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“Donne dell’EST”? Ne discutiamo con tre ospiti
Venerdì 25 novembre 2011 abbiamo invitato Jasmina, Elena e Vasenka a parlarci dei loro paesi di origine (Serbia, Romania e Albania), chiedendo loro di partire dalla messa in discussione dell’espressione/”etichetta” “Donne dell’EST“.
Si sentono delle “donne dell’EST”? Quanto questa espressione è adeguata e quanto risulta essere frutto di stereotipi e di visioni riduttive?
Cosa c’è davvero dietro all’ espressione “donne dell’EST” con cui si tendono ad identificare donne che provengono in realtà da paesi diversi e che sono depositarie di culture diverse?
Se volete trovare informazioni su alcune tradizioni della Romania cliccate qui: Primo Marzo, Natale, Festa degli innamorati, Pasqua romena
Per leggere l’articolo sulla “Serbitudine” di G. Zaccaria a cui si è fatto riferimento cliccate qui.
Per leggere l’intervento di Vasenka sull’Albania cliccate qui.
Potete anche andare sul sito dell’Associazione Illyricum e su quello del Centro culturale romeno per trovare informazioni sull’Albania, sulla Romania e sulle attività che vengono promosse a Milano.
Voci dal web
Esistono oramai nella rete diversi blog, portali, webzine realizzate da gruppi di migranti, associazioni, ragazzi delle seconde generazioni che utilizzano la rete per raccontarsi, ricostruire i propri riferimenti culturali tradizionali (feste, ricorrenze, figure letterarie o artistiche, ecc.), discutere di questioni di attualità o comunque più legate all’esistenza quotidiana e alla specificità di vivere una duplice appartenenza: alla realtà di origine e alla realtà del paese di accoglienza.
Attraverso la rete vengono proposti punti di vista che offrono prospettive diverse e permettono di cogliere e conoscere aspetti dei gruppi di riferimento spesso tralasciati dai media più diffusi.
Potete andare a leggere, per esempio:
- www.yallaitalia.it creato da un gruppo di ragazzi e ragazze di seconda generazione che cerca una propria definizione non riconoscendosi in quella che spesso è stata loro attribuita.
- www.associna.com realizzato da giovani cinesi in Italia.
- www.culturaromena.it del Centro Culturale Italo-Romeno
- www.el-ghibli.provincia.bologna.it, rivista on line di cultura migrante oramai giunta all’ottavo anno.
O anche ascoltare Asterisco Radio, realizzata dai “nuovi cittadini”.
Cercando nel web si possono trovare molte altre esperienze.
Gli zingari e i rom narrati da De André
“Porto il velo adoro i Queen”
Intervista a Sumaya Abdel Qader, autrice del romanzo “Porto il velo adoro i Queen” sul tema dell’identità di chi pur essendo originario di altri paesi e altre culture si trova a crescere nel nostro paese. L’intevista è tratta dal sito www.i-italy.org.
Sumaya, già nel titolo del suo romanzo, “Porto il velo, adoro i Queen”, lei esprime un paradosso molto importante, messo lì quasi a lanciare una sfida al lettore. Cosa ci vuol raccontare con questa scelta? Crede che due azioni così contrapposte, che chiaramente rispecchiano uno stile di vita, possano convivere?
Ci possono essere divergenze in alcuni aspetti, abitudini, modi di vivere la propria vita, che comunque sono risultato di scelte (entro la libertà e la legge) che sono espressione di una tradizione. Il livello religioso ed il livello civico sono piani diversi. Non si può chiedere ad una persona se è più italiana o musulmana. Al massimo si può chiedere se una persona è più araba o italiana, se è più vicina al cristianesimo o all’islam. Quindi si può essere musulmani-italiani-europei, o meglio, nuovi musulmani-italiani-europei (per nuovo intendo coscienza nuova della propria identità naturalmente espressa, facente parte del contesto civile nuovo) senza contraddizione, ma come espressione di scelte.Brevi interviste a migranti su cosa pensano del loro vivere in Italia
Il giornale MIXA che si rivolge a lettori di provenienza diversa, ai migranti ma anche agli italiani che sono curiosi di conoscere la realtà in cui abitano anche da punti di vista diversi propone brevi interviste ad alcuni stranieri, quasi una chiacchierata per sapere come si trovano in Italia. Interessante notare che alcuni degli intervistati vivono qui già da diverso tempo.
“Che cosa porteresti in Italia del tuo paese?”
Ecco come risponde Precy, imprenditrice filippina:
“Vorrei portare in Italia il rispetto per le tradizioni, soprattutto il rispetto per gli anziani. Abbiamo un gesto nel mio Paese: quando si incontra una persona più anziana, le si prende la mano e la si porta alla fronte, in segno di grande rispetto. Noi viviamo nel vostro Paese, siamo stranieri della vostra terra, e cerchiamo di inserirci al meglio, cerchiamo di vivere come gli italiani anche se è importante mantenere alcune delle nostre tradizioni, quelle più importanti. (…) mi sono affezionata a questo Paese e ai suoi abitanti: per questo voglio vivere qui, portando nella vita di tutti i giorni alcune piccole tradizioni che mi ricordano le mie Filippine”.
Alla domanda “Consiglieresti ai tuoi connazionali di venire a vivere in Italia?” le risposte date sono molto diverse, alcune più positive altre esprimono la necessità di stare allerta in un paese che può essere “meraviglioso” ma anche un “inferno”.
Ecco cosa dice Weidi di 22 anni, in Italia da 15 anni.
“Mio papà mi ha portato in Italia quando avevo solo 7 anni, ma l’Italia non è il mio Paese. Vivo e lavoro qui, ma non sento di farne parte. Il consiglio che do ai miei connazionali è quello di stare molto attenti. Spesso chi arriva e non ha appoggio qui si ritrova in situazioni che possono essere pericolose, di sfruttamento. Io sono stato fortunato perché la mia famiglia aveva un lavoro e io ho vissuto una situazione tranquilla, ma se potessi scegliere tornerei in Cina, perché è quello il mio Paese.”
Tratto dal magazine MIXA. Clicca per leggere tutte le interviste.
Come gli spazi e i luoghi possono facilitare l’interazione e l’integrazione a scuola?
Vi presentiamo l’intervista a Daniela Bertocchi che da anni si occupa di intercultura e che ha una lunga esperienza di lavoro con i docenti in progetti e interventi che favoriscono l’inserimento degli alunni di origine non italiana, l’integrazione e l’interazione all’interno delle classi.
A Daniela abbiamo chiesto innanzitutto quanto l’attenzione agli spazi e al setting incida sulle relazioni tra studenti all’interno delle classi e quanto questa possa facilitare o meno processi di inclusione e integrazione. Poi le abbiamo chiesto se ci sia un luogo o un territorio particolarmente significativo nella costruzione della sua identità e lei ci ha parlato di una zona di Milano…
Una storia per immagini
1) Non mettersi in viaggio mai con fratelli, mogli, findanzate, genitori.
2) Condividere solo con gli amici più stretti l’intenzione di partire.
3) Il giorno della partenza non salutare le persone care per non rendere ancora più dura, se non impossibile, la partenza.

4) Avere disponibilità di soldi, dal proprio Paese o da altri parenti all’estero.
5) Avere una forte motivazione a partire.
6) Avere un forte autocontrollo durante il viaggio.
7) Avere molta pazienza soprattutto con le altre persone, nelle lunghe attese, negli imprevisti.
8) Saper scegliere, quando è possibile, i propri intermediari.
9) Sapersi mettere nelle mani di qualcuno senza mai fidarsi ciecamente.
10) Poter contare sull’aiuto di un amico speciale con cui si è partiti, o di cui si è fatta la conoscenza durante il viaggio, e sulla cooperazione all’interno di un ristretto gruppo di persone che si affratellano.”
AMM, Sintayehu Eshetu e Dagmawi Yimer, Le regole del viaggio, in Come un uomo sulla terra, Infinito ed.
Guarda El muro del Atlàntico, storia per immagini di un viaggio verso l’Europa
Cristina Farah
Anna Casanova, per Radio Alt, intervista Cristina Farah, autrice del romanzo “Madre piccola”, che racconta della mappa dei luoghi e degli affetti di chi si trova a vivere in due luoghi diversi, quello di origine e quello della migrazione; quello di un genitore e quello di un altro.
Come Cristina Farah, molti sono gli scrittori che raccontano della loro identità composita data dalla doppia appartenenza a nazioni e paesi differenti e che trovano nella narrazione letteraria modalità personali per dare voce alle loro storie di migranti o di figli di migranti, ai loro punti di vista, ai vissuti e alle esperienze che evocano luoghi, cibi, relazioni sociali, tempi distinti e che come autori cercano di ricomporre.
Alcune storie si possono trovare in: http://www.storiemigranti.org/; http://www.el-ghibli.provincia.bologna.it/ o ancora nel sito delle voci degli esiliati http://www.exiledwriters.co.uk/ ; molte altre sono comunque le risorse in rete.

