“Donne dell’EST”? Ne discutiamo con tre ospiti
Venerdì 25 novembre 2011 abbiamo invitato Jasmina, Elena e Vasenka a parlarci dei loro paesi di origine (Serbia, Romania e Albania), chiedendo loro di partire dalla messa in discussione dell’espressione/”etichetta” “Donne dell’EST“.
Si sentono delle “donne dell’EST”? Quanto questa espressione è adeguata e quanto risulta essere frutto di stereotipi e di visioni riduttive?
Cosa c’è davvero dietro all’ espressione “donne dell’EST” con cui si tendono ad identificare donne che provengono in realtà da paesi diversi e che sono depositarie di culture diverse?
Se volete trovare informazioni su alcune tradizioni della Romania cliccate qui: Primo Marzo, Natale, Festa degli innamorati, Pasqua romena
Per leggere l’articolo sulla “Serbitudine” di G. Zaccaria a cui si è fatto riferimento cliccate qui.
Per leggere l’intervento di Vasenka sull’Albania cliccate qui.
Potete anche andare sul sito dell’Associazione Illyricum e su quello del Centro culturale romeno per trovare informazioni sull’Albania, sulla Romania e sulle attività che vengono promosse a Milano.
A proposito di ROMANIA…
” ‘La gatta’ è una fiaba romena di intrigante complessità e di enorme fascino. E’ la storia di una principessa che, all’età di 17 anni, viene trasformata in gatta e che non potrà tornare donna finchè un figlio dell’imperatore non le tagli la testa.”
Ecco cosa si legge nel risvolto di copertina del libro: “La gatta. Una fiaba sulla redenzione del femminile” (M.L. Von Franz, edizione Magi 2008).
E’ la fiaba da cui la Von Franz – analista che ha condiviso con C.G. Jung quasi trent’anni di lavoro – parte per poi analizzare i simboli nascosti negli elementi del racconto e individuare così tracce dell’universo archetipo individuale e collettivo.
L’incontro con jasmine, Elena , vasenka è stato per me un momento di grande avvicinamento a tre culture abbastanza conosciute, ma distanti . Mi è piaciuto molto il clima che si è creato è come se tutti avessimo messo da parte le idee e le convinzione per far spazio a nuove idee, ascoltando la loro storia e capendole fino in fondo. Ognuna di loro mi ha lasciato qualcosa e mi ha permesso senza dubbio di far un passo avanti , un passo verso le loro culture.
Ero presente il giorno della lezione in cui sono state invitate Jasmina, Elena e Vasenka e mi è servita per riflettere, anche su aspetti nuovi per me.Noi le chiamiamo tutte indistintamente “Donne dell’est” ma, come ci è stato chiesto a lezione, “a est di cosa?”, “dove inizia e finisce l’est?”..sinceramente non me lo ero mai chiesto!Questi paesi sono ad est rispetto all’Italia, ma se prendi un altro punto di vista, la loro posizione cambierebbe!Inoltre tra di loro Albania, Romania, Bulgaria, Serbia sono molto diverse e hanno davvero poco in comune, ma per ignoranza e perchè abbiamo bisogno di “categorizzare” le persone, continuiamo a metterle tutte sotto la stessa etichetta. Mi ha colpito ascoltare i pregiudizi che i serbi e i russi hanno nei confronti degli occidentali, soprattutto la poca spiritualità, perchè per una volta abbiamo provato anche noi la sensazione di essere giudicati.L’altro aspetto che mi ha incuriosito è stato il diverso modo di considerare le donne di questi paesi: in classe infatti era emerso che secondo molti di noi studenti le russe, albanesi, rumene etcc.. sono passive, invece, ed è stata una scoperta anche per me, ci hanno spiegato che sono molto autonome e che sono più loro rispetto agi uomini che vengono in Italia lasciando il marito a casa con i figli. Secondo me è stato molto utile e stimolante poter ascoltare direttamente delle persone che hanno vissuto o vivono i problemi legati all’immigrazione e credo che questo sia uno dei mezzi migliori in un percorso formativo per poter costruire un pensiero interculturale.
Elisa Caporali
Ho trovato molto interessante l’intervento di Jasmina, Elena e Vasenka le cosiddette “donne dell’est” benchè provengono rispettivamente dalla Serbia, Romania e Albania vengono etichettate tutte con lo stesso nome.
Le tre donne durante questo incontro ci hanno parlato delle loro tradizioni, della loro cultura e anche delle loro feste, condividendo le loro esperienze con noi.
Mi ha fatto riflettere quando hanno parlato dei pregiudizi che loro hanno nei nostri confronti. Non avevo mai pensato, se non superficialmente a quello che potessero pensare “gli altri” di noi.
Sara Alberti
sicuramente il termine “donne dell’est” è uno stereotipo molto diffuso che sta ad indicare tutte quelle donne che provengono da aree a est di un punto che tutt’ora è imprecisato. Mi ha emozionato davvero sentir raccontare in aula Jasmina, Elena e Vasenka e le loro storie di vita. Infatti, finchè non le sentiamo con le nostre orecchie non possiamo affermare di conoscere davvero la loro situazione e cosa provano o hanno provato. Anche così, l’incontro ci ha offerto uno spiraglio nel loro mondo, non basta! Leggendo “immigrati e tempo libero” della professoressa Giusti si capisce che queste donne sono delle creature dalla grande forza d’animo e “pioniere” della loro famiglia e ci si rende conto che non sono diverse da noi anzi sono da ammirare: lasciano la famiglia, gli affetti, i figli e i ricordi per cercare di dare a tutti loro una prospettiva di vita migliore.
Langè Gaia
L’incontro in aula con Jasmina, Elena e Vasenka ha fatto nascere in me diverse riflessioni. Prima di tutto mi ha fatto capire quanto noi donne italiane siamo fortunate nel poter svolgere generalmente la professione che vogliamo senza troppe difficoltà. Le donne dell’Est sono state COSTRETTE a rinunciare alla loro identità (tra le altre) professionale, per svolgere lavori faticosi e impegnativi in un luogo che inizialmente non gli apparteneva e nel quale spesso non avevano neanche l’appoggio della famiglia, perchè erano emigrate per mantenerla. Altro che donne sottomesse dai mariti violenti! Anche nel libro “Immigrati e tempo libero” viene esplicitato che nell’Est sono generealmente le donne a dare alla famiglia di che mantenersi.
Ho ringraziato dentro di me il corso di Pedagogia Interculturale per avermi dato l’opportunità di conoscere il coraggio, la determinazione e la forza di queste donne, in confronto alle quali mi sento ridicola per come facilmente mi perdo in un bicchiere d’acqua o mi lamento per futilità facilmente superabili.
L’incontro Jasmina, Elena e Vasenka è stato molto interessante,infatti ci hanno fatto capire che loro non sono “donne dell’ Est” ma prima di tutto sono donne come quelle di tutto il Mondo.Molto spesso queste donne nascondono un passato fatto di difficoltà,sacrifici,fatica e disagio dovuto all’esperienza dell’immigrazione,alcune volte noi giudichiamo senza sapere chi sono veramente,etichettandole così in modo sbagliato.
Questa lezione mi ha aiutata a comprendere quanto sia semplice generalizzare: l’incontro con Yasmina, Elena e Vasenka mi ha fatto capire che parlare di “Est” è un errore perché così facendo non si tiene conto delle differenze culturali che ci sono tra gli abitanti di tutti i paesi che “stanno alla nostra destra”.
Mi ha colpito inoltre sentire una testimonianza reale di cosa voglia dire trovarsi spaesati in una nazione/città che non è la propria, arrivando addirittura a dubitare dell’esistenza del proprio passato, concetti che fino ad ora avevo solamente letto nei libri.
Per me questa lezione è stata la più bella di tutte!
Finalmente abbiamo potuto ascoltare tre testimonianze vere e forti. Mi è piaciuto molto vedere come in poche parole hanno abbattuto gli stereotipi che molte persone hanno riscontrato nel corso della loro ricerca! Brave!
L’incontro con Jasmina, Elena e Vasenka è stato, a mio parere, molto interessante. Ascoltare le loro testimonianze mi ha permesso di riflettere su quanto sbagliata sia l’espressione “Donne dell’Est”. Perchè usiamo molto spesso questa etichetta per definire donne che provengono dalla Serbia, dall’Albania, dalla Romania…?? Sono queste donne che provengono da stati diversi, hanno storie e tradizioni differenti, e proprio per questo è sbagliato accomunarle utilizzando l’espressione “donne dell’Est”.
Toccante è stato, inoltre, ascoltare le singole storie riguardo la loro immigrazione in Italia, ma soprattutto sentire come ognuna di loro sia, nonostante tutto, legata ancora fortemente alla loro terra di origine.
Secondo me, questi tipi di incontro dovrebbero essere svolti più spesso al fine di eliminare i tanti pregiudizi, che, purtroppo, persistono ancora nella nostra società.
L’incontro con Jasmina, Elena e Vasenka è stato per noi studenti un’occasione importante per conoscere meglio vari aspetti inerenti ai paesi di provenienza delle tre donne ( Serbia, Romania e Albania ), tre paesi fortemente colpiti da pregiudizi.
Un concetto che è stato più volte ripetuto da loro è che l’affermazione “Donne dell’Est” non esiste, è un errore, è uno stereotipo generico che limita la conoscenza e influenza i giudizi; io stessa, per superficiale comodità in diverse conversazioni mi è capitato di contrassegnare le donne provenienti da questi paesi con questo appellativo, dimenticando che loro sono soprattutto DONNE.
Questo incontro mi ha permesso di capire più in profondità che è importante CONOSCERE e non bisogna avere paura di farlo, in quanto la conoscenza reciproca è essenziale per superare i pregiudizi; non solo: la conoscenza di altri paesi, persone, culture, tradizioni diverse dalle nostre può darci la possibilità di capire meglio noi stessi e ci aiuta ad ampliare il nostro sguardo, a guardare con occhi diversi, ad avere diversi punti di vista, ad apprezzare la diversità.
Queste donne sono persone da ammirare per la loro forza e il loro coraggio; queste donne hanno tre universi diversi da raccontare, tre mondi da cui prendere spunto e imparare. E invece la maggior parte delle volte ci rinchiudiamo, ci facciamo influenzare dai pregiudizi e ci togliamo la possibilità di diventare persone migliori attraverso il confronto con l’altro, con il diverso.
Inoltre, per comodità basiamo la nostra conoscenza esclusivamente su quanto leggiamo nei giornali, nei libri, da ciò che sentiamo alla televisione, i mass media sono un mezzo potentissimo di diffusione di notizie e di pregiudizi; noi non dobbiamo dimenticare che se accanto a questo tipo di conoscenza non aggiungiamo il dialogo, l’incontro con l’altro, non sarà mai una conoscenza vera, completa.
È stato davvero interessante questo incontro, sia per riflettere sui pregiudizi, sia per conoscere realtà diverse. Personalmente anche io definivo “Est” una realtà che ho scoperto solo ora essere indefinita. Nel senso che definirla in questo modo sarebbe solo una riduzione che non lascerebbe spazio alle diverse culture, tradizioni…storia! La testimonianza di Jasmina mi ha commossa. Deve essere difficile sentirsi chiedere se il proprio Paese di origine esista davvero, dopo tutto quel che la storia ha fatto passare, una storia ormai ingiustamente dimenticata!
È stato interessante sapere anche che ci sono pregiudizi anche su noi dell’”Ovest”. Forse questo ci aiuterà a guardare gli altri con occhi diversi, ad avvicinarsi a loro, senza pregiudizi.
Dall’ultima lezione del seminario ho riflettuto su quello che ci hanno raccontato Jasmina,Elena e Vasenka. Tutte è tre erano nostalgiche della propria terra, questo ho percepito maggiormente, ma erano contente di vivere in Italia. Sarebbero ancora più contente se la gente la smettesse di etichettarle come “donne dell’Est” e la smettessero di considerarle solo ed esclusivamente come “mano d’opera” per il paese.
Le persone prima di essere immigrate o altro, sono soprattutto esseri umani, e come tali, devono essere rispattate da tutti.
quando si parla di Rom emergono quasi sempre solo aspetti negativi perchè nella nostra società vi sono troppi pregiudizi.
I Rom infatti vengono descritti come dei ladri, sporchi e sfruttatori dei propri figli che mandano ad elemosinare.
Attraverso questo video possiamo renderci conto che non bisogna troppo generalizzare, e non fare di tutte le erbe un fascio, distinguere il bene dal male perchè non siamo ‘tutti uguali’.
conoscere tre donne dell’est attraverso la loro testimonianza in un’aula universitaria, in particolare all’interno del nostro seminario, facilita sicuramente l’incontro e la relazione tra culture e origini diverse (le nostre e le loro); siamo , infatti, in un contesto protetto che si pone proprio l’obiettivo di favorire uno sguardo partecipato, attento, curioso, volto ad andare oltre lo stereotipo “dell’est” per cogliere l’originalità di ciascun paese (serbia, romania e albania).
mi ha colpita la soggettività di ciascuna ospite (ognuna diversa dalle altre e, naturalmente, ognuna diversa da qualsiasi altra sua connazionale!)… Jasmina molto entusiasta, espansiva, traboccava dal desiderio di comunicare e condividere le sue origini e le sue tante identità che ha attraversato! Elena era molto più riservata ma anche lei era lì, davanti a tutti quanti noi, per dire esisto, ci sono e non solo come donna dell’est ma come persona nata in romania e che ora vive qui in italia con tutta la sua storia, le sue emozioni, i suoi pensieri e ricordi… infine Vasenka ha insistito tanto sugli elementi di continuità che nella storia si sono creati tra italia e albania e che di solito, però, vengono taciuti o dimenticati.
il momento più commovente è stato il ricordo di Jasmina, quando ci ha raccontato di aver visto cadere le bombe sul suo quartiere: le ha viste dall’italia, davanti a un televisore e le sembrava un videogioco.
L’incontro di venerdì 25 novembre mi ha fatto riflettere sui vari stereotipi che molti italiani hanno nei confronti dell’EST. Le tre donne mi hanno, inoltre, fatto scoprire dei luoghi per me sconosciuti e mi hanno portato a scoprire nuovi mondi e nuove realtà.
I loro racconti mi hanno permesso di capire le varie difficoltà che hanno gli immigrati che giungono in Italia da altri paesi. Risultano significativi i motivi per cui ognuna di loro ha deciso di venire in Italia e intrapretendere “il viaggio della ribalta economica e sociale”.
Mi ha permesso anche di ricevere delle risposte al lavoro di gruppo effettuato da me e dalle mie compagne.
L’ incontro di venerdì a mio parere è stato molto significativo ; in quanto abbiamo avuto la possibilità di ascoltare 3 percorsi differenti di vita.
Mi ha affascinato il modo in cui raccontavo luoghi per me sconosciuti, ma mi ha dato la modalità di riflettere su quante etichette ancora esistono in Italia anche per colpa dei mass media che non aiutano
l’ accoglienza e la voglia di scoprire l’ altro.
Io mi auguro in futuro di avere la possibilità di ascoltare altri racconti simili perché anche grazie a strumenti come il racconto si può ampliare il nostro bagaglio culturale e per che no viaggiare con la mente e sognare di visitare i luoghi incanti che il narratore ci sta raccontando.
e’ stata una lezione davvero interessante. mi hanno colpito diverse cose. prima di tutto mi ha colpito come Jasmina raccontava la difficoltà di ricostruire una nuova identità: era molto commossa ed esprimeva il dolore che ha passato. Sentire il racconto, percepire le loro emozioni penso che sia stato molto utile per avvicinarci alla loro realtà. Il racconto di Jasmina che riguardava come un fatto della quotidianità (le poste non sapevano che nazionalità attribuirle)abbia messo in discussione la sua identità mi ha fatto riflettere. Come è possibile che non ci accorgiamo di ferire le persone con piccole azioni? Come è possibile che non riconosciamo il bagaglio culturale e identitario delle persone immigrate?
Mi ha colpito anche la frase detta da Elena “io sono una donna dell’est ma non sono SOLO una donna dell’est”. A volte le etichette che noi poniamo “sulle persone” offuscano le loro particolarità e le loro caratteristiche che rimangono nascoste ai nostri occhi.
Venerdì è stato fondamentale il coinvolgimento diretto.
L’incontro di venerdì con Jasmina, Elena e Vasenka è stato davvero molto interessante e toccante allo stesso tempo. In ogni narrazione si sentiva chiaramente da un lato la nostalgia per il proprio paese e per i proprio cari rimasti là..ma dall’altro la difficoltà, la povertà che ha spinto queste donne a lsciare il proprio paese in cerca di un futuro migliore. Apprezzo molto la loro forza d’animo.. traferirsi in un paese con lingua, cultura e tradizioni diverse dalle proprie non deve essere affatto semplice. Eppure loro ce l’hanno fatta e oggi sono integrate e felici nel nostro paese, seppure con un velo di malinconia e tristezza per le proprie origini. L’incontro è stato davvero interessante perchè sentire dal vivo delle testimonianze e poter fare direttamente delle domande a chi ha vissuto il dramma dell’emigrazione è stato da un lato educativo, ma dall’altro un esperienza molto più forte di quelle storie che leggiamo sui libri o vediamo nei film..perchè loro l’hanno vissuto di persona e son riuscite a trasmettere tutto quello che sentivano! Sono state testimonianze profonde e davvero toccanti.
Venerdì 25 novembre abbiamo avuto il piacere di ascoltare le testimonianze di Jasmina, Elena e Vasenka,provenienti dalla Serbia, Romania e Albania. Questo incontro è stata una modalità per riflettere sull’”etichetta” che solitamente nel nostro paese siamo abituati ad attribuire alle donne dell’Est, come ad esempio pensare che possano essere donne che vengono in Italia per “rubare”i mariti. Sono stati tutti e tre interventi interessanti, nei quali si sono anche fatti riferimenti storici, a mio parere molto utili. La testimonianza che mi ha colpito in particolar modo è stata quella di Jasmina, vederla commuoversi nel raccontare la sua storia, mentre ricordava i momenti diffilici che ha dovuto passare quando dall’ Albania è venuta in Italia è stato emozionante anche per me; si sentiva che tutto quello che diceva lo sentiva veramente, che il suo paese di provenienza le resterà sempre nel cuore, ma anche l’Italia l’ha aiutata ad andare avanti e superare le difficoltà. Come ho detto prima sono state tutte e tre testimonianze molto profonde, e pensare che molte donne lasciano il loro paese d’origine per venire in Italia e poter permettere attaraverso un sussidio economico alla loro famiglia di vivere in modo migliore penso sia il miglior gesto d’amore che una persone possa fare. Queste sono vere donne da stimare, ammirare il loro coraggio e forza di volontà.
Si, ho dimenticato di firmarmi, sono Jasmina.
Cara Genco 2011,cari tutti, prendo spunto dalla tua osservazione che mi ha molto toccato. Lo sento autentico e mi dispiace per l’amarezza dell’impotenza, sapessi quante volte l’ho sofferta! Quello che provi e senti, a mio avviso, è quanto di più nobile ci possa essere;questo corso che le due professoresse, Giusti e Lugarini, stanno sapientemente conducendo, va in questa direzione:cercare di conoscere l’altro prima di fare le semplificazioni. La mia generazione e quindi anche quella dei tuoi genitori, spesso, ad un certo punto, smette di cercarsi, di mettersi in discussione, di guardare il mondo con gli occhi stupiti di un bambino, pieni di curiosità per l’altro. Mi sento privilegiata ad avere avuto una platea di giovani così aperti con cui confrontarmi, così generosi e vedendo i vostri commenti la mia speranza nell’uomo si riaccende.Una possibile risposta che mi viene in mente e che potresti dare al tuo padre, è quello di cui parlavo nel nostro incontro e lo raccontavo come un esperienza vissuta sulla propria pelle, considerando comunque le dovute differenze dei momenti storici e percorsi culturali e di democrazia dei nostri paesi.Ci sono però delle analogie universali in entrambi. Quando la crisi economica entra prepotentemente nelle vite delle persone, quando inizia la recessione, la paura per il futuro mette in atto i meccanismi di difesa spesso regressivi. Spessissimo si torna ai valori tradizionali, ai miti nazionali (che di per se rappresentano un valore, ma quando ideologizzati un pericolo), alla ricerca di un colpevole (l’altro, il diverso) e si mostra una certa chiusura. Questo cambiamento si avverte sia al livello istituzionale che quello individuale. A livello istituzionale, da noi, in Jugoslavia, quando la crisi economica prese un forte sopravento, la classe politica voltò verso i nazionalismi, verso la riscoperta dei valori dell’etnos, i proclami politici, i progetti culturali che dividevano, che mostravano tutto il loro obbrobrio nella divisione fra “NOI” e “LORO”. Dove “NOI” sta per le povere vittime sfruttate da tutti e “LORO” ingrati nemici pericolosi per la nostra stessa esistenza. Accadde in tutte le Repubbliche jugoslave, indistintamente. Idem con i valori individuali che poi rispecchiano quelli istituzionali. La paura manipolata è quanto di più pericoloso ci possa essere.La dissoluzione della Jugoslavia, tra le altre cose, è stata fatta anche manipolando le paure.Ad un certo punto, un popolo può impazzire. Vale per tutti i popoli, indistintamente.Io non vorrei fare la Cassandra e spaventarti, ma quanto sta accadendo oggi in Europa in questo momento, mi riporta terribilmente nel passato e dalla mia esperienza noto in questa Europa una sindrome jugoslava.I debiti accumulati nell’ultimo paio di decenni sono così grossi (alcune valutazioni vanno fino a 200 trilioni di dollari) che non si possono restituire in nessuna maniera e storicamente esistono solo 2 modi per estinguerli: 1. con l’inflazione (in tal caso perdono quelli che hanno e che governano – i ricchi creditori) 2. con la guerra (in tal caso perdono quelli che non hanno – i poveri debitori). Vi ricordate, ogni volta che c’è stata una crisi economica globale di queste proporzioni, come è stata risolta? Ecco, speriamo che la nostra epoca, che ha grosse risorse tecnologiche e culturali a disposizione, consapevole del rischio, sarà capace a non farci fare la stessa sorte.Qualunque cosa accadrà, gli atteggiamenti di apertura verso l’altro, di mantenimento di umanità, della non ricerca di un colpevole ad ogni costo (che sia l’ebreo, zingaro, albanese, Rom, mussulmano e quant’altro) sono quelli che ci mettono fra i giusti. Per questo, cara Genco, puoi andare fiera del tuo dissenso. Ma da genitore ti dico, non disprezzarne i tuoi, cerca la breccia nel loro cuore, non demordere, sono sicura che prima o poi la troverai.Colgo l’occasione per ringraziare a tutti voi per l’attenzione regalateci e per l’apertura e xenofilia che state dimostrando nei vostri commenti.La mia testimonianza e opinione mi sento in dovere di darvela,in quanto riconosco le analogie che si stanno ripetendo, come se fossi entrata in una macchina del tempo, voi fatene l’uso che crediate più opportuno. Anche cestinarla, volendo.
Mi piacerebbe che tutti potessero assistere a incontri come questo. Domenica mi sono trovata ad affrontare una discussione con degli amici di mio padre e mi sono trovata davvero in difficoltà. Mi sono resa conto che queste persone hanno un sacco di stereotipi, sono convinte che tra culture così diverse non ci sia possibilità di dialogo, addirittura sostenevano che se andiamo avanti così “ci conquisteranno dall’interno” o qualcosa del genere…le loro parole mi hanno toccato davvero tantissimo…mi sono molto innervosita soprattutto perchè quando ho provato a spiegare il mio punto di vista mi han detto k “a 20 anni è normale pensarla così…essere presa dalla solidarietà e avere queste emozioni forti però quando hai un’esperienza di 40 anni vedi le cose in modo diverso…hai vissuto altre situazione e quindi sai le cose come stanno davvero”…e il problema è che ho provato a esporre alcune mie esperienze per smentire quel che dicevano e far capire che esiste anche altro…solo che le mie poche esperienze non erano nulla in confronto a quelle che raccontavano loro perchè in effetti a 40 anni hanno molto di più da raccontare. Mi sono sentita impotente! Non sapevo cosa fare anche perché non ho ancora una conoscenza approfondita delle culture di cui si parlava e quindi non potevo ribattere con dati oggettivi e anche quando lo facevano mi trattavano come una povera ingenua che crede ancora nelle favole; inoltre non è semplice far capire alle persone che si stanno sbagliando, che dovrebbero cercare di conoscere davvero prima di parlare e accusare. D’altronde in un clima di malessere generale è molto più semplice scaricare le colpe sul diverso, sul più debole piuttosto che ammettere che è la società in sé a generarlo.
Tutti dovrebbero partecipare a lezioni come quella di venerdì, anche se forse bisogna essere disponibili all’ascolto affinchè questa esperienza possa significare davvero qualcosa!
l’incontro di venerdì è stato sicuramente molto interessante, sono state tre testimonianze vere, reali che mi hanno permesso di riflettere, mi hanno arricchito, mi hanno permesso di comprendere realmente la loro situazione, la loro realtà (realtà che nella maggior parte dei casi accomuna un pò tutte le persone che devono lasciare il loro paese). ciò che è emerso è che sono prima di tutto tre persone, tre donne, delle mogli, delle madri, le quali hanno una propria vita, una propria storia, delle emozioni e delle sensazioni. in coclusione siamo noi a essere limitati nel definirle (in alcuni casi anche in modo dispregiativo) semplicemente “donne dell’est”.
troppo facile associare il nome “donne dell’est” a : badandi, ruba mariti,donne di strada,poco serie…
Come sempre il primo passo da fare è cambiare lo sguardo, porsi degli interrogativi e riflettere; riflettere sul fatto che forse queste persone sono donne come tutte noi, madri di famiglia, mogli il cui scopo è pensare al benessere della loro famiglia.
Dobbiamo pensarle come persone umane, con dei sentimenti che sono qui in Italia non per fare la vita facile ma per garantirsi un futuro migliore e soprattutto dobbiamo pensare al sacrificio, alla malinconia, alla difficoltà di lasciare il proprio paese, la propria famiglia, di cosa voglia dire questo per una persona.
Penso che lasciare tutto: la casa, il paese d’origine , amici, famiglia e trovarsi in un paese straniero dove non conosci nessuno sia la cosa peggiore che possa capitare.
L’incontro di venerdì è stato davvero interessante! Un ottimo modo per non mantenere il nostro sguardo statico ma ampliarlo il più possibile di renderlo dinamico! Uno sguardo che permetta di entrare in contatto sempre più con queste nuove culture che la maggior parte di noi conoscono solo in modo superficiale!
Anche secondo me vi è molta ignoranza su questo tema.. e questo è emerso molto bene dalle nostre ricerche/interviste .. la gente tende ad etichettare il diverso lo “straniero” fermandosi all’apparenza che a volte inganna!! Sarebbe meglio imparare a conoscere e a riconoscere l’altro e questo potrebbe avvenire attraverso questi incontri che a mio parere andrebbe proposti in diverse occasioniii!!!
l’incontro di venerdì mi è sembrato molto interessante ed educativo. Ho potuto conoscere aspetti fin ora a me sconosciuti e sono convinta che ci sia molta ignoranza nelle persone che si esprimono senza conoscere.
L’incontro di venerdì con Jasmina, Elena e Vasenka è stato davvero molto prezioso. Ognuna di loro ha portato la propria esperienza di vita e di migrazione, esperienza così diverse tra loro che mi rendo conto di quanto possa essere riduttivo appiattire la loro identità in un’unica grande categoria. Categoria che tra la l’altro racchiude spesso una connotazione negativa. Magari sappiamo tutto di un paese, conosciamo la sua storia e la sua situazione politica, ma non abbiamo incontrato mai nessuno che vive o che proviene da quel paese che possa raccontarci la sua esperienza reale e concreta, i suoi vissuti e le sue emozioni, e che possa essere in grado di farci cambiare punto di vista. Oppure lo abbiamo incontrato, perchè di persone e soprattutto di donne provenienti da questi paesi nelle nostre comunità ce ne sono tante, ma forse non ci siamo mai preoccupati di conoscerlo e di ascoltarlo. Credo sia davvero importante incontrare testimoni diretti perchè in fondo i luoghi e la loro storia sono fatte delle persone che li abitano.
L’incontro di venerdì è stato molto interessante, scoprire nuove storie provenienti da paesi così vicini e contemporaneamente così lontani.
Conoscere tradizioni diverse, storie di vita e anche un po’ di ripasso della storia che unisce Italia e Albania ha sicuramente accresciuto il mio bagaglio culturale ma soprattutto mi ha fatto riflettere: Jasmina, Elena e Vasenka ci hanno raccontato storie diverse, di diversi paesi e realtà che vengono però riunite e omogeneizzate con il termine Est Europa trascurando così tutte le diverse particolarità. Tutti i paesi dell’ est europa vengono riuniti in un’ insieme indefinito, quel poco che si sa su questi paesi viene confuso e impropriamente attribuito a tutta quest’area geografica, questo avviene soprattutto con gli riguarda gli stereotipi.
L’incontro con Vasenka, Jasmina e Elena mi è piaciuto molto. L’etichetta “donne dell’Est” è molto generalizzata, si riferisce a culture diverse e a paesi diversi, che proprio in questa occasione ho scoperto e apprezzato.
Se ripenso alla lezione di venerdì, di primo acchito mi vengono in mente 3 parole: incredulità, commozione,partecipazione. Incredulità per la mia superficiale conoscenza della tematica; commozione suscitata dalla loro narrazione, così coinvolgente e “vissuta”; partecipazione , intesa come volontà di capire, apprendere, essere solidali, sostenere. Pur consapevole della relativa vicinanza geografica di queste donne, mi sono resa conto di non aver mai riflettuto ad esempio sul significato di paese, dando quasi per scontata la sua presenza. Le malinconiche parole di Jasmina, Elena e Vasenka mi hanno fatto comprendere come il proprio paese rappresenti per ciascuna di loro il legame con la famiglia, il passato, ma anche il futuro (vita futura).
Vorrei anche riportare l’esperienza della sig.na Gina, una signora rumena che si trova in Italia da 4 anni per svolgere il lavoro di badante. Lei mi ha raccontato di aver lasciato la Romania dopo la morte del marito, per procurare un futuro migliore alla famiglia del figlio, in particolare alle due nipotine. Mi ha confidato che il sua prima preoccupazione, appena giunta in Italia, è stata cercare di imparare la nostra lingua per potersi inserire. Solo dopo aver frequentato un corso per stranieri della Caritas, si è sentita più sicura di sé; quindi in grado di difendersi da eventuali truffatori. Inoltre mi ha riferito che, nonostante in Italia si trovi anche sua sorella, avverte ancora in modo molto forte la nostalgia di casa, o meglio dei suoi affetti. Tale sentimento l’ha spinta ad imparare ad utilizzare la webcam e skype, grazie ai quali contatta ogni sera le nipotine di 11 e 6 anni, sentendosi così parte della loro vita. Le testimonianze delle tre donne e della signora Gina mi hanno permesso di riflettere riguardo alla condizione della donna in questi paesi.
L’incontro di venerdì con Jasmina, Elena e Vasenka è stato molto interessante perché mi ha permesso di conoscere 3 paesi come la Serbia, l’Albania, la Romania soggetti a molti pregiudizi.
Mi ha colpito l’enorme amore per il loro paese,il forte attaccamento alle origini e tradizioni perché non è una cosa scontata, infatti ,a differenza di queste donne, in giro c’è molta gente che non è orgogliosa di essere italiana. Inoltre credo che questi incontri servono per capire meglio e in modo più concreto alcuni concetti spiegati sui vari libri come ad esempio lo spaesamento,il razzismo e la crisi dell’identità. In conclusione sono molto contenta di questo ultimo incontro del seminario.
l’incontro di venerdì con jasmina , Vasenka ed Elena è stato molto interessante.
Personalmente come penso anche a tanti altri : il termine ” Persone dell’ Est ” sia un termine molto generico , a mio avviso improprio in quanto sembra fare riferimento a degli oggetti non a delle PERSONE.
L’esempio che hanno dato le tre ragazze è motlo propizio ma purtroppo in giro vi è tanta ignorazna , C’è tanto razzismo , che sarà difficile abbattere questa a mio avviso ” ETICHETTATURA”
è proprio vero, l’appellativo “donne dell’est” mi mandava in confusione, mi rendo conto che giovedi non ero in grado di rispondere alla domanda “chi sono le donne dell’est?”
Le testimonianze di Elena, Jasmina e Vasenka sono state molto interessanti e sicuramente uno stimolo per conoscere in modo più approfondito le culture dell’est e per saperne di più sulla storia che in realtà non dobbiamo sentire lontana da noi.in particolar modo mi ha colpito l’intervento di Jasmina,proveniente dalla Serbia,quando ha raccontato di aver vissuto con i suoi compagni di università italiani la visione del bombardamento della sua città e di aver pianto in silenzio insieme a loro.immagine molto toccante e dalla quale voglio prendere esempio.
Le testimonianze di Jasmina, Elena e Vasenka sono state molto ricche. I loro racconti mi hanno fatto riflettere su quanto il nostro sguardo sia superificiale. Mi hanno raccontato di Paesi di cui ignoro tanto, che anche io come tanti altri identificavo superficialmente come “est”. I loro sono Paesi che come tutti hanno una storia e caratteristiche che in gran parte ignoriamo e che spesso ci permettiamo di giudicare comunque. Mi ha colpito particolarmente una delle nostre ospiti quando ha detto che perdere il proprio Paese è una delle cose peggiori che possa accadere ad una persona. Credo sia ancora più terribile comprendere che il proprio Paese e quindi la propria origine sia oltretutto totalmente ignorata (nemmeno dimenticata, ignorata!) da molti. Mettere delle frontiere è sbagliato ed è quello che facciamo ogni volta in cui diciamo “est”.
Venerdì 25Novembre abbiamo ascoltato le testimonianze di Jasmina,proveniente dalla Serbia, Elena,dalla Romania e Vasenka,Albania.
Tre donne diverse per aspetto, cultura, accumunate dall’etichetta “DONNE DELL’EST”, un’espressione riduttiva,che generalizza e mette insieme tanti paesi estremamente diversi.
Cosa è emerso da questo incontro? Aspetti negativi e positivi.
E’purtroppo vero che spesso etichettiamo le persone con queste parole senza conoscere davvero a fondo cos’è questo EST!.Il concetto di Est Europa come viene usato oggi nel linguaggio politico dell’Europa Occidentale è un grande errore.Su questo tema c’è a mio avviso molta ignoranza.Quando la docente ci ha chiesto:”ma dove inizia e dove finisce l’Est?”in molti ci siamo sentiti in difficoltà. Le loro parole mi hanno emozionata e coivolta.Dalle loro storie è emerso un forte desiderio per la libertà,un amore immenso per il proprio paese,l’attaccamento alle loro origini e tradizioni ed una grandissima forza di volontà.Mi ha colpita il fatto che mentre Jasmina raccontava la dura storia del suo paese ancora si commuoveva(“Non c’è cosa peggiore per un essere umano che perdere il proprio paese…è come mettere in discussione la propria esistenza”).Molto coinvolgente è stata la descrizione che ha fatto Elena di alcune festività del suo paese,in particolare si è soffermata,con una nota di malinconia,sul loro “San Valentino”.Con lei abbiamo affrontato anche il duro problema delle donne che devono separsi dalla propria famiglia per andare a cercare lavoro altrove.(C’è ancora chi dice che le donne sono il sesso debole?!?).Personalmente non mi ero mai soffermata a riflettere su questa tematica.Come ci ha raccontato,oltre alle difficoltà connesse all’arrivo in un nuovo paese vi è poi una costante malinconia e nostalgia verso i figli e la famiglia lasciati nella propria terra.Vasenka ci ha parlato dell’organizzazione”Illyricum”-centro di cultura albanese ed è stato molto interessante sentire le iniziative che propongono per l’integrazione.
Queste testimonianze sono state molto importanti perchè vedere e sentire di persona i loro racconti è estremamente diverso dal leggerlo su di un libro!.Ciascun racconto mi ha lasciato qualcosa.E’proprio attraverso le memorie ed il dialogo che si può attivare un contatto tra chi arriva da lontano e noi.NON SI TRATTA DI SCIOGLIERE UNA CULTURA IN UN ALTRA MA AGGIUNGERLA!. E’ nostro compito conoscere prima di giudicare, ciascuno di noi ha un vissuto unico,non dobbiamo mai generalizzare!!.
L’incontro di venerdì scorso è stato molto interessante…
Soprattutto perchè ho scoperto molte cose che non sapevo e mi hanno aiutato ad abbattere i pregiudizi!
A mio avviso vi è tanta ignoranza su questo tema, ed incontri come quello di venerdì andrebbero riproposti in molte altre occasioni!
Venerdì 25 Novembre in aula abbiamo incontrato Jasmina, Elena e Vasenka, venute a mettere in discussione l’etichetta, molto più che espressione, “Donne dell’EST“.
“Donne dell’EST“… mi è parso subito chiaro quanto questa fosse riduttiva, in quanto opera una generalizzazione che tende a comprendere insieme tanti paesi tra loro completamente differenti. Le tre donne sono una chiara esplicitazione di quanto detto: ognuna di loro proveniva da paesi differenti (Serbia, Romania e Albania) sebbene venissero riunite sotto l’etichetta “donne dell’Est”.
Queste tre donne durante l’incontro ci hanno permesso di comprendere che come noi potremmo avere stereotipi, pregiudizi sulla gente dell’Est anche la gente dell’Est può avere pregiudizi e stereotipi su noi Occidentali e questo a mio avviso permette di creare un “contatto” con l’altro (l’altro non subisce più solo i nostri stereotipi, ma ne ha di suoi nei nostri confronti).
Durante l’incontro è emerso anche che Jasmina, Elena e Vasenka erano fortemente legate alle loro origini ed orgogliose del loro paese (come si percepì in Jasmina di fronte alla sua giusta ostinazione nel rifare la carta d’identità nel rimarcare di provenire dalla Serbia e non dalla attuale Jugoslavia).
Realisticamente non vi è una netta separazione tra Oriente ed Occidente e quindi non trovo giusto classificarle “donne dell’Est”. Dietro all’espressione donne dell’Est, vi sono delle donne, donne che come noi devono affrontare una loro vita, più o meno facile; donne con le proprie particolarità e con le proprie storie di vita.
Mi ha fatto riflettere un particolare che ha citato l’ospite rumena, quello della festa per gli innamorati. Comprendo che rispetto la ricchezza dei contributi di ogni donna il riferimento a questa tradizione sia solo un dettaglio, ma l’associazione tra il risveglio della primavera e quello dell’amore mi ha spontaneamente colpita, mi sono chiesta come mai non sia diffusa anche altrove questa celebrazione. In fondo si tratta di un’ammagine poetica, romantica…. e molto distante dal luogo comune del rumeno violento e rozzo.
L’incontro di venerdì con Jasmina, Elena e Vasenka mi ha arricchito molto, credo che prima di “donne dell’est”, visione alquanto riduttiva, loro siano soprattutto “donne”, con un vissuto come tante altre donne che hanno sperimentato l’esperienza dell’immigrazione. Ognuno dei loro interventi mi ha lasciato qualcosa, in partcolare le parole di Jasmina mi hanno permesso di conoscere la realtà dell’Ex Jugoslavia dalla viva voce di chi l’ha vissuta con i propri occhi e sulla propria pelle.