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Contributi alla ricerca

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 Di seguito trovate gli audio, i video, le immagini, i testi che le studentesse hanno scelto o hanno realizzato e che desiderano condividere in quanto contributi esemplificativi della loro ipotesi di ricerca.

Il contributo di Veronica

Ho scelto come mio contributo alla ricerca il testo di Umberto Tozzi “Gli altri siamo noi”, che se per un adulto può forse apparire un testo retorico e scontato, d’altra parte per dei ragazzini di prima media ritengo possa essere utile per indagare, senza il supporto delle educatrici, le diverse dimensioni che caratterizzano la diversità, dimensioni che nel testo sono ben messe in evidenza: esse spaziano infatti dalla solitudine del singolo nei confronti della città, all’emarginazione e al degrado che le nuove generazioni vivono nei grandi centri urbani, dalle contrapposizioni legate alle diverse credenze religiose, alle migrazioni provenienti dall’Est europeo, dai problemi vissuti nel Sud del mondo a quelli vissuti dalle famiglie occidentali legati alla disoccupazione.
Un ulteriore aspetto che risalta nel testo, a partire dal titolo, è poi la facilità con la quale la categoria del “noi” e quella de ”gli altri” si scambino tra loro venendo a coincidere, rivelando così come un’idea netta che ci porti a identificare un “noi” e un “loro” non esista.

Gli altri siamo noi

Non sono stato mai più solo di così
e’ notte ma vorrei che fosse presto lunedì
con gli altri insieme a me per fare la città
con gli altri chiusi in se che si aprono al sole
come fiori quando si risvegliano si rivestono
quando escono, partono, arrivano
ci somigliano angeli avvoltoi
come specchi gli occhi nei volti
perché gli altri siamo noi.
I muri vanno giù al soffio di un’idea
Allah come Gesù in chiesa o dentro una moschea
e gli altri siamo noi ma qui sulla stessa via
vigliaccamente eroi lasciamo indietro i pezzi di altri nodi
che ci aspettano e si chiedono
perché nascono e subito muoiono
forse rondini foglie d’Africa
ci sorridono di malinconia
e tutti vittime e carnefici
tanto prima o poi gli altri siamo noi.
Quando cantano
quando piangono
gli altri siamo noi.
In questo mondo gli altri siamo noi
siamo noi siamo noi.
Quando nascono
quando muoiono
gli altri siamo noi.
Gli altri siamo noi
siamo noi siamo noi.
Noi che stiamo in comodi deserti
di appartamenti e di tranquillità
lontani dagli altri
ma tanto prima o poi gli altri siamo noi.
oh oh oh…
in questo mondo piccolo oramai
gli altri siamo noi.
si gli altri siamo noi
fra gli indios e gli indù
ragazzi in farmacie
che ormai non ce la fanno più
famiglie di operai licenziati dai robot
e zingari dell’est in riserve di periferia
siamo tutti vittime e carnefici
tanto prima o poi gli altri siamo noi.
l’ Amazzonia
il Sudafrica
gli altri siamo noi.
in questo mondo gli altri siamo noi
siamo noi siamo noi.
Quando sparano
quando sperano
gli altri siamo noi
in questo mondo piccolo oramai
siano noi siamo noi
gli altri siamo noi
gli altri siamo noi
in questo mondo gli altri siamo noi
gli altri siamo noi.

(Umberto Tozzi G.Bigazzi,G – U.Tozzi)

Il contributo di Selene

1. Intervista a Genet, tra cibo e cultura:

2. Intervista a figli di migranti fatta da G2 (il punto di vista dei figli), questo può essere uno spunto di discussione per cercare di capire cosa pensano i figli:

3. Il brainstorming:

4. Questa è una canzone di De Andrè che metterei nell’home page del blog:

Poserò la testa sulla tua spalla
e farò
un sogno di mare
e domani un fuoco di legna

perché l’aria azzurra
diventi casa
chi sarà a raccontare
chi sarà

sarà chi rimane
io seguirò questo migrare
seguirò
questa corrente di ali

(Fabrizio De André
da Khorakhané – A forza di essere vento)

Il contributo di Chiara

Se vuoi vedere il contributo di Chiara torna a leggere il commento, ora aggiornato, inserito dopo il secondo incontro.

Il contributo di Aleksandra

Ciò che abbiamo proposto ai bambini durante gli incontri presenti nella nostra ipotesi di ricerca.



Il contributo di Serena



 
 
Questa è la parte finale del film “ Oggi Sposi ” di Luca Lucini. Mi è sembrato interessante mettere questo breve filmato come riassunto del mio progetto di ricerca sulla tematica NOI – LORO. Infatti nella danza che si vede c’è l’unione di due popoli con le loro trazioni: i Pugliesi ballano la “ pizzica”, una danza tipica del loro paese mentre gli Induisti ballano una danza Indiana. Inizialmente sono divisi proprio come la dicotomia noi-loro ed è bello osservare la loro unione in un’unica danza dove la diversità diventa una parte integrante e fondamentale che rende il nuovo ballo ancora più bello dei singoli fatti primi.

Alessia intervista due ragazzi di Porta Palazzo

Questo è uno stralcio di una ipotetica intervista per la mia ricerca.
I due intervistati hanno 28 anni e aspettano un bambino. K è la ragazza e I il ragazzo.

Qual è il vostro paese di provenienza?
K: Thailandia
I: Albania

Da quanti anni siete in Italia?
K: 17
I: 8

Quali sono i valori, le usanze, della vostra cultura di provenienza che vi portate dietro?
K: per me il più importante è sicuramente la famiglia, da noi il legame con la famiglia di origine è molto radicata, e poi c’è il rispetto verso gli altri.  la cucina è la cosa che mi manca di più. e poi c’è il buddismo.
I: penso che i valori sono i stessi che ogni buona famiglia insegna: educazione, onore e rispetto verso tutti senza distinzione di razza, colore e religione.

Quali di questi valori pensate siano più importanti e vorreste trasmettere a vostro figlio?
K: sicuramente trasmetterò il senso di appartenenza ad una grande famiglia e il rispetto verso gli altri.
I: spero di integrare piu valori possibili a mio figlio, tutti senza eccezione perche non credo che ci siano valori meno importanti di altri.

Con quali pensate di trovare più difficoltà perchè magari in contrasto con la cultura italiana?
K: in realtà non ci penso molto a questa cosa, in quanto io sono cresciuta in Italia, per cui questa fase credo ci sia passata mia mamma.
I: credo che questi valori esistono in tutto il mondo senza distinzione di paese sono i singoli individui che ne ignorano l’esistenza di uno o l’altro e credono che essi rappresentano un intera nazione.

Quali stratetgie pensate di usare per trasmettere questi valori (dialogo, racconti di vostre esperienze)
K: io sicuramente racconterò le mie esperienze, e cercherò di dialogare il più possibile.
I:  penso atraverso il dialogo.

La mappa simbolica di Simona

Questo è un esempio di mappa simbolica, un’attività che il mio gruppo di ricerca ha inserito nel primo dei due incontri previsti; questo strumento indaga l’importanza che il genitore immigrato da alla sua cultura di appartenenza e a quella del Paese di approdo e come sono i rapporti con le due culture da parte dell’altro genitore e dei figli. L’esempio qui riportato è stato fatto da un uomo di 40 anni, immigrato in Italia con la moglie; vive qui da ormai quindicii anni ed è padre di due figli: un maschio di 13 anni e una femmina di  8 anni, entrambi nati in Italia.

 

Contributo Isabella


Carte che ho ipotizzato di utilizzare durante il primo incontro,

come aiuto alla presentazione degli alunni e perchè io stessa ho sperimentato questo gioco (mi è stato sottoposto durante il primo incontro di tirocinio propedeutico) e devo dire che il risultato mi ha molto stupito.

Contributo Michela

Qui propongo materiali che possono essere di interesse per una comunità marocchina. A seconda delle comunità coinvolte nella ricerca si potrebbero chiaramente utilizzare altri video.

Per promuovere la discussione sui “fraintendimenti” culturali e anomalie di comportamento che possono sorgere da una lettura “di parte” o estremista delle proprie origini culturali proporrei i casi di Sanaa (e Hina), come provocazione:

 

 

 

 

 
 
 

Come “tradizioni familiari diverse” proporrei la poligamia:
 

 
 
 
Nella sezione “loro” visti da “noi” proporrei: alcune visioni marocchine e del Nord Africa di viaggiatori occidentali o proposte dalla TV italiana:

 

 

 

 

 

 

Inviterei poi le persone a inserire dei propri filmati o fotografie dei propri paesi d’origine (per bilanciare quelli provenienti dalla cultura occidentale).
E infine proporrei di inserire anche immagini dell’Italia viste da chi partecipa alla ricerca.

Il contributo di Francesca

Questo è uno dei racconti che i bambini potrebbero aver scritto al secondo incontro
intitolato “Differenze”, e che poi viene rappresentato nel Gioco di Ruolo dal Vivo del terzo incontro.
E’ una storia che ho inventato pensando a come le differenze possano talvolta essere limitanti se vissute dal punto di vista del negoziante, o portatrici di storie nuove che restano nei ricordi delle persone (in questo caso il bambino) se vissute dal punto di vista
della cliente.

RACCONTO DI DAOUR BAMBINO DI ORIGINE SENEGALESE

“LA MIA ESPERIENZA IN UN PANIFICIO DI MILANO”

Sono arrivato in Italia da 3 anni e vivo a Milano zona viale Monza

Ora capisco e parlo meglio l’italiano, all’inizio invece era difficile perché

parlavo solo la lingua del Senegal mio Paese d’origine.

Uno dei primi giorni che ero in Italia mia madre mi chiede di andare a comprare il pane

dal negozio sotto casa, e di dire la parola PANE al negoziante.

Quando arrivo il negoziante mi chiede “cosa vuoi?”, io gli dico “Pane” e lui di dice

“ma che pane vuoi?” ma io non capisco e gli ripeto “pane” e lui inizia ad arrabbiarsi e

a dirmi frasi che non capisco, io mi agito perché non capisco cosa ho fatto.

Dopo una cliente mi chiede con un sorriso gentile“quanti soldi hai?”

io glieli faccio vedere, e mi fa capire che chiede lei il pane per me, mi indica i tipi di pane e

mi fa capire che devo dirle quello che mi piace.

Scelgo un pane tondo e scuro, lei lo chiede al negoziante, io pago e finalmente esco dal negozio

con il pane per la mia famiglia.

Quella che segue é una poesia che credo riassuma il concetto di intercultura.

Vivere una sola vita

In una sola città

In un solo paese

In un solo universo

Vivere in un solo mondo è prigione

Conoscere una sola lingua

Un solo lavoro

Un solo costume

Una sola civiltà

Conoscere una sola logica è prigione

Yogo ndjock ngana, mok/prigione, in NHINDO NERO, Roma anterem 1994