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Il film “Rosarno”

Dai fatti raccontati sulle pagine dei giornali e degli schermi al racconto cinematografico della vicenda di Rosarno, cittadina calabra in cui tra il 2008 e il 2010 un gruppo di lavoratori provenienti da diversi paesi dell’Africa ha vissuto e lavorato in condizioni disumane  non lontane dalla schiavitù. Per ricostruire i fatti di cronaca e la rivolta dei lavoratori di Rosarno si possono leggere gli articoli comparsi su alcuni quotidiani nazionali (es. La repubblica) o su alcuni siti; si cita solo ad esempio, Storie migranti, ma è facile la ricerca nel web di altri documenti.

Nel 2013 la registra Greta De Lazzaris emerge con il suo documentario “Rosarno” dedicato a quei lavoratori e alla loro storia e presentato in diversi festival tra cui quello di Torino. E’ possibile vedere qui il trailer per farsi un’idea.

In questo video la regista racconta l’origine del suo documentario, spiegando le difficoltà incontrate nel farsi carico della narrazione di fatti molto duri che creano un inevitabile disagio e che richiedono la ricerca del giusto punto di vista, della più adeguata prospettiva.

Il castello…scene da un aereoporto internazionale

 

Di Massimo D’Anolfi e Marina Parenti

18 dicembre 2011: giornata contro il razzismo e per i diritti dei migranti, rifugiati e sfollati

“Il Forum Sociale Mondiale di Dakar, raccogliendo le proposte del Forum Sociale Mondiale delle Migrazioni realizzato a Quito (Ecuador) e quelle del Forum Mondiale di Dakar e della Carta Mondiale dei Migranti firmata a Gore il 4 febbraio 2011

Propone
Una giornata d’azione globale il 18 dicembre 2011 contro il razzismo e per i diritti, l’uguaglianza e la dignità dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati.

Esige
La ratificazione e l’applicazione de la Convenzione delle Nazioni Unite per i diritti dei lavoratori immigrati e delle loro famiglie, la libertà di circolazione e il diritto scegliere dove stabilirsi, la chiusura dei centri di identificazione ed espulsione dei migranti e l’annullamento di tutti gli accordi e i programma che violano i diritti i umani alle frontiere

Denuncia
Le conseguenze delle politiche di sfruttamento neo-coloniale e neo liberali

Rivendica
Chi i migranti giocano un ruolo fondamentale come attori sociale e politiche per la costruzione di una cittadinanza universale”

Mozione del Social Forum Mondiale – Dakar febbraio 2011

Per saperne di più sulla giornata consultate http://globalmigrantsaction.org/

Per leggere la cara dei migranti stilata a Gorée nel febbraio del 2011 clicca qui e visita il sito della Carta mondiale dei migranti http://cmmigrants.org

La storia di Riace che ha accolto i profughi e i migranti

Riace, borgo calabrese noto per i bronzi è diventato famoso per essere il paese in cui profughi e migranti sono stati accolti e alloggiati nelle case degli abitanti che erano emigrati negli anni, in cerca di fortuna e di lavoro. L’esperienza portata avanti dal sindaco Mimmo Lucano ha trovato spazio e visibilità anche grazie al cortometraggio realizzato da Wim Wenders “Il volo” di cui trovate qui sotto alcune sequenze.

Per conoscere meglio la storia di questa esperienza controtendenza cliccate qui.

Via Padova Istruzioni per l’uso

Via Padova – Istruzioni per l’uso è un documentario realizzato da Giulia Ciniselli e Anna Bernasconi. In 45 minuti le immagini e le persone ci raccontano una Via Padova fatta di negozi arabi che vendono di tutto, phone centers, ecc e di una via abitata da uomini, donne e bambini di varia origine  e provenienza (oltre cinquanta le nazionalità presenti, tra cui non poco rappresentanta quella italiana ). Una via Padova multietnica, oggetto di infiniti articoli e video che di volta in volta ne fanno emergere gli aspetti più umani, più positivi o quelli più conflittuali.

Un estratto del documentario tratto da Sky.it e alcune battute dell’articolo di V. Valeriano

“La strada è diventata tristemente famosa il 13 febbraio scorso, quando l’uccisione di un 19enne in una lite tra extracomunitari ha provocato ore di guerriglia urbana. Questo corto è una voce dall’interno. Giulia Ciniselli, una delle registe, in via Padova ci vive da venticinque anni con la famiglia. “Praticamente abito davanti a dove è successo il fatto”, dice. L’idea di girare un documentario è nata proprio in quei giorni. “Ero a cena con degli amici. Un po’ per provocazione mi hanno buttato lì: «Perché non fai qualcosa su via Padova?». Ho risposto che non avevo tempo. Stavo lavorando al montaggio di un altro documentario con una ragazza. Lei era incinta, bisognava finire prima che partorisse”. Il giorno dopo, quasi per caso, Giulia Ciniselli ne parla con la ragazza incinta: Anna Bernasconi, l’altra regista. “A lei l’idea è piaciuta subito. Mi ha detto: «È una cosa importante, facciamola». E così ci siamo buttate in questa esperienza”.

Anna Bernasconi è nata a Como e vive a Palermo. Prima di iniziare a girare non era mai stata in via Padova. “La conoscevo attraverso i media – racconta –. Sono arrivata lì e non sapevo bene da dove iniziare. Mi sono lasciata trasportare dalla strada. Sono entrata nei negozi, nei bar. Le prime interviste erano lamentele dei commercianti o opinioni sulla via”. Poi, in un mese di riprese, i colloqui sono diventati più intimi. “Sono entrata con delicatezza nelle abitazioni, nelle cucine, nelle vite degli altri”.

Nel documentario si intrecciano storie diverse. Ci sono donne che preparano i piatti tipici del loro Paese per sentirsi a casa. C’è una trans argentina che si sistema prima di scendere in strada. C’è la badante moldava che ogni settimana manda regali ai nipotini lontani. Ci sono gli abitanti del campo nomadi di via Idro: dalle ragazzine che non vogliono una casa (“Sarebbe come essere in prigione”), alla signora che invece ne sogna una. “Avevo il pancione e andavo in giro da sola, con la telecamera in borsa e il microfono in mano – spiega Anna Bernasconi –. Nessuno mi ha mai chiuso la porta in faccia”.

Volevamo offrire al pubblico un punto di vista diverso su via Padova. A febbraio c’è stata una reazione esagerata, si è parlato di rastrellamenti e coprifuoco. Il risultato è che ora il quartiere è cambiato, si è fermato. Non c’è più la vita di prima. Non c’è gente che cammina per strada la sera, ti senti meno sicuro. I negozi sono più vuoti, i commercianti si lamentano. E se tutta Milano diventasse così?”.

“Milano Nuova”: una lista di italiani e di migranti si presenta alle prossime elezioni per il sindaco della città

Dal magazine “Mixa” riporto alcune frasi di un articolo nel quale si annuncia la presentazione di una nuova lista per le elezioni amministrative che si terranno in primavera a Milano.

Lo scelgo come stimolo per affrontare il tema della cittadinanza e della possibilità di partecipare alla vita della città da parte dei migranti e come esempio di un’altra relazione possibile tra città e individui (stranieri e non).

“Abdel Hamid Shaari, presidente dell’Istituto culturale islamico di viale Jenner, rompe gli indugi e presenta ufficialmente la sua lista civica per correre alle elezioni amministrative che a primavera incoroneranno il nuovo sindaco di Milano. La lista ‘Milano nuova’ è “composta per metà da italiani e per metà da stranieri, con un 50% di donne”. La lista – precisa – sarà “laica, non islamica: un partito dei milanesi, immigrati e italiani”.

(…)

“Per quanto riguarda l’immigrazione, Shaari spiega che “non serve la paura: Milano è sempre stata un crocevia di razze ed etnie. Noi vogliamo essere milanesi e integrati, dare un contributo e far avanzare la città non solo nell’economia, dove già partecipiamo al 12% del Pil, ma anche nelle idee e nella cultura. La paura non ha senso, siamo qui da 40 anni”.

MiDA (2 dicembre 2010) su Mixa. Per vedere il sito cliccate qui


Torino – Porta Palazzo High School

“Porta Palazzo è un quartiere “centrale” per la vita torinese ed è ricco di risorse ed opportunità da riscoprire. Questo malgrado le difficoltà, il degrado e i problemi che lo caratterizzano.
Scommettere sul futuro di Porta Palazzo significa credere negli sforzi, nel lavoro, nell’energia di quanti vi abitano, vi lavorano, si impegnano”.

Progetto The Gate- Porta Palazzo: visita il sito.

Padova – Addio via Anelli!

“Credo che semmai ci deve spaventare di più l’ipotesi di un futuro organizzato a canne d’organo, dove ogni gruppo (maggioritario e minoritario), ogni singola comunità si organizza per proprio conto, nei propri spazi dedicati o scelti per esclusione. Anche la pedagogia ( e non solo le scienze sociali) è chiamata in causa per evitare uno scenario di questo tipo”.

Giusti, “Immigrati e Tempo libero“.

Il caso di Via Anelli é stato lungamente dibattuto in quanto le posizioni in merito alla costruzione di un “muro” (una barriera in metallo in realtà) sono state diverse così come diversi erano anche gli attori in gioco: le istituzioni, i migranti, i proprietari degli edifici, ecc.

Riportiamo due articoli di giornale: uno dal Corriere e  uno da Repubblica

Rosarno – La città di cartone

Milano – Chinatown Today

“Si devono cercare e trovare dei modi per descrivere insieme le caratteristiche dei territori, per comprendere le risorse e le possibilità, per arrivare a una comprensione multiculturale delle cose, a uno scambio di punti di vista, a una condivisione, a scambi identitari e sociali”.

Giusti, “Immigrati e Tempo libero”

Genova – 1 marzo 2010 – Sciopero dei migranti

Lecce – Donne migranti

“L’identità non riguarda solo i singoli individui ma anche lo spazio sociale che occupa ciascuno insieme agli altri e che acquisisce senso nell’esperienza complessiva accumulata in relazione ad altri individui”.

Giusti, “Immigrati e Tempo libero”