Contributi finali

Spunti “rompighiaccio”…

… sul metodo

Nel libro “Forme, azioni, suoni per il diritto all’educazioni” (pag. 40) viene indicata l’importanza di  adottare una metodologia riflessiva, necessaria per trovare significato nelle esperienze formative, laboratoriali e, più generalmente che si presentano nel quotidiano, si fa riferimento al pensiero di Husserl.

“Osservando, io percepisco qualcosa;  nel medesimo modo io mi ‘occupo’ di qualcosa nel ricordo, oppure rifletto, traggo delle conclusioni; ritratto un giudizio, magari ‘astenendomi’ in generale dal giudicare (…). In tutti questi atti io sono presente, attualmente presente” e, dice Husserl ,questa riflessione mi permette di capire anche chi sono.

… sull’oggetto di ricerca.

Una città la si può guardare dall’alto di una torre, dalla terrazza più alta di un monumento oppure attraversandola.  Nel primo caso lo sguardo abbraccia un orizzonte ampio, ma difficilmente distingue i dettagli; nel secondo la conoscenza coinvolge non solo la vista ma anche altri sensi, attiva la nostra percezione su più fronti. Attraversando vie, piazze, luoghi particolari, centri la città si rivela nella sua varietà, richiamando ricordi, imponendo riflessioni, stimolando pensieri, favorendo incontri.

Traccia a cui rispondere

In quale modo la ricerca sul campo e la narrazione di alcuni crocevia  ha inciso sulla vostra capacità di guardare e leggere, interpretare la città e la sua dimensione interculturale?

Ritenete che le nuove tecnologie (blog, Radio Web, Sound Map ) siano strumenti pedagogicamente  utili per stimolare e accompagnare la ricerca, ovvero per condividere e discutere  contribuendo alla promozione di uno sguardo interculturale?

Rispondete motivando le vostre opinioni in relazione all’esperienza svolta.

25 Commenti a “Contributi finali”

  • mattia scrive:

    Il vero salto di qualità sono riuscito ad ottenerlo tramite questo laboratorio poichè la ricerca sul campo è stata fondamentale,non soltanto per un arricchimento d’esperienza personale,ma ha mostrato ai miei occhi la realtà del conflitto interculturale della nostra città.
    Ho avuto anche modo di modificare in positivo la mia visione del mondo e i miei stereotipi,ed è la cosa che mi ha gratificato maggiormente,mostrandomi una realtà sotterranea che esiste,di un mondo diverso che attraverso lo sforzo e la volontà si può ottenere,ma che evitiamo di guardare un pò per pigrizia e per paura.
    L’esperienza della web radio è stata,oltre che divertente,anche utile per allacciare maggiormente i rapporti con i miei compagni di corso,mettere in gioco la mia personalità e mostrare apertamente il mio giudizio su determinati argomenti.
    Ugualmente si può dire dell’ambiente in classe,molto aperto e predisposto all’ascolto,e soprattutto variegato per quanto riguarda gli interessi e le idee.Ciò è stato fondamentale per un confronto e per l’apprendimento di alcune tematiche affrontate dai miei compagni nei loro lavori web radio.
    Questo clima,l’ambiente e l’attività svolta hanno risposto alle mie esigenze e contribuito alla mia crescita personale,sprituale.

  • 2012TaralloM scrive:

    Leggere i libri è il primo passo che si possa compiere per coltivare un interesse, per conoscere, per sperimentare se stessi e per apprendere…i libri insegnano molto ma allora quando si dice “io ho imparato dalla strada”? La strada è vissuto, il territorio e la ricerca sul campo permettono di vivere appieno l’esperienza, poichè il libro è solo un primo strumento. Questo laboratorio mi ha permesso di approcciarmi a nuove tecnologie che prima non conoscevo (la radioweb), dal punto di vista professionale credo sia stato un percorso che abbia ampliato le mie capacità e abilità, come persona ma soprattutto come educatrice…non mi sento di avere uno sguardo nuovo ma uno sguardo più ricco, modificato e trasformato dalle molteplici voci sentite e accolte, sguardo mutato nell’altro e poi arrivato al sè, al pensiero arricchito dalle numerose riflessioni elaborate ed ascoltate avvenute grazie al dialogo, alla collaborazione con i miei compagni, all’influenza del territorio che ha esercitato su di noi, dalle strade percorse e scoperte…mi sono sentita spesso prodotto dall’ambiente, ho potuto notare come le situazioni cambiano nei contesti.
    Ritornando alle nuove tecnologie…il motivo per cui ho scelto questo seminario può sembrare a prima vista un paradosso poichè la causa è da ricercare nella mia poca affinità con esse..
    Rivendico il passato che non ho vissuto, quello delle scorse generazioni sentendomi poco appartenente a questo mondo tecnologico..ho potuto scoprire invece che vivere nella tecnologia non è una cosa così negativa, d’altronde tutto dipende dall’uso che si fa delle cose e degli strumenti che abbiamo a disposizione…questo è un nuovo sguardo poichè ho imparato ad esempio che grazie alla radioweb si possono suscitare varie e molteplici reazioni sia dentro di sè che negli altri..insomma il crescere vuol dire proprio questo, smussare convinzioni, trasformare idee mutare approcci e sguardi rimanendo però sempre se stessi e con la propria identità.

  • 2012 Pini M. scrive:

    Questa piccola ma significativa esperienza di ricerca ha avuto il merito di dare senso all’intero corso di Pedagogia interculturale. Quando dico “dare senso” intendo dire che è stata la scintilla che ha acceso la motivazione, ha vitalizzato l’interesse per le riflessioni teoriche proposte nella didattica d’aula (per quanto diversificata e arricchita da interventi di esperti, testimonianze e film). In sostanza è con questo seminario che ha preso avvio quella circolarità, quell’intreccio tra teoria e pratica che caratterizza ogni processo pedagogico. Proprio in questa circolarità (potenzialmente infinita) sento di formarmi come educatore. Nello specifico, posso dire di avere modificato lo sguardo, di avere messo a fuoco alcune dinamiche, essere meno superficiale rispetto ai fenomeni interculturali. Certamente siamo solo all’inizio, questa ricerca ha aperto uno spazio nel bosco dei luoghi comuni, dei giudizi e pregiudizi che va coltivato e va tenuto vivo per evitare che torni incolto.
    Rispetto alle tecnologie usate credo che si siano dimostrate validi strumenti pedagogici. Un limite generale è stato il poco tempo a disposizione. Un blog per diventare quel luogo virtuale di riferimento di una reale comunità ha bisogno di tempo. Ma non si poteva fare altrimenti. L’esperienza della Radio Web ha reso la narrazione/ricerca molto più creativa e vitale della tradizionale relazione scritta perchè ci ha spinto all’incontro, ad allacciare relazioni, all’ascolto: tutto questo è già intercultura.

    Visto che siamo in fase di considerazioni finali permettetemi un “fuori tema” per mandare un grande abbraccio a tutti voi, compagni e compagne di questa bella (quanto impegnativa) pagina del nostro percorso di formazione; e un sincero ringraziamento (che è un pò più freddo dell’abbraccio, ma altrimenti passerei per ruffiano) alla prof.ssa Lugarini. E’ stato bello.
    massimo

  • 2012CitterioA scrive:

    “Valorizzazione dell’esperienza come tutto ciò che noi siamo e abbiamo, l’educazione è un processo di ricostruzione e riorganizzazione dell’esperienza stessa e aumenta l’abilità di dirigere il corso dell’esperienza seguente”. Ho voluto citare questa frase di Dewy perchè mi è sembrata abbastanza significativa per capire il nostro lavoro di continua ricerca e riflessione, dopo ogni intervista il vi era un lavoro di ricostruzione, sopratutto per il mio gruppo ogni esperienza è risultata importante per migliorarci in quella successiva, per gestire meglio ad esempio le domande da porre o per approcciarci meglio con le persone stesse. All’inizio tutto questo ci sembrava un salto nel vuoto: una città come Milano può risultare dispersiva agli occhi di una persona che come me vive in un piccolo paese e per essere studiata correttamente bisogna applicare sicuramente il concetto di giusta distanza, come per un quadro che se visto da troppo vicino non ti permette di vedere l’insieme, ma se osservato da troppo lontano non ti permette di cogliere i particolari, questa è una metafora che secondo me abbraccia ogni passaggio che noi abbiamo fatto in questo seminario, una ricerca che è partita dalla grande città ed è andata a scovare le più piccole, ma significative sfumature di un tema, quale quello della salute, che ci sembra sempre molto scontato ma che in fondo non lo è. Ci siamo immedesimate in dottori e pazienti, abbiamo cercato di capire a fondo che cosa noi avremmo voluto evidenziare di volta in volta, di passaggio in passaggio per poi cercare il filo rosso che lega le esperienze. Ho capito che se si vuole fare davvero intercultura certe situazioni che spesso rimangono nascoste devono essere portate alla luce, che per tutti i diritti devono essere gli stessi, questa è vera intercultura. Ho capito che ci sono persone che vivendo nell’irregolarità non hanno accesso a tutti i servizi per noi scontati. Ho capito che l’ostacolo della lingua e della cultura a volte è più grande di quanto immaginassi. Per essere sincera da parte di alcune associazioni e/o ospedali ci sono dei tentativi di mediazione, e spero che tutto questo possa ampliarsi in modo da aiutare tutte le persone che spesso di aiuto non ne hanno. Io credo che la RadioWeb in particolare e le nuove tecnologie in generale permettano un ‘approccio differente, innanzitutto è molto più stimolante e perchè richiedono capacità diverse rispetto a quelle di semplice scrittura, non credo che sarebbe stata la stessa cosa per me e per gli altri scrivere una relazione perchè questa non riesce a trasmettere le stesse emozioni che invece può darti il calore di una voce. Noi abbiamo avuto la possibilità di dare voce a persone che spesso rimangono nell’ombra, ma diamo anche la possibilità attraverso la Radio Web a molte altre persone, si spera, di ascoltarci, era stimolante vedere gli intervistati richiederci il contatto del sito così poi avrebbero potuto sentirci, è un modo quindi per condividere qualcosa che, se l’avessimo fatto su carta sarebbe rimasto limitato a noi stessi. È stata una fantastica opportunità che purchè stancante e a volte demoralizzante mi ha dato molto.
    Alice Citterio

  • 2012chiusaj scrive:

    Questa ricerca, questo seminario mi hanno permesso di accrescere ed allargare la visuale che avevo della città e dei luoghi interculturali in essa presenti. Prima di questa esperienza credevo fossero pochi e relegati in zone periferiche della città ma attraverso le letture dei laboratori e l’ascolto degli altri gruppi ho riscoperto una realtà interculturale fittamente intrecciata e densa. Il gruppo di cui faccio parte è quello sui centri sociali, e nonostante a nostro parere non si siano rivelati una realtà interculturale l’esperienza è stata proficua e mi ha allenato alle dinamiche del lavoro di gruppo. Sono dell’idea che il blog la radio e gli altri strumenti siano molto utili a realizzare una discussione un confronto o anche una base di partenza per trattare temi di natura interculturale. La possibilità di vedere con occhio sulla mappa dove si sono svolte le interviste aiuta a rendere l’idea di quanto siano sparse e quanto siano differenti le realtà all’interno della città. Questi strumenti danno anche la possibilità di riascoltarsi, di riflettere e di confrontarsi in gruppo sulle esperienze vissute, facilitando lo sviluppo di uno sguardo interculturale.
    jacopo

  • Marianna Guzzetti scrive:

    Svolgendo questa ricerca ho potuto capire un po’ meglio le idee che si celano dietro progetti laboratoriali sull’interculutra ed entrare negli aspetti più pratici.
    Non è stato facile partire dal nulla ed entrare in contatto con i responsabili dei laboratori, che fortunatamente ci hanno accolto e sono stati molto disponibili. Bisognava armarsi di coraggio e di creatività, adattarsi agli imprevisti, tutti aspetti nei quali ci si imbatte solo svolgendo ricerche a livello pratico. Grazie alle testimonianze delle persone che abbiamo intervistato ho percepito una voglia di far conoscere usanze e festività di culture diverse, non solo da parte degli stranieri, ma anche degli italiani. Partecipare a questo progetto mi ha permesso di conoscere anche le dinamiche di gruppo e cosa significa costruire un progetto e un metodo di lavoro insieme ad altre persone, utilizzando una risorsa come la Radio web. Bisogna imparare a confrontarsi, a capire ed accettare le idee altrui e non sempre è facile mettere d’accordo tutti. Le nuove tecnologie permettono di diffondere messaggi educativi e testimonianze, in maniera più semplice ed immediata. Un messaggio trasmesso in radio, o all’interno di un blog, può arrivare a numerose persone in tempi brevissimi. E’ quindi molto utile utilizzare strumenti come Radio web e blog per educare, rimanendo consapevoli dei limiti che questi possono avere.
    Infatti un messaggio scritto su un blog o riportato radiofonicamente può essere travisato, o interpretato a proprio piacere. Nel caso delle interviste in profondità le persone intervistate potrebbero non rispondere con sincerità, o essere condizionate dalla paura del giudizio degli altri. Nonostante questi limiti penso che sia una risorsa davvero efficace possedere nuovi strumenti tecnologici con cui fare ricerca.

  • 2012GessaL scrive:

    Il corso in generale, lo studio dei testi e il seminario mi hanno insegnato a guardare con occhi nuovi la città di Milano.
    Pensavo che ci fosse molta meno integrazione e molto più razzismo ma sia con le interviste del mio gruppo e le nostre ricerche sul campo sia ascoltando i resoconti dei miei compagni ho scoperto che ci sono moltissimi luoghi dove gruppi di nazionalità diversa s’incontrano e avvengono degli scambi.
    Personalmente apprezzo molto la didattica laboratoriale perché, una volta superata la timidezza (cosa non sempre facile), consente un confronto maggiore sia con l’insegnante sia con i compagni e questo confronto è possibile anche quando non siamo in aula grazie all’uso del blog che ritengo uno strumento molto interessante perché consente sia la comunicazione e lo scambio di idee in qualsiasi momento sia il “lasciarsi andare” che magari nelle situazioni “fisiche” diventa più difficile.
    Non nascondo che c’è stato qualche screzio ma il lavoro di gruppo mi ha aiutato a inquadrarmi un po’ meglio nell’ottica lavorativa futura e l’uso della radio mi ha insegnato ad ascoltare in modo diverso, immaginando le cose che vengono descritte e che non si possono, ovviamente, vedere e prestando molta più attenzione alle parole e ai ragionamenti delle varie persone intervistate.
    Penso che la radio sia un’ottimo strumento per dare voce a chi non ne ha e che, in fondo, le persone che abbiamo intervistato siano state contente di aver detto la loro a qualcuno davvero interessato. :)

    Lidia

  • 2012MarianiG scrive:

    La ricerca svolta in Via Padova mi ha permesso di capire quanto il rapporto diretto con il luogo sia estremamente significativo per la formazione all’intercultura. E’ importante riuscire ad ASCOLTARE il territorio, rispettarlo in quando sede di memorie e di ricordi; esso diviene il tramite attraverso il quale comunichiamo con persone diverse da noi. Pensando, in futuro, alla creazione di un laboratorio didattico utile in tal senso, ricorrerei sicuramente ad una scelta che costringa i partecipanti ad un impatto immediato con il territorio. L’esperienza con una situazione nella quale non vi è un controllo consapevole volto a particolari obiettivi pre-configurati, ma dove sicuramente vi è un’occasione importante di integrazione, rende la fruizione maggiormente spontanea, il chè diventa una solida base sulla quale costruire una riflessione pedagogica che verrà da sè, poichè più conscia, più disponibile ad apprendere quanto verrà spiegato, che apre lo sguardo all’universale e che è pronta ad accogliere l’incontro con l’altro come formazione.
    Per quanto riguarda le nuove tecnologie di comunicazione, ritengo che queste siano mezzi efficaci sia alla trasmissione delle ricerche effettuate, sia alla formazione di chi conduce i progetti stessi.
    La radioweb, ovvero la modalità attraverso la quale abbiamo svolto la ricerca, non è stata per noi solamente un lavoro da svolgere per promuovere l’intercultura, ma anche e soprattutto materiale alternativo utile alla nostra stessa crescita, professionale e personale.

    Greta Mariani

  • Lisa2012 scrive:

    Vedo che tutti mettono la firma.. mi sono dimenticata scusate: Commento 17 Gennaio di Lisa2012= Barni Lisa di Radio Multicolor.

  • 2012vanoni e scrive:

    Credo che per ampliare realmente il bagaglio interculturale di ciascuno di noi sia necessario mettersi in situazione di dialogo, di ascolto di condivisione, ma questo è difficile da fare leggendo un libro. L’intercultura per me è qualcosa di concreto, testimonianze come quelle di Ciro Menale e di Massimo Latronico ne sono l’esempio. L’integrazione nasce da cose semplici il cibo, la musica, il dialogo e dall’impegno di ciascuno di mettersi in gioco. Per quanto riguarda l’esperienza in redazione (note d’intercultura) non ci sono stati momenti di scambio vero e proprio con stranieri, ma solo con italiani che si occupano di immigrazione, questo in qualche modo ha fatto si che ancora una volta l’incontro con altre culture restasse mediato, ma in questo caso la modalità dell’intervista ci permetteva di esplicitare i nostri dubbi e interrogativi e approfondire laddove ci interessava, cosa impossibile da fare rapportandosi ad un libro. L’importanza è sempre quella di mettersi in gioco,come per imparare uno sport bisogna praticarlo così per avere competenze nel dialogo bisogna trovare modi per instaurarlo, la radio è uno dei modi migliori, può spaventare gli intervistati, ma allo stesso tempo attrarli. La radio può rendere veramente protagonisti, rispetto ad un’intervista, si rivolge ad un numero maggiore di fruitori, mette gli intervistati e coloro che intervistano su un piano d’ascolto più intenso in quanto entrambi devono collaborare per creare un prodotto vero e proprio.Per quanto riguarda Milano, a parte contesti scolastici e lavorativi,ho avuto l’impressione che l’integrazione sia ‘fatta in casa’ e per volontà di pochi o singoli (almeno per quanto riguarda le vecchie generazioni). Lo scambio non avviene facilmente, ma è necessaria la creazione di realtà protette: es l’orchestra, la festa del quartiere, la casa della carità ecc…

  • 2012Fumagalli S scrive:

    Da quando ho iniziato questo corso di pedagogia interculturale devo ammettere di aver SCOPERTO molte cose avvicinandomi a una realtà troppe volte data per scontata e poco approfondita.
    Come si accenna negli spunti qui sopra esistono diversi modi per osservare e conoscere una città e ritengo che solo attraversandola nel vivo, venendo a contatto con i luoghi e soprattutto le persone è possibile cogliere i dettagli e avere una conoscenza più profonda e concreta.
    Grazie a questo lavoro del seminario ho potuto comprendere come la città di Milano offra diverse possibilità per fare intercultura e dia diversi spunti di riflessione sulla multiculturalità che la caratterizza. Per una studentessa della Brianza come me, che quindi viene da una realtà ben più ristretta è stata già una scoperta sapere che esistono cooperative, associazioni attive su questo campo e molto altro ancora.
    La ricerca sul campo che ho effettuato con i miei compagni di lavoro ha prima di tutto stimolato la mia curiosità verso l’intercultura e coinvolgendomi concretamente mi ha avvicinato a questa dimensione.
    Ho trovato molto interessante come una Cooperativa come Arco Arte e Comunicazione abbia deciso di organizzare laboratori sulle feste del mondo, pur non avendone una conoscenza molto vasta. La responsabile infatti, ci ha spiegato che lei stessa e le sue educatrici per prime si sono messe in gioco documentandosi sulle festività e cercando modalità di comunicazione dei contenuti per bambini dai 3 ai 10 anni, puntando maggiormente sul coinvolgimento pratico di questi.
    La visita alla Fabbrica del Vapore mi ha messo a conoscenza di Maschere Nere, associazione che come già abbiamo riportato nelle trasmissioni, si occupa di cultura e la veicola attraverso diverse forme d’arte.
    Trovo questa modalità molto coinvolgente perché dà una possibilità in più oltre al dialogo di conoscere la diversità delle culture provando magari proprio noi stessi a ballare, cantare e suonare come fanno gli africani.
    Per quanto riguarda le nuove tecnologie (radioweb, sound map e blog) ritengo che siano buoni strumenti di lavoro, pedagogicamente parlando.
    L’utilizzo del blog avvicina pensieri e opinioni diverse condivisibili con tutti pur non essendo insieme fisicamente. E’ un mezzo veloce e interattivo che coinvolge tutti i partecipanti.
    La Radio, come quella che abbiamo realizzato insieme, è stata una scoperta perché non mi era mai capitato prima d’ora di dover intervistare qualcuno e registrare. E’ stata un’esperienza che rifarei e consiglierei a chiunque perché credo che la partecipazione attiva che comporta stimoli una curiosità naturale verso la cultura e l’intercultura. Non bisogna considerarla solo come trasmissione di conoscenze e testimonianze ma anche come occasione di dialogo e confronto.

    Fumagalli Silvia

  • 2012VersigliaF scrive:

    Anche io ho dimenticato il nome, sono Federica.

  • 2012VersigliaF scrive:

    Ritengo che le nuove tecnologie siano strumenti utili per stimolare e accompagnare la ricerca, soprattutto un tipo di ricerca come quella svolta da noi, in cui il fine è scoprire la città e dare voce, portare in rilievo la dimensione interculturale. Esprimersi attraverso la Radio Web permette di far ascoltare le proprie opinioni, di uscire dal gruppo e dare informazioni circa un fenomeno che è diventato parte integrante della vita di tutti i giorni. Attraverso il lavoro svolto sul campo abbiamo osservato una serie di cose, dai modi di fare alle espressioni dei nostri intervistati, che hanno contribuito al crearsi di una nostra idea; abbiamo poi lavorato sul ricordo, come dice Husserl, traendo le nostre conclusioni. All’inizio della ricerca siamo partiti con dei preconcetti, solo successivamente siamo riusciti a scendere dall’ipotetica torre della città e abbiamo osservato da vicino; e questo è quello che dovrebbero fare tutti gli individui, perchè le cose dall’alto possono sembrare diverse da come in realtà sono; ma se non ci sforziamo di cercare il dettaglio non potremo mai saperlo, e non riusciremmo a conoscere l’ “altro” come parte di un “noi”.

  • Lisa2012 scrive:

    La ricerca sul campo mi ha permesso di ampliare lo sguardo, di fermarmi ad osservare invece che guardare distrattamente la realtà. Anche se inizialmente è stato difficile per le difficoltà incontrate, il dinamismo fisico e cognitivo che ha comportato la ricerca e il mettersi in gioco uscendo dai propri schemi sono stati elementi motivanti, anche nei confronti di un lavoro futuro. L’elemento della “sosta”, vista come riflessione, è stato molto presente durante la ricerca di informazioni, ma anche durante il tentativo di trovare una conclusione del lavoro svolto. Una volta accumulate le informazioni bisogna dare loro una forma, una linearità, rintracciando uguaglianze e differenze, aspetti facilitanti o no per un atteggiamento di integrazione interculturale. L’atto euristico mi ha permesso di studiare la mia esperienza, riflettere su essa e riviverla più volte attraverso la rimemorazione, permettendomi di notare particolari che possono sfuggire durante lo svolgimento dell’intervista. Ho compreso che garantire un servizio per tutti, non significa garantire l’uguaglianza: solo ponendosi con un atteggiamento attento, offrendo interventi individualizzati, donando il proprio tempo, “esserci”, porsi in ascolto in modo partecipativo e attivo, lo straniero potrà sentirsi davvero accolto. Molto spesso ho notato da parte dei medici il limitarsi ad eseguire semplicemente la propria mansione, il proprio ruolo, senza comprendere che ogni persona è una PERSONA dotata di caratteristiche differenti e per questo motivo diviene importante modificare il proprio atteggiamento, garantendo un servizio “su misura”: la persona non è oggetto, ma SOGGETTO DI CURA. I mezzi tecnologici per me, se usati in modo positivo, possono essere strumenti potenti in ambito interculturale per diffondere informazioni, fare conoscere le varie culture e abbattere pregiudizi, creando sentimenti di accettazione e rispetto dell’Altro. Un blog crea una “cultura Terza”, una cultura per tutti e di tutti, che venga utilizzata come arricchimento reciproco. La radio è sempre stato strumento diffuso, ma con un limite molto importante: l’impossibilità di interazione. La RadioWeb, al contrario, permette di essere protagonisti attivi: proporre un tema, una curiosità, per poi innescare un dibattito, una discussione bidirezionale, con scambi di opinioni e punti di vista, cercando di giungere ad una mediazione, mettendo in discussione certezze fino ad allora indiscutibili e imparando a rispettare gli altri e le loro ideologie. Pannikar individua diversi modelli tra i quali quello fisico: parla di diversi colori che posso rimanere divisi o unirsi formando diverse sfumature, come in un arcobaleno. Spero che con la nostra radio web, con le nostre testimonianze e riflessioni, il mondo diventi un po’ più “MULTICOLOR”, ricco di sfumature, di unioni e di nuovi colori.

  • 2012AntoniniL scrive:

    È bello quando si ha la possibilità di mettersi in gioco, di metterci la faccia e la voce, di poter andare oltre l’acquisire nozioni dalle pagini di libri, di mettere in pratica qualcosa che i è studiato rendendosi conto che c’è una differenza abissale tra il dire e il fare. È bello sperimentare qualche piccolo spiraglio di quello che potrà essere il nostro futuro lavoro, fare esperienze differenti e sentirsi parte di una redazione che collabora alla realizzazione di una web radio (in questo caso).
    Come molti hanno già detto e come dicono tanti altri, la teoria è utile, per noi è importante essere sempre aggiornati, ma saremo chiamati, presumibilmente, a metterci in gioco in tutto e per tutto, non solo a metterci la faccia e la voce, ma anche passione, competenza, curiosità e tanto altro.
    Penso che avere la possibilità di sperimentare l’incontro con l’altro, di andare a scoprire una piccola parte della sua vita, di entrare in contatto con lui, sia alla base della nostra formazione come educatori. Ci è stato chiesto di andare a incontrare qualcuno che non conosciamo, abbattendo quelle barriere che ormai sono sempre più fondate nella nostra società. È interessante che dietro un mezzo di comunicazione tecnologico, che porta al mondo diverse notizie solo tramite la voce, ci sia un vero e proprio incontro, un incrocio di esperienze, seppur brevi.
    Per quanto la mia esperienza sia breve, mi sono sempre trovata “contro” l’utilizzo di mezzi tecnologici, restando fedele all’arte, al teatro, alla letteratura. Eppure, mi rendo conto che non si può demonizzare la tecnologia. Credo che, un programma come la webradio, possa essere davvero un buon modo di comunicazione e un buon modo di coinvolgimento in un progetto educativo, per diversi aspetti. E anche il blog è un mezzo utile, come mezzo di scambio di idee, non solo per un gruppo chiuso, ma per ampliare le proprie conoscenze e mettersi a confronto.

  • scantamburlo 2012 scrive:

    Ovviamente, le cose che hanno un’ azione teorica e una pratica, la pratica risulta più interessante, la parte di maggior successo.
    Anche per quanto riguarda il corso di pedagogia interculturale è stato così; la teoria, molto interessante, dove è possibile prendere molti spunti per (in futuro?) attuare dei laboratori; ti da nozioni e comportamenti da attuare per muoversi meglio in quest’ambito della pedagogia. Ai giorni nostri più che mai, bisogna avere uno sguardo interculturale perché andando avanti negli anni ci sarà sempre più bisogno di uno sguardo attento capace a coinvolgere persone di diverse etnie.
    Tornando al lavoro pratico, credo che sia un’attività da non sottovalutare, perché, oltre a mettere “Te” come protagonista,al centro dell’azione, ti fa avvicinare al “diverso”. Per quanto riguarda la mia esperienza ho potuto notare come le diverse etnie si approcciano a noi italiani, che rapporti hanno, e del perché, infine ,hanno scelto l’Italia come paese nel quale vivere. Da alcune risposte/atteggiamenti mi sono ricreduta su alcuni miei pensieri, ma altre mi hanno confermato quello che già pensavo. Ripeto, nonostante sia stato un lavoro molto interessante e utile, è stato molto difficile cercare di comunicare e approcciarsi con persone di culture differenti, senza scoraggiarsi, dopo svariati tentativi andati male, siamo (io e le persone del mio gruppo) riuscite a modificare modo di approccio, avendo così, maggiori risultati positivi. Ed è solo attraversando le vie della città, investigando attivamente, con un po’ di curiosità che possiamo arrivare ad avere una comunicazione con “l’altro”.
    Per quanto riguarda la radio web e i blog credo siano degli strumenti preziosi dove, per prima cosa è un sistema che ormai è molto comune ai giorni d’oggi, per questo è più facile interagire, e, seconda cosa ci si può immergere più facilmente del racconto o nell’intervista, in quanto sentire le parole, l’intonazione della persona che parla si possono cogliere più elementi che potenziano le parole.

  • 2012FabroS scrive:

    La ricerca sul campo che ognuno di noi ha intrapreso mi ha permesso di dare forma e concretezza a quelli che erano già miei pensieri in partenza, che però rimanevano pensieri di cui non riuscivo sempre a trovare una loro applicazione. Entrando in contatto con enti presenti sul territorio e investigando quello che essi fanno praticamente per promuovere Intercultura, ho capito che c’è una richiesta e una volontà, insita in una parte di popolazione, di entrare in contatto con chi pensiamo non sia così tanto diverso da noi. Quindi non è che ci sia un non-interesse generale, ma una mala informazione, nel senso che tutti i progetti interculturali proposti da questi enti dovrebbero essere solo pubblicizzati un pochino di più, per arrivare a una gran parte della popolazione. Quindi forse bisogna informarsi un po’ di più rispetto a quello che gli enti propongono.
    Pensando alle nuove tecnologie come nuovi strumenti pedagogici, mi viene subito in mente l’utilità che hanno i blog, in cui ogni persona che lo visita può (attraverso un’iscrizione o liberamente) esprimere il proprio pensiero e scontrarsi con eventuali commenti che contengono riflessioni diverse dalla sua. Riferendoci ad altri mezzi come la radio web, vediamo che attraverso questo strumento multimediale è possibile veicolare conoscenze e riflessioni su determinati argomenti che (in modo positivo o negativo) hanno una grande influenza sulla mentalità collettiva, e possono diventare educativi.

  • 2012Gorla F scrive:

    “Quando lo sguardo si dirige sui vissuti per studiarli, generalmente essi si presentano in maniera vuota e in una vaga lontananza […]. Bisogna cercare di portare a piena chiarezza, a una vicinanza normale, ciò che aleggia in una non chiarezza fluente, in maggiore o minore lontananza dall’intuizione”.
    E’ con questa assoluta linearità di pensiero che Edmund Husserl introduce, spiega e definisce l’essenza di un atteggiamento che ogni osservatore del mondo e della realtà dovrebbe fare proprio. Il focus di questa riflessione è infatti l’approccio euristico che l’analisi di un contesto -conosciuto oppure completamente ignoto- dovrebbe comportare. “Osservando, io percepisco qualcosa”. E solo grazie a ciò riesco a comprendere l’Altro e dunque me stesso, come elementi che sono parte di una composizione dai dettagli finissimi.

    Personalmente sono stata particolarmente toccata dalla concretezza che la ricerca sul campo necessariamente comporta. Attraversare una città, camminare per le sue vie, osservarne la vita, dà modo di percepirne la tangibilità e, successivamente, di poterla capire.
    Ritengo che solo l’effettivo INCONTRO con l’ambiente che si vuole comprendere possa generare una vera consapevolezza dell’uguale e del diverso. Vivendo Milano e parlando alla gente, mi sono confrontata con qualcosa che non può essere capito se non attraverso le testimonianze di chi racconta, grazie alla volontà e al bisogno di chi vuole fornire un punto di vista che non è quello più conosciuto. E questo inevitabilmente fornisce nuove chiavi interpretative, nuovi occhi con cui guardare la propria città. O perlomeno, per me è stato così.
    Ritengo tra l’altro che le nuove tecnologie possano essere un punto di partenza stimolante. Vanno in qualche modo a creare -se utilizzate l’una a supporto dell’altra- un’atmosfera di condivisione particolarmente produttiva. Strumenti come Radio Web, blog o Sound Map, permettono di generare una connessione tra i partecipanti alla ricerca. Non solo: danno modo di raccontare il proprio lavoro anche a chi non ne ha fatto parte. Credo che davvero le nuove tecnologie possano essere la chiave per realizzare uno spazio condiviso e aperto a molti e quindi promuovere un eventuale pensiero o sguardo interculturale.

    Francesca

  • 2012BendiciA scrive:

    Ho dimenticato la firma, il commento precedente era di Alessandra Bendici.

  • 2012BendiciA scrive:

    La ricerca sul campo è fondamentale in quanto permette di dare un senso alla teoria studiata, ha permesso ad ognuno di noi di metterci in gioco e di riflettere sui vari servizi che le città offrono per favorire l’intercultura. Abbiamo avuto modo di relazionarci con l’altro “fingendoci” educatori per un giorno. Credo sia stato molto importante avere un confronto con qualcuno che potesse spiegarci in prima persona, in base alla propria esperienza, il senso dell’intercultura e far nascere in noi interesse e curiosità. Rimango convinta che è ancora molto il lavoro da svolgere per arrivare ad una situazione di coesione sociale. Tra le varie interviste mi ha colpito molto quella fatta ad un ospite della Casa della Carità a Crescenzago per quanto riguarda il lavoro che offrono le cooperative nel territorio milanese. Il ragazzo sembrava molto perplesso nell’ascoltare le nostre domande e aveva difficoltà nel comunicare con noi,credo che il nostro errore sia stato quello di porgergli domande troppo dirette e questo possa averlo messo in difficoltà, nonostante ciò è emerso che il territorio ha ancora molto da fare per favorire l’integrazione. Gli strumenti utilizzati nel corso del seminario sono stati molto utili. Il blog ha permesso ad ognuno di noi di esprimere la propria opinione, di dire la nostra e di confrontarci con opinioni diverse. Altrettanto significativa e utile credo sia stata la radio web, se il nostro lavoro fosse stato solamente un testo scritto, oltre a poter annoiare chi legge, avrebbe ottenuto sicuramente risultati diversi. Innanzitutto personalmente mi sono divertita molto, nel mio gruppo eravamo tutte molto coinvolte, cercavamo di utilizzare la parola giusta al momento giusto e inoltre, ha permesso di dar voce anche a chi come me,è molto timido. Quest’esperienza è stata molto significativa, ho imparato a pormi domande su argomenti importanti a cui prima non davo molto peso, ho cambiato il mio modo di vedere e di approcciarmi all’altro e alimentato in me la voglia di continuare a conoscere!

  • 2012DelleFaveL scrive:

    La ricerca sul campo mi ha permesso di dare concretezza ad un pensiero interculturale che prima di questo corso era solo un insieme di idee. Ho potuto constatare una nuova realtà, che mi ha dimostrato che non è mai abbastanza quello che la città con tutti i suoi servizi svolge per favorire lo scambio e l’incontro tra chi appartiene si, a mondi geograficamente e culturalmente diversi, ma pur sempre con uno stesso cuore, stessi diritti e stesse opportunità. La teoria è stata sicuramente un elemento importante dal quale partire, ma l’incontro concreto con l’altro è stato qualcosa di più grande, perché ha permesso di potersi confrontare in modo diretto, stimolare maggiore curiosità e aprirsi di più verso qualcosa d’importante. I libri, le lezioni e le tante parole sono essenziali ma non quanto l’esperienza diretta. Ho potuto scoprire che l’intercultura è parte della nostra quotidianità e che si nasconde dietro ogni nostro piccolo gesto. Ho trovato altrettanto interessanti gli strumenti utilizzati durante il percorso del seminario. Il blog, mi è sembrato un modo utile per poter comunicare e condividere pensieri diversi, su tematiche importanti, dove ogni commento era essenziale per poter riflettere su aspetti che magari non avevo considerato. Altrettanto interessante ho trovato l’utilizzo della radio web. Mi è piaciuto molto. Ha permesso di esprimere più di semplici contenuti scritti su un semplice foglio bianco, ha evidenziato la voce e le sensazioni delle persone con cui entravamo in contatto. Questo credo sia stato un aspetto rilevante, perché ha permesso di coinvolgermi, di scoprire me stessa e modificare il mio sguardo verso qualcosa di realmente fondamentale, rendendomi attiva e partecipe.
    Lucia Delle Fave.

  • 2012ghezzic scrive:

    È la ricerca sul territorio il momento in cui le mie premesse teoriche hanno acquistato senso e i termini pedagogia e interculturale si sono ricongiunti al loro significato primo, (troppo) spesso offuscato da lunghe discorsi fini a se stessi. È stato l’incontro fisico, sensoriale, con le varie realtà del territorio che mi ha permesso di riconsiderare il valore dell’intercultura in quanto crocevia reale e concreto fra identità differenti.
    Dal mio punto di vista il progetto interculturale si è sviluppato in due direzioni, l’una consistente nell’individuare il legame fra il territorio, in particolare quello di Milano così poco conosciuto da me, e le comunità religiose che abbiamo incontrato; l’altra più soggettiva scaturita dall’incontro tra me e l’”altro”. È stato forse questo il momento più profondo, in cui sono riuscita a sottrarmi da un’attitudine distaccata e analitica, per arrivare a concepire me stessa come parte “altra” di una dialettica interculturale. Questa prospettiva mi ha permesso di ampliare il mio sguardo sulla differenza, troppo spesso offuscato da una visione omologante imposta dalla società dell’indifferenza.
    Un ulteriore lato positivo è da ricondurre alla dimensione mediatica del progetto: credo che radio web, blog etc…, possano essere strumenti estremamente importanti soprattutto per la loro facile fruibilità in rete, ormai così diffusa grazie alle nuove tecnologie. Radio web per conoscere, radio web per ampliare al massimo i propri orizzonti, radio web per sviluppare un’informazione alternativa, etica e radicata nel territorio, che possa alimentare la conoscenza del diverso senza banalizzarlo.
    Concludo con una frase colta in un film visto di recente inerente al lavoro svolto dal mio gruppo:

    “La fede è una casa con tante stanze.”

    Camilla

  • 2012RagazziG scrive:

    Da quando ho iniziato questo corso di pedagogia interculturale, mi sono più volte chiesta come concretamente si possa fare intercultura; una volta intesi i principi del pensiero interculturale, come fare per trasformarli in azione diretta e concreta? La ricerca sul campo, a parer mio ha restituito tangibilità e autenticità al pensiero interculturale. A riguardo vorrei riportare una frase, secondo me molto significativa, di una mamma che abbiamo avuto modo d’intervistare a proposito del lavoro delle cooperative nelle scuole: “ l’incontro deve succedere tra una persona ed un’altra persona, non è tra le masse”. Questo è quello che principalmente mi è rimasto da quest’esperienza: molte sono le cooperative, le case d’accoglienza, le associazioni che si occupano di costruire occasioni di dialogo fra culture diverse. Ma non basta che ci siano occasioni, è necessario che queste vengano colte. L’intercultura parte dall’incontro tra le persone prima che tra le culture e si fa nel quotidiano, nel concreto, nelle piccole cose: la città si mostra come contenitore e spazio di questi incontri e di queste occasioni di dialogo, e proprio per la sua ricchezza multiculturale, diventa terreno fertile nel quale coltivare e far crescere la nostra curiosità verso l’altro, il nostro pensiero intercuturale. Il lavoro svolto su una piccola realtà di Milano, l’aver scoperto le numerose occasioni e opportunità che il comune e le cooperative offrono, per favorire e facilitare l’integrazione, ha sicuramente cambiato il mio modo di abitare la città: la ricerca sul campo mi ha dato modo di rivalutarla, considerandola come ricca di opportunità e occasioni da cogliere, per poter sviluppare e formare il mio pensiero interculurale. Per quanto riguarda gli strumenti utilizzati nel corso del seminario, ho trovato particolarmente interessante il blog, proprio per la sua interattività che rende possibile quella “intelligenza collettiva” di cui abbiamo parlato nel nostro primo incontro; il blog si è fatto portavoce del diverso modo di riflettere e di dar significato alle tematiche interculturali da parte di ciascuno di noi, molti commenti sono stati spunto per nuove riflessioni, in un’ottica di circolarità dei contributi di ognuno. Per quanto riguarda l’utilizzo della radio-web vorrei evidenziare due aspetti: in primo luogo credo che costituisca un arricchimento per la ricerca in quanto, non si tratta solo di trasmettere dei contenuti, ma di restituire all’ascoltatore il tono di voce, le emozioni e le sensazioni che un documento scritto non lascerebbe trasparire; in secondo luogo il fatto che non si tratti di una radio in diretta, ma di una radio-web, garantisce il perdurare del materiale raccolto, che non si esaurisce con una trasmissione ma che rimane accessibile a chiunque, in qualsiasi momento, per un numero infinito di volte.

    Greta

  • marta trezzi scrive:

    Fin da piccoli siamo immersi in una realtà ricca di differenze culturali. Abbiamo avuto magari compagni di classe stranieri, vicini di casa provenienti da altri paesi o semplicemente visto camminare per strada un gruppo di persone non autoctone. Tutta questa multiculturalità quindi è sempre rientrata nella “normalità” della nostra vita in città. Ma grazie a questo lavoro di ricerca, personalmente parlando, credo ci sia stata una vera e propria svolta che mi ha permesso di entrare veramente a contatto con altri mondi che prima non conoscevo e altre persone sconosciute. Non vi era semplicemente vicinanza fisica tra me e l’altro (elemento rintracciabile negli esempi esposti prima) ma una vera apertura motivata nel relazionarsi con intenzionalità, che porta quindi ad uno scambio ed un dialogo acceso di idee e di informazioni. Tale modo di procedere ha sicuramente inciso sulla mia capacità di guardare e comprendere la realtà multiculturale in cui siamo tutti immersi,in positivo, arricchendomi e fornendomi stimoli di vera curiosità nei confronti dell’altro.
    Sviluppare tale tipo di lavoro attraverso la radio e il blog ha permesso non solo di fare esperienza con strumenti mai utilizzati ma anche di entrare piu “nel vivo” nella relazione con l’altro, diventando maggiormente protagonisti con la nostra voce e i nostri pensieri di quanto una relazione cartacea avrebbe potuto fare. Quindi per me questi strumenti offrono un vero potenziale a livello pedagogico, che sa fornire spunti, riflessioni, commenti evidenziando il ruolo del singolo e delle sue conoscenze, nel campo dell’interculturalità. Marta Trezzi

  • 2012BenassiE scrive:

    La ricerca sul campo è stata il momento più interessante del corso di Pedagogia Interculturale. Le lezioni teoriche ci hanno sicuramente fornito delle solide basi da cui partire, ma niente ci parla di intercultura come l’approccio diretto con “l’altro”. Io personalmente mi sento arricchita da questa esperienza, principalmente su due livelli: in primo luogo ritengo che entrare in contatto direttamente con culture diverse sia molto stimolante, ci ha permesso di avvicinarci a realtà che non avremmo mai preso in considerazione, aprendo un dialogo molto costruttivo; in secondo luogo, ad un livello più personale, il metterci in gioco in prima linea mi ha permesso di mettere in modo delle strategie e delle competenze che non pensavo di avere. Non è stato semplice trovare i contatti e organizzare il lavoro, ma sono soddisfatta del risultato finale complessivo.
    Anche lavorare con la radio web è stato illuminante: è uno strumento che non avevo mai preso in considerazione, ma effettivamente la potenza della voce è fondamentale per trasmettere il nostro messaggio. Il fatto poi che sia accessibile sul web rende il tutto ancora molto più semplice. Nonostante qualche piccolo intoppo (come si struttura un’intervista radio?), il lavoro è andato molto bene: l’atmosfera, con i nostri interlocutori, era rilassata e famigliare, siamo riuscite a gestire l’andamento dell’intervista indirizzando le domande su ciò che ci interessava, senza però impedire agli intervistati di dire quello che ritenevano più importante.
    Lavorare in questo modo ha risposto ad alcune domande, ma credo ne abbia create di altre. La mia curiosità si è “aperta”, mi è venuta voglia di conoscere ancora e ancora.
    Elisa

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