi e stereotipi che avevamo inizialmente; tuttavia, il nostro lavoro di gruppo ci ha aiutato a riflettere su di essi e a cambiare la nostra opinione. I pregiudizi e gli stereotipi sono idee spesso ben radicate, immutabili che etichettano gli altri “diversi” in modo negativo. Queste classificazioni sono purtroppo “limitanti”: non consentono, infatti, di valorizzare gli individui e di comprendere al meglio la loro più profonda essenza. Come si è dimostrato in precedenza, le donne filippine sono donne colte, con un profondo credo religioso, molto legate alla famiglia, al loro paese d’origine e ai loro valori. Come abbiamo potuto notare direttamente, sono donne disposte al dialogo, cordiali, solari e diligenti nel loro lavoro. Purtroppo però, vengono categorizzate come semplici donne-oggetto, con la sola abilità meccanica di svolgere la professione di colf, del tutto insensibili ai bisogni e alle richieste degli anziani di cui si occupano. Anche noi avevamo, soprattutto in un primo momento, qualche pregiudizio, sia positivi (solarità, disponibilità) sia negativi (filippina=badante, criminalità). Ciò che ci siamo proposte di fare è stato non l’eliminazione completa dei nostri pre-concetti (in quanto alcuni sono fondati anche da un punto di vista statistico), quanto il tentativo di porci in un atteggiamento dialogico e profondo, cercando di avvicinarci alle loro storie e assumendo un punto di vista nuovo. In particolare ci siamo soffermate sugli aspetti comuni al nostro popolo e alle nostre tradizioni, trascurando del tutto le inevitabili differenze che possono dare origine ad atteggiamenti pregiudiziali.
    Questa immagine sintetizza il nostro pensiero: l’unicità di cui ognuno è portatore (omino colorato) non deve essere vista come diversità, in quanto fondamentalmente siamo tutti uguali .

  • MARIA scrive:

    Gli argomenti trattati sono di notevole importanza , ma devo dire che quelli che mi hanno maggiormente colpito sono quelli dedicati ai così detti ” Terroni ” da Terrona fiera ed orgogliosa faccio avvolte fatica a capire come i giudizi negativi possano aver influenzato in un certo modo le persone .
    Mi spiego bene viene citata la Parola ” Mafia / Camorra ” e dico a mio parere viene attribuita come la PRINCIPALE CATATTERISTICA della persona che viene da SUD . Io ritengo invece che noi TERRONI e non solo siamo Vittime di questo ,e non penso che queste cose possano essere attribuite a tutte le persone !!! per questo si dice ” TUTTL IL MONDO E PAESE”.
    concludo che avere stereotipi e anche giusto ma non devono essere caratteristiche principali delle persone sottoposte a stereotipi.

  • 2011colomboclara scrive:

    Componenti del gruppo:

    Paola Bonfadini
    Chiara Cattelani
    Teresa Carbone
    Silvia Cislaghi
    Chiara Galmarini
    Clara Colombo
    Alessia Bearzi
    Alessandra Conte
    Elena Cappellini
    Silvia Beretta
    Martina Cappelletti

    VU CUMPRA’?


    1.
    CONTESTO DI RIFERIMENTO
    Piazza Duomo a Milano
    2. GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI

    Abbiamo scelto di rivolgere la nostra ricerca al gruppo dei venditori ambulanti immigrati, fortemente presenti nel contesto prescelto. Questi venditori sono anche chiamati “Vu cumprà”, dallo storpiamento della domanda “vuoi comprare?”, che dagli stranieri viene così pronunciata. Questa parola, lanciata dai media, è ormai entrata nel linguaggio comune, e nell’immaginario di massa, uno stereotipo che rivela un atteggiamento di derisione e di sottovalutazione. Come tutti gli stereotipi, anche questo è indizio di una percezione totalizzante dell’altro, dell’indistinzione, astrazione e imprecisione nel categorizzarlo, ma ha anche la funzione di semplificare illusoriamente una complessità che non si riesce a comprendere né a decifrare e che perciò viene percepita come indistinta, sfuggente e inquietante.
    3. CHE COSA SI DICE
    l’immagine sociale degli immigrati si modella sugli stranieri più visibili, quindi in particolare sui venditori itineranti e ambulanti, stagionali e non, che finiscono per divenire il prototipo e il simbolo stesso dell’immigrato: una presenza connotata da marginalità e precarietà, rappresentata come un ambulante miserabile, maschio, africano (termine spesso comunemente usato con lo stesso valore di “marocchino”, indipendentemente dalla nazionalità), clandestino e abusivo, di religione musulmana, privo di istruzione e dall’atteggiamento invadente e pedante. Si fa quindi riferimento all’aspetto esteriore, alla cultura, alla legalità, ai valori, all’aspetto esteriore, al modo di relazionarsi con gli altri…
    Ecco alcuni degli atteggiamenti che abbiamo potuto osservare in situazione:
    Lungo i portici di C.so V. Emanuele c’è un vu cumprà che cerca di vendere i braccialetti.
    Sono tante le persone che gli passano vicino e lui cerca di fermarle in qualche modo; con alcuni si limita a chiedere se vogliono comprare il braccialetto, con altre persone invece glielo porge direttamente sul braccio dicendo all’inizio che lo regala come portafortuna poi una volta legato chiede di avere in cambio qualche centesimo.
    Le reazioni delle persone nei confronti di questo vu cumprà sono più o meno sempre le stesse: la maggior parte cerca di evitarlo, aumentano il passo o cambiano strada proprio per evitare di incontrarlo.
    Se poi il vu cumprà riesce ad avvicinarsi a qualcuno per chiedergli se vuole uno dei suoi braccialetti, questo o continua a camminare ignorandolo e facendo finta di niente oppure gli da risposte come ad esempio:” no grazie”, “non ho tempo”, “non mi interessa”.
    A volte capita anche che il vu cumprà approfitti di alcune persone (per esempio i ragazzi/e) per posargli il braccialetto direttamente sul braccio dicendogli che lo regala per poi chiedergli comunque qualche soldo.
    Questo gesto può sembrare invadente agli occhi di alcune persone e di fatti scaturisce alcune reazioni.
    Alcuni passanti sembrano parecchio scocciati e infatti quando si vedono mettere il braccialetto sul braccio lo buttano a terra, altri le lo restituiscono in mano, altri ancora iniziano ad insultarlo.
    Accade a volte che quando il vu cumprà ferma delle ragazze/i molto giovani e gli mette il bracciale al polso, questi se lo fanno allacciare pensando che sia gratis per poi reagire in modo diverso quando gli viene detto che devono dargli qualcosa.
    Alcuni non vogliono dargli niente e piuttosto gli restituiscono il braccialetto oppure gli danno qualcosa.
    In altri casi invece, anche se è capitato di raro, alcune persone si lasciano allacciare il braccialetto, scambiano qualche parola con il vu cumprà e poi lo ringraziano dandogli qualche moneta.

    Inoltre, ecco alcune delle espressioni nei confronti dei vu cumprà che abbiamo raccolto:
    • “Credo non facciano nulla di male, è la loro vita; almeno vendono oggetti legali, non pericolosi; gli possono acquistare anche i bambini, altri invece vendono robaccia! Finché non fanno nulla di male e vendono roba innocua possono pure continuare a farlo.”
    • “Non mi è mai capitato personalmente di essere fermata da queste persone anche se mi capita spesso di vederle ma credo che la gente esageri a definirle invadenti, offensivi alla fine fanno anche loro il proprio lavoro.”
    • “Le ritengo persone sporche, ignoranti che sono venute qui in Italia pensando di riuscire a sopravvivere vendendo qualche braccialetto.”
    • “Da una parte mi fanno pena, devono stare tutto il giorno anche con il freddo per riuscire a vendere solo dei semplici braccialetti, però penso sia una loro scelta; di lavori ce ne sono tanti anche se non tutti umili però se volessero potrebbero cercarsi qualcosa di meglio; probabilmente sono contenti cosi”
    • “Sono solo dei scocciatori, tutte le volte te gli ritrovi davanti e insistono per venderti la loro robaccia; e quando gli dici di no insistono altre trecento volte! Non se ne può più.”
    • “Stanno invadendo l’Italia, quando vado in giro vedo più vu cumprà e persone straniere che non italiani, fosse per me gli manderei tutti a quel paese da dove sono venuti.
    • “Poverini, oltre a vivere una vita misera sono pure presi in giro dalle persone; penso che la gente dovrebbe portare più rispetto per loro alla fine non fanno nulla di male, forse sono un po’ insistenti ma devono pure guadagnarsi la pagnotta per mangiare!”
    • “Vengo in Duomo tutti i giorni e lavorando in centro gli vedo tutti i giorni, non ci faccio molto caso però a volte gli vedo e penso che non vorrei mai essere nella loro condizione, farei una vita veramente triste se dovessi stare fuori ore e ore a vendere bracciali per bambini e guadagnare un paio di euro al giorno.”
    • “Mi sono indifferenti, se mi fermano per la strada per vendermi qualcosa gli scanso ma senza mancargli di rispetto.”
    • “Sono persone come altre e fanno un lavoro come tanti altri; in giro c’è di meglio da fare, ci sono lavori più dignitosi ma ognuno fa quel che può, e se questo è il loro modo per mangiare e bere non c’è niente di strano.”
    • “A volte sono molto invadenti, ti seguono fino a quando non gli rispondi male, sono insopportabili, quando dici no è no! Non capisco perché tutte le volte devono insistere cosi tanto, poi che non si lamentino quando la gente gli tratta male”
    • “Sono delle persone che spesso mi fanno veramente pena; queste persone hanno solo quello per vivere e non possono fare altrimenti…anche perché al giorno d’oggi per loro è difficilissimo trovare un lavoro soprattutto perché il razzismo oggi è alle stelle! comunque io non ho nulla contro di loro anche se spesso sono noiosi”
    • “Per alcuni provo compassione..altri invece mi danno sui nervi perché se non compri niente te ne dicono di tutti i colori!”
    • “Sono persone simpaticissime e buonissime! Tutte le volte che gli incontro ci scherzo sempre! Molto meglio di tanti italiani.”
    • “Non faranno nulla di male ma ormai ovunque vai te gli ritrovi davanti con qualcosa da venderti; e inoltre alcuni sono noiosi e fastidiosi come una zanzara.”
    • “Poveracci loro!..mi immagino dev’essere brutto passare un sacco di ore a inseguire la gente per strada per guadagnare qualche spicciolo vendendo braccialetti; però almeno a differenza di me che devo stare seduto in ufficio 8 ore al giorno, loro possono vedere tutto il giorno le belle donne di Milano!”
    • “Lavoro tutto il giorno qui e gli vedo sempre camminare avanti e indietro in cerca di qualcuno che gli dia qualche centesimo in cambio di un braccialetto; a volte esagerano nel rincorrere la gente fino a quando non lo prendono e se fossi loro gli manderei al quel paese poi però penso che se non fanno cosi non possono garantire un minimo indispensabile per la propria famiglia e quindi gli posso anche capire.
    • “ Per me possono starsene anche tutto il giorno e tutta la notte in piedi a cercare di vendere e se non gli sta bene se ne tornino nel loro paese; sono venuti qui in Italia in cerca di una vita migliore, ma se non studiano non cercano un lavoro serio allora che rimangano in questa situazione.”
    • “A me divertono tantissimo, sono persone cordiali che stanno allo scherzo, che cercano persone che gli apprezzino per la vita che fanno; la cosa che mi piace più di loro è quando ti chiamano capo; io gli porto sempre rispetto, sono anche loro persone come noi.”
    • “Mi capita di pensare alla loro vita, di quanto fanno fatica a procurarsi da mangiare e per questo li ammiro per come riescono a sopravvivere ogni giorno; quando però li vedo cerco sempre di evitarli perché so che molti di loro sono veramente insistenti e questo mi da fastidio.”

    4. FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI (giornali, internet, testi, immagini, video,…)
    Essendo la figura del “vu cumprà”, e gli stereotipi ad essa connessi, fortemente diffusi e condivisi nella nostra società, non è stato difficile rintracciare fonti che testimoniassero tali stereotipi:
    1° FONTE (pagina web)
    1) Fonte: http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Marocchino#Marocchini_braccialetti
    2) Cosa emerge: il noto sito satirico e irriverente dà un’ampia e dettagliata descrizione ironica e fortemente stereotipata dei venditori ambulanti. Nel suo voler essere divertente ed esagerato, cade evidentemente nella banalizzazione, talvolta pesante ed offensiva.
    3) Quale immagine, giudizio si vuole comunicare: nell’insieme questa pagina del sito esprime un forte giudizio discriminatorio, che descrive come miserabili e inferiori questa categoria di immigrati. In esso emergono un po’ tutte le categorie stereotipate sopra citate.
    2° FONTE (video)
    1) Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=Tc3y8WSSlsk
    2) Cosa emerge: il video è stato prodotto per la campagna di raccolta fondi dell’AMREF (video citato anche nel sito “Cronache di ordinario razzismo”). Nel video si vede un bagnante che cerca di rilassarsi in spiaggia, ma viene continuamente infastidito da una serie innumerevole di venditori ambulanti stranieri che a fine giornata gli hanno venduto varie mercanzie. Il video si conclude con il bagnante che, scocciato si dichiara stufo di queste situazioni, e un venditore che gli risponde per le rime, dicendo che è medico e quindi si suggerisce la soluzione: sostenete Amref per far sì che il venditore qui a fianco non si trovi costretto a vendere sulle spiagge oggetti inutili, ma possa svolgere la professione di medico nel suo paese.
    3) Quale immagine, giudizio, si vuole comunicare: nonostante la presa in considerazione della buona fede degli ideatori del messaggio, in questo video, si ricorre a uno stereotipo conosciuto da tutti: quello del “vu cumprà” che infastidisce, che cerca di vendere oggetti inutili, che non è visto di buon occhio dalle persone, che sarebbe meglio restasse nel suo paese e via dicendo. Infatti il video trasmette un messaggio in questo senso: “aiutiamoli lì così non vengono qui”. Alla fine del video, l’invito a versare soldi per “rispedirli” al loro paese sembra rivolto proprio a chi non li sopporta, ma vorrebbe per così dire lavarsi la coscienza. Nonostante questo, sullo sfondo, rimane comunque l’idea che gli immigrati danno fastidio, viene proposta come un dato di fatto. L’idea che una campagna di comunicazione sociale scelga di puntare sulle pulsioni xenofobe è quanto meno contraddittorio.
    3°FONTE (video)
    1) Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=3KMXKgxLIUA
    2) Cosa emerge : il video amatoriale girato in un’aula di una scuola deride il lavoro dei venditori ambulanti. Un ragazzo interpreta la figura del “vu cumprà” facendo emergere solo gli aspetti negativi che vengono in genere attribuiti a queste persone.
    3) Quale immagine, giudizio si vuole comunicare: dal video emerge un giudizio discriminatorio, in quanto da una parte vuol far trasparire il venditore ambulante come una persona molto insistente e che ha difficoltà nel parlare la lingua italiana; dall’altra parte l’atteggiamento di fastidio che provano le persone che interagiscono con lui.
    4° FONTE (tre articoli di giornale)
    1) Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/30-luglio-2011/troppi-spiagge-multiamolie-guerra-vu-cumpra-salento-1901205433474.shtml
    http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2011/13-giugno-2011/jesolo-steward-contro-abusivi-190855532928.shtml
    http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2009/6-agosto-2009/porto-cesareo-guerra-vu-cumpragli-ambulanti-mandati-via-lungomare-1601640177496.shtml

    2) Cosa emerge: il comune denominatore che collega i tre articoli è il tema della presenza di vu cumprà all’interno delle spiagge italiane, vissuto come una forte disagio sia per i turisti, sia per i proprietari degli stabilimenti balneari e anche per i comuni che sono sempre in cerca di nuovi metodi che siano efficaci per limitare questo fenomeno che pare essere in costante aumento. I provvedimenti su cui si cerca di fare leva sono multe –come nel caso del primo articolo- oppure persone che si prendano il compito di pattugliare le diverse zone nel caso in cui vigili, o comunque le forze dell’ordine in generale, non intervengano, al fine di tenere lontani da determinate zone i venditori ambulati oppure di farli spostare in altri spazi predisposti a questo tipo di commercio, per evitare l’affollamento solo in indeterminate aree, creando così disagi.
    3) Quale immagine, giudizio, si vuole comunicare: in generale, tutti e tre gli articoli, si limitano a descrivere tre situazioni molto simili tra loro, senza che gli autori diano un giudizio esplicito sull’argomento di cui trattano. All’interno dei tre scritti,però, sono anche riportate le parole di alcuni intervistati che esprimono chiaramente un giudizio negativo nei confronti di questa categoria particolare di commercianti. Vengono citati il fastidio che porta la loro insistenza nel voler vendere la merce, la loro massiccia presenza all’interno di determinate spiagge o zone rendendo difficile ai turisti il passare alcune ore di tranquillità e anche la presenza di odori sgradevoli e troppi rumori.
    5° FONTE (video)
    1) Fonte: http://www.youreporter.it/foto_Napoli_cartello_anti_vu_cumpra_1
    2) Cosa emerge: questa immagine è molto significativa perché emerge la poca tolleranza che la gente ha nei confronti dei venditori ambulanti e in che modo essa spinga gli italiani a comportarsi verso di loro. Questo signore italiano ha scritto un cartello usando un linguaggio molto sgarbato e offensivo, sintomo di un fastidio che egli prova nei confronti degli stranieri che vendono sulle spiagge.
    3) Quale immagine, giudizio si vuole comunicare: si vuole comunicare che le persone si fermano soltanto all’apparenza e non vanno mai oltre ciò che vedono. Quando ci troviamo sulle spiagge e i venditori si avvicinano a noi per venderci la loro merce siamo spesso infastiditi. Capita che non li si guardi nemmeno in faccia e che si risponda un “no” secco per mandarli subito via. La maggior parte degli italiani non si chiede mai perché queste persone che arrivano da così lontano si ritrovino a vendere oggetti sulla spiaggia, nelle piazze delle città, vicino alle metrò, ecc.. Non c’è curiosità verso l’altro, verso la sua storia, verso i suoi stati d’animo (è contento della situazione che per necessità sta vivendo?) e verso i motivi che l’hanno spinto ad allontanarsi dal suo paese d’origine. Non c’è dialogo a riguardo. Siamo invece sempre pronti ad avere pregiudizi verso di loro. Nel corso degli anni ne abbiamo sentiti molti, come ad esempio: pensare che siano dei ladri, che ci sia un giro di mafia intorno a loro, che sia impossibile che riescano a guadagnarsi da vivere soltanto vendendo gli oggetti che propongono sulle spiagge e quindi che spaccino anche droga.

    5. FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/ GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE.

    Più complessa è stata la ricerca di fonti che andassero a minare le immagini stereotipate emerse. Eccone alcune che siamo riuscite a trovare:

    1°FONTE (video)
    Fonte: http://www.diversamenteabili.info/Engine/RAServePG.php/P/62361DIA0300/M/87611DIA0110
    In questo articolo, si legge di un punto di vista controcorrente, che vuole sfatare l’immagine dell’immigrato delinquente, facendo notare come spesso il tipo di lavoro , l’aspetto e alcuni atteggiamenti di queste persone sono frutto non solo dell’indigenza, ma anche delle pratiche discriminatorie stesse, in un circolo vizioso a non finire. Il cliché miserabilista trascura, fra le altre cose, un dato innegabile: una buona parte di questi immigrati, oltre ad avere livelli di istruzione medi o elevati, proviene da situazioni urbane e da condizioni economiche e di status che nel proprio Paese erano medio-alte relativamente al resto della popolazione, è venendo qui che subiscono un processo di declassamento. Ma il senso comune ignora o non considera che l’emigrazione è già di per sé un processo selettivo: a tentare l’avventura sono in genere gli individui più dinamici, forti e intraprendenti.

    2°FONTE (video)
    Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=ybk_-rujm0k&feature=related
    In questo video musicale il cantante dà voce ai venditori ambulanti cercando di raccontare quella che è la loro condizione. Innanzitutto si presenta l’immigrato venditore ambulante come essere umano facendo ricorso a quelle che possono essere considerate qualità universalmente presenti nell’uomo e in tutte le comunità umane: in ogni angolo del mondo esistono persone buone o cattive, oneste o furbe, forti o deboli,…allo stesso modo queste caratteristiche si ripropongono tra i venditori ambulanti. Si riconosce l’illegalità di questo lavoro, che costringe continuamente a stare all’erta e a vivere un perenne senso di insicurezza e instabilità, perché farsi fermare significa spesso per questi immigrati irregolari l’espulsione; ma proprio in quanto soggetti clandestini è in molti casi l’unica possibilità di sopravvivere e di farlo nella maniera più onesta possibile, in attesa di un lavoro migliore e soprattutto regolare.
    Emergono alla fine del testo le spiccate qualità musicali e la grande conoscenza linguistica come caratteristiche comuni a persone appartenenti a culture altre, nel caso specifico facendo riferimento ad un amico senegalese in grado di cantare padroneggiando quattro lingue diverse.

    3°FONTE (libro)

    Fonte: “Io, venditore di elefanti. Una vita per forza tra Dakar, Parigi e Milano” di Pap Khouma (pagine 64-65)
    Il libro racconta le vicende vissute dallo stesso Pap Khouma nei primi anni dopo la sua immigrazione dal Senegal in Italia, che per guadagnarsi da vivere vende dei piccoli elefantini. L’autore racconta ciò che vive quando vende alla gente italiana, cioè le emozioni che lui prova quando non è voluto dalla gente e quando invece lui stesso infastidisce le persone per vendere loro la merce.
    Il libro comincia con questa rivendicazione orgogliosa: «Vengo dal Senegal. Ho fatto il venditore e vi racconterò che cosa mi è successo. E’ un mestiere difficile, per gente che ha costanza e una gran forza d’animo, perché bisogna usare le gambe e insistere, insistere anche se tutte le porte ti vengono sbattute in faccia…». Il commercio molti ce l’hanno nel sangue e nelle tradizioni di famiglia.
    Cosa emerge:allo stralcio di queste due pagine emergono due differenti modalità contrapposte di rapportarsi con i venditori ambulanti immigrati una comprensiva e disposta a difenderti e l’altra approfittatrice, prepotente e invadente.
    Inoltre emerge lo stato di illegalità dell’immigrato clandestino.

    Quale immagine, giudizio si vuole comunicare: queste due pagine comunicano la difficoltà della condizione di essere clandestino compreso il bisogno di essere aiutati, sostenuti dagli altri(italiani) e difesi dalla maggioranza delle persone che approfittano del loro stato di clandestinità per minacciarli e ottenerne vantaggi. Inoltre appare evidente come molti immigrati “scelgono” questo lavoro e lo sentano come tale accettando malvolentieri l’elemosina.

    4° FONTE (video)
    Fonte: http://www.youtube.com/watch?v=hJCiGwm-Iak&feature=related
    In questo video viene data l’opportunità ai venditori ambulanti di Jesolo, di parlare ad un’emittente televisiva locale, i quali dichiarano di fare questo lavoro per scelta o per necessità, ammettendo, inoltre, di ignorare le regole e di vendere merce contraffatta a prezzi bassi. Infatti, i venditori ambulanti sono molto spesso costretti a scappare, poiché sono abusivi.
    Il loro appello, quindi, è di essere messi in regola nel lavoro che svolgono, come è avvenuto ai venditori ambulanti di Riccione, i quali posseggono una licenza commerciale e vendono i prodotti senza alcun timore di scappare per non essere arrestato.

  • 2011cossa scrive:

    Gruppo:

    - Denise Caiazzo
    - Elisa Copes
    - Francesca Cossa
    - Daniela Faro
    - Marta Galusi
    - Monica Gelmo
    - Alessia Giardini
    - Margherita Grassi
    - Ania Lazzeri
    - Federica Lopriore

    1) CONTESTO DI RIFERIMENTO: Italia

    2) GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: ROM
    I Rom sono un gruppo etnico – linguistico presente in tutti i Paesi d’Europa; hanno varie nazionalità (rumena, italiana, serba, spagnola…) e la lingua da loro parlata è il romanés, articolata in numerosi dialetti.
    Il romanés deriva da lingue indiane e neo-indiane: secondo gli storici le origini del popolo Rom sono da ricercarsi proprio in India, da dove i cosiddetti «zingari» si sarebbero spostati tra l’VIII e il XII secolo, raggiungendo poi tutti i Paesi d’Europa. Oggi in Italia sono presenti circa 150.000 Rom: di essi il 90% sono stanziali e la metà ha la cittadinanza italiana.
    http://sergiobontempelli.wordpress.com/2008/06/11/dossier-rom-rumeni/

    VENGO DALL’ORIENTE” – Poesia di Olimpio Cari, artista zingaro
    Vengo dall’Oriente
    ho attraversato montagne e vallate
    pianure e deserti
    città splendenti e miseri villaggi.
    Ho cavalcato tanti cavalli
    ho piantato tende e guidato carri,
    non mi sono fermato da mille anni.
    Vengo dall’Oriente
    ho imparato l’armeno e il turco
    ho divertito il re persiano col mio canto
    ho fatto l’indovino.
    In Turchia ho addestrato animali
    in Romania ho imparato a camminare sulla fune
    ho portato allegria tra la gente.
    Vengo dall’Oriente
    ho lavorato il rame e l’argento
    ho fatto cesti e fiori di legno
    ho costruito liuti zurle e tapani.
    E col suono del mio violino
    ho addolcito i cuori
    e abbattuto la diffidenza.
    http://www.nonluoghi.info/old/rom8.html


    3) CHE COSA SI DICE

    Abbiamo chiesto a trenta persone (familiari, amici, conoscenti – Zona Milano e Hinterland milanese) di elencarci le prime tre parole che venivano loro in mente sui Rom:
    - Sporco, rubare, oro
    - Nomadismo, roulotte, elemosina
    - Musica, tradizioni, feste
    - Libertà, famiglia numerosa, coesione del gruppo
    - Falsità, rubare, vestiti tipici
    - Minoranza, cultura, marginalità
    - Rame, stazione, sporco
    - Campo nomadi, artisti, bambini
    - Gitano, malocchio, rubare
    - Zingaro, ladri di bambini, giostre
    - Sporco, grandi macchine, roulotte
    - Macchine, tradizioni, nomadismo
    - Povertà, zingari, spacciatori
    - Circo, zingaro, criminalità
    - Nullafacente, puzzone, senza fissa dimora
    - Paura, povertà, campi
    - Oro, zingari, roulotte
    - Cultura, viaggi, libertà
    - Fede, scoperta, avventura
    - Est, roulotte, ladri
    - Zingari, nomadi, folklore
    - Girovaghi, rumorosi, menefreghisti
    - Sudicio, zingari, roulotte
    - Mercedes, elemosina, nomadi
    - Camper, Immigrati, Falò
    - Campo, caravan, bambini
    - Rubare, viaggiare, bambini
    - Campo nomadi, parabole, puzza
    - Zingari, monete, Mercedes
    - Campo nomadi, bidoni e pentolini, cani


    4) FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI

    Dalle nostre brevi interviste sono emersi alcuni termini sui quali abbiamo deciso di focalizzare la nostra attenzione, in quanto richiamano alcuni degli stereotipi più diffusi sui Rom.

    - MUSICA FESTE E TRADIZIONI
    http://www.veneziasi.it/content/view/?id=552&lang=it
    http://www.imninalu.net/tradizioniRom.htm
    L’etnia rom mette al centro dei propri valori tradizionali la famiglia orizzontale o allargata e insieme a questa il valore del matrimonio. Sia gli uomini che le donne si sposano spesso giovani e questa tradizione è spesso oggetto di controversie per le leggi dei Paesi dove vivono che invece osteggiano le unioni tra minori. L’individuo da solo non ha alcun senso, ma esiste ed è accettato in quanto ha un ruolo ed appartiene ad un nucleo familiare. Che sia marito, o moglie o figlio è dunque una condizione indispensabile. Qualsiasi festa di questi popoli è sempre dominata da un profondo calore umano e da una trascinante vivacità, con una forte presenza della musica. La musica è una parte fondamentale della vita dei Rom e accompagna i momenti salienti e sociali, soprattutto nell’Europa orientale. La musica rom ha giocato un ruolo importante in Paesi come la Croazia, la Bosnia, la Serbia, il Montenegro, l’Albania, la Bulgaria e la Romania e lo stile e le performance dei musicisti hanno influenzato anche compositori come F. Liszt e J. Brahms. Nella tradizione sono famosi i “lăutari”, che suonano ai matrimoni romeni o bulgari o nelle cosiddette Fanfare. La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione Rom è che parlano (nei secoli scorsi ancora maggiormente) dialetti variamente intercomprensibili, costituenti il romanès/romani, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell’India del Nord Ovest la parentela più prossima. Per quanto riguarda la religione non ve ne è una dominante nella comunità rom: gli appartenenti ai diversi gruppi hanno adottato quella del Paese di residenza.

    - RUBARE
    http://quibrescia.it/cms/?p=64373
    http://www.youtube.com/watch?v=OEp3j-Co_4w
    http://www.youtube.com/watch?v=dH9wWIe-TxM&feature=share
    Quando si parla di furti, si tende molto spesso a pensare ai Rom, e spesso purtroppo sono realmente loro a compiere certi atti. Televisioni, giornali, mass media riportano frequentemente di furti fatti da persone Rom, e vedere ciò che succede quotidianamente in un luogo pubblico (come la stazione di Milano Centrale,dove noi potremmo benissimo trovarci) ti pone inevitabilmente delle domande.
    Anche in alcune interviste fatte direttamente a persone Rom essi stessi ammettono di compiere furti. Si può vedere come all’interno della cultura Rom il “rubare” è un gesto di quotidiana abitudine acquisito come una vera e propria consuetudine; nonostante sia un gesto perseguibile dalla legge italiana, i Rom non lo condannano in quanto molte volte viene commesso per sopravvivere e mantenere la propria famiglia (uno dei loro pensieri dominanti è il riuscire a sfamare i loro bambini), da loro concepita come una sorta di agenzia sociale e per la quale farebbero di tutto.
    Partire con il preconcetto che i Rom rubano porta le nostre mentalità poco distanti quindi; è certo purtroppo che ci sono molti di loro che vivono compiendo anche azioni illecite e che per questo creano una inevitabile reazione di ostilità verso tutto l’intero gruppo etnico. Ma queste persone hanno oggi delle opportunità minimamente uguali alle nostre per poter trovare una propria condizione di vita più accettabile e riconosciuta dagli altri? Se tutti ci fermassimo a riflettere su questo, di certo la situazione migliorerebbe, anche se attraverso un percorso non facile, in cui l’impegno di tutti diventa fondamentale per imparare a vivere insieme.

    - BAMBINI
    http://www.letterealdirettore.it/sono-uneducatrice-di-bambini-rom/
    http://www.letterealdirettore.it/forum/testo/topic/157-1.html
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/i_bambini_rom_dei_navigli_piccoli_forzati_dellelemosina-20551398/
    I bambini Rom sono come tutti i bambini, solo con meno regole di comportamento rispetto a come noi italiani siamo abituati a concepire l’infanzia e il modo di rapportarsi ad essa. I bambini rom sono abituati a correre, muoversi, saltare e amano gli spazi aperti; spesso sono sporchi, a causa delle condizioni in cui vivono nei loro campi, ma quelli che sono ammessi a scuola, in classe arrivano puliti e ben vestiti. Nonostate il forte senso di appartenenza che ogni persona Rom ha nei confronti della propria famiglia e del proprio gruppo, i bambini già da piccoli sono molto indipendenti dalle famiglie (a differenza dei bambini italiani, per esempio). Questo non significa che i genitori non siano bravi, ma solo che hanno un modo diverso di crescere ed educare i propri bambini, e di rapportarsi ad essi.


    5) FONTI/DOCUMENTI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE I ROM

    - http://www.ilpaesedeibambinichesorridono.it/bambini_rom.htm
    - http://digilander.libero.it/vocidalsilenzio/ilmondodeirom.htm
    - http://www.operanomadimilano.org/progetti/progetti.htm
    - http://www.youtube.com/watch?v=TsC-cOHlCT8

    - Per avere un testimonianza diretta di alcuni lati postivi e poco conosciuti sui Rom, abbiamo intervistato una ragazza che sta svolgendo il suo tirocinio universitario presso un campo Rom di Milano, chiedendole impressioni e conoscenze sulla vita dei Rom che lei sta approfondendo da vicino grazie alla sua esperienza. Di seguito, alcune parti estrapolate dalla nostra intervista.
    “Una tua definizione di Rom.” “È difficile. Considerate che la categoria Rom comprende in realtà al suo interno una molteplicità di sotto-gruppi, tutti molto diversi tra loro per provenienza, stili di vita e cultura. Nel campo dove sto facendo io tirocinio per esempio abitano Rom abruzzesi che sono arrivati qua a Milano dall’Abruzzo circa una ventina di anni fa. Sono cittadini italiani a tutti gli effetti, ed è così da generazioni e generazioni, e sono sedentari. Infatti nel campo la maggior parte vive in villini di muratura, dotati al loro interno di tutto: cucina, tv, bagno, acqua calda, luce e gas. La scelta del campo è stata fatta dalle varie amministrazioni che hanno deciso che era la soluzione migliore per loro, credo probabilmente per tenerli lontani e ben alla larga. Vicino a questo campo se ne è stabilito un altro di Rom rumeni, sono qui non perché nomadi ma solamente per lavorare e mettere da parte qualche soldo, a costo di vivere in baracche davvero nate dal niente e in condizioni disumane, per poi tornare nelle loro famiglie in Romania. Come potete vedere nessuno di questi è propriamente ‘nomade per cultura e stile di vita’. ”
    “Hanno tradizioni e feste tipiche?” “Io non ho ancora visto particolari feste o usanze. Si vestono come noi, forse un po’ più appariscenti, un po’ scollate, grandi orecchini, alcune super truccate, tatuaggi grandi e fatti male… Diremmo senza troppo gusto! Però non pensate che abbiano tutte il ‘gonnellone’ o stracci . Si curano abbastanza: ovviamente vivere in un campo è diverso che in una casa per cui l’aspetto può sembrare più trasandato ma credo che sia una questione di condizioni di vita e per i lavori che fanno. Penso siano religiosi, tutti hanno immagini di Padre Pio appese nelle case, ma non ho approfondito più di tanto per ora. Stare con loro nei momenti informali mi piace moltissimo. Soprattutto in alcune case dove le famiglie sono molto numerose, si trovano a mangiare sempre insieme e stanno tutti insieme a parlare, guardare la tv, raccontarsi le cose. Tutti iniseme, grandi e bambini. In ogni casa dove sono entrata mi hanno sempre offerto caffè, the, aranciata, ma anche piatti che avevano preparato per il pranzo. Insomma sono ospitali e ci tengono a non farti mancare niente. Oltre all’italiano parlano un’altra lingua che sarebbe un misto tra la lingua rom e l’abruzzese.”
    “I Rom sono a conoscenza degli stereotipi che li riguardano?” “Per quello che ho sentito io, sono perfettamente a conoscenza di quello che la gente pensa di loro. Da una parte penso che ne soffrano molto, quasi con rabbia, soprattutto perché sanno di essere italiani e quindi di non avere niente in meno rispetto a tutti gli altri. Per esempio fanno fatica a trovare un lavoro o una casa, spesso si sentono additati per il semplice fatto di essere rom, ecc… Dall’altra parte riconoscono che comunque hanno una cultura diversa e la dichiarano con orgoglio (‘La legge zingara’, ‘noi zingari’…). Credo che la fatica derivi dal dover equilibrare le due cose. Più che di rapporti con la comunità italiana in questo caso si dovrebbe dire con il ‘fuori dal campo’. È un po’ una contraddizione: per quello che serve il rapporto è stretto (spesso ho sentito loro frasi come ‘lo stato mi deve…’, ‘io ho diritto…’) mentre per ciò che non interessa più di tanto non c’è la volontà di avere a che fare con l’esterno, come per esempio accade con il mondo della scuola per i loro bambini.”
    “Quali attività di sostentamento svolgono?” “I lavori sono diversi. Che io sappia alcuni sono impiegati nel riciclo del ferro, altri fanno lavori occasionali a chiamata, per esempio le donne delle pulizie o le cameriere. Molti sono disoccupati e la maggior parte delle donne sono casalinghe. So che una ragazza del campo si è laureata e adesso fa la mediatrice culturale rom nei campi di Milano. Alcuni hanno contratti regolari mentre altri lavorano in nero, credo legati anche a giri illegali.”

    Grazie a tutto il nostro lavoro di ricerca, alle numerose e preziose fonti trovate su internet e a questa nostra intervista, abbiamo di sicuro ampliato le nostre conoscenze sul mondo dei Rom. Un mondo assai più complesso di quello che comunemente la gente pensa, ricco di mille sfaccettature. Trattare la diversità mettendo rigide barriere fondate solo su stereotipi e superficiali pregiudizi non consente di conoscere davvero l’altro, di aprire una relazione di dialogo e confronto che possa portare a una buona convivenza, ognuno nel rispetto dell’altro.
    Da un lato è sicuramente vero che la nascita di certe idee negative nei confronti dei Rom avviene a causa di fatti veritieri (furti, formazione di campi abusivi, casi di sfruttamento minorile…), che accadendo frequentemente nelle nostre comunità ci toccano da vicino, anche grazie alla televisione e ai mass media che spesso ci trasmettono immagini negative fortemente stereotipate.
    Dall’altro lato, però, è vero anche che approfondendo la ricerca sui Rom e sulla loro cultura, si ha la possibilità di conoscere tanti aspetti positivi e interessanti spesso nascosti o poco noti. La cultura rom è molto ricca e sfaccettata, dotata di tante particolarità, e ad essa ogni Rom è fortemente legato. È un popolo molto unito e lo dimostrano per esempio nelle ricorrenze delle feste fondamentali, come i matrimoni o i funerali, dove l’intera comunità partecipa all’evento.
    Al giorno d’oggi grazie al web e ai mass media (e a un po’ di buona volontà da parte del singolo e della nostra società…) è possibile informarsi e aprire i propri sguardi, togliendo questo alone scuro che ricopre i tanti tratti colorati di una cultura diversa dalla nostra ma non per questo inferiore.

    Di seguito, riportiamo alcune poesie e canzoni che abbiamo trovato durante questo nostro lavoro di gruppo, che ci hanno particolarmente colpito.
    - http://www.nonluoghi.info/old/rom8.html
    - http://www.vurdon.it/06.htm#Spatzo
    - http://www.youtube.com/watch?v=llEwegeVjUY

  • 2011genco scrive:

    Componenti del gruppo:
    Stefano Colombo, Deborah Lomazzi, Luca Di Leo, Andrés Bolivar Alvarez, Silvia De Rose, Valentina Invernizzi, Alice Genco, Yuliana Kostova

    CONTESTO DI RIFERIMENTO: La zona da noi abitata:il Settentrione
    GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: I “Terroni” (i meridionali)

    CHI E’?
    Diamo alcune definizioni

    Terrone è un termine della lingua italiana, utilizzato dagli abitanti dell’Italia settentrionale e centrale come espressione dispregiativa per designare un abitante dell’Italia meridionale, talvolta anche in senso semplicemente scherzoso.
    Da: Wikipedia

    Epiteto spregiativo o scherzoso con cui nell’Italia settentrionale vengono designati i meridionali
    Da Il dizionario del corriere

    Nella lingua e nella cultura italiana, il termine terrone, utilizzato dagli abitanti del settentrione d’Italia, è una espressione utilizzata in senso dispregiativo per designare un abitante dell’Italia centro-meridionale e insultare (può considerarsi, insomma, una variante dispregiativa del termine meridionale).
    Da Annabella Fusco (sociologa)

    Quali sono gli stereotipi più accostati?

    PICCOLO BRAINSTORMING
    vendicativi
    atteggiamenti rozzi
    più africani che italiani
    non hanno buon gusto
    delinquenti
    altruisti
    mafiosi
    allegri maleducati
    poco raffinati
    invadenti
    espansivi
    abili nell’arte culinaria
    pigri
    ignoranti
    furbi
    lavoratori della terra
    legati alla tradizione e alla famiglia
    famiglia allargata
    bassitalia (dove “basso” non denota solo la geografia, ma anche il censo, la cultura, la considerazione);
    napoletano (= cerimonioso, enfatico, ciarlatano, esibizionista, truffatore);
    napoli (= zotico, inferiore);
    sudico (ricalca la parola “nordico”, accostandolo al plurale di sudicio: sporco, zotico);
    beduino (nomadi arabi: = zotico, ignorante);
    extracomunitario(escluso, ignorante);
    mau mau (indipendentisti contro il colonialismo inglese in Kenya: = immigrati meridionali ignoranti);
    zulu (idem);
    cafone (contadino meridionale);
    terrone (contadino incrostato di terra, = sporco e ignorante);
    tamarro(venditore di datteri: = ignorante e rozzo);
    gabibbo (scaricatore di porto africano, = meridionale in senso più benevolo);
    mangiasapone (Garibaldi avrebbe portato in Sicilia il sapone, ma fu scambiato per cibo: = ingorante, zotico),
    mafioso (criminale, violento, omertoso, superbo),
    camorrista (idem),
    giargianese (barbaro e incomprensibile nei modi di parlare = incolto, ignorante).

    “Terrone” come un insulto

    Spesso vengono associati a questo epiteto caratteristiche personali negative, tra le quali ignoranza, scarsa voglia di lavorare, disprezzo di alcune norme igieniche e soprattutto civiche. Analogamente, soprattutto in alcune accezioni gergali, il termine sta sempre più assumendo il significato di “persona rozza” ovvero priva di gusto nel vestire, inelegante e pacchiana, dai modi inurbani e maleducata. Ciò non toglie che resta un insulto finalizzato a chiari intenti discriminatori.
    Il “riconoscimento” di “terrone” come insulto e non come termine “folkloristico” è un processo che storicamente ha subito molte battute d’arresto e incomprensioni, probabilmente dovute al fatto che solo una parte della popolazione italiana ne riconosceva pienamente la gravità e il suo carattere offensivo.
    Solo recentemente la Corte di Cassazione ha ufficialmente riconosciuto che tale termine ha un’accezione “offensiva”, confermando una sentenza del Giudice di Pace di Savona e confermando che la persona che l’aveva pronunciata dovesse risarcire la persona offesa dei danni morali.

    FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI

    • libro F.- R.de Chateaubriand, I martiri, Rizzoli, Milano 1952 (ed. orig., 1809), pp. 83-84
    …Forse vi sono climi pericolosi alla virtù, tanto sembrano spirare la voluttà. Non è questo che ha voluto insegnare la leggenda piena di significato, narrando che Partenope fu edificata sulla tomba di una sirena? Lo splendore vellutato della campagna, la tepida temperatura dell’aria, i morbidi contorni delle montagne, le molli sinuosità dei fiumi e delle valli, sono a Napoli altrettante seduzioni per i sensi che tutto invita al riposo e nulla urta. Il napoletano seminudo, contento di sentirsi vivere sotto gli influssi di un cielo propizio, rifiuta di lavorare appena ha guadagnato il poco che gli basta per il pane giornaliero. Passa metà della sua vita immobile al sole, e l’altra metà a farsi portare in un cocchio, pieno d’allegria; di notte si sdraia sui gradini di un tempio, e dorme, senza preoccupazioni per l’avvenire, ai piedi delle statue dei suoi dèi […] 1.

    Sebbene adagiato nelle forme intrecciate di due generi – l’idillio e il capriccio – dal sorriso metastorico, il quadro sopra ritagliato ha una precisa collocazione nel tempo delle idee; è la versione “molle” di una immagine che va riscuotendo straordinaria fortuna in Europa, all’indomani della fallita rivoluzione napoletana del ’99: l’italiano del sud, definitivamente partenopizzato e con la doppia parte dello sfaticato e dell’esagitato.

    • Link video: http://www.youtube.com/watch?v=rmR4wo1OYZo
    In questo filmato di Aòdo, Giovanni e Giacomo emergono alcuni dei più comuni stereotipi sul rapporto Nord-Sud.

    • Articolo giornalistico da “Il Corriere della Sera”: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/spettacoli/2011/6-giugno-2011/jessica-nuova-miss-padaniano-terrone-concorso-190806414372.shtml

    INTERVISTE

    1) Roberta, ragazza di età 20, nata e cresciuta a Bari, Puglia.
    All’età di 18 anni si è trasferita a Milano sia per motivi di studi sia per seguire le orme del suo amore, anch’egli pugliese.

    Come hai vissuto ciò?
    Quale stereotipo ti sei sentita accreditare?

    <>

    2) Domenico ha 25 anni e vive nei pressi di Milano.
    Fino agli 8 mesi lui, sua sorella e i suoi genitori hanno vissuto a S. Michele Salentino, in provincia di Brindisi, Puglia.
    I suoi genitori, originari dello stesso paesino, hanno deciso di trasferirsi al Nord perché volevano offrire ai propri figli opportunità migliori che i paesi del Sud non potevano concedere.
    Altro motivo che ha condotto a questa scelta è il fatto che, nonostante abbiano origini meridionali, non condividono tale mentalità.
    Spesso si è sentito chiamare “terrone” per disegnare la figura di agricoltore, dagli atteggiamenti rozzi, vittima anche di stereotipi sul modo di esprimersi, sul loro dialetto tipico, sul dialogare con le persone: <>.
    Ma, essendo cresciuto a Milano, la sua mentalità rispecchia più quella del Nord.
    <>

    3) Silvia ha 20 anni e ha origini calabresi.
    Ero alle elementari e fino a quel momento non avevo mai pensato che le mie origini avrebbero potuto rendermi diversa da alcuni miei compagni.
    Un giorno la maestra ha chiesto a ciascuno di noi di dire da dove venissero i nostri genitori; una mia compagna, di origini settentrionali, ha risposto che i suoi erano “normali”. La maestra, allora, le ha chiesto se i miei invece non lo fossero, visto che erano nati in Calabria, e lei ha risposto con un’espressione perplessa.
    Più avanti mi sono successe cose comuni un po’ a tutti, come compagni di classe che mi facevano il verso quando leggevo, imitando il mio accento, battute che mettevano in dubbio il mio essere italiana, rimproveri perché parlavo in dialetto con altri miei amici meridionali, perché “abitate qua e dovete parlare come noi!”.

    …MA LA PENSANO TUTTI COSI’??

    Luca, comasco 28enne, dice: “non assegno alcuna forma di stereotipi o pregiudizi, siamo tutti uguali!” “Certo –prosegue- i meridionali parlano di più il dialetto in quanto lingua viva e altra caratteristica è la loro possessività nella relazione di coppia; ma, ribadisco, non ho uno stereotipo nei loro confronti.”

    Abbiamo intervistato anche Alice, ragazza di 20 anni, residente a Varese.
    Si è così espressa: “Da qualche anno trascorro sempre le vacanze estive in località pugliesi e da subito ho riscontrato che i meridionali sono più espansivi, specialmente nella dimensione dell’accoglienza e nei festeggiamenti, tra loro c’è più un senso di condivisione, danno priorità alla famiglia e, inoltre tendono a parlare ad alta voce e, spesso, in dialetto.
    Nei paesi del Sud e tra gli abitanti ho notato che non c’è un ritmo frenetico che si ritrova nelle grandi città: al mattino si svegliano presto per andare a lavorare nei campi e poi dormono tutto il pomeriggio e i loro paesi offrono meno agevolazioni.
    Forse l’unico stereotipo riguarda il fattore malavitoso: non trascorrerei mai le vacanze a Napoli.”

    FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE.

    • Intervista a Pino Aprile riguardo al libro “Terroni. Tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali”
    http://www.youtube.com/watch?v=9cSNaCNT4Ag

    Dai documenti e dalle ricerche svolte da Aprile, risulta un’impresa dei Mille ben diversa da quella che conosciamo, in particolare riguardo il fenomeno del brigantaggio.
    Ci sarebbe ben poco da essere allegri o fieri per come fu creato il nostro paese.
    A quanto pare, l’Italia nel 1861 non venne unita, bensì fu il meridione ad essere invaso brutalmente.
    Durante la marcia di Garibaldi e negli anni che seguirono, vennero compiuti massacri indicibili, paesi furono rasi al suolo, intere famiglie furono trucidate anche se solo sospettate di essere colluse con chi vedeva i piemontesi come degli invasori. Centinaia di migliaia furono le vittime. Furono creati campi di prigionia e di concentramento. Milioni di persone emigrarono. Il tutto perché il ‘civile’ Piemonte veniva a portare la modernità e il ‘vero’ Re. Chi non era d’accordo fu sistematicamente perseguitato.
    Aprile parte da queste affermazioni per ribadire un concetto: l’Italia del sud al giorno d’oggi è piegata a causa di mali con radici antiche.
    Il nord Italia non volle annettersi altri territori per potersi ulteriormente arricchire e prosperare insieme, ma solo per eliminare una eventuale concorrenza, togliere tutto al sud per poter creare un mercato da sfruttare in seguito.
    Aprile fa un lungo elenco di eccidi, soprusi e massacri perpetrati ai danni del meridione. A suo parere, oggi il meridione paga ancora le conseguenze di un’unione imposta con il sangue, e le conseguenze sono la rassegnazione e l’emigrazione che proseguono tutt’ora.

    • ‘’Ieri sera ero a cena con Eduardo e Pirandello, e si chiacchierava dell’ultima ricerca di Richard Lynn, docente emerito e razzista ad honorem dell’università dell’Ulster, secondo cui il Sud Italia è arretrato perchè i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. “Per quale motivo saremmo più; stupidi di lui?” ha domandato Pirandello, senza smettere di guardare Calderoli che mangiava al tavolo accanto. “Secondo l’Emerito, dipende dalla mescolanza genetica con le popolazioni del Medio Oriente”. “Mo’ pure i mediorientali sarebbero stupidi?” ha chiesto Eduardo. “E’ La tesi di Lynn che più si scende, più si è fessi. Il friulano è più intelligente del romano, il romano del napoletano e il napoletano del siciliano, il più fesso di tutti”. Eduardo ha guardato Pirandello e gli ha fatto una smorfia. “E cos’altro ha detto, “Sto intelligentone’?”. “Che dal Quattrocento il Sud non partorisce figure di spicco nelle arti e nella politica”. “Sulla politica non mi pronuncio” ha risposto Pirandello, “per quanto Nitti, Crispi, Moro…ma le arti! Ha conosciuto un intellettuale più arguto del lucano Beniamino Placido?”. “No”. “E il Nobel per la medicina vinto dal catanzarese Dulbecco?”. “Se è per questo, signor Pirandello, il Nobel lo vinse anche lei…” “Forse sto Lynn ti avrà preso per uno svedese” ha detto Eduardo al suo commensale. “A noi meridionali manca tutto, tranne l’intelligenza. Il guaio nostro è che ne abbiamo così tanta che pensiamo di poter campare solo con quella. Sarebbe meglio darne un po’”. Detto fatto, ha preso un etto della sua intelligenza e l’ha spedita in Ulster.’’
    Da Terroni meno intelligenti? A Sud del cervello (February 17, 2010 di Massimo Gramellini da La Stampa

    Dall’articolo emerge che stereotipi e pregiudizi associati ai meridionali si estendono dall’Italia intera sino all’estero. Colpisce particolarmente che un docente universitario di psicologia abbia condotto questo tipo di ricerca per convalidare un suo “pregiudizio”. La realtà storica dimostra che l’Italia ha dato e dà origine a personalità di spicco di origine italiana quali: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Joe Di Maggio, De Filippo, Pirandello, Verga, Totò, Anna Magnani, Saviano, Natalia Ginzburg, Massimo Ranieri.

    • Film: da “Benvenuti al sud” a “Che bella giornata”, fino a “Qualunquemente”.

    I personaggi, interpretati da Claudio Bisio, Alessandro Siani, Checco Zalone, Antonio Albanese e dal trio Aldo, Giovanni e Giacomo rappresentano i vari stereotipi che hanno i settentrionali nei confronti dei meridionali. I film sono usati da vari pedagogisti come metodo educativo perchè danno modo di riflettere sulla propria cultura e anche su quella degli altri, rendendosi cosi conto che alla fine le differenze sono minime e che tutti facciamo parte di un unico paese.

    • Video: Fiorello “i Siciliani” http://youtu.be/q4Eg69bDaVI

    Gli stereotipi sono un dato di fatto, esistono e sono sempre esistiti. Se assumono una connotazione negativa diventano mezzo di discriminazione, di superiorità e talvolta possono sfociare nel razzismo. Ma alcuni comici, come Fiorello, piace ironizzare e alleggerire questo loro essere “diversi” per gli altri.

    CONCLUSIONE
    Come possiamo evincere dalle testimonianze riportate sopra, xenofobia, pregiudizi e luoghi comuni imperversano ancora nella quotidianità di un paese civile come l’Italia. Ma sono davvero simbolo di civiltà ed intelligenza? Per fortuna accanto ad essi ostentano la loro timida esistenza dei punti di vista altri, che vanno al di là del sentito dire, del pregiudizio, del discorso “da bar” e che smascherano la falsità che si nasconde dietro ad una parola come “terrone”.

  • alemani maddalena scrive:

    Componenti del gruppo: MADDALENA.ALEMANI/ CLAUDIA.BENAGLIA/ CHIARA.GOZZI/ LAURA.BOSU/ CHIARA SONIA.DE VIETRO/ ILARIA.DONINI.

    Contesto di riferimento: In un’Italia sempre più divisa tra Nord e Sud a causa dei diffusi stereotipi e pregiudizi nei confronti dei cittadini del sud della Penisola, vogliamo contribuire a smantellare i preconcetti esistenti con cui queste persone devono quotidianamente convivere.

    Gruppo oggetto di ricerca: Il gruppo oggetto di stereotipi di cui ci occupiamo sono i meridionali.

    Che cosa si dice: Queste persone sono spesso definite Terroni. Il termine “Terrone”, che originariamente indicava colui che lavorava la terra, col passare del tempo ha assunto sempre più un’accezione dispregiativa verso i cittadini del sud emigrati al nord in cerca di lavoro. Inoltre in gergo giovanile è abitudine rivolgersi a persone rozze, cioè prive di gusto nel vestire,ineleganti e pacchiane con questo termine. A questo aggettivo sono associate caratteristiche personali negative tra le quali ignoranza, scarsa voglia di lavorare e inosservanza di norme igieniche,civili e giuridiche (basti pensare alle facili associazioni con le organizzazioni criminali).
    Foto: http://www.google.it/imgres?q=italia+divisa+sud&um=1&hl=it&sa=N&rlz=1R2GGLL_itIT409&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=jcvi87MX1GgJRM:&imgrefurl=http://www.nocensura.com/2010/11/ricchezza-in-italia-spaccatura-tra-nord.html&docid=Cuf1ksJkA_s_6M&imgurl=http://2.bp.blogspot.com/_VwZm9ROtxLw/TNfJdZezsJI/AAAAAAAABhw/aSyEd2IbV4w/s1600/italia-divisa.jpg&w=220&h=165&ei=5QDOTt_3GcnNswaD7JjlCA&zoom=1&iact=hc&vpx=791&vpy=180&dur=234&hovh=132&hovw=176&tx=139&ty=101&sig=100706169845188444787&page=2&tbnh=132&tbnw=176&start=12&ndsp=12&ved=1t:429,r:9,s:12

    Fonti di stereotipi:

    1. CARTONI:
    • “The Simpson” (personaggi)
    Video: http://www.youtube.com/watch?v=leJTjs4GOQc
    Abbiamo deciso di soffermarci sul ruolo che alcuni personaggi assumono attraverso il doppiaggio in italiano, con l’intenzione di evidenziare una serie di pregiudizi che emergono nelle diverse puntate della serie.
    LUIGI RISOTTO:Il primo personaggio da prendere in esame è un cuoco italiano che nella serie ha il ruolo del classico meridionale emigrato in America con l’intenzione di aprire un ristorante tipicamente italico.
    Foto: http://www.google.it/imgres?q=simpson+luigi&um=1&hl=it&sa=N&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=j0bmON80gcM2iM:&imgrefurl=http://simpsons.wikia.com/wiki/Luigi_Risotto&docid=VReSHHiIfkfAxM&imgurl=http://images.wikia.com/simpsons/images/9/97/Cook.jpg&w=455&h=455&ei=dwHOTunZL8nusgaahs2MDQ&zoom=1&iact=rc&dur=187&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=151&tbnw=150&start=0&ndsp=12&ved=1t:429,r:0,s:0&tx=127&ty=68

    La voce scelta per questo personaggio ha un accento napoletano,e le specialità servite nel ristorante sono esclusivamente prodotti tipici del sud Italia. Questa scelta degli autori dimostra come il pensiero diffuso in America e nel resto del mondo, sulla nostra tradizione culinaria, si limiti alle specialità meridionali come gli spaghetti al pomodoro,la pizza..escludendo tutta una serie di prodotti altrettanto buoni e caratteristici,come ad esempio la polenta, perché risultano meno rappresentativi agli occhi delle altre culture.

    Questo personaggio racchiude molti dei pregiudizi che esistono sui napoletani,infatti è un uomo molto caloroso e accogliente,sempre sorridente,che serve cibo di scarsa qualità in un ristorante dall’atmosfera familiare,ma con poca curanza delle norme igenico-sanitarie. Ciò fa capire come per la maggior parte delle persone,italiani compresi,un cuoco italiano per essere rappresentativo debba essere meridionale,grassottello,alla mano,sempre pronto a regalare sorrisi;come se nella realtà tutti i cuochi italiani fossero così.

    TONY CICCIONE: L’altro personaggio è forse il rimando più lampante alla situazione di mala vita del sud Italia. Esso è il corrispettivo di un boss mafioso con al seguito una banda di scagnozzi con nomi in codice e ruoli ben definiti.
    Foto: http://www.google.it/imgres?q=simpson+tony+ciccione&um=1&hl=it&sa=N&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=uZIKn4U8Yh5VLM:&imgrefurl=http://www.episode39.it/shows/87-I-Simpson/characters/734-Tony-Ciccione-DAmico&docid=D93VgV35tAQyoM&imgurl=http://static.episode39.it/character/734.jpg%253Ft%253D1210880792&w=300&h=300&ei=5gHOTq_WOIvzsgaty-TbDA&zoom=1&iact=hc&vpx=309&vpy=144&dur=171&hovh=225&hovw=225&tx=85&ty=105&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=159&tbnw=159&start=0&ndsp=12&ved=1t:429,r:1,s:0
    Anche in questo caso il doppiaggio svolge un ruolo cruciale,perché permette un collegamento diretto con la situazione fuori legge presente nel meridione. Il personaggio è un uomo scorretto e disonesto,che cerca in ogni modo di raggirare i poliziotti della città e i cittadini stessi,è un uomo ricco,legato alla fede religiosa e alla famiglia. Nel cartone animato viene mostrata un’organizzazione nel minimo dettaglio della banda di Tony Ciccione,infatti c’è un covo segreto e la presentazione una serie di rituali caratteristici di queste organizzazioni come il bacio al boss.

    Attraverso questo personaggio viene messo in luce quanto famose siano le organizzazioni criminali del sud della penisola e quanto la loro presenza sul nostro territorio sia diventato un carattere distintivo del nostro paese,facendo sembrare l’Italia l’unico stato ad essere in questa situazione,anche se tutti sono consapevoli del fatto che purtroppo in ogni stato ci sono organizzazioni criminali come la mafia russa o quella cinese.

    2. CANZONI:
    • “Siamo meridionali” di MIMMO CAVALLO (1980)
    video: http://www.youtube.com/watch?v=bod3z2mCqbw
    Nel brano è possibile individuare principalmente 10 pregiudizi e stereotipi con accezione negativa riguardanti i meridionali. I primi 2 sono concentrati nelle prime righe della canzone e denotano i meridionali come maleducati (…abbiamo stati tutti abituati male…), pericolosi (…sospettate di noi, sospettate…). In seguito si mette in rilievo l’idea che gli italiani del sud siano un peso per la società italiana, per questo motivo gli abitanti del nord si sentono autorizzati a sfruttare i loro territori ad esempio per costruire centrali nucleari (…siamo meridionali / dovete costruire le centrali / stiamo qua noi approfittate di noi… / …approfittate di noi che siamo na “razza e mmerda” e simm’abituatu a perdè…). Proseguendo con l’ascolto del testo, il quarto stereotipo presente riguarda il fatto di vedere i meridionali come “mezzi marocchini” data la vicinanza con il continente africano. Successivamente viene sottolineato il loro “brutto aspetto” (…e stampiamo creature brutte, nere, arricciolate… / …simm neri e brutti…) e la loro ignoranza e poca istruzione (…teniamo tutti quanti la terza elementare…). Poi si evidenzia la loro onnipresenza, ossia che “nui meridionali stamm’ dappertutto”, e la loro indole ad approfittarsi della gente (… se ci danno una mano ci pigliamo tutto…). Non poteva mancare il pregiudizio riguardante la loro situazione igenica, ovvero che puzzano e che non si lavano (…nui meridionali sozzi comm’ e ragni / coltiviamo pomodori dint’ e vasch’ e bagni…). Infine il cantautore ironizza sul fatto che nella difficile situazione di povertà in cui vivono i meridionali “loro vivono bene uguale” (…e stiamo bene uguale senza neanche una lira…/ …e stiamo bene uguale in questa condizione / disperatamente alla ricerca di un nuovo padrone…) e che questo aspetto sia confermato anche dalla stampa, che descrive un sud diverso dal reale ( …so chiacchiere che dio si e’ scordato di noi / noi stiamo bene uguale lo scrivono i giornali…).

    La canzone rappresenta un modo nuovo e fresco, soprattutto vitale, di parlare del Sud e, pur essendo stata scritta più di 30 anni fa, è ancora molto attuale. Il singolo è una chiara denuncia contro i luoghi comuni con cui i meridionali devono convivere ogni giorno. È infatti nella parte centrale della canzone, ossia il ritornello,in cui si afferma a gran voce (poiché quest’ultimo è cantato non solo dal cantautore, ma a lui si aggiunge un coro di persone) che tutte queste affermazioni e cattive opinioni fanno vivere la persona dentro a dei ghetti che limitano la sua vera natura, stigmatizzandola, sminuendola e da cui vorrebbe liberarsi ( … ghetto! allora e’ un ghetto! /ghetto! oh no no no, ghetto! / ghetto! ma ci va stretto / maledetto! …). Per tutti questi motivi, numerosi critici musicali italiani hanno definito la canzone un vero e proprio inno di battaglia contro i numerosi stereotipi e pregiudizi con cui i meridionali hanno dovuto e devono tuttora confrontarsi.

    Foto: http://www.google.it/imgres?q=mimmo+cavallo+siamo+meridionali&um=1&hl=it&sa=N&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=72rurQC818DXuM:&imgrefurl=http://semidiceviprima.com/%3Fp%3D9029&docid=xsGhpTw13hWERM&imgurl=http://semidiceviprima.com/wp-content/uploads/scheda_cavallomeridionali1web.jpg&w=300&h=300&ei=XgLOToXiMJCWswbjkayNDQ&zoom=1&iact=rc&dur=187&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=153&tbnw=190&start=0&ndsp=12&ved=1t:429,r:0,s:0&tx=43&ty=34

    3. MASS MEDIA: telegiornali e quotidiani
    • Questione rifiuti a Napoli 2010-2011
    Dai servizi dei notiziari riguardati l’emergenza rifiuti nel sud Italia, in particolare in Campania,
    emerge che la causa del problema dei rifiuti è da ritrovare in primo luogo nel malfunzionamento del governo, che da tempo non riesce a far fronte a tale emergenza. I cittadini sono stati coinvolti in numerose proteste, che nella maggior parte delle volte hanno portato solo un peggioramento della situazione. Un esempio può essere il fatto che sono stati appiccati incendi, che bruciano i cumuli di rifiuti presenti ai lati delle strade, per cercare di risolvere il problema nella maniera più veloce possibile. Questi incendi creano fumi tossici e velenosi, dannosi sia per l’ambiente che per la salute dell’uomo. Per evitare che i fumi si diffondano sono stati chiamati numerosi vigili del fuoco e addetti alla protezione civile, che consumano moltissima acqua per spegnere le fiamme e mettono in pericolo la propria salute. Una volta bruciati i cumuli sulle strade non consistono più in rifiuti solidi urbani, ma in rifiuti speciali tossici immersi in acque sporche e rafferme.

    I mass media lasciano trasparire che una delle cause per cui l’emergenza rifiuti è lontana dall’ essere risolta consiste nel fatto che sono proprio le persone direttamente coinvolte nel problema (“ i terroni”) a dimostrarsi restie alla collaborazione. In TV infatti sono stati mostrati servizi che riprendevano le proteste dei cittadini contro la creazione di una discarica nei pressi di Napoli per smaltire così i rifiuti presenti sulle strade. Inoltre è stato spesso sottolineato che molti addetti alla raccolta rifiuti si dichiaravano in malattia o richiedevano aumenti di stipendio pur di evitare di lavorare.

    È facile notare come i giornalisti diano una propria versione dei fatti basandosi sugli stereotipi esistenti riguardo i cittadini del sud quali: scarsa voglia di lavorare, favoreggiamento di gestione illegale dei rifiuti da parte di associazioni mafiose, inosservanza delle norme di convivenza, igieniche e sanitarie.

    Foto: http://www.google.it/imgres?q=rifiuti+napoli&um=1&hl=it&sa=N&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=MotiOYB62vgLMM:&imgrefurl=http://www.corriereinformazione.it/2011062411264/istituzioni/italia/napoli-sommersa-dai-rifiuti-emergenza-sanitaria-de-magistris-contro-berlusconi.html&docid=Ftp6ZqOMdSe7FM&imgurl=http://www.corriereinformazione.it/images/stories/emergenza-rifiuti-napoli(1).jpg&w=440&h=284&ei=pQLOTruUN87DswbepOioBA&zoom=1&iact=rc&dur=297&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=116&tbnw=179&start=0&ndsp=12&ved=1t:429,r:7,s:0&tx=175&ty=51

    Fonti che comunicano un doppio messaggio

    1. FILM:

    • “Benvenuti al sud”
    Video: http://www.youtube.com/watch?v=L-SnpuWEQog
    Video: http://www.youtube.com/watch?v=73rUQZvxtog
    Alberto Colombo, direttore di un ufficio postale in Brianza, viene trasferito in provincia di Salerno e viene informato circa gli stili di vita del meridione. Egli si preoccupa di trasferirsi al sud a cause delle diffuse problematiche pregiudizievoli,umane,ambientali (camorra,rifiuti per strada) che dovrà affrontare. Inizialmente ha tanti pregiudizi,paure,idee negative sui meridionali, tanto da portar con se giubbotti antiproiettile,trappole per topi e nascondere i propri oggetti di valore, quali la fede nuziale e l’orologio. Ma raggiunta Castellabate le sue idee iniziali cambiano:Alberto si ricrede e capisce che le sue idee erano solo pregiudizi.

    Spesso si hanno tanti pregiudizi riguardo la cultura e le persone del sud, pregiudizi infondati ed eccessivi. Questo è il caso di un abitante del nord Italia che dovendo andare al sud per lavoro, parte con delle idee preconcette, con in mente uno stereotipo molto diffuso nel settentrione.

    Vivendo in provincia di Salerno, il protagonista conosce la vera realtà del sud, apprezza le abitudini e le bellezze del paesino campano. Inoltre nota che c’è un basso tasso di criminalità e che le norme vanno rispettate come al Nord.La permanenza al sud si è rivelata assolutamente positiva, fantastica, tanto che sarà difficile per il protagonista tornare a casa, nella sua Brianza.

    La fine del film cancella il famoso stereotipo sul meridione. E’ bene andare oltre i pregiudizi, cercare di credere a ciò che vediamo con i nostri occhi e abolire le credenze erronee che si possiedono e si diffondono con molta facilità. Attraverso l’educazione e la familiarità si può andare oltre e vedere la realtà nella sua vera essenza.

    Foto: http://www.google.it/imgres?q=benvenuti+al+sud&um=1&hl=it&sa=N&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=-CfoHM06W1aHVM:&imgrefurl=http://www.comingsoon.it/Film/Scheda/Trama/%3Fkey%3D47690%26film%3DBenvenuti-al-Sud&docid=ZOjt8vQ7qZzVvM&imgurl=http://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/47690.jpg&w=600&h=847&ei=4wLOTtv0CoeSswbbo7yNDQ&zoom=1&iact=rc&dur=188&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=157&tbnw=111&start=0&ndsp=12&ved=1t:429,r:0,s:0&tx=66&ty=55
    • “Tre uomini e una Gamba” (spezzone)
    Video: http://www.youtube.com/watch?v=rmR4wo10YZo

    Da questo film emerge una visione stereotipata rispetto ai meridionali, ma in parte anche verso i settentrionali e i loro pregiudizi nei confronti dei “terroni”. Infatti attraverso il meccanismo dell’ironia si sottolineano i tipici pregiudizi, la paura e la diffidenza dei settentrionali nei confronti degli abitanti del sud Italia. In particolare molto ironico e anche molto significativo lo sketch del vampiro, che per approfittarsi di una giovane fanciulla della transilvania ( luogo molto simile alla nostra padania ), si trova in una casa di “transilvani leghisti” . Ci troviamo di fronte ad una difficoltà comunicativa tra dialetti diversi, per il cui il vampiro meridionale tenta di omologarsi ad un linguaggio a lui sconosciuto per essere accettato. Purtroppo non riuscendoci si trova davanti ad una caccia all’uomo o meglio una caccia al “terrone”.

    Questo film mostra i pregiudizi negativi nei confronti dei meridionali, quali ignoranza, cattive intenzioni verso il prossimo, esemplificato nella scena del vampiro che si vuole approfittare della giovane fanciulla, mostrando anche abitudini di un’altra cultura. Inoltre viene stereotipato la figura del meridionale, con zigome bassi, occhi sporgenti e altre caratteristiche fisiche che dovrebbero essere determinanti per riconoscere un terrone. Però attraverso la chiave comica si mette anche in guardia lo spettatore proprio da questi pregiudizi, è come se le scene assumessero una funzione catartica, attraverso cui chi lo guarda può uscire dai quei pregiudizi che sono anche suoi per guardarli con un nuovo sguardo. Il messaggio diventa dunque positivo poiché con la comicità con cui ci si avvicina alla questione si mostra quanto questi stereotipi siano limitati.

    Foto: http://www.google.it/imgres?q=fumagalli+brambilla+aldo&um=1&hl=it&qscrl=1&nord=1&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=mwt2zg_WElDxQM:&imgrefurl=http://it-it.facebook.com/pages/Ma-guarda-che-il-mio-falegname-con-30000-lire-la-fa-meglio/181707218533688&docid=Qs7iOpLxpXiWfM&imgurl=http://a2.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc7/s320x320/302357_259341234103619_181707218533688_676391_1792073499_n.jpg&w=320&h=224&ei=MAPOTq37CInMsgah-NHsDA&zoom=1&iact=hc&vpx=692&vpy=166&dur=31&hovh=179&hovw=256&tx=155&ty=133&sig=100706169845188444787&page=2&tbnh=139&tbnw=196&start=12&ndsp=12&ved=1t:429,r:9,s:12

    Fonti che permettono di trasformare lo sguardo:
    1. LIBRI:
    • “Io non ho paura”
    Foto: http://www.google.it/imgres?q=io+non+ho+paura&um=1&hl=it&sa=N&rlz=1T4GGLL_itIT409IT410&biw=1366&bih=527&tbm=isch&tbnid=p2Sj2fFOx5EzYM:&imgrefurl=http://www.pigrecoemme.com/io_non_ho_paura.htm&docid=MavaaNpfJ3gX5M&imgurl=http://www.pigrecoemme.com/images/insala/io_non_ho_paura_3.jpg&w=286&h=195&ei=owPOTsjjFcfesgaj7ajHDA&zoom=1&iact=hc&vpx=184&vpy=267&dur=16&hovh=156&hovw=228&tx=136&ty=180&sig=100706169845188444787&page=1&tbnh=130&tbnw=159&start=0&ndsp=14&ved=1t:429,r:7,s:0
    Io non ho paura è un romanzo dello scrittore italiano Niccolò Ammaniti, pubblicato nel 2001. Dal romanzo è stato ricavato il film omonimo diretto da Gabriele Salvatores. La storia è ambientata intorno al 1970 in una provincia immaginaria del sud Italia. Da questo testo emerge chiaramente uno stile di vita stereotipato meridionale: vestiti occasionali,poco curati,a volte di piccole misure o non coordinati. I bambini corrono liberamente nei campi di grano senza la presenza dei genitori, non danno valore alla cultura e vivono a contatto con la semplicità. I loro giochi sono per lo più rotti, vecchi,usati o sporchi indice di una non curanza igienica. Le case sono piccole e adornate in modo “pacchiano”,ospitando statuette sante secondo l’immaginario cristiano. La famiglia è organizzata in modo patriarcale e ruota completamente sul lavoro misterioso del padre che poco comunica con i figli.
    Il protagonista è Michele, un ragazzino che scopre, durante le sue avventure in campagna, che il padre è un complice mafioso del rapimento di un bambino di una famiglia benestante settentrionale: Filippo.
    Fino a questo punto la storia sembrerebbe il riassunto di molti stereotipi, ma l’elemento di cambiamento, di svolta e di novità è appunto Michele che si ribella alle regole famigliari e infrange il mito dei meridionali sinonimo di mafia, soccorrendo e liberando Filippo.
    Questa è la prova e la dimostrazione che uno stereotipo coinvolge impropriamente svariate persone appartenenti ad una data realtà, tra cui bambini giovani e adulti, che vivono in una società sommersa da pregiudizi che non gli si addicono.
    Foto: http://www.google.it/imgres?imgurl=http://www.blackmailmag.com/images/CINEMA/Io_non_ho_paura3.jpg&imgrefurl=http://www.blackmailmag.com/Io_non_ho_paura.htm&h=231&w=250&sz=15&tbnid=WcfzkQT5RMLrbM:&tbnh=90&tbnw=97&prev=/search%3Fq%3Dio%2Bnon%2Bho%2Bpaura%26tbm%3Disch%26tbo%3Du&zoom=1&q=io+non+ho+paura&docid=6HC_-d5JuNUwFM&hl=it&sa=X&ei=YAPOTqnLD8GksgaVjsSpDA&sqi=2&ved=0CDIQ9QEwAA&dur=94

    2. NORMA GIURIDICA:
    Il riconoscimento di terrone come insulto e non come termine folkloristico è un processo che storicamente ha subito molte battute d’arresto e incomprensioni, probabilmente dovute al fatto che solo una parte della popolazione italiana ne riconosceva pienamente la gravità e il suo carattere offensivo.
    La Corte di Cassazione ha ufficialmente riconosciuto che tale termine ha un’accezione offensiva, confermando una sentenza del Giudice di Pace di Savona e confermando che la persona che l’aveva pronunciata dovesse risarcire la persona offesa dei danni morali.

  • letizia scrive:

    IL MONDO DEI DISABILI E LA SOCIETA’ CONTEMPORANEA

    Stefano Leonardi
    Maria Caldirola
    Marianna Cuccuru
    Letizia Bulgheroni
    Federica Cairoli

    1- contesto di riferimento: persone con disabilità e pregiudizi nei loro confronti.
    Abbiamo deciso di affrontare questo argomento per mettere in luce difficoltà e pregiudizi apparentemente risolti, ma in realtà ancora presenti nel nostro contesto sociale.

    2- persone oggetto di stereotipi: disabili, quali discriminazioni vivono quotidianamente?

    3- che cosa si dice:
    gli stereotipi qui riportati sono emersi dal confronto tra di noi e dal materiale da noi raccolto.
    Luoghi comuni: peso per la società
    Inutili
    Rubano il lavoro
    Rubano soldi allo stato
    Sono incapaci
    Spaventa la disabilità fisica
    Idee confuse sulla differenza tra disabilità fisica e mentale.

    4-fonti: i dati che proponiamo derivano da interviste, video e articoli da noi raccolti e analizzati. Abbiamo somministrato le seguenti domande a persone di diversa età e professione.
    1) secondo te quali sono i pregiudizi più diffusi nei confronti dei disabili?
    2) secondo te quali luoghi veicolano maggiormente questi pregiudizi? Attraverso quali mezzi?
    3) hai mai assistito a episodi di discriminazione/ integrazione?
    4) prova a immaginare una giornata della tua vita da persona con disabilità, quali difficoltà incontreresti?

    Risposte:
    •sesso:F
    età:26
    professione:studentessa

    1)i pregiudizi più diffusi sono: inferiorità, peso per la società, fastidio alla normalità.
    2)I luoghi in cui si veicolano i pregiudizi sono la scuola e i luoghi di aggregazione. I mezzi sono la televisione, i giornali e internet.
    3)Ho assistito ad una situazione di integrazione: un disabile del mio paese si è candidato come assessore.
    4)Se fossi su una sedia a rotelle non riuscirei ad andare in giro e a fare la spesa. Però riuscirei a fare sport.

    •sesso:M
    età:22
    professione:studente

    1)i disabili sono inutili, non sono buoni a far nulla.
    2)I luoghi in cui si veicolano i pregiudizi sono la scuola, il lavoro, i mezzi pubblici e le infrastrutture. I mezzi sono la televisione, i film e i manifesti.
    3)In università ho vissuto una situazione di discriminazione, un compagno non è riuscito ad integrarsi.
    4)Se fossi disabile non riuscirei ad entrare in casa mia e ad andare in università.

    •sesso:M
    età:21
    professione:studente

    1)i pregiudizi più diffusi sono: sono ritardati, non riescono a fare le cose che fanno gli altri.
    2)I luoghi in cui vedo più pregiudizi sono la scuola e la stazione. I mezzi sono tutti i mass media.
    3)Mia cugina ha visto una situazione di discriminazione: sul treno un gruppo di ragazzi ha preso in giro e continuava a strattonare un ragazzo down.
    4)Se fossi su una sedia a rotelle riuscirei a fare le cose più semplici come mangiare e lavarmi i denti, ma non riuscirei a fare cose complesse come alzarmi e vestirmi. Magari riuscirei a giocare a basket.

    •sesso: M
    età: 24
    professione: architetto

    1)non tutti sono autosufficienti, sono visti come una malattia, inferiorità.
    2)A scuola sia durante i convegni che con i compagni, nel lavoro e nello sport.
    3)Esempi positivi di integrazione: associazioni onlus di volontariato (anffas, il grappolo…). servirebbe una maggiore attenzione alle barriere architettoniche. Se fossi in carrozzina non potrei entrare in casa, andare al lavoro, guidare…

    •sesso:F
    età: 24
    professione: studentessa in architettura

    1)sono un peso, incapaci e vanno assunti per forza.
    2)Marciapiede, strade… nel lavoro tutti incontrano questi problemi.
    3)Negativi: nella mia scuola un bambino ha fatto le elementari da solo, in una stanza con una maestra individuale perché aveva dei problemi.
    Un disabile con problemi alle gambe doveva spostare un carrello pesante in stazione e nessuno si è offerto di aiutarlo.
    4)non potrei andare a scuola, entrare in casa, guidare, andare in bagno…

    •sesso: M
    età: 30
    professione: geologo

    1)sottovalutare capacità, confondere una disabilità per l’altra.
    2)La scuola e gli ambienti di basso livello culturale.
    3)Negativi: un mio amico ipovedente spesso viene discriminato, non viene creduto e scambiato per ubriaco.
    31 marzo 2011 Ileana Argentin insultata in parlamento da lega/pdl “fate star zitta quella handicappata del c…o”
    Positivi: diminuzione delle barriere architettoniche.
    4)non potrei are il mio lavoro di geologo, ma dovrei fare un lavoro d’ufficio. Non potrei
    accedere al garage e guidare l’auto.

    •sesso: F
    età:53
    professione: segretaria

    1)secondo me non ci sono dei veri e propri pregiudizi nei confronti dei disabili, piuttosto alcuni atteggiamenti ostili sono dati da delle resistenze psicologiche di ciascuno di noi, dal fatto di non sapere come comportarsi con queste persone, come relazionarsi con loro. Spesse volte non si riesce a vincere una sorta di disagio, di imbarazzo quando ci si trova di fronte a persone con disabilità e questo può far credere che si hanno dei pregiudizi. Penso si tratti di una non conoscenza della realtà o forse in alcuni casi di una non predisposizione verso queste persone.
    2)Ritengo che il disagio e l’imbarazzo di molte persone, che nasce nel momento in cui si trovano di fronte a persone disabili, sia legato al fatto che queste persone ancora oggi vivano una vita ben separata e forse troppo lontana dalla nostra: trovano numerose difficoltà per esempio a muoversi in città (barriere architettoniche), a trovare un lavoro anche quando ne avrebbero la possibilità… penso che non siano ben integrate perché non abbastanza aiutate, e questo non aiuta ad agevolarle nel condurre uno stile di vita il più possibile vicino al nostro. Penso che se ai disabili fossero offerte le nostre stesse opportunità, se fossero più integrati, il senso di disagio e di imbarazzo probabilmente diminuirebbero.
    3)Conosco diversi esempi positivi: un ragazzo con disabilità fisica e mentale si è inserito nell’ambito della parrocchie e dell’oratorio. Durante l’estate va in vacanza col gruppo di ragazzi del paese che volentieri lo trascinano nel gruppo, lo coinvolgono. Un altro esempio è quello di un ragazzo autistico che ha frequentato la scuola di mia figlia: era ben inserito nel gruppo classe. Gli venivano affidati dei piccoli compiti che era in grado di svolgere. I compagni lo hanno accolto e accettato.
    4)Non potrei fare le azioni più semplici: alzarmi, muovermi per casa. Potrei però fare il mio lavoro.

    •sesso: M
    età: 60
    professione: professore n pensione

    1)a mio parere non esistono ei veri e propri pregiudizi, tuttavia spesse volte le persone sono mosse da sentimenti di pietà nei confronti dei disabili. Altre persone invece preferiscono non avere niente a che fare con i disabili per paura di sentirsi inadeguati, di non sapere come comportarsi con queste persone. Già perché di persone si tratta e spesse volte ce lo si dimentica.
    2)Ritengo che il pregiudizio possa nascere laddove non si conosca la singola persona in sé e anche nelle dinamiche di gruppo come nel caso del bullismo (prendere di mira chi è grasso, extracomunitario…). Fonte di pregiudizio sulla disabilità ritengo sia in primis l’ignoranza.
    3)Un ragazzo del mio paese è integrato nelle attività della parrocchia, accettato dal gruppo di ragazzi dell’oratorio.
    4)Non potrei essere sostanzialmente indipendente e la cosa che mi peserebbe di più è il fatto di dover dipendere dagli altri per molte cose, anche le più semplici. Non potrei alzarmi, muovermi in casa, entrare in casa…

    •sesso: M
    età: 23
    professione: disegnatore meccanico

    1)non sono in grado di fare certe cose, mentre invece non è così. Paura della non conoscenza della diversità, senso di inadeguatezza, sono diversi ma da chi? Pensano diverso, si comportano in modo diverso.
    2)La società veicola questi pregiudizi che possono essere sconfitti solo con la conoscenza e l’integrazione.
    3)“il grappolo” e “alecrim” sono esempi di associazioni di volontariato che favoriscono l’integrazione.
    4)Non potrei scendere le scale, guidare , lavarmi, fare kick boxing. Potrei scrivere e lavorare.

    Abbiamo reperito diversi documenti che avvalorano pregiudizi e discriminazioni:

    http://www.youtube.com/watch?v=Lof6w7Ouf2U

    In questo video un parlamentare leghista critica l’eccessiva spesa per le pensioni di invalidità e l’eccessiva facilità con cui vengono erogate, facendo passare il messaggio errato che molti invalidi si approfittano del denaro pubblico paragonandoli ai falsi invalidi.

    •http://www.youtube.com/watch?v=FVvkwdC91E8&feature=related

    Qui troviamo un esempio chiaro delle difficoltà quotidiane che incontra un ragazzino sulla sedia a rotelle.

    •http://www.superabile.it/web/it/CANALI_TEMATICI/Superabilex/Zoom/info1997283880.html
    •http://www.oltrelebarriere.net/1337/una-vincenda-spiacevole-a-gardaland/

    Diverse testimonianze ci confermano che a Gardaland i disabili non hanno vita facile: spesso sono interrotti gli ingressi a numerose attrazioni, anche a quelle teoricamente accessibili a persone con disabilità.

    Con questi due ultimi esempi vogliamo dimostrare che i disabili sono prima di tutto persone e che sarebbe necessario lavorare a una maggiore conoscenza del fenomeno per favorire l’integrazione e per abbattere pregiudizi e barriere.

    http://www.youtube.com/watch?v=ZYmgu6YvqRo
    http://www.youtube.com/watch?v=9CxmqujOZng&feature=related

    Venuta al mondo senza braccia, Simona ha sviluppato le sue abilità di ballerina e artista. Simona vede la sua condizione non come un ostacolo da superare, bensì come quel qualcosa in più che rende la sua danza unica e speciale. La sua vita di giovane artista inizia molto presto, all’età di 4 anni fa la sua prima mostra e all’età di 6 anni inizia a studiare danza classica. Coltiva entrambe le discipline studiando e facendo esperienza sul campo sia in Italia che all’estero. “l’importante è andare avanti con forza e con serenità e credere in se stessi e nelle proprie capacità e non permettere agli altri di vedere dei limiti che tu non senti di avere” dice Simona.

    http://www.fishonlus.it/2011/04/19/il-pregiudizio-della-lega-contro-i-disabili/

  • Giada scrive:

    Componenti del gruppo: G. Bettiga, S. Ceriani, C. Bodini, S. Iampietro, N. Cortez, P. Asquino, S. De Piaz, I. Dibrani

    1. CONTESTO DI RIFERIMENTO: Lombardia, Milano e provincie limitrofe
    2. GRUPPO DI PERSONE DI CUI SI PARLA: i rom
    La nostra ricerca ha lo scopo di prendere in esame ciò che le persone appartenenti ad un certo contesto territoriale, quello lombardo, pensano e dicono sui rom e di estrapolarne pensieri comuni e stereotipi. Confronteremo poi ciò che emerge con gli stereotipi contenuti nelle fonti prese in esame
    3. CHE COSA SI DICE:
    Tre componenti del gruppo si sono occupate di svolgere interviste a persone appartenenti alle loro zone di provenienza. Abbiamo raccolto quindi testimonianze provenienti da zone diverse della Lombardia.

    Domande proposte agli intervistati:
    1) Conosce/ha mai conosciuto persone rom?
    2) Chi pensa che siano i rom?
    3) Cosa sa sulla loro cultura?
    4) Dove le capita/le è capitato di incontrare queste persone?
    5) Che impressione le fanno?
    6) Di cosa pensa che si occupino (lavoro, abitudini..)?
    7) Secondo lei hanno un aspetto affidabile? Se no, perchè?
    8 ) Cosa condivide e cosa non condivide delle loro abitudini?
    9) Pensa che ci sia differenza tra rom e rumeni? Si si, che cosa?
    10) Mi può dire tre aggettivi per definirli?

    Intervistatrice A
    Luogo di provenienza: Colico (LC), alto lario

    Intervista 1: donna, 43 anni, madre, infermiera
    1) No
    2) Zingari
    3) Sono nomadi che hanno sempre viaggiato in molti posti. Non hanno fissa dimora perchè questa è la loro cultura
    4) Per strada, quando arrivano le “giostre”
    5) Non ci facci caso, sono vestiti in modo diverso da noi. Sembra gente che si lava poco, trasandata
    6) Qui non c’è un pensiero molto positivo sui rom, si pensa che non abbiano molti soldi e per questo siano più propensi a rubare. Non hanno una dimora stabile e quindi nemmeno un lavoro stabile. Perciò “arrotondano”!
    7) No, nella nostra cultura si è radicata l’immagine di persone affidabili ben vestite e curate nell’aspetto. I rom sono trasandati e questo non li fa apparire molto affidabili
    8 ) non lo so perchè non conosco le loro abitudini
    9) Si, i rumeni sono un popolo e hanno una terra. Non conosco le origini dei rom, però sono nomadi e non appartengono a nessun posto
    10) Trasandati, sporchi, disagiati

    Intervista 2: ragazzo, 22 anni, figlio, musicista
    1) No
    2) Persone senza fissa dimora, sempre in viaggio e un po’ restii alle regole della società per tradizione
    3) Poco, sono persone senza un particolare senso di appartenenza ad uno stato o ad una terra. Hanno sempre girato per l’Europa senza avere una fissa dimora e non si sentono in dovere verso la società occidentale
    4) In città, per strada
    5) Mi affascina la loro cultura
    6) Non ne ho idea, gli uomini lavori di manovalanza, le donne lavori socio-assistenziali (tipo badanti)
    7) Nessun commento
    8 ) Condivido il mettere in discussione la società e non prenderla per forza per giusta mentre non condivido appieno alcuni modi di mettere in atto questo pensiero
    A) quali modi ad esempio?
    Comportamenti dovuti anche al fatto che sono ai limiti della società che potrebbero essere il furto o il semplice fatto di aggregarsi in zone non adatte a vivere
    9) I rom non hanno una dimora e si sentono estranei alla società. I rumeni sono il popolo della Romania, inseriti appieno nella società
    10) indipendenti, che lottano per la sopravvivenza, outsider

    Intervista 3: ragazza, 22 anni, figlia, studentessa
    1) No
    2) Sono quelli che comunemente vengono chiamati zingari. Sono persone la cui cultura prevede il nomadismo quindi si spostano spesso. Vivono nei “campi rom” zone periferiche con abitazioni fatiscenti e da roulotte
    3) So molto poco, essenzialmente che non hanno uno stato di appartenenza
    4) Mi capita spesso di vederli sui treni. Si tratta quasi sempre di donne con bambini che portano lunghe gonne e spesso porgono agli altri passeggeri biglietti con richiesta di elemosina
    5) Mi fanno molto pensare. Credo che la loro vita non sia semplice perchè non hanno tutte le comodità di cui disponiamo noi o anche solo perchè non hanno una casa. Non so cosa pensano loro di me ma non vorrei essere al loro posto
    6) Non vorrei generalizzare ma la maggior parte di quelli che mi capita di incontrare fanno l’elemosina, quindi credo che non abbiano un lavoro. Non so se sia per scelta loro o altrui. Per lavorare c’è bisogno di documenti che forse la maggior parte dei rom non posseggono, mi viene in mente che magari non hanno una nazionalità…non mi sembrano delle buone credenziali per un qualsiasi datore di lavoro!
    7) No, perchè mi sembrano sporchi e trasandati e questo purtroppo mi fa pensare che non siano persone affidabili, ovviamente è una generalizzazione
    8 ) Credo di non condividere niente delle loro abitudini, a me piace la stabilità…però probabilmente non è una scelta ma in parte una condizione data
    9) Si, i rom sono appunto il popolo nomade senza un’appartenenza precisa e i rumeni sono gli abitanti delle Romania
    10) Indigenti, trasandati, sfrontati

    Intervistatrice B
    Luogo di provenienza: Saronno (VA)

    Intervista 1: donna, 64 anni, madre, casalinga
    1) Si
    2) Zingari
    3) Pochissimo, vivono nelle roulotte gli uomini non lavorano e le donne vanno a rubare o a chiedere l’elemosina
    4) Ai semafori, agli incroci e davanti alla chiesa
    5) Mi danno fastidio quando chiedono l’elemosina
    6) Niente
    7) No perché hanno un aspetto trasandato
    8 ) Non condivido quasi niente
    9) Si, i rom sono nomadi i romeni sono gli abitanti della Romania e hanno un’altra cultura
    10) Lavativi (specialmente gli uomini) sporchi e furbi

    Intervista 2: ragazza, 22 anni, studentessa
    1) rumeni si propriamente zingari rom no, tranne quando ero in pediatria (bambini ricoverati e mamme)
    2) sono quelli che vengono chiamati zingari
    3) Conosco in maniera generale la loro storia (popolo originario dell’India del nord che in seguito ad una diaspora si è diviso in vari gruppi tra cui quello dei rom nomadi situati principalmente in Romania e nei Balcani ed Europa orientale) so che vennero perseguitati dai nazisti come altri zingari tipo gitani (e altre minoranze tipo sinti) ma ben pochi sanno ciò. A livello religioso so che la situazione è eterogenea… alcuni sono stati cristianizzati (quelli stanziati nell’Europa occidentale per esempio) altri invece sono musulmani o appartenenti alla chiesa ortodossa o praticano culti minori. Spesso si parla di sincretismo religioso a proposito. Conosco qual cosina sulle loro attività, divisione ruoli uomo-donna, so che la loro lingua è di origine indoeuropea ma non la conosco. Non so molto purtroppo sulla loro vita quotidiana e sui loro usi e costumi.
    4) Io le vedo principalmente nelle stazioni, vicino alle loro abitazioni da nomadi, ed io personalmente le ho conosciute in pediatria perché facevo volontariato li.
    5) Beh dipende, generalizzo: premetto che vedo principalmente donne spesso con accanto i figli e delle borse capienti (o sacchetti). L’impressione a prima vista non è spesso delle migliori perché sovente sono visibilmente trascurate nelle condizioni igieniche e vivono in una maniera completamente diversa da noi ma molto spesso penso che siano i mass media con la loro cattiva propaganda che generalizza su tutte ad influenzarmi negativamente. Perché in fondo non conosco bene la loro cultura, i loro disagi etc. per poterli giudicare.
    6) Hanno addosso una cattiva nomea. E questo influenza l’opinione pubblica, allora so che sono abili in lavori artigianali di vario tipo. So che l’istruzione scolastica non è molto incoraggiata (tipico dei popoli nomadi) anzi per le bambine è vivamente contrastata. Le donne passano molto tempo con i bambini e gli anziani…e si occupano delle faccende domestiche. Una parte di loro vive rubando o di accattonaggio, è vero, ma non mi piace generalizzare.
    7) Apparentemente la maggior parte no
    8 ) In merito a quelle che conosco non condivido il fatto che molti si impadroniscono di terreni pubblici o privati con pretese, tenendo conto del fatto che spesso lasciano la terra irriconoscibile piena di spazzatura dissestata etc. Rispetto il modo in cui vivono e la loro cultura a patto che loro abbiano rispetto dei luoghi in cui vivono e della nostra cultura, condivido la rabbia di alcuni di loro per la loro strumentalizzazione per fini politici e sulle troppe generalizzazioni nei loro confronti conosco alcuni bambini che di fatto hanno trovati difficoltà nell’integrazione scolastica a causa di ciò
    9) I rom sono nomadi: i cosiddetti “zingari rumeni” i rumeni non sempre sono nomadi, possono essere semplici cittadini nati in Romania, i rom sono un’etnia a se pur avendo punti di contatto culturali con i rumeni.
    10) nomadi- uniti (non so se l’aggettivo e adatto mi spiego diffidenti e staccati con quelli che non solo della loro ”razza” mentre molto uniti tra loro) -sospettosi (degli estranei)

    Intervista 3
    : ragazza, 22 anni, studentessa
    Conosce o ha mai conosciuto persone rom?
    1) Si
    2) Persone con una storia complicata ma pur sempre rispettosa e non di cultura inferiore
    3) Poco e niente
    4) Fuori dai supermercati o dalle chiese
    5) Penso che sono degli estranei in quanto conosco poco della loro cultura e per questo a volte sono diffidente nei loro confronti
    6) Elemosina
    7) A volte no perché hanno un aspetto trasandato e hanno i vestiti sporchi
    8 ) Non conosco molto bene la loro cultura ma non condivido il fatto che non mandano i bambini a scuola perché li mandano a chiedere l’elemosina
    9) I rom sono nomadi e i romeni hanno una loro terra
    10) Tradizionali, coraggiosi, trasandati

    Intervistatrice C
    Luogo di provenienza: Saronno (VA)

    Intervista 1
    : ragazza, 22 anni, lavoratrice
    1) Persone rom… personalmente non le conosco. Conosco una donna romena …però rom, inteso come quelli che vivono nei campi no.
    2) I rom…chi sono per me?…eh…sono appunto quel gruppo di persone che si spostano di zona in zona, da ogni parte del mondo e dall’Europa in particolare, penso che sia dall’Europa meridionale come l’Italia o i paesi dell’est…che non hanno appunto dimora fissa e vanno in giro …tra virgolette… a lavorare
    6) Eh che domanda…di cosa pensi che si occupino?…eh…un lavoro fisso credo che non l’abbiano, nei campi e qualche lavoretto in giro penso che l’avranno, però la paura è sempre quella che vadano nelle case a rubare. La paura è quella.
    8 ) Il loro modo di vivere nel senso che si spostano continuamente da un paese all’altro senza residenza e dimora fissa… no, perché senza dimora fissa non c’è lavoro fisso, non c’è una prospettiva d’istruzione fissa (pausa di un min). L’umanità si è evoluta dalle tribù nomadi alla “tribù” fisse…quindi direi di no…io non condivido il loro modo di vivere.

    Intervista 2: Due intervistate, 21 anni, studentesse
    1. a) Si ho conosciuto un ragazzo rom.
    1. b) Anch’io ho conosciuto un ragazzo rom che chiede l’elemosina davanti alla chiesa la domenica mattina.
    2.a) Io identifico un rom in una persona che non ha un luogo fisso dove vivere. Di solito vivono in assembramenti di case mobili, roulotte piuttosto che tende, costruite in modi semplici . Queste persone non hanno lavoro, chiedono l’elemosina, offerte ai semafori piuttosto che fuori dalle chiese, sul treno…spesso mi è capitato di incontrare delle donne rom che forniscono un foglietto stampato … . Sinceramente non sapendo che fine fanno i soldi che diamo loro, preferisco fare delle offerte in maniera diversa.

    2.b) Io identifico l’idea di rom come la donna con la treccia lunga e vestita di stracci che chiede l’elemosina con un bicchiere in mano e magari con un biglietto con scritto che ha cinque o sei figli.
    Solo che pensandoci è ben lontana dal ragazzo di cui parlavo prima che viene davanti alla chiesa a chiedere l’elemosina. È difficile ma anche scontato e banale avere una data idea di rom, anche perché poi ci sono subculture e persone diverse all’interno della loro società. Se però devo pensare alla prima idea di rom è quella.
    6. a) Mah…io credo per quello che ne so..che non hanno un impiego e non svolgono nessun tipo di occupazione. Quello che cercano di fare è soltanto qualche tipo di lavoretto per racimolare qualche soldo e qualche moneta, oppure mi è capitato di sentire che magari sono gestiti da qualcuno più “grande”di loro, soprattutto i ragazzini, che appunto pensano di doverli mandare per strada a chiedere l’elemosina e quello che guadagnano devono darlo a questo”personaggio” che risulta essere dispotico nei loro confronti. Credo che anche questa cosa sia importante da sottolineare perché comunque noi li vediamo soltanto dall’esterno senza saper com’è il loro modo di vivere o la loro tradizione. Sicuramente l’impressione che danno è quella di un popolo che non ha grande voglia di lavorare, darsi da fare, guadagnare in modo onesto i soldi per vivere, ma soltanto mendicare e ciò contribuisce a non dare una bella impressione a chi li vede. Anche il fatto che loro vivono in questi campi rom che si trovano nelle periferie, fa di loro delle persone un po’ losche ai nostri occhi. Questo comunque è difficile da accettare anche perché loro non accettano di integrarsi all’interno della società, ma rimangono nei loro campi e nelle loro zone.
    6. b) Dal momento che sono rom, quindi non sono sedentari e si spostano di contino, credo che non cerchino dei lavori fissi, ma come ha detto la mia amica, cerchino dei lavoretti temporanei e semplici… . Mi è venuta in mente una cosa… che quando passiamo in treno per andare a Milano, c’è un campo rom e questo non fa di loro una bella immagine perché ci sono soltanto pattumiere di fianco alle loro tende. Le tende poi sono davvero terrificanti, a volte fatte anche con i sacchi della spazzatura e sono bruttissime da vedere.
    8.a) Mi dispiace l’idea che loro nemmeno provino a dare un’immagine di sé che agli occhi della società in cui vivono sia…diciamo…passabile. Insomma, secondo me, non è neanche di loro interesse dare una buona immagine della loro società e della loro cultura, infatti, non si sa nulla della loro cultura a parte che siano…se si può dire ..un po’ “svogliati” sia nel modo di vivere sia di vestire. Secondo me poi non possono essere così poveri come sembrano essere.
    8.b) Personalmente, anche se può essere brutto da dire, non condivido il loro modo di vivere proprio perché sembrano non aver nessun tipo d’interesse di integrarsi con il resto della società. Penso anche per loro sia, non dico motivo di orgoglio…però …importante per loro mantenere questa tradizione rom, anche se nonostante tutto nelle scuole e all’esterno dell’ambiente scolastico pretendono di avere gli stessi “diritti” e mantenere il loro stile di vita. Spesso si è sentito parlare di distruzione e smantellamenti di campi rom e zone perché, comunque, erano poco consone all’ambiente cittadino e spesso di conseguenza, si è sentito delle loro rivolte e lamentele… . Non credo che siano giustificabili nel senso che spesso in questi campi rom vengono a formarsi…questo è quello che ho sentito..organizzazioni criminali, ragazzi che si uniscono e rubano. Certo a volte per loro questo può essere l’unico mezzo per poter guadagnare qualcosa in più per vivere, ma certamente non è il modo corretto soprattutto agli occhi della nostra società.

    Dalle interviste sono emersi alcune caratteristiche comunemente attribuite ai rom. I concetti ricorrenti sono:
    - Nomadismo, la maggior parte degli intervistati concordano sul fatto che i rom non abbiano una fissa dimora e abbiano l’abitudine di spostarsi
    - Secondo molte testimonianze i rom sono trasandati e questo è uno dei motivi per i quali risultano inaffidabili agli occhi di molti
    - I rom vivono ai margini della società, non hanno un lavoro e si trovano spesso in condizioni di indigenza cosa che li porta a chiedere l’elemosina
    - Ai rom viene attribuito un’attività particolarmente negativa agli occhi di chiunque: quella di rubare
    Anche se queste attribuzioni sono negative è opportuno sottolineare che la cultura dei rom assume anche aspetti positivi in quanto viene vista come libera dalle imposizioni della società. La maggior parte degli intervistati afferma di sapere poco della cultura dei rom e questa sembra essere la via che porta a cadere negli stereotipi e nei pregiudizi. Chi dimostra di conoscere più particolari sulla storia e sulla cultura del gruppo di persone prese in esame sembra usare maggiore cautela nel dare giudizi affrettati e categorici.

    4. FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI:
    http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/rom-rapimenti/rom-rapimenti/rom-rapimenti.html
    http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/08/18/news/i_bambini_rom_dei_navigli_piccoli_forzati_dellelemosina-20551398/index.html?r&fb_source=message
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-09-19/duri-buonisti-equivoco-080423.shtml?uuid=AYMn9MRC#continue
    http://100cosecosi.blogspot.com/2010/06/sui-rom-e-gli-zingari-che-rapiscono-i.html
    http://guide.supereva.it/multiculturalismo/interventi/2004/12/188758.shtml

    Nel lavoro di ricerca che abbiamo svolto abbiamo rilevato che lo stereotipo di rom più diffuso è quello di persone trasandate, poco pulite, senza fissa dimora che vivono di elemosina e furti, sfruttando anche minori (magari rapiti a qualche famiglia) per riuscire a muovere un po’ di compassione nelle persone che fermano per strada o sui treni. Ciò di cui ci siamo accorte è che molto spesso la cultura e l’origine di queste persone non sono nemmeno conosciute,ma anche con questa mancanza le persone si permettono di giudicare. Televisione,quotidiani,siti internet non sempre aiutano a chiarirsi le idee,anzi,spesso fanno aumentare i pregiudizi. Anche se alcune idee vengono confermate dai fatti di cronaca,in molti casi si tratta solo di proiezioni di nostre paure, che si amplificano divenendo delle leggende metropolitane.

    5. FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE:
    Quello che si vuole sottolineare è che ci sono rom che rubano e vivono di espedienti,ma non per questo bisogna fare di tutta l’erba un fascio!Molti di loro infatti provano a vivere onestamente procurandosi un lavoro che possa mantenere la famiglia garantendole cibo,pulizia e un luogo dove vivere. Spesso le condizioni in cui vivono non sono quelle che avrebbero voluto,ma sono quelle a cui sono costretti.
    Ciò di cui abbiamo bisogno per garantire il mantenimento di una identità etnica che non cada in pregiudizi sono:una forte volontà interna, assieme a delle leggi sulle comunità etniche ed un migliore utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa.

    http://www.youtube.com/watch?v=QovJLZRQFlA&fb_source=message

  • 2011brambillapisoni scrive:

    COMPONENTI DEL GRUPPO: V. Brambilla Pisoni, F. Galimberti, N. Caloiaro, D. Cattelani, G. Collura, F. Ingenito, P. V. Calvario , M. Cerri
    1. CONTESTO DI RIFERIMENTO: Intervista diretta, web, articoli di giornali, università
    2. GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: Rom
    3. CHE COSA SI DICE:
    “Sono sporchi, puzzano, hanno i capelli unti, sono trasandati”
     Aspetti fisici, corporei  Abbiamo scelto questa espressione perché l’aspetto esteriore, l’apparenza è la prima cosa che viene colta dalle persone ed è il primo argomento emerso dalle interviste.

    “Vivono di elemosina, sono potenzialmente pericolosi e violenti perché rubano e aggrediscono per farlo, sono sempre ubriachi, spacciano, sono quasi tutti criminali. Addirittura mi ricordo quand’ero piccolo che mi dicevano : “Stai attento agli zingari: li vedi quei gonnelloni lunghi? Quelli rubano i bambini e li nascondono lì sotto!”
    “Alcuni anni fa mi è stata rubata la roulotte e accreditai la colpa immediatamente agli zingari, anche se non ne avevo le prove. Quindi un pregiudizio negativo è che sono dei ladri.”
     Aspetti comportamentali  Abbiamo selezionato queste frasi perché sono le paure più comuni e diffuse nella nostra società e perché sono generalizzazioni collegate ai fatti di cronaca e alle problematiche quotidiane.

    “In generale mi fanno paura. Però ho avuto occasione di conoscere fuori dalla mia chiesa alcune mamme rom con i loro bambini ed ho creato con loro un dialogo. Ho capito che sono mamme come lo sono io: con la preoccupazione della salute dei loro bambini e dell’inserimento nell’ambiente scolastico.”
    “I bambini rom hanno difficoltà a scuola, sia perché non sono accettati dagli italiani, sia perché i loro genitori non li mandano volentieri.”

     Aspetti educativi e formativi  Essendo studenti di scienze dell’educazione, siamo interessati agli aspetti educativi e formativi; abbiamo scelto queste espressioni perché emergono due visioni diverse dello stesso tema.

    4. FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI
    FONTE Il Giornale: “I fratelli rom di Vendola uccidono un ragazzo a Milano”
    FONTE La Padania: “Cgil in piazza coi rom”

    FONTE Il Giornale: “Roma, scritte contro bimbi morti: “Rom -4″, firmato con svastiche. Su un muro le scritte “Rom -4″ e “Rom Raus” con a fianco alcune svastiche. Le scritte si riferiscono alla morte dei quattro bimbi rom in un insediamento abusivo”

    FONTE Genova 24.it: Rom La Spezia: “Sassi dai Razzisti contro i bambini Rom dopo l’incendio che ha distrutto il Campo”

    FONTE Il Secolo XIX: “Albenga, baby-ladri in azione in appartamenti del centro: presi due minorenni rom”

    FONTE La Nazione: “Botte per far piangere il figlioletto. Così i passanti facevano l’elemosina. Denuncia choc al 113: nomade arrestata dai carabinieri. La donna è accusata di aver fatto piangere il bambino, davanti al supermercato per impietosire i clienti”

    FONTE Paesesera.it: “Pidocchi nelle scuole: il capro espiatorio sono i bambini rom”

    FONTE Libero Milano: “La sfrontatezza degli zingari non ha confini”

    I titoli parlano da soli.
    Abbiamo scelto queste fonti perché sintetizzano gli stereotipi, i pregiudizi, gli accanimenti più diffusi contro i rom, dall’aspetto politico-ideologico all’aspetto socio-culturale.
    Anche firme importanti del giornalismo italiano sono condizionate e a loro volta incrementano i pregiudizi e l’odio razziale.
    Da questi titoli di giornale emerge come il razzismo verso questa popolazione sia particolarmente radicato e diffuso fra gli italiani, addirittura nei confronti di minori rom, che sono stati (e sono) vittime di violenza fisica e verbale.
    Inoltre i giornali tendono a sottolineare in modo pregnante la criminalità dei rom; anche senza certezza di colpa, i rom sono spesso i “capri espiatori” della nostra società, venendo accusati a priori di vari reati, come omicidio o furto, e di comportamenti inaccettabili, come l’essere sfacciati e il portare i pidocchi nelle scuole.

    5. FONTI/DOCUMENTI CHE SMENTISCONO LO STEREOTIPO
    FONTE Il Fatto Quotidiano:
    “Da anni (secoli) i rom sono considerati una minaccia sociale. Ladri, sporchi, troppi, extracomunitari, rapitori di bambini. Oppure sono oggetto di una visione poetica che vede lo ‘zingaro’ come l’ultimo degli uomini liberi in una società sempre più piena di costrizioni.
    Né una né l’altra visione corrisponde alla realtà. Anche perché di Rom, Sinti e Kalé non sappiamo niente che non venga dalla propaganda o dagli stereotipi.
    è come se fosse stato eretto un muro invisibile da parte dei Gagi (non Rom), ma anche da parte dei discriminati. è necessario allora un grosso sforzo da entrambe le parti per abbattere questo muro, perché solo l’esperienza del contatto e dell’arricchimento reciproco è più forte del condizionamento a discriminare.

    A) Quanti sono i rom in Italia
    Uno dei motivi che viene usato per alimentare la sensazione di ‘allarme sociale’ è che i Rom sono troppi.
    La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale essendo stimati in un numero di persone compreso fra le 80.000 e le 110.000 unità (1).
    Nel 2009 lo stesso Governo italiano dichiarava, alla fine del censimento effettuato che tra Lazio, Lombardia e Campania “Sono stati individuati complessivamente 167 accampamenti, di cui 124 abusivi e 43 autorizzati, ed è stata registrata la presenza di 12.346 persone, tra le quali 5.436 minori” (2). Cifre un po’ basse per giustificare un tale allarme sociale.

    B) Sono tutti Rumeni
    Premesso che già nel XVIII secolo, attraverso lo studio della lingua zingara, ne era stata individuata l’origine indiana, il popolo Romanì è presente in Italia già da secoli. Per esempio, nella “grida” del 6 agosto 1567 del duca d’Alburquerque, governatore di Milano, si dichiara tassativamente che “trovandosi essi Cingari stravestiti saranno impiccati per la gola”.
    Secondo i dati di Opera Nomadi attualmente il 55% dei Rumanì presenti nel nostro territorio sono italiani, quindi chi propone di rimandarli al ‘loro paese’ dovrebbe tener conto che vivono in Italia già da qualche secolo.

    C) Ci costano un sacco di soldi
    Questa non è una diceria: è vero, ma non perché questi soldi vengano spesi in sussidi o in interventi volti a beneficiare i Rom.
    Mentre molto poco viene investito sull’inserimento dei Rom, una cifra enorme infatti è spesa nelle operazioni di sgombero che spostano solamente le persone da una parte all’altra della città.

    D) I Rom rubano i bambini
    Una delle accuse più infamanti e più radicate verso il popolo nomade è quella di essere ‘ladri di bambini’.
    Questa è una vera leggenda metropolitana in quanto la giurisprudenza dal dopoguerra ad oggi non riporta un solo caso di condanna di Rom per rapimento di minori, e numerose ricerche provano che la voce è dovuta a racconti o denunce di quello che era interpretato come un tentato rapimento ma che poi in fase istruttoria si provava non essere tale.
    E’ vero invece il fenomeno inverso: molti bambini sottratti alle famiglie rom e dati in adozione nella piena legalità formale dei tribunali, ma seguendo criteri di valutazione indifferenti al dolore e alla diversa cultura dei loro genitori: infatti altre ricerche contano oltre duecento casi di allontanamento dalle famiglie di minori Rumanì dalle famiglie di origine.

    E) Vivono nelle roulotte e hanno il Mercedes

    Solo una minoranza di Rom e Sinti presenti in Italia vive in un campo o fa vita nomade. Molti anzi, per timore di essere discriminati, non dichiarano la loro origine e conducono una vita “normale”.
    Nomi come Ibrahimovic, Pirlo, Mihailovic, Stoichkov, Savicevic, Boban, ma anche Moira Orfei, Charlie Chaplin, Django Reinhardt, Paco De Lucia, Joaquin Cortes sono noti a tutti. Quello che non sanno è che hanno tutti in comune l’origine Rumanì.
    Anche molti, soprattutto Rom Rumeni, che vivono nei campi abusivi, non vivono in roulotte ma spesso in baracchine temporanee. Insomma quelli che hanno il Mercedes e vivono nella roulotte sono veramente pochi…”

    FONTE L’Espresso
    “«Rom vuol dire criminale»
    Parole choc dei giudici del tribunale dei Minori di Napoli che negano i domiciliari a una minorenne a causa della sua etnia
    Se si appartiene all’etnia rom, non si può che delinquere. Lo scrivono, in sintesi, i giudici del tribunali dei minorenni di Napoli, con parole che sembrano, francamente, incredibili. La storia è quella della ragazzina rom di 15 anni, accusata di aver rapito una neonata a Ponticelli nel maggio del 2008. Un fatto di cronaca che scatenò la rabbia dei residenti e la devastazione dei campi del popolare quartiere napoletano.
    «Le conclusioni indicate» dicono i giudici «sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva». In sostanza, la razza e l’etnia definiscono il comportamento delinquenziale della piccola. Un’ ipotesi abnorme, visto che stiamo parlando di giudici dello Stato che lo scrivono nero su bianco, e non di un comizio del più intransigente leghista da stadio. «Un precedente gravissimo» sostiene l’avvocato della bambina Cristian Valle, «che basa sulla razza l’ipotesi di condotte criminose. Non solo sulla possibilità di commettere reati, ma pure sulla tendenza a condotte recidive. La vox populi con la quale si dice che i rom rubano i bambini, diventa certezza giuridica. E’ assurdo, indegno. Non ho mai visto una decisione così. In un clima da leggi di stampo razziale, anche i giudici si adeguano».”

    FONTE La Repubblica: Bambini ladri, un saggio sui piccoli rom. “Crescere nei campi brucia le loro possibilità”
    “Luca Cefisi, studioso e consulente istituzionale, squarcia il velo dei pregiudizi e dell’ignoranza: “Basta guardare la realtà senza occhiali ideologici. Centinaia di giovani crescono da predestinati all’emarginazione”
    Discriminazione, luoghi comuni, pregiudizi. In Italia, ma non solo, i rom vengono visti come un popolo da evitare, da respingere, da ghettizzare nei “campi nomadi”, anche se loro nomadi non lo sono più da un pezzo. Siamo convinti che mendichino per ignavia, che rubino per vocazione. Tutti. E che tutti siano incapaci d’integrarsi, a causa di quella che noi riteniamo essere una subcultura contro la quale nulla possono né la scuola dell’obbligo, né la buona volontà.
    A far riflettere e a smentire questa convinzione diffusa che sa di razzismo e d’ignoranza contribuisce “Bambini ladri, tutta la verità sui piccoli rom, tra degrado e indifferenza”, un saggio illuminante scritto da Luca Cefisi, consulente istituzionale per l’immigrazione e da sempre studioso del popolo rom, un saggio appena arrivato in libreria e che già fa discutere.
    Quale è la verità sulle nuove generazioni di quelli che noi chiamiamo “zingari”? Quanto contribuisce il loro modello arcaico patriarcale e un sistema di non regole estraneo al nostro mondo, a disegnare i loro destini? E quanto invece essi dipendono dal nostro essere ciechi e sordi di fronte al fatto che tutti dovremmo essere uguali, con pari diritti e pari opportunità? Cefisi, attraverso l’analisi e numerose interviste con operatori impegnati sul campo e con responsabili delle istituzioni, ci conduce per mano nell’universo dei rom. Molte le testimonianze di ragazzi e ragazze che vivono nei campi o che li hanno lasciati per loro scelta, sottraendosi a un futuro senza speranza. Emerge una realtà molto diversa dalle leggende metropolitane che li vogliono tutti nomadi (solo pochi di essi lo sono), tutti ladri o stupratori, o spacciatori. All’origine di una realtà innegabile di emarginazione e di illegalità ci sono le condizioni di vita, la promiscuità. In una parola la povertà. E Bambini ladri è una voce che grida contro l’indifferenza degli italiani, che i rom riassumono nella parola gagé, anche se lo stereotipo dominante continua a ignorare che decine di migliaia dei cosiddetti zingari sono anch’essi italiani. Una linea di confine fatta di ignoranza e diffidenza reciproche, dura a morire, ma il cui abbattimento è l’unica strada per rendere davvero possibile l’integrazione.”

    FONTE Blog Admin: “Fenomeni veneziani”
    Un affare da 500mila euro l’anno, forse più, considerando il pieno di turisti nelle stagioni propizia. I musicanti che si alternano presso i plateatici veneziani sono formati da una decina di gruppi, che dividono la loro attività rispettando, nella loro divisione per zone, i sestieri: ci sono quelli che lavorano a Rialto (4 gruppi) e si fermano giusto a San Polo, altri 3 che occupano Dorsoduro fra Zattere e campo Santa Margherita, altri ancora impegnati a Cannaregio. In gran parte sono zingari provenienti dalla Romania, che a Venezia si sono inventati un mestiere: suonare per i clienti dei bar, dei ristoranti, delle trattorie.
    FONTE: http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=1326
    FONTE: http://www.operanomadimilano.org/viaggio/viaggioterza/cultura%20e%20tradizioni.htm

    Questi numerosi articoli mostrano l’altra faccia della medaglia, l’infondatezza dei tanti pregiudizi presenti profondamente nelle nostre società, città, case. In particolare, l’estratto del giornale Fatto Quotidiano smentisce, uno per uno, i principali stereotipi sui rom. L’ultimo link raccoglie informazioni generali sulla vasta cultura dei rom, ancora tutta da scoprire, che si caratterizza anche per tanti aspetti positivi, quali l’importanza della famiglia, la coesione della comunità, la valorizzazione delle arti e del folklore.
    Invece di rimanere con i paraocchi, chiusi nei nostri schemi mentali, dovremmo allargare lo sguardo, andare in profondità, rispettando le differenze e valorizzando i lati in comune. È auspicabile assumere un approccio dialogico, essere disponibili ad accogliere lo straniero, il diverso e cercare di camminare insieme, pensando la differenza come una ricchezza per tutti.

  • 2011conegian scrive:

    Gruppo:
    - Leone Vanessa
    - Conegian Francesca
    - Golfarini Chiara
    - Gastaldi Sabrina
    - Ambrosetti Silvia
    - Adamo Silvia
    - Capra Moira
    - De Rosa Giovanna
    - Ciurlo Ilaria

    Gruppo/persone oggetto di stereotipi/pregiudizi: OMOSESSUALI

    Per capire a quali caratteristiche o elementi si fa riferimento parlando di omosessuali abbiamo chiesto a sette uomini e a sette donne, di generazioni e provenienze culturali differenti, “Qual è la prima cosa che ti viene in mente pensando alla parola omosessualità?”; questo è quello che è emerso:

    Uomini:
    - K. Francesco: “Gay”
    - T. Andrea: “Persone con una sessualità anormale”
    - P. Andrea: “Froci”
    - V. Simone: “Schifo”
    - M. Matteo: “Persone che non hanno capito un c—o del senso della vita”
    - B. Gabriele: “Nichi Vendola”
    - I. Andrea: “Una persona, donna o uomo che sia, attratta fisicamente da un’altra persona del suo stesso sesso”

    Donne:
    - I. Livia: “Bacio tra uomini”
    - M. Federica: “Froci”
    - K. Amela: “Problemi, rifiuto, omofobia, gay simpatici, moda, Will & Grace, confidenze”
    - M. Bruna: “Disparità, problemi nella società, discriminazione”
    - Q. Lorena “Due uomini fidanzati”
    - C. Annalisa: “I miei amici gay”
    - M. Eleonora: “Diversità”

    Dalle risposte date risulta che l’omosessualità viene collegata immediatamente alla sfera maschile, nessuno degli intervistati ha nominato riferimenti specifici all’omosessualità femminile; inoltre emergono più stereotipi, giudizi negativi e discriminanti dagli uomini intervistati piuttosto che dalle donne.

    VISIONI NEGATIVE DELL’OMOSESSUALITÁ

    1-Omosessualità e popolarità
    Se si digita su Google la parola omosessualità il motore di ricerca visualizza le immagini inerenti all’argomento e molte riguardano il cantante Tiziano Ferro; per questo motivo abbiamo deciso di fare una riflessione sui cambiamenti che ha avuto la sua immagine popolare prima e dopo il suo outing.
    Fonte: Stralcio dell’intervista di Vanity Fair a Tiziano Ferro: il cantante dichiara che finalmente ha deciso di non nascondere più la sua omosessualità e afferma la sua voglia di innamorarsi. http://www.vanityfair.it/people/italia/2011/01/03/tiziano-ferro-intervista (L’intervista completa su Vanity Fair n. 40/2010, in edicola dal 6 ottobre 2010)

    All’inizio della sua carriera Tiziano Ferro, oltre ad essere considerato un artista italiano di fama internazionale, era noto come sex symbol e il suo successo era molto legato a questa immagine. Da quando ha deciso di dichiarare ufficialmente la sua omosessualità, le notizie inerenti a lui e alla sua carriera sono sempre state accompagnate da affermazioni o pregiudizi sulla sua vita privata che spesso hanno prevalso sulle prime.
    Nell’intervista traspare molto bene la leggerezza che il cantante prova ora dopo essersi liberato da quello che lui chiama “mostro”, ovvero quella parte di se che era costretto a tenere nascosta, come qualcosa di negativo, a causa dei giudizi che i media, la gente e anche i suoi fans potevano avere.

    . Da questa riflessione emerge che la persona, presa come esempio, è stata fortemente stereotipata in due categorie totalmente opposte. Questo è avvenuto in base alle scelte che hanno caratterizzato la sua vita privata e non il suo lavoro: ambito in cui dovrebbe, invece, essere giudicato maggiormente.

    2-Omosessualità in famiglia

    Fonte: Il film “Mery per sempre” , girato nel 1989, diretto dal regista Marco Risi, ambientato a Palermo e basato sull’omonimo romanzo di Aurelio Grimaldi. Il titolo prende spunto dalla storia di uno di questi ragazzi, una transessuale che si fa chiamare Mery, e che un giorno viene arrestata per il tentato omicidio di un cliente mentre si prostituisce.
    http://www.youtube.com/watch?v=qtF-d1QrCA4&feature=share
    http://www.youtube.com/watch?v=TaPBEELxmZs&feature=share

    Nel primo video troviamo Mery che parla con il professore e gli confida che non è facile per lui dover affrontare la sua situazione perchè agli occhi della gente non appare “Nè carne, nè pesce”, contemporaneamente però, esprime una forte consapevolezza del suo essere “Io sono Mery, Mery per sempre”. L’unica difficoltà per lui è farlo capire alle persone che gli sono intorno: “Dovrebbe essere nella mia situazione per capire”.
    Il secondo video mostra in modo evidente la difficoltà che l’omosessualità può far emergere nelle relazioni famigliari, specialmente quando uno o più componenti della famiglia non riescono ad accettare la condizione in cui si trova colui che tendono ad escludere.
    In questa scena troviamo, in parte, conferma alle risposte ottenute dalle interviste: c’è un approccio differente da parte delle figure femminili, rispetto a quelle maschili, nell’accettazione e nella visione dell’omosessualità.
    Vengono anche evidenziati due stereotipi molto forti:
    - I capelli lunghi di Mery = la fanno assomigliare a una donna più che a un uomo; il padre la minaccia di tagliarli sicuramente perchè ai suoi occhi, ma sopratutto a quelli della società in cui vivevano, era inaccettabile che un uomo portasse i capelli lunghi; inoltre viveva questa “ribellione” del figlio come un affronto;
    - Mery che tenta di aiutare la madre a sparecchiare il tavolo = viene subito fermata dal padre perché questa è un’azione esclusivamente femminile che spetta solo alla madre.

    Abbiamo collegato le due scene perché in entrambe l’accento è sull’accettazione che Mery ha di se e quella che, invece, non ha di lei la società. Al giorno d’oggi esistono ancora famiglie che non accettano condizioni diverse rispetto a quelle che vengono considerate da tutti “normalità” e per coloro che vivono l’omosessualità può diventare difficile condividere loro stessi con gli altri.

    3-Omosessualità e Chiesa Cattolica
    Un tema che è emerso dalla ricerca è la chiusura totale della Chiesa Cattolica verso l’omosessualità.
    Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_agosto_24/mologni-via-dall-oratorio-perche-gay-1901350232514.shtml

    In questo articolo viene messo in evidenza come nell’ambito cattolico una persona omosessuale è giudicata diseducativa in particolare per bambini e ragazzi. Nel caso specifico questa parrocchia non si è minimamente preoccupata di capire cosa pensassero i ragazzi o come vivessero la situazione ma ha preso quella decisione a priori basandosi esclusivamente sulla sua morale cattolica.

    Un altro esempio che evidenzia molto bene questo blocco verso la condizione dell’omosessualità è un articolo dove la Chiesa si schiera fortemente contro l’ONU che, invece, lotta per i diritti legali degli omosessuali.
    Fonte: http://www.giornalettismo.com

    24 marzo 2011
    L’ambasciatore della Santa Sede si oppone alla risoluzione Onu che mira a porre fine alle discriminazione e alle violenze contro la comunità LGBT (acronimo utilizzato come termine collettivo per riferirsi a persone Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transgender) 85 Paesi hanno sottoscritto alle Nazioni Unite la risoluzione per la fine della discriminazione e degli atti di violenza nei confronti della comunità LGBT. Il Vaticano però si oppone a questo testo dell’Onu, e l’ambasciatore della Santa Sede presso le Nazioni Unite ha attaccato pesantemente l’iniziative che mira a riconoscere la dignità e l’uguaglianza di chi ama persone dello stesso sesso.

    L’ ONU PER I GAY – Alle Nazioni Unite prosegue l’impegno per porre fine alla discriminazione contro l’omosessualità. Dopo la proposta di risoluzione firmata da 68 paesi, ieri a Ginevra alla Commissione Diritti Umani delle Nazioni Unite è stata depositata, da parte della Colombia, un’altra proposta di Risoluzione, che chiede di mettere fine alle violenze e discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere delle persone, sostenuta da 83 Stati. Nel testo introdotto dal Paese sudamericano si esprime grande preoccupazione per le discriminazione della comunità LGBT in ogni regione del mondo. Le violazioni dei diritti umani nei loro confronti includono omicidi, stupri, torture e persecuzioni penali. La risoluzione riconosce come il tema dell’omosessualità sia visto con diverse sensibilità nelle varie società mondiali, ma evidenzia come la comunità mondiale si debba impegnare per porre fine alle discriminazioni di ogni minoranza. Il documento è stato appoggiato da tutti i grandi Stati europei e Nord e Sudamericani, mentre è stato snobbato dalle potenze con diritto di veto Russia e Cina. Particolarmente entusiasta la nota di Hillary Clinton, che ha fatto del riconoscimento dell’uguaglianza dei gay un obiettivo della politica estera americana: “ I diritti per la comunità di LGBT sono diritti umani, e i diritti umani sono i diritti per la comunità LGBT”.

    IL VATICANO SI SCHIERA CONTRO – Durante la presentazione del documento alcuni dei paesi firmatari hanno preannunciato di voler presentare il testo di una Risoluzione di condanna agli 80 paesi del mondo che perseguitano penalmente l’omosessualità”. L’Arcivescovo Silvano Tomasi dell’Osservatorio Permanente del Vaticano presente alle Nazioni Unite, ha invece attaccato chi vuole proporre la fine della discriminazione per i gay.

    ”La gente viene attaccata perché prende posizione contro le relazioni fra persone dello stesso sesso… quando esprimono dei pareri del tutto normali basati sulla natura umana vengono stigmatizzati, e ancor peggio, perseguitati e sviliti”. “Questi attacchi” ha proseguito l’arcivescovo “sono una chiara violazione dei diritti umani fondamentali e non possono essere giustificati in nessun caso…”. Questo vittimismo furbo vorrebbe far passare per martiri i carnefici. Nessuno nega il diritto alla libera opinione, ma quando si pretende di scendere nell’agone politico, ingerendo nelle legislazioni statali e condizionando le scelte politiche degli stati, si deve essere pronti a ricevere delle legittime critiche, senza invocare una “lesa maestà” che suona grottesca”.

    Secondo l’ambasciatore del Vaticano gli Stati hanno il diritto di regolare certe pratiche sessuali e vietarne alcune per legge. Una posizione che va chiaramente contro lo spirito della risoluzione della Nazioni Unite.

    VISIONI POSITIVE DELL’OMOSESSUALITÁ

    1-Omosessualità femminile e successo
    Jackie “Moms” Mabley, nato Loretta Mary Aiken (19 marzo 1894 – 23 maggio 1975), è stato un americano standup comico e un pioniere della cosiddetta “Circuito Chitlin” di afro-americani vaudeville.
    Fonte: http://d.repubblica.it/argomenti/2011/05/23/news/santo_del_giorno-343635/

    Questa storia è un esempio molto positivo di come l’omosessualità possa non essere vista come un problema ma semplicemente venire accettata come la condizione in cui una persona vive. Jackie ha dimostrato molta determinazione e coraggio perché ha combattuto la sua “battaglia” in anni in cui le discriminazioni erano molto più diffuse rispetto ai giorni nostri, in più lei era nera e quindi ancora più facilmente soggetta a pregiudizi.

    Dalla sua vita si può trarre un grande insegnamento: nonostante tutte le tragedie che ha vissuto non si è fermata e ha lottato per dimostrare quello che lei si sentiva e che era. Il suo successo è stato così grande proprio grazie alla sua capacità di farsi conoscere per il suo talento e per il suo essere senza freni, questo ha messo sicuramente in secondo piano i pregiudizi che avrebbe potuto suscitare.
    “Del resto, funziona sempre così: la verve comica nasce dalla tragedia. Senza quest’ultima, non esisterebbero risate”.

    2-Omosessualità e fede

    Padre Mychal, frate francescano di origine irlandese, era il cappellano della Caserma 24 del Distretto Vigili del Fuoco della città di New York
    Fonte:http://archiviostorico.corriere.it/2002/settembre/14/Padre_Mychal_diventi_santo_Ground_co_0_02091410166.shtml

    «Dio ama tutti i suoi figli, proprio tutti: e certo non li amerebbe di meno per un motivo del genere», ripeteva sempre ai gay malati di Aids che assisteva.
    La richiesta che è stata fatta alla Chiesa, se verrà accettata, potrà veramente essere un esempio di come l’omosessualità non deve più essere discriminata o giudicata. Deve essere vista per quello che è: una condizione che alcune persone, per scelta o non, vivono.

  • 2011gaboardi scrive:

    Gruppo: Cecilia Gaboardi, Laura Lazzariin,Lorenzo Di Giorgio, Nora Di Bartolomei, Myriam Cascavilla, Cristina Barbagallo, Valentina Grassi, Debra Caravona, Laura Losapio

    Oggetto di indagine:

    Indagine sui diversi aspetti legati alla percezione che gli stranieri hanno verso gli italiani, in particolare ci focalizzeremo sull’aspetto relazionale. Vogliamo quindi indagare sui pregiudizi e stereotipi che gli stranieri hanno sull’Italia e su i suoi cittadini.

    Il nostro lavoro:

    Abbiamo scelto di intervistare persone straniere presenti in piazza duomo, per indagare il loro punto di vista sul nostro Paese e sulla nostra cultura e per comprendere gli stereotipi che possono emergere e metterli a confronto con quelli trovati sul web.

    Modalità di svolgimento:

    Abbiamo deciso di ritrovarci in piazza Duomo a Milano, per procedere con le interviste, filmando solo mani e bocca degli intervistati. Abbiamo quindi montato un video per riportare nel modo più preciso e realistico ciò che c’è stato detto e perchè pensiamo che sia una modalità efficace per trasmettere il suo contenuto.

    Servendoci di una foto camera abbiamo brevemente intervistato quattordici persone straniere di diversa nazionalità. Abbiamo rivolto agli intervistati due domande:

    1) Puoi dirmi le prime due parole, aggettivi, concetti che ti vengono in mente sugli italiani?

    2) Puoi raccontarci in breve una tua esperienza che possa collegarsi con le due parole che ci hai detto?

    Tramite queste due domande, soprattutto grazie alla prima, abbiamo potuto avere subito riscontro di quello che gli stranieri pensano sugli italiani.
    Riportiamo di seguito i dati di ciò che abbiamo rilevato dalle interviste, trascrivendoli con le stesse parole degli intervistati:

    “Razzista, ignorante, paese sporco, disponibilità, egocentrici, calore.”

    “Ci vorrebbe più semplicità, puoi trovare gli stronzi, ma si può trovare anche chi ti aiuta.”

    “Italiani sono intelligentissimi, rispetto a noi sono più avanti.. ma dentro sono anche un pò stronzi, ma del resto succede in tutto il mondo.”
    “Intelligenti e bravi,ci sono anche gli ingenui..che usano la loro ingenuità con furbizia.”

    “Alcuni si son comportati bene.”

    “Mentalità aperta, mi piace la loro cultura, sono allegri, sono persone carine.”

    “Le loro bugie fanno un pò paura.”

    “La brutta gente c’è in tutto il mondo.”

    “Mi piace la loro cultura, arte e architettura.”

    “Sono casinisti ed amichevoli, rumorosi e aperti.”

    “Molto educati simpatici e divertenti, simpatici ma anche ingiusti con noi.”

    “Amichevoli e buoni.”

    Tramite una ricerca sul web abbiamo trovato diversi video che rappresentano al meglio gli stereotipi italiani.

    http://www.youtube.com/watch?v=XkInkNMpI1Q

    Particolarmente interessante, perché mette a confronto l’Italia con l’Unione Europea, semplificando tutti gli stati Europei sotto un’unica bandiera contro un’ Italia, che sembra completamente disadatta all’Europa, questo dovuto al comportamento stereotipato dell’ italiano.

    http://www.youtube.com/watch?v=iDPx-uNIDW0&feature=related

    http://www.youtube.com/watch?v=VgvOs4pYScI

    Attraverso questi video si riscontrano gli stereotipi più classici degli Italiani, ovvero mafia, famiglia, tradizioni, cucina e musica.

    Soprattutto negli ultimi anni la nostra politica e spesso anche le figure centrali di essa sono state prese di mira dalla satira straniera, alimentando maggiormente gli stereotipi legati agli italiani e all’Italia.

    http://www.youtube.comù/watch?v=qLp7dHsXzI8

    Prima di incominciare il nostro lavoro eravamo convinti che dalle interviste sarebbero emersi gli stereotipi per noi più classici.
    Se confrontiamo i video che abbiamo postato con le interviste da noi svolte, osserviamo che questi stereotipi non vengono menzionati dagli intervistati, infatti nessuno di essi cita mai parole come mafia, cibo, famiglia e religione.
    Pensiamo che ciò sia dovuto al fatto che abbiamo intervistato straneri che vivono anche da diversi anni in Italia quindi, forse, sono riusciti ad andare al di là dei classici stereotipi, cercando di darci una fotografia più soggettiva possibile sugli italiani, senza basarsi sulle immagini più stereotipate, ma dandoci una loro lettura personale arricchita con il racconto di una loro esperienza.

    Anche se dalle interviste non sono quindi usciti i soliti temi della famiglia, della mafia e del cibo, riteniamo che il risultato sia comunque importante, dato che abbiamo riscontrato argomenti nuovi e che non ci aspettavamo.

    Fonti che permettono di conoscere diversamente gli italiani:

    Sicuramente un’ importante fonte che va al di la dei pregiudizi è la nostra costituzione, soprattutto i primi 12 articoli.

    http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html

    Un altro documento che svaluta l’idea generale della bella vita italiana, del divertimento e della spensieratezza è un articolo del quotidiano “Il Sole 24 ore”, di seguito un articolo che riguarda la situazione economica attuale dell’Italia.

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-05-24/italia-bella-vita-182208.shtml?uuid=AaQ7k8ZD

    Un forte stereotipo degli italiani è il valore della famiglia, a livello di statistica effettivamente i giovani italiani, confrontati con gli altri Paesi europei, escono di casa molto tardi; questo non è esclusivamente dovuto al forte valore e all’attaccamento famigliare, spesso la causa è dovuta alla disoccupazione, alla mancanza di politiche sociali che incentivino l’uscita di casa.
    Il valore della famiglia è anche smentito dalle statistiche che danno un volto ben diverso dell’Italia, le coppie sposate sono sempre meno e soprattutto sono in aumento i divorzi.

    http://demo.istat.it/altridati/matrimoni/2009/tav1_2.pdf

  • 2011fusco scrive:

    Il gruppo è composto da:
    Alessandra.Banchieri, Valentina.Di Staso, Claudia.Francolino, Elisa.Fusco, Giulia.Lupano

    “SEMINARIO SGUARDI ALTROVE”

    Non so di quale paese tu sia
    né qual è il tuo nome che porti con orgoglio
    non so di quale terra lontana tu sei figlio
    di quale ospitalità tu abbia goduto
    non so di quale madre né di quale padre vorresti tanto abbracciare il volto
    non so di quale sogno sei l’eterno guardiano
    di quale solitudine tu sia l’ostaggio …

    (Armadou Lamine Sall)

    STEREOTIPI E PREGIUDIZI SUI SENEGALESI

    Per svolgere questo lavoro abbiamo raccolto testimonianze, interviste e osservazioni nelle province di Monza Brianza, Milano, Lodi e Varese.
    Oltre a questo materiale ci siamo serviti di internet, riviste e giornali per avere informazioni sui senegalesi: le tradizioni e le nuove abitudini di vita in Italia.
    A partire dai pregiudizi, nostri e delle persone intervistate, abbiamo svolto una ricerca con l’obiettivo ultimo di capire l’infondatezza di stereotipi e pregiudizi ed arricchire il nostro bagaglio di conoscenze sulla cultura di un popolo così lontano.

    A ME FANNO PAURA, SONO TROPPO NERI
    Se ti dico senegalese, cosa ti viene in mente?”

    <>
    <>
    Queste affermazioni, a nostro parere, mostrano innanzitutto la superficialità delle persone nel rapportarsi con gli altri e ad identificare tutti in poche e semplici categorie: “marocchini”, “neri”.
    Da questa ignoranza, mancanza di conoscenza nasce la paura del diverso, anche se solo per il colore della pelle.
    Nei casi più estremi questa paura si trasforma in razzismo che sfocia a sua volta in episodi violenti. Ne sono un esempio le aggressioni avvenute a Milano. Vittime entrambi senegalesi: Mohamed Ba, scrittore,musicista e mediatore culturale e Ravan Ngone,venditore ambulante.

    •”«Hai problemi?», gli ha chiesto. «No, perché?», gli ha risposto il malcapitato, raggiunto subito dopo da una coltellata allo stomaco. Vittima dell’aggressione, Mohamed Ba, attore, scrittore e musicista senegalese di 46 anni, impegnato sui temi dell’antirazzismo e dell’integrazione. […]L’episodio risale alle 20 di domenica. L’aggressore, ricorda Ba sotto shock, è un uomo bianco, forse italiano: «Indossava occhiali da sole e aveva un casco da moto in mano». Dopo la coltellata — piuttosto profonda, secondo i medici del Niguarda, che ieri mattina lo hanno operato — «tutti gli altri che erano con me alla fermata sono fuggiti». […]Gli amici di Ba temono, sia pure con cautela, che il movente del gesto possa essere razziale. Babacar Ndaye, presidente di un’associazione di senegalesi, prova «rabbia» anche per il «menefreghismo di chi non ha prestato soccorso». Preoccupata anche Alessia Mosca, deputata del Pd e amica di Ba: «Speriamo non sia l’ennesimo segnale del clima d’intolleranza che si vive in questo Paese».”
    (La Repubblica, di Davide Carlucci 1 giugno 2009)
    http://www.youtube.com/watch?v=zwKlgD_5II4 (video in cui Mohamed Ba racconta l’accaduto)

    http://www.youtube.com/watch?v=IizoDlgLoDM (servizio tg5 in cui Ravan Ngone racconta l’aggressione)

    <>
    Da queste parole emerge l’associazione straniero = delinquente. Spesso gli stranieri vengono percepiti come elementi di disagio che turbano la nostra tranquillità e le nostre abitudini quotidiane.
    Abbiamo però l’esempio di persone virtuose che svolgono lavori onesti e contribuiscono all’arricchimento economico ma anche culturale del nostro Paese.

    • Rovato (Brescia)- Ndaiaye Gueladio è un imprenditore, è sbarcato da clandestino e a Brescia in vent’anni di strada ne ha fatta tanta. Ha lavorato in pizzerie e fonderie per poi mettere la sua vita su un camion e ora lavora per i più importanti corrieri italiani. “Ho una decina di dipendenti, nonostante tutte le difficoltà che abbiamo cerco di dare un’ opportunità a qualcuno che ha bisogno, fin quando posso”. Ottimista inguaribile, sposato con una bresciana, padre di un figlio.
    “Il Senegal è il paese dove sono nato, dove ho costruito la mia base, qua ho avuto un sacco di opportunità, quello che sono diventato adesso è grazie a questo paese qua”. Secondo lui non esistono razzisti solo persone che non si conoscono. In Senegal tornerà solo per godersi la pensione ma il momento è lontano e le incognite tante. Italiani e senegalesi, vent’anni dopo, tutti sulla stessa barca.
    (trascrizione del servizio del tg2 del 13/11/11 di Pier luigi Ferrari)

    • “Senegalesi a Genova: anche la cucina aiuta l’integrazione
    Nel cuore della città è sempre più forte la presenza senegalese. Qui sono nati due ristoranti di cucina tipica. E i piatti africani piacciono anche ai genovesi, specialmente ai più giovani.
    GENOVA – Teranga in Senegal vuole dire accoglienza. E’ una parola che suona sempre più familiare anche nel cuore del centro storico genovese, dove sono nati due ristoranti di cucina senegalese. In una città abituata agli stranieri, ma da sempre fedele alle proprie tradizioni, anche culinarie, oggi i piatti del paese africano non sono più una esclusiva degli immigrati. Piacciono anche ai genovesi, specialmente ai più giovani, come piace l’ospitalità di chi li offre. E’ il risultato di un processo di integrazione iniziato una ventina di anni fa[…]La loro integrazione è stata facile, nonostante la diversità di religione (i senegalesi sono soprattutto musulmani, ndr). Non c’e’ prostituzione e relativamente pochi sono i reati commessi dagli uomini, al massimo denunciati per commercio ambulante abusivo o vendita di prodotti contraffatti. Genova non offre le possibilità di lavoro nell’industria che offrono altri centri del Nord Italia, ma chi cercava un impiego lo ha spesso trovato. “Appena arrivato – racconta Dieng – ho fatto commercio ambulante, come tutti. Senza documenti regolari è difficile trovare altro. Poi ho allargato le mie relazioni, sono passato a una cooperativa. E dopo sei anni dal mio arrivo mi ha raggiunto la famiglia”.
    (tratto da: stranieriinitalia.it ,il portale dei nuovi cittadini – 19 luglio 2007)

    <>
    <>
    Cosa c’è dietro quel braccialetto, quegli accendini e quelle Hogan da 70 euro?
    Spesso nessuno se lo chiede ma nascondono storie di sofferenza, sfruttamento e fatica.
    È il caso del fenomeno del caporalato nei settori dell’edilizia e dell’agroindustria, dove un numero sempre maggiore di operai e braccianti, in gran parte migranti, sono sottoposti al ricatto e allo sfruttamento da parte di caporali, spesso al soldo di organizzazioni criminali.

    • « Mi chiamo Sheikh, vengo dal Senegal». Storie diverse, tutte uguali di fronte allo sfruttamento. « Ho cinque figli, il più grande dieci anni, il più piccolo sette mesi. Li ho dovuti mandare tutti in Senegal. Hanno sofferto… Sono nati e cresciuti a Macerata dove vivo da vent’anni, ma come faccio? La fabbrica di laminati in cui lavoro è fallita. In Senegal almeno la scuola è gratuita. Faccio la raccolta, prendo i soldi e vado via sei mesi. Spero di stare di meno, che mi chiamino da Macerata perché è ricominciato il lavoro. Soldi… si possono chiamare soldi tre euro all’ora? Lavori dieci ore al giorno e solo se riesci a mettere insieme duecento ore di lavoro al mese, puoi sentirti meno preoccupato. Ma è difficile. È il lavoro più duro che puoi immaginare. La schiena ti esplode alla fine della giornata, ma io non ho alternative. Rubare mai. Qui basterebbe poco per star meglio. Ci sono le cisterne, ma perché non c’è acqua potabile? Siamo costretti a prendere quella non potabile, dai campi. Si sta male a berla, quando ci laviamo ci ritroviamo tutti bianchi. Se non cambia nulla torno in Senegal e sarà quel che sarà. Comincio a invecchiare, ho cinquant’anni ormai, non vedo più bene. La schiena mi fa male, ma passa. Prima o poi passa». Sheikh è uno dei tanti, così tanti che corri il rischio di non capire che sono troppi. E che non sono tutti uguali. Sheikh è il simbolo di un mutamento.
    (da E-il mensile, settembre 2011)

    <>
    <>
    La loro insistenza è percepita come invadenza fastidiosa quando in realtà è una questione culturale.
    In Italia è maggiormente diffusa una mentalità più chiusa, riservata e un atteggiamento individualista. Riportiamo dei racconti che dimostrano come in Senegal prevalga una concezione più aperta, di scambio e condivisione con la comunità.

    http://www.youtube.com/watch?v=FRYnSodsTe8&feature=related

    • “Conversando con i nostri amici scopriamo che quelli di Salerno sono perfettamente integrati nella città: in primo luogo hanno un forte senso della famiglia, rispettano gli anziani, sono ospitali e le loro donne sono maestose e belle. I tanti immigrati di quel paese che sono stati in molte città italiane ritengono i salernitani e i napoletani i più ospitali del nostro paese”.
    (Corriere della Sera, Ugo Di Pace 26 agosto 2011)

    <>
    (da yahoo answer)
    Diverse cronache testimoniano situazioni di convivenza o matrimonio tra senegalesi e italiane che sono risultate fallimentari, facendo emergere l’idea del senegalese come uomo bugiardo e approfittatore.
    Abbiamo riscontrato che la società senegalese è effettivamente patriarcale e maschilista con una forte divisione dei ruoli tra uomo e donna. Nonostante questo riportiamo l’esempio di Thierno, ragazzo senegalese e sua madre Aida che sembrano non volersi conformare alla mentalità prevalente del loro paese d’origine.

    •”Qualche giorno fa mi ha invitato a casa sua, a Patte d’Oie, per una cena. La promessa era che sarebbe stato lui a cucinare, evento eccezionale in Senegal, dove i lavori domestici e la cucina sono relegati solamente alle donne. Gli uomini che cucinano o che aiutano le donne nei lavori domestici sono rari, anche questo è culturalmente malvisto, in una società patriarcale e maschilista. Non solo, come anche Thierno mi conferma, è impossibile vedere uomini andare al mercato a fare la spesa, verrebbero presi per omosessuali e, di conseguenza, rischierebbero il linciaggio, visto che l’omosessualità in Senegal non è socialmente accettata ed è addirittura considerata punibile per legge.
    Thierno è uno dei pochi ragazzi che si avventura tra pentole e fornelli, costretto ad imparare, come dice lui, dopo il divorzio della madre.
    L’appartamento è in uno dei tanti immobili di nuova costruzione, spazioso, moderno. Lo guardo mentre prepara il soffritto, spezia la carne e taglia le patate. Dopo aver messo tutto a cuocere prepara con cura la tavola, con una bella tovaglia in cotone bianco, i tovaglioli, i sottobicchieri, i piatti e le posate.
    Un rito ben conosciuto ma che risulta decisamente nuovo in questo contesto. Mi rendo subito conto che Thierno fa parte di una delle tante famiglie ‘nuove’ del Senegal, famiglie all’occidentale, che mangiano a tavola con piatti e posate, che non hanno più di due o tre figli, in cui entrambi i genitori lavorano. Rimango appoggiata sulla porta della cucina mentre lo guardo andare su e giù dal salone e preparare tutto accuratamente.
    All’improvviso sento le chiavi nella serratura, sento una voce di donna che parla al telefono e all’improvviso vedo spuntare lei, la madre, una donna sui quarant’anni, dalla carnagione chiara, con il cellulare appoggiato all’orecchio, vestita con un bubù tradizionale e la borsa di pelle sotto braccio.
    Appena chiusa la telefonata si precipita sorridente da me, salutandomi con due baci e mettendomi decisamente in imbarazzo.
    Aida, questo il suo nome, è una donna in carriera, direttrice di un liceo, iscritta ad un corso di marketing in una delle tante università private di Dakar, vive sola con i due figli e la nipote, dopo il divorzio dal marito.”
    (Chiara Barison, Università di Trieste)

    E ancora, una prova di come in realtà la convivenza tra coppie miste, pur con mille difficoltà, sia possibile.
    • “Un viaggio-sfida che richiede grande capacità di adattamento e un carattere tenace. Non si tratta di turismo estremo, ma di ciò che significa vivere con un partner di cultura diversa. Un’ avventura faticosa che impone la messa in discussione di valori e comportamenti, dalla religione, all’educazione dei figli. […]LEI ITALIANA, LUI SENEGALESE – Eugenia (43enne) e Mor (48enne) hanno tre figli, e con i loro quindici anni di relazione, consolidati dal rito musulmano in quel del Ticinese, sono pionieri della società multietnica milanese. «Ci siamo incontrati durante il corso di mediatori culturali del Naga, dove io insegnavo – spiega Eugenia, assistente sociale -. All’ epoca Mor era ambulante abusivo, oggi è un mercante in regola. Ma soprattutto è un bellissimo papà che adora i suoi figli, tanto quanto la sua famiglia d’ origine, a cui invia buona parte dei suoi guadagni. Un problema che con il tempo è stato superato come tutto il resto: i figli maschi da circoncidere, le 3 settimane di vacanza, una con noi e due in Senegal, i suoi ospiti che arrivano all’ improvviso e il rifiuto di mio padre, siciliano, che sognava per la figlia una vita più semplice. Quando ci siamo innamorati a tutto ciò non ho pensato, ma non me ne pento. Hanno vinto su di me l’ intelligenza di Mor e quella solarità che non trovavo da tempo. Prima di lui sono stata dieci anni con un coetaneo di Brescia, simile a me in tutto e per tutto, fino alla noia».”
    (da Il Corriere della Sera, Grossi Livia, 18 aprile 2006)

    Grazie a questo lavoro abbiamo approfondito la nostra conoscenza di questo popolo africano, delle sue usanze e consuetudini. In particolare ci siamo rese conto di quanti pregiudizi ingiustificati circolino all’interno dei discorsi di tutti i giorni, basati troppo spesso sul “sentito dire” e non sulla verità. L’esercizio dello “sguardo altrove”, difficile ma quanto mai importante, ci arricchisce deprivandoci delle approssimazioni.

    Per concludere presentiamo una lettera degli immigrati senegalesi, un appello contro la discriminazione.

    “La discriminazione e la violazione dei diritti umani contro gli immigrati in Italia stanno aumentando di giorno in giorno.
    In Italia, il razzismo e la xenofobia persistono anche per i richiedenti asilo.
    Chiediamo al governo italiano di intervenire in modo efficace alla lotta contro il clima di intolleranza e di garantire agli immigrati una vita migliore.
    Noi immigrati, vogliamo e ci auguriamo che il governo ci dia la possibilità di avere una vita dignitosa e sana, di cui necessita ogni essere umano.
    Vogliamo un minimo rispetto da parte di tutti, perché tra di noi ci sono persone oneste che vogliono lavorare, persone che un governo razzista e xenofobo non sa distinguere dai delinquenti.

    La comunità degli immigrati senegalesi

    Contro il razzismo
    Nessuno è schiavo
    Nessuno è clandestino
    Razzismo=ignoranza
    Stop razzismo”

    Infine, il video di presentazione dello spettacolo “Invisibili” di Mohamed Ba, in cui vengono elencati i comandamenti per una possibile convivenza tra culture diverse.
    http://vimeo.com/18812457

  • 2011eynard scrive:

    “LA NORMALITÀ DEL DIVERSO”
    REALIZZATO DA :
    FELICETTO CONSUELO
    ARRABITO MARZIA
    EYNARD MANJU
    CHIARENZA MARCELLA
    BIANCHI MICHELE
    BONAN GIULIA
    ILARDI DENISE

    GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: Discriminazione Italiana nei confronti degli omosessuali
    CHE COSA SI DICE Le caratteristiche a cui si fa riferimento sono:
    1. Cultura: italiana su come vengono percepite gli omosessuali
    2. Legalità: matrimoni,adozioni per gli omosessuali
    3. Valori: mancanza di valori fondamentali secondo la società
    4. Relazioni sociali
    5. Espressioni: Durante le interviste sono emersi due modi distinti di considerare le persone omosessuali: chi è a favore percepisce gli omosessuali come uguali a se in quanto persone senza utilizzare parole discriminatorie; mentre chi è contro li addita come diversi attribuendogli etichetta menti dispregiativi e discriminatori arrivando addirittura a considerarli malati
    FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI (giornali, internet, testi, immagini, video,…)
    6. Fonte: interviste a conoscenti.

    CONTESTO DI RIFERIMENTO
    Perché parlare di omosessualità in un corso di intercultura? Secondo chi scrive con la parola cultura non si deve intendere solo la cultura legata a un qualsiasi gruppo etnico ma anche gruppi identificabili su certe caratteristiche. In questo caso l’indirizzo sessuale sta alla base della differenza: queste persone sono sempre state vittime di pregiudizio.
    Il lavoro nel nostro gruppo è stato cosi diviso:
    Sono state realizzate delle interviste nei confronti di coloro che si dichiarano omosessuali.
    Con le prime due interviste abbiamo voluto far emergere le differenze tra due generazioni, protagonisti sono stati un uomo di 60 anni e un ragazzo di 20.
    Con le altre due l ‘intento era ascoltare due voci differenti sul tema. Una a favore e una contro.
    Prima di fare le interviste il nostro gruppo ha deciso di fare un brain storming che ci permettesse di dare una base al nostro lavoro.
    Omosessualità
    • Contro natura
    • No uguali diritti
    • Tolleranza
    • Discriminazioni
    • Libertà sessuali
    • Etichettamento
    • Parrucchieri& stilisti
    • Persone diverse
    • Idee sbagliate
    • Egoisti
    • Ostentazine pubblica
    • Sensibilità
    • Contro le tradizioni
    • Critiche spietate
    • Gay pride
    • Difficoltà a rapportarsi con il mondo

    Per avere un quadro più ampio del tema che stiamo affrontando abbiamo deciso di intervistare due persone di generazioni differenti:
    Giovane: Mattia, 20 anni, studente universitario.
    Adulto:Ugo, 60 anni, Medico.
    Le domande che abbiamo deciso di fare a queste persone riguardano la loro esperienza e in che modo devono scontrarsi continuamente con stereotipi negativi sull’ omosessualità.
    Interessante è vedere in che modo le stesse difficoltà sono state affrontate con più o meno problemi in base al periodo in cui si trovano.
    1)Quando hai scoperto di essere omosessuale?
    Adulto: “Ho scoperto di provare emozioni per persone del mio stesso sesso durante l’adolescenza.”
    Giovane: “Nell’adolescenza ho iniziato a dubitare della mia eterosessualità. Solo il 2 Gennaio 2010 a New York sono riuscito ad accettare questa fondamentale parte di me stesso con cui per molto tempo ho combattuto. “
    2) La tua prima reazione?
    Adulto: “Dopo aver scoperto chi sono, ho iniziato a provare sentimenti di vergogna, confusione e soprattutto di paura. All’epoca era impensabile anche solo credere che l’omosessualità potesse esistere, oggi è un po’ più facile parlarne.”
    Giovane: “Sinceramente? Non ho avuto alcuna reazione, in cuor mio un pochino già lo sapevo.”
    3)L’hai tenuto nascosto? La tua famiglia lo sa? Come ha reagito?
    Adulto: “Ancora oggi lo tengo nascosto ai più e a tutta la mia famiglia. So che non potrebbero capire perché per loro l’omosessualità è vista come una malattia o qualcosa di anormale. A differenza degli eterosessuali che hanno la possibilità di far conoscere il proprio partner, io non potrò mai farlo. Per far tacere le voci sulla mia sessualità nel paese in cui vivo ho anche dovuto far finta di avere delle relazioni con donne.”
    Giovane: “Si, inizialmente l’ho tenuto nascosto al mondo perché ero io il primo a non accettare tutto questo. Dopo di che sono riuscito ad aprirmi. La prima a saperlo è stata mia mamma tramite una lettera. Quando l’ha saputo mi ha abbracciato, dato consigli che una qualsiasi madre darebbe al figlio sulla prevenzione sessuale e mi ha detto che l’importante è che io sia felice. Mio padre ancora non lo sa e penso che potrebbe reagire molto male.”
    4)Come vivi la tua omosessualità all’interno della società? Hai mai avuto delle discriminazioni?
    Adulto: “Vivo tutto in modo latente, nascondo ogni cosa, quindi non vivo. La società italiana non è ancora in grado di accettare persone come noi. Sono costretto a scappare verso paesi dove esiste una mentalità più libera e aperta. A Madrid riesco a essere me stesso, senza pensare che la gente mi giudichi.
    Di discriminazioni ne ho vissute tante però non ho mai reagito.”

    Giovane: “A Milano, essendo una grande città, si può vivere tranquillamente perché è molto più conosciuto e accettato il fenomeno. Mentre in un paesino in montagna dove trascorro le vacanze estive, nascondo tutto perché la gente è bigotta e chiusa e potrei solo ricevere cattiverie.
    Le discriminazioni le ho vissute ma non mi sono mai pesate, non mi toccano perché sono benissimo che non sono io sbagliato ma gli altri ignoranti.”

    5)Ci sono stati dei momenti in cui ti sei sentito accettato?
    Adulto: “Solo all’estero, come detto prima”
    Giovane: “Si, con i miei amici non ci sono problemi. Anche quando vado a ballare mi sento libero di essere ciò che sono.”

    Successivamente si è ritenuto opportuno integrare il nostro lavoro con altre due interviste. Come detto in premessa abbiamo raccolto l’opinione di una persona che si pone in modo positivo rispetto al tema dell’omosessualità e uno invece che non lo accetta.
    1)Carta di identita: nome,anno di nascita, residenza, lavoro/studio
    Contro: Renato, nato nel 1992,Como, studio: perito turistico.

    Pro: Dario nato nel 1989, Como, lavoro:Perito elettrotecnico.
    2) Qual è la tua opinione sugli omosessuali?
    Contro: “La mia opinione sugli omosessuali è che per la maggior parte sono persone che hanno avuto traumi di qualsiasi genere che li hanno portati ad andare contro natura,ovunque si voglia guardare la faccenda io considero gli omosessuali contronatura.”
    Pro: “La mia opinione riguardo all’omosessualità è di tolleranza, pur riconoscendo che le scelte dell’ambito sessuale riguardano esclusivamente l’individuo che le compie; tuttavia negli ultimi tempi ho notato come l’omosessualità sia un “fenomeno” a 2 velocità: se nell’ambito della moda e dello show businnes;essere gay è ampiamente tollerato (molti stilisti e cantanti sono dichiaratamente gay) in altre situazioni non è così, come nello sport (soprattutto il calcio), dove nessun giocatore ha mai dichiarato la propria omosessualità; non mi sento di affermare che non ci sia neanche un calciatore omosessuale all’interno del sistema calcio.”

    3) Cosa non accetti?
    Contro: “Non accetto che vogliano diritti al pari delle persone etero, non accetto che per il loro egoismo possano andare di mezzo bambini innocenti, basti pensare a crescere un bimbo, con due padri o due madri, a parte gli scherni e l’adolescenza traumatica che potrebbe vivere questo/a bambino/a crescerebbe con idee sbagliate e con grosse difficoltà a rapportarsi col mondo di oggi, dove ora più che mai le critiche di qualsiasi tipo possono essere spietate, e bisogna sempre avere basi salde sulle quali aggrapparsi.”
    Pro: “Trovo che la maggior parte delle persone ancora non accetti o condivida la presenza di persone con orientamenti sessuali diversi dai propri, almeno per quanto riguarda l’ Italia; se altre nazioni hanno riconosciuto giuridicamente l’esistenza di coppie di fatto e/o omosessuali, questo difficilmente potrà accadere anche nel nostro paese, almeno in tempi brevi. il peso politico della chiesa è troppo grande perchè si possa arrivare ad una svolta in questo campo, unitamente alle ingerenze della chiesa stessa all’interno della politica italiana che è, ormai da troppo tempo, un triste dato di fatto.”

    4)Hai mai avuto modo di confrontarti o conoscere una persona omosessuale?
    intervista contro
    Contro: “Ho un’ amica lesbica e per quanto mi riguarda è come un amico maschio, in quanto fa apprezzamenti su altre ragazze.”
    Pro: “Personalmente non ho mai avuto modo di discutere con persone omosessuali, almeno non che io sappia.”

    CONSIDERAZIONI: ciò che possiamo capire da tutto questo è che il pregiudizio negativo verso gli omosessuali li obbliga a vivere, spesso, nell’ombra. Loro, soprattutto l’adulto da noi intervistato, riescono a vivere in questa società solo nel momento in cui nascondono la propria persona. Il prodotto del pregiudizio è quindi una costrizione che inficia la libertà individuale dell’uomo. Ugo, il medico, riesce a vivere liberamente la propria sessualità solo in luoghi in cui nessuno lo conosce, nessuno sa chi è.
    In chiave educativa potremmo cosi dedurre: come educatori dobbiamo aiutare le persone a formarsi nella loro identità, senza farsi troppo influenzare dalla società. Come si determina l’identità? Noi siamo ciò che facciamo, pensiamo e vogliamo essere in quanto persone libere. se la società non gli lascia questa libertà allora esiste un problema.

  • Alessandra Bosetti scrive:

    Elaborato del gruppo:
    A. Bosetti
    A. Binda
    S. kroni
    E. Caporali
    T. Cardillo
    L. Esposito
    I. Di Leo

    I ROM

    Chi sono i rom?
    I rom costituiscono uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanes/romani (anche detta degli “zingari” o dei “gitani”), che si presume essere originaria dell’India del Nord.
    La caratteristica comune di tutte le comunità che si attribuiscono la denominazione rom è che parlano dialetti variamente intercomprensibili, costituenti appunto il romanes/romani, che studi filologici e linguistici affermano derivare da varianti popolari del sanscrito e che trovano nelle attuali lingue dell’India del Nord Ovest la parentela più prossima.
    I rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in una galassia di minoranze presenti principalmente nei Balcani, in Europa centrale e in Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe
    e in altri continenti.

    Quali sono i pregiudizi e gli stereotipi a cui si fa riferimento rispetto ai Rom?
    Pregiudizi e stereotipi di tipo razzista si verificano frequentemente in Europa, in conseguenza di credenze popolari persistenti, spesso avallate dai mezzi di comunicazione di massa, che contribuiscono ad aggravare la discriminazione nei confronti dei rom.
    Molti organismi di tutela dei diritti umani, nonché studiosi ed esponenti del mondo della cultura, hanno denunciato che nei media italiani l’immagine sociale degli “zingari” viene costruita quasi esclusivamente nel racconto di fatti di cronaca, quasi sempre “nera”, piuttosto che nell’ambito di una discussione sulla tutela di una minoranza etnica riconosciuta dall’ONU, con la rappresentazione dello “straniero lontano da Noi”, dello “straccione” e del “parassita”.
    Fin dal loro arrivo in Europa i Rom sono stati definiti “stranieri pericolosi” e sono stati accusati di stregoneria, spionaggio, di essere creature diaboliche e spaventose, così come di rifiutare di lavorare per la loro “predisposizione al furto”.
    1. Stregoni e detentori della magia:
    Un dato costante della storia dei Rom va rintracciato nella persecuzione che hanno sempre subito, la riduzione in schiavitù, la deportazione e lo sterminio.
    Lungo la storia che li accompagna fino ad oggi si è protratta nel tempo la diffidenza sorta al loro primo apparire nel Medioevo europeo: il nomadismo come maledizione di Dio; la pratica di mestieri quali forgiatori di metalli, considerati nella superstizione popolare riconducibili alla magia; le arti divinatorie identificabili come aspetto stregonesco, ecc.
    2. Ladri di bambini:
    La maggioranza della popolazione italiana ritiene che i Rom siano ladri di bambini,tale teoria viene accreditata dai mezzi di comunicazione di massa, di seguito alcuni articoli di giornale che lo dimostrano.
    “Sicurezza, quei rom ladri di bambini
    Napoli, zingara presa mentre rapisce una neonata. La polizia evita il linciaggio. Campi nomadi presidiati. Intanto arrivano nuovi dati choc: in un anno raddoppiati i clandestini in Italia. Ora sono almeno 650mila”
    Napoli – Baracche, rifiuti, stradoni deserti. Qui Ponticelli. Qui terzo mondo. Qui lo Stato fatica ad arrivare, il Comune si volta dall’altra parte, la criminalità regna sovrana, con gli spacciatori ad ogni angolo, con il racket, con i rom che spadroneggiano.
    Già i rom, che a Ponticelli sono oltre settecento, un quartiere intero.
    Proprio in questo quartiere, all’estrema periferia orientale di Napoli, sabato sera si stava consumando una vera e propria tragedia: una nomade di 16 anni, M. D., è riuscita ad intrufolarsi in un appartamento al secondo piano di una palazzina in via Principe di Napoli. Erano le otto di sera. È entrata decisa, sapendo quello che doveva fare: dentro c’era una bimba di sei mesi e, nell’altra stanza, la madre, Flora Martinelli, 27 anni. La rom ha preso la piccola e ha tentato di fuggire, ma la mamma l’ha fermata con l’aiuto al padre. In pochi istanti il quartiere sapeva già tutto: M. D. ha cercato invano di dileguarsi per raggiungere la baraccopoli da cui era venuta.
    È stata la gente a fermarla, a sostituirsi alle forze dell’ordine, a fare giustizia. Poi sono arrivati i poliziotti, l’hanno arrestata e portata a Nisida, con l’accusa di tentato sequestro di persona e violazione di domicilio.
    La ragazzina era già finita in manette per furto all’inizio di maggio, colta in flagrante dagli uomini del commissariato di Ponticelli mentre rubava dei gioielli in un appartamento della zona. Davanti ai poliziotti si è difesa dicendo che voleva solo giocare con la piccola. Ora la bimba è a casa, sta bene, ma i suoi familiari hanno paura, paura persino di aprire la finestra, e si sono barricati all’interno dell’appartamento.
    Anche i vicini sono sconvolti. La gente di Ponticelli è abituata a conviverci con gli immigrati: campi nomadi sono sorti in molte strade della zona orientale di Napoli, hanno guadagnato metri su metri. E le istituzioni hanno chiuso tutti e due gli occhi.
    Gli abitanti, però, adesso non sono più disposti a farlo: «Ci vorrebbero maggiori controlli, pattuglie che girano di notte, gridano». Qualcuno è davvero stufo e rilancia: «Se non si decideranno ad intervenire ci organizzeremo per conto nostro – annunciano i rappresentanti del comitato di via Malibran -. Faremo le ronde, se necessario. Ma cose del genere non devono più accadere». C’è persino chi ha minacciato ritorsioni al vicino campo rom che è stato tenuto sotto osservazione dalla polizia per tutta la scorsa notte. Gli inquirenti, intanto, lavorano per far luce sull’episodio: «Qualcosa – rivelano – proprio non torna».
    Fa riflettere il fatto che la ragazzina abbia scelto proprio quell’appartamento, certa che avrebbe trovato quello che cercava: «Il dubbio è che ci sia un’organizzazione che si occupa di reclutare manovalanza per l’accattonaggio» ipotizzano alcuni agenti. E la mente va subito alla piccola Angela Celentano, scomparsa il 10 agosto di 12 anni fa sul Monte Faito e mai più rivista.
    12 maggio 2008, Il giornale.it

    “Altro che leggenda, rubano bambini”
    E adesso come la mettiamo con la storia della leggende metropolitane e delle psicosi collettive? I rom che rapiscono i bambini sono ancora soltanto «mentalità e rappresentazioni diffuse» che precedono e sostengono i pregiudizi, come si sente ripetere ogni volta che una notizia del genere giunge ai mezzi di comunicazione? Non doveva proprio, la sedicenne nomade di Ponticelli, tentare di portarsi via quella bambina. Perch´ adesso sarà difficile circoscrivere l’episodio di Napoli come un «caso isolato». frutto di un abbaglio, come capitò l’anno scorso su una spiaggia presso Palermo, quando una donna prima accusò una nomade di aver nascosto una bimba sotto la gonna per portarsela via, per poi ritrattare il giorno successivo, dopo l’arresto della rom.
    Gli zingari rubano davvero i bambini? Anche fosse un semplice e odioso luogo comune, non ci sono soltanto chiacchiere e sussurri ad alimentarlo. Il tempo dei gitani, terzo film di Emir Kusturica, regista bosniaco di Sarajevo, è una pellicola stralunata e grottesca che in oltre due ore racconta la storia del giovane Perhan, figlio naturale di una zingara, costretto a rubare i bambini, trafficare con le prostitute, istruire i ladruncoli, organizzare gli accattoni in una sordida periferia milanese. I critici scrissero di una «Milano onirica», ma vent’anni dopo (il film fu girato nel 1989) l’opera di Kusturica assume un’aura angosciosa di profezia.
    Ombre, paure, visioni di donne di ogni età dalle sottane lunghe e dagli scialli larghi, che si aggirano nei luoghi più affollati, pronte a far sparire bimbi soli o svuotare carrozzine di mamme distratte. Soltanto fantasie di cervelli inguaribilmente razzisti? Lo scorso mese il prefetto Rino Monaco, commissario straordinario del governo per le persone scomparse, ha diffuso i dati ufficiali. I minori da ricercare sono 9.710; di questi 7.963 sono stranieri, e la maggior parte sono bimbi e ragazzi rom accompagnati in istituti che poi hanno fatto perdere le tracce. Fuggiti volontariamente? Costretti a rientrare nei clan? O rapiti? «Non abbiamo elementi per privilegiare una ipotesi rispetto a un’altra», dice il prefetto Monaco. Lasciando dunque aperte tutte le piste, anche le più agghiaccianti.
    Le leggende, comprese quelle metropolitane, non sono mai soltanto frutto della fantasia, anche se sarebbe rassicurante e «politicamente corretto» crederlo. Le cronache parlano di dieci rom rinviati a giudizio l’anno scorso a Roma per riduzione in schiavitù di minori e tratta di esseri umani: bimbi acquistati in Romania a un migliaio di euro l’uno oppure rapiti e portati clandestinamente in Italia, legati, frustati, torturati, plagiati e mandati a rubare. Di nove romeni condannati a Milano, sempre l’anno scorso, per il rapimento di una 15enne rom nel campo di Figino. Di ragazzine sequestrate da rom adulti per darle in sposa ai figli. Di piccini rapiti dagli zii per estorcere denaro ai congiunti, sempre nomadi. Di bambini dei quali non si sa più nulla dal giorno in cui in paese arrivarono le giostre. E i giostrai.
    La paura a volte fa vedere anche quello che non c’è. Come quando fu fermata una zingarella che mendicava davanti a un cimitero nel Salernitano per la somiglianza con Angela Celentano, la bimba di Vico Equense inghiottita da un destino misterioso nel 1996 sul monte Faito: ma il test del Dna diede esito negativo. E Ciccio e Tore Pappalardi, i fratellini di Gravina di Puglia trovati morti in fondo a un pozzo 19 mesi dopo la sparizione, furono cercati perfino in Romania. La «pista zingara» fa capolino ogni volta che si indaga sulla scomparsa di qualche minorenne.
    12 maggio 2008, Il giornale.it

    …in realtà
    Si è tenuto il 28 ottobre 2011, nella sede dell’Unicef di Roma in Via Palestro il convegno “ladri di bambini” organizzato dalla Fondazione Migrantes insieme all’Associazione 21 luglio.
    Il convegno nasce dallo studio commissionato dalla Fondazione Migrantes a due ricercatrici Carlotta Saletti Salza (dottoressa di ricerca in Antropologia c/o la Facultat de Ciencies Humanes – Spagna) e Sabrina Tosi Cambini (docente di Antropologia Culturale Università di Firenze) sulle adozioni di minori rom e sinti e sui presunti rapimenti di bambini da parte della popolazione Rom.
    Lo studio fatto dalle due ricercatrici ha prodotto risultati in direzione totale e contraria alla percezione della popolazione italiana sull’argomento.
    La maggioranza della popolazione italiana ritiene infatti che i Rom rapiscono i bambini, mentre lo studio fatto analizzando 20 anni di Storia Giuridica, nelle Procure, negli archivi e nei Tribunali dei Minori stabilisce che i Rom non solo non rubano i bambini ma le famiglie Rom vengono costantemente abusate, i propri figli sottratti dallo Stato Italiano per darli in adozione alle famiglie italiane.
    3. Pericolosi:
    È inoltre ampiamente sottolineata dai mass media la pericolosità dei Rom, attraverso l’esclusiva la messa in evidenza di notizie negative, quali stupri, uccisioni. Di seguito alcuni esempi.

    “Rischia la vita dopo lo stupro. Malata mentale abbordata da un rom”
    La vittima è una romana di quarantatré anni in cura presso un c.i.m. della Capitale. L’aguzzino è un nomade di quarantuno anni che, approfittando della condizione psico-fisica della donna, aggravata anche da qualche bicchiere di troppo, l’ha convinta a farsi ospitare per la notte. La donna ha accettato e, insieme all’uomo, ha raggiunto la stanza dove vive da qualche tempo in affitto, in uno stabile di via Saredo, vicino alla Palmiro Togliatti. Lì sono scattate le pesanti avances dell’uomo che ben presto si sono tramutate nella brutale aggressione e alla conseguente perdita dei sensi. Altri inquilini dell’affittacamere, sentite le urla ed il trambusto, hanno contattato telefonicamente il proprietario della struttura che, a sua volta, si è rivolto al 112.
    I militari, giunti sul posto, si sono trovati di fronte ad una scena raccapricciante: l’uomo, ancora seminudo, si era addormentato accasciandosi sul corpo della vittima martoriato di colpi e disteso a terra. Nonostante la resistenza opposta ai carabinieri, una volta svegliatosi, l’uomo è stato arrestato e portato al carcere di Regina Coeli con le accuse di tentato omicidio, violenza sessuale, lesioni gravi e resistenza a pubblico ufficiale. La vittima, le cui condizioni sono apparse subito molto gravi, è stata trasportata al Policlinico Casilino dove è stata ricoverata, in prognosi riservata ed in pericolo di vita per un’emorragia cerebrale.
    9 novembre 2001, affari.it

    “Nomadi e minorenni scappano dalla polizia e uccidono un uomo”
    Un ragazzo di ventotto anni è morto perché la sua vettura, una Cs3, si è scontrata contro l’auto di alcuni ladri che scappavano dall polizia a Milano. L’incidente è avvenuto nella mattina di giovedì, poco prima delle cinque. Almeno due dei malviventi sono riusciti a scappare. Altri due sono rimasti bloccati nella macchina e ora sono piantonati dalla polizia all’ospedale Sacco.
    Secondo i primi accertamenti si tratterebbe di due rom minorenni. I quattro – o forse cinque – giovani avevano fatto irruzione in un tabacchi di via Mambretti per rubare le macchinette cambiamonete che utilizzano gli avventori dei videopoker. La banda si era recata sul luogo a bordo della Bmw rubata, e alla quale era stata cambiata la targa. Il proprietario del bar, che abita proprio sopra il negozio, è però riuscito a dare l’allarme. I nomadi sono così fuggiti, inseguiti dalla polizia, ma all’incrocio tra via Arsa e via Cogne la loro macchina si è scontrata con quella dell’italiano che, sbalzato fuori, è morto.
    9 giugno 2011, Libero-news.it

    ..in realtà:
    Gli zingari sono pericolosi? Qualche volta sì. Ma come ha scritto recentemente Guido Ceronetti nel Sole Ventiquattr’Ore (domenicale, 11 maggio 2008) “il pugno della legge” non può essere disgiunto per loro “dalla comprensione di un mistero spirituale che da sempre accompagna tutte le races maudites di questo strano pianeta”, e dal rispetto per i diritti fondamentali dell’uomo. Anche se Ion Mailat, zingaro romeno, ha ucciso a Roma una donna il 31 ottobre 2007 a Tor di Quinto, non per questo possiamo dire che tutti gli zingari sono assassini. Sappiamo che Mailat ha agito da solo, senza complici, e che il suo atto criminale è stato segnalato alla polizia da un’altra zingara dello stesso campo. Ma questo delitto è diventato nell’immaginario di molti, un immaginario che molti politici condividono o temono, il delitto emblematico della presenza dei rom e dei romeni in Italia. Una colpa da punire non sull’individuo, ma sull’intera nazione.

  • 2011bergami scrive:

    Lavoro a cura di: C. Anniversario, E. Bergami, M. Brusoni, I. Caovilla, M. Carina, S. Casati, E. Cimberio, E. Crea, A. De Gregorio, M. Fiorito, D. Gioia, V. Lombardi

    Gruppo preso in oggetto: “DONNE FILIPPINE

    Luogo di ricerca: zona Corvetto-Brenta (corso Lodi, via Nervesa), Milano

    Obiettivi: Indagine sugli stereotipi e sui pregiudizi verso le donne filippine; analisi del loro contesto di vita per portarci a riflettere oggettivamente sui nostri stereotipi e, successivamente, per affrontarli.

    Strument
    i:
    -Intervista
    -Fonti (documenti scritti, giornali, internet, immagini)
    -Macchina fotografica
    -Appunti

    Modalità:
    -Documentazione
    -Osservazione diretta
    -Sopralluogo
    -Indagine sul campo attraverso un’intervista

    1)CONTESTO DI RIFERIMENTO
    :
    Avete mai provato ad attraversare Milano camminando nelle scarpe di qualcun altro e scoprendola con occhi diversi? E cercare di conoscere la città con uno sguardo diverso, prestando più attenzione ai luoghi nascosti?
    Noi ci abbiamo provato!
    Prima di recarci sul campo abbiamo deciso di documentarci sulla zona presa in esame,il quartiere Corvetto,un territorio periferico a sud-est di Milano attraversato da Corso Lodi.
    Durante la nostra ricerca ci siamo rese conto dell’immagine negativa che ne emergeva, enfatizzata dalla stampa: “cinese 29enne tenta stupro su due bimbe…”, “disabile massacrato con le sue stesse stampelle solo perché si era lamentato contro coloro che gli avevano investito il cane…”.
    Pestaggi,spaccio,aggressioni,delinquenza:di questo parlano i giornali; è una paura senza fine.
    Zone che restituiscono la memoria di una violenza che avviene quotidianamente nei confronti della quale non bastano i continui controlli delle forze dell’ordine, a cui si aggiunge la paura verso tutto ciò che è “straniero”,”diverso”, in una città come quella di Milano, con un tasso di stranieri sempre più alto (filippini,egiziani,cinesi,peruviani,ecuadoregni,srilankesi,rumeni,marocchini,ucraini,albanesi,sud americani) che genera pregiudizi e stereotipi.
    Ma Corvetto è proprio così?
    (IMMAGINE MANCANTE- foto corso Lodi)
    Ore 15.00, una volta arrivati sul posto e percorrendo le diverse vie, abbiamo potuto osservare una realtà per noi nuova, caratterizzata da etnie, lingue, tradizioni, abiti, profumi diversi. Ci imbattiamo in diversi alloctoni: chi mostra un atteggiamento di assoluta indifferenza e chi ci osserva invece con aria sospettosa cercando di capire le nostre intenzioni. Ci sorge spontanea una domanda: chissà cosa pensano di noi? Ci sentiamo giudicate, un senso di non appartenenza ci pervade, questa volta siamo noi a sentirci stranieri! Ora riusciamo a comprendere davvero in prima persona cosa prova chi da un paese si trasferisce in un altro: solitudine, emarginazione, incomprensione, difficoltà.

    2) GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI
    Il fenomeno migratorio nel nostro paese ha avuto avvio intorno agli anni ’70 del Novecento, in ritardo rispetto agli altri Stati europei. L’immigrazione, spinta da instabilità politica e problemi di carattere economico, ha visto come soggetti protagonisti donne sole, senza famigliari al seguito, provenienti prevalentemente da paesi asiatici e latino-americani. Aumentò così anche il numero delle donne filippine giunte in Italia, grazie alla presenza di agenzie non sempre riconosciute ufficialmente, con la conseguente nascita di una sorta di reticolo di sostegno all’immigrazione femminile, in cui le donne emigrate in precedenza preparavano e organizzavano la partenza e l’accoglienza alle nuove arrivate, parenti e amiche, le quali andavano ad occupare i posti lasciati liberi dalle “vecchie immigrate”. Nella maggior parte dei casi, le donne immigrate non hanno un progetto migratorio di lunga durata, ma sono intenzionate a far ritorno al proprio paese di origine dove, grazie al denaro accumulato in Italia, potranno trascorrere una vita migliore per loro stesse e i loro cari.
    Il lavoro di colf a tempo pieno rappresenta per la donna appena arrivata la principale opportunità di lavoro, con la possibilità di risolvere subito il problema della dimora e quello della regolarità giuridica. La famiglia del datore di lavoro, infatti, può costituire un primo punto di riferimento, data l’iniziale mancanza di strumenti, specie di tipo linguistico, per orientarsi nella nuova realtà.
    Questo tipo di lavoro d’altro canto implica molte difficoltà: i ritmi di lavoro e gli orari spesso estenuanti, la mancanza di una vita privata, tutti fattori che contribuiscono ad incrementare lo stato di isolamento della donna immigrata, rendendola così un soggetto invisibile alla società. Le donne filippine sono, infatti, individui che sperimentano frustrazione, fatiche, solitudine e difficoltà nel trovare un solido equilibrio tra la cultura di origine e quella del paese di accoglienza.
    Gli stereotipi più evidenti nella nostra società rispetto alla donna filippina sono: il fatto che debba svolgere la professione di colf/badante; una donna “diversa”, che abbandona la sua famiglia per crearsi una nuova vita; una donna incapace di accudire i propri figli; proprio come qualsiasi altro soggetto straniero a cui si etichettano stereotipi e pregiudizi come quelli della criminalità, dell’illegalità e della diversità.

    3) CHE COSA SI DICE
    Facendo riferimento a quanto letto nel libro “immigrati e tempo libero” della professoressa M. Giusti, abbiamo notato che il parco è una delle mete più ambite come punto di ritrovo per gli stranieri. Abbiamo così deciso di recarci al parco di Via Nervesa dove abbiamo individuato gruppetti di stranieri di varie etnie, tra cui donne filippine: abbiamo perciò sottoposto ad un’intervista tre di loro per avvicinaci maggiormente alla loro vita e cultura.

    Intervista 1

    1)Come ti chiami? Maria Florita
    2)Quanti anni hai? 68
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? 22 anni
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Per lavoro e non per divertimento
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Sola, senza marito e figli
    7)Che lavoro fai? Colf / badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Qualche volta, ma bisogna portare tanta pazienza!
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si tante, alla frontiera, per la lingua e per il luogo
    10)Come hai fatto a superarle? Non ci penso, l’unico pensiero è trovare lavoro
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? No, mi hanno sempre capito
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più? Si molta, mi mancano i figli e infatti piango “vasche di lacrime”
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? Il Natale che si festeggia diversamente e la cucina soprattutto il riso
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Courmayeur, per le montagne e i fiumi perché nel mio paese ci sono tante montagne e poi la chiesa
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Uncinetto e qualche volta vado in giro con gli amici filippini

    Intervista 2

    1)Come ti chiami? Rosa Leya
    2)Quanti anni hai? 30
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? Circa 2 anni e mezzo
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Per lavoro
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Con mia sorella
    7)Che lavoro fai? Badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Qualche volta per esempio quando la nonna non dorme e si alza la notte
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si molte, per lingua, la gente vicina e il carattere degli italiani che non mi capivano
    10)Come hai fatto a superarle? Per il lavoro bisogna far finta di niente
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? Si, perché all’inizio il mio capo mi dava lo stipendio ma mi diceva che non sapevo fare niente, non sapevo cucinare, parlare e non capivo
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più? Si tanta, soprattutto le feste, gli amici e uscire con loro a ballare e cantare
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? La festa di San Guglielmo e Natale
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Stresa, perché mi ricorda il paese di mio marito e parco Sempione perché è grande come quello nelle Filippine
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Chiacchierare e andare in Chiesa con gli amici filippini

    Intervista 3

    1)Come ti chiami? Irene
    2)Quanti anni hai? 34
    3)Qual è il tuo paese di origine? Filippine
    4)Da quanto tempo sei qui in Italia? 7 mesi
    5)Per quale ragione ti sei trasferita in Italia? Lavoro
    6)Ti sei trasferita da sola o con la tua famiglia? Sola ma avevo mia cognata già in Italia
    7)Che lavoro fai? Badante
    8)Hai trovato difficoltà nel tuo lavoro? Si, per parlare
    9)Hai incontrato delle difficoltà quando sei arrivata in Italia? Se sì, quali? Si, per la lingua
    10)Come hai fatto a superarle?Leggevo vocabolario e guardavo televisione
    11)Hai mai notato atteggiamenti razzisti o pregiudiziali nei tuoi confronti? Con altre persone che mi hanno detto “non capisci niente”
    12)Hai nostalgia del tuo paese d’origine? Cosa ti manca di più?Si, la famiglia
    13)Quali usanze del tuo paese d’origine hai mantenuto? Compleanno, dove cucino tanti piatti
    14)C’è qualche luogo (piazza, parco..) che ti ricorda il tuo paese di origine? Si, i luoghi puliti
    15)Cosa fai durante il tuo tempo libero? Dove vai e con chi? Guardo la tv e uso il computer per parlare e vedere la mia famiglia.
    (IMMAGINE MANCANTE- stretta di mano)

    Aspetti e caratteristiche a cui si fa riferimento:
    Florita è stata l’intervistata che ha compreso meglio le nostre domande; si è mostrata scherzosa e incuriosita dalla nostra presenza, sdrammatizzando molto sulle difficoltà incontrate. È, inoltre, risultata disponibile nel raccontarci aspetti e tradizioni del suo paese che non riguardavano quanto chiesto nelle domande (per esempio: come festeggiano il Natale, la vita di tanti anni fa nel suo paese ecc…). Leya e Irene hanno avuto più difficoltà a capire le nostre domande e in particolare alcune parole (“usanze”, “atteggiamenti razzisti”, “ragione”…) e perciò, hanno più volte richiesto la traduzione a Florita.
    Dalle risposte dateci sono emersi alcuni aspetti: il precoce apprendimento della lingua inglese già a 3 anni (come seconda lingua), l’importanza data alla cura della persona e all’igiene, la tendenza ad aggregarsi con persone connazionali. Per di più ci hanno permesso di avvicinarci maggiormente al loro mondo, di capire quanto sia difficile costruirsi un futuro nel loro paese d’origine e le motivazioni che le spingono a sacrificarsi per permettere una vita migliore alla famiglia e soprattutto ai figli.

    Espressioni/ caratteristiche che si riferiscono a stereotipi/pregiudizi:
    Per comprendere al meglio quale fosse l’opinione comune riguardo agli stranieri, e in particolare, alle donne filippine, abbiamo raccolto le nostre impressioni e quelle degli italiani che abitano in zona Corvetto.
    In particolare, ci siamo soffermati sui seguenti aspetti:
    - Cultura/educazione: emerge lo stereotipo di una popolazione solare, gioiosa, che spesso eccede nel “fare festa fino a tardi”. Viene spesso ribadita anche la maleducazione e lo scarso rispetto per gli altri cittadini;
    - Legalità: agli stranieri in generale è connessa l’idea che siano portatori di delinquenza e criminalità;
    - Relazione con gli altri: vengono considerati popoli “schivi”, poco desiderosi di stabilire legami con gli autoctoni e molto uniti tra quelli della stessa nazionalità (arrivando ad assumere la definizione di “gang”); in particolare le donne vengono viste come succubi del marito/compagno;
    - Igiene personale/aspetto: il pregiudizio più comune degli italiani verso le donne straniere è quello di persone con scarso igiene personale, con la tendenza di indossare gli stessi abiti, che spesso sono eccentrici e molto colorati;
    - Valori: nonostante abbiano una profonda tradizione religiosa, le donne filippine vengono viste come mancanti del valore del lavoro (si riuniscono quasi tutti i giorni nello stesso luogo), e del valore della famiglia (in quanto vengono in Italia da sole).

    4)FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI E PREGIUDIZI
    - Fonte: http://www.arcipelagomilano.org/archives/4813 , settimanale milanese di politica e cultura.
    Cosa emerge/ cosa si vuole comunicare: lo stereotipo da parte dell’opinione pubblica sulle donne migranti che sono badanti e/o collaboratrici domestiche.
    - Fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_08/filippine_uccise_milanese_5cbba5f2-ad6d-11dd-8ab4-00144f02aabc.shtml , Corriere della Sera, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: lo stereotipo della criminalità legata al popolo filippino, l’idea del maschio dominante che ha potere sulla vita delle donne.
    - Fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/11_gennaio_25/filippini-shaboo-181326324702.shtml , Corriere della Sera, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: lo stereotipo della criminalità organizzata filippina (spaccio di droga); le forti relazioni famigliari (tutta la famiglia partecipa a questa attività illegale).
    - Fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/1027913/delitto-olgiata16-anni-a-domestico.shtml, Tgcom, telegiornale online
    http://www.youtube.com/watch?v=3tjsikDuCVc , servizio Telegiornale TG5
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare:oltre allo stereotipo del filippino- colf, emerge l’idea della brutalità con cui il domestico ha nascosto per 16 anni il delitto (quindi emerge anche l’aspetto dell’illegalità come parte integrante della vita quotidiana).
    - Fonte: http://www.laprimapagina.it/2011/10/un-filippino-uccide-per-20-euro-lucia-scarpa/ , La prima pagina, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: oltre allo stereotipo dello straniero come veicolo della criminalità emerge anche un altro importante pregiudizio: quello della droga come espediente abituale delle popolazioni dell’est asiatico.
    - Fonte: http://www.ilgiornale.it/esteri/in_balia_gang_filippina_rapinata_e_stuprata_17_anni/21-06-2011/articolo-id=530536-page=0-comments=1 , Il Giornale, quotidiano online
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: qui emerge chiaramente lo stereotipo sugli stranieri che si organizzano spesso in gang, come mezzo di diffusione di alcool e droga, e lo stereotipo della criminalità che si manifesta sotto forma di rapina e violenza.

    5)FONTI/DOCUMENTI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE IL GRUPPO ESAMINATO
    - Fonte: http://www.migranews.it/dossier2/donne.php , dossier
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: la testimonianza di due donne filippine che, da collaboratrici domestiche, hanno assunto un incarico diplomatico come consulenti Onu per programmi di sviluppo e cooperazione con il Sud del mondo.
    - Fonte: http://www.asianews.it/notizie-it/I-traguardi-delle-donne-filippine-tra-violenze-e-discriminazioni-17824.html, periodico online
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: oltre il 47% dei manager e dirigenti d’azienda sono donne e oltre 20% delle lavoratrici ha concluso con successo gli studi universitari, grazie anche alle iniziative promosse dalla Chiesa. Le donne restano ancora subordinate all’uomo soprattutto nelle aree rurali. Lily, docente di infermieristica presso un’ università cattolica di Manila racconta la sua esperienza.
    - Fonte: http://www.philippinemadrigalsingers.com , sito internet di una band musicale filippina
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: Un gruppo di filippini, uomini e donne, girano il mondo promuovendo con il canto corale la loro cultura d’origine.
    - Fonte: http://www.ifad.org/media/press/advisory/2008/08_i.htm , sito internet di un’agenzia dell’Onu
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: Le collaboratrici domestiche filippine a Roma, investono i loro sudati risparmi nelle zone rurali dalle quali provengono, a volte riuscendo ad acquistare terreni agricoli per se stesse e per le proprie famiglie. Con i guadagni realizzati all’estero, le donne filippine hanno la possibilità di rompere con la tradizione che limita la loro possibilità di accesso alla terra rispetto agli uomini; quante vedono nel settore agricolo un’attività redditizia possono acquistare terre coltivabili per sé e per le proprie famiglie.
    - Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/06_Giugno/30/miss_italia_mondo.shtml , Corriere della Sera, quotidiano nazionale
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: Miss Italia nel mondo 2005 era una donna di origine filippina: questo dimostra come il canone della bellezza sia qualcosa che va oltre la nazionalità e le differenze.
    - Fonte:http://www.stranieriinitalia.it/s.o.s._razzismo-milano._fine_della_caccia_al_filippino_3085.html , portale online per stranieri
    Cosa emerge/cosa si vuole comunicare: Lo stereotipo della criminalità non è da ricondurre agli stranieri: in questo caso è stata proprio una “gang” di italiani a perseguitare individui filippini.

    CONCLUSIONI:
    Attraverso questo percorso, ci siamo confrontate sui pregiudizi e stereotipi che avevamo inizialmente; tuttavia, il nostro lavoro di gruppo ci ha aiutato a riflettere su di essi e a cambiare la nostra opinione. I pregiudizi e gli stereotipi sono idee spesso ben radicate, immutabili che etichettano gli altri “diversi” in modo negativo. Queste classificazioni sono purtroppo “limitanti”: non consentono, infatti, di valorizzare gli individui e di comprendere al meglio la loro più profonda essenza. Come si è dimostrato in precedenza, le donne filippine sono donne colte, con un profondo credo religioso, molto legate alla famiglia, al loro paese d’origine e ai loro valori. Come abbiamo potuto notare direttamente, sono donne disposte al dialogo, cordiali, solari e diligenti nel loro lavoro. Purtroppo però, vengono categorizzate come semplici donne-oggetto, con la sola abilità meccanica di svolgere la professione di colf, del tutto insensibili ai bisogni e alle richieste degli anziani di cui si occupano. Anche noi avevamo, soprattutto in un primo momento, qualche pregiudizio, sia positivi (solarità, disponibilità) sia negativi (filippina=badante, criminalità). Ciò che ci siamo proposte di fare è stato non l’eliminazione completa dei nostri pre-concetti (in quanto alcuni sono fondati anche da un punto di vista statistico), quanto il tentativo di porci in un atteggiamento dialogico e profondo, cercando di avvicinarci alle loro storie e assumendo un punto di vista nuovo. In particolare ci siamo soffermate sugli aspetti comuni al nostro popolo e alle nostre tradizioni, trascurando del tutto le inevitabili differenze che possono dare origine ad atteggiamenti pregiudiziali.
    (IMMAGINE MANCANTE- immagine omini): Questa immagine sintetizza il nostro pensiero: l’unicità di cui ognuno è portatore (omino colorato) non deve essere vista come diversità, in quanto fondamentalmente siamo tutti uguali (omini sullo sfondo).

  • 2011arnaboldi scrive:

    Gruppo di: I.Arnaboldi M.Colmegna E.Colombo M.Comello

    I ROM

    Mille sono gli anni della storia degli zingari divisi essenzialmente in tre gruppi principali: Rom , Sinti e Kalè.
    Essi hanno un’origine comune l’India del Nord e una lingua comune, il romanés o romani hib diviso in svariati dialetti.
    La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa dell’intera popolazione nazionale.
    I Sinti sono soprattutto insediati nel nord dell’Italia e i Rom nell’Italia centro-meridionale.
    Dall’India del nord sono arrivati in Europa attraverso la Persia, l’Armenia e l’impero Bizantino; dai Balcani si sono diramati in tutta Europa arrivando anche in Russia, nelle Americhe e in Australia. L’itinerario seguito dagli zingari, nel loro lungo cammino ha fatto si che essi prendessero in prestito parole dei popoli con cui venivano a contatto le quali hanno influenzato la loro lingua tutt’oggi parlata.
    La storia dei Rom è una storia che non nasce dall’interno della sua comunità proprio perché essi rappresentano un popolo senza scrittura che affida alla “memoria” e alla tradizione orale il compito di trasmettere la propria cultura e storia.
    Il primo documento che segnala l’arrivo degli zingari in Italia è quello del 18 luglio 1422. Essi furono notati soprattutto per il loro aspetto rude e inselvatichito dalla fame e dalla difficoltà.
    I Rom tendevano a gravitare intorno ai principali luoghi di mercato dove potevano commerciare per di più cavalli, ma presto iniziarono ad essere oggetto di pregiudizi e persecuzioni proprio perché nomadi; infatti fu loro vietato di vivere nelle aree rurale e di accedere alle strutture socio-economiche, destrutturando in questo modo la loro identità culturale.
    Andando avanti con la storia, è bene ricordare anche il cosiddetto Porrajmos, termine della lingua romani hib per indicare il tentativo del regime nazista di sterminare l’etnia Rom durante la seconda guerra mondiale.
    L’aspetto più terribile della loro deportazione nei campi di concentramento consistette soprattutto negli esperimenti scientifici cui fecero da cavie a partire dal 1943 ad Auschwitz e in altri campi di concentramento anche italiani.

    Particolarmente duro fu il trattamento riservato alle donne zingare: le più giovani venivano sottoposte a dolorose operazioni di sterilizzazione mentre quelle mature, fatte denudare, erano usate per riscaldare i corpi che erano stati sottoposti a esperimenti sul congelamento.
    La popolazione zingara in Italia rappresenta lo 0,16% circa(170 mila) dell’intera popolazione nazionale al contrario dell’opinione pubblica che pensa siano moltissimi,addirittura uno o due milioni.
    L’opinione pubblica, che dei Rom e i Sinti conosce poco o niente, tende a massificare e a confondere i diversi gruppi zingari, ad accumunarli in un’indistinta condizione di anomia e marginalità sociale e soprattutto tende a condannare e ad emarginare senza capire.
    Infatti è proprio dalla disinformazione che gli stereotipi nascono e si radicano nel pensiero delle persone, anche perché non riescono a comprendere e a condividere il loro stile di vita.
    È difficile sconfiggere i pregiudizi che nascono dalla non conoscenza. In realtà pochi conoscono la cultura di questo popolo perché sui mezzi di informazione si parla di Rom soltanto per raccontare di tragedie di bimbi che muoiono nel ruolo delle baracche o nelle roulotte, oppure quando si raccontano episodi di cronaca nera o raccapriccianti realtà sociali di un’infanzia costretta a mendicare e a vivere nell’indigenza e nella sporcizia. Certo la miseria può generare disagio, violenza, criminalità, ma questi vale in tutte le comunità, non solo in quella Rom.
    Da qui si creano una serie infinita di pregiudizi e luoghi comuni che non fanno distinzione tra le responsabilità individuali e quelle di un intero popolo.
    Per questo non diamo loro neanche la dignità di essere chiamati con il loro vero nome e li definiamo semplicemente zingari o nomadi, descrivendo così una caratteristica che non esiste, perché la maggior parte di loro vive qui ed è italiana e meno di un terzo è nomade nel senso vero del termine.

    La figura del Rom è sempre associata a:

    • Non hanno la cultura del lavoro:“Bastardi zingari, pensano soltanto a sfruttarci e a rubarci il lavoro” “I Rom sono assolutamente ingestibili, tutte le etnie sono integrabili tranne i Rom perché non hanno la cultura del lavoro”;
    • Non hanno il senso dell’igiene: “Sporchi, brutti e cattivi!”;
    • Non rispettano il valore dell’infanzia: “Fanno bambini perché li mandano a rubare e a prostituirsi”;
    • Non hanno senso civico: “ Fanno la pipì sui muri, nemmeno il mio cagnolino la fa sui muri, lui è un umano: i cagnolini e i bambini se li educhi, dopo sono educati” (intervista a radio 24);
    • Sono ladri: “Occhio al portafoglio”;
    • Sono ladri di bambini: “Fai il bravo altrimenti gli zingari ti portano via!” “State attenti agli zingari quando siete in giro”;
    • Sono dei “chiromanti”: “Non fissargli negli occhi che ti fanno il malocchio!”

    Anche i media, anziché rappresentare un valido strumento di sensibilizzazione delle diversità contribuiscono a diffondere sentimenti anti-Rom attraverso terminologie inadeguate, descrizioni piene di stereotipi e associando il reato all’etnia. Sui quotidiani, nei servizi radio-televisivi, infatti, il binomio Rom-Romeno è diventato un marchio di fabbrica per brutti episodi, un’etichetta che definisce quello che succede “prima che se ne abbia la certezza”. E così il pregiudizio dilaga e con esso la discriminazione, mentre una buona conoscenza culturale di ciò che abbiamo di fronte è il miglior scudo per proteggere dagli errore e dalla superficialità. L’alternativa all’ignoranza è conoscere per non diffidare, accettare i valori di una cultura diversa che può arricchirci, apprezzandone le peculiarità e senza avere la presunzione di imporre la nostra come la migliore possibile, nel tentativo di un’omologazione a valori che sarebbe meglio rileggere alla luce di una sensibilità nuova e altra.

    Le fonti da cui abbiamo attinto il quadro generale degli stereotipi elencati sopra sono
    • Caso Sarkozy sull’espulsione dei rom dalla Francia: http://m.repubblica.it/mobile/r/wrap/esteri/2010/08/18/news/francia-rom-6357416/
    • Video-documentario di Focus.it sullo smantellamento dei campi Rom e sulla percezione che gli italiani hanno nei loro confronti e loro cultura: http://www.youtube.com/watch?v=YJFXx_MD_i8&feature=fvwrel
    http://www.youtube.com/watch?v=sYykLdzpsSc&feature=relmfu
    http://www.youtube.com/watch?v=BgR7gD4fp8Q

    I Rom sono un popolo molto attaccato alle tradizioni: per loro è molto importante la musica, l’arte e la danza per comunicare e tramandare la propria storia, tant’è che per loro suonare e cantare diventa un vero e proprio lavoro.
    Inoltre la famiglia è il nucleo fondamentale della vita dello zingaro, tutta la sua esistenza si svolge dapprima nella famiglia d’origine e poi in quella coniugale. Essa rappresenta l’unità sociale fondamentale e dunque lo zingaro non esiste al di fuori della famiglia. L’uomo è il capo della famiglia e non è il matrimonio a fondarla, ma il primo figlio. Per quanto riguarda le donne esse sono destinate a servire l’uomo e ad occuparsi delle attività domestiche e dei figli.
    Importante è anche l’evento della morte, sentito profondamente dai Rom e vissuto come momento di riunione tra i membri della famiglia e dell’intera comunità in un sincero spirito di solidarietà.

    L’Italia non è fatta solo di pregiudizi e discriminazioni nei confronti dei Rom, ma troviamo molti esempi di persone, associazioni sensibili al problema dell’integrazione dei Rom ed è importante capire che esiste anche un’altra realtà rom rispetto a quella che invece consideriamo essere l’unica:

    • Milano: “Un’Angela di 100 anni vende casa ai Rom”.:
    http://www.suglizingari.it//rassegna-stampa/milano-unangela-di-centanni-vende-casa-ai-rom
    • Video musicisti (concerto di Moni Ovadia): http://www.youtube.com/watch?v=IFY_trpHIsQ
    • Associazione Bambini in Romania: http://www.bambiniinromania.it
    • Progetto “Dosta!”, campagna di sensibilizzazione per combattere pregiudizi e stereotipi sui Rom, sostenuta dal consiglio d’Europa: http://www.pariopportunita.gov.it/index.php/archivio-notizie/1622-al-via-qdostaq-campagna-contro-i-pregiudizi-verso-i-rom
    • Pensieri nomadi dedicato al popolo Rom: http://pensierinomadi.wordpress.com/2011/07/28/dedicato-al-popolo-rom

  • 2011guerinirocco scrive:

    Barbati Elisa, De Grandi Cecilia, Facchinetti Greta, Ferrari Marta, Freri Silvia, Guerini Rocco Gloria

    GLI ARTISTI DI STRADA

    “L’ ABITO NON FA IL MONACO”
    Abbiamo scelto questa categoria di persone perché ad ognuna di noi è capitato di entrare in relazione con loro involontariamente. Passeggiando per le vie della nostra città,Crema(Cr),ci siamo fermate ad osservare varie esibizioni di clown,mimi,giocolieri … che hanno suscitato in noi grande curiosità ed interesse, quindi abbiamo deciso di sfruttare l’opportunità posta dal seminario per approfondire l’argomento.

    Un ARTISTA DI STRADA è un artista che si esibisce in luoghi pubblici (piazze,zone pedonali, strade,…) gratuitamente o richiedendo un’ offerta libera. Le esibizioni sono molto varie e l’ unica costante è quella di offrire al pubblico uno spettacolo di intrattenimento. Si possono individuare spettacoli di giocoleria, musicali, clown, mimo, statue viventi, arte circense, cantastorie.
    Intervistando parenti ed amici, abbiamo potuto constatare che esistono diversi stereotipi riguardo gli artisti di strada:

     “Beh gli artisti di strada vivono una vita completamente diversa dalla nostra. Loro vedono la vita con occhi diversi e la loro preoccupazione è quella di cercare di guadagnarsi i soldi per il pane. E’ molto difficile per loro, ma tutto dipende da come si pongono davanti al loro destino; ognuno di loro affronta la vita in modo personale!” (zia Anna, 45 anni)

     “A me è capitato di vedere un signore che faceva dei magnifici disegni per terra che con i loro colori ravvivavano la città!” (amica Susanna, 21 anni)

     “A parer mio, queste persone non hanno proprio voglia di lavorare e quindi scelgono questa strada!” (nonno Luigi, 78 anni)

     “I clown con i loro palloncini colorati e la loro simpatia sono molto divertenti e mi mettono di buon umore anche nelle giornate di malinconia!” (nipote Sofia, 12 anni)

     “Quando io e mio marito passeggiamo per le vie del centro, a volte troviamo queste persone insistenti che cercano di coinvolgerci nei loro spettacoli e questo mi infastidisce molto!” ( amici Marzia e Mattia, 27 e 28 anni)
     “Trovo che sia molto fastidioso, alla mattina presto, salire sulla metro e dover sopportare quelli li che suonano e rompono le p…e!” (viaggiatore sulla metro, 50 anni circa)

     “Io ho sempre pensato che stando tutto il giorno in strada siano persone poco pulite!” (cugina Marina, 16 anni)

     “Non ho molta simpatia nei confronti di queste persone; settimana scorsa mia figlia si è messa a piangere perché una statua vivente, mentre passavamo, ci ha fatto spaventare muovendosi all’improvviso e suonando una trombetta.” (cugina Elena, 32 anni)

    Tali stereotipi vengono però smentiti venendo a contatto con la realtà attraverso alcune testimonianze di artisti di strada che raccontano la loro esperienza e le loro condizioni di vita.

    JOHN, si esibiva con un simpaticissimo teatrino costruito con la sua famiglia. Infatti la moglie e i tre figli collaboravano con lui in una sorta di impresa famigliare costruendo marionette di legno che poi lui muoveva con una sorta di meccanismo a fili con il quale azionava anche la grancassa e una manona che ritirava i soldi offerti. Per John fare l’artista di strada con chitarra e armonica a bocca era motivo di sopravvivenza, ma anche una scelta molto coraggiosa perché a Torino era insegnante di inglese, ma questo modo di vivere non gli piaceva. Bisogna ammettere che coraggiosa è stata anche la scelta della sua famiglia perchè per una donna e dei figli accettare una vita di questo tipo senza pretese e con semplicità estrema non è affatto facile e consueto.

    RUDY arrivava al mattino con una bicicletta che aveva pitturato e modificato con le sue mani rendendola pittoresca, piena di lucine, con bandierine ovunque e attrezzatissima di sporgenze utili ad esporre la sua merce. Quando sbaraccava tutto doveva fare 20 km per tornare a casa e senza la bicicletta sarebbe stato un guaio. Era un personaggio singolare vestito da cowboy con una giacca a frange, capelli lunghi legati a coda di cavallo con nastrini colorati che pendevano ai lati. Aveva una casa, una moglie e un figlio che manteneva in questo modo. Gli piaceva essere libero e gli piacevano soprattutto le fiere paesane a cui era sempre presente. Purtroppo ora lo si può incontrare senza il suo cappello e la sua bicicletta poiché non ha più la sua famiglia, che ad un certo punto, vergognandosi di lui, lo ha abbandonato; la bicicletta glie l’ hanno rubata e lui si è abbattuto fino al punto di non fare più nulla.

    PIERRE arriva la mattina presto per prendere un buon posto,possibilmente uno spiazzo, poi si infarina dalla testa ai piedi, sale su una pedana improvvisata e per ore sta immobile ad aspettare che qualche persona, di solito bambini, getti una monetina nel cappello liso posato in terra. Ringrazia, tira fuori la caramella dalla tasca e la sporge con gentilezza sfoggiando un sorriso enigmatico. Lui e’ francese, ma sa descrivere diverse città del mondo da Londra a Vienna a Roma a NewYork. Parla perciò numerose lingue, ha una buona cultura e forse è anche laureato. Viene da chiedersi perchè una persona così, con le possibilità che avrebbe di un inserimento più consistente nella società, faccia una scelta di vita di questo tipo. La sua risposta è quasi scontata: la voglia di libertà, la rottura degli schemi e lo spirito di avventura e di conoscenza che lo animano.

    Da un’ intervista a INTI, un mimo tra le strade di Carpineto (tratta dal sito della Federazione europea degli Artisti e Operatori dello Spettacolo e della Cultura)
     Cosa vuol significare per te essere un mimo?
    È movimento controllato. Bisogno di comunicare. È un modo per raccontarsi. Raccontare quella parte di “bambino” che è rimasta in me. Ed è stato fin da quand’ero bambino che ho sempre coltivato un interesse particolare per la natura e di conseguenza per la strada.
     Come mai hai scelto “la strada”?
    La strada dà la possibilità di ricominciare tutto daccapo. È come una fenice che si rinnova ogni volta. La strada dà un significato più comune al mio modo di essere, alla mia vita.
     Qual è stato il motivo che ha determinato la tua scelta?
    La conformazione fisica del mio volto ha qualcosa che fa ridere qualunque cosa faccia. Capita comunemente che quando raccontavo qualcosa la gente si metteva a ridere, anche quando sono molto arrabbiato. Loro ridevano e io mi arrabbiavo sempre di più. Forse è stata la voglia di ridere di me stesso che ha fatto scaturire questa mia scelta. Che dire: ci sono persone che vanno a “scuola” per imparare le varie forme di spettacolo, come quello dei clown… io vorrei trovare una scuola per imparare a perdere la mia faccia da clown.
     Cos’è per te la tua arte?
    È il modo migliore per raccontarmi ed io lo faccio attraverso quello che più mi piace, ad esempio il silenzio, i colori. Mi piace rappresentare situazioni e avvenimenti attraverso i gesti. Le parole non sempre tendono a definire ciò che si vuol dire. Un gesto non ha bisogno di parole per esprimersi ed è più avvolgente di una parola.

    Oltre alle esperienze dirette degli artisti, a contraddire gli stereotipi è anche la presenza di alcune associazioni che sostengono l’ arte di strada. Inoltre quest’ arte non è sottovalutata come potrebbe sembrare perché alcuni comuni finanziano le compagnie di artisti col fine di intrattenere i cittadini durante Festival o sfilate folkloristiche. Per esempio:

     L’ ASSOCIAZIONE CULTURALE “CIRCOLO DELL’ARTE CARO”, nella Zona Storica dei Navigli, organizza incontri, mostre, recita di poesie, presentazione di nuovi artisti.
    Intorno al Circolo dell’Arte c’è un grande fermento di artisti che cercano di esprimere il meglio di sé nella consapevolezza che l’arte è passione, ma anche impegno, ricerca, voglia di aprire nuove frontiere, esplorare nuove forme espressive.

     A Ferrara si svolge una delle più importante rassegne di questo genere, il FERRARA BUSKERS FESTIVAL, con la partecipazione di artisti provenienti da diversi Paesi. Venne ideato da Stefano Bottoni nel 1987 ed è il più grande del mondo. Insieme a questo il Festival di Castellaro Lagusello (MN), Mercantia di Certaldo (FI) e Artisti in piazza di Pennabilli(RN) sono i capostipiti delle manifestazioni di questo genere.

    In uno dei paesi in cui sono stati organizzati momenti animati dagli artisti di strada è stato istituito anche un regolamento a tale proposito. Ciò dimostra come quest’arte venga presa in considerazione come importante da molti comuni. La prima legge riguardo gli artisti di strada risale all’ Antica Roma nel 462 a.C., quando le Leggi delle XII tavole prevedevano come forma di reato eseguire pubblicamente parodie e canti diffamatori nei confronti di qualcuno. Noi siamo rimaste colpite da questa scoperta, in quanto non immaginavamo ci fossero delle regole da rispettare per svolgere tale attività, ancora più strano è stato venire a conoscenza del fatto che gli artisti devono pagare per potersi esibire nelle vie della città.

    Ci ha sorpreso scoprire casi di artisti affermati che in varie occasioni hanno deciso di improvvisarsi artisti di strada, camuffandosi per non farsi riconoscere:

     STING si mise un cappello che gli nascondeva buona parte del viso e guadagnò 40 sterline in offerte. Una signora pur avendolo riconosciuto si fermò ad ascoltarlo, ma un’altra le contestò il fatto che essendo un multimiliardario non avrebbe mai fatto una cosa del genere.

     BON JOVI si esibì al Covent Garden di Londra.

     BIAGIO ANTONACCI si esibì nella stazione centrale di Milano e guadagnò circa 10 euro in mezz’ora e li donò a un ragazzo di colore che vendeva mimose vicino a lui. Egli contestò il fatto che a Milano, diversamente da Londra, questa arte non è ancora completamente accettata.

    Dopo esserci documentate in questo modo e aver discusso insieme, siamo arrivate alla conclusione che l’ arte di strada oltre ad essere una passione è anche finalizzata a fondere in un’ unione mistica gli artisti e gli spettatori. Infatti la possibilità di interagire col pubblico al punto di coinvolgerlo fisicamente nella rappresentazione come fosse un gioco, è forse il meccanismo più antico e più semplice ed è stato tratto dal teatro popolare.
    L’ Italia si trova in una situazione non molto avanzata: il settore è in fase di riconoscimento da parte del Ministero della Cultura anche se l’ arte di strada è purtroppo ancora molto legata agli stereotipi elencati in precedenza. Seppure i media danno poca importanza a queste forme artistiche, una cosa saggia consisterebbe nel creare una cultura comune dentro la quale ciascuno possa riconoscersi, una cultura che permetta allo spettacolo popolare l’uscita dall’ anonimato.

  • manuela scrive:

    COMPONENTI DEL GRUPPO:
    D.Cardile, R.Casaburi, M.Colombo, S.Laurenza, J.Conte, M.De Simone, S.Deufemia, G.Langè.

    1.CONTESTO DI RIFERIMENTO: università, web, articoli di giornali, intervista diretta.

    2.GRUPPO / PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/ PREGIUDIZI: I Rumeni

    3.CHE COSA SI DICE:
    “ I Rumeni vengono qui a rubarci il lavoro !”
    Fa riferimento al tema della legalità / ingiustizia e all’ idea che esista una razza inferiore .

    “ Tutti i Rumeni violentano le donne”
    Fa riferimento al tema della relazione con gli altri e all’ infrangimento di valori, quali la Dignità della donna.

    4.FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI:

    FONTE : “Cosa ne pensate dei Rumeni in Italia?” Yahoo Italia-Answers
    COSA EMERGE: “Basta dovrebbero farli uscire tutti. Non si può andare avanti cosi, stanno diventando i padroni di casa nostra. Ora la gente ha paura ad uscire di casa per colpa di questa gentaglia che ruba, uccide, stupra, e minaccia noi italiani. Ci portano via il lavoro a noi italiani perchè la loro manodopera costa meno, ma costa meno solo perchè fa schifo! Italia agli italiani!!!”
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE : si vuole comunicare che tutti i mali della società italiana sono dovuti alla presenza dei rumeni.

    FONTE:http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/raid-sardegna/raid-sardegna/raid-sardegna.html
    COSA EMERGE: è emerso che c’è un accanimento dei cittadini locali italiani nei confronti dei cittadini rumeni, accusati di rubare il lavoro ai primi.
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: la causa della disoccupazione dei cittadini italiani di Sassari é dei rumeni.

    FONTE: http://www.polisblog.it/post/3500/immigrati-stupri-e-violenze-la-questione-rumena
    COSA EMERGE: dall’ articolo emerge che è proprio la cultura rumena che, essendo diversa, non deve essere integrata.
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: si vuole comunicare che tutti i rumeni, nessuno escluso, appartengono a una cultura che disprezza le donne, tanto da definire il problema degli stupri: “Emergenza Rumeni”.

    5. FONTI/DOCUMENTI CHE SMENTISCONO LO STEREOTIPO:

    FONTE: Tratto da Redazione GirlPower, 12 marzo 2009. A cura di Dario Scaricamazza.
    COSA EMERGE: “Scusate lo scrupolo ma amo comprendere, spiegare, non mi accontento di una falsa risposta, sono un uomo e sono stato un italiano all’estero, quindi uno straniero per le donne del paese ospitante. Non mi sarebbe piaciuto sentirmi accusare di stupro, vedere la paura negli occhi delle donne. La politica, ricordiamolo, cambia la vita a tutti noi, cittadini e cittadine, non solo alla singola vittima. Essa vieta di sedersi a Vicenza su una panchina (regolamento cittadino), di passeggiare di sera con 2 amici a Novara (ordinanza del sindaco), il tutto per rincorrere una sicurezza urlata ma, con tutta probabilità, non cercata. Abbiamo sentito parlamentari dire la loro, a seconda del loro comodo e schieramento politico. Non uno che abbia utilizzato i numeri e che abbia spiegato, anche sommariamente, con onestà, il fenomeno.
    Per prima cosa, giusto per sentirci colti: il diverso fa paura e vi è un’intera disciplina, la sociologia dei gruppi, che ne studia cause ed effetti. Devo terminare, questa lezione vi avrà annoiato fin troppo, spero non offeso, la freddezza era necessaria. Inveire sugli stranieri senza analizzare il fenomeno sarebbe stato più facile, avrei potuto urlare il mio disprezzo verso una categoria alla quale non appartengo, guadagnare consenso. Perché non l’ho fatto? Facile, volevo che questa lezione finisse con una frase ad effetto: “La spiegazione più semplice, mi spiace, non sempre è la migliore.”
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: si vuole comunicare che lo straniero è “utilizzato” come capro espiatorio dalla società, ma soprattutto da chi ne è ai vertici, perché in effetti è più semplice scaricare i mali della società su chi è diverso, piuttosto che assumersi le proprie responsabilità.

    FONTE: Pubblicato mercoledì 02 giugno 2010 da Massimo Falcioni http://www.polisblog.it
    COSA EMERGE: “La crescita allarmante della disoccupazione in Italia richiede una lettura realistica ed una interpretazione politicamente corretta, senza paraocchi e strumentalizzazioni. Il dato significativo è che cresce la disoccupazione soprattutto fra i giovani e contestualmente aumenta l’occupazione regolare degli immigrati.
    Ha ragione la Lega, allora, quando afferma che gli immigrati tolgono lavoro agli italiani? No.
    Ci sono oramai due mercati paralleli e distinti del mondo del lavoro. E ci sono lavori che i giovani italiani di oggi non vogliono fare. Questa è la realtà. Se certi lavori, soprattutto manuali, non fossero coperti dagli immigrati, a risentirne pesantemente sarebbe la nostra economia, specie fabbriche e agricoltura.”
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: i dati statistici, pur essendo affidabili, non rispecchiano la vera realtà delle cose: non vanno oltre per riuscire a dare un’immagine veritiera sulle motivazioni reali del problema. Il problema del lavoro in Italia, c’è, esiste concretamente. Ma si è mai cercato di individuarne le vere cause?

    FONTE: Dati ISTAT e dati Viminale.
    COSA EMERGE: “Vi sono forti distorsioni nell’immaginario collettivo su che cosa è oggi la violenza contro le donne. In Italia, lo stereotipo dell’immigrato, non conosciuto, che violenta la donna italiana impera. Non è questa la violenza maggioritaria contro le donne italiane.
    Secondo i dati del ministero dell’Interno, gli autori di stupro sono di nazionalità italiana nel 60,9 per cento dei casi. Solo il 7,8 per cento dei violentatori, invece, è romeno, mentre il 6,3 per cento è marocchino. In Italia siamo continuamente assoggettati da immagini che ci giungono dai mass media, le quali influenzano le società, le culture, la propria identità.”
    QUALE IMMAGINE,GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: si vuole comunicare che in tutte le società, inevitabilmente, c’è chi usa violenza sulle donne, indistintamente dalla razza a cui appartiene. L’informazione fornita dai mass media, in questo caso purtroppo, è l’unica su cui fa affidamento la società. Questo è un peccato perché se solo ci si informasse di più, uno stereotipo come questo, non avrebbe senso in partenza. Unico problema: informarsi costa fatica!

    TESTIMONIANZA DI UNA FAMIGLIA RUMENA IN ITALIA.

    - In che anno siete arrivati in Italia?
    Nel 2009. 2 anni fa.

    - Potete raccontare il vostro viaggio? Con quali mezzi avete raggiunto l’Italia?

    Siamo partiti io (Sarah), mio marito Samir e mia figlia Claudia più Martina nel pancione, col furgone di mio marito carico di quasi tutte le nostre cose. Più volte siamo venuti in Italia e siamo stati da mia sorella. Nel frattempo abbiamo cercato una casa mentre mio marito cercava un lavoro. e quando finalmente-dopo 3 anni- siamo riusciti a trovare entrambe le cose, abbiamo deciso definitivamente di trasferirci in Italia.

    - Cosa vi ha spinto a trasferirvi?
    Tramite mia sorella e mio cognato (un italiano) abbiamo conosciuto di più l’Italia e l’abbiamo sempre più vista come un punto di riferimento. In Italia c’è più lavoro che in Romania e,quindi, c’è più futuro per noi e per le nostre bambine. E poi gli stipendi qui sono più alti. Inoltre la ditta di piastrelle e pavimenti dove lavorava mio marito stava fallendo e io non lavoravo.

    - Qual è stata la prima città in cui vi siete fermati?

    Come ho detto prima, io e mio marito siamo venuti in Italia più volte perché a Cinisello Balsamo, nella periferia di Milano, abitavano mia sorella e mio cognato. Sinceramente siamo sempre rimasti in questa città. Abbiamo cercato casa sia a Cinisello sia a Sesto San Giovanni ma alla fine l’abbiamo trovata a Cinisello. Condividiamo un appartamento di un palazzo con altre famiglie. Diciamo che solo una stanza è “nostra”, il bagno e la cucina sono in comune. Era l’unico modo per dividere le spese dell’affitto.

    - Conoscevate già l’italiano quando siete arrivati? Come l’avete imparato?
    Abbiamo imparato l’italiano un po’ per volta, aiutati da mio cognato che, appunto, è italiano. Abbiamo anche frequentato un corso di lingua in Romania; siamo venuti a conoscenza di questo corso per caso. Ora parliamo e scriviamo in italiano abbastanza bene. Per me e mio marito è stato importante imparare questa lingua, in quanto qui in Italia c’è il nostro futuro e quello delle nostre due bambine. In casa parliamo soprattutto in italiano ma cerchiamo di alternarlo anche alla nostra lingua. Per esempio la ninna nanna la canto sempre in romeno!

    - Avete trovato subito lavoro? Quale lavoro svolgete?

    Mio marito ha cercato un qualsiasi lavoro per 3 anni. Forse ci ha impiegato così tanto perché nel frattempo noi abitavamo ancora in Romania e venivamo in Italia per poco tempo. All’inizio cercavo anche io un lavoro, però poi ho avuto Claudia (in Romania) e poco dopo Martina (in Italia). Ora che abitiamo definitivamente in Italia mio marito lavora in una ditta che si occupa di pulizia e manutenzione di reti fognarie. Io invece sono casalinga. Vorrei lavorare per far riposare un po’ Samir, ma non so a chi lasciare Martina. Claudia ora va alla scuola materna, ma mandare Martina ad un nido mi costerebbe quasi 600€ al mese. Sono soldi che non ho.

    - Quale tipo di contratto di lavoro ha suo marito? Oppure lavora in nero?
    Non saprei definirlo bene. Diciamo che lavorerà in quella ditta finché c’è lavoro. Se non ce ne sarà più non so cosa succederà. Mi sembra che si chiami a progetto.

    - A lavoro i colleghi lo trattano come suo pari?

    Sorrido perché i suoi colleghi sono tutti stranieri. 3 di essi connazionali. È bello che Samir lavori con 3 rumeni, brave persone. Almeno è stato come riavere un pezzo di Romania qua in Italia. Inoltre mio marito svolge un lavoro faticoso per molte ore al giorno, più di 12! Avere come colleghi brave persone significa stare bene tutta una giornata e a volte più di un giorno, dato che il suo lavoro richiede di spostarsi in varie città.

    - Siete mai stati oggetto di pregiudizi o stereotipi?
    Che domanda! Basta guardare un po’ in giro! “I rumeni se ne devono andare nel loro Paese”, “sono solo delinquenti”. Abbiamo una piccola televisione a casa, ma a volte è meglio che non l’accendo! La gente dice solo quello che fa più comodo. Incolpa i rumeni e tutti gli stranieri di tutti i problemi dell’Italia. L’altro giorno, parlando con la mamma di un bambino dell’asilo di Claudia, ho detto proprio queste cose. Lei mi ha guardata dicendomi:”se l’Italia ha così tanti problemi, è meglio che ve ne tornate nel vostro Paese, almeno avremmo problemi in meno da risolvere e lavoro in più”. Quanta ignoranza! A quella mamma avrei voluto e forse dovuto rispondere che mio marito fa un lavoro che gli italiani non vogliono fare. Ed è grazie a quelli come lui se le strade non puzzano di fogne. A quelli a cui non fa schifo sporcarsi la mani (e non solo) per mantenere pulite le città e al tempo stesso dare da mangiare alle proprie famiglie. Gli italiani si lamentano che non c’è lavoro. Secondo me semplicemente non c’è il lavoro che sognano. Ma se realmente vogliono lavorare, che vadano nelle fogne! Sarebbero anche pagati meglio di noi rumeni.

    - Vi sentite integrati nella società?

    Penso di sì. L’unica cosa che mi dispiace è il fatto che un rumeno commette una violenza o un altro reato e tutti vengono giudicati. Ci sono troppi pregiudizi. Quando siamo arrivati 2 anni fa sentivo meno il giudizio della gente. E, pensa, sono passati appena 2 anni! Forse il problema è che la gente ha paura. E manifesta fenomeni di razzismo per difendersi da questa paura. Se avessi la possibilità, chiederei ai giornali e alle televisioni di pubblicare più le notizie che riguardano gli italiani e meno quelle che riguardano i rumeni e gli altri stranieri. Così le persone avrebbero più paura dei loro connazionali e meno di noi! Anche io odio i rumeni che violentano. Mi fanno schifo! Odio chi ruba, chi non rispetta le leggi. Però ci sono anche gli italiani che fanno queste cose!

    - Ciò che avete vissuto in Italia ha deluso le aspettative di partenza oppure no?
    No. Come ho detto prima (e forse è stato solo uno sfogo) sento di più il giudizio della gente. Mi dà fastidio ma cerco sempre di andare avanti lasciando tutto alle spalle. Il mio progetto qua in Italia era di costruire il futuro per la mia famiglia. E lo sto realizzando. Claudia è felice di andare all’asilo, sta imparando molte cose e si è fatta già amicizie. Spero che questo accadrà anche per Martina. L’unica cosa che mi dispiace è che Samir può stare poco tempo con le sue bambine. Ma per questo la domenica cerchiamo sempre di fare festa, perché possiamo stare tutti insieme! Mio marito è un padre affettuoso e, anche se non lo dice, a lui fa male non vedere le sue figlie. Ma farebbe più male non poter dare loro un futuro o, peggio ancora, una casa. Quindi deve lavorare. L’unica cosa che spero per il futuro è che trovi un altro lavoro, più stabile. Così potremo permetterci una casa tutta nostra!

    - Vi manca il vostro Paese di origine?
    A dir la verità non più di tanto. Sto bene qui. Mi sono fatta amicizie con altre donne rumene e cerchiamo sempre di tenere le tradizioni, spesso parliamo la nostra lingua e qualche domenica pranziamo insieme cucinando le nostre ricette. Ho anche la possibilità di praticare la mia religione (ortodossa) ogni domenica mattina.

    - Manda un messaggio agli italiani.

    Ringrazio l’Italia per tutto quello che mi sta dando. Ma cercate di non giudicarci sempre. Noi rumeni non siamo tutti uguali! Amo l’Italia e anche gli italiani. Salut!

  • 2011gregori scrive:

    GRUPPO: Gregori F. Giangregorio R. De Agosti C. Castiglioni M. G. Colombo S. Carelli I. Fagone V.

    MASCHI E FEMMINE LA DIFFERENZA C’E’ E SI VEDE?!

    L’influenza degli stereotipi culturali condiziona fin dai primi mesi di vita l’atteggiamento adottato dai genitori nei confronti di un figlio maschio o di una figlia femmina. Crediamo che nei primi mesi di vita sono i figli maschi a beneficiare di un maggior contatto fisico con i genitori, che poi tende a modificarsi con la crescita. I maschi, infatti che fino al quel momento godono di un rapporto molto ravvicinato con la madre, vengono successivamente incoraggiati ad allontanarsi più precocemente rispetto alle femmine. Questo atteggiamento trova una spiegazione nel fatto che le madri, probabilmente spinte da motivazioni culturali, vedono il figlio maschio più incline all’autonomia e all’esplorazione.
    Questo è solo uno dei pochi esempi che si possono riportare per spiegare come è possibile che ancora oggi, in una società che tende ad uno sviluppo continuo in ogni campo, esistano ancora quelle che vengono definite “etichette di genere”.
    Ad accentuare la formazione di questi stereotipi sono sicuramente anche i mass media.
    Quando si parla di donne in televisione nella maggior parte dei casi si tratta di moda bellezza e spettacolo, seguono le donne che sono vittime di violenza, criminalità, si oscilla quindi tra donne-vittime, e donne definite “d’intrattenimento” senza quasi mai considerare l’aspetto culturale e politico che possono rivestire.
    Detti popolari o leggende metropolitane come “Donne e motori, gioie e dolori!” oppure “Donne al volante, pericolo costante!” sono per il sesso femminile all’ordine del giorno. Non si può certo negare che anche il maschio “goda” di questo trattamento, sono riservati anche al sesso maschile numerosi stereotipi.
    Non manca certo occasione per imbattersi in battute ironiche su comportamenti della vita quotidiana del sesso femminile e o maschile. Il tempo scorre, inevitabilmente, la società e i nostri modi di vivere cambiando e si evolvono, eccetto alcuni stereotipi, che rimangono sempre fissi nella mente delle persone, e che sarebbe forse ora di eliminare anche se siamo consapevoli appartengano alla nostra cultura!

    Data la premessa, la nostra ricerca si pone come obiettivo quello di investigare sulle differenze di genere.
    In particolare il nostro compito è quello di mostrare come queste diseguaglianze esistano, ma che non sempre sono vere e quindi non devono essere assodate nella mentalità comune di ogni individuo.
    Lo sviluppo di tale indagine è stato effettuato tramite lo screening di mezzi come: internet, articoli di giornali ed analisi di esperienze personali .
    Se si guardano i seguenti link e il testo della canzone citata si può notare come le differenze di genere si trovino ancor oggi più che mai radicate nella menti umane.

    http://www.youtube.com/watch?v=Q4j2uoRFoYU
    http://www.youtube.com/watch?v=PIEdcfaXnLM
    http://www.youtube.com/watch?v=Tckv-tyvXQU&feature=related

    Maschi contro femmine” – Francesco Baccini Colonna sonora del film

    Maschi contro femmine
    Uomini sempre più ansiosi
    Sull’orlo di una crisi
    Con nuove nevrosi
    Sognamo dell’arrivo di donne
    Stanotte in città
    Donne e motori chi ci salverà
    Siam maschi contro femmine
    Siam libri senza pagnie
    Sansone contro dalila
    Vicini a una voragine
    E poi facciamo l’amore e dimentichiamo
    Che siamo fatti così
    E dopo fatto l’amore ci rivestiamo
    Ti chiamo lunedì
    Siam maschi contro femmine
    Ed è un’eterna disputa
    Senza nessuna regola
    Come una guerra atomica
    Uomini sempre noiosi
    In cerca di una sfida
    Che non ha mai fine
    Per inseguire la donna dei sogni
    Che poi svanirà
    La fata turchina che ci salverà
    Siam maschi senza femmine
    Siam foglie senza alberi
    Sansone senza Dalila
    Una tristezza cosmica
    Ma se troviamo l’amore dimentichiamo
    Che siamo fatti così
    E quando arriva la notte ci spaventiamo
    Dai stringimi così
    Siam solo maschi e femmine
    Esseri così fragili
    L’amore senza regole
    E non ci sono limiti
    Così facciamo l’amore e
    Ce ne freghiamo
    Che al mondo va così e
    Dopo fatto l’amore ricominciamo
    Perchè è bello così
    E dopo fatto l’amore ricominciamo
    Perchè è giusto così
    Siam maschi contro femmine
    Siam libri senza pagine
    Sansone contro dalila
    Vicini a una voragine

    Non tutti sanno che le società occidentali continuano ad essere quelle più tradizionali nei ruoli assegnati agli uomini e alle donne.
    Grazie all’impiego di queste numerose fonti multimediali, siamo riuscite a trovare i diversi materiali che ci permettessero oltre che a mostrare questi stereotipi a smentirne (in alcuni casi) la validità.
    Per fare ciò abbiamo raccolto una serie d’immagini che verranno descritte singolarmente che mostrano come gli stereotipi tradizionali tra maschi e femmine, se guardati con una lente d’ingrandimento non risultano essere più così realistici.

    Immagine 1 - MASTROLINDO IL GENIO DEL PULITO: Questa icona smentisce lo stereotipo della donna casalinga. L’immagine di Mastrolindo è associata ad un prodotto per la pulizia della casa, ma nonostante questo la nostra società continua ad collegare solo la donna alla cura della casa.

    Immagine2 – UOMINI ALLE PRESE CON LE PULIZIE: Negli ultimi anni la realtà sociale occidentale sembra fortemente cambiata : le donne appaiono sempre più presenti nel mercato del lavoro, mentre l’uomo presta più attenzione alle faccende domestiche. Sempre più spesso i loro ruoli potrebbero risultare interscambiabili.

    Immagine 3- DONNA IN CARRIERA: Molte donne al giorno d’oggi non si prendono cura solo delle faccende di casa, ma lavorano a tempo pieno come gli uomini, se non di più.

    Immagine 4 – UOMO CHE SI COMMUOVE: Oggi l’uomo accantona, sempre più spesso, l’immagine da “duro”, per lasciar spazio alle sue emozioni e alle debolezze. Ad esempio un padre che assiste alla nascita del proprio figlio si può commuovere lasciando sfogo alla sua gioia senza mostrare alcun problema.

    Immagine 5 – DONNA “FORTE”: È cambiata l’immagine della donna sensibile. Negli anni ci siamo fatte più forti, a volte anche più degli uomini E in situazioni difficili molto spesso riusciamo a calibrare bene le nostre emozioni.

    Immagine 6 – L’UOMO IN VIAGGIO CON LE VALIGIE: L’uomo oggi è più esigente della donna, in alcune occasioni riesce addirittura a superarla. Ad esempio, in vacanza, l’uomo porta con sé anche quello che in precedenza veniva considerato superfluo e non più solo “l’essenziale”.

    Immagine 7 – LA DONNA IN VIAGGIO CON LE VALIGIE: L’immagine mostra una donna che porta con se per un viaggio una sola valigia, ciò per l’idea di molti uomini risulta impensabile. Con questa immagine si sfata quindi il mito che solo le donne viaggiano con tanti bagagli, ma possono benissimo “sopravvivere” con l’essenziale.

    Immagine 8 – COSA C’E’ NELLA BORSA DI UN UOMO?: Si è soliti notare donne con maxi bag che assomigliano a vere e proprie valige nelle quali non manca davvero nulla, ma questa immagine ci mostra che, oggi nel XXI secolo, anche l’uomo, come la donna non esce più solo con il portafoglio e le chiavi di casa bensì si munisce di borsa e segue la moda del momento.

    Immagine 9 - COSA C’E’ NELLA BORSA DELLA DONNA?: È proprio vero che solo nella borsa della donna ci sia di tutto?! Questa immagine dimostra che non tutte le donne usano maxi bag anzi molto spesso sembrano molto più “libere” e felici senza l’ingombrante peso di una borsa.

    Immagine 10 – L’UOMO VA A FARE LA SPESA: Oggi sempre più uomini vanno a fare la spesa senza attenersi alla lista preparata da una donna. Spesso comprano qualcosa in più e si sentono comunque a loro agio tra gli scaffali di un supermarket.

    Immagine11 – CONFRONTO UOMO E DONNA ALLE PRESE CON LO SHOPPING: In questa immagine notiamo che per l’uomo e per la donna non c’è tutta questa differenza nel fare shopping. Anche l’uomo come la donna spende molto per la cura della sua immagine e molti articoli di giornale mostrano che le percentuali di uomini che acquistano prodotti per il corpo è in crescita esponenziale.

    In conclusione noi crediamo che la differenza fra maschi e femmine c’è e si vede anche solo per un fattore fisico.
    Inizialmente abbiamo affermato che i responsabili di questi comportamenti improntati al femminile e al maschile, fossero i genitori e i loro metodi educativi, ma dalla nostra analisi abbiamo riscontrato che oltre ad essi l’educazione al genere è influenzata dai fattori culturali e da un contesto sociale sempre più stereotipato. Ad esempio, se prendiamo come esempio il mondo infantile possiamo notare come quasi tutti i negozi di giocattoli includono reparti distinti per le ragazze e i ragazzi: treni e altri giocattoli tecnici si trovano nel reparto “ragazzi”, mentre le bambole e i prodotti per il trucco si trovano nel reparto “ragazze”.
    Appare ancora oggi più facile associare una femmina all’attività extradomestica con una Barbie rampante e carrierista, che collegare un maschio all’accudimento domestico con un Cicciobello che piange o chiede la pappa. Per lo stesso motivo, potremmo anche pensare di dipingere d’azzurro la cameretta di una bambina, ma non di rosa quella di un bambino. Perché? La differenza tra i bambini si traduce in disuguaglianza tra gli adulti. Indubbiamente il cambiamento è la strada da intraprendere: ma va fatto interrogandoci sul perché di queste maggiori difficoltà. Riusciremo noi stessi a non essere influenzati da questi stereotipi?

  • 2011cellamare scrive:

    Alessandrini M. Armiraglio L. Calcagni E. Cellamare M. Crudo G. Di canto S. Di capua F.
    Esposito D. Galbiati F.P. Garbato M. Lorusso L.

    CONTESTO DI RIFERIMENTO: IL CIRCO E I CIRCENSI.

    Il circo è uno spettacolo dal vivo articolato in varie esibizione di abilità fisica, detti numeri. Il circo come lo conosciamo adesso è nato circa 150 anni fa in Inghilterra, ma le prime prove circensi risalgono all’epoca degli Egizi.
    Attualmente il circo è diviso in: tradizionale, in cui i numeri degli artisti vengono presentati insieme a quelli degli animali e dei loro addestratori; contemporaneo che invece presenta unicamente un programma di numeri di giocoleria, contorsioni, acrobazie.

    All’interno del circo troviamo diversi artisti:
    - clown
    - acrobati
    - giocolieri
    - addestratori/domatori di animali
    - trapezisti
    - contorsionisti

    Il gruppo di persone che abbiamo deciso di prendere in considerazione, è quello dei circensi: per esplorare e raccontare un mondo, che anche a noi, è poco conosciuto.
    Dopo un piccolo dibattito all’interno del nostro gruppo abbiamo scoperto che esistono diversi stereotipi/pregiudizi nei confronti dei circensi.

    ASPETTI NEGATIVI/STEREOTIPI: zingari/ vita instabile/ istruzione discontinua/ animali sedati e maltrattati/ ignoranti/ lavorano fin da piccoli/ lavoro rischioso/ sporcizia.
    COSA SI DICE: “questi camper ci rubano i parcheggi”; “che lavoro è quello del circo?”; “maltrattano gli animali”; “sono degli zingari”; “non hanno istruzione”; “questi sono più ricchi di noi”; “questi non fanno nulla”; “sfruttano i loro figli”;”questi non pagano le tasse”.

    FONTI: I pregiudizi che abbiamo deciso di prendere in esame sono due, quelli che suscitano in noi una forte disapprovazione: lo sfruttamento di persone e di animali.

    -“ALLIGATOR SHOW”. MA I CIRCENSI ERANO SCHIAVI Autore: Adriana Pollice
    Il Manifesto http://www.bulgaria-italia.com/bg/new/news/02113.asp
    -“ CIRCO DEGLI ORRORI: LO STATO LO HA FINANZIATO” Autore: Maurizio Regosa
    Vita http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/02116.asp

    Dopo aver letto questi articoli siamo rimaste tutte molto perplesse: potevamo immaginare che all’interno del circo ci fosse un “certo grado” di sfruttamento (in ogni caso condannabile), ma mai avremmo pensato ad un così alto livello. Lo stesso vale per lo sfruttamento degli animali, che anche loro, hanno il diritto di vivere nel loro habitat naturale e di veder rispettati i propri bisogni.

    IMMAGINI:
    ORSO INCATENATO.
    http://www.google.it/imgres?q=circo&hl=it&biw=1024&bih=677&gbv=2&tbm=isch&tbnid=KKG5KwgfZQn9nM:&imgrefurl=http://anarchismoliberale.wordpress.com/2008/07/14/per-un-circo-senza-animali/&amp;

    ELEFANTE INCATENATO.
    http://www.google.it/imgres?q=animali+al+circo&num=10&hl=it&gbv=2&biw=1024&bih=677&tbm=isch&tbnid=KqyZZAbAhLEwuM:&imgrefurl=http://blog.leiweb.it/animali/2009/10/30/animali-al-circo-no-grazie

    MANIFESTO.
    http://www.google.it/imgres?q=animali+al+circo&start=104&num=10&hl=it&gbv=2&biw=1024&bih=677&tbm=isch&tbnid=s40BUIqWoOeZrM:&imgrefurl=http://www.animaluniverse.com/notes/752/no-al-circo-con-gli-animali&docid=_

    ASPETTI POSITIVI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE IL GRUPPO IN QUESTIONE: spettacolarizzazione delle capacità umane/ famiglia/ gioco di squadra (fiducia)/ allenamenti quotidiani (sacrifici)/ tradizione/ intrattenimento/ insegnamento (di arti e di valori)/ costumi di scena/ nomadi/ si guadagna bene/ stupiscono.

    FONTI:
    “UNA VITA IN BILICO” Autore: Pif Fonte:”Il testimone”
    Link1:http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s01/il-testimone-s01e04-1
    Link2:http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s01/il-testimone-s01e04-2

    Il video mostra la vita di un trapezista e la sua famiglia all’interno del circo di Moira Orfei. Vengono descritti gli aspetti positivi del loro stile di vita, inoltre, emergono le tradizioni familiari il loro duro allenamento quotidiano e soprattutto dichiarano “il benessere dei nostri animali è la nostra priorità”.

    Secondo noi in questo video emergono valori importanti come l’unione familiare, l’impegno lavorativo, l’aiuto reciproco e la volontà di interagire con il pubblico offrendo un buon spettacolo.

    IMMAGINI:
    SITO DI MOIRA ORFEI/SEZIONE DEDICATA AGLI ANIMALI.
    http://www.moiraorfei.it/gli_animali/gli_animali.html

    SITO DI MOIRA ORFEI/SEZIONE DEDICATA AGLI ARTISTI.
    http://www.moiraorfei.it/gli_artisti/gli_artisti/gli_artisti.html

    SPETTACOLI/ESIBIZIONI
    http://www.google.it/imgres?q=circo&hl=it&biw=1024&bih=677&gbv=2&tbm=isch&tbnid=sGl62ycmBsjqXM:&imgrefurl=http://www.informazione.it/c/D3D1CA48-E7D0-4860-A12B-DE3

    http://www.google.it/imgres?q=circo&hl=it&biw=1024&bih=677&gbv=2&tbm=isch&tbnid=3rYWlUeKWIPWKM:&imgrefurl=http://it.wikipedia.org/wiki/Circo&docid=FDlWl6NksORQLM&imgurl=http://upload.wikim

    Forniamo questi materiali per poter far conoscere al meglio le carattaristiche e il mondo dei circensi.
    Anche questo, come tanti altri gruppi, è vittima di stereotipi e pregiudizi.
    Il nostro obiettivo è quello di “distruggere” gli stereotipi sia nei loro confronti che in quelle delle altre alterità, perchè bisogna imparare a non soffermarsi all’apparenza giudicando, ma piuttosto, si dovrebbe avere la curiosità di conoscere le alterità e i mondi paralleli ai nostri.

    Per quanto riguarda il gruppo preso da noi in considerazione Moira Orfei cita:
    Tutti sono chiamati a
    contribuire al buon
    funzionamento di questa
    “colossale impresa”.
    Al circo nulla può
    essere affidato al caso.

  • 2011iervini scrive:

    Consuelo.Buonsante. Arianna.Iervini. Viola.Bombelli. Viviana.Conca. Nicole.Geri. Damiana.Ghezzi. Elisa.Belloni Alessandra.Cosi. Giorgia.Filippi. Sara.Alberti.

    INDICE
    Premessa
    Introduzione
    1 Interviste
    • Ragioniamoci sopra
    2 Violenza contro gli omosessuali
    2.1 fonti: link
    http://www.cinziaricci.it/nosilence/archivio010.htm
    http://www.collegati.ch/2009/01/gay-sedicenne-suicida-torino.html
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201005articoli/55474girata.asp
    http://www.google.it/imgres?q=manifesto+anti+gay&um=1&hl=it&sa=G&rlz=1T4ADFA_itIT375IT377&biw=1280&bih=540&tbm=isch&tbnid=Qvj85Fy9-ZEaMM%3A&imgrefurl=http%3A%2F%2Froma.corriere.it%2Froma%2Fnotizie%2Fcronaca%2F09_settembre_3%2Fassalti_gay_roncone-1601728590468.shtml&docid=ZOBl-d07IA79LM&imgurl=http%3A%2F%2Fimages.roma.corriereobjects.it%2Fmedia%2Ffoto%2F2009%2F09%2F03%2Folocaus–180×140.jpg&w=180&h=140&ei=f-_LTpGwA8HmtQby8_TtDA&zoom=1&iact=rc&dur=3432&sig=108015475375588800843&page=8&tbnh=112&tbnw=144&start=81&ndsp=12&ved=1t%3A429%2Cr%3A2%2Cs%3A81&tx=63&ty=28

    2.2 cosa emerge: capro espiatorio
    2.3 cosa si vuole comunicare: minority stress

    3 L’Italia rifiuta l’educazione sessuale a scuola
    3.1 Fonti: link
    http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/professoressa-contro-gay/professoressa-contro-gay/professoressa-contro-gay.html
    http://www.google.it/imgres?q=slogan+omofobia&start=722&um=1&hl=it&sa=N&rlz=1T4ADFA_itIT375IT377&biw=1280&bih=540&tbm=isch&tbnid=Xci8s2zc2HhU3M%3A&imgrefurl=http%3A%2F%2Freal.gdr.italia.forumfree.it%2F%3Ft%3D57797813&docid=cTtUXguMMogdYM&imgurl=http%3A%2F%2Fi52.tinypic.com%2F9u0sut.jpg&w=367&h=483&ei=5jTMTsbBGZCu8QPgouTADw&zoom=1&chk=sbg&iact=hc&vpx=175&vpy=161&dur=749&hovh=258&hovw=196&tx=97&ty=191&sig=108015475375588800843&page=64&tbnh=148&tbnw=110&ndsp=12&ved=1t%3A429%2Cr%3A6%2Cs%3A722

    3.2 Cosa emerge: superficialità in cattedra…
    3.3 Cosa si vuole comunicare : …e anche tra i banchi di scuola


    4 L’Italia : “no hai matrimoni gay”

    4.1 Fonti: link
    http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_omosessuale (“dubbi di costituzionalità del codice civile italiano” e “Chiesa cattolica e omosessualità”)
    http://www.cronachelaiche.it/2011/01/matrimoni-omosessuali

    4.2 Cosa emerge : cosi vicini eppure cosi lontani
    4.3 Cosa si vuole comunicare: opposizione all’omogenitorialità


    5 Educazione sessuale a scuola

    5.1 Fonte: link
    http://www.youtube.com/watch?v=ii91KydawmU

    5.2 Cosa emerge: Prevenire e combattere l’omofobi
    5.3 Cosa si vuole comunicare: responsabilità


    6 Gay Pride

    6.1 Fonte: link
    http://it.wikipedia.org/wiki/Gay_pride

    6.2 Cosa emerge: significato letterale gay pride
    6.3 Cosa si vuole comunicare: fierezza gay

    7 Famiglia arcobaleno
    7.1 Fonte : link
    http://www.youtube.com/watch?v=nStHWmQClww
    http://comunicazionedigenere.files.wordpress.com/2011/03/ikea-1.jpg
    • Libro “Maestra, ma Sara a due mamme?” a cura di Alessandra Gigli edizione 2011 Angelo Guerini e Associati Spa

    7.2 Cosa emerge :di cosa si tratta?
    7.3 Cosa si vuole comunicare: una tra le tante realtà possibili

    8 Adozione
    8.1 Fonti: link
    • libro “Maestra, ma Sara a due mamme?” a cura di Alessandra Gigli edizione 2011 Angelo Guerini e Associati Spa
    http://www.ticinolibero.ch/wp-content/uploads/2011/06/adozioni-gay-lesbiche.jpg

    8.2 Cosa emerge: chi è il <> Quello che mette a disposizione la propria biologia oppure quello che cresce il figlio fornendogli cure e sicurezza?
    8.3 Cosa si vuole comunicare: un progetto d’amore

    9 Matrimonio
    9.1 Fonti :
    http://www.google.it/imgres?q=omosessuali+torta&um=1&hl=it&sa=N&biw=1024&bih=479&tbm=isch&tbnid=SkdqI7bGCA-frM:&imgrefurl=http://www.sposalicious.com/page/139/&docid=aAhRROgdy4sb2M&imgurl=http://www.sposalicious.com/wp-content/uploads/2010/08/matrimonio-gay-2.jpg&w=500&h=333&ei=3N_MTqCID8icOqCelJ4P&zoom=1&iact=hc&vpx=265&vpy=139&dur=65&hovh=183&hovw=275&tx=129&ty=126&sig=113145614159257370168&page=10&tbnh=118&tbnw=179&start=101&ndsp=10&ved=1t:429,r:1,s:101
    http://articles.cnn.com/2004-02-24/politics/elec04.prez.bush.marriage_1_single-state-or-city-marriage-rights-marriage-licenses?_s=PM:ALLPOLITICS
    http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200502.aspx

    9.2 Cosa emerge: matrimonio : <> (cit. Hannah Arendt)
    9.3 Conclusioni: L’APA (American Psychiatric Association)

    Intervista

    Conclusioni


    INTRODUZIONE

    “… la realtà vinca sull’immaginazione di chi non ci ha mai visto.”
    Le esperienze di gay e lesbiche come coppia, come genitori e anche le storie dei loro figli sono sempre più spesso indagate e discusse anche nella ricerca sociologica. Ciò avviene in parte perché sono diventate negli ultimi decenni più visibili, sia come esperienze singole sia nelle rivendicazioni dei movimenti gay, e sono state legalmente riconosciute in molti paesi occidentali. Sono mutamenti che investono sia i modi in cui vengono percepite e vissute le differenze di genere e le responsabilità familiari che le definizioni stesse di cosa significa fare famiglia e dei confini familiari. I cambiamenti dei modi di fare famiglia delineano un allontanamento dal modello familiare che è stato a lungo prevalente. La figura triangolare(padre – madre – bambino) è stata enfatizzata soprattutto dalla sociologia americana degli anni cinquanta e dalla psicoanalisi freudiana.
    Si fondavano su ruoli di generi ben definiti: le madri e le mogli, in questa prospettiva, sono coloro che curano i figli, sostengono emotivamente i mariti e garantiscono la tranquillità del contesto domestico ( homemakers). I padri e i mariti sono descritti come coloro che provvedono hai bisogni strumentali della famiglia (breadwinners).
    A una fase di stabilizzazione di questo modello, in particolare nel novecento, quando le condizioni di vita lo hanno permesso si è sostituito negli ultimi decenni un processo di pluralizzazione delle esperienze famigliari le cui diverse dimensioni (sessualità, vita di coppia, matrimonio, procreazione, genitorialità) si articolano sempre più spesso in contesti e tempi diversi nel corso della vita. Si è arrivati a una fase di interscambio.


    PREMESSA

    L’idea di occuparci del tema dell’omosessualità è nato da una nostra personale curiosità in merito all’argomento. Ci siamo accorte come negli ultimi anni questo fenomeno sia sempre più emergente in tutto il mondo, specialmente nelle nuove generazioni anche attraverso la diffusione dei nuovi mezzi di comunicazione di massa (social network, tv e reality show, mass-media). Al giorno d’oggi, sembrano in continuo aumento le persone omosessuali che prendono coraggio mettendosi in mostra senza paura,forse perché in molti paesi la legislazione riconosce alle coppie omosessuali gli stessi diritti di cui godono le coppie eterosessuali; ciò nonostante, ancora oggi la politica e la chiesa cattolica in Italia mantengono saldi i loro precetti, non permettendo quindi alle coppie omosessuali (gay, lesbiche) di essere pienamente libere nelle loro scelte. Ci troviamo nel XXI secolo e l’errore più grande rimane quello di non considerare le persone in quanto individui, ma di soffermarci semplicemente sul loro orientamento sessuale per poterle giudicare negativamente. In base alla grande mole di materiale trovato, abbiamo cercato di costruire, seguendo un filo logico, una ricerca che come punto di partenza mostrasse gli stereotipi negativi riguardo l’omosessualità (cosa pensa la gente, gli articoli di giornale) per raggiungere, anche in minima parte, uno sguardo che non dia immediatamente un giudizio, ma che sia uno sguardo riflessivo e che vada “oltre” lo stereotipo. Il nostro obiettivo è che questa ricerca possa aprire a quanti la leggano uno spiraglio di riflessione riguardo a questo tema; le prime persone che hanno messo in gioco e confrontato le proprie ideologie, pregiudizi e valori siamo state proprio noi stesse.

    • CONTESTO DI RIFERIMENTO: contesto familiare e amicale.
    • GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: persone omosessuali.
    • CHE COSA SI DICE?

    1. L’INTERVISTA

    Come punto di partenza, abbiamo creato un’intervista che ognuna di noi ha sottoposto a un campione di 20 persone eterosessuali (età compresa tra 8-80 anni e di diverso sesso). L’intervista è stata strutturata con 12 domande aperte e il nostro obiettivo era quello di evidenziare le principali idee e stereotipi associati a questa tematica.
    I. Quali sono le prime parole che immediatamente associ al termine omosessuale?quali hanno valenza positiva e quali negativa?
    II. Perché pensi che esistano gli omosessuali?
    III. Gli omosessuali hanno problemi di identità e di genere?
    IV. L’omosessualità è, secondo te,contro natura?
    V. Ti da fastidio vedere due persone dello stesso sesso che si baciano in pubblico? Se si, perché?
    VI. Hai un amico omosessuale? Se si: è cambiato il vostro rapporto nel momento in cui l’hai saputo? Se un tuo amico/a ti confidasse di essere omosessuale pensi che cambierebbe il vostro rapporto?
    VII. Gli omosessuali dovrebbero aver diritto al matrimonio?
    VIII. Gli omosessuali dovrebbero aver diritto all’adozione?
    IX. La sessualità etero/gay andrebbe insegnata nelle scuole?
    X. In una trasfusione di sangue, scopri che il donatore è gay; accetteresti lo stesso il sangue?
    XI. Se in giro vedi un caso di violenza verso un omosessuale come reagiresti? Perché?
    XII. Chi è per te un omofobo?
    XIII. Pensi che gli omosessuali debbano godere degli stessi diritti e doveri di cui godi tu?

    • RAGIONIAMOCI SOPRA..

    In riferimento alle risposte delle interviste svolte è emerso che in una fascia da 8 a 18 anni ci sono forti pregiudizi nei confronti degli omosessuali, ad esempio, su quattro persone tre hanno fatto emergere l’idea e il pensiero che l’omosessualità sia una malattia: un bambino di 8 anni ha detto che “gli omosessuali sono al mondo per dare fastidio” e un ragazzo di 17 anni ritiene che siano “nati male, come avessero una malattia”; altri proverebbero “ribrezzo” e rimarrebbero spiazzati alla vista di un bacio tra omosessuali. Sono inoltre numerosi coloro che si schierano contro il matrimonio e all’adozione di figli, e un ragazzo quindicenne motiva la sua posizione dicendo che “i figli di gay riscontreranno sicuramente seri problemi una volta diventati grandi”. Addirittura, uno su cinque, non accetterebbe una donazione di sangue da parte di un gay ed è emerso che una persona intervistata non interverrebbe davanti ad un eventuale episodio di violenza “perché magari così diventano normali”.
    Nella fascia compresa tra i 20 a 60 anni la visione è molto meno pregiudicante, l’unica domanda su cui hanno avuto delle incertezze è stata: “ ti da fastidio vedere due persone dello stesso sesso che si baciano in pubblico? Se è si perché?” gli intervistati non condannano il bacio in sé ma, per una questione di pudore, preferirebbero che certe cose venissero fatte in privato. Altri differenziano il bacio tra lesbiche e gay, indicando il secondo tipo di bacio come un atto “che fa senso”. A differenza della prima fascia d’età considerata, le persone tra i 20 e 60 non giudicano negativamente gli omosessuali ma, al contrario, considerano gli omofobi come “persone limitate”, “ignoranti”, “razzisti”, “imbecilli”, ecc.
    Dai 60 anni in su il pensiero è molto simile a quello del primo gruppo intervistato: l’omosessualità viene infatti descritta da un signore di 63 anni come “frutto di un errore genetico” e il matrimonio così come l’adozione sono assolutamente negati a coppie omosessuali. Va però considerato che due intervistati su tre hanno ammesso di essere poco informati in materia perché “ai nostri tempi era più importante il lavoro” e “quando eravamo giovani noi c’erano ben altri problemi più importanti”.
    Stereotipi e pregiudizi sono emersi in particolar modo nella prima domanda attraverso l’utilizzo di aggettivi positivi e negativi, associazioni di idee ed espressioni gergali.
    Nello specifico, per quanto concerne la sfera relazionale, l’omosessuale è visto “diverso”, “isolato”, “sfigato”, “malato”, “un finocchio”, ecc. Se però l’omosessuale è considerato da conoscente diventa amico intimo della persona intervistata, quindi gli aggettivi sopra citati vengono messi da parte poiché il rapporto amicale prevale sui pregiudizi.
    Altro aspetto trattato è quello della legalità che si divide in due filoni: da un lato è emerso il concetto che “la legge è uguale per tutti” e non sono quindi ammissibili gesti violenti nei confronti di omosessuali tanto quanto nei confronti di eterosessuali (ad eccezione del diciassettenne di cui abbiamo già riportato il pensiero in precedenza) d’altro canto sul tema dell’adozione e del matrimonio sono emersi pareri contrastanti.
    L’ambito all’apparenza più frivolo, ma pur sempre soggetto a stereotipi e pregiudizi è quello dell’estetica: quasi tutti gli intervistati hanno infatti descritto gli omosessuali come persone “ben curate”, “ con buon gusto”, “che si fanno le sopracciglia”, “che indossano foulard”, “che prediligono abiti rosa o più in generale di colori sgargianti”, “lampadati”.
    Dalle interviste è emerso che l’omosessuale non è visto in maniera totalmente negativa, salvo qualche eccezione.


    2. LA VIOLENZA VERSO GLI OMOSESSUALI

    2.1 Link
    http://www.cinziaricci.it/nosilence/archivio010.htm
    http://www.collegati.ch/2009/01/gay- sedicenne-suicida-torino.html
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201005articoli/55474girata.asp
    http://www.google.it/imgres?q=manifesto+anti+gay&um=1&hl=it&sa=G&rlz=1T4ADFA_itIT375IT377&biw=1280&bih=540&tbm=isch&tbnid=Qvj85Fy9-ZEaMM%3A&imgrefurl=http%3A%2F%2Froma.corriere.it%2Froma%2Fnotizie%2Fcronaca%2F09_settembre_3%2Fassalti_gay_roncone-1601728590468.shtml&docid=ZOBl-d07IA79LM&imgurl=http%3A%2F%2Fimages.roma.corriereobjects.it%2Fmedia%2Ffoto%2F2009%2F09%2F03%2Folocaus–180×140.jpg&w=180&h=140&ei=f-_LTpGwA8HmtQby8_TtDA&zoom=1&iact=rc&dur=3432&sig=108015475375588800843&page=8&tbnh=112&tbnw=144&start=81&ndsp=12&ved=1t%3A429%2Cr%3A2%2Cs%3A81&tx=63&ty=28
    2.2 Il capro espiatorio

    Testimonianze dirette in cui la violenza viene utilizzata come strumento per denigrare il fenomeno dell’omosessualità. L’unico messaggio che si legge da questi avvenimenti è chiaro: il gay viene visto come valvola di sfogo, come la persona “inferiore” che merita insulti e non deve permettersi di reagire. In Italia sono sempre più frequenti casi di violenza simili a quelli appena citati, questa è la follia immotivata di cui siamo testimoni da tempo, ma che non viene mai affrontata da chi potrebbe concretamente fare qualcosa.
    2.3 Minority stress

    Il mancato riconoscimento giuridico e, inevitabilmente simbolico, delle relazioni omosessuali produce una delegittimazione delle persone gay e lesbiche, che finiscono così per trovarsi confinate in una zona grigia a un livello di “cittadinanza minore”, che favorisce la discriminazione sociale e il disprezzo, ma anche l’auto-disprezzo che, in casi estremi, sfocia persino nel suicidio. La società nel suo insieme( gruppo dei pari, bullismo, istituzioni, leggi etc..), a causa di una mentalità chiusa di base, induce le persone omosessuali a chiudersi in se stesse, a sentirsi diverse e quindi a non trovare una corretta via d’uscita in grado di colmare la loro inevitabile sofferenza.

    3. L’ITALIA RIFIUTA L’EDUCAZIONE SESSUALE A SCUOLA
    3.1 Link:
    http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/cronaca/professoressa-contro-gay/professoressa-contro-gay/professoressa-contro-gay.html
    http://www.google.it/imgres?q=slogan+omofobia&start=722&um=1&hl=it&sa=N&rlz=1T4ADFA_itIT375IT377&biw=1280&bih=540&tbm=isch&tbnid=Xci8s2zc2HhU3M%3A&imgrefurl=http%3A%2F%2Freal.gdr.italia.forumfree.it%2F%3Ft%3D57797813&docid=cTtUXguMMogdYM&imgurl=http%3A%2F%2Fi52.tinypic.com%2F9u0sut.jpg&w=367&h=483&ei=5jTMTsbBGZCu8QPgouTADw&zoom=1&chk=sbg&iact=hc&vpx=175&vpy=161&dur=749&hovh=258&hovw=196&tx=97&ty=191&sig=108015475375588800843&page=64&tbnh=148&tbnw=110&ndsp=12&ved=1t%3A429%2Cr%3A6%2Cs%3A722
    3.2 Superficialità in cattedra …
    Negli ultimi anni, nella scuola italiana, pur nell’inevitabile differenziazione anche da istituto a istituto, si è affermato un approccio al tema di tipo collegiale. Innanzitutto è quasi sempre previsto un corso specifico, formato anche solo da alcune lezioni su uno o più argomenti particolari, nell’anno conclusivo della scuola secondaria di primo grado (cioè in terza media). Non mancano esperienze nella scuola primaria (scuola elementare) e approcci più approfonditi nella scuola secondaria superiore. Aspetti dell’educazione sessuale fanno parte del curriculum di molte scuole in tutto il mondo, ma in molti Paesi rimane materia controversa, specialmente per quanto riguarda l’età in cui si dovrebbe cominciare a impartire agli studenti tale educazione, che tipo di dettagli e quali argomenti si debbano toccare.
    3.3 …e anche tra i banchi di scuola
    In Italia, infatti, non esiste educazione sessuale scolastica obbligatoria. Questo, sicuramente non permette alle nuove generazioni di conoscere ampiamente tutte le sfaccettature dell’argomento. Le lezioni spesso avvengono in modo frontale e incentrate solamente sull’educazione eterosessuale, non permettendo ai ragazzi/e di esprimersi liberamente riguardo al proprio orientamento sessuale, correndo il rischio di una discriminazione indiretta anche in ambito scolastico.

    4. ITALIA: NO AI MATRIMONI GAY!
    4.1 Link:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Matrimonio_omosessuale (“Dubbi di costituzionalità del codice civile italiano” e “Chiesa cattolica e omosessualità”)
    http://www.cronachelaiche.it/2011/01/matrimoni-omosessuali

    4.2 Così vicini eppure così lontani

    Lo statuto giuridico e le condizioni di cittadinanza delle persone omosessuali, e dunque le loro opportunità e il modo in cui queste influiscono sulle loro vite e il loro benessere psicologico,possono cambiare da un chilometro all’altro. Ci sono paesi in cui gay e lesbiche sono considerati fuorilegge e puniti come criminali. Da noi non godono di alcun riconoscimento: essere gay o lesbica in Italia significa essere automaticamente escluso da quello che Hannah Arendt definì : il matrimonio. Invece (giustamente) concesso ad assassini, ergastolani, mafiosi- se eterosessuali. Anche se l’orientamento omosessuale è considerato una variante normale del comportamento sessuale umano, l’espressione “genitore omosessuale” continua a suonare un ossimoro.

    4.3 Opposizioni all’omogenitorialità

    La possibilità che una persona gay o lesbica possa essere addirittura un “buon genitore” è sistematicamente messa in dubbio, a volte anche da esponenti della comunità scientifica: non ha i requisiti, le qualità (fisiche?morali?) per svolgere il compito in modo competente. Questi pregiudizi hanno radici collettive profonde e vengono appresi precocemente, diventando poi costruzioni sociali: a) i figli devono avere una madre e un padre; b) la coppia omosessuale è contro natura; c) la coppia omosessuale non ha fatto i conti con i limiti imposti dalla natura; d) lesbiche e gay non sono in grado di crescere un figlio; e) le lesbiche non hanno istinto materno; f) le relazioni omosessuali sono meno stabili di quelle eterosessuali e non offrono garanzia di continuità familiare; g) i figli di omosessuali hanno più problemi psicologici di quelli di eterosessuali e con maggiore probabilità diventano omosessuali a loro volta. Ma l’omosessualità in se stessa non implica nessun impedimento nel giudizio, nella stabilità, nell’affidabilità, né nelle generali capacità sociali e professionali.


    5. EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE

    5.1 Link:
    http://www.youtube.com/watch?v=ii91KydawmU

    5.2 Prevenire e combattere l’omofobia

    Le scuole dovrebbero essere un posto sicuro per tutti gli studenti qualsiasi sia il loro orientamento sessuale o la loro identità di genere. Per realizzare tale obiettivo è necessario che il corpo insegnante e gli altri professionisti che operano nella scuola ricevano la formazione che consenta loro di capire la reale situazione vissuta dai minori e dia loro i mezzi per individuare e contrastare le aggressioni e le discriminazioni di cui sono oggetto questi giovani. Questi argomenti dovrebbero essere incorporati sistematicamente nella formazione degli insegnanti e nella loro attività didattica, poiché il rispetto per la diversità e un ambiente libero dalla violenza omofobica e trasfobica devono essere intesi come presupposti fondamentali di tutti gli istituti scolastici. Allo scopo di favorire un’azione efficace contro il bullismo, si devono stabilire opportuni protocolli che definiscano le misure da attuare.

    5.3 Responsabilità

    Gli insegnanti hanno una grandissima responsabilità, il loro tempestivo intervento consente di non lasciare cronicizzare atteggiamenti e comportamenti discriminanti rispetto l’orientamento e l’identità sessuale degli alunni stessi o dei loro genitori.

    6. GAY PRIDE

    6.1 Link:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Gay_pride

    6.2 Significato letterale Gay Pride

    L’espressione gay pride inglese letteralmente significa “orgoglio gay”. Richiama in italiano due concetti distinti: quello di “FIEREZZA GAY” e quello di gay pride parade, la marcia dell’orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewal del 1969, data simbolica d’inizio del movimento di liberazione omosessuale.
    6.3 Fierezza gay

    L’orgoglio di essere quel che si è, da parte delle persone omosessuali. La resa del termine inglese pride ha creato in italiano numerosi equivoci attraverso la traduzione più usata “orgoglio” (che in italiano è sinonimo di “superbia”), mentre la traduzione più corretta sarebbe “fierezza”, cioè il concetto opposto alla vergogna, vista come la condizione in cui vive la maggior parte delle persone omosessuali. L’orgoglio gay si basa su tre assunti:
    • Che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono;
    • Che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna;
    • Che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente.
    I simboli dei” gay pride” sono: il triangolo rosa, riscatto dall’uso fattone dai nazisti ai danni degli omosessuali e la bandiera arcobaleno anche nota come raimbow flag.

    7. FAMIGLIA

    7.1 Link:
    http://www.youtube.com/watch?v=nStHWmQClww
    http://comunicazionedigenere.files.wordpress.com/2011/03/ikea-1.jpg
    • libro “Maestra, ma Sara a due mamme?” a cura di Alessandra Gigli edizione 2011 Angelo Guerini e Associati Spa

    7.2 Di cosa si tratta?

    Famiglie arcobaleno, associazione di famiglie omosessuali (FA), è nata nel 2005 per sostenere donne e uomini omosessuali che hanno dei figli o desiderano averne. Oltre a dare sostegno a genitori omosessuali e ai loro figli, FA attua una politica di promozione sociale, volta a inserire le famiglie nel tessuto giuridico e sociale del paese. L’associazione denuncia e combatte le discriminazioni subite dalle famiglie omosessuali, in particolare l’assenza di tutela giuridica.
    L’associazione “Famiglia arcobaleno” vuole dare dignità alle famiglie lesbiche e gay dimostrando che essere omosessuale ed essere genitore non sono condizioni per nulla incompatibili, tanto meno pregiudiziali per la crescita dei loro figli.

    7.3 Una tra le tante realtà possibili

    La famiglia “tradizione” è una tra le tante realtà possibili. L’argomento è esemplificato da una recente campagna pubblicitaria dell’Ikea: due uomini che si tengono per mano e uno slogan che dice e spiega ancora .
    Il riconoscimento delle famiglie omosessuali, che di fatto già esistono, non toglie valore alla società semmai ne aggiunge. È un allargamento di diritti per alcuni, non una riduzione di diritti per tutti.


    8. ADOZIONE

    8.1 Link:
    http://www.ticinolibero.ch/wp-content/uploads/2011/06/adozioni-gay-lesbiche.jpg
    • “Maestra, ma Sara a due mamme?” a cura di Alessandra Gigli edizione 2011 Angelo Guerini e Associati SpA

    8.2 Chi è il <> Quello che mette a disposizione la propria biologia oppure quello che cresce il figlio fornendogli cure e sicurezza?

    La genitorialità omosessuale può essere il risultato di diversi percorsi. Gli uomini gay o le donne che desiderano un figlio, ma non possono affrontare una gravidanza possono ricorrere a una <>, in molti paesi regolamentata dalla legge e che alcuni definiscono come <>. Quindi i gay e le lesbiche che non sono diventati genitori nel contesto di relazioni eterosessuali possono diventarlo per mezzo di forme alternative di fecondazione o, nei paesi in cui è consentito, grazie all’adozione.
    In alcuni paesi s’inizia a parlare di <> ossia l’adulto che convive con il genitore biologico è legalmente riconosciuto; le coppie omosessuali sono riconosciute legalmente. In Italia, invece, le famiglie omoparentali non possono contare su norme condivise e regole sociali.
    I genitori gay e lesbiche sono altrettanto adeguati rispetto a quelli eterosessuali sia come singoli sia come coppie. I figli che crescono con genitori omosessuali sembrano, infatti, mostrare maggiore apertura verso le differenze e capacità critica nel mettere in discussione stereotipi e pregiudizi.

    8.3 Un progetto d’amore

    la genitorialità si configura sempre più come una funzione autonoma.
    In una coppia omosessuale si può dire infatti con certezza che, a differenza di quanto capita purtroppo troppo spesso nelle coppie eterosessuali, la nascita di un figlio non è mai casuale. Al contrario, non solo è una scelta ma una scelta lungamente meditata, valutata, rinnovata. È frutto di un percorso molto lungo e per niente scontato di tentativi ripetuti e dolorose delusioni. In una parola è il risultato di un progetto fortissimamente voluto, un progetto d’amore nel vero senso della parola.
    Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possano essere ottimi genitori.

    9. MATRIMONIO

    9.1 Link
    http://www.google.it/imgres?q=omosessuali+torta&um=1&hl=it&sa=N&biw=1024&bih=479&tbm=isch&tbnid=SkdqI7bGCA-frM:&imgrefurl=http://www.sposalicious.com/page/139/&docid=aAhRROgdy4sb2M&imgurl=http://www.sposalicious.com/wp-content/uploads/2010/08/matrimonio-gay-2.jpg&w=500&h=333&ei=3N_MTqCID8icOqCelJ4P&zoom=1&iact=hc&vpx=265&vpy=139&dur=65&hovh=183&hovw=275&tx=129&ty=126&sig=113145614159257370168&page=10&tbnh=118&tbnw=179&start=101&ndsp=10&ved=1t:429,r:1,s:101
    http://articles.cnn.com/2004-02-24/politics/elec04.prez.bush.marriage_1_single-state-or-city-marriage-rights-marriage-licenses?_s=PM:ALLPOLITICS
    http://www.psych.org/Departments/EDU/Library/APAOfficialDocumentsandRelated/PositionStatements/200502.aspx

    9.2 Matrimonio: <> (cit. Hannah Arendt)

    Nel 2004 George Bush propose un emendamento della costituzione che definisse in modo inequivocabile che con il matrimonio s’intende <>; ma la famiglia è un sistema in continuo divenire. Nel febbraio del 2011 la notizia che Barack Obama, e il suo Ministro della Giustizia Holder, hanno deciso di non difendere più la costituzionalità di quella parte della legge Doma (defense of marriage act) che punta al divieto delle nozze gay e definisce il matrimonio solo come unione tra uomo e donna.
    Il matrimonio civile costituisce uno status legale che promuove la salute delle famiglie conferendogli un insieme stabile di diritti, benefici e tutele che non possono essere ottenuti altrimenti. Il matrimonio civile può aiutare a promuovere la sicurezza economica e legale, la stabilità psicosociale e un maggiore senso di accettazione e sostegno sociale. Il riconoscimento legale di un partner può aumentare la capacità di coppie adulte di occuparsi e prendersi cura a vicenda e favorisce un ambiente sicuro e sano per i loro figli. I bambini che crescono con genitori uniti in matrimonio civile traggono beneficio anche dallo status legale concesso ai loro genitori.
    9.3 L’APA (American Psychiatric Association)

    L’American Psychiatric Association sostiene il riconoscimento legale del matrimonio civile omosessuale, con tutti i benefici, diritti e responsabilità conferiti con il matrimonio civile e, si oppone a ogni forma di restrizione di tali diritti, benefici e responsabilità.
    Forse non riusciremo a vedere personalmente un’Italia diversa, ma certo tra cent’anni sarà diversa e l’avremo cambiata noi. Gli omosessuali potranno sposarsi, adottare bambini, ufficializzare le loro famiglie e gli insulti legalizzati saranno solo un ricordo. Questa non è politica, ma la vita che si trasforma, e nulla la può fermare.

    • INFINE, E NON MENO IMPORTANTE …

    Interessante è stato intervistare un ragazzo omosessuale.
    Siamo state piacevolmente stupite quando, scoprendo il nostro elaborato, ne è stato talmente entusiasta da chiederci di essere intervistato e di poter postare il nostro lavoro sul blog, di cui lui, però, non ha voluto far cenno durante l’intervista perché considerato tuttora troppo personale.
    Qui di seguito abbiamo riportato l’intervista con le conseguenti risposte.

    Domanda 1. Quando hai iniziato a pensare di essere omosessuale?
    R. Quando avevo 18 anni.

    Domanda 2. Quando hai capito di essere omosessuale?
    R. Quando mi sono accorto che ero attratto non dalle ragazze ma dai ragazzi.

    Domanda 3. Come ti sei sentito (sentimenti,emozioni) e con chi ti sei sfogato?
    R. Mi sono sfogato con il mio più caro amico del cuore.

    Domanda 4. Quando hai deciso di rivelarti ai tuoi genitori, ai tuoi amici e alla società?
    R. Ho deciso di rivelarmi quando mi sono accorto che raccontando frottole stavo prendendo in giro le persone a me più care.

    Domanda 5. Come ti sono approcciati gli altri a te?
    R. Con piena tranquillità, anzi quasi increduli e senza parola della mia scelta.

    Domanda 6. Come si è comportato il mondo del lavoro nei tuoi confronti?
    R. Il mondo del lavoro si è comportato e si comporta tuttora in modo positivo, senza crearmi nessun problema e non facendo nessuna discriminazione, anzi facendomi sentire sempre più aperti a questa situazione “anormale”.

    Domanda 7. Quando hai conosciuto il tuo compagno?
    R. Ho conosciuto il mio compagno 7 anni fa tramite sms perché non possedevo e non possiedo tuttora il computer, perché non mi ritengo un ragazzo all’avanguardia, però il mio compagno lo possiede e abbiamo un sito in comune.

    CONCLUSIONI

    L’omosessualità in se stessa non implica nessun impedimento del giudizio, nella stabilità, nell’affidabilità, né nelle generali capacità sociali e professionali. È necessario abbandonare ogni posizione <>; la deontologia pedagogica richiama al dovere di aprire <> per tutti i soggetti con cui s’interagisce. Oggi, nel nostro Paese, i problemi non possono che continuare a esserci, l’importante è che noi continuiamo ad affrontarli, con resistenza in linea con la nostra deontologia pedagogica.
    Un lavoro collettivo, questo, che ha permesso una nuova visione riguardo le famiglie omogenitoriali, è curioso come questo lavoro di ricerca abbia portato a pensare che le famiglie omosessuali siano altrettanto fantastiche, addirittura quasi migliori, di quelle eterosessuali.
    “i sorrisi dei nostri figli sono la nostra rivoluzione” (cit. di una mamma omosessuale facente parte dell’associazione Famiglia Arcobaleno.)

  • 2011deglistefani scrive:

    Lavoro di: C.Chittò L.Colombo G.Degli Stefani E.Faj G.Giani G.Iazzetta

    1)CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Università Milano Bicocca, edificio U6, spazio studio.
    Mentre eravamo riunite per costruire un lavoro di gruppo,ci si è avvicinato un ragazzo dichiaratamente omosessuale che ci ha chiesto di firmare un foglio per poter divulgare nel contesto universitario le attività svolte da e su gli omosessuali.

    2)GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI:
    Da questo episodio abbiamo deciso di focalizzare il nostro
    lavoro riguardo agli stereotipi e pregiudizi sull’OMOSESSUALITÀ.
    Il termine deriva dal greco”omoios”(uguale) e dal latino “sexus” (sesso),fu coniato nel 1869 per andare contro l’introduzione di una legge per la punizione di atti sessuali tra due persone di uguale genere.
    In Italia il termine appare per la prima volta nel 1894 e ancora oggi viene considerato un tabù perché va contro le leggi morali della società.

    3)CHE COSA SI DICE?

    Il nostro lavoro vuole intraprendere un excursus storico delle visione dell’omosessualità secondo tre elementi fondamentali:
    -CULTURA
    -LEGALITÀ
    -RELAZIONE CON GLI ALTRI

    A)CULTURA:
    STEREOTIPI NELLA STORIA:
    -GRECIA ANTICA = SAFFO (esempio positivo)
    L’omosessualità nell’Antica Grecia era, per le classi colte, una ricerca del bello e quindi indipendente dal sesso di chi veniva amato.
    Sessualità tra femmine:
    Le prime testimonianze di omosessualità tra donne sono note negli scritti della poetessa Saffo, proveniente da Lesbo. La donna aveva aperto una scuola dove le fanciulle si riunivano per alcuni anni imparando a vivere in comunione.
    Con il termine lesbica si indica una donna con orientamento sessuale e affettivo nei confronti di altre donne. Il termine deriva dall’isola di Lesbo, dove visse la poetessa Saffo nel VII secolo a.C., che nei suoi versi esaltò la bellezza della femminilità e dell’eros tra donne,punti focali del suo progetto scolastico.
    Sessualità tra maschi:
    L’idea che i rapporti sessuali con i giovani maschi potessero sollevare preoccupazioni può sembrare strano in una società come quella Greca – che ben tollerava l’omosessualità, in quanto i greci nell’amore cercavano il bello indipendentemente dal sesso di chi amavano; pertanto, amare donne o ragazzi era solo una faccia diversa della stessa medaglia.
    Amare i ragazzi era una pratica permessa dalle leggi, celebrata nei riti e dalla letteratura; diventavano oggetto di scherno però i ragazzi che si concedevano troppo facilmente, o gli effeminati; il rapporto tra uomini nell’antica Grecia sollevava problemi morali di grande complessità, specialmente nell’amore perfetto, quello tra un adulto (attivo) e un giovane (passivo) che non avesse ancora completato la propria formazione: esso era parte dell’educazione, all’amore in questo specifico caso.
    Mentre l’amore tra due giovanissimi era cosa ordinaria – a prescindere dai ruoli – il rapporto tra uomini adulti poteva a volte venir elogiato per la tenacia con cui era mantenuto; questi tipi di rapporto non provocavano comunque grandi dibattiti sulla morale, alimentati solo dai rapporti con grande differenza d’età.

    - METÀ 1800/PRIMI 1900= FREUD (esempio negativo)
    L’opera in cui Freud parla di omosessualità si intitola “Tre saggi sulla sessualità” lasciando intravedere il lato negativo di questa condizione tramite l’uso delle parole e dei loro significati.
    Egli infatti si occupa in quest’opera di:” Aberrazioni sessuali causate da un diverso sviluppo della psiche tipico di persone aventi pulsioni sessuali contrarie alla norma”.E di “Invertiti”. Parole dichiaratamente negative e pregiudicanti di coloro che sperimentavano un’attrazione verso una persona del loro stesso sesso.

    - METÀ 1900 = SECONDA GUERRA MONDIALE – campi di concentramento (esempio negativo)
    Epoca storica di grande pena per coloro i quali erano ritenuti omosessuali.
    Infatti Hitler nel “Main Kampf”,manifesto del partito nazista affermava che: “le relazioni sessuali dovevano essere finalizzate al processo riproduttivo,essendo loro scopo il prosieguo dell’esistenza del popolo, piuttosto che la realizzazione di un piacere individuale”
    Da questa frase si spiega l’avversione contro gli omosessuali ritenuti “malati” e “incapaci di far progredire la specie”.

    B)LEGALITA’:

    -1935, PERIODO NAZISTA = “PARAGRAFO 175″ (esempio negativo):Esso era una misura del codice penale tedesco che considerava un crimine i rapporti sessuali di tipo omosessuale tra uomini: “Un uomo che commette atti licenziosi e lascivi con un altro uomo o permette l’abuso su di sè deve essere punito con l’imprigionamento”.

    -EPOCA ATTUALE=MATRIMONI GAY (esempio negativo)
    I matrimoni gay, ad oggi, risultano impossibilitati dalla normativa italiana sul diritto di famiglia. Tali tipi di unione infatti vengono ritenuti non coincidenti con i principi del nostro ordinamento.Tuttavia la Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo, La Carta di Nizza e diverse Risoluzioni del Parlamento Europeo hanno sancito per molti anni la necessità di evitare discriminazioni sulla base dell’orientamento sessuale nel diritto ad avere una famiglia.
In tutto questo l’Italia si pone al di fuori di qualsiasi confronto giustificandosi con il ricorso ad una matrice religiosa che determinerebbe l’impossibilità di celebrare matrimoni gay.
    La formulazione degli articoli della nostra Carta Fondamentale è però talmente illuminata da lasciare spazio non solo al riconoscimento delle unioni di fatto ma persino ai matrimoni gay, in quanto il matrimonio non viene definito come l’unione di un uomo ed una donna, ma viene lasciata ampia libertà al legislatore nella disciplina dei singoli aspetti meritevoli di tutela.

    ART.2:Nella nostra costituzione l’art. 2 stabilisce che:”La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”


    Ovviamente la famiglia è una formazione sociale in cui l’individuo svolge la sua personalità, e su questo non è possibile obiettare alcunché.

    ART.3:Non solo, perché l’art. 3 sempre della nostra Costituzione, recita:

”Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”

    Ora, questi due articoli sono inseriti in una parte della Costituzione intitolata “Principi Fondamentali”, dunque non un capitoletto messo lì per caso, ma il primo e più importante di tutta la Costituzione stessa.

Già questo dovrebbe far riflettere, in quanto costituisce la base di ogni discussione in merito ai diritti civili.

    -1960/1980= EMANCIPAZIONE OMOSESSUALE-ARCIGAY (esempio positivo)
    L’esordio del movimento omofilo avviene a Berlino nel 1897;ma è soprattutto introno al mio 1920 che in Germania si afferma il movimento omosessuale di massa che durerà fino agli anni della persecuzione nazista( 1930).
    La rivolta vera e propria però si scatena alla fine degli anni ’60 in America, nel più famoso locale gay di New York: lo Stonewall Inn,durante la quale gli omosessuali si ribellano agli agenti di polizia.
    Anni dopo, nel 1980, con la scoperta dell’Aids si ha un declino dei movimenti a favore degli omosessuali, ma nonostante ciò è proprio in quel periodo che nasce in Italia l’Arcigay,la più importante organizzazione omosessuale italiana la quale ha lo scopo di tutelare i diritti di gay e lesbiche tramite diversi tipi di servizi: tutela giuridica,prevenzione contro l’Aids e le malattie sessualmente trasmissibili, prevenzione e lotta alla discriminazione.

    C)RELAZIONE CON GLI ALTRI:
    - Riferendoci al contesto di partenza possiamo dire che sia considerevole il fatto che le firme di coloro che sono stati interpellati dal ragazzo che le raccoglieva fossero principalmente di ragazze. Questo ci porta a capire che il genere maschile eterosessuale risulta parecchio diffidente nei confronti di tale argomento, spesso ignorandolo o criticandolo in modo fortemente negativo. Inoltre questa situazione ci ha portate a pensare al fatto che gli omosessuali debbano necessariamente creare situazioni di incontri,manifestazioni e convegni,per la conoscenza degli stessi e per la loro accettazione.; cosa che nella nostra epoca ormai così avanzata dovrebbe essere del tutto naturale.
    Ne consegue il fatto che le principali amicizie che i ragazzi omosessuali ma non solo instaurano sono con il genere femminile; in primo luogo in quanto si sentono più simili a loro e secondariamente perché hanno l’impressione di sentirsi maggiormente accettati nella loro “diversità”.

    -1994= PRIMO GAY PRIDE (esempio positivo)
    L’espressione inglese Gay pride (letteralmente: “orgoglio gay”) richiama in italiano due concetti distinti: quello di “Fierezza gay” e quello di Gay Pride Parade, la marcia dell’orgoglio gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969.

    L’”orgoglio gay” si basa su tre assunti:
    -che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono,
    -che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna,
    -che l’orientamento sessuale e l’identità di genere sono innati o comunque non possono essere alterati intenzionalmente
    L’uso più diffuso affermato in Italia è però quello come abbreviazione di “Gay Pride parade”, cioè “marcia” (o “manifestazione”) “dell’orgoglio gay”.
    In questo senso nel linguaggio colloquiale “Gay Pride” indica normalmente la manifestazione e le iniziative che si svolgono ogni anno in occasione della “giornata dell’orgoglio LGBT”, nei giorni precedenti o successivi alla data del 28 giugno, che commemora la rivolta di Stonewall di New York del 1969, data simbolica di inizio del movimento di liberazione omosessuale.

    4)FONTI SCRITTE/IMMAGINI STEREOTIPI:

    A)FONTE: ARTICOLO 2 E ARTICOLO 3
    B)COSA EMERGE?: siamo tutti uguali di fronte alla legge.
    C)QUALE IMMAGINE GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE: dagli articoli si evince che la Costituzione Italiana si opera nell’intento di tutelare tutti i cittadini a prescindere dalla loro sessualità; al contrario della società che con i suoi pregiudizi e preconcetti li porta all’emarginazione.

    A)FONTE: PARAGRAFO 175
    B)COSA EMERGE?: Ai tempi del razzismo, al contrario di oggi, in Germania, i pregiudizi sociali erano alimentati e supportati dalla legge.
    C)QUALE IMMAGINE GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE?: Fino alla metà degli anni ’90 non vi era la possibilità di esprimere il proprio “io” e la propria sessualità.

    A)FONTE: “A ME PARE UGUALE AGLI DEI”
    B)COSA EMERGE?:E’ una poesia di Saffo che sembrerebbe descrivere senza timore di giudizi l’argomento omosessualità.
    C)QUALE IMMAGINE GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE?: E’ necessario che ogni persona possa esprimere liberamente la propria inclinazione sessuale che non deve essere considerata oggetto di pregiudizi se diversa da quella delle altre persone.

    5)FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE:

    A)FONTE:http://www.youtube.com/watch?v=TTg7z0FEY4c
    B)COSA EMERGE?:Questo video vuole dimostrare, in modo ironico, che esiste ancora una percentuale alta di persone che considera l’omosessualità una patologia, quindi qualcosa da cui si dovrebbe guarire.
    C)QUALE IMMAGINE GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE?: Chiusura mentale della società.

    A)FONTE:http://www.youtube.com/watch?v=KbJpo4odb-U&ob=av2e
    B)COSA EMERGE?: Anna Tatangelo, in questa canzone, rappresenta quella parte di società non influenzata da stereotipi comuni e che di conseguenza convive serenamente con la diversità.
    C)QUALE IMMAGINE GIUDIZIO SI VUOLE COMUNICARE?: Bisogna mostrare la propria identità combattendo contro “tutto e tutti” ricordando che non siamo “sbagliati” ma semplicemente unici!

  • clelia scrive:

    2011, PREGIUDIZI E STEREOTIPI: ANCORA ATTUALI
    D. Capoferri R. Festucci C. Di Maria C. Iiritano C. Garbelotto G. Licinio A. Comi L. Granelli
    M. Ebbing

    CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Il nostro gruppo di lavoro, partendo dal quotidiano e dalle nostre esperienze dirette ha trattato la condizione lavorativa delle donne straniere immigrate in Italia e il modo in cui i pregiudizi influiscono sulla loro vita e la loro professione lavorativa.

    GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI:
    Donne straniere lavoratrici in Italia.

    CHE COSA SI DICE:
    confrontandoci sul tema scelto sono emersi i pregiudizi che abbiamo noi e che sono facilmente riconducibili nella mentalità collettiva, quali:

    – Lavoro assistenziale o di cura VS lavoro intellettuale, professione di alto livello( laurea )
    Devono riacquistare il titolo di studio.
    – Credenza secondo cui sono più adatte ai lavori pesanti ( rif. Pag 87-88 Immigrati e tempo libero).
    – Salario inferiore ad una donna italiana
    – Lavoro in nero
    – Differenza causata da episodi di furto di oggetti di valore
    – Legame lavorativo che diventa legame matrimoniale in funzione dell’eredità ( film : Io, loro e Lara, Verdone )
    – Restii ad assumere per problemi legati alla differenza di lingua e di mentalità
    – Discriminazione razziale di alcune etnie rispetto ad altre, per l’aspetto e per la permanenza
    – Pregiudizi legati all’aspetto esteriore ( colore, odore, abbigliamento, … )
    – Approfittarsi della condizione di svantaggio data dall’essere straniero
    – Differenza di trattamento rispetto ai colleghi italiani
    – Tendenza a dare del “tu” piuttosto che del “lei”

    FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI
    L’opera fondamentale di Thomas (scritta in collaborazione con F. Znaniecki) è Il contadino polacco in Europa e in America, pubblicata fra il 1918 e il 1920.Si tratta di un lavoro che riguarda le condizioni degli immigrati polacchi a Chicago: la sua principale caratteristica è l’assunto che il comportamento degli immigrati non è comprensibile senza far riferimento alla loro storia, al paese dal quale provengono e alle motivazioni che stanno dietro l’emigrazione. E’ un assunto su cui vale ancora la pena di riflettere. Animato da uno spirito riformatore, Thomas individuava nella formazione di istituzioni capaci di permettere la progressiva integrazione degli immigrati nel nuovo ambiente, la chiave per evitare processi di disgregazione sociale e conflitti interetnici.
    Il metodo usato per condurre la ricerca è quello delle “storie di vita” che consiste nel raccogliere qualsiasi documento indiretto (es. lettere) e diretto (biografie fatte scrivere appositamente). L’intento dei due autori era quello di dimostrare come nell’azione si possa analiticamente distinguere da un lato l’atteggiamento (cioè un orientamento della coscienza individuale), dall’altro, il “valore sociale” (cioè qualsiasi realtà la quale abbia significato per i membri di una qualsiasi unità sociale). Valori sociali e atteggiamenti si intrecciano in modo tale che ogni valore sociale è necessariamente dovuto a un insieme di atteggiamenti individuali e valori sociali precedenti e così pure per ogni atteggiamento.

    All’interno del film Io, Loro e Lara, nei primi secondi si può notare una situazione stereotipata secondo cui la figura della donna straniera lavoratrice, non solo è ricondotta al ruolo di badante, ma anche che il suo ruolo lavorativo si trasformi in un ruolo matrimoniale con il solo scopo di usufruire dell’eredità del “povero disgraziato”.
    http://www.youtube.com/watch?v=rdYWALvgXMg

    Lo scatch di cui segnaliamo il link viene mostrato in modo diretto e divertente l’immagine stereotipata che gli italiani hanno delle donne straniere nel ruolo di donne delle pulizie.
    http://youtu.be/Lx2JPXob0yQ “Lavoro (s)velato”

    http://youtu.be/srZXogagK6E “Ucraina Italia e ritorno?I parte”
    http://www.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fyoutu.be%2F6zOw45TuIIo&h=eAQGWQa8kAQFF0DDZIPEoJ-OAUQf6xIA6Phi0BldyHGeDRg “Ucraina Italia e ritorno? II parte”
    In questo documentario si evidenziano le condizioni di sfruttamento a cui sono sottoposte le donne ucraine.
    Le aspettative e speranze che tali donne nutrono nei confronti del mito italiano sono spesso deluze perché non considerano tutte le variabili in campo: la precarietà, cattive condizioni lavorative, lavoro non qualificato, le discriminazioni e le difficoltà d’integrazione.
    Ciò che ci ha colpito maggiormente è l’immagine del “filo bianco”che pensavamo fosse metaforico ed invece si è rivelato essere tristemente reale. A questi episodi si aggiunge il dramma familiare che causa l’allontanamento dalla terra di origine e può provocare rotture familiari.

    FONTI/DOCUMENTI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPO/LUOGO IN QESTIONE:

    – Nome e cognome
    Dago

    – Quanti anni hai?
    32 anni

    – Da quanti anni sei in Italia?
    Da 4 anni si è trasferito in Italia dal Congo

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    Da sola.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    Nessuna aspettativa. Nel mio paese lavoravo, mia sorella mi ha chiesto di venire in Italia per lavorare. Pensavo di trovare una situazione migliore, ma non era come pensavo. Perché ho perso il mio posto di lavoro e qui facevo un lavoro che non richiede nessuna qualifica. Ora l’ho perso e sto cercando ancora.
    In africa stavo molto meglio, ma ciò che mi fa stare qui è la medicina. Il settore sanitario è più curato, è seguito bene. Qui lavoravo per troppe poche ore, lavoravo in un albergo come cameriera ai piani.

    – Qual è il tuo lavoro?
    Per ora non ho lavoro.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    no.

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Si come badante, non mi hanno presa perché sono di colore.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    Non avevamo neanche una pausa, per bere il caffè o fumare. Dipendeva un po’ dalle giornate, ma durante l’orario di lavoro non c’erano pause. Avevamo due giorni liberi durante la settimana, sabato e domenica c’era sempre da lavorare.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    No, trattavano tutti allo stesso modo.
    Spero di trovare qualcosa in futuro, vorrei trovare un lavoro come farmacista perché ho anche il diploma ottenuto nel mio paese, ma qua non è valido.

    – Nome e cognome
    kamuri

    – Quanti anni hai?
    31 anni

    – Da quanti anni sei in Italia?
    In italia da 12

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    A 22 anni, è arrivata in Italia, a Roma da sola, dove ha trovato un lavoro fisso come badante, insieme a sua sorella e a sua cognata.
    dopo si è trasferita a Milano.
    Suo marito è arrivato in Italia nel 2003 e adesso hanno due figlie piccole.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    soldi, trovare un lavoro.
    ha lasciato un lavoro in una ditta di fiori nel suo paese, per lo stipendio basso.

    – Qual è il tuo lavoro?
    non ha trovato ancora quello che cercava, una sistemazione adeguata. (marito è rimasta x 4 anni senza lavoro, lei è rimasta incinta della 2^ figlia, affitto da pagare, tante spese…). Attualmente lavora come colf.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    No, non ha mai subito delle discriminazioni

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Non le è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la sua provenienza straniera. infatti, tre giorni dopo il suo arrivo a Milano, ha trovato lavoro in una famiglia con due figli, come colf.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    Prima della nascita della 1^ figlia, kumari non aveva tempo libero, perchè svolgeva 2 lavori ogni giorno, per un totale di 10 ore giornaliere.
    In quel periodo, il marito è stato senza lavoro x 4 anni.
    Ora, invece, kumari lavora fino all’ora di pranzo in una sola famiglia, però non ha lo stesso tempo libero, in quanto il resto della giornata si prende cura delle sue due figlie. la sua necessità sarebbe però quella di trovare un lavoro anche il pomeriggio, per riuscire a pagare le spese varie, senza cosi’ tante difficoltà e ristrettezze. ( lasciando le figlie a delle amiche compaesane)

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    non vissute sulla sua pelle, ma una sua amica le ha riferito di essere stata trattata in malo modo dalla signora dove faceva la badante, per il fatto di essere straniera.

    – Nome e cognome
    edita
    – Quanti anni hai?
    30

    – Da quanti anni sei in Italia?
    è in Italia da quasi 10 anni.

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    è venuta qui da sola dalla Polonia; ora ha un compagno italiano.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    Pensava di trovarsi bene , le piaceva l’idea di venire in Italia, conoscere il paese, le persone… voleva guadagnare dei soldi per andare all’università.

    – Qual è il tuo lavoro?
    Commessa

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    non ha mai subito discriminazioni sul lavoro.

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Non le è stata mai preclusa alcuna possibilità lavorativa per via della sua provenienza straniera. (” Dove lavoro io, queste cose non ci sono!!”)

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    Un pò. Questo dipende anche dalla sua scelta di lavorare full-time.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    Assolutamente no. ( ” Siamo trattate tutte uguali; quando ci dicono qualcosa, ce lo dicono a tutte”)

    – Nome e cognome
    Tahani

    – Quanti anni hai?
    45 anni

    – Da quanti anni sei in Italia?
    è in Italia da 17 anni.

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    è venuta in Italia dall’egitto per raggiungere suo marito, che era già qui.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    continuare a trovare un lavoro . In Egitto insegnava Arabo.

    – Qual è il tuo lavoro?
    non trovando lavoro come insegnante, ha organizzato un gruppetto di bambini, compresi i suoi figli, per insegnare loro l’arabo.
    Si è adattata, facendo anche la baby-sitter, volontaria presso Caritas & moschea.
    Attualmente fa l’aiuto educatrice in un asilo nido.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    A volte, ha subito discriminazione, più fuori dal contesto lavorativo però, per il fatto di indossare il velo.

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Non le è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per via della sua provenienza straniera, perchè, avendo suo marito che lavorava, poteva scegliere il lavoro più adatto a lei e l’ambiente giusto.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    – Il suo lavoro di educatrice la impegna solo la mattina, però nonostante questo gli impegni sono molti e diversi, tra il volontariato in moschea, il ruolo di mediatrice interculturale in un corso di taglio e cucito presso un’associazione.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    Si’, ma ha l’abitudine di metterle subito in luce, per mettere le cose in chiaro fin dal principio.

    – Nome e cognome
    Kanthi

    – Quanti anni hai?
    Non gliel’ho chiesto

    – Da quanti anni sei in Italia?
    31 anni

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    Con tutta la sua famiglia: lei, suo marito e due figlie

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    Il suo paese è lo Sri Lanka, lei ha studiato la storia e l’arte italiana a scuola, le è piaciuta tanto ed era curiosa. Arrivata in Italia ha potuto visitare i posti che aveva studiato ( precisa di aver studiato la storia su Mussolini e di aver visitato i palazzi di Napoli).

    – Qual è il tuo lavoro?
    Lavora come operaia chimica presso una farmaceutica.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    Riflette e sostiene che tanti subiscono questa preclusione, ma lei sostiene di non averlo subito, l’hanno subito accettata.
    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera? Dice che non sa se alcuni suoi colleghi provano un senso discriminante nei suoi confronti e se questo dovesse esserci, lei non lo ha mai notato e non ha avuto modo di vederlo.
    Prosegue raccontando i lavori che ha fatto: Baby-sitter, collaboratrice domestica ed operai da tanti anni.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    Oltre all’operaia in passato ha fatto anche altri lavori e questi si concentravano soprattutto alla sera e non ha avuto il tempo necessario per badare alle sue figlie, invece ora ha il tempo per riuscirci, era in regola.
    No, in nero no, solo se qualche signora le chiede aiuto perchè assente o malata, ma poi ha sempre ricevuto i contributi.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    No, sia il datore di lavoro sia i colleghi le hanno sempre portato rispetto, anche perchè il lavoro che fa non può dare loro la possibilità di trattarla in modo differente, dato che fanno tutti la stessa cosa. Lei ribadisce di non aver subito nessun differenza e aggiunge che sia gli italiani sia gli immigrati non portano pazienza, si innervosiscono per poco perchè hanno studiato nel loro paese e poi giungendo in Italia sono costretti ha fare ciò che trovano.
    Prosegue dicendo che quando lavorava come collaboratrice domestica sua mamma la rimproverava perchè le aveva sempre detto che avendo studiato avrebbe fatto un lavoro migliore.

    – Nome e cognome
    Eva

    – Quanti anni hai?
    28 anni

    – Da quanti anni sei in Italia?
    È in italia da 4 anni

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    Eva si è trasferita qui da sola, per motivi di lavoro, e occasionalmente la sua famiglia viene a trovarla qui in Italia.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    Eva è di origini ungheresi e proviene dalla Romania. Riferisce che si è trasferita in Italia per motivi economici, perché è geograficamente vicino al suo paese, perché prima di partire molte persone della Romania si spostavano in Italia, perché sentiva un’attrazione verso l’Italia e perchè era a conoscenza del fatto che in Italia, in media, è possibile raggiungere uno stipendio medio di almeno 1000 euro, cosa che nel suo paese non è nemmeno lontanamente pensabile, in quanto uno stipendio di una infermiera professionale ( suo lavoro) raggiunge un massimo di 200 euro nonostante il tenore di vita costi come qui in Italia.
    Effettivamente Eva ha trovato ciò che si aspettava, e con il suo stipendio, ora riesce ad aiutare anche la sua famiglia.
    Eva riferisce anche che nel suo paese un infermiera professionale, non solo viene pagata di meno, ma deve svolgere molti meno compiti di una infermiera professionale italiana, a suo giudizio, un infermiera del suo paese “ non fa quasi niente” rispetto ai compiti che deve svolgere qui in Italia.
    Eva riferisce che qui in Italia l’infermiera professionale “ fa tutto”, per esempio il “giroletto”, nel suo paese, diversamente dal nostro, non è un compito inerente al ruolo di infermiera professionale.

    – Qual è il tuo lavoro?
    Eva lavora come infermiera professionale presso l’ufficio Dab nell’Univeristà Bicocca di Milano e presso Il reparto di Dermatologia dell’Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    Eva riferisce di non aver mai avuto problemi di assunzione a causa della sua provenienza straniera, tuttavia racconta di una sua amica che, in quanto extracomunitaria ( cioè non proveniente da un paese appartenente all’UE) non è stata assunta come infermiera professionale.
    Inoltre Eva testimonia il fatto che, per esempio, nei concorsi pubblici per infermieri professionali è molto più facile che a parità dei seguenti requisiti generali e specifici:

    a) cittadinanza italiana, fatte salve le equiparazioni stabilite dalle leggi vigenti, o cittadinanza di uno dei Paesi dell’Unione Europea;

    b) idoneità fisica all’impiego;

    c) non essere stato escluso dall’elettorato attivo;

    d) non essere stato destituito o dispensato dall’impiego presso una pubblica amministrazione ovvero licenziato a decorrere dall’1.09.1996;

    e) laurea infermieristica ovvero diploma universitario per infermieri conseguito in base al precedente ordinamento, riconosciuto equipollente, ai sensi delle vigenti disposizioni, ovvero diploma ai fini dell’esercizio dell’attività professionale del profilo a concorso e precisamente diploma di infermiere professionale;

    f) iscrizione al Collegio degli infermieri, attestata da certificato in data non anteriore a sei mesi rispetto a quella di scadenza del bando di concorso. L’iscrizione all’albo professionale di uno dei Paesi dell’Unione Europea consente la partecipazione al concorso, fermo restando l’obbligo dell’iscrizione all’albo in Italia prima dell’assunzione in servizio.

    assumano una persona italiana di origine piuttosto che una straniera.

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Eva riferisce che le capita frequentemente di svolgere compiti che non sono inerenti alla sua mansione, come per esempio : aiutare a togliere indumenti, per esempio giubbotti, spostamenti che non si svolgono all’interno dei servizi igienici, accompagnamenti vari al bar.
    Eva riferisce anche che a volte sia presso l’ufficio Dab sia presso il policlinico si verifica un eccessivo carico di lavoro che non le spetta.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    Eva testimonia che il suo tempo libero è poco e scarso, e ciò è dovuto all’eccessivo tempo impiegato a lavorare. Inoltre quando le si presentano occasioni di tempo libero, Eva preferisce riposarsi a seguito delle incessanti ore lavorative. Eva riferisce che il suo contratto stabilisce che le ore da svolgere in veste di infermiera professionale sono 37 alla settimana, mentre in realtà, il tempo trascorso a lavorare raggiunge anche le 60 ore settimanali, di cui non tutte, e non sempre, sono pagate.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    Eva riferisce che ci sono certamente forti differenze di trattamento sul posto di lavoro a seconda che si sia italiani o stranieri. Per esempio, le coordinatrici o caposala, tendono a fare molte più osservazioni riguardanti le mansioni lavorative a persone straniere rispetto a quelle italiane. Altra differenza di trattamento è il molto meno controllo sulle colleghe italiane da parte delle caposala, per cui esse si possono permettere di fare o non fare cose che per una infermiera professionale straniera non sono nemmeno lontanamente pensabili.
    Eva inoltre ha raccontato un episodio di razzismo proprio sul posto di lavoro presso il policlinico in cui lavora: la caposala o coordinatrice ( italiana) esprimeva verbalmente, di frequente, di rifiutarsi di lavorare con persone straniere davanti alle dirette interessate. In seguito, la caposala è stata rimossa dal proprio incarico.
    Eva inoltre, tra i pregiudizi e preconcetti che ci sono venuti in mente, si trova d’accordo con: il fatto che il salario delle donne straniere sia inferiore a quello delle donne italiane, ma solo per quanto riguarda il lavoro in nero; il fatto che il legame lavorativo si trasformi in un legame matrimoniale in funzione dell’eredità della persona residente nel paese ospitante; il fatto che vi siano discriminazioni, non di alcune etnie rispetto ad altre, ma legate alla diversità di documenti giuridici, quali il permesso di soggiorno; il fatto che ci si approfitti della condizione di svantaggio di straniero e il fatto che vi siano differenze di trattamento a seconda che si sia italiani o meno.

    – Nome e cognome
    Nuora

    – Quanti anni hai?
    31 anni

    – Da quanti anni sei in Italia?
    Marocco

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    Sono qui da 11 anni

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    L’aspettativa che avevo era quella di trovare il paradiso…..lavoro e casa in sostanza. Concretamente non mi e’ andata malissimo ma inizialmente ho trovato molte difficolta’

    – Qual è il tuo lavoro?
    Nuora lavora come operaia presso una fabbrica

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    Si, in passato ho subito delle discriminazioni sul posto di lavoro

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Si, nel 2003 quando ho cercato lavoro in un’impresa di pulizia mi e’ stato detto che non potevo essere assunta perche’ straniera

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    No, non credo

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    Credo ci siano delle differenze che pero’ vengono nascoste

    – Nome e cognome
    Yasmin

    – Quanti anni hai?
    44

    – Da quanti anni sei in Italia?
    Mi sono trasferita dall’egitto 23 anni fa.

    – Sei qui con la tua famiglia o sei qui da sola?
    Mi sono trasferita qui per seguire mio marito, il quale gestiva un ristorante a Milano insieme al cugino.

    – Prima di partire dal tuo paese, quali erano le tue aspettative sull’Italia? E cosa hai trovato concretamente?
    Quando mi sono trasferita in italia pensavo che tutti fossero ricchi, che mangiassero la carne tutti i giorni..poi invece i primi tempi è stata dura..mio marito guadagnava poco, perchè non era come ora che è di moda mangiare la nostra cucina tipica..all’epoca eravamo in pochi ancora qui a milano ad essere dell’egitto.

    – Qual è il tuo lavoro?
    Lavoro come bebysitter per una famiglia italiana.

    – Hai mai subito delle discriminazioni in ambito lavorativo?
    Quando mi sono trasferita qui dall’egitto si..le donne egiziane musulmane erano poche, che portavano il velo ancora meno! Molto spesso non mi prendevano con delle scuse banali ma sapevo che era legato a quello che portavo in testa(il velo)..oggi non più, ormai parlo bene l’italiano e ho la doppia cittadinanza, oggi per noi è più facile..anche chi si trasferisce qui da poco non capisce che per quanto è difficile per loro, per noi che eravamo i primi ad esserci trsferiti lo è stato ancora di più!

    – Ti è stata mai preclusa una possibilità lavorativa per la tua provenienza straniera?
    Si, è successo delle volte.

    – Credi che il lavoro che svolgi ti precluda la possibilità di avere del tempo libero?
    No,ho tempo per stare con la mia famiglia, la domenica è libera..sono fortunata.

    – Noti delle differenze di trattamento rispetto alle tue colleghe italiane?
    Delle volte è capitato, ma ormai non ci faccio più caso.

    COMMENTO ALLE INTERVISTE

    Grazie a questo lavoro abbiamo scoperto degli aspetti della vita di queste donne immigrate in Italia: le loro condizioni lavorative e sociali sono molto più difficoltose rispetto a quelli di noi donne italiane; hanno consapevolezza dei vantaggi/svantaggi che vivono risiedendo nel nostro paese ma hanno intenzione ugualmente di prolungare la loro permanenza in Italia, perché il fattore economico incide maggiormente su di loro rispetto alle problematiche connesse all’esser straniere. Da queste interviste emerge comunque la difficoltà d’integrarsi: nella maggior parte dei casi il territorio italiano è incapace di favorire un’ottica d’integrazione verso il diverso.
    È inoltre emerso che l’attività lavorativa preclude la possibilità di tempo libero nella misura in cui una persona ha l’esigenza di intraprendere diverse attività lavorative (il fenomeno interessa anche gli italiani).
    “L’immagine che emerge è quella di una società che deve ancora imparare ad essere aperta, dinamica che intenda riconoscere nella maniera più estesa il valore del cambiamento” (Giusti, Immigrati e tempo libero).

  • nadi scrive:

    E. Brioschi N. Cantafio V. Di Bella F. Esena V. Langella M. Lico A. Lupato
    LAVORO DI GRUPPO: GLI ALBANESI
    1. CONTESTO DI RIFERIMENTO
    Abbiamo svolto la nostra ricerca servendoci principalmente di Internet, ascoltando racconti di amici e famigliari con una conseguente rielaborazione personale dei contenuti,svolgendo osservazioni nel contesto universitario e in vari contesti urbani (Stazione FS centrale, viale Giulio Cesare a Novara, via Leonardo da Vinci a Vimodrone…)

    2. GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: di chi si parla?

    In Italia risiedono circa 420.000 albanesi per motivi di lavoro, di studio o familiari e stanno diventando una parte importante della società italiana, così come delle profonde trasformazioni che la attraversano. Da qualche anno però, gli albanesi non sono più gli ‘extracomunitari’ più dibattuti dai media italiani, perché, se da una parte non primeggiano più nella cronaca nera dall’altra l’informazione sull’evoluzione dell’immigrazione albanese è carente.
    -Storia immigrazione:
    Diciotto anni fa i primi migranti apparvero improvvisamente, provenienti dall’altra sponda dell’Adriatico e sbarcarono in massa sulle nostre coste. Nella prima fase dell’immigrazione albanese, oltre alle difficoltà di inserimento in un paese poco abituato all’immigrazione quale era l’Italia fino a 20 anni fa, gli albanesi si sono trovati ad affrontare la pessima immagine di loro che nei primi anni si è diffusa; infatti erano considerati gente pericolosa, propensa a delinquere e alla violenza. Tale situazione può essere considerata una sorta di stigmatizzazione, alimentata da una serie di pregiudizi e dai media, impreparati al fenomeno. I lunghi anni di storie negative hanno prodotto un orientamento dell’opinione pubblica italiana difficile da modificare: per questo motivo, oggi, tra le paure degli italiani, gli albanesi sono al secondo posto dopo i romeni. Passeranno ancora molti anni prima che tali pregiudizi perdano del tutto attualità, come la storia insegna, ad esempio, nel caso degli emigrati italiani in Svizzera, Germania o Stati Uniti nello scorso secolo.
    -Dati numerici:
    La comunità albanese in Italia, dal punto di vista lavorativo, può essere così ripartita: occupati netti 216.000 unità, lavoratori autonomi registrati presso le Camere di commercio 15.000, minori 101.000, corrispondenti ad un quinto del totale ed altre 88000 persone, presenti sul suolo italiano per motivi di famiglia o per motivi di inserimento.
    È il Nord Ovest l’area di maggiore insediamento con il 33,5% di presenze albanesi, ma diversamente da quanto avviene per altri immigrati in Italia sono le regioni centrali a collocarsi in seconda posizione (27,2%) seguite a breve distanza da quelle del Nord Est (26,8%).
    L’ingresso in Italia per i lavoratori albanesi è regolamentato nell’ambito del sistema del decreto flussi annuale, tuttavia con quote privilegiate. Nel triennio 2005-2007 (dati Ministero dell’Interno) attraverso i decreti flussi sono state 41.221 le istanze di assunzione presentate presso lo sportello unico a favore di lavoratori albanesi, pari al 6,2% del totale stranieri. Le denunce complessive dei sette anni del periodo 2000 – 2006 riguardanti gli albanesi sono numericamente inferiori a quelle presentate nei dieci anni degli anni ’90, mentre è avvenuto il contrario per alcune tipologie di reato, tipiche delle organizzazioni criminali (associazioni di tipo mafioso e traffico di sostanze stupefacenti): sta in questi dati il diverso andamento tra criminalità individuale e criminalità organizzata. Le cifre indicano una notevole riduzione della criminalità dovuta ad una migliorata situazione socio-economica della comunità e sembra anche essersi affievolita la diffidenza degli albanesi nei confronti degli italiani.

    Da interviste esistenti, la maggior parte degli intervistati afferma di percepire il pregiudizio e la propensione alla discriminazione ma di non aver subito in prima persona tale discriminazione e di non esser stata ostacolata da essa nel proprio percorso in Italia. Sembra piuttosto che gli elementi che la comunità albanese percepisce come fonti di pregiudizio e di limitazione siano gli stessi che vengono espressi dall’opinione pubblica italiana: la burocrazia, l’economia e il nepotismo.
    -Situazione oggi:
    Nell’ultimo periodo è da sottolineare la forte tendenza ad investire e ad acquistare abitazioni proprie nel paese ospitante, fenomeno che riguarda non solo gli albanesi ma la maggior parte dei migranti residenti in Italia. Attualmente i migranti costituiscono il 20% degli acquirenti di abitazioni in Italia, mentre l’imprenditoria straniera, che cresce a ritmi sempre più accelerati ogni anno, vede gli albanesi al terzo posto dopo cinesi e marocchini. In conseguenza di ciò iniziano a ridursi i legami con l’Albania, costituiti per lo più dai rapporti familiari e sociali, senza una chiara prospettiva di ritorno, o di investimento nel paese d’origine. Negli ultimi anni gli enti statistici in Albania prevedono una progressiva riduzione delle rimesse degli emigrati che fino ad ora sono state la principale fonte di reddito per le fasce più disagiate della società albanese.
    Gli albanesi in Italia vivono sospesi tra la cultura d’adozione e quella di origine e quindi presentano una doppia identità. Tale caratteristica è tipica di tanti studenti albanesi che studiano negli atenei italiani e che, attualmente, sono circa 10.000. Solo il 5% di loro ha affermato di voler tornare in Albania, il restante rimane incerto, indeciso tra l’Italia, l’Albania e altri paesi occidentali dove potersi trasferire una volta terminati gli studi. Solo nelle generazioni più giovani che provengono da un’Albania urbana in grande crescita, si inizia a scorgere maggiore determinazione a voler tornare nel proprio paese dopo diverse esperienze di studio all’estero. Per ora, nonostante gli sforzi, le politiche proposte da Tirana e volte ad incoraggiare il rientro dei giovani dopo gli studi, non sembrano aver convinto i giovani e i migranti albanesi, qualunque sia la loro data d’arrivo, sono per lo più intenzionati a proiettare il proprio futuro in Italia, senza temere la recessione economica e senza lasciarsi scoraggiare dalla lenta burocrazia e dalla legislazione.

    Link di riferimento: http://www.balcanicaucaso.org/ita/Tutte-le-notizie/Gli-albanesi-in-Italia

    3. CHE COSA SI DICE.
    Abbiamo raccolto le espressioni e i concetti più diffusi riguardanti gli albanesi.
    1) Tra le Espressioni troviamo:
    -“Compagn d’un albanes”, ovvero una tipica espressione in dialetto milanese, usata in particolare subito dopo l’arrivo degli immigrati albanesi, che significa “come un albanese”, intendendo una persona incapace, non all’altezza dei cittadini del nord Italia;
    -“Sono dei tamarri”, è un espressione comune ai giovani d’oggi, sta ad indicare una persona ritenuta rozza, volgare, molto appariscente, che vuole mettersi in mostra ed il suo utilizzo assume spesso un’accezione ironico/sarcastica. Tale termine copre una gamma di comportamenti dalla semplice rozzezza goliardica, al bullismo, fino ad alcune forme di delinquenza giovanile. Le principali associazioni comportamentali che questo termine evoca riguardano l’aderenza a determinati modelli (vestiario, convivenza, tipo di linguaggio, forme di intrattenimento, interessi) e al ceto/luogo di appartenenza o al tipo di veicolo guidato;
    -“Vengono in Italia e credono di poter fare quello che vogliono, ma al loro paese rispettano le leggi”;
    -“In Italia hanno trovato l’America”, nel senso che per gli albanesi, l’Italia rappresenta un paese in cui poter realizzare i propri sogni, in cui poter “fare i soldi” e vivere bene, così come lo è stata l’America per molti altri.

    2) Aspetti, caratteristiche a cui si fa riferimento: Molti degli elementi che emergono fanno riferimento alla legalità. Essi infatti vengono principalmente classificati come: delinquenti, mafiosi, ladri, stupratori. Ma per alcuni sono invece: lavoratori e in particolare muratori.
    Altri concetti fanno riferimento alla cultura: arretrati, poveri, rozzi, tradizionalisti, maschilisti, simili ai meridionali, mentalità chiusa. Altri ancora riguardano le loro relazioni con gli altri: violenti, arroganti, spesso riuniti in bande, si escludono, si separano dagli italiani, non si integrano, usano spesso la violenza anche tra di loro, ognuno pensa per sé, senza scrupoli.
    Per quanto riguarda l’aspetto, gli albanesi vengono descritti come persone dai lineamenti duri, con la barba, con i capelli e gli occhi scuri e altri con capelli e occhi chiari, dalla carnagione olivastra, accigliati, con la mascella squadrata, trasandati e con una scarsa igiene personale.

    4. FONTI SCRITTE/ IMMAGINI DI STEREOTIPI (giornali, internet, testi, immagini, video…).
    Fonte 1: Gnosis, la rivista italiana di Intelligence n. 4/2005.
    Cosa emerge dalla fonte 1: Qui dopo un’accurata presentazione dello scenario politico ed economico del Paese viene espressa la grave pericolosità dei gruppi criminali albanesi ed in particolare di quelli mafiosi. L’articolo di 6 anni fa conduce una sorta di analisi “scientifica” del fenomeno, supportata da una serie di dati e riferimenti che promuovono un’immagine negativa. In particolare il dettagliato documento sottolinea e ribadisce la complessità dell’organizzazione criminale, che combina aspetti moderni quali la trans-nazionalità, altri tradizionali legati ad esempio alla rigidità disciplinare interna.
    La lettura infonde un profondo senso di diffidenza e pregiudizio nei riguardi del gruppo etnico, la cui minaccia per l’Italia è evidenziata in un apposito paragrafo. Secondo quest’ultimo la vicinanza geografica alla penisola favorirebbe la penetrazione capillare della delinquenza albanese nello scenario nazionale. Non mancano espliciti riferimenti alla clandestinità, vista come base ed elemento di avvio alla devianza propria dei singoli, nonché a quella di bande professionali che rendono consequenziale l’allarme sociale.
    Ancora, compaiono minuziosi particolari circa la concentrazione geografica della criminalità Balcanica (rilevata soprattutto nell’area salentina) e delle attività illegali prevalenti. Tra queste viene riservata una posizione di primo piano al traffico di armi, di autovetture di grossa cilindrata, di droga e di esseri umani.
    Quale immagine/giudizio si vuole dare: Gli illeciti vengono considerati sistematici e propri della cultura albanese in quanto tale, come dimostra il frequente ricorso alla falsificazione dei documenti, corruzione ed altre pratiche delittuose.
    Le frasi, gli aggettivi e le altre espressioni lessicali concorrono alla formulazione di un giudizio radicale nei confronti degli albanesi: “gestione efficace della tratta”, “ampia disponibilità di armi”, “fattori congiunturali che rendono ancor più competitivi” sono solamente una minima quantità dei concetti ricorrenti.
    La ricchezza dello scritto è all’origine dell’inevitabile impressione esercitata sul lettore, la cui preoccupazione è tanto più intensa poiché al luogo comune dell’albanese “violento e primitivo” è sostituito quello del delinquente efficiente ed evoluto.

    Fonte 2: “L’altra donna. Immigrazione e prostituzione in contesti metropolitani” di Emanuela Abbatecola.
    Cosa emerge: All’origine della tratta albanese di donne vi sarebbe una cultura intrisa di maschilismo e caratterizzata dalla sottomissione femminile.Nello specifico, l’opera cita un vero e proprio codice di consuetudini promulgato nel 1450 (il Kanunè) caratterizzato da principi che regolano la condizione della donna, il matrimonio e l’organizzazione sociale.
    Quale immagine/giudizio emerge: Il panorama emergente sarebbe quello di un totale assoggettamento fisico e psichico della donna all’uomo, tale da indurre il commercio del corpo qualora ritenuto necessario.
    Il punto di vista presentato sollecita l’idea di una mentalità misogina “per natura” e per ciò tale da legittimare lo sfruttamento più che in altri contesti culturali.

    Fonte 3: “Così gli scafisti albanesi ci hanno buttato a mare. Ancora sbarchi in Puglia” appare sul Corriere della Sera il 24 ottobre 1998.
    Cosa emerge: Qui la violenza e la barbarie ritenuta peculiare degli scafisti viene esercitata a danno di alcuni immigrati Curdi.
    Quale immagine/giudizio si vuol dare: Il paradosso che innesca l’autore Roberto Buonavoglia è quello per cui gli albanesi avrebbero distrutto i sogni delle vittime immigrate (dunque anch’esse oggetto di pregiudizi) poco prima del raggiungimento della costa. I malcapitati stranieri sarebbero stati costretti a gettarsi in mare poco lontano da Otranto, dopo essersi rifiutati di pagare una somma aggiuntiva rispetto quella già consegnata e di aver subito furti e percosse dai traghettatori.
    Il giornalista anche in questo caso non manca di alludere agli albanesi come “scafisti che adottano comportamenti criminali”.

    Inoltre Video allegato con breve descrizione. Link di riferimento:http://www.youtube.com/watch?v=1MWCeF7P-tY

    “Lamerica” è un film italiano del 1994 diretto da Gianni Amelio. Tutto avviene nell’Albania degli anni novanta, dopo la fine del regime di Enver Hoxha e il crollo finanziario dovuto al successore Ramiz Alia. Un paese in condizioni molto vicine a quelle del cosiddetto terzo mondo.
    In particolare la scena che proponiamo in questo video racconta di uno dei tanti guai in cui finisce Gino, un italiano che, con il suo socio Fiore, avrebbe trovato il modo per raggranellare un po’ di denaro illecito in Albania. Gino è un credulone presuntuoso che prima viene piantato dal socio, poi si scontra con la realtà di un paese che odia. Un popolo, gli albanesi, che lui inizialmente disprezza. Così lontani dall’Italia, nei pensieri, nelle azioni, nel modo di vivere, eppure eternamente attaccati alla nostra tv nazionale. In questa scena si ferma per cercare del cibo e un bagno, chiedendo ad un poliziotto di tenere lontano i ragazzini che sciamano ovunque, ma quando torna trova il suo veicolo senza più le ruote. A quel punto l’italiano è bloccato, e comincia ad inveire verso la folla, muta, che sta ora a distanza, “albanesi del cazzo!” urla fuori di sé.
    Emerge così un immagine dell’Albania che conferma gran parte degli stereotipi che abbiamo raccolto e descritto nel punto terzo. In molti infatti considerano gli Albanesi dei delinquenti e dei ladri, con una cultura arretrata, o come dice lo stesso Gino “ straccioni, disgraziati, pezzenti, morti di fame”.

    5. FONTI/DOCUMENTI (link, video…) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE.
    Fonte 1: http://turismoinalbania.blogspot.com/2009/05/albanesi-in-italia.html
    Cosa emerge: La maggior parte degli immigrati albanesi in Italia conserva la propria cultura e tradizione di origine. Erano disperati ma l’unica cosa positiva della dittatura è che erano tutti istruiti soprattutto ottimi matematici e ingegneri, chimici. Gli albanesi in Italia oggi si sentono fortunati perché ce l’hanno fatta, sono molto attaccati alla famiglia, è difficile che dimentichino i propri famigliari e i propri parenti. Si sentono molto orgogliosi per il semplice fatto che l’Albania ha un energia inspiegabile, la ritengono una terra meravigliosa che carica di energia e aumenta la voglia di fare e di essere partecipe nel mondo. Un esempio di una albanese famosa possiamo trovarlo nella figura di “Madre Teresa di Calcutta” che abbandonò tutto per aiutare i poveri dell’India. Stupisce questa donna di un metro e mezzo che passeggia con tutti i capi della terra. Ciò che ha aiutato gli albanesi a conservare le proprie culture è il fatto che hanno subito 2 invasioni quella ottomana e successivamente quella slava e tutto ciò è stata anche una sfida verso questi popoli invasori. Oggi gli albanesi sono contenti per il fatto che l’Albania abbia un ruolo nel mondo e anche nei Balcani.
    L’Albania oggi è entrata nella Nato e sta aiutando il mondo per la pace e per la stabilità globale. Molti albanesi stanno ritornando nel paese delle aquile per sfruttare la propria conoscenza acquisita all’estero e investono nella loro terra in agenzie turistiche aziende agricole ecc. e per vivere definitivamente in Albania. Molte aziende straniere si stanno spostando in Albania per approfittare del basso costo della manodopera , questo fenomeno ha aiutato l’arrestarsi dell’ emigrazione albanese.
    Quale immagine/giudizio emerge: Riportiamo fedelmente, qui di seguito, alcuni commenti di persone albanesi trovati in un blog: “…Io ho fatto il sbaglio della mia vita.Sono venuta in italia a fare l’universita.Tra 6 mesi saro laureata e TORNO PER SEMPRE IN ALBANIA.Di la la gente si diverte,ti sorride senza essere un sorriso falso. Chi e sveglio torna adesso che stiamo facendo dei passi giganteschi.Saluti a tutti.Vana .”
    “…Ora ci vado ogni anno in albania e qnd devo ritoranare qua piango perchè non voglio lasciare la mia terra e ringrazio i miei genitori ke nn mi hanno fatto dimenticare da dove vengo.Adesso sto studiando voglio andare all’università per poi ritornare per sempre in albania e magari venire in italia per una vacanza.”
    “…io sono in italia da 14 anni e sono felice noi non siamo razzisti per daimo la vitta per li altri, siamo un poppolo dei grandi lavoratori non ci mancha niente a noi pur troppo la gente non ci conosce bene e non sa quele che dice noi abbiamo visuto tutt3e le cose brute e siamo ancora in piedi noi ci abbasimo da nesuno se abbiamo raggione ce pure la gente che ne aproffita come da per tutto per ho in linia generale siamo sinceri e affeutosivi auguro a tutti voi che fate il comento per li albanesi di sapere la storia e poi parlare e giudicare una splendita giornata per tutti voi che le legge e scrive con affeto da un albanesi che lavora e vive in italia.”

    Fonte 2: “Le donne in Albania tra opportunità ed ostacoli” di Diana Çiuli link: http://www.medmedia.org/review/numero2/it/art5.htm
    “Come tutte le donne del Mediterraneo, le albanesi hanno portato sulle spalle il peso della vita. Hanno lavorato la terra, cresciuto i figli, hanno rafforzato le tradizioni, la cultura, il processo di civilizzazione, mentre l’uomo emigrava. Le donne hanno trasmesso ai figli il codice della vita, poiché loro si sentono più vicine alla vita e alla morte. Se la donna albanese non ha potuto partecipare alla vita sociale, ha sempre lottato per la libertà del suo paese, l’unico atto liberatorio che gli era concesso.[…] Le donne sono entrate gradualmente nella vita economica del paese diventando una forza principale nella produzione nelle città e nelle zone rurali. In quel periodo fu fissata l’istruzione obbligatoria per tutti per otto anni. Dopo alcuni anni si notò subito l’innalzamento del livello educativo delle donne che sfruttarono immediatamente le opportunità offerte dalla maggiore conoscenza.
    Questi cambiamenti furono alla base delle battaglie contro il patriarcato e le tradizioni di schiavitù.
    Le donne subivano una duplice oppressione: dentro e fuori casa. In famiglia vivevano anche senza il minimo indispensabile. All’esterno non avevano la possibilità di esprimersi liberamente per la mancanza di diritti umani. La partecipazione della donna nella vita sociale era nello stesso tempo una conferma del suo valore ma anche della lotta per prendere questa posizione.[…] Sembrava questa, fino a due/tre anni fa, una situazione senza via d’uscita. Gli uomini hanno cominciato ad andar via, ad emigrare in altri paesi, qualcuno ha avviato attività commerciali. Le donne a casa. Ma lo spirito battagliero delle donne albanesi non ha tardato a dare segni di resistenza alla disperazione: sono nati i primi gruppi indipendenti di donne, il Forum Indipendente delle Donne Albanesi è uno dei più grandi e più attivi in Albania; i primi gruppi politici di donne dentro ai partiti; i primi sforzi per cercare di essere determinanti nel varo di nuove leggi; i primi passi per fare progetti ed entrare nella cooperazione europea; le prime pubblicazioni.[…]
    Adesso le donne dovevano capire da sé come andare avanti: indicare le questioni cruciali, organizzarsi, costruire relazioni con il mondo, lavorare su cose concrete, fare progetti, cercare posti di lavoro per le donne. Cominciare, insomma, una nuova lotta femminile, diversa dalla battaglia condotta con i comunisti, diversa dalla strada percorsa dalle donne occidentali, individuare un nostro itinerario. Nei contatti che abbiamo con le donne di altri paesi, l’esperienza che facciamo è quella dello scambio: non solo noi prendiamo da loro ma anche loro prendono da noi.
    Il femminismo europeo e statunitense, l’emancipazione delle donne dell’Est sono realtà che si stanno avvicinando a fatica, ma lo SCAMBIO è già iniziato. Mondi diversi con lo stesso scopo: essere donne, essere libere.”
    Quale immagine/giudizio emerge: questo articolo offre un ritratto delle donne albanesi preciso, concentrandosi su aspetti della loro personalità molto incisivi quali: coraggio, spirito di sacrificio, desiderio di indipendenza e libertà. A nostro parere quando si pensa alla donna albanese comunemente non ci si sofferma su queste caratteristiche, ma semplicemente sulla sua condizione di donna immigrata. Andrebbero invece tenute in gran considerazione perché hanno avuto un ruolo di rilievo nella costruzione della storia albanese.

    Inoltre immagini allegate con breve descrizione. Link di riferimento: http://www.vogliosapere.it/albania/cultura-albanese.html

    Queste sono due immagini di folclore albanese, che permettono di conoscere diversamente la loro cultura. Ci mostrano infatti un aspetto della cultura albanese che molti non considerano e non riconoscono. Essa si caratterizza per numerosi balletti folcloristici, spesso accompagnati da canzoni polifoniche molto antiche. La musica albanese usa molti strumenti musicali, spesso unici al paese. Il flauto è lo strumento più comune, insieme alle cornamusa, al tamburo ed alla lahuta. Ci sono alcune differenze tra il Nord e il Sud dell’Albania. Nel nord le canzoni folcloristiche sono cantate in generale da una persona sola, con narrazioni di eroi storici che lottarono contro i Turchi, al sud le canzoni sono più comunali, con canzoni e poesie per più cantanti, spesso usando cori come accompagnamento. Questa fonte ci permette quindi di vedere quanto le tradizioni e le usanze albanesi siano ricche e particolari, allontanandosi dallo stereotipo negativo che principalmente emerge dal punto terzo, nei riguardi della loro cultura.

    Inoltre presentiamo un’ulteriore intervista su “ Albania e pregiudizi sugli immigrati”. Link di riferimento: http://darionescu.wordpress.com/2007/02/01/albania-e-pregiudizi-sugli-immigrati/

  • elena brambilla scrive:

    E. Brambilla

    Si fa presto a dire Adolescenti …

    Gli stigmi si riferiscono a categorie sociali che vengono in qualche modo discriminate da quelle identificate come persone “normali” (Goffman, 2003), la diversità in questi casi non viene colta come fonte di ricchezza ma evidenzia delle caratteristiche “particolari”, poco riconosciute e porta come conseguenza all’emarginazione. La distinzione che si crea tra persone “normali” e persone “diverse” (dove la diversità appare avere sempre una connotazione negativa che si avvicina alla devianza dalla normalità) crea delle categorie definite, di persone stigmatizzate e porta alla discriminazione o ad atteggiamenti di razzismo proprio perché si ha paura dell’altro e della diversità.

    1.Contesto di riferimento e Gruppo oggetto di stereotipi e pregiudizi
    Spesso quando si parla di stigmi o pregiudizi si pensa a gruppi di minoranze (Rom, omosessuali, stranieri, pazienti psichiatrici, alcolisti, tossici, prostitute ecc.); in realtà mi sono resa conto, soffermandomi proprio sul primo punto di questa ricerca “quale gruppo scegliere”, che gli stigmi vengono attribuiti anche a quei gruppi che rientrano nella nostra quotidianità, che ogni categoria può essere fonte di pregiudizio. Così ho pensato di dar voce proprio ai ragazzi con cui lavoro tutti i giorni e ho scelto come oggetto della ricerca gli Adolescenti in particolare il gruppo di giovani che si muove tra le zone Barona e Gratosoglio di Milano.
    Per la ricerca ho svolto delle interviste semi strutturate e non strutturate, discorsive, con alcune insegnanti delle scuole del quartiere, o con chi gestisce spazi per adolescenti in particolare la biblioteca di zona e l’oratorio.
    Passeggiando per queste aree di Milano si incontrano spazi verdi abbastanza ampi, parliamo infatti di quartieri che in origine erano zone di campi e cascine e che negli anni sessanta sono stati trasformati in quartieri residenziali. Inizialmente questi erano stati progettati come quartieri all’avanguardia dal punto di vista dei servizi ma in realtà il progetto iniziale ha lasciato spazio ai blocchi di case popolari. Girando per questi quartieri spesso capita di incontrare diverse compagnie di ragazzi preadolescenti e adolescenti che si ritrovano al parco, girano in motorino, raggiungono quegli spazi aggregativi che si trovano sul territorio: centri di aggregazione, biblioteche, oratori.

    2.Che cosa si dice?

    Quelli a cui ci si riferisce sono ragazzi o gruppi di ragazzi diversi tra loro, autoctoni o alloctoni, di età compresa tra gli undici e i diciotto anni, che spesso però vengono percepiti semplicemente come ragazzi “che fanno casino”, “maleducati irrispettosi”, “ignoranti” o addirittura “drogati senza interessi e nessuna prospettiva per il futuro”.

    2.1.La biblioteca

    Ho intervistato rapidamente i bibliotecari delle biblioteche rionali dei due quartieri in quanto soggetti che si confrontano quotidianamente con i ragazzi. Dalle loro parole emerge una visione carica di pregiudizi su quelle che possono essere considerate le problematiche relative ai giovani.

    “i ragazzi di oggi” sono poveri culturalmente, maleducati, non hanno il senso del luogo in cui si trovano, non hanno rispetto per niente e per nessuno, non salutano mai, pretendono e basta…”
    Bibliotecario 1
    “… secondo me è colpa delle famiglie e della scuola, che non li seguono… e alla fine ce li accolliamo noi”
    “… passano ore davanti a face book a insultarsi o a scrivere fesserie…”
    Bibliotecario 2
    “I ragazzi vogliono tutto come se gli fosse dovuto e non considerano che noi siamo qui per lavorare e che non siamo qui per fare i babysitter”
    Bibliotecario 3
    “Penso che uno spazio di aggregazione dove i ragazzi possano stare non sarebbe una cattiva proposta da presentare al consiglio di zona… io non penso che siano cattivi ragazzi solo che hanno tante energie e bisogno di qualcuno che li indirizzi…”
    Bibliotecario 1
    In generale si può quindi affermare che i pregiudizi riguardano la sfera valoriale e dei comportamenti dei giovani, anche se, come si vede nell’ultimo stralcio di intervista, sono presenti anche delle note positive.

    2.2.La scuola
    La scuola è il luogo dove i ragazzi passano la maggior parte della loro giornata; è inoltre l’istituzione che si occupa di trasmettere loro il senso civico e un’adeguata preparazione culturale. Mi è sembrato naturale intervistare quindi alcuni insegnanti che lavorano nelle scuole all’interno dei quartieri, in particolare gli insegnanti delle medie…
    Anche in questo caso emerge una visione stereotipa di quella che è la sfera valoriale dei ragazzi del quartiere, in particolare si stigmatizzano proprio quelli che sono apparentemente meno dotati di strumenti
    “ Guarda qui siamo la culla del disagio… i ragazzi non hanno il senso del rispetto delle regole, vedi lì (mi indica un muro della scuola), avevano appena verniciato… due giorni pieno di graffiti… non c’è disciplina e anche le famiglie non li seguono…”
    Prof. Medie 1
    “…noi dovremmo avere uno due alunni al massimo un po’, come dire, esuberanti invece ci capita che ce ne sono cinque che fanno casino, gli altri che si fanno trascinare e in più studenti che hanno proprio difficoltà dal punto di vista didattico, quelli a con cui devi partire proprio dall’alfabeto, capisci?”
    Prof. Medie 2

    L’ idea dei professori
    è che i ragazzi del quartiere, in particolare quelli che abitano all’interno delle case popolari, abbiano alle spalle “famiglie abbandoniche” le quali seguirebbero poco i figli. Mentre le famiglie con più strumenti sia economici che affettivo- culturali:
    “…una volta che hanno fatto le elementari per cinque anni con questi disgraziati decidono di far fare le medie fuori dal quartiere… e da noi vengono queste classi con tutti i ragazzini più problematici che sono impossibili da gestire… senza contare quanti stranieri ci sono”
    Prof. Medie 2
    Solo un’insegnante va oltre questa visione stereotipata dei ragazzi e dice
    “Servono qualità che non si imparano, bisogna in qualche modo essere un po’ predisposti, saper essere accoglienti, ascoltare… bisogna fare molta attenzione perché lavorare con i ragazzi non è mica come lavorare con i numeri… C’è la necessità di offrire spazi ai ragazzi, che non se ne stiano tutto il giorno lì (e indica un cortile presso le case popolari) a non fare nulla… c’ è bisogno di spazi di aggregazione, di riprogettare i metodi per insegnare e per entrare in contatto con loro…
    Prof.Medie 3

    2.3.I ragazzi
    Parlando coi ragazzi, è emersa spesso la loro sensazione di “sentirsi addosso i giudizi degli altri”; spesso i ragazzi si trovano infatti a non aver ancora strumenti per difendersi dagli stigmi che vengono cuciti su di loro. Le reazioni dei giovani nei confronti degli adulti, ampliano nuovamente la percezione che i giovani “sono maleducati” senza andar a pensare che proprio quel rispondere a tono “abbassa lo sguardo” o “che cosa vuoi?” sono un modo per manifestare il disagio che provano nell’essere oggetto di pregiudizi. Inoltre, essendo quartieri in cui è presente una forte presenza di immigrati, alcuni ragazzi percepiscono anche un altro stereotipo: oltre a quello del giovane maleducato emergono stereotipi anche di tipo etnico che ho ritenuto importante segnare, così come si riscontra nelle interviste
    “Ogni volta, quando entriamo in biblioteca, la gente ci guarda male perché noi andiamo sempre insieme in biblioteca e pensano subito che facciamo casino, ma noi ci prendiamo i libri e poi finito di studiare con le cuffie stiamo al computer, guardiamo i video, o chattiamo con le nostre amiche, si ridiamo un po’ a volte, ma non facciamo rumore”
    M. 13 anni
    “…infatti anche perché io il computer a casa non ce l’ho, ho il computer ma non internet, e se non lo uso in biblio non posso chattare, non voglio mica che mi sbattono fuori…”
    C. 13 anni
    “la gente sul tram quando ci vede andare in giro, vede che siamo diverse perché noi abbiamo deciso di tenere i vestiti pakistani e anche il velo e fanno battute magari pensano che non capiamo l’italiano ma noi siamo qui oramai da otto anni e capiamo bene, abbiamo imparato a scuola con i compagni che ti prendono in giro…”
    Due sorelle F. e J. 17-18 anni
    “Alcuni ragazzi più grandi se vedono che sei un babbo, cercano tutti di scavallarti…allora io cerco di fare brutto anch’io coi piccoli così mi lasciano in stare. A me i grandi dicono che sono uno zingaro, ma io vivo in Italia da tanti anni e ci hanno dato la casa, mio fratello più piccolo è nato qua, solo ogni tanto vado a trovare mio zio in roulotte al campo, ma senza farmi vedere da nessuno perché a me non mi piace essere chiamato zingaro perché tutti anche alla televisione dicono che scavallano e io non scavallo niente però quando succede che scompare qualcosa anche a scuola guardano subito me e anche le prof. mi fanno uscire dalla classe per chiedermi D. sei stato tu? Secondo me fanno così perché pensano che sono uno zingaro e allora devo per forza essere io a scavallare…”
    D. 15 anni
    “Qui in Italia noi quando arriviamo siamo soli, non abbiamo amici ci manca la famiglia, la prof. mi ha detto che puzzo e tutti i miei compagni dicono che puzzo, poi ha detto che puzzo di mangiare e che non sono io ma i vestiti ma ormai i miei compagni dicono che puzzo, dice che siamo egiziani ed è normale perché mangiamo cose diverse. A scuola non capiamo molto e anche quando impariamo le cose ci sembra di essere sempre scemi i compiti sono sempre diversi da quelli dei compagni, mio fratello lo hanno messo in prima media e ha quattordici anni, per le prof. noi siamo diversi”
    Z. 16 anni

    2.4.La parrocchia
    Una realtà molto presente sul territorio è quella delle parrocchie, ragione per la quale ho ritenuto che il parroco che si occupa delle attività di doposcuola della Chiesa di San Nazaro in Barona potesse essere ritenuto un testimone significativo. La parrocchia è in effetti un luogo di ritrovo anche per gli anziani della zona, che a quattro passi dai ragazzi che giocano a pallone, possono stare seduti al tavolo a chiacchierare e fare una partita a carte. La parrocchia è situata in mezzo alle case popolari, un complesso di case fortemente stigmatizzato e in parte anche mitizzato dai ragazzi residenti nel quartiere. Parlare con il parroco è stato utile per avere un idea riguardo a ciò che accade all’interno del quartiere sul tema dei giovani e degli spazi d’ aggregazione, una visione che aiuta ad andare oltre lo stereotipo sui giovani. Per il don infatti
    “Sono ragazzi che non accettano alcun tipo di struttura, è molto difficile per loro pensare di entrare in uno spazio in cui vi siano da rispettare delle regole, anzi accade spesso che entrino in oratorio proprio per sovvertirle, quindi con atteggiamenti di sfida e provocatori…”
    “C’ è come un topos nella testa dei ragazzi… sono delle case popolari e mi comporto così perché tanto di meglio non posso fare… penso che sia un’ idea che abbiano appreso forse dai ragazzi più grandi… c’è quindi un bisogno di sperimentarsi in esperienze forti : i furti , il rapporto con le sostanze… ed è una dinamica che ho visto riproporsi in questo modo in almeno due generazioni da quando sono qui… penso che siano ragazzi che in fondo cercano autostima, fiducia in se stessi…”
    Don G.
    Dalle parole del parroco si può riscontrare che il problema principale legato ai giovani è inerente all’area della sfera valoriale e della legalità; tuttavia se sottoposti ad uno stimolo, ad un linguaggio a loro accessibile, i ragazzi accettano anche di impegnarsi in un progetto
    “… al di là dell’ oratorio uno dei metodi che ha dato qualche risultato buono è stato lo sport…
    nel nostro campo giocano nove squadre di calcio…ed è una buona cosa… alcuni dei ragazzi che vengono sono delle case popolari e alcuni hanno un vissuto molto difficile…il fatto di avere già un mister che li indirizza, spiega loro la formazione, le strategie, che gli dà un minimo di struttura è un fatto positivo…”
    “…Noi puntiamo molto sul doposcuola… riuscire a farcela nell’ ambito della scuola, vedere che ci sono degli ambiti in cui si ha successo, porta pian piano fette di autostima in più… poi gli adulti si responsabilizzano anche loro, invece di stare qui a giocare a carte tutto il giorno (indicando una tavolata di anziani che giocavano a carte), si costruisce senso di comunità…”
    “Questi ragazzi non verranno mai da noi, siamo noi che dobbiamo andarli a prendere, perché l’oratorio non è un luogo che li attrae, o meglio la mia impressione è che attragga quei ragazzi che hanno già qualche strumento in più… ma quelli diciamo proprio bassi, se così si può dire, dal punto di vista del profilo culturale sono anche quelli che si ritrovano in compagnie grandi, che hanno quel senso del gruppo… per quel che riguarda gli spazi c’ è anche da considerare che gli interventi nel quartiere che ha previsto il comune sono tutti di tipo repressivo, quindi sono un po’ di anni che le pattuglie dei vigili battono la zona… perché è un quartiere di anziani prevalentemente, e quindi vedere che c’è qualcuno che sistema i cattivi ragazzi fa comodo per avere voti… ma interventi di questo tipo non servono a niente se non c’è anche il resto…quindi gli spazi ci sono ma anche lì a volte cercano di nascondersi…quest’inverno ho trovato una compagnia, in Tre Castelli, che per stare tranquilla se ne stava tra la spazzatura del condominio… Bisognerebbe cercare il modo di…rompere il muro con i ragazzi”
    Don G.

    3.Fonti scritte, immagini di stereotipi
    .
    http://it.wikipedia.org/wiki/The_O.C.
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=CsZ0mPCME58
    http://www.youtube.com/watch?v=jhVCp2BKIUU&feature=player_detailpage
    Come immagini di stereotipi, ho scelto dei programmi televisivi di largo consumo dai quali emerge, a mio avviso, una visione dei giovani stereotipata in quanto questi ultimi risultano tutti immersi in un mondo di relazioni ed emozioni superficiali basate su una serie di conflitti che necessariamente “fanno spettacolo”. Questo va ad alimentare l’immagine diffusa di ragazzi che perdono quella sfera valoriale e un senso di appartenenza che consenta loro di vivere e sperimentare la sfera relazionale a un livello più profondo e senza l’indispensabile presenza del mostrarsi in televisione.

    4.Fonti, documenti che permettono di conoscere diversamente il gruppo in questione.
    Un’immagine positiva dei ragazzi viene trasmessa nell’iniziativa teatrale che riporto qui sotto dove i ragazzi si confrontano sulla diversità e su quelle visioni stereotipate che li coinvolgono in prima persona, dando luogo ad una visione differente rispetto a quella proposta nel paragrafo precedente.
    Agli Atti di Rimini adolescenti contro pregiudizi e stereotipi
    “Giovedì 5 e venerdì 6 maggio (ore 21) al Teatro degli Atti di Rimini due nuovi spettacoli della rassegna Teatropergioco a cura dei ragazzi del Laboratorio Stabile Alcantara. I ragazzi salgono sul palcoscenico per dare voce e corpo al loro punto di vista sullo straniamento adolescenziale e sull’ossessione umana verso il tempo.
    Venerdì 6 maggio i ragazzi dai 14 ai 16 anni portano sul palco Senza confini. Cosa è giusto, cosa è normale, che cosa è diverso, cosa è straniero? Spesso queste sono parole vuote, pregiudizi che offuscano la mente e ci rendono ciechi, incapaci di guardare lontano. Quello della diversità è un concetto ambivalente, può rappresentare timore e pericolo ma anche suscitare fascino. È una necessità inevitabile della vita, valore e ricchezza per lo scambio e la crescita ma è anche difficoltà cui andiamo incontro nel momento in cui per primi ci sentiamo diversi o esclusi. Infine, può anche capitare, soprattutto in certe età della vita, di sentirsi stranieri rispetto alla famiglia, ai propri simili, a se stessi. Come navigatori persi in un mare troppo grande. I pensieri dei ragazzi e le parole di scrittori famosi (Calvino, Tagore, Jabès, Anna Frank) danno vita a metaforici quadri teatrali particolarmente emozionanti…”
    http://www.youtube.com/watch?v=gaW7ntbL5xo&feature=player_detailpage http://www.youtube.com/watch?v=yQh4LU15SZE&feature=player_detailpage
    Altre due fonti che propongono un punto di vista differente sono, sempre a mio avviso, questi due testi musicali Crazy Boy di Samuele Bersani e Il Ragazzo di Francesco De Gregori, da quale emerge una visione giovanile positiva.
    Aggiungo inoltre un piccolo monologo di G. Gaber che si confronta col tema degli stranieri e della diversità, che personalmente utilizzo spesso durante le attività coi ragazzi e che permette ben di riflettere su quanto pregiudizi e stereotipi lavorino sui nostri timori. A loro volta le paure vanno ad aumentare la distanza che nuovamente alimenta stereotipi e pregiudizi intrappolandoci in un cerchio senza fine…
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=Qf8DN9cJ0Hw

  • 2011forlani scrive:

    ROBERTA FORLANI CORINA LAZAR ELEONORA LUCINI ILARIA FERRARA MONICA GAETTI CRISTINA GUSTA BRASSO GIULIA LAMBICCHI IRENE DE VINCENZI SARA CAMERINI

    SEMINARIO: STEREOTIPI E PREGIUDIZI
    LA CULTURA CINESE E IL LAVORO:PARRUCCHIERI CINESI E RISTORANTI; STEREOTIPI E VERITA’ DI QUESTI LUOGHI
    Il nostro gruppo ha voluto focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti della cultura cinese, in particolar modo su come questi affrontano il lavoro.
    Gli stereotipi emersi dalle nostre discussioni sono:
    • Puntano sulla quantità e non sulla qualità;
    • Copiano tutto;
    • Ci rubano l’economia sfruttando il personale;
    • Il personale è esclusivamente cinese;
    • Mafia cinese;
    • Utilizzano prodotti scadenti, di poca qualità, che fanno perdere unghie e capelli;
    • Mangiano cani e gatti;
    • Mangiano gli insetti fritti;
    • Sono tutti uguali ( aspetto fisico);
    • Formano ghetti e non si integrano.
    Di fronte a tali stereotipi, piuttosto comuni tra tutti i membri del gruppo, ci siamo chiesti da dove provengono, se rispecchiano completamente la realtà, o se sono semplicemente frutto di banali generalizzazioni. Per comprendere meglio questa dinamica, abbiamo provato a pensare quali fossero gli stereotipi che ci caratterizzano come italiani all’estero. Molti immaginano che l’italiano comune sia un abile suonatore di mandolino, che si nutra esclusivamente di pizza, che sia intricato in affari mafiosi e che sia più facilmente solare piuttosto che introverso. Questo ragionamento ci ha permesso di comprendere meglio che lo stereotipo rispecchia solo parzialmente la realtà; infatti rivela alcuni aspetti che, pur esistendo, non sono tipici di tutte le persone italiane. E’ nata quindi in noi la curiosità di capire fino a che punto i nostri stereotipi rispetto alla cultura del lavoro dei cinesi siano fondati o solo parziali, o perché no, addirittura inesistenti.
    Per far ciò abbiamo raccolto alcuni video che sostengono o annientano i nostri stereotipi:
    LINK
    - Questo video mostra come dietro all’attività di un centro massaggio può nascondersi qualcosa di più…
    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/153854/angela-e-marco-massaggi-cinesi.html
    - Questo video ci fa vedere le caratteristiche che contraddistinguono la comunità cinese creando spesso evidenti difficoltà nel percorso di integrazione
    http://www.immigrazioneoggi.it/rubriche/oblo/240309/cina.html

    - Da questo video emerge che ciò che accomuna le comunità cinesi è il puntare sulla quantità dei prodotti invece che sulla qualità.
    http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?13044

    - In questo video i cinesi raccontano di come vengono visti in Italia.
    http://www.youtube.com/watch?v=GcsxKbJ4uas

    Tuttavia non basta solo conoscere gli stereotipi; bisogna anche smontarli. L’articolo dell’antropologo Silvio Marconi “ Stereotipi razzisti anticinesi nella pubblicità”, mostra come in realtà gli stereotipi non siano fondati:
    “ Uno degli stereotipi razzisti più significativi è quello relativo alla caratterizzazione dei Cinesi ( e per estensione della Cina) in termini di soggetti capaci solo di copiare e, possibilmente “taroccare” (ossia spacciare le copie per originali) i prodotti creati da altri. L’esistenza effettiva di fenomeni di “copiatura” e “taroccamento” da parte anche di imprese cinesi non rende meno artificiosa questa caratterizzazione sistematica, soprattutto se si tiene conto di tre diversi ordini di considerazioni. Il primo consiste nel fatto che storicamente sono state, per secoli e millenni, altre culture, prime fra tutte quelle europee, a copiare.(….) In secondo luogo, la riproduzione di tecnologie e di prodotti europei e statunitensi dopo la Seconda Guerra mondiale è stata realizzata massicciamente dal Giappone, ma la dipendenza piena di tale Paese dal modello politico Usa ha impedito che si applicasse ai Giapponesi lo stesso giudizio sferzantemente razzista che oggi si applica ai cinesi. (…) In terzo luogo, l’Italia è uno dei principali produttori ed esportatori di merci “ taroccate” del Mondo, includendo fra di esse anche falsi medicinali ed al tempo stesso subisce sistematicamente il “taroccamento” di molti suoi prodotti agroalimentari da parte di ben altre nazione che non la Cina.
    Ecco, invece, che negli ultimi mesi sono apparse due pubblicità sui teleschermi italiani che irridono alla Cina ed ai Cinesi ribadendone la caratterizzazione come capaci solo di copiare e spacciare copie per originali. Si tratta della pubblicità delle caramelle alle erbe (svizzere) RICOLA e di quella ( condotta da una delle più note coppie di comici italiani) del caffè (italiano) LAVAZZA. E se la prima mantiene comunque il messaggio offensivo in una cornice per cosi dire “soft”, la seconda scende anche all’insulto diretto verso il piazzista cinese di prodotti, con l’appellarlo nel modo seguente: “ ehi tu, dalla Cine col furgone..!”, parodiando un noto titolo dei film di kung-fu ( “Dalla Cina con furore”). (…) A questi messaggi non serve rispondere con la censura: occorre piuttosto uno sforzo comune e non episodico( dunque non limitato a qualche insigne mostra e a qualche festa in maschera) di scuole, media, Organizzazioni dei Cinesi in Italia, Associazioni culturali italiane, Istituzioni Universitarie, Enti Locali, Sindacati, ma anche Associazioni commerciali (italiane e cinesi) per valorizzare le molte radici comuni delle culture europee e cinese e l’importanza degli apporti che la Cina ha assicurato in vari modi nel corso dei millenni a quelle stesse identità e culture che noi italiani, noi Europei ci ostiniamo a credere puramente “nostre” “.

    Abbiamo inoltre realizzato delle interviste per testare più concretamente il parere e le opinioni della gente, riguardo al mondo del lavoro cinese:
    INTERVISTE
    Buongiorno! Stiamo facendo un indagine sul giudizio che le persone hanno rispetto ad alcune attività aperte di recente da commercianti cinesi.

    Intervista 1: Ragazzo
    Sesso: Maschio
    Età: 18 30
    Paese d’origine: Italia – Cantù

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si
    No X
    Quale:
    2) Se sì, come si è trovato?
    3) Se no, per quale motivo?
    Perché i prodotti sono scarsi. Mi fanno schifo.
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    L’igiene mi sembra pessima.
    5) E dei prodotti?
    Anche i prodotti sono pessimi.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Non lo so.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    Intervista 2: Signora anziana
    Sesso: Femmina
    Età: 60
    Paese d’origine: Italia

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: una parrucchiera vicino a casa, a Milano.
    2) Se sì, come si è trovato?
    Bene, sono molto veloci e hanno fatto un bel lavoro. E costa pure poco!
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Mi sembrava pulito.
    5) E dei prodotti?
    Non hanno usato cose particolari, solo uno shampoo. Gli altri prodotti erano naturali.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Molto, ho pagato solo 8 euro rispetto hai 30 euro dei normali parrucchieri.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    Si, sono molto bravi, non parlano e sono molto veloci.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    Intervista 3: Uomo adulto
    Sesso: Maschio
    Età: 30 60
    Paese d’origine: Italia, Milano, zona centro

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: nei negozi non sono mai stato, ma i ristoranti li frequento spesso. I miei preferiti sono in via Torino.
    2) Se sì, come si è trovato?
    Molto bene. Io adoro il cibo cinese.
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Sono molto puliti e il cibo è buono. Si mangia a sazietà, spendendo molto poco. Sa, con la crisi…
    5) E dei prodotti?
    Il cibo è buono. Mangio a sazietà, spendendo molto poco. Sa, con la crisi…
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Si, molto.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    Si, sono gentili e molto veloci.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    No, erano tutti cinesi.
    9) Perché scegli un negozio cinese?
    Perché nessun ristorante italiano saprebbe fare meglio certe pietanze cinesi.

    Intervista 4: Nonna
    Sesso: Femmina
    Età: 60
    Paese d’origine: Italia, Milano

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: lavanderia via Vittorio Veneto (Bresso)
    2) Se sì, come si è trovato?
    Si, ma sono diffidente.
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    L’igiene mi ha lasciato perplessa, i vestiti che vi si ritirano non hanno il buon odore di pulito.
    5) E dei prodotti?
    I prodotti sono scadenti e vengono usati più volte.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    I prezzi sono convenienti, ma la qualità mi lascia perplessa.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    È molto sbrigativo.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    No
    9) Perché scegli un negozio cinese?
    Per mera curiosità.

    Intervista 5: Studentessa
    Sesso: Femmina
    Età: 18 30
    Paese d’origine: Italia, Milano
    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: negozi di abbigliamento al centro commerciale Vulcano.
    2) Se sì, come si è trovato?
    Bene
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Il negozio è pulito, ma c’è puzza di gomma.
    5) E dei prodotti?
    I prodotti sono di bassa qualità e durano poco (neanche una stagione).
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Costano poco, ma la qualità non è ottima.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    No, perché non capiscono ciò che chiedo.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    Intervista 6: Proprietaria di negozio
    Sesso: Femmina
    Età: 40
    Paese d’origine: Italia

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si
    No X
    Quale:
    2) Se sì, come si è trovato?
    3) Se no, per quale motivo?
    Perché io lavoro di fianco a un ristorante cinese e poco più in là c’è un parrucchiere che mi fa concorrenza.
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    No, non mi piace. È sporco.
    5) E dei prodotti?
    I prodotti sono scadenti, o meglio, non si sa che prodotti usano.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    I prezzi si, sono molto bassi. Infatti ho perso tante clienti.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    No, secondo me non sono parrucchieri.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    No, tutti cinesi.
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    Intervista 7: Mamma
    Sesso: Femmina
    Età: 30 40
    Paese d’origine: Italia, Milano

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: ristorante (via Paolo Sarpi e corso Buenos Aires)
    2) Se sì, come si è trovato?
    Gli anni scorsi molto bene, ora non vado più perché i cibi sono scadenti, ne hanno abbassato la qualità.
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Chiudo gli occhi per non sapere. “occhio non vede, cuore non duole”
    5) E dei prodotti?
    Non sono di alta qualità, è tutto molto commerciale.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Il prezzo è buono, la qualità invece mi lascia perplessa.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    Il loro lavoro lo sanno fare.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    No
    9) Perché scegli un negozio cinese?
    Me l’hanno consigliato degli amici.

    Intervista 8: Studentessa
    Sesso: Femmina
    Età: 18
    Pese d’origine: Italia, Milano

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: in via Medeghino (Mi)
    2) Se sì, come si è trovato?
    Io bene, ma i miei genitori non sono contenti che io compri in quei negozi.
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Boh, credo di sì.
    5) E dei prodotti?
    A me piacciono, ma non so se sono di qualità.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Ci sta, dai! Ci risparmi un casino!
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    Per me sì.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    Non ci ho mai fatto caso.
    9) Perché scegli un negozio cinese?
    Perché è vicino a casa mia e poi è economico.

    Intervista 9: Signora anziana
    Sesso: Femmina
    Età: 60
    Paese d’origine: Italia, Bresso (Mi)

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si
    No X
    Quale:
    2) Se sì, come si è trovato?
    3) Se no, per quale motivo?
    Perché secondo me è un posto sporco e poi ho la mia parrucchiera di fiducia che non cambierei mai.
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    Non sono mai andata , ma vedendolo da fuori, mi sembra sporco.
    5) E dei prodotti?
    Usano dei loro prodotti che non sono buoni.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    Non lo so e non mi interessa. Preferisco spendere di più, ma avere la certezza della qualità.
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    Intervista 10: Ragazzo
    Sesso: Maschio
    Età: 18
    Paese d’origine: Italia, Novara

    1) È mai stato cliente di un negozio cinese?
    Si X
    No
    Quale: era un negozio misto, da una parte vestiti mentre dall’altra c’erano cianfrusaglie cinesi.
    2) Se sì, come si è trovato?
    Ma, io sono entrato solo per curiosità, quei posti sono immensi. Però non ho trovato niente di bello o interessante.
    3) Se no, per quale motivo?
    4) Cose ne pensa dell’igiene di questi luoghi?
    A me non interessa visto che non li frequento, ma in quello che ho visto c’era puzza e polvere ovunque.
    5) E dei prodotti?
    Una volta ho comprato un giochino e mi si è rotto subito, quindi credo che non siano dei prodotti di buona qualità.
    6) Il rapporto qualità prezzo è soddisfacente?
    No, perché è vero che spedi poco, ma non durano niente, di conseguenza devi comprare ancora quindi…
    7) Il personale vi è sembrato qualificato?
    Non lo so, non capivo cosa dicevano anche se si sforzavano di parlare in italiano.
    8 ) Ha notato personale non cinese?
    No, erano un uomo e una donna cinesi.
    9) Perché scegli un negozio cinese?

    CONCLUSIONE
    Questo lavoro è stato apprezzato e portato avanti con interesse da tutti i membri del gruppo. Ognuno di noi infatti, durante le discussioni che abbiamo affrontato insieme per eseguire il compito, ha potuto verificare quanti stereotipi e pregiudizi possedesse sulla cultura cinese e in particolare sul mondo del lavoro cinese. E’ stato davvero interessante mettere in luce tutti questi stereotipi e prendere coscienza del fatto che, quotidianamente, siamo “bombardati “ da messaggi sbagliati sulle persone provenienti da paesi diversi, senza nemmeno interrogarci se siano effettivamente veritieri, oppure delle semplici diffamazioni. Abbiamo potuto renderci conto di ciò tramite video, articoli di giornale, immagini che smentivano i numerosi stereotipi sui cinesi, e ci siamo accorti di come la maggior parte di essi siano infatti falsi e infondati. Questo ragionamento possiamo applicarlo anche a tutte le altre culture diverse dalla nostra, per cercare di non cadere più nell’errore di un giudizio affrettato e stereotipato nei confronti di chiunque altro e per accettare la diversità come un arricchimento e una risorsa, non come un qualcosa di negativo.

  • Elena Cappelletti scrive:

    A questo gruppo partecipano:
    1.Irene Buttò
    2.Brigida Capoferri
    3.Elena Cappelletti
    4.Marta Compagnone
    5.Ilaria Crispo
    6.Mara Cristiano
    7. Anna De Chiara
    8.Eleonora Dolini
    9.Chiara Dusi
    10.Manuela Giola

    1. CONTESTO DI RIFERIMENTO: abbiamo voluto analizzare una realtà che frequentiamo quotidianamente ovvero la stazione.

    2. GRUPPO DI PERSONE: i senzatetto.

    3. CHE COSA SI DICE?: abbiamo raccolto delle interviste da cui è scaturita una riflessione.

    Prima di tutto abbiamo chiesto agli intervistati come definirebbero un senzatetto. Molte persone hanno usato parole riferite alla mancanza d’ igiene, altri alla sfera economica. In molte risposte sono presenti la parola povertà, solitudine e pietà.
    Abbiamo notato come, con sincerità, molte persone provano disagio nel sedersi vicino ad un senzatetto poiché lo ritengono sporco o hanno paura di essere derubati; altri hanno risposto che non provano fastidio se un senzatetto “occupa” le panchine della stazione giustificandoli per la loro condizione.

    Perché una persona si riduce così? Molti intervistati hanno chiamato in causa motivi economici, disoccupazione e mancanza di affetti familiari.
    Inoltre alcune risposte riportano come cause della loro condizione i vizi quali alcol, droghe o gioco d’azzardo.
    La sfera lavorativa è un altro argomento molto usato per spiegare “chi è un senzatetto?” e “cosa fa durante le sue giornate?”. La mancanza di lavoro non permette un tenore di vita dignitoso che garantisca almeno la soddisfazione dei bisogni primari.

    Altre domande che abbiamo voluto porre agli intervistati riguardano la loro esperienza diretta con i senzatetto (fareste mai l’elemosina ad un senzatetto? Lo aiutereste mai se fosse in difficoltà?). In tutte le risposte emerge la necessità dell’intervento di un terzo: gli intervistati infatti affermano che l’intervento del singolo cittadino non è sufficiente a risolvere e a migliorare la loro situazione; sarebbe opportuno un potenziamento dei servizi delegati, tra i quali per esempio la Caritas.
    Anche nel caso di un senzatetto in difficoltà non lo aiuterebbero in prima persona ma cercherebbero di avvisare le autorità o un’ambulanza, come farebbero per qualsiasi altra persona.

    Molto interessante è inoltre la domanda dove si chiedeva agli intervistati come descriverebbero a dei bambini chi è un senzatetto. Con parole diverse tutti hanno espresso lo stesso concetto: si tratta di persone sfortunate che hanno perso tutto, dagli affetti personali al lavoro, e si ritrovano così senza una fissa dimora, costretti a vivere in cerca di un rifugio come la stazione.

    4. FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI

    a. Fonte: SERVIZIO AL TG5 (http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/262482/edizione-ore-1300-del-21-novembre.html#tf-s1-c1-o1-p3 DA MINUTO 21 A 22 E 41)
    b. Cosa emerge: L’IMMAGINE SOCIALE DEL SENZATETTO
    c. Quale immagine, giudizio si vuole comunicare
    Al tg 5 hanno mostrato un servizio riguardante un senzatetto che è stato aggredito da due carabinieri in stazione. A quest’ultimi è stata diminuita la pena perché secondo il giudice i senzatetto sono persone “difficili da gestire”, a causa dell’alcool.
    Da notare nell’emissione della sentenza l’evidenza di uno dei tanti stereotipi sui senzatetto.

    a. Fonte: INTERVISTE
    b. Cosa emerge: L’IMMAGINE DEL SENZATETTO
    c. Quale immagine, giudizio si vuole comunicare
    Tramite le domande da noi poste siamo riusciti a ricavare l’immagine distorta con cui la società etichetta questa categoria di persone. Per questo motivo abbiamo deciso di coinvolgere l’esperienza personale.

    a. Fonte: IMMAGINI
    b. Cosa emerge: EMOZIONI VERSO I SENZATETTO
    c. Quale immagine, giudizio si vuole comunicare
    Le emozioni che sono emerse mostrando le foto sono in senso di solitudine e di pietà per la condizione dei senzatetto.

    5. FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE

    a. Fonte: ARTICOLI E VIDEO
    b. Cosa emerge: SMENTIRE I PREGIUDIZI
    c. Quale immagine, giudizio si vuole comunicare
    Lo stereotipo del senzatetto viene “smontato” da alcuni gesti eroici compiuti da queste persone, che hanno messo a rischio o hanno addirittura perso la vita per salvarne un’altra.

    Come fonte abbiamo trovato tre articoli di giornale che riportiamo qui di seguito:

    -“Torino, il clochard e’ fuggito Un barbone salva ragazza che tenta di uccidersi nel Po Torino, il clochard e’ fuggito : Un barbone salva ragazza che tenta di uccidersi nel Po . Gina Bivi, 25 anni, malata di mente e ricoverata nel reparto psichiatrico dell’ ospedale torinese delle Molinette, e’ stata salvata da un barbone dopo che si era immersa nelle gelide acque del Po. Portata in ospedale, alla donna e’ stato diagnosticato un principio di assideramento. Guarira’ in pochi giorni. E accaduto sabato pomeriggio proprio mentre in piazza Castello si consumava, davanti a centinaia di persone, la tragedia di Alberto Perrone, l’ uomo di 33 anni che e’ salito su una gru e si e’ lasciato cadere da 30 metri. La notizia della malata di mente salvata dal barbone e’ pero’ filtrata dall’ ospedale soltanto ieri. Gina Bivi e’ da qualche tempo ricoverata nel reparto psichiatrico del nosocomio torinese. Sabato aveva usufruito di un permesso. Verso le 18, quando era ormai buio, la ragazza era sulla pista ciclabile che costeggia il Po e aveva raggiunto il ponte Isabella che collega corso Dante con la collina. Giunta sotto le arcate del ponte, Gina Bivi era rimasta a lungo immobile a fissare l’ acqua. Poi e’ scesa sul greto del fiume e si e’ immersa nel Po. I movimenti della donna sono stati notati da alcuni passanti che hanno dato l’ allarme. Il piu’ sollecito ad accorrere in aiuto della ragazza e’ stato un barbone che camminava sulla pista ciclabile e che non ha esitato a immergersi nell’ acqua gelida. La temperatura esterna era di poco superiore agli zero gradi. L’ uomo e’ sceso in acqua, ha preso per un braccio la donna e l’ ha trascinata a riva. Nel frattempo sono accorsi alcuni giovani e una pattuglia di carabinieri. Gina Bivi e’ stata trasportata alle Molinette. Il barbone, uno dei tanti clochard che vivono lungo il fiume, ha approfittato della confusione per allontanarsi e far perdere le tracce. Stando alle testimonianze di alcuni canottieri di un circolo sportivo, che hanno assistito alla scena da lontano, dovrebbe trattarsi di un giovane di una trentina d’ anni che ha scelto come dimora un anfratto nei pressi del ponte delle Molinette. In ospedale Gina Bivi e’ apparsa in stato confusionale. Dovrebbe guarire in pochi giorni dal principio di assideramento. La vicenda ha suscitato profonda emozione a Torino, dove era ancora viva l’ impressione per l’ allucinante suicidio di Alberto Perrone. Sui due episodi e’ intervenuta la “Diapsi” (l’ Associazione dei genitori difesa ammalati psichiatrici) che ha denunciato le responsabilita’ dello Stato per “un sistema sbagliato di assistenza ai giovani psicotici”. “La stragrande maggioranza dei nostri malati . ha detto la vicepresidente Maria Luisa Gentile . sono persone dell’ eta’ di Alberto e Gina, giovani dai 25 ai 30 anni, che sovente vengono abbandonati a se stessi e, come nel caso di Alberto, gravano sulla famiglia perche’ i vari centri di psichiatria non hanno gli strumenti o la volonta’ di farsene carico”.
    Pisano Mario Pagina 15 (11 dicembre 1995) – Corriere della Sera

    -“Usa, barbone eroe muore tra l’indifferenza dei passanti. Ha soccorso una donna in una strada di New York, ma è stato pugnalato più volte alle spalle dall’aggressore ed è stato lasciato in una pozza di sangue sul marciapiede. Così è morto domenica scorsa Hugo Alfredo Tale-Yax , 31 anni, senzatetto ispanico. Neanche la donna, a cui aveva appena salvato la vita, ha cercato di aiutarlo. i passanti camminano accanto al corpo del clochard, qualcuno scatta una foto, qualcun altro si allontana. Ma per più di un’ora nessuno lo soccorre.”

    “Nel 2003 bloccò due aggressori. La sorella: «Ha pagato caro…» Morto Natale Morea, il barbone eroe che salvò quattro ragazze Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato un messaggio di commossa partecipazione alla famiglia Morea, alle sorelle Francesca e Vittoria del «barbone eroe» che la notte del 14 dicembre di tre anni difese quattro ragazze da due teppisti a costo della propria incolumità. Natale Morea è morto due giorni fa proprio per quelle ferite che nel dicembre 2003 gli avevano procurato coma e danni molto gravi alla persona. Cordoglio e solidarietà espressi anche dall’ assessore Milano, dal sindaco Veltroni e dal neoministro Rutelli. «Partecipo commosso – ha scritto Napolitano – al dolore della famiglia, della comunità di Massafra e di quanti in ogni parte d’ Italia ricordano con gratitudine ed emozione Natale Morea, Medaglia d’ Oro al Merito Civile. È scolpita nella memoria collettiva quella figura di “eroe senza casa” come fu definito quando, nel dicembre 2003, a Roma salvò due ragazze da un ignobile tentativo di violenza. Del nobile gesto di generosità umana e di impegno civile, che Natale Morea ha pagato con il sacrificio della vita dopo mesi di coma e di sofferenze, la comunità nazionale gli resta riconoscente». Natale Morea, il barbone eroe, il piccolo uomo che nel cuore della notte non esitò a difendere quattro giovani donne in pericolo per colpa di due teppisti che poi non esitarono a massacrarlo di botte, è morto a Massafra, il paese pugliese di cui era originario, da cui era scappato tanti anni per la sua omosessualità e dove era tornato negli ultimi due anni a vivere malconcio presso le sorelle. Ieri, alle 16, nella chiesetta del Carmine i compaesani lo hanno accompagnato nell’ ultimo viaggio col gonfalone della cittadina, con i più alti funzionari del Comune e col comandante della polizia municipale. Non c’ era il sindaco perché a Massafra, guidata da un commissario prefettizio, il consiglio comunale è stato sciolto. Il collegamento col mondo l’ ha mantenuto però l’ avvocato Antonio Rotelli, che ha provveduto ad avvertire il deputato Franco Grillini. Ed è stato Grillini, ieri, a dar l’ annuncio. Il presidente della Repubblica ha scelto questo triste evento per fare il primo comunicato del suo settennato, un testo colmo di vera tristezza. Era stato il suo predecessore Ciampi a dare la medaglia d’ oro al valore civile al povero Morea. E poi era stato nel dicembre scorso un tribunale della repubblica a condannare a 13 anni e mezzo di reclusione (più tre di vigilanza speciale) i due giovani accusati di tentato omicidio, tentata rapina e lesioni, autori dell’ aggressione alle giovani donne e al brutale pestaggio ai danni di Natale Morea. Purtroppo però Natale, dopo due mesi di coma e altri lunghi mesi di riabilitazione, non si era più rimesso. «In due anni mio fratello è stato ricoverato altre sette volte – ricorda la sorella Francesca -. Tre a Massafra, e poi a Castellaneta, Taranto, Mottola e Ginosa. Da ultimo non riusciva più neanche a contenersi. Povero fratello, ha pagato caro il suo gesto…». E ora, per l’ 8 giugno, è previsto il processo d’ appello. Le ragazze, allora universitarie fuorisede a Roma e oggi separate in varie parti d’ Italia, hanno appreso con commozione del triste epilogo di quella notte a Testaccio. «L’ ultima volta che l’ ho sentito non riusciva a camminare, gli faceva male la schiena», ha ricordato Antonella Piemontese. Ed Erika Tofanelli, da Arezzo: «A Natale scorso, gli ho fatto gli auguri. Ma non stava bene…».
    Paolo Brogi (19 maggio 2006) – Corriere della Sera

    Per concludere volevamo postare questo video in cui un giornalista intervista un senzatetto.
    La loro storia raccontata da loro e non dai nostri pregiudizi…

    http://www.youtube.com/watch?v=QszoRiG0xp0

  • 2011balduzzi scrive:

    R. Balduzzi S. Brogin G. Castrovinci C. Cocchi I. Di Dio Magrì

    1) CONTESTO DI RIFERIMENTO: Raccolta di opinioni all’interno del gruppo di amici, parenti e conoscenti e successiva ricerca di materiale sul Web che integra le opinioni raccolte.

    2) GRUPPO DI PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: Meridionali

    3) CHE COSA SI DICE: A seguito di una ricerca con amici, parenti e conoscenti siamo giunti alla conclusione che i pregiudizi sui meridionali non sono presenti come una volta (per esempio negli anni ’70) in quanto ora il gruppo in questione è più integrato ed accettato all’interno della società. Tuttavia alcuni stereotipi, seppur meno percepibili di un tempo, persistono ancora e riguardano principalmente:
    - igiene, salute (le espressioni fanno riferimento al fatto che i meridionali siano sporchi);
    - legalità (in questo caso si fa riferimento alla mafia e alla camorra viste come rappresentazioni principali del Sud Italia);
    - cultura, mentalità (ovvero la condizione femminile e il dominio del maschio nella famiglia e nella società; secondo alcuni in molte famiglie meridionali non c’è molta differenza con certe società musulmane. Un altro stereotipo riguarda invece la presunta giustificazione della violenza, vista come soluzione anche ai problemi quotidiani);
    - aspetto estetico (le persone del sud vengono viste come “tamarre” in quanto molto vistose nel vestire e nell’uso di accessori);
    - comunicazione (per molti il dialetto da loro utilizzato nelle interazioni quotidiane risulta di non facile comprensione ed è spesso ridicolizzato).
    * Per una migliore comprensione degli aspetti citati si rimanda al punto 4, dove immagini e video faranno da supporto alle opinioni precedentemente raccolte.

    4) FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI:
    - Fonte: Youtube
    http://www.youtube.com/watch?v=1EnxMiMSUcE
    Questo commento audio è un estratto di una puntata radiofonica di Radio Padania Libera del 14/01/2010 dove sono riportate diverse telefonate effettuate da alcuni ascoltatori riguardo appunto, le loro idee sui meridionali. I pregiudizi che emergono maggiormente da questo estratto riguardano in particolare l’igiene personale (“li abbiamo sfamati e spidocchiati che venivano su con le croste”), il legame con la mafia (“la cultura mafiosa, questo hanno portato loro”) e infine le scarse o inesistenti capacità lavorative (“insomma, non erano capaci a fare niente.. prelievi non ne sapevano fare, terapie non le sapevano fare”).

    - Fonte: Immagini Google
    1) http://bp0.blogger.com/_Z7AFcLbASQ8/SEgiLlS0hfI/AAAAAAAAAeI/bA6UGU-h7f4/s400/attraversamento-terroni-2.jpg

    Questa immagine rappresenta invece lo stereotipo per eccellenza, ovvero “pizza e mandolino” e sottolinea la componente della sporcizia, resa nell’immagine dalle macchie di sugo presenti sulla canottiera.

    2) http://af11.files.wordpress.com/2010/01/calabria-mafia.jpg?w=385&h=320

    Questa invece è una delle prime immagini comparsa su Google all’inizio della nostra ricerca; è rappresentativa in quanto fornisce un esempio di come molti vedono il Sud Italia, identificandolo in maniera totalitaria con la mafia.

    3) http://preve.blogautore.repubblica.it/files/2010/03/meridionali.jpg

    Questa immagine infine è forse più rappresentativa se pensiamo a qualche anno fa; infatti, come emerge anche da racconti di alcuni nostri parenti provenienti dal Sud Italia, negli anni ’70 questo tipo di cartello era molto diffuso: appartamenti, negozi non si affittavano a meridionali perché considerati sporchi e non affidabili.

    - Fonte: Youtube – Benvenuti al Sud (2010)
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=BFP2clRvz7g
    In questo estratto del film “Benvenuti al Sud” sono concentrati la maggior parte degli stereotipi sui meridionali: in particolare si fa riferimento al fatto che essi utilizzino un linguaggio a tratti incomprensibile, il fatto che siano rappresentati come “tutti camorristi” e che siano portatori di malattie (es. colera e tifo, come citati nell’estratto).

    - Fonte: Youtube – Spot Ikea
    http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=QUn1BZWymOM
    Lo spot della nota catena Ikea è ambientato in una location che rappresenta un cottage in cui una combriccola di “apparenti” malviventi di provenienza meridionale svolge faccende di casa dopo un ricco pranzo. Si assiste alla scena in cui un uomo corpulento con accento napoletano, ma con modi volgari, trascina fuori di casa un enorme sacco nero da riporre in un bagagliaio di un’auto che sembra essere un cadavere occultato, ma in realtà è solo “monnezza”.
    Un membro siciliano del clan invita al silenzio perché altrimenti il vicino li “ammazza”, mentre in casa la fa da padrone un tipico picciotto siciliano in abito bianco (che richiama la figura del Padrino) che, con fare intimidatorio, ordina a uno scagnozzo.. di risparmiare acqua.
    Il messaggio che si vuole trasmettere quindi è che “Ikea civilizza i meridionali”, quelli che non sanno “comportarsi bene” e che non rispettano l’ambiente, ma in una cucina Ikea diventa facile anche per loro.
    Anche qui gli stereotipi più evidenti sono ancora una volta l’allusione alla sporcizia e al presunto legame con la mafia.

    5) FONTI/DOCUMENTI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE IL GRUPPO IN QUESTIONE:
    - Fonte: Raccolta di opinioni all’interno del gruppo di amici, parenti e conoscenti
    La nostra raccolta di opinioni all’interno del gruppo sopra indicato, non ha evidenziato solamente gli aspetti negativi riguardo i meridionali ma, al contrario, sono emersi anche alcuni giudizi positivi, tra cui:
    - l’ospitalità (i meridionali sono considerati molto ospitali, infatti diversi amici hanno riportato episodi in cui sono stati accolti da famiglie del Sud che li hanno messi immediatamente a proprio agio e si sono sentiti come a casa);
    - la calorosità (i membri del gruppo in questione vengono visti come espansivi, aperti e festosi).

    - Fonte: Youtube – Benvenuti al Sud (2010)
    http://www.youtube.com/watch?v=73rUQZvxtog
    All’interno di questo progetto di ricerca abbiamo utilizzato ampiamente il film “Benvenuti al Sud”
    in quanto mostra bene le due facce della medaglia: ovvero, i pregiudizi iniziali di Alberto Colombo (Claudio Bisio) verso i meridionali (lo dimostra, per esempio la scena in cui arriva alle poste di Castellabate munito di giubbotto antiproiettile) e il suo successivo ripensamento nei confronti dei medesimi, dopo essersi relazionato con loro.
    Questo è un estratto della scena finale del film in cui si evidenzia il legame che si è creato tra il protagonista e il gruppo in questione; significativa è la frase: “Un forestiero quando viene al sud piange due volte quando arriva e quando parte”.

    - Fonte: Youtube – Benvenuti al Sud (2010)
    http://www.youtube.com/watch?v=s8vlD2T_LS0
    Questa scena invece mostra il momento in cui il protagonista inizia a inserirsi all’interno del gruppo e a stabilire con loro una relazione affettiva, cercando di andare oltre i suoi pregiudizi.

    - Fonte: Immagini Google
    http://1.bp.blogspot.com/_LkP7fdhCxtE/RguMBYWWV0I/AAAAAAAAAGA/ditsg_T50kg/s400/malavitosi.jpg

    Questa immagine infine è tratta dalla campagna di comunicazione intitolata “Gli ultimi saranno i primi” effettuata per conto della regione Calabria con l’obiettivo di rivalutare la reputazione e l’immagine dei calabresi. Questa campagna punta tutto sull’effetto paradossale generato dal rapporto testo-immagine (ragazzi sorridenti e testo in rosso che suscita scandalo).

  • 2011corti scrive:

    Gruppo: Alessandra. Casali
    Chiara Maria. Calcaterra
    Giada. Corti
    Maria Carmela. Cantalupo
    Valeria. Cariglino

    QUALI SONO GLI STEREOTIPI RIGUARDANTI NOI ITALIANI ALL’ESTERO?

    Molte volte recandosi all’estero o conoscendo persone provenienti da Paesi diversi si incontrano gli stereotipi che queste persone hanno di noi Italiani. Alcuni di questi stereotipi sono positivi ma molti sono negativi.
    In generale l’Italiano viene descritto come una persona simpatica, non grande lavoratore, che mangia pasta e pizza tutti i giorni e che gesticola molto quando parla. Inoltre il nostro Paese è anche conosciuto per essere la culla della mafia e del poco rispetto delle regole; soprattutto quelle stradali e ambientali. Infine i nostri uomini sono visti come latin lovers e grandi corteggiatori (anche se non sempre molto rispettosi).

    Ora analizzeremo uno per uno questi stereotipi:

    Innanzitutto cosa è l’italiano se non pasta, pizza e mafia?

    Da diversissime immagini caricate su internet si può capire come associazione Italiano = pasta, pizza e mafia sia molto sentita, anche da popoli molto lontani come i Cinesi.
    Tra le immagini più frequenti troviamo mafiosi che mangiano piatti di spaghetti, le cui raffigurazioni derivano dall’immagine di Al Capone, noto ganster Americano, il cui padre era Italiano, degli anni ’20 e ‘30 la cui immagine più famosa è di un uomo elegante col cappello in testa.
    Si trovano anche immagini che rimandano all’associazione degli spaghetti con la mafia e non è un caso se per caratterizzare la derivazione italiana degli spaghetti sia stato dato loro il nome “ma’fia”.
    Infine immagini rappresentanti quello che per tutti caratterizza l’Italia: la pizza.

    Un’altra caratteristica che ci rende famosi in tutto il mondo è la nostra esagerata gestualità che non viene vista in modo positivo soprattutto dagli Statunitensi i quali in una barzelletta affermano:
    “Sai cosa succede ad un Italiano se gli leghi le mani? Diventa muto!!!”
    (Tratto da “Un blog in due” / italiani brava gente? Viaggio fra gli stereotipi sugli Italiani all’estero)

    Su youtube, inoltre, si può trovare un video creato da un Americano il quale “traduce” in parole i vari gesti proposti da noi Italiani come “dimenticatelo”, “andiamo!”, “ho fame”, “mi mordo le mani” “sono arrabbiato”, “sei stupido!”, “non mi interessa”, “prendi questo!”, “basta!”, “che odore!” “sei stupido?”, “se ti prendo…”, “cosa/dove/perché”, “vai via!” e “finito”.
    “A lesson in Italian Hand Gestures”
    http://www.youtube.com/watch?v=q9AZB64fH3Q

    Questo può far capire come l’elevata gestualità sia un tratto tipico degli Italiani e viene vista dagli altri popoli come una cosa buffa se non, in certi casi, fastidiosa.

    L’uomo Italiano, poi, ha fama di essere un grande corteggiatore, ovvero un latin lover tanto che:

    “Le donne turche adorano il maschio italiano perché “sa fare l’amore con gli occhi”: una specie da proteggere.”
    (Tratto da “Un blog in due” / italiani brava gente? Viaggio fra gli stereotipi sugli Italiani all’estero)

    ma molte volte può diventare anche maleducato: è così che lo dipinge una pubblicità Olandese
    “Spot olandese dugli Italiani”

    http://www.youtube.com/watch?v=mnuk-7DnL8s

    In questo video si può vedere una famiglia olandese che si reca a mangiare in un ristorante italiano; lì un cameriere fa accomodare le quattro persone al tavolo mentre l’altro fa apprezzamenti sulla ragazza. Il primo allora afferma che nonostante ora sia bella poi diventerà come la madre e, insieme, prendono in giro la donna. Il video termina con il signore olandese padre della ragazza e marito della donna che richiama i due camerieri in Italiano dopo aver ascoltato tutto ciò che dicevano.

    Questo video rappresenta i nostri uomini come persone irriverenti che pensano solo alle belle ragazze e non si esimano dal far commenti, anche cattivi, sulle donne che reputano brutte.

    Infine all’estero ci vedono irrispettosi della natura e delle regole stradali

    Il primo punto è sintetizzato molto bene dalla versione integrale del video “Ga el zuv” cantato da ragazzi tirolesi per mostrare quanto inquiniamo la natura con i zuv e con i cellulari a cui siamo sempre attaccati. Inoltre veniamo dipinti come persone che non si preoccupano di provare i piatti tipici di una regione (polenta e capriolo) ma pretendono il sushi in una baita tirolese.

    http://www.youtube.com/watch?v=ZtjMacwYMW4

    Anche le nostre città sono, a detta di tutti, molto sporche e questo viene chiaramente affermato da uno statunitense:
    “Sono stato a Venezia e mi è piaciuta molto, così tanto che ho voluto visitare anche quella di Las Vegas. Più piccola, certo, ma moooolto più pulita”
    (Tratto da “Un blog in due” / italiani brava gente? Viaggio fra gli stereotipi sugli Italiani all’estero)

    Riguardo invece il non rispetto delle norme stradali si può trovare un video su youtube che documenta il traffico in Piazza Garibaldi a Napoli girato da uno Statunitense in Italia in cui si può vedere uno scooter che non rispetta il semaforo rosso, pedoni che attraversano mentre stanno passando le macchine e per finire un autobus che cerca, come lo scooter, di immettersi nella circolazione senza aspettare il verde.
    “Crazy Naples”

    http://www.youtube.com/watch?v=4QybToJRYkE

    Anche un Australiano commenta:

    “I guidatori Italiani sono pazzi, non tornerete mai indietro vivi”
    (Tratto da “Un blog in due” / italiani brava gente? Viaggio fra gli stereotipi sugli Italiani all’estero)

    Questo quindi è quello che nel mondo pensano di noi Italiani…..ma siamo veramente solo così?

    Certo è innegabile che il nostro stato non eccelle per organizzazione e rispetto delle regole, che è presente la mafia e che i nostri piatti tipici nel mondo sono pizza e pasta ma noi non siamo solo questo…..
    Innanzitutto abbiamo una cultura alle spalle invidiabile in tutto il mondo, a cominciare dagli antichi romani: essi hanno costruito opere splendide di ingegneria e meccanica come acquedotti e reti fognarie nonché monumenti bellissimi che hanno resistito in due millenni di storia.
    Hanno fondato, poi, grandi città come Pompei e Ercolano i cui resti ci mostrano un passato splendore,
    e molte città Europee come Siviglia (Hispalis), Treviri (Augusta Treverorum) , Cartagena (Carthago Nova), Londra (Londinium), Istambul (prima Costantinopoli) e Vienna (Vindobona).

    Inoltre non dobbiamo dimenticarci dei grandi artisti Italiani di fama internazionale: Michelangelo,Donatello, Caravaggio,i grandi letterati come Dante, i grandi navigatori (Colombo, Magellano) e scienziati famosi in tutto il mondo (Galileo Galilei, Enrico Fermi).

    Inoltre l’Italia non è solo il paese della pasta e della pizza ma la dieta mediterranea è molto più varia ed è una di quelle più apprezzate in tutto il mondo a livello internazionale.
    Essa ha un elevato consumo di pane, frutta, verdura, erbe aromatiche, cereali, olio di oliva, pesce e vino (in quantità moderate) ed è basata su un paradosso (almeno per il punto di vista del nutrizionismo tradizionale): i popoli che vivono nelle nazioni del Mediterraneo consumano quantità relativamente elevate di grassi ma, nonostante ciò, hanno minori tassi di malattie cardiovascolari rispetto alla popolazione statunitense, nella cui alimentazione sono presenti livelli simili di grassi animali. La spiegazione è che la gran quantità di olio d’oliva usata nella cucina mediterranea controbilancia almeno in parte i grassi animali.
    L’olio di oliva sembra infatti abbassare i livelli di colesterolo nel sangue; si pensa inoltre che il consumo moderato di alcool durante i pasti, sia un altro fattore protettivo, forse per gli antiossidanti contenuti nelle bevande alcoliche. Secondo lo studio, la dieta mediterranea diminuisce il tasso di mortalità della coronaropatia (malattia coronarica) del 50%. Inoltre la dieta mediterranea spiega che sarebbe meglio bere minimo 6 bicchieri d’acqua al giorno.

    L’Italia è perciò anche una Nazione di grandi uomini non solo di mammoni, chiacchieroni e mafiosi mangia-spaghetti. Anche quando siamo emigrati negli altri Paesi la maggior parte lo ha fatto per lavorare come succede adesso per gli immigrati qui in Italia.
    È innegabile che gli stereotipi che ci rappresentano hanno un fondo di verità però questi non devono diventare generalizzazioni perché sarebbe riduttivo e sbagliato guardare a un popolo sulla base di tre o quattro caratteristiche che non rappresentano nemmeno l’intera popolazione.

  • paola scrive:

    Isella Paola
    Crivellari Jessica
    Duci Roberta
    Daloiso Lavinia
    Carlacchiani Paola

    1.CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Stazione di Milano Greco Pirelli.

    2.GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI:

    I “SENZATETTO”: La condizione di senzatetto, abitualmente definita come barbone, è una situazione nella quale una persona per lungo tempo non ha un luogo di residenza.

    3.CHE COSA SI DICE:
    Dalla nostra ricerca e dall’osservazione condotta è emerso che il pregiudizio, nei confronti dei senzatetto, è alimentato da diverse caratteristiche che abbiamo scelto di esporre attraverso numerose espressioni usate comunemente:
    •Cultura: <>
    •Legalità: <>
    <
    •Igiene personale: <>
    <>
    •Aspetto: <>
    •Valori: <>

    4.FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STEREOTIPI:
    - http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo470405.shtml
    Dal link sopra citato emerge una evidente mancanza di rispetto nei confronti del “senzatetto”, privato della sua dignità di persona. Questo episodio è un’ ennesima conferma dell’ esistenza del pregiudizio, tuttora radicato nella nostra società.

    - http://www.circololucedelsud.it/?p=59494
    La provocazione della mostra fotografica “Coraggio, si ricomincia!”, è fatta appositamente per mostrare stralci della vita quotidiana durante i quali dilaga il fenomeno dell’ intolleranza verso i senza dimora.

    - http://www.ilrestodelcarlino.it/bologna/cronaca/2011/11/16/620375-perche_senza_tetto.shtml
    Dall’ articolo di giornale emerge che la soluzione più semplice spesso non è quella del dialogo bensì quella del rifiuto.

    5. FONTI/DOCUMENTI CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE IL GRUPPO IN QUESTIONE:
    - http://storiesenzatetto.blogspot.com/2007/11/poesie-senza-tetto.html
    Questa poesia dimostra che anche i senzatetto hanno dei valori e non sono persone ignoranti a differenza di quanto viene alimentato da alcuni pregiudizi infondati.

    - http://edicola.linformazione.com/archivio/2009/20091010/05_RE1010.pdf
    Il seguente articolo dimostra come non sia corretto fermarsi alle semplici apparenze: il clochard in questione non ha esitato ad aiutare una ragazza in difficoltà, anche se questo avrebbe potuto comportare un pericolo per la sua stessa persona.

    Sono state, inoltre, organizzate una serie di iniziative che vengono in aiuto ai senza dimora: ad esempio la “Homeless World Cup”, “Una notte in sacco a pelo per condividere il disagio” e “Il tour di Notredame de Paris”; Tutti eventi, questi, volti a conoscere il disagio dei “senzatetto” ed affrontarlo con un impegno concreto.

    Arricchiamoci delle nostre reciproche differenze.
    Paul Valéry.

  • barbara scrive:

    COMPONENTI DEL GRUPPO:
    A.Alagia
    F.Amadori
    B.Bennici
    E.Cavagna
    F.Corbetta
    G.Fortunini
    M.E.Franza
    C.Fumagalli
    N.F.Zini

    Come gruppo abbiamo deciso di affrontare il tema dell’omosessualità, perché ci siamo accorte che è un argomento di grande attualità nella società globale. Ogni giorno assistiamo a espressioni discriminatorie nei confronti delle loro relazioni; sentiamo spesso espressioni quali:” Femminuccia, “checca”, “aberrazione genetica”, “sono contro natura”. (http://www.youtube.com/watch?v=Z3Y3foPZD_Q&feature=related)
    Oltre che per il loro orientamento sessuale, subiscono offese anche per il loro modo di comportarsi e vestirsi.
    Abbiamo trovato diverse fonti che puniscono apertamente l’omosessualità, attraverso anche la legge. Degli esempi sono: il Nicaragua (stato in cui è vietato il rapporto gay) http://www.gaynews.it/articoli/Mondo/70984/Nicaragua-La-conferenza-episcopale-L%92omosessualita-continui-ad-essere-considerta-reato.html e la legge anti-gay russa che prevede multe nei confronti di coloro che esibiscono il loro orientamento sessuale in presenza di minori. (http://www.gaynews.it/articoli/Mondo/87479/Russia-San-Pietroburgo-multe-a-chi-si-professa-gay-Attivisti-legge-medioevale.html) ln entrambi i casi si vuole dimostrare che i gay ledono l’etica predominante. Basti pensare al film uscito nel 2001 “Le fate ignoranti” dove emerge questo aspetto, http://www.youtube.com/watch?v=pQPD4hd-vVE . Al centro di numerose polemiche è stata anche la campagna antiomofobia del 2009 del Ministro delle Pari Opportunità italiano (.http://www.youtube.com/watch?v=PuDiRAr0dIQ) perché il messaggio che vuole trasmettere al pubblico televisivo è il seguente:“non mi importa quello che fate a letto, l’importante è che non me lo facciate vedere”. (http://refoitalia.wordpress.com/2009/11/14/gli-spot-del-governo-italiano-contro-lomofobia-utili-o-dannosi/).
    Fortunatamente abbiamo trovato anche fonti che tentano di difendere e far accettare gli omosessuali nella società ad esempio la dichiarazione dell’unione europea per i diritti dei gay (http://www.radioradicale.it/il-testo-che-lunione-europea-presentera-allonu-per-la-depenalizzazione-universale-dellomosessualita) e lo sportello d’assistenza nato a Palermo. (http://www.gaynews.it/articoli/Primo-piano/87478/Immigrazione-ed-omosessualita-a-Palermo-nasce-lo-sportello-di-assistenza.html)
    Per concludere accenniamo a un video tratto dal film comico di Checco Zalone,”Cado dalle nubi”, definito quasi un film gay perché presenta agli spettatori un messaggio contro i pregiudizi. Infatti con la canzone “Uomini sessuali” (http://www.youtube.com/watch?v=4mu08TDzsA4)
    Checco Zalone ha dichiarato:”vorrei fosse chiaro che prendo in giro gli omofobi, non gli omosessuali” dichiarando che nel film vuole mostrare, col suo personaggio, il percorso che una persona, cresciuta in un ambiente omofobo, fa per arrivare a liberarsi dal pregiudizio. In realtà il momento in cui Checco canta la canzone, all’interno di un locale gay, con una strofa che dice che l’omosessualità è una malattia e chiama normali gli eterosessuali, è uno dei più divertenti di tutto il film, e vuole ridicolizzare coloro che ancora pensano queste cose. Altre scene “divertenti” in questo film che evidenziano i pregiudizi nei confronti degli omosessuali sono alcuni dialoghi tra il protagonista del film e un uomo omosessuale di nome Manolo di cui riportiamo qui il dialogo..
    Manolo: Com’è andato il viaggio?
    Checco: Guarda, non mi fate pensare al viaggio.
    Manolo: Ch’è successo?
    Checco: Non va a capitare un ricchione nel mio scompartimento, proprio di fronte a me
    Manolo: Terribile…
    Checco: Ma pure le Ferrovie dello Stato: fate uno scompartimento a parte per questa gente!
    Manolo: Esatto…
    Checco: Con gli anziani vicino, dove finiremo?

  • 2011digifico scrive:

    Lavoro di gruppo – Seminario Lugarini

    C. Ciccardi – R. di Gifico
    A. Augurio – E. Lombardo
    C. Lo Conti – J. Ali El Din
    E. Cantarella – L. Andreoni
    A. Annecchino – Y. Cattaneo

    __________________________________________________________

    CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Per iniziare il nostro lavoro di gruppo abbiamo condotto un’intervista all’interno del nostro Ateneo – Università degli Studi Milano-Bicocca –, rivolgendo a un campione di circa 50 studenti (senza distinzioni tra maschi e femmine), compresi tra i 18 e i 25 anni, la seguente domanda: “Qual è la prima cosa che ti viene in mente, se ti dico Popolo Americano?”.

    GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI:
    Abbiamo scelto come destinatario della nostra ricerca il popolo americano, inteso come gli abitanti degli Stati Uniti d’America.

    CHE COSA SI DICE:
    Dalle interviste sono emersi alcuni stereotipi tra cui, per esempio: “bevono molto caffè”, “ i ragazzi americani sono tutti belli, atletici e surfisti, possibilmente biondi!”, “sono anti-conformisti”, “sono bigotti e perbenisti”, “mangiano solo nei fast-food”, “hanno una mentalità più aperta”, “sono più evoluti tecnologicamente”, “sono razzisti”, “in America comprano solo macchine di grossa cilindrata”, “in America hanno almeno un’arma da fuoco per famiglia”, “gli americani sono pigri”, eccetera.
    Tra questi abbiamo deciso di analizzare i cinque che sono stati citati maggiormente e che si riferiscono a: ASPETTO FISICO, ALIMENTAZIONE, STILE DI VITA, LEGALITA’ e VALORI.

    Abbiamo deciso di inserire un video d’apertura che secondo noi racchiude e ci mostra, in chiave comica, le caratteristiche stereotipate dell’“Americano Medio”.
    ‘Un Americano a Roma’ – con Alberto Sordi (http://www.youtube.com/watch?v=6eMBsGzw8U4)
    in cui il protagonista si vanta di essere americano, di mangiare come i veri americani – yogurt, latte, mostarda – e di disprezzare il ‘maccherone’, che chiama addirittura ‘verme’. La scena si chiude proprio con Alberto Sordi che, dopo aver assaggiato un miscuglio dei vari in gradienti sopra citati, decide di lasciarsi andare a pasta e vino, con l’ormai celebre frase “Mi hai provocato e mò me te magno!”.

    Primo stereotipo: ‘I RAGAZZI AMERICANI SONO TUTTI BELLI, ATLETICI E POSSIBILMENTE BIONDI!’ (legato all’aspetto fisico)

    Gli intervistati ci hanno spiegato che la loro idea, come per gli altri stereotipi citati maggiormente, deriva dall’immagine che i media americani ( film, telefilm, riviste patinate) cercano di far passare come reale.

    • (http://www.youtube.com/watch?v=fiuCfksIIgE&feature=share) [Grey’s Anatomy, 3x22]

    Questo frammento di puntata del telefilm “Grey’s Anatomy” mostra chiaramente lo stereotipo sopracitato enfatizzandolo ulteriormente: l’entrata del ragazzo in un ospedale – con un abbigliamento decisamente poco consono all’ambiente – , al di fuori del contesto televisivo, è a dir poco irreale.

    • (http://www.youtube.com/watch?v=3lRhC8b-UWg) [50 people, 1 question]

    Contrariamente a quanto appare nella finzione televisiva, nella vita quotidiana questo mito viene sfatato. Il secondo filmato propone un’intervista rivolta a cinquanta americani ( statunitensi), che presentano diverse caratteristiche fisiche, modi di porsi e di vestire.

    Da ciò emerge chiaramente l’inesistenza di una tipologia predefinita di ragazzo americano – il discorso vale, ovviamente, anche per le ragazze, la cui immagine in film e telefilm risulta sempre associata a donne bellissime –.


    Secondo stereotipo:
    ‘GLI AMERICANI MANGIANO QUASI SEMPRE NEI FAST FOOD!’ (legato alle abitudini alimentari)

    • (http://www.youtube.com/watch?v=0ZptcjtY3HM) [‘Super Size Me’ - Morgan Spurlock]

    Nel film-documentario “Super size me” viene presentato l’esperimento di Morgan Spurlock, un filmaker statunitense indipendente che, per mostrare gli effetti collaterali dei cibi – ritenuti non salutari e persino nocivi per la salute – preparati e venduti nei fast food, per un mese decide di consumare tutti i pasti della giornata (colazione, pranzo e cena) nei punti vendita McDonald’s.
    A prova della veridicità dell’ipotesi iniziale, nel giro di poche settimane, da uno stato di salute ottimale (misurava 188 centimetri di altezza per 84 kilogrammi di peso, prima dell’esperimento) iniziano a riscontrarsi dei cambiamenti fisici quali: guadagno di 11 kg ed incremento della massa corporea del 13%.

    Durante l’esperimento ha anche provato improvvisi e repentini cambi di umore oltre a disfunzioni sessuali certificate dalla sua compagna. Infine, ha manifestato una forte stanchezza che gli rendeva difficile persino salire le scale all’interno della sua abitazione. Nei mesi successivi, le condizioni di salute sono peggiorate al punto che i medici gli consigliano di interrompere l’esperimento, prima di incorrere nel rischio di gravi patologie (ictus, infarti…).

    Questo documento, e molti altri trovati in rete, non ci ha permesso di sfatare lo stereotipo, anzi ci ha fornito le prove non solo del fatto che la maggior parte delle famiglie americane si reca almeno due o tre volte a settimana a mangiare nei fast-food, ma anche dei dannosi effetti collaterali che questo stile di vita ha sul corpo umano, per quanto molte persone nemmeno ci pensino.

    Terzo stereotipo: ‘IN AMERICA COMPRANO SOLO MACCHINE LUNGHISSIME E DI GROSSA CILINDRATA!’ (legato allo stile di vita)

    Per verificare la veridicità o meno di quest’ultimo stereotipo, abbiamo condotto una breve ricerca sul Web per poter visualizzare una graduatoria delle auto più vendute negli Stati Uniti d’America in questi ultimi anni; abbiamo, ad esempio, trovato una classifica delle più vendute nell’anno 2009.
    Da questa classifica contenente esattamente 10 modelli di auto – tutte non compatte e di grossa cilindrata –, è emerso che quella più venduta è la Ford F- Series, con 413mila acquirenti, subito seguita dalla Toyota Camry e dalla Chevrolet Silverado.
    Molto venduto anche il modello Honda- Civic, mentre la macchina che risulta aver avuto il minor numero di vendite negli ultimi anni è la Dodge- Ram, con soli 177mila compratori.

    I vari articoli visionati su internet hanno confermato lo stereotipo, rendendoci impossibile, quindi, dichiararlo come falso.

    • (http://quanteruote.iljournal.it/2008/europa-vs-usa-le-top10-delle-auto-piu-ve/3129)

    Grazie a quest’ultimo documento abbiamo anche potuto notare l’impressionante differenza nelle tipologie di macchine vendute negli USA e in Europa, i cui abitanti preferiscono di gran lunga citycar compatte e dai bassi consumi.

    Quarto stereotipo: ‘IN AMERICA OGNI FAMIGLIA HA ALMENO UN’ARMA DA FUOCO!’ (legato alla legalità)

    • (http://www.youtube.com/watch?v=3JtgW9bMDh8) [‘Bowling for Columbine’ – Michael Moore]

    In chiave ironica il filmato mostra l’attaccamento, di origini antiche, del popolo statunitense per le armi e che si è protratto nel tempo fino ai giorni nostri, dove la detenzione di armi per ogni famiglia è ormai quasi una “regola”.

    • (http://www.earmi.it/varie/crimine.htm) [‘Enciclopedia delle armi - a cura di Edoardo Mori]

    All’interno del documento l’autore cerca di spiegare come, secondo la sua opinione e con l’aiuto di alcune statistiche, pur essendoci un numero molto alto di armi possedute legalmente negli Stati Uniti, queste non siano per forza collegate all’altrettanto alto tasso di omicidi/suicidi avvenuti negli ultimi anni nel paese.
    Riportiamo qui le sue conclusioni, che abbiamo ritenuto importanti perché aprono uno spiraglio positivo per tentare, si spera in un futuro non troppo lontano, di sfatare lo stereotipo sopra descritto, in quanto salta alla mente proprio perché fortemente legato al numero sostanzioso di omicidi/suicidi.

    “1) Non esiste e non può esistere alcuna statistica idonea a dimostrare il rapporto tra numero delle armi detenute e numero di crimini commessi in dato paese.
    2) È sicuro che il problema non è costituito dalle armi legalmente detenute, ma dalle armi illegali.
    3) È sicuro che una legislazione restrittiva in materia di armi non incide in modo significativo sulle armi illegali e che nessun delinquente si lascerà distogliere dal delinquere con armi (chi vuol commettere un omicidio non si preoccupa di certo delle pene per l’arma!).
    4) I dati in nostro possesso dimostrano in modo convincente che il possesso di armi da parte degli onesti, costituisce un efficace deterrente per i criminali.
    5) Il numero dei delitti gravi dipende da cause che nulla hanno a che vedere con le armi.
    6) È certamente necessario un controllo sulla personalità delle persone che detengono armi da fuoco pericolose.”

    Quinto stereotipo: ‘GLI AMERICANI SONO RAZZISTI’ (legato ai valori)

    • (http://www.youtube.com/watch?v=u34Y1RDjmWs) [‘The Family Guy’ – Delete scene] (consigliamo di vedere il video con un volume molto basso delle casse, in quanto chi l’ha caricato ha messo il volume al massimo!)

    Anche per spiegare lo stereotipo del razzismo ci appoggiamo ad un video, questa volta un cartone animato, ‘The Family Guy’ / ‘I Griffin’ dove, con l’humor nero e pungente che spesso e volentieri è utilizzato in questa serie, viene descritto l’incontro in un bosco tra i membri del Ku Klux Klan, al quale partecipa erroneamente anche un giovane di colore.
    In questa serie televisiva, com’è accaduto e accade tuttora con un altro cartone animato americano ‘I Simpson’, gli autori sembrano quasi voler utilizzare l’argomento scomodo e sicuramente poco piacevole del razzismo – qui rappresentato da uno dei volti più tragici della storia americana, la setta del Ku Klux Klan – per far scoprire al pubblico i lati più sgradevoli degli americani stessi. Così come Homer Simpson, anche Peter Griffin – il protagonista di questa serie – racchiude in sé, portate spesso all’estremo, tutte le caratteristiche peggiori dell’uomo americano, il che ci lascia pensare a un’azione di scherno non tanto verso chi ha sofferto per mano del KKK o comunque verso le vittime di razzismo, ma piuttosto nei confronti di quella parte di uomini e donne degli Stati uniti che hanno, in passato come ai giorni nostri, appoggiato e condiviso certe manifestazioni di odio e violenza.

    • (http://img839.imageshack.us/img839/5638/antirazzismo2.jpg)

    Una proposta contro il razzismo arriva dalle campagne pubblicitarie della nota azienda americana Benetton, (qui riunite in un’unica immagine da noi composta).
    L’azienda, attraverso vari manifesti è esempio che non tutti gli americani sono razzisti, ma anzi, alcuni di loro si prodigano per combattere la piaga dell’odio verso il diverso’, cercando di dimostrare, al contrario, che tutti gli uomini sono uguali, indipendentemente dal colore della propria pelle (come si può vedere nell’immagine dei tre cuori umani, perfettamente identici seppur appartenenti a persone di etnia differente).

  • 2011carradore scrive:

    Elaborato da:
    C. ALZANI T. CARRADORE S. CHIARILLO E. CRESPIATICO E. FADDA I. FOSSEN C. LONGONI

    TERRONE A CHI?!…

    Il termine “Terrone” viene utilizzato dagli abitanti dell’Italia settentrionale e centrale come espressione dispregiativa per designare un abitante dell’Italia meridionale a chiari intenti discriminatori; il termine ha sempre più assunto il significato di “persona rozza” ovvero priva di gusto nel vestire, dai modi maleducati.
    Talvolta viene utilizzato in senso semplicemente scherzoso.
    Da: Wikipedia

    OBIETTIVO della RICERCA:
    con questo lavoro vogliamo evidenziare anche gli aspetti positivi e non solo negativi che emergono dagli stereotipi…. Gli stereotipi sono variati rispetto a un tempo? Osservare meglio la realtà di vita. Prendere in esame la capacità di ampliare lo sguardo e andare oltre gli stereotipi.

    CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Meridione: Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata, Molise
    GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI STEREOTIPI/PREGIUDIZI: I meridionali
    AMBITI DI RIFERIMENTO:
    • CULTURA: articolo “I meridionali sono meno intelligenti” Corriere della Sera, 2010
    • MASS MEDIA: giornali: “Corriere del Mezzogiorno” 2011, pubblicità “Ikea”, 2011
    • VALORI POSITIVI e RELAZIONI CON GLI ALTRI: film “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero, 2010 e canzone: “Terrone” di Ensi
    • STEREOTIPI; riferimento tabella e interviste.
    • VIDEO: “ Nord e Sud-Italia al contrario” di Gianfranco Jannuzzo

    ESPRESSIONI E FONTI SCRITTE:

    “I meridionali sono meno intelligenti” Corriere della Sera, febbraio 2010: “Ecco la teoria: il sud Italia è meno sviluppato del nord perché i meridionali sono meno intelligenti dei settentrionali. Anzi, mentre nel nord Italia il quoziente intellettivo è pari a quello di altri Paesi dell’Europa centrale e settentrionale, più si va verso sud più il coefficiente si abbassa” ….” ….da nord a sud l’intelligenza media della popolazione scenda fino a toccare il punto più basso in Sicilia.” ….. “Nello studio pubblicato da Intelligence, si afferma che «il grosso della differenza nello sviluppo economico tra nord e sud può essere spiegato con la variabilità del QI» e che, in sintesi, nel sud Italia la qualità del cibo è più scadente, si studia meno, ci si prende meno cura dei figli e che almeno dal 1400 il Meridione non partorisce «figure di spicco» nelle arti e nella politica.”.
    Link articolo: http://www.corriere.it/cronache/10_febbraio_16/meridionali-intelligenza-ricerca-lynn_42261d88-1b05-11df-af4a-00144f02aabe.shtml
    Audio articolo:
    Dall’articolo emerge che stereotipi e pregiudizi associati ai meridionali si estendono dall’Italia intera sino all’estero. Colpisce particolarmente che un docente universitario di psicologia abbia condotto questo tipo di ricerca per convalidare un suo “pregiudizio”. La realtà storica dimostra che l’Italia ha dato e dà origine a personalità di spicco di origine italiana quali: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Joe Di Maggio, De Filippo, Pirandello, Verga, Totò, Anna Magnani, Saviano, Natalia Ginzburg, Massimo Ranieri.

    Slogan Ikea: “Comportarsi bene in una cucina Ikea é più naturale, …”.
    Link video Ikea: http://www.youtube.com/watch?v=HnOh_Cpv6ew
    In questo spot pubblicitario, il messaggio è il seguente: “IKEA CIVILIZZA I MERIDIONALI”, quelli che non sanno “comportarsi bene” e che non rispettano l’ambiente, ma in una cucina Ikea essere educati diventa facile anche per loro. ll tutto condito dalla strisciante e subliminale sensazione dell’atteggiamento malavitoso”.
    Fonte: “Corriere del Mezzogiorno”, 2011

    Sono emersi pareri contrastanti: da una parte c’è chi ritiene che la scelta dei mafiosi sia stata semplicemente una strategia di marketing e chi invece si è sentito offeso e ridicolizzato nella propria identità. Sorgono queste domande: perché la scelta è ricaduta proprio sui meridionali? Perché si è cercato di sottolineare l’aspetto negativo degli italiani e non quello positivo?

    Testo della canzone: “Terrone” cantata da Ensi
    Link video: http://youtu.be/n6JwariJVaY
    Dall’intervista di Ensi, alla domanda: […] “Cosa ti ha portato a scrivere Terrone? Il cantante ha risposto: “C’è chi mi ha accusato di aver fatto un pezzo pieno di luoghi comuni, io rispondo – meglio i luoghi comuni che la propaganda negativa che fa la televisione nei confronti del Sud! […]”
    Fonte: http://www.hiphoprec.com/interviste/2219-ensi-one-mic-intervista.html

    Da queste due fonti (spot Ikea e video/intervista della canzone) affiora che tra i meridionali esistono due tipologie di pensiero: coloro che percepiscono e vivono negativamente gli stereotipi e coloro che invece sono orgogliosi di esserlo e ironizzano sui propri pregiudizi.

    Film: “Benvenuti al Sud” di Luca Miniero, 2010
    Link trailer film: http://www.youtu.be/vL2RtA6Zl3w
    Il protagonista settentrionale è costretto a trasferirsi al Sud per lavoro. Parte carico di pregiudizi negativi, per poi ricredersi stando a contatto con la cultura e le usanze meridionali. La frase che racchiude il significato del film è: “Quando un forestiero arriva al Sud, piange due volte, quando arriva e quando parte”. Infatti, al termine del film, le lacrime del protagonista rivelano la veridicità dell’esclamazione.
    Il personaggio, interpretato da Claudio Bisio, rappresenta i vari stereotipi che hanno i settentrionali nei confronti dei meridionali. Il film è un “antidoto” educativo perchè dà modo ad entrambi di riflettere sulla propria cultura e anche su quella degli altri, rendendosi cosi conto che alla fine le differenze sono minime e che tutti facciamo parte di un unico stato: l’Italia.

    Interviste:

    Le interviste sono state condotte personalmente e telefonicamente sia ai meridionali, trasferiti al nord da almeno 5 anni che ai settentrionali, nati e cresciuti in Lombardia.
    Per entrambe le tipologie è stato considerato un campione di 10 persone, maschi e femmine di età compresa tra i 20 e gli 80 anni. Per quanto riguarda le domande, abbiamo preso spunto da una ricerca condotta recentemente in Piemonte.
    Fonte ricerca: http://www.bibliolab.it/basilico/stereotipi.htm

    ASPETTI NEGATIVI DEI MERIDIONALI
    Campione di 10 persone Chiesti ai meridionali “ Terroni” n. 10 Chiesti ai settentrionali “Polentoni” n. 10
    SI NO SI NO
    1 Cercano sempre di “fregare” il prossimo 5 5 5 5
    2 Non hanno voglia di lavorare 0 10 3 7
    3 Fanno tanti figli e poi pretendono che siano gli altri a mantenerli 1 9 3 7
    4 Per loro l’onore consiste nel non portare le corna 6 4 9 1
    5 Vengono qui senza un mestiere e poi tocca a noi mantenerli 3 7 3 7
    6 Quando hanno due soldi li buttano giù dalla finestra 1 9 3 7
    7 Le meridionali sono buone soltanto per fare figli e chiacchierare 0 10 3 7
    8 Garibaldi poteva farne a meno 2 8 3 7
    9 Cantano e urlano sempre 4 6 5 5
    10 Ai matrimoni sono in 200 10 0 9 1
    11 Il Dialetto incomprensibile 6 4 6 4
    12 Non si lavano 0 10 1 9
    13 Orari diversi rispetto al nord 9 1 10 0
    14 Gesticolano molto, usano tutti tempi al passato nelle narrazioni 9 1 9 1

    ASPETTI POSITIVI DEI MERIDIONALI
    Campione di 10 persone Chiesti ai meridionali “ Terroni” n. 10 Chiesti ai settentrionali “Polentoni” n. 10
    SI NO SI NO
    1 Cucina buona e sostanziosa 10 0 10 0
    2 Solari 10 0 6 4
    3 Calorosi 10 0 8 2
    4 Ti accompagnano nelle indicazioni stradali 9 1 5 5
    Valori:
    5 Famiglia 10 0 10 0
    6 Tradizioni 10 0 10 0
    7 Amicizia 10 0 9 1
    8 Onore 10 0 10 0
    9 Rispetto 10 0 7 3
    10 Ospitalità 10 0 9 1
    11 Valori religiosi 7 3 9 1
    12 Disponibilità 9 1 7 3
    13 Fanno vecchi lavori artigianali non si usano più 5 5 8 2
    14 Enfatizzano le ricorrenze 6 4 10 0

    Dalle interviste è emerso che la maggior parte dei meridionali, indipendentemente dall’età, non si riconosce nei pregiudizi. Molti di loro si sono sentiti offesi e infastiditi dalla tipologia delle domande, in particolare quelle riferite ai seguenti stereotipi: “non hanno voglia di lavorare”, “fanno molti figli e poi pretendono che siano gli altri a mantenerli”, ”non si lavano”, “quando hanno due soldi li buttano giù dalla finestra”. L’intento delle domande è stato provocatorio. Scopo delle nostre domande è il tentativo di confermare o meno – per quanto possibile e con i limiti del caso – ciò che emerge dalla ricerca piemontese. Queste interviste, infatti, potrebbero costituire il primo passo per lo sviluppo di una nuova ricerca.
    La nostra indagine mostra che c’è concordanza di giudizi – sia per quanto riguarda i valori positivi che negativi – tra i meridionali e i settentrionali. Questi ultimi hanno mostrato una tendenza al superamento dei pregiudizi. Dal campione di persone intervistate, emergono delle differenze per quanto concerne l’età: le nuove generazioni tendono a non averne o averne in misura minore, le generazioni precedenti mostrano una recidività.

    CONCLUSIONI:
    Gli stereotipi sono un dato di fatto, esistono e sono sempre esistiti. Di per sé sono congeniali alla mente umana per poter classificare cose, luoghi e persone. Al contrario, se assumono una connotazione negativa diventano mezzo di discriminazione, di superiorità e talvolta possono sfociare nel razzismo.
    Ci sono, senza dubbio, tra Nord e Sud differenze di tipo culturale, tradizionale e geografico che giustificano diversità di comportamento (si pensi allo spaesamento provato dal protagonista del film sopra citato, quando arriva al meridione senza punti di riferimento e senza realmente conoscere la realtà di quel posto), ma esistono soprattutto/anche le uguaglianze; si pensi a valori positivi come la famiglia, il rispetto, l’amicizia…
    Oggi, grazie alla tecnologia, al benessere, all’economia, le distanze si riducono e I tempi si accorciano…. Apparteniamo ad un era di contaminazione, di globalizzazione ed è bene che ognuno mantenga e sostenga le proprie tradizioni e culture ma che, allo stesso tempo, si apra alla disponibilità e all’accoglienza.

    Per ampliare i nostri orizzonti, superare i pregiudizi ed essere più favorevoli all’incontro, uscendo da una visione superficiale, si potrebbe partire con il rovesciare il nostro punto di vista…… e scopriremmo un capovolgimento di stereotipi e pregiudizi.
    Link video: http://youtu.be/BG9J65ywXvA

  • 2011a.cappelletti scrive:

    S. Irmici A. Di Paola J. Colombo A. Cappelletti A. Costa G. Gentile C. De Lucca M. Calvi

    Stereotipi e pregiudizi: indice per un quadro di rilevazione

    1. Contesto di riferimento: abbiamo svolto delle interviste rispettivamente in Piazza della Repubblica a Varese (1) e nella metropolitana M1 a Milano (2).
    2. Gruppo/persone oggetto di stereotipi/pregiudizi: le donne dell’Est
    3. Che cosa si dice?

    Intervistatore (1)

    a. Chi sono per lei le donne dell’Est?
    b. Conosce una o più di queste donne? Se sì, com’è il vostro rapporto?
    c. Secondo lei sono più simpatiche delle italiane?
    d. Se cercasse una badante affidereste a una rumena l’incarico di badante?
    e. È a conoscenza che su Internet esistono agenzie che combinano matrimoni con russi, rumeno, ecc.? Che ne pensi?

    A. 21 anni
    a. Non so chi sono le donne dell’Est. (Dopo averglielo spiegato..)
    b. Non conosco nessuno.
    c. Non posso fare un paragone.
    d. No, affiderei a qualcun altro l’incarico, ad esempio ad una donna albanese o thailandese.
    e. Avevo sentito questa notizia e penso che sia disgustoso.

    M. 25 anni
    a. Le donne dell’Est sono persone che provengono dalla Romania, Albania e Russia. Sono facilmente riconoscibili dai tratti somatici; alcune gran lavoratrici, altre approfittatrici.
    b. Sì, conosco alcune ragazze, per rapporto di lavoro.
    c. Alcune sono simpatiche, altre no dipende.
    d. Sì anche se si rischia (esperienza personale!).
    e. Sì ne sono a conoscenza e penso che sia rischioso

    D. 20 anni
    a. Sono donne che provengono dalla Russia, Ucraina, Albania.
    b. Sì, ho un rapporto di conoscenza perchè è la domestica di mia nonna.
    c. Sono persone più chiuse perchè non sapendo la lingua fanno fatica a interagire.
    d. Sì.
    e. Sì ne sono a conoscenza e penso che ci sia poco da fidarsi.

    Intervistatore (2)

    a. Che cosa sai riguardo le donne dell’Est?
    b. Hai mai avuto a che fare con qualcuna di loro? Se sì, da quale paese provengono? Attualmente che professione svolgono?
    c. Per quali motivi pensi che esse si siano trasferite nel nostro paese?
    d. Pensi che le donne dell’Est si stiano integrando nel nostro paese?
    e. Pensi che gli autoctoni stiano partecipando in modo positivo al processo di intercultura? Quali pensi possano essere i principali pregiudizi?

    M. 35 anni
    a. So che sono delle ragazze/donne che hanno abbandonato il proprio paese e lavorano qui in Italia per sostenere la famiglia lontana o per crearne una.
    b. Sì, conosco alcune donne dell’Est. Alcune provengono dall’Albania, altre dalla Romania. Attualmente lavorano come donne delle pulizie, badanti o prostitute.
    c. Penso che si siano trasferite nel nostro paese principalmente per motivi economici. Le donne che conosco infatti affermano di voler trovare un lavoro qui per poter guadagnare dei soldi da mandare al paese d’origine, o per iniziare una nuova vita in Italia lontane da fame, miseria, condizioni non accettabili. La cosa che più mi allarma è che siano disposte a fare qualsiasi lavoro, anche il meno dignitoso come la prostituzione.
    d. Si, penso che siano delle donne forti, venute nel nostro paese per migliorare le proprie condizioni e crearsi una vita dignitosa e migliore rispetto alla precedente.
    e. No, penso che nel nostro paese l’immigrazione non sia ancora ben accetta, penso che vi siano ancora molti pregiudizi riguardo tutti gli immigrati.
    Penso che gli italiani, come altri, siano ancora troppo deboli per accettare la convivenza con persone provenienti da altri paesi, non hanno ancora imparato a integrare diverse culture e hanno paura del diverso, del suo modo di vestire, del comportamento spesso diverso dal nostro, della cultura e delle tradizioni che egli rappresenta.

    G. 17 anni
    a. Sono donne che hanno culture diverse dalle nostre, per esempio dei matrimoni organizzati dai genitori e che da adolescenti non possono fidanzarsi con italiani.
    b. Sì, con delle ragazze provenienti dall’Albania. Attualmente studiano, mentre le madri sono donne delle pulizie.
    c. Perché sicuramente qui in Italia la situazione è migliore rispetto al loro paese.
    d. Abbastanza, anche se alcune nel modo sbagliato perché si riducono a fare le prostitute e spesso non sono bene accette.
    e. Per niente, perché basta guardarsi in giro per vedere come gli italiani trattino qualsiasi immigrato, esistono molti pregiudizi.
    Paura della diversità, dell’incapacità di integrare culture diverse.

    G. 43 anni
    a. Le donne dell’est sono in genere delle belle donne, che vengono qua in Italia in cerca di un futuro migliore e spesso fanno i lavori più umili. Molte volte si prostituiscono anche o comunque usano la loro immagine per far denaro.
    b. Direttamente no, magari mi è capitato di conoscerle tramite amici comuni. In genere facevano le badanti, pulizie, una mi pare facesse la ragazza immagine, cassiere.
    c. Si sono trasferite qui perchè cercano un futuro migliore, magari perchè la loro famiglia è povera.
    d. Si, credo che s’integrino piuttosto bene, spesso magari sposando o fidanzandosi con uomini italiani
    e. Si e no. Alcuni s’impegnano altri le discriminano. Principali pregiudizi sono che si pensa che la donna dell’est sia un approfittatrice, che spesso si mette con uomini italiani esclusivamente per interessi economici.
    - Espressioni: nelle interviste emerge che nonostante le donne dell’Est stiano cercando di integrarsi in modo positivo, sembra che la società non sia sempre pronta ad accettare le diversità ed a partecipare al processo di integrazione.
    - Aspetti, caratteristiche a cui si fa riferimento: nelle interviste gli aspetti a cui gli intervistati fanno più riferimento sono il lavoro, il modo di essere e di vivere.

    4. Fonti scritte/immagini di stereotipi:
    Fonte: Canzone di Claudio Baglioni “Ragazze dell’Est”
    Link testo → http://www.testicanzone.com/87131/Ragazze_Dellest.html
    Cosa emerge? Quale immagine o giudizio si vuole comunicare: da questa canzone emerge un’immagine delle donne dell’Est semplici, lavoratrici, molto spesso sole, che hanno difficoltà ad integrarsi per la lingua e problemi economici.
    Fonte: blog da Internet
    Link → http://www.testicanzone.com/87131/Ragazze_Dellest.html
    Cosa emerge? Quale immagine o giudizio si vuole comunicare: da questa testimonianza di vita emerge che spesso le donne dell’Est sono giudicate ancor prima di essere conosciute, escluse a priori, sulla base di pregiudizi e stereotipi dati anche dai giornali, dalla televisione, ecc. Nonostante siano preparate, spesso si trovano la strada sbarrata.
    5. Fonti/documenti che permettono di conoscere diversamente il gruppo in questione

    Fonte: video da YouTube fino al minuto 5 circa
    Link → http://www.youtube.com/watch?v=olr1mFiZ2RU&feature=related
    Cosa emerge? Quale immagine o giudizio si vuole comunicare: dal video emerge che le donne dell’Est riescono anche, con molte difficoltà, ad abbattere gli stereotipi e i pregiudizi riuscendo ad avere una carriera e ad integrarsi nella società autoctona.

     

  • Nadia Belingheri scrive:

    ABBAGNANO GIULIA
    BELINGHERI LISA
    BELINGHERI NADIA
    CASTELLINI ANNA
    COMIZZOLI FEDERICA
    LORENZONE LAURA

    1. CONTESTO DI RIFERIMENTO:
    Campo Rom di Napoli, Ponticelli
    Campo Rom di Milano, via Bovisasca e via Triboniano
    2. GRUPPO/PERSONE OGGETTO DI PREGIUDIZI/ STERIOTIPI: di chi si parla?
    I Rom sono uno dei principali gruppi etnici della popolazione di lingua romanì, detta anche degli “zingari” o dei “nomadi”, che si presume essere proveniente dall’India del Nord. Entrambe queste denominazioni sono eteronime, cioè sono state attribuite loro da un gruppo di soggetti esterni, ma che non sentono come proprie.
    I Rom propriamente detti sono un gruppo etnico che vive principalmente in Europa, distribuiti in minoranze presenti nei Balcani, Europa centrale e Europa orientale, benché la loro diaspora li abbia portati anche nelle Americhe e in altri continenti.
    In Italia sono circa 130-150 mila di cui il 90% sono stanziali e metà dei quali ha la cittadinanza italiana.
    3. CHE COSA SI DICE?
    Molte sono le opinioni che si sentono spesso sul gruppo dei Rom; ne abbiamo riportate alcune tratte da interviste, articoli di giornale e video presenti nel web.
    “I rom? In Italia sono molti, rubano, sfruttano i bambini e si spostano in continuazione.”
    “I Rom non ci arricchiscono, poiché sono da ristrutturare per vivere a parità nella società civile.”
    “Le popolazioni romanes sono percepite come pericolose: rubano, non lavorano, non si lavano, portano malattie e sono ignoranti.”
    “Ce ne sono troppi, non si è tranquilli in strada, non si è tranquilli in casa.”
    “Gli zingari non hanno mai lavorato, è una razza proprio così che non riesci ad estirpare.”
    “Non portano niente, anzi portano via!”
    “Io non sono razzista, sono straniero, ma loro non vengono a lavorare come lavoro io, vengono qui per rubare.”
    “La razza non conta, è un problema di integrazione, loro non riescono ad integrarsi.”
    “Con il passare del tempo invaderanno tutti i territori.”
    “Essi sanno vivere, noi sopportiamo il vivere.” Ovadia
    “Hanno una loro musica e una loro arte, sono grandi intrattenitori di strada, pregevoli e divertenti. Ogni occasione è buona per fare festa.”

    Tutto vero? No, ma è così che gli italiani li vedono.

    4. FONTI SCRITTE/IMMAGINI DI STERIOTIPI:
    1.Pregiudizi e stereotipi di tipo razzista si verificano frequentemente in Italia, in conseguenza a credenze popolari persistenti, spesso supportate dai mezzi di comunicazione di massa che contribuiscono ad aggravare la discriminazione nei confronti dei rom.

    http://www.youtube.com/watch?v=YJFXx_MD_i8&feature=youtu.be

     IMMAGINE (mancante)

     IMMAGINE (mancante)

    Il rapporto conclusivo dell’indagine sulla condizione di Rom, Sinti e Caminanti in Italia ha messo in luce come il 35% del campione intervistato sovrastimi la presenza di Rom e Sinti in Italia, collocandola tra l’1 e i 2 milioni di persone. L’84% del campione è poi convinto che gli “zingari” siano prevalentemente nomadi. Questa scarsa conoscenza rispetto alla presenza di Rom e Sinti si accompagna a un’«immagine avversa» nel 47% dei casi, ad un’«immagine di emarginazione» nel 35% dei casi, e solo nel 12% dei casi a un’immagine «neutra» o «positiva». Inoltre il 92% degli intervistati è convinto che Rom e Sinti in molti casi sfruttino i minori; il 92% che vivano di espedienti e furtarelli; l’87% che siano chiusi verso chi non è zingaro; l’83% che abitino per loro scelta in campi isolati dal resto della città. Il 65% è persuaso infine che Rom e Sinti siano tra i popoli maggiormente discriminati. [..]
    Una recente sentenza del tribunale dei minori di Napoli rappresenta un segnale di pericolo. Il giudice, condannando una ragazzina Rom di 15 anni in primo grado e in appello a un anno e mezzo di reclusione, ha portato le seguenti motivazioni: “Le conclusioni indicate sono sostanzialmente confermate dalla relazione depositata in atti dalla quale, a prescindere dalle cause, emerge che l’appellante è pienamente inserita negli schemi tipici della cultura Rom. Ed è proprio l’essere assolutamente integrata in quegli schemi di vita che rende, in uno alla mancanza di concreti processi di analisi dei propri vissuti, concreto il pericolo di recidiva”. E più oltre: “Sia il collocamento in comunità che la permanenza in casa risultano infatti misure inadeguate anche in considerazione della citata adesione agli schemi di vita Rom che per comune esperienza determinano nei loro aderenti il mancato rispetto delle regole”. (Ricerca svolta dal Senato della Repubblica)

    2. Dal materiale selezionato emerge chiaramente la discriminazione e il rifiuto da parte degli autoctoni nei confronti sia dei Rom come persone, sia del loro modo di vivere che del loro modo di occupare gli spazi pubblici. Il campo nomadi è un microcosmo che sembra avere vita propria, non ci sono elementi che facciano pensare a un’integrazione con la società che li circonda, sia perché lo stereotipo dello “zingaro” è fortemente radicato nella nostra società e sia perchè molti di questi nomadi fanno fatica ad accettare regole sociali differenti dalle loro.
    Molti bambini Rom frequentando la scuola, vivono quindi una realtà che potenzialmente potrebbe essere un primo passo verso questa “famosa” integrazione. D’altra parte lo stereotipo è difficile da superare: la nostra società ha delle convinzioni molto radicate, per cui si collega la figura dello zingaro alla delinquenza, al furto, allo spaccio, alla prostituzione, realtà sicuramente presenti nella comunità Rom, ma tanto quanto lo sono anche nella nostra.
    Il punto è che la paura dell’altro spesso ci porta a generalizzare: rom=zingaro=delinquente.
    Come vediamo nel secondo documento, il senso della paura vince sul fatto che ci possano essere dei lati positivi nell’accettazione di questa cultura: infatti la donna, dopo aver realizzato che vicino a casa sua è presente un campo Rom, per paura, chiude la porta di casa nonostante avesse appena espresso il suo apprezzamento verso alcuni aspetti della loro cultura.
    Un altro esempio di rifiuto nei loro confronti sono gli assalti ai campi nomadi, come illustra il video, avvenuti a Napoli e a Milano da parte di cittadini italiani, tra cui anche alcuni bambini, incitati dai genitori a insultare ed escludere il popolo Rom.
    Nel quarto documento sono descritti gli stereotipi più diffusi che gli italiani hanno nei confronti degli zingari; viene inoltre fornito un esempio di come, oltre che ai civili, anche un uomo altolocato come un giudice può essere influenzato dai pregiudizi.
    Possiamo quindi concludere dicendo che i giudizi negativi sui Rom sono persistenti e diffusi nella nostra società.

    5. FONTI/DOCUMENTI (link, video, …) CHE PERMETTONO DI CONOSCERE DIVERSAMENTE LA PERSONA/GRUPPO/LUOGO IN QUESTIONE.

     Benedetto XVI a rom e zingari: «Integratevi e mandate a scuola i figli» (Corriere della Sera, 11 giugno 2011)
    Il Papa ha indicato la strada: «Cercate alloggi e lavoro dignitosi». E caldeggiato le istituzioni affinché «Accompagnino il cammino»
    MILANO – «Ricercate sempre la giustizia, la legalità, la riconciliazione e sforzatevi di non essere mai causa della sofferenza altrui». Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i rappresentanti di diverse etnie di zingari e Rom, giunti a Roma in pellegrinaggio nella ricorrenza del 75° anniversario del martirio e del 150° della nascita del Beato Zefirino Giménez Malla, gitano di origine spagnola. Nel discorso di accoglienza Bendetto XVI ha chiesto agli zingari un impegno sulla strada di «quell’integrazione da cui trarrete beneficio voi e l’intera società,». E ha caldeggiato le istituzioni, affinché si adoperino «per accompagnare adeguatamente questo cammino».
    - Oggi, ha ribadito, per i Rom «persistono problemi gravi e preoccupanti, come i rapporti spesso difficili con le società» nelle quali vivono ma «oggi, la situazione sta cambiando: nuove opportunità si aprono davanti a voi». C’è una strada precisa, ha indicato il pontefice, da seguire per realizzare una piena integrazione: «La ricerca di alloggi e lavoro dignitosi e di istruzione per i figli sono le basi su cui costruire quell`integrazione da cui trarrete beneficio voi e l`intera società».
    - Con la loro cultura «dalle espressioni significative, come la musica e il canto», i popoli zingari «hanno arricchito l’Europa» ed oggi «nuove opportunità si aprono» per loro. «State acquistando – ha rilevato Benedetto XVI – nuova consapevolezza. Molte etnie non sono più nomadi, ma cercano stabilità con nuove aspettative di fronte alla vita. La Chiesa cammina con voi e vi invita a vivere secondo le impegnative esigenze del Vangelo confidando nella forza di Cristo, verso un futuro migliore. Anche l’Europa, che riduce le frontiere e considera ricchezza la diversità dei popoli e delle culture, vi offre nuove possibilità». «Le istituzioni – ha chiesto ad alta voce – si adoperino per accompagnare adeguatamente questo cammino». « Nel suo discorso, Papa Ratzinger ha ricordato che le giovani generazioni rom e sinti «desiderano istruirsi e vivere con gli altri e come gli altri». I vostri figli, ha scandito rivolto ai genitori presenti, «hanno diritto a una vita migliore».
     CONSULTA ROM E SINTI DI MILANO “ PUBBLICATO DA U VELTO”.
    Per la prima volta un gruppo di rappresentanti Rom e Sinti dei campi regolari e irregolari di Milano si sono riuniti intorno a un tavolo per propria iniziativa con le proprie differenze e hanno costituito un proprio organismo di coordinamento per affrontare i problemi delle comunità presenti sul territorio milanese.
    La nuova giunta del comune di Milano è stata eletta anche con il voto di Rom e Sinti che con questa scelta hanno espresso la certezza che solo il riconoscimento della loro dignità di cittadini e il diritto di non essere esclusi dalle scelte che li riguardano porrà termine alla cosiddetta “emergenza Rom”. Queste disponibilità e la volontà di Rom e Sinti di essere interlocutori e protagonisti del proprio destino con le proprie facce e le proprie voci, alla stregua di qualunque altra comunità, aprono la strada alla soluzione dei problemi che non si sono voluti affrontare preferendo fomentare la caccia allo “zingaro” per raccogliere i voti della paura nei confronti di una popolazione pacifica e numericamente irrilevante facendo crescere pregiudizi, discriminazione e sentimenti razzisti.

    IMMAGINE (mancante)
    L’Opera Nomadi è una associazione che svolge un ruolo di primo piano nella promozione sociale di Rom e Sinti nella nascita delle prime aree attrezzate per la sosta delle carovane. La politica di espulsione, adottata da quasi tutte le città settentrionali, rendeva la vita delle famiglie precaria e impediva ai bambini di poter frequentare in modo continuativo la scuola.
    Le attività principalmente svolte riguardano l’insediamento abitativo, la scolarizzazione, la salute, il lavoro, i diritti, la mediazione culturale. A partire dal 1984 sono state varate delle leggi il cui elemento comune è il riconoscimento del nomadismo come tratto culturale caratterizzante Rom e Sinti, dal quale consegue la tutela del diritto al nomadismo e alla sosta nel territorio regionale.

    (http://www.operanomadimilano.org/progetti/progetti.htm)

     “il nomadismo esiste finché viene alimentato il pregiudizio, finché non impariamo ad aprirci e a confrontarci con ciò che conosciamo meno.”(Luigi Storto)

    Da queste fonti emerge che vi sono anche elementi positivi che è bene evidenziare quando si parla dell’etnia Rom come la loro musica e i loro canti che secondo alcuni, come il Papa, hanno contribuito ad arricchire la cultura europea. Proprio nel primo articolo riportato, infatti, Ratzinger sottolinea l’importanza dell’integrazione che può avvenire solo se c’è una doppia apertura da parte delle istituzioni e da parte dei Rom; ciò significa che i Rom devono impegnarsi nella ricerca di alloggi, di lavori dignitosi e nel garantire l’istruzione per i loro figli, mentre le istituzioni da parte loro devono saperli accompagnare in questo cammino.
    In particolare vi è l’ente “Opera Nomadi” nato per aiutare i Rom nel processo di inserimento nella società; l’intento di questa associazione è proprio quello di seguire la loro integrazione da un punto di vista abitativo e lavorativo e di aiutarli nella scolarizzazione dei figli, proponendosi come loro mediatori culturali.
    Dalla seconda fonte si può notare come anche l’etnia Rom negli ultimi anni si sia data da fare per partecipare attivamente alla vita politica e sociale della propria città; a Milano, infatti, hanno istituito un proprio organismo di coordinamento per affrontare i problemi legati alla loro integrazione. Questo è un modo attraverso il quale possono prendere anche consapevolezza di quelli che sono i loro diritti e doveri all’interno della società.
    La frase di Luigi Storto ci fa capire come spesso arriviamo a conclusioni affrettate e formuliamo giudizi superficiali basandoci solo su “sentiti dire” o luoghi comuni; solo attraverso una conoscenza reale dei fatti e avendo un’apertura mentale possiamo riuscire ad accettare realmente l’Altro e a confrontarci positivamente con esso. È importante inoltre che vengano distrutti i pregiudizi che si sono radicati nella nostra società e che si diffondano informazioni che appartengano realmente a questo popolo, limitando la circolazione di notizie che possano fomentare l’odio e la percezione della diversità come qualcosa di cui aver paura.
    Possiamo quindi dire, attraverso tutte queste fonti, che una migliore comprensione e conoscenza della cultura Rom è ancora oggi l’unica via per resistere a quella che Levi chiamava l’«impercettibile forza di penetrazione dei luoghi comuni» e per fornire oggi a questo popolo un riscatto concreto.

Lascia un Commento

Devi aver fatto il login per inviare un commento